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10 marzo 2016

Eni di Gela, "disastro ambientale": chiesto giudizio per 22 dirigenti


GELA. Con la richiesta di rinvio a giudizio, per disastro colposo innominato, di 22 tra direttori e tecnici della Raffineria di Gela e dell'Enimed, la procura della Repubblica, diretta da Lucia Lotti, ha chiuso la maxi inchiesta sull'inquinamento ambientale causato nell'ultimo decennio dalle emissioni del petrolchimico dell'Eni, dalla ricerca e dallo sfruttamento dei pozzi petroliferi.
Magistrati, forze dell'ordine, capitaneria di porto e consulenti tecnici (Ctu) hanno svolto anni di indagini, acquisito migliaia di documenti, effettuati decine di incidenti probatori, accertando nel territorio gelese presunte contaminazioni atmosferiche, del suolo e del sottosuolo, con grave inquinamento delle falde acquifere. Tra gli imputati (che rischiano da 3 a 12 anni di reclusione) c'è anche la società "Raffineria di Gela". Tutti dovranno rispondere anche delle omesse bonifiche, di getto pericoloso di cose e di violazione dei codici ambientali.
Lotti, come previsto dalla legge, ha informato i ministeri dell'ambiente, della salute e delle politiche agricole, che potranno costituirsi parte civile già nella prossima fase dell'udienza preliminare (ancora da fissare), per le gravi ricadute che l'inquinamento ambientale avrebbe avuto sull'ecosistema, sulla catena alimentare e sulle persone. Restano incardinate in fase dibattimentale altre inchieste sull'esposizione all'amianto, sulle morti tra gli ex dipendenti dell'impianto "Clorosoda", sugli incendi al reparto "Topping" e sugli sversamenti a mare di sostanze inquinanti. Nel tribunale civile invece si stanno trattando le richieste di risarcimento danni dei bambini malformati e degli ex dipendenti ammalatisi per l'inquinamento nei posti di lavoro.

12 ottobre 2015

Tirreno Power, interrogato in procura l'ex sindaco di Vado Ligure, Attilio Caviglia. Domani sarà la volta del sindaco di Quiliano, Alberto Ferrando

Tratto da Savona News
Tirreno Power, interrogato in procura l'ex sindaco di Vado Ligure, Attilio Caviglia: per lui l'accusa è disastro colposo
                                
Domani sarà la volta del sindaco di Quiliano, Alberto Ferrando che dovrà rispondere di disastro colposo e abuso d’ufficio.

E’ stato interrogato questo pomeriggio in Procura sull’inchiesta Tirreno Power, l’ex sindaco di Vado Ligure, Attilio Caviglia.
Proseguono così le audizioni dopo la chiusura delle indagini: ascoltato lo scorso 8 ottobre l’attuale primo cittadino vadese Monica Giuliano, oggi è stato interrogato dai magistrati Vincenzo Carusi e Daniela Pischetola, il predecessore (dal 2009 al 2014) Attilio Caviglia.
Infatti a fare richiesta di memorie difensive sono stati una ventina di indagati sugli 86 dell’inchiesta sulla centrale termoelettrica di Vado – Quiliano. Gli iscritti nel registro degli indagati dovranno rispondere a vario titolo ed in concorso, dei reati di disastro ambientale colposo, disastro sanitario colposo, abuso d’ufficio, disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Tra loro dirigenti dell’azienda ed esponenti politici dei comuni di Vado Ligure, Quiliano, Provincia di Savona e Regione Liguria.
Attilio Caviglia, accompagnato dell’avvocato Giancarlo Bonifai, ha fornito una sua spiegazione dei fatti in merito all’accusa di disastro colposo ......

Leggi l'aricolo integrale su  Savona News
 Debora Geido

06 ottobre 2015

Iniziano gli interrogatori Tirreno Power, Monica Giuliano apre le fila......

Tratto da Savona News

Iniziano gli interrogatori Tirreno Power, Monica Giuliano apre le fila: sarà ascoltata giovedì in procura.

Il primo cittadino di Vado dovrà rispondere di abuso d'ufficio. A seguirla sarà l'ex sindaco, Attilio Caviglia che sarà ascoltato il prossimo 12 ottobre per l’accusa di disastro colposo aggravato.


Monica Giuliano sarà la prima ad essere interrogata sul caso Tirreno Power dopo la chiusura delle indagini. Il sindaco di Vado Ligure sarà ascoltata dai magistrati Vincenzo Carusi e Daniela Pischetola il giorno 8 ottobre. Avranno inizio proprio giovedì gli interrogatori per gli 86 indagati dell’inchiesta sulla centrale termoelettrica di Vado - Quiliano, fino a venerdì 30 ottobre.
Gli iscritti nel registro degli indagati dovranno rispondere a vario titolo ed in concorso, dei reati di disastro ambientale colposo, disastro sanitario colposo, abuso d’ufficio, disastro colposo e omicidio colposo plurimo.
 Tra loro dirigenti dell’azienda ed esponenti politici dei comuni di Vado Ligure, Quiliano, Provincia di Savona e Regione Liguria (vedi elenco completo degli indagati).
Monica Giuliano giovedì dovrà rispondere di abuso d'ufficio. A seguirla sarà l'ex primo cittadino di Vado Ligure, Attilio Caviglia che sarà ascoltato il prossimo 12 ottobre in procura per l’accusa di disastro colposo aggravato. 
Gli interrogatori proseguiranno il 21 ottobre, invece saranno invece ascoltati da novembre la responsabile del Dipartimento Ambiente della Regione, Gabriella Minervini, l’ex sindaco di Quiliano, Nicola Isetta, l’ex primo cittadino di Vado Ligure, Carlo Giacobbe e Lorena Rambaudi, ex assessore della giunta Burlando in Regione: per le richieste dei legali di memorie difensive, i loro interrogatori sono stati posticipati a novembre. Infatti mentre Nicola Isetta e Carlo Giacobbe dovranno rispondere dei reati presunti di omicidio colposo plurimo e disastro colposo aggravato, per Gabriella Minervini si parla di omicidio colposo plurimo e abuso d’ufficio. Infine per l’esponente del PD Lorena Rambaudi il reato contestato è di abuso d’ufficio.

13 ottobre 2014

Alluvione a Genova, la Procura indaga per disastro colposo

Tratto da Tmnews

Alluvione Genova, la Procura indaga per disastro colposo

Inquirenti avevano già aperto un fascicolo per omicidio colposo


      INFOPHOTO
Genova, 13 ott. (TMNews) - La Procura di Genova ha aperto un'inchiesta per disastro colposo a carico di ignoti dopo la terribile alluvione che ha colpito il capoluogo ligure nei giorni scorsi, causando la morte di una persona e danni per oltre 300 milioni di euro.

Nel mirino degli inquirenti, che avevano già aperto un fascicolo per omicidio colposo, le opere fatte e quelle non realizzate in ambito idraulico, la manutenzione degli alvei dei torrenti e la catena di attività degli organi amministrativi, dalla mancata allerta alla gestione dell'emergenza fino al piano di protezione civile del Comune.

La Polizia giudiziaria ha acquisito i rilievi fotografici aerei fatti dal nucleo Aeronavale della Guardia di finanza.

19 settembre 2012

TARANTO:Il Ministro Clini e "quelli senza dignita' che non sanno di cosa parlano".

Tratto da Peacelink
I "numeri scomodi" sulla mortalita' industriale che il governo Monti vorrebbe ignorare.

Il Ministro Clini e "quelli senza dignita' che non sanno di cosa parlano".

16 settembre 2012 - Carlo Gubitosa
...........Non c'e' peggior cieco di chi non vuol vedere. I documenti italianissimi, ufficialissimi ma purtroppo "invisibili" al ministro, che dimostrano il nesso tra l'attivita' industriale dell'Ilva e l'aumento della mortalita' a Taranto ci sono eccome: e sono le perizie richieste e messe agli atti dal Tribunale di Taranto, documenti che Clini si ostina a considerare come carta straccia pur avendo un pieno valore probatorio nel processo che vede coinvolti i vertici dell'Ilva indagati per "disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico". 
Per il ministro Clini (che in teoria avrebbe giurato fedelta' alla Costituzione e alle istituzioni repubblicane), le perizie del Tribunale di Taranto, disposte e ottenute da un giudice terzo (e non dalla pubblica accusa), prodotte in contraddittorio con le parti, e accettate dall'Ilva come prove senza che l'azienda muovesse obiezioni, a quanto pare sono dei documenti senza valore ...

La perizia a carattere chimico-ingegneristico e le analisi epidemiologiche per il ministro Clini non esistono, perche' lui accetta solo di "leggere e studiare i numeri" prodotti da determinati enti pubblici di suo gradimento, e non considera valido l'incidente probatorio realizzato dal Tribunale di Taranto.
 Un incidente probatorio per il quale l'Ilva ha nominato uno squadrone di esperti che tuttavia non sono riusciti a sollevare neppure una obiezione alle risultanze dei periti nominati dal tribunale. 
Ma gli stessi dati che ieri erano accettati dall'Ilva, cioe' dall'industria inquinante, oggi sono rifiutati dal ministro dell'ambiente, che dimostra un rapporto con l'ecologia che ricorda in modo inquietante il rapporto che il "ministero della pace" di orwelliana memoria aveva con la nonviolenza.......
Il problema e' capire di quali "numeri scomodi" stiamo parlando, chi e' che fa propaganda, chi e' che non sa di cosa parla, chi e' che non ha dignita' e chi e' che strumentalizza i morti per avere ragione politicamente. 
E questo lo decidera' l'intelligenza dei cittadini di Taranto quando saranno chiamati a esprimere nelle urne il loro parere sui partiti e i leader politici che hanno dato il loro sostegno a questo governo, a questo ministro dell'ambiente, a questa politica dello struzzo che fa il gioco delle tre scimmiette davanti alle prove documentali del tribunale di Taranto.

Allegati

 

  • Informativa alla Camera dei Deputati del ministro dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare del primo agosto 2012
  • Perizia Epidemiologica sull'ILVA (973 Kb - Formato pdf)
    Le conclusioni della Perizia epidemiologica acquisita agli atti nell'azione giudiziaria a carico dei vertici ILVA
  • Le conclusioni della Perizia chimico-ingegneristica acquisita agli atti nell'azione giudiziaria a carico dei vertici ILVA

    ma sicuramente non si poteva negare che Taranto ha un ambiente compromesso sul piano dell’inquinamento.
     ________________

    Leggi su Toghe Verdi 

    I numeri misteriosi dei morti di Taranto. 

    In pratica, il segreto di Pulcinella

    ...........Quindi dal dicastero della Salute (sic! Cambiamo nome, please) fanno sapere che il rapporto sarà presentato il 12 ottobre.
    Dunque è vero? Avevate questi numeri?

    Non si disturbi signor ministro, glielo dico io quante sono le vittime dell’inquinamento a Taranto e nel resto d’Italia: troppe.

    (Leggi qui l'articolo integrale)

      ______________

    Tratto da Agoràmgazine

    Taranto / Non si vive di Ilva, andare oltre i dati sanitari verso un futuro differente per la città


    Il tutto andava legato al monitoraggio che ARPA e le Autorità sanitarie avevano in animo di effettuare. Certamente a suffragio di tutta battaglia sanitaria ormai ci sono le perizie chimiche ed epidemilogiche, a suffragio dell’encomiabile lavoro operato dalla magistratura di Tarato.
     Oggi, come allora,, ribadisco che l’inquinamento industriale è motivo principale dell’aumento dei tumori sull’area metropolitana di Taranto. Ma la considerazione che purtroppo faccio è questa: invece di fossilizzarci su argomentazioni e provare il provato, che non sarà smentito dalla comunità scientifica, per quanto insidiata da intromissioni politiche, guardiamo oltre o sarà troppo tardi , diciamo ora noi come vogliamo il nostro futuro differente che non preveda mai più il disastro sanitario ed ambientale a Taranto.
    L’ecocompatibilità è provato che è un mito irraggiungibile se si vogliono condizioni sanitarie rispettose del diritto alla vita; , anche questo sempre ribadito a chiunque anche ai media nazionali. Mi rivolgo agli ambientalisti alla città che ora conosce, e che fino ad ora ha patito e che ama veramente Taranto, ai lavoratori ILVA stessi, andiamo oltre quello che accade per mano della magistratura che tutela i nostri diritti, proponiamo noi il futuro differente, quello che vogliamo per Taranto e la sua provincia........Leggi tutto

16 luglio 2012

Taranto: processo Ilva:la perizia parla di “un eccesso di mortalità per patologia tumorale”

Tratto da Cronaca live

Taranto: processo Ilva, a rischio posti di lavoro

Le 800 pagine della perizia parlano di “un eccesso di mortalità per patologia tumorale”

ilva-taranto

TARANTO / Pessime notizie per l’Ilva di Taranto, il più grande stabilimento siderurgico d’Europa che la procura tarantina ha messo sotto accusa.  

Contro 5 fra ex vertici e funzionari sono ipotizzati i reati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, danneggiamento aggravato di beni pubblici, sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. 

E’ possibile che, in seguito alla chiusura dell’inchiesta, che sembra essere imminente, la procura chieda provvedimenti quali, ad esempio, il sequestro dell’area a caldo, la più inquinante dello stabilimento nella quale lavorano circa cinquemila persone. 

Le 800 pagine della perizia parlano di “un eccesso di mortalità per patologia tumorale”, di un “eccesso di ricoveri per cause tumorali, cardiovascolari e respiratorie” o di una “compromissione dello stato di salute degli operai”. 

14 novembre 2010

"L'Ilva di Taranto avvelena le tavole italiane"Riva indagato.2)Numerose interrogazioni parlamentari mettono in luce la gravità dell’inquinamento

Tratto da "La Repubblica"

"L'Ilva avvelena le tavole italiane"Riva indagato: disastro doloso.

Quattro periti sono stati incaricati di verificare i danni a persone e ambiente delle diossine.I pm vogliono sapere se sia necessario chiudere lo stabilimento

Di GIULIANO FOSCHINI
TARANTO - A Taranto qualcuno starebbe provocando volontariamente un disastro ambientale, buttando in aria fumi, diossine, benzoapirene, in sostanza veleni, facendo così ammalare e poi morire molta, troppa gente.
Quegli stessi fumi starebbero lentamente inquinando la catena alimentare, e così i veleni di Taranto finiscono sulle tavole di tutta Italia.
Questo qualcuno sarebbe Emilio Riva, il padrone delle acciaierie Ilva, il primo azionista di Alitalia, che insieme a suo figlio Nicola, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e il responsabile di uno dei reparti dello stabilimento siderurgico, Angelo Cavallo è accusato dalla procura di Taranto di disastro doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, getto e sversamento pericoloso di cose, più una serie di altri reati sugli infortuni del lavoro. A muovere la nuova accusa è il procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, che sull'Ilva indaga ormai da vent'anni.
Per la prima volta però nella lunga storia di battaglia ambientale, dopo un'udienza del 27 ottobre, l'8 novembre scorso un giudice, il gip Patrizia Todisco, ha deciso di capire se realmente tutti i problemi di Taranto arrivino dalle ciminiere dell'Ilva, dai quei minareti industriali che dominano e ammorbano, a credere alle colonne di fumo e alla puzza, la città.
Per farlo il gip ha nominato - "tenuto conto delle segnalazioni tecniche e delle denunce pervenute dal Comune, dall'Arpa e da numerose associazioni ambientaliste" - quattro periti (Mauro Sanna, Rino Felici, Roberto Monguzzi, Nazzareno Santilli) ai quali ha affidato cinque quesiti attorno ai quali ruoterà il futuro ambientale di Taranto e della Puglia.

I tecnici dovranno verificare se "dallo stabilimento Ilva si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e solide (polveri), contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto".
In particolare dovranno essere cercate le diossine, il benzoapirene, sostanze fortemente cancerogene per le quali Taranto ha l'indice di emissione più in alto di Europa.

Il giudice però va oltre. Chiede infatti per la prima volta "se i valori di emissione di tali sostanze eventualmente ritenute nocive per la salute di persone e animali, nonché dannose per cose e terreni, determino situazioni di danno o di pericolo inaccettabili".
E soprattutto domanda "in caso affermativo, quali siano le misure tecniche necessarie per eliminare la situazione di pericolo, anche in relazione ai tempi di attuazione delle stesse e alla loro eventuale drasticità".

In sostanza, il tribunale vuole sapere se l'Ilva sia la causa di tutto.

Ma chiede anche se sia necessario, per mettere fine al disastro, chiudere lo stabilimento tenendo presente anche le ricadute occupazionali: oggi l'Ilva dà lavoro a 13mila persone all'incirca. Le associazioni ambientaliste hanno chiesto un referendum tempo fa sulla chiusura dello stabilimento, poi stoppato dal Tar. Sull'incidente probatorio si sono sollevate nuove polemiche politiche: né il Comune, né la Regione si sono costituite con tecnici di parte. L'azienda invece rimanda al mittente tutte le accuse: "Siamo uno degli stabilimenti più controllati d'Italia - dicono - e negli ultimi anni abbiamo speso come nessuno in ambientalizzazione: rispettiamo tutte le leggi".
14 novembre 2010)
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Tratto da Peacelink
Nel 2001 l'Europa prevedeva di risolvere il problema “diossina” entro 10 anni

Numerose interrogazioni parlamentari mettono in luce la gravità dell’inquinamento a Taranto


E’ stato fatto veramente il possibile per proteggere la popolazione dalla miscela di sostanze tossiche che la colpiscono così duramente? Riassumiamo i fatti attraverso le parole dei parlamentari (prossimamente vedremo le risposte del Governo)
13 novembre 2010 - Lidia Giannotti

Dieci anni. In 10 anni il problema “diossina” sarebbe stato risolto all’interno dei paesi dell’Unione Europea, se solo fosse stata applicata la strategia avviata nel 2001 e illustrata in una Comunicazione della Commissione alle istituzioni comunitarie.

Gli anni sono passati. La popolazione che vive a Taranto e nel vicino comune di Statte non è stata neppure informata dell’emissione nell’aria di quantità imponenti di diossine, più consistenti di quelle disperse dalla nuvola che il 10 luglio del 1976 si sprigionò dall’ICMESA di Seveso, in Lombardia (in un incidente causato da un aumento incontrollato di temperatura nel reattore dello stabilimento chimico).

Non è stata informata e neanche protetta.


RITARDI GRAVISSIMI
Nella sconfinata area industriale di Taranto ci sono 6 importanti impianti (l’acciaieria ILVA, Edison, Enipower, ENI, Sanac, AMIU e Cementir). Si pensava che le istituzioni vigilassero sull’incolumità e sul benessere di quella comunità.

Molte istituzioni hanno invece mancato di svolgere il loro importantissimo ruolo (un tempo molto rispettato in questa parte del Meridione).

Una miscela di sostanze tossiche e di polveri, di ritardi e di inefficienze - terreno di coltura di abusi e di reati - ha offeso per anni la natura e la gente di questo territorio, insieme ai tanti che in questi anni si sono spostati nella città e nei paesi più vicini da altre regioni, grazie all’antica presenza di una base navale, di una scuola sottoufficiali e di uno dei tre grandi arsenali militari della Marina Italiana. E’ indubitabile il ritardo con il quale le istituzioni si sono mosse, dopo le associazioni e soltanto dopo alcune inchieste giornalistiche. Ma si può dire che oggi il ritardo sia stato recuperato?

La popolazione di quei territori può contare su un’informazione corretta e ritenere di essere (finalmente) protetta?

Non è escluso che qualcuno possa trovare argomenti formali per giustificare inerzie persino oggi, oppure argomenti che giusticano scelte dilatorie tutto sommato non vietate dalla legge.
Non è escluso, però, che molti all'interno delle istituzioni siano inconsapevoli di quanto sta continuando ad accadere.

Tutti dovrebbero leggere l'interessantissima COMUNICAZIONE del 17 gennaio 2001 della Commissione Europea, che descrive i danni procurati dalla diossina:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2001:0593:FIN:IT:PDF

Ma i motivi per reagire e cambiare sono anche altri.

Nel 1998 l'Accordo internazionale chiamato "Protocollo di Aahrus" - qui citato - proponeva un approccio globale per ridurre la produzione di alcune sostanze e la tutela della salute, e uno dei passaggi principali della sua strategia riguarda anche oggi la sensibilizzazione del pubblico e la circolazione di informazioni.

Quell'Atto infatti riconosce i diritti degli individui e dei gruppi in funzione di autodifesa, ma intende soprattutto innescare un processo virtuoso a tutti i livelli istituzionali e civili, un processo di autodifesa, di conoscenza e di sviluppo a vantaggio dell'intera collettività.

LE INTERROGAZIONI DEGLI ULTIMI 3 ANNI E LE INCHIESTE GIORNALISTICHE

Continua sull'articolo integrale

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Tratto da Agoramagazine


Il Ministero dell’Ambiente condona gli inquinatori


CON GLI ACCORDI TRANSATTIVI

domenica 14 novembre 2010 di Erasmo Venosi


Il Protocollo d’Intesa, predisposto dal Ministero dell’Ambiente per la sottoscrizione di Accordi Transattivi, tra soggetti inquinatori su cui dovrebbe pendere l’onere della bonifica , dovrebbe riguardare come prima applicazione, il sito di interesse nazionale di Priolo.

Una sorta di condono ambientale non dichiarato.


Riportiamo solo il finale consigliandovi la lettura del dettagliato e molto incisivo articolo integrale LEGGI

Appare evidente che nel nostro Paese, la politica considera l’ambiente un costo da scaricare sulle pubbliche finanze e sul benessere ambientale che significa benessere sia fisico che psichico.

I reiterati e apparentemente veementi richiami alla sostenibilità, all’ambiente, alla economia verde, sono vacue declamazioni che si scontrano con un potere legislativo che approva norme, la cui ambivalenza, tortuosità e scarsa comprensibilità , determinano le condizioni atte all’assolvimento degli inquinatori.

Retrospettivamente e malinconicamente , si può tranquillamente affermare che 30 anni di politica a tutela dell’ambiente , sul piano reale non hanno prodotto assolutamente nulla. I costi sanitari, ambientali, sociali e finanziari sono di dimensioni colossali ma si continua diabolicamente come se nulla fosse successo.

Differenziati su base territoriale e di “colore “ politico del Governo regionale inoltre, gli interventi e l’assenza di volontà e di risorse finanziarie: a Priolo si prevedono due milioni di euro per le valutazioni epidemiologiche e afasia totale per un analogo studio nella inquinata Taranto!

Erasmo Venosi

(Professore universitario di Fisica Nucleare. Libero professionista - ex Vice Presidente Commissione I.P.P.C. del Ministero dell’Ambiente.......)