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17 settembre 2015

Engie: Stato francese cede 0,48% e mantiene una quota del 32,76% del gruppo energetico.

Tratto da Il Tempo

Engie: Stato francese cede 0,48% per circa 206 mln

Parigi, 16 set. (AdnKronos) - Lo Stato francese, attraverso l'Agence des Participations de l’Etat, cede lo 0,48% del capitale sociale di Engie, l'ex Gdf Suez, per circa 206 milioni di euro.
Lo rende noto la stessa Agence des Participations de l’Etat in un comunicato. Sul mercato sono stati ceduti 11.632.897 titoli Engie. Al termine dell'operazione lo Stato francese, che resta l'azionista di riferimento, mantiene una quota del 32,76% del gruppo energetico.

08 giugno 2015

Carbon Tracker : Segnali negativi per le centrali a carbone europee.


Segnali negativi per le centrali a carbone europee

Il valore delle prime cinque compagnie elettriche europee, E.ON, RWE, GDF Suez, EDF ed Enel, è crollato di 100 miliardi di euro tra il 2008 e il 2013, pari a circa il 37% delle loro azioni. Secondo il rapporto di Carbon Tracker Initiative una delle cause di questa perdita economica è legata alla crescita dei loro investimenti in centrali a carbone.
Il valore delle prime cinque compagnie elettriche europee, E.ON, RWE, GDF Suez, EDF ed Enel, è crollato di 100 miliardi di euro tra il 2008 e il 2013, pari a circa il 37% delle loro azioni (il mercato azionario in Germania è cresciuto invece del 18%). Una della ragioni, secondo il rapporto di Carbon Tracker Initiative (vedi allegato in basso), è dovuta agli investimenti di questi anni in centrali a carbone che hanno causato molte perdite economiche.
Calo della domanda elettrica (-3,3%) legislazione a favore delle fonti rinnovabili (nuova potenza da rinnovabili dal 2000 al 2013 pari a 203 GW) hanno portato in Europa, nel periodo considerato, ad una diminuzione dell’uso del carbone del 4,2%. Al contempo, invece, le cinque grandi utility (60% dell’offerta elettrica europea) hanno aumentato la loro quota complessiva di questa fonte di circa il 9%.
Valore del mercato azionario delle 5 compagnie elettriche (fonte: Bloomberg LP data)
Il rapporto, dal titolo “Coal: Caught in the EU Utility Death Spiral(33 pp.), spiega come nonostante fossero in programmazione più di 100 centrali termoelettriche a carbone, ne siano state realizzate solo 19. E, viste le dismissioni, la potenza di elettricità da carbone in Europa è calata di 19 GW.
Generazione da carbone (in GWh), lignite inclusa, dal 2008 al 2013 delle 5 compagnie (fonte: Bloomberg LP data)
Tra le 5 aziende elettriche, Enel ha retto al calo del mercato separando nel 2008 le attività nelle energie fossili da quelle nelle rinnovabili, la cui quota aziendale è aumentata dal 4 al 12% (vedi anche il suo attuale piano di dismissioni di centrali obsolete). Nel 2014 anche E.On ha seguito questa strategia. RWE, che offre più della metà della sua generazione elettrica con il carbone, si è mossa in direzione opposta e risulta essere quella con la peggiore performance relativamente al suo valore azionario.
Insomma, queste compagnie sembrano essere state sorprese dal calo della domanda e dall’ impetuosa crescita delle rinnovabili elettriche, quest’ultima però ben delineata dai target europei al 2020 che certo non potevano essere trascurati. Un po’ quello che è accaduto anche in Italia con la corsa ai cicli combinati a gas, che oggi lavorano in media meno di 2000 ore all’anno, contro le oltre 4mila ore previste dai business plan. Un vero fallimento del mercato.
Tornando al carbone europeo, vanno analizzati alcuni fattori che rendono le prospettive per questo settore non certamente luminose: gli obiettivi UE al 2030, una domanda che potrebbe mantenersi pressoché stabile e le prossime riforme sui limiti alle emissioni e per il prezzo della CO2 che, anche fossero moderate, lascerebbero intravedere un futuro grigio per questa fonte.
Il rapporto di Carbon Tracker Initiative avverte che proseguire in investimenti basandosi sull’ immutabilità del mix energetico può comportare ulteriori rischi economici per le aziende del settore. Per RWE e soprattutto per E.On i dati di bilancio sono stati molto negativi anche nel 2014.
Due sono le raccomandazioni indicate nello studio: gli azionisti di queste società dovrebbero opporsi a nuove centrali alimentate a carbone e le utility devonomutare il loro modelli di business adeguandoli alle differenti condizioni del mercato e del contesto energetico e climatico.

04 giugno 2015

Ieri 3 Giugno importante intervento dell'Avvocato Matteo Ceruti al Parlamento Francese sulla centrale Tirreno Power

Tirreno Power, importante intervento 

per la Rete Fermiamo Carbone 

dell' Avvocato Matteo Ceruti 





Ieri 3 Giugno importante intervento dell'Avvocato Matteo Ceruti al Parlamento Francese sulla centrale Tirreno Power

Alla vigilia del G7 dove il clima sarà all'ordine del giorno, "Friends of the Earth"ieri si è svolto un importante seminario promosso presso il Parlamento Francese e patrocinato da Jean-Paul Chanteguet Presidente della Commissione Sviluppo Sostenibile e della pianificazione territoriale della Assemblea Nazionale, un seminario sul ruolo dello Stato in società energetiche in cui è azionista, come Engie (ex GDF Suez, proprietaria in Italia di metà delle azioni di Tirreno Power).

Nella prestigiosa sede della commissione dell'Assemblea Nazionale, l'Avv. Matteo Ceruti, legale delle associazioni savonesi e nazionali a difesa e tutela dell'ambiente e la salute nei confronti della centrale a carbone di Vado Ligure, è intervenuto (su invito degli organizzatori) sul caso della centrale vadese e sul sequestro dei gruppi a carbone .

Nel corso della dettagliata esposizione dell'Avv Ceruti, le personalità presenti si sono mostrate estremamente interessate all'iter giuridico e scientifico di questo caso italiano, intervenendo con molte domande specifiche di approfondimento riguardo anche alla possibile applicabilità nel contesto francese del procedimento adottato a Vado Ligure.

Leggi anche su WWF

Il caso Vado Ligure approda in Francia


Il caso Vado Ligure approda in Francia
Alla vigilia del G7, in cui il tema clima sarà all'ordine del giorno, il 3 giugno si è svolto un importante seminario "Clima e carbone: il ruolo dello Stato azionista" presso il Parlamento Francese, evento patrocinato da Jean-Paul Chanteguet Presidente della Commissione Sviluppo Sostenibile e della pianificazione territoriale della Assemblea Nazionale. Nel seminario si è dibattuto sul ruolo dello Stato azionista di società energetiche, come ad esempio “Engie” (ex GDF Suez) proprietaria in Italia di metà delle azioni di Tirreno Power. La Francia è dunque il principale socio della società che possiede l’impianto a carbone di Vado Ligure, entrato nell’occhio del ciclone quando, nel marzo 2014, la procura di Savona ha disposto la chiusura dei 2 gruppi a carbone dell’impianto, mettendo sotto inchiesta i manager della società
 per disastro ambientale e omicidio colposo plurimo di più di quattrocento persone decedute per patologie connesse all’inquinamento nell’area di Vado tra il 2000 e il 2007.
Leggi l'articolo intergale

Tratto da Les Amis de la Terre

                            

3 giugno 2015: Seminario "Clima e carbone: il ruolo dello Stato azionista"

.........I testimoni e gli esperti provenienti dalle  aree interessate da gli investimenti nel  carbone di EDF e Engie metteranno in evidenza gli impatti sul clima, le condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni locali per  questi progetti, e  si discutera' sui potenziali impatti in Europa  del precedente giuridico costituito dalla chiusura della centrale di Vado Ligure in Italia ,per la  decisione del giudice......


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Tratto  da RECOMMON


LE RESPONSABILITÀ FRANCESI ED ITALIANE NEL CARBONE KILLER DI VADO LIGURE
SCRITTO DA ADMIN IL 

L'azione di Les Amis de La Terre contro il carbone, 28 aprile 2015. 

[di Antonio Tricarico]
Proteste inusuali hanno avuto luogo martedì scorso all’ingresso dell’assemblea degli azionisti della società energetica francese Gas de France (GDF), il colosso transalpino controllato in parte dal governo francese.
Les Amis de la Terre e altri attivisti e ambientalisti francesi si sono presentati all’ingresso dell’incontro camuffati da Francois Hollande chiedendo di entrare, senza successo. Alla fine del 2014 il presidente francese aveva annunciato, infatti, l’intenzione del governo di metter fine al finanziamento pubblico per gli impianti a carbone nel mondo.
Una decisione di rilievo, presa in vista dell’importante scadenza dei negoziati sul clima del vertice di Parigi del prossimo dicembre. Eppure, tale decisione sembra non applicarsi alle società controllate dall’Eliseo, tra cui la GDF e l’altro colosso francese EDF.
Gli “attivisti Hollande” avrebbero voluto chiedere ai manager della GDF di adeguarsi alla decisione e prestare attenzione alle parole del presidente francese, invece di continuare a investire in impianti a carbone dal Sudafrica alla Polonia.
GDF – il cui nome proprio in questi giorni sta mutando in “Engie” – è anche il principale socio dellaTirreno Power, la società che possiede l’impianto a carbone di Vado Ligure, entrato nell’occhio del ciclone quando nel marzo 2014 la procura di Savona ha autorizzato la chiusura ed il blocco dell’impianto con l’accusa nei confronti dei manager della società di disastro ambientale ed omicidio colposo plurimo di più di quattrocento persone decedute nell’area di Vado tra il 2000 ed il 2007.
La morte di queste persone sarebbe dovuta, secondo i magistrati inquirenti, alle emissioni nocive del carbone bruciato in centrale. Una decisione unica nell’intero panorama giuridico internazionale. A breve è atteso il possibile rinvio a giudizio degli indagati.
In seguito alla chiusura di uno dei suoi principali asset, la Tirreno Power ha acuito la sua già precaria situazione economico-finanziaria. Con grande difficoltà e ritardo sono stati chiusi i bilanci del 2013 i cui certificatori si sono rifiutati di validare. Si è ancora in attesa dei bilanci 2014, dopo che la società lo scorso gennaio è riuscita a strappare un generoso accordo di ristrutturazione del proprio debito pari quasi ad un miliardo di euro con le tre banche creditrici: UnicreditMediobanca e BNP Paribas-BNL.
Non è chiaro ad oggi su quale piano industriale le banche abbiano deciso di dare ancora credito alla società, ed in particolare se questa consideri che l’impianto verrà riaperto presto. Un dettaglio non da poco, al punto che – da fonti interne – emerge che i manager di GDF a Parigi sono alquanto preoccupati e, se la situazione non dovesse cambiare, potrebbero anche uscire dall’investimento nella Tirreno Power.
Le banche incalzate da Re:Common ed altre associazioni ambientaliste italiane hanno recentemente declinato di esprimersi sulla vicenda e sulle loro responsabilità in questa, in nome della confidenzialità commerciale (ecco la lettera inviata alle banche, la risposta di Unicredit e la risposta di BNP Paribas)
Peraltro, nel caso di Unicredit, togliendo credibilità alla policy interna che questa banca si sarebbe data da alcuni anni per limitare il suo sostegno alle fonti energetiche più inquinanti e causa dei cambiamenti climatici.
Se Hollande non viene ascoltato dai manager di GDF – e si vedrà se il governo francese avrà il coraggio di pronunciarsi sul caso oppure no – nel caso italiano il governo si pone addirittura il problema di come aiutare la società a riaprire l’impianto a carbone, andando contro gli atti della procura di Savona.
Da più parti è stato chiesto un decreto “apri-Vado” a palazzo Chigi, cavalcando il nefasto precedente dell’Ilva di Taranto. Ma in questo caso è un po’ difficile giustificare che il vecchio impianto di Vado è un asset strategico nazionale, a fronte di un libero mercato dell’energia e soprattutto un eccesso di capacità di generazione elettrica installata in Italia.
In più, la centrale ligure non sarebbe ancora riuscita a rispettare i criteri fissati nella nuova autorizzazione integrata ambientale, mandando in fumo la credibilità della società. Se arrivasse a breve il rinvio a giudizio per i manager della Tirreno Power, l’impianto sarebbe a tutti gli effetti da considerare uno “stranded asset” senza valore e quindi da rottamare. E la magistratura italiana avrà dimostrato di essere molto più sensibile alla salute dei cittadini e alla lotta ai cambiamenti climatici del rottamatore che siede a Palazzo Chigi.

19 maggio 2015

Sudafrica, manifestazione contro la centrale a carbone “francese” del gruppo Engie (ex GDF Suez)

Tratto da Valori.it


Sudafrica, manifestazione contro la centrale a carbone “francese”


Nel mirino un nuovo impianto che sarà costruito nel Nord del Paese, vicino ad una miniera.
Alcune centinaia di persone hanno manifestato nel corso del weekend Johannesburg, in Sudafrica, contro la Francia. La nazione europea è infatti accusata di sostenere la filiera del carbone nel Paese africano. Tale fonte fossile assicura circa il 90% della produzione di elettricità a livello locale - riferisce l’agenzia AFP - ma è anche responsabile di grandi quantità di emissioni inquinanti. 
I manifestanti, che hanno aderito all’appello dell’organizzazione non governativa Earthlife Africa, si sono riuniti di fronte alla sede del consolato francese, puntando il dito in particolare contro il gruppo Engie (ex GDF Suez) che punta a costruire una centrale a carbone da 600 MW nel Nord del Paese. Una decisione che era stata annunciata dallo stesso presidente transalpino François Hollande, nel 2013, nel corso di una visita in Sudafrica: in quell’occasione l’inquilino dell’Eliseo spiegò che l’affare aveva un valore di circa 1,5 miliardi di euro. 
Ad acquistare la centrale è stata la società sudafricana Exxaro Ressources, che ha scavato nelle vicinanze una nuova miniera a cielo aperto, che dovrebbe permettere di estrarre circa 20 milioni di tonnellate di carbone all’anno. La materia prima non servirà ad alimentare solo la nuova centrale ma anche altri impianti sul territorio nazionale.
18 Maggio 2015
Andrea Barolini
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Tratto da Il Tempo

Clima: Ong, 46 centrali a carbone Edf e Engie emettono 151 mln ton. Co2 


(AdnKronos) - Secondo il rapporto le centrali a carbone di Edf, controllato all'84% dello Stato francese, emettono ogni anno 69 milioni di tonnellate di Co2, ossia maggiori emissioni rispetto a paesi come l'Austria o la Colombia. Le centrali a carbone di Engie, dal canto suo, emettono oltre 81 mln di tonnellate di Co2, ossia l'equivalente delle emissioni di un Paese come le Filippine. E nel 2015 denunciano Oxfam France e Amis de la Terra la situazione potrebbe peggiorare: "Engie, ad esempio, punta ad invesitre in un progetto di centrale a carbone di 1.200 mw in Africa del Sud". Questi investimenti, rilevano, "sono in contraddizione con gli impegni presi dalla Francia". Proprio per questo le due ong chiedono al Governo francese "di opporsi alla costruzione di qualsiasi nuova centrale a carbone e di spingere per un ritiro dei progetti esistenti che utilizzano il carbone".

13 marzo 2015

1)Generazione elettrica negli Usa. Nel 2015 su l’eolico e giù il carbone 2) Oxford University:Carbone, un impianto su 4 va chiuso entro 5 anni

  • Tratto da Assoelettrica
    Generazione elettrica negli Usa. Nel 2015 su l’eolico e giù il carbone  

  • Eia generation capacity adds 2015





  • Si è chiacchierato molto sulle dichiarazioni di politica energetica del presidente Obama o sull’adesione o meno degli Stati Uniti ai trattati internazionali su clima/energia. Ma per vedere in pratica come cambia il paniere di generazione elettrica degli Stati Uniti può essere utile verificare da quali fonti sarà composta secondo dati recentemente pubblicati da Eia (U.S. Energy Information Administration) la nuova potenza elettrica che verrà installata nel 2015 negli States. La Eia considera solo gli impianti utility scale, ovvero gli impianti di dimensioni rilevanti (1 MW o più) che entreranno in servizio entro il 31 dicembre 2015.

    I cambiamenti sono già evidenti dal grafico riportato in testa al post. Dall’ eolico arriverà la maggiore capacità netta installata (+9,8 GW), seguita da impianti alimentati a gas naturale (+4,3 GW), solare (+2,2 GW) e nucleare(+1,1 GW, unità Watts Bar 2 nel Tennessee). Nel corso del 2015 saranno invece dismessi quasi 13 GW di centrali a carbone.
    Continua sull'articolo integrale



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    Tratto da rinnovabili.it

    Uno studio della Oxford University censisce le 100 compagnie più inquinanti

  • Carbone: un impianto su 4 va chiuso entro 5 anni

Chi sono i 100 più grandi inquinatori da carbone al mondo? La Oxford University ha censito le compagnie elettriche che sono a rischio chiusura dei loro impianti più obsoleti e climalteranti in un rapporto uscito stamattina.
In testa alla classifica non era difficile notare la prevalenza di gruppi cinesi, ma non va sottovalutato il ruolo degli Stati Uniti. Anzi, 10 tra le prime 25 centrali a carbone più inquinanti sono proprio americane.

L’analisi, realizzata per aiutare gli investitori a valutare il rischio di gravi perdite finanziarie, ha anche rivelato che il colosso energetico francese GDF Suez occupa il terzo posto nella lista nera.
Il carbone fornisce, attualmente, il 40% dell’energia elettrica del mondo. Tre quarti di questa elettricità è prodotta da impianti vetusti, inquinanti e poco efficienti, che utilizzano la tecnologia a vapore subcritico. L’International Energy Agency (EIA) ha calcolato che una su quattro di queste centrali deve chiudere entro cinque anni, se i governi del mondo hanno intenzione di mantenere il loro impegno a limitare il riscaldamento globale ai fatidici 2°C......


«Le Centrali a carbone sono la prima cosa che dobbiamo togliere di mezzo se vogliamo affrontare il cambiamento climatico», ha detto Ben Caldecott, dell’Università di Oxford, principale autore del rapporto. Nell’analisi sono entrati come parametri di misurazione anche le emissioni di carbonio, l’inquinamento dell’aria e la pressione sulle risorse idriche.
Caldecott ha detto che alcuni impianti a carbone cinesi sono stati già chiusi a seguito del malcontento esploso nell’opinione pubblica riguardo all’inquinamento atmosferico...........

Il ruolo delle lobby

Le principali istituzioni finanziarie, tra cui la Bank of England, la Banca Mondiale, Citi, Goldman Sachs e HSBC, hanno avvertito che l’azione per affrontare i cambiamenti climatici potrebbero danneggiare gli investimenti nei combustibili fossili. Opinioni pesanti, quelle dei grandi istituti finanziari del mondo, che contribuiscono a tenere in vita la tecnologia insieme all’operato delle lobby nelle istituzioni politiche (leggi anche: “Le lobby del carbone scrivono la direttiva sulle emissioni industriali).

07 ottobre 2014

Tirreno Power, banche in regia.....di Polizzi Daniela

Tratto da IL Corriere della sera

Tirreno Power, banche in regia


E' partito il conto alla rovescia in vista della scadenza del 31 ottobre, quando terminerà l'accordo di moratoria con le banche ottenuto a luglio da Tirreno Power, l'ex genco Enel, oggi nell'orbita di Sorgenia e Gdf Suez. Dalle parti in campo viene dato per scontato che le dieci banche concederanno più tempo alla società gravata da 900 milioni di debiti. 
Ci sarà un aumento di capitale che dovrebbe chiudersi attorno ai 100 milioni, un compromesso trovato a fronte di una proposta di 80 milioni da parte dei soci Tirreno power raccolti nel veicolo Energia italiana e di una contro richesta di 150 avanzata dalle banche. 
Un ventaglio di istituti che vede l'esposizione maggiore in capo a Unicredit e Bnp Paribas con circa 160 milioni a testa, più Mps, Intesa Sanpaolo, Cassa depositi e prestiti, Ing, Credit Agricole e Portigon, per un totale di 900 milioni..... 
...... Le banche convertiranno tra 400 e 500 milioni di crediti e saliranno sulla tolda della nuova Tirreno Power. Il resto sarà riscadenziato a lungo termine per dare fiato alle centrali termoelettriche. Dipenderà anche dall'esito della vertenza in corso sulla centrale di Vado Ligure, ora sotto sequestro, per la quale è stata avviata la richiesta di autorizzazione integrata ambientale ......
Continua a leggere qui
Polizzi Daniela

16 marzo 2014

Il Gigante energetico GDF Suez ha grossi problemi a Savona .....per l'impatto sulla salute del carbone.


LA NOTIZIA RIMBALZA  DA OLTRE CONFINE.......


Traduzione  da The Tree

Il Gigante energetico GDF Suez ha grossi problemi a Savona per l'impatto sulla salute del carbone.


La polizia italiana ha preso il controllo di una centrale elettrica a carbone di Savona, per sospenderne la produzione (a carbone)  dopo che un giudice   ha  fatto un decreto di  sospensione  dei gruppi a carbone  dato  che l'impianto è ritenuto  responsabile di 442 morti premature tra il 2000 e il 2007, e ulteriori 2.000 casi di malattie cardiache e polmonari .
 Il proprietario dell'impianto, Tirreno Power, che è controllata anche dalla francese GDF Suez, è considerato come colpevole di  " negligenza "da parte del giudice, che ha anche detto che i dati sulle emissioni provenienti dallo stabilimento sono da ritenersi " inaffidabili "
 Le emissioni da impianti a carbone pongono rischi per la salute ben noti , e GDF Suez è già sotto tiro per il suo coinvolgimento in una grave catastrofe per il carbone in Australia, dove una miniera di carbone a cielo aperto ha preso fuoco e bruciato per oltre un mese, portando ad evacuazioni e gravi ripercussioni sulla salute dei residenti . La chiusura della centrale a carbone in Italia e la problematica dell' incendio in Australia hanno costituito  un brutto inizio d'anno per GDF Suez, che ha svalutato 14900000000 € in beni fossili sui suoi libri a causa della forte concorrenza da fonti rinnovabili.

Punti chiave


Un giudice italiano ha ordinato alla polizia di sequestrare e chiudere una centrale a carbone a Savona, dopo la sentenza a favore degli  argomenti dell'accusa che è responsabile di 442 morti premature e fino a 2.000 casi di malattie cardiache e polmonari. La decisione riconosce un nesso di causalità tra le emissioni, la morte e le malattie, che è sempre più riconosciuta globalmente.

L'impianto italiano non è il solo problema alla  salute con il carbone , non e' l'unico mal di testa per colosso energetico francese GDF Suez, che ha anche grossi problemi con un disastroso incendio a cielo aperto in una  miniera di carbone in Australia.

L'incendio nella miniera di carbone Morwell, adiacente alla centrale a lignite Hazelwood in Victoria , in Australia,ha  bruciato per oltre un mese ed  ha causato gravi rischi per la salute per i residenti in una città vicina. Peggio ancora, il taglio dei costi da parte della società e il suo fallimento nel  ripristinare  il sito minerario sembrano essere tra le principali cause dell'incendio e la conseguente crisi di salute pubblica.
Quanto più impariamo a conoscere l'impatto sulla salute del  carbone più  riusciamo a comprendere  circa il vero costo di questa fonte di energia che è responsabile di 18.200 morti premature e oltre 4 milioni di giorni di lavoro persi in tutta Europa da solo ogni anno .
 L' Energia pulita sta diventando sempre più la scommessa più sicura per gli investitori, come  pure le energie rinnovabili stanno diventando un  costo competitivo con il carbone sporco .
 Inoltre .
 .......Il Proprietario dell'impianto GDF Suez sostiene di non "capire la logica di questa decisione ", sostenendo di aver sempre rispettato gli obblighi di legge.

Un recente rapporto di una ONG europea Salute e Ambiente Alliance (HEAL), ha rivelato che le emissioni dalle centrali elettriche a carbone in Europa contribuiscono in modo significativo al carico di malattia da inquinamento ambientale. Più di 18.200 decessi prematuri, circa 8.500 nuovi casi di bronchite cronica, e oltre 4 milioni di giorni lavorativi persi ogni anno può essere attribuito alle emissioni delle centrali elettriche a carbone, secondo lo studio. Questo si aggiunge ai costi economici fino a € 42800000000 all'anno.......



06 marzo 2014

Tirreno Power: Chiarini, Gdf Suez non interessata ad aumento quota. Tirreno Power sta lavorando a un nuovo piano industriale .

Tratto da  borsa corriere.it

Tirreno Power: Chiarini, Gdf Suez non interessata ad aumento quota

MILANO (MF-DJ)--"Non credo che in questo momento il gruppo Gdf Suez voglia investire nella generazione termoelettrica in Europa". Lo ha affermato l'a.d. di Gdf Suez Italia, Aldo Chiarini, rispondendo -a margine di un evento a Milano - a chi gli chiedeva se la societa' francese fosse disposta ad incrementare il proprio peso in Tirreno Power nel caso in cui Sorgenia non riuscisse a partecipare pro quota al riassetto.  
Tirreno Power e' attualmente partecipata al 50% da Gdf Suez e il restante 50% da una scatola le cui quote sono in mano a Sorgenia (39%), a Iren (5,5%) e a Hera (5,5%), e sta rinegoziando la propria esposizione con gli istituti di credito.  
In analoga situazione si trova anche Sorgenia, oberata da 1,86 mld di debiti e a cui e' rimasta cassa per fare fronte a circa 2 settimane di attivita', secondo quanto dichiarato dalla stessa societa' su richiesta della Consob. "Noi vogliamo essere leader nella transizione energetica in Europa", ha aggiunto Chiarini. Il numero uno di Gdf Suez ha inoltre confermato che "il management di Tirreno Power sta lavorando a un nuovo piano industriale che verra' sottoposto al piu' presto a banche creditrici e soci". Infine, in merito alle modalita' con cui verra' ristrutturato il debito di Tirreno Power, Chiarini ha spiegato che "per il momento non e' stata assunta nessuna
decisione"

03 giugno 2013

Energie rinnovabili: toccato il 50% dell’offerta

Tratto da  Il Fatto Quotidiano

Energie rinnovabili, sorpresa: toccato il 50% dell’offerta

Gli amministratori delegati di Enel, Gasterra, Gdf Suez, Iberdrola, Eni, Rwe, E.On, Gas Natural Fenosa alla vigilia del Consiglio europeo del 22 maggio, hanno posto all’attenzione dei leader europei la necessità urgente di modificare la politica energetica comunitaria.  

I big del gas hanno chiesto la remunerazione dell’uso delle loro vecchie reti e della potenza inutilizzata delle loro centrali, nonché un mercato delle emissioni di CO2 che favorisca le fonti sporche, disincentivando definitivamente la concorrenza delle rinnovabili.
Si tratta del livello più elevato di pressione a cui le grandi corporation sono giunte, dopo due anni di campagna serrata e martellante sui mezzi di comunicazione e in tutte le occasioni istituzionali possibili (audizioni parlamentari, incontri, conferenze) per bloccare l’avanzata delle fonti rinnovabili.  

Chicco Testa, formidabile campione di trasformismo, attacca i costi dell’energia, attribuendoli agli incentivi al fotovoltaico e all’eolico, nonostante nel corso del 2013 siano scesi sia il prezzo dell’elettricità che del gas. .........Viene spontaneo chiedersi perché tutta questa rabbia verso le nuove fonti. ........
Quello che si sta svolgendo sulle spalle dei cittadini è uno scontro fra i dinosauri del passato e la nuova generazione distribuita, con l’obiettivo dei primi di bloccare il cambiamento in atto o almeno rallentarlo il più possibile. 
 Ma fermarsi quando si è a metà del guado significa sprecare o quantomeno rendere meno produttive le spese e gli sforzi sinora effettuati. .......
E se qualcuno ancora non crede alle potenzialità (almeno nell’elettrico) delle FER, guardi cosa sta succedendo nella borsa elettrica: la scorsa settimana il 54,5% dell’elettricità offerta era da fonte rinnovabile! Il gas (per definizione uno dei nostri problemi perché ne saremmo troppo dipendenti) era relegato al 24%, all’8,5% il carbone. Siamo già al 50% rinnovabile e montagne di relazioni e di studi – compresi quelli che sostengono la Strategia Energetica nazionale di Monti/Passera/Letta – vanno buttati al macero perché obsoleti. Le FER hanno fatto scendere il prezzo medio d’acquisto a 49,45 euro al MWh, quando era a 61 euro il mese scorso e a 75,48 nel 2012 (e questo spiega da sé la lotta feroce delle corporation). Inoltre sono stati importati meno fossili con un miglioramento della bilancia dei pagamenti (3 miliardi di euro in meno la voce energia nel primo trimestre 2013 rispetto al primo del 2012, secondo l’Istat). E sono state minori le emissioni in un cielo sempre più instabile. 
Buone notizie per il cittadino e il consumatore. Cattive, evidentemente, per i gestori dei grandi impianti fino a ieri indiscussi monopolisti.
Leggi l'articolo integrale

di Mario Agostinelli e Roberto Meregalli