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08 settembre 2020

Esposizione a cadmio in grembo materno collegata a maggior rischio di asma e allergie nei neonati

 Tratto da Notizie scientifiche 

Esposizione a cadmio in grembo materno collegata a maggior rischio di asma e allergie in neonati

Secondo uno studio presentato al congresso internazionale della European Respiratory Society i neonati che mostrano un livello più alto di cadmio nel sangue del cordone ombelicale sono più a rischio di asma e di allergie infantili. 
Si tratta di un altro studio che sottolinea quanto il cadmio possa essere pericoloso per la salute degli esseri umani e anche per i bambini appena nati, tant’è vero che il suo utilizzo è limitato per legge nell’Unione Europea.
Tuttavia durante un lungo passato questo metallo pesante è stato molto utilizzato in vari prodotti, dai pigmenti alle batterie. Ricerche in passato hanno inoltre dimostrato che può introdursi nel corpo anche attraverso il fumo passivo.


I ricercatori, come spiega Isabella Annesi-Maesano, direttrice dell’Institut national de la santé et de la recherche médicale (INSERM), un istituto francese, spiega qual era l’obiettivo dello studio: capire come i feti possano essere pericolosamente esposti a livelli di determinati metalli pesanti. Proprio questo hanno analizzato 706 donne con i loro neonati assistiti in reparti di maternità di varie cliniche in Francia. Hanno analizzato non solo il livello di cadmio nel sangue di queste donne ma anche quelli di manganese e piombo. Le analisi sono state effettuate con il sangue delle madri durante la gravidanza e con il sangue del cordone ombelicale dei bambini appena nati.

Questi bambini sono stati poi seguiti fino all’età di otto anni e, tenendo conto di vari fattori collegati, i ricercatori trovavano un aumento del rischio di asma (di circa il 24%) e del rischio di allergie alimentari (di circa il 44%) nei bambini con livello di cadmio superiore a 0,7 μg/L nel cordone ombelicale.
I ricercatori scoprivano inoltre che livelli più alti di manganese nel sangue delle madri potevano essere collegati ad un rischio più alto di eczema nei bambini.

“Sappiamo da ricerche precedenti che diversi tipi di metalli pesanti possono influenzare diversi organi del corpo. Il nostro studio suggerisce che l’esposizione al cadmio nell’utero potrebbe avere un ruolo nell’aumentare il rischio di asma e allergie nei bambini”, spiega la Annesi-Maesano.
Può darsi che il cadmio influenzi in qualche modo lo sviluppo del sistema immunitario dei neonati ma c’è bisogno di ulteriori approfondimenti e studi per comprendere di più questo legame.



24 marzo 2019

Bimbi sotto la lente per i danni da inquinamento

Tratto da Brescia Oggi 

Danni dell’inquinamento, bimbi sotto la lente


Bambini più irrequieti e con difficoltà di apprendimento. Sono gli effetti ancora poco esplorati dell’inquinamento. Per stabilire un nesso scientifico tra i fumi di acciaieria e i disturbi cognitivi dell’infanzia sta per partire il secondo step della ricerca promossa dall’Università di Brescia sull’«impatto sullo sviluppo neurologico dell’esposizione ambientale ai metalli nelle aree di Brescia e Taranto». L’indagine si «concentrerà» sulla popolazione infantile di Bagnolo. E procederà in modo parallelo con quella sulla città pugliese. Questo perchè Brescia e Taranto rappresentano aree rilevanti a livello europeo per la presenza di attività industriali. Arsenico, cadmio, manganese, mercurio e piombo possono essere dannosi per la salute delle popolazioni esposte, oltre che per l'ambiente. 
GLI STUDI CONDOTTI negli ultimi anni hanno dimostrato la possibilità che si presentino effetti sulla salute non solo nei soggetti esposti per motivi lavorativi, ma anche nella popolazione, in seguito all'esposizione prolungata di tali sostanze a basse dosi. E che sarebbero esposti al rischio anche i bimbi in gestazione e i neonati.
 «Le sostanze chimiche contenute nei fumi e negli scarichi delle industrie possono entrare nel nostro organismo attraverso l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e i cibi che mangiamo già da quando siamo nella pancia della mamma - 
conferma il coordinatore della ricerca, professor Roberto Lucchini, docente di Medicina del Lavoro all’Università di Brescia, ma dal 2012 operativo anche a New York, alla Mount Sinai School of Medicine -. Alcune di queste sostanze, come ad esempio i metalli chiamati “neurotossici“, possono causare danni soprattutto alle parti del corpo che si stanno sviluppando, e il cervello è uno degli organi più delicati e sensibili al loro effetto negativo. Non è ancora chiaro come questi metalli neurotossici modificano il funzionamento del cervello, ma sappiamo che, quando entrano nel nostro organismo in dosi eccessive, possono raggiungere e danneggiare le cellule nervose». Parte quindi da Bagnolo la «fase 2» della ricerca. Giovedì sera a Palazzo Bertazzoli, alle ore 20.30, durante l’incontro rivolto alle famiglie e agli insegnanti dei bambini della scuola elementare, si cercherà di «reclutare» nuovi volontari disposti a partecipare allo studio. In particolare, bambini dai 6 agli 11 anni, «perchè si trovano nell’età dello sviluppo e sono più sensibili agli effetti neurotossici dell’esposizione ai metalli, anche a basse dosi», spiega Lucchini. Perchè proprio a Bagnolo? «Perchè fino al 2014 le emissioni industriali di metalli erano ancora attive, dunque questa zona è risultata interessante per uno studio approfondito sull’esposizione e sui possibili effetti precoci sulla salute - aggiunge il coordinatore della ricerca -.
 Grazie alle precedenti ricerche, sono state raccolte molte informazioni utili». La partecipazione alla campagna di studio ha una duplice valenza: contribuire a tutelare la salute e l’ambiente in cui viviamo, ma anche la possibilità di avere uno screening gratuito dello stato di salute dei propri figli. La ricerca punta a calcolare gli effetti che l’inquinamento ha sul cervello, sul pensiero e sui comportamenti dei ragazzi. Sotto la lente i 5 metalli neurotossici, «che possono provocare difficoltà quando il bambino deve stare attento o concentrato, possono rallentare i suoi movimenti o le sue capacità quando deve risolvere dei problemi complicati, possono danneggiare la sua capacità di distinguere gli odori - spiega Lucchini -. La maggior parte delle volte gli effetti non rendono i bambini “ammalati“; qualche volta invece i danni possono essere evidenti: conoscerli e meglio e sapere qual è la loro causa può aiutare a trovare le cure più adatte».
 I BAMBINI VERRANNO sottoposti in aula a test che assomigliano a giochi per analizzare la capacità a riconoscere gli odori e la velocità di movimento delle dita. Per cercare i metalli neurotossici nell’organismo saranno necessari un prelievo di sangue, la raccolta dell’urina, un piccolo frammento di unghia, una piccolissima ciocca di capelli e un po’ di saliva. In questa fase il bambino sarà sempre accompagnato da un genitore. Alla mamma verrà poi chiesto di compilare un questionario riguardante lo stile di vita del bambino e il comportamento nel suo ambiente quotidiano, mentre all’insegnante «prevalente», quello cioè con il maggior numero di ore di lezione in aula, verranno chieste informazioni sul comportamento nel contesto scolastico. Verranno quindi misurate le polveri depositate e sospese nell’aria, nel suolo e nell’acqua, prelevate a casa e a scuola. Infine, verrà posizionato un piccolo strumento che «respirerà» per 24 ore le polveri aerodisperse sulla bretella dello zainetto del bambino. •
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03 settembre 2018

Università di Cambridge:Esperti avvertono dei rischi cardiovascolari dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

Tratto da Notizie scientifiche.it

Esperti avvertono dei rischi cardiovascolari dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

Anche basse dosi di sostanze chimiche tossiche nell’ambiente rappresentano un rischio significativo per la salute cardiovascolare, secondo un rapporto dell’edizione di oggi del BMJ, condotto da ricercatori dell’Università di Cambridge.
Negli ultimi decenni, le esposizioni a metalli tossici ambientali come l’arsenico, il rame, il piombo, il cadmio e il mercurio sono diventati una preoccupazione mondiale per la salute pubblica. Anche se spesso presenti in natura, questi contaminanti sono penetrati nelle riserve d’acqua e, attraverso l’irrigazione, nella catena alimentare. Ad esempio, in Bangladesh, sono stati introdotti pozzi profondi nel Delta del Gange per attingere acqua pulita da agenti patogeni batterici e virali, ma ciò ha inavvertitamente portato all’esposizione a metalli tossici.
La preoccupazione si è spesso concentrata sulla tossicità o sulle proprietà cancerogene dei metalli, in particolare a dosi elevate. Tuttavia, vi sono prove crescenti che suggeriscono che i metalli pesanti possono avere altri effetti avversi sulla salute – comprese le malattie cardiovascolari come malattie cardiache e ictus – anche a livelli più bassi di esposizione, che potrebbero essere prevalenti in molte parti del mondo, tra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti.
Per interpretare le prove disponibili, un team guidato da ricercatori del Dipartimento di salute pubblica e cure primarie di Cambridge ha effettuato una revisione sistematica e una meta-analisi di studi pubblicati su 350.000 partecipanti unici provenienti da 37 paesi.
I risultati dello studio hanno dimostrato che l’esposizione all’arsenico, al piombo, al cadmio e al rame – ma non al mercurio – era associata ad un aumentato rischio di malattia coronarica e malattie cardiovascolari.
“Dalla nostra analisi emerge chiaramente che esiste un possibile collegamento tra l’esposizione a metalli pesanti o metalloidi e il rischio di patologie cardiache, anche a basse dosi – e maggiore è l’esposizione, maggiore è il rischio”, afferma il dott. Rajiv Chowdhury, primo autore dello studio. “Anche se le persone non dovrebbero essere eccessivamente preoccupate per qualsiasi rischio immediato per la salute, dovrebbero inviare un messaggio ai responsabili delle politiche affinché si agisca per ridurre l’esposizione delle persone”.
In tutto il mondo, quelli con la maggiore esposizione di arsenico, piombo, cadmio e rame avevano all’incirca il 30% -80% in più di probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto a quelli a più bassa esposizione.
La relazione è importante, affermano i ricercatori, perché sottolinea la necessità di affrontare questo problema ambientale e di salute pubblica, che colpisce in modo sproporzionato le persone nei paesi a reddito medio-basso, sebbene possa ancora influenzare quelli nei paesi a più alto reddito. Gli interventi non devono essere costosi, sottolineano; ad esempio, tecnologie economiche e scalabili (ad es. filtri per l’acqua rispettosi dell’ambiente) o interventi comportamentali (ad es. pratiche di risciacquo di riso e verdure prima della cottura) sono attualmente testate per ridurre le esposizioni a livello domestico.
Inoltre, in una lettera pubblicata alla fine di giugno, il dott. Chowdhury e colleghi hanno espresso il loro disappunto per il fatto che il precedente rapporto dell’OMS della Commissione indipendente ad alto livello sulle malattie non trasmissibili pubblicato a giugno non includeva l’esposizione ai metalli pesanti come contributo chiave fattore. Su The Lancet gli autori hanno dichiarato: “Sfortunatamente, questo rapporto di importanza globale ha avuto un’omissione importante: riconoscere il ruolo dannoso dei fattori di rischio ambientale, oltre i fattori comportamentali convenzionali (consumo di tabacco e alcol, inattività fisica e alimentazione non sana), in accrescere l’onere globale della NCD e la disuguaglianza di salute “.
Il dott. Chowdhury e colleghi hanno recentemente ricevuto 8,1 milioni di sterline dal fondo di ricerca sulle sfide globali del Consiglio di ricerca del Regno Unito per istituire un programma a lungo termine (denominato CAPABLE) per indagare ulteriormente sui fattori ambientali delle malattie cardiovascolari e per aiutare a informare le strategie preventive.
Il testo di questo articolo è stato tradotto in italiano dal testo pubblicato qui sotto licenza Creative Commons — Attribution 4.0 International — CC BY 4.0 ed è dunque disponibile secondo la stessa licenza.

Fonti e approfondimenti

28 maggio 2015

Comunicato Stampa ISDE- Medici per l’Ambiente. In Sardegna ancora carbone, ceneri, CO2 e emissioni inquinanti.


Comunicato Stampa ISDE- Medici per l’Ambiente Ancora Carbone, ceneri, CO2 e emissioni inquinanti.

Le centrali termoelettriche che impiegano come combustibile il carbone rappresentano una delle principali fonti emissive di pericolosi inquinanti atmosferici con ricadute sanitarie locali che evidenziano incrementi di morbilità e mortalità (da disturbi irritativi a congiuntive, cute e mucose delle vie respiratorie, fino a ad un incremento di tumori a carico di bronchi e polmoni). Va ricordato, a questo proposito, che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione - agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – nell’ottobre 2013, ha inquadrato l’inquinamento atmosferico nel gruppo 1 (cancerogeno certo per l’uomo). Non vanno dimenticate, inoltre, le patologie cardio-vascolari e neurologiche nonché, nei bambini, anche i disturbi dell’apprendimento.

Per i loro elevati coefficienti di emissione di CO2 - a parità di energia prodotta - (fino al 30% in più rispetto a quelle alimentate con derivati del petrolio e fino al 70% in più, rispetto a quelle alimentate a gas), le centrali termoelettriche a carbone sono una tra le principali fonti di emissione di gas clima alteranti, a loro volta alla base del riscaldamento globale. La Sardegna con i suoi 800 grammi di CO2 per KWh affianca India, Cina e Australia tra i principali inquinatori del pianeta e dei suoi ecosistemi.

Esiste, inoltre, il problema dell’enorme volume di ceneri residue della combustione del carbone (3-400 mila tonnellate per milione di tonnellate di carbone bruciate) che contengono isotopi radioattivi (U238 / U 235, Th232 e K40) in concentrazione circa doppia rispetto al materiale di partenza. Queste ceneri, secondo la normativa UE, dovrebbero essere considerate materiali con elevata concentrazione di radionuclidi - i cosiddetti “TENORM” (Technologically-Enhanced, Naturally-Occurring Radioactive Materials) -, ma in Italia e nell’isola vengono avviate in discarica senza nessuna messa in sicurezza o utilizzate nella produzione di cemento.

Desta meraviglia che nel 2015 alla vigilia delle conferenza sul clima di Parigi, la Giunta Regionale proponga la costruzione e l’esercizio di un impianto di cogenerazione alimentato a carbone di potenza termica pari a 285 MWt. Sorprende che ciò avvenga impiegando risorse economiche pubbliche attraverso la newco. EURALENERGY S.p.A, dove oltre al socio privato ( Eurallumina) la società finanziaria della Regione Sardegna partecipa al 40% .


Sconcerta che ciò avvenga nel Sulcis senza che ancora l’assessorato all’Ambiente e alla Sanità abbiano almeno preso in esame le criticità ambientali e sanitarie che caratterizzano questa regione dell’isola fortemente inquinata e compresa all'interno del perimetro di Sito d'interesse nazionale per bonifica (SIN) del Sulcis-Iglesiente-Guspinese. Ancora si attende l’istituzione del registro tumori e l’avvio di efficaci azioni di bonifica prescritte e mai attuate. A Portoscuso l’eccesso di contaminati quali il piombo, cadmio, mercurio e diossine nella catena alimentare ha indotto l’autorità comunale ad emanare un’ordinanza di divieto del consumo di prodotti agricoli e zootecnici locali.

E’ auspicabile che i decisori regionali riconsiderino l’opportunità del progetto stesso, alla luce non solo della VIA (valutazione di impatto ambientale) ma di una accurata VIS (valutazione di impatto sanitario). Si ricorda che la qualificazione giuridica S.I.N. impone categoricamente a tutti gli organi competenti l’osservanza dell’obbligo, posto dalla Direttiva 96/62 CE del 27 settembre 1996, di adottare provvedimenti idonei a conseguire il miglioramento della qualità dell’aria.

Sassari 28 5 20015


Vincenzo Migaleddu

Presidente ISDE Medici per l’Ambiente Sardegna

24 marzo 2014

Legambiente:l'Italia primeggia in Europa per le emissioni di arsenico, cadmio,mercurio nell’acqua”.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

“Italia prima in Europa per emissioni di arsenico, cadmio, mercurio nell’acqua”


I dati emergono dall'ultimo dossier di Legambiente in materia di sostanze immesse in laghi, fiumi, mari e falde dagli impianti industriali. 

È ancora forte in Italia l’impatto dell’attività industriale sullo stato di salute delle acque. Lo rivela l’ultimo dossier di Legambiente, pubblicato proprio in occasione della Giornata mondiale dell’acqua appena trascorsa (22 marzo), che mette in evidenza come il Belpaese superi le nazioni europee più industrializzate nell’emissione di metalli pesanti, in particolare di mercurio, nichel, cadmio e arsenico, direttamente nei corsi d’acqua. Anche per quanto riguarda le emissioni di cianuro è in testa alla classifica; arriva seconda, invece, subito dopo la Germania, per i cloruri. I dati (risalenti al 2011) sono stati estrapolati dal registro “European pollutant release and transfer register”, un registro delle emissioni inquinanti prodotte dalle varie industrie europee, in cui sono gli impianti stessi a comunicare, annualmente, la quantità di sostanze immesse direttamente nell’ambiente e, in questo caso, nelle acque. Una analisi parziale, dunque, che non tiene conto dei vari fenomeni di illegalità totale, ma che rende comunque chiaro come in l’Italia gli scarti di lavorazione delle attività industriali continuino, in buona parte, a finire inesorabilmente nelle nostre acque, alterandone quindi le caratteristiche chimiche.
Legambiente, di tutta la mole di informazioni contenti nel registro, ha preso in considerazione solo i dati relativi alle principali sostanze “pericolose prioritarie”. Ebbene, nel 2011, in Italia sono state emesse oltre 140 tonnellate di metalli pesanti direttamente nelle acque, di cui 51 tonnellate di zinco, 31 tonnellate di nickel, 31 tonnellate di cromo, 12,7 tonnellate di piombo, 9 tonnellate di rame, 4,85 tonnellate di arsenico, 1,84 tonnellate di cadmio e 258 chilogrammi di mercurio.

Per quanto riguarda le sostanze inorganiche, in particolare cloruri fluoruri e cianuri, si arriva a quasi 2,8 milioni di tonnellate, di cui quasi la metà derivanti da attività di tipo chimico. Ci sono poi le sostanze organiche, sempre nelle classe di quelle “pericolose prioritarie”, come l’antracene, il benzene, gliidrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e i nonilfenoli. Se per i primi non risultano emissioni in acqua da parte degli impianti industriali, per i nonilfenoli ammontano a 2,9 tonnellate, quantità corrispondente a circa il 60% dell’emissione europea totale, per gli Ipa a 1,25 tonnellate – pari al 39% della quantità totale a livello europeo – e per il benzene a 0,91 tonnellate. Confrontando singolarmente ciascuna emissione con quella degli altri paesi europei più industrializzati (Francia, Germania e Regno Unito), emerge come ben quattro metalli pesanti su otto siano emessi in quantitativi maggiori dall’Italia. Sono appunto: arsenico, cadmio, mercurio e nickel. Tutti metalli che, ad alcuni livelli, oltre a essere dannosi per l’ecosistema – perché ne alterano appunto le caratteristiche chimiche – sono estremamente tossici per l’uomo.
Ma come fanno a finire i metalli pesanti nelle acque? Sicuramente, gran parte della responsabilità va attribuita al tipo di impianto: le centrali elettriche a carbone, ad esempio, emettono, per loro natura, sostanze cancerogene per l’uomo in enorme quantità, come benzene, mercurio, cadmio e molto altro. Ma, secondo Legambiente, le cause sono da ricercarsi nella qualità degli impianti e negli scarsi controlli ambientali nel territorio. “Occorre migliorare in qualità e quantità l’impiantistica esistente specifica del trattamento delle acque industriali – si legge nel dossier – aumentare i controlli sul territorio e non permettere il mescolamento delle acque reflue industriali con quelle civili per evitare che le prime vadano a finire in impianti non idonei al trattamento specifico di inquinanti chimici”.
L’Italia, dunque, è ancora bel lontana dal recepire la direttiva 2000/60 del Parlamento europeo, che cerca di disciplinare e salvaguardare le acque. Una direttiva nata dopo i vari casi di grave inquinamento ambientale di zone, come laghi, falde, fiumi utilizzate negli anni ’80 come discariche naturali per rifiuti industriali e inseriti adesso nei siti di interesse nazionale da bonificare (con soldi pubblici). La direttiva europea chiedeva agli Stati membri che andassero verso una “graduale riduzione di scarichi, emissioni e perdite di sostanze prioritarie e l’arresto o la graduale eliminazione di scarichi, emissioni e perdite di sostanze pericolose prioritarie” e aggiungeva che “l’inquinamento chimico delle acque è una minaccia per l’ambiente acquatico, con effetti quali la tossicità acuta e cronica negli organismi acquatici, l’accumulo di inquinanti negli ecosistemi e la perdita di habitat e biodiversità, e rappresenta una minaccia anche per la salute umana”.........
Qui l'articolo integrale
__________________

Leggi: Com’è profondo il (livello di inquinamento) del Nostro mare Ligure - 

Scriveva Valeria Rossi nel 2010:
Mettetevi calmi ,leggete attentamente e poi traete le conclusioni che ritenete più opportune .Conclusioni che dovrebbero trarre prima di tutto coloro che da anni danno le autorizzazioni agli Scarichi alle "Ditte" e soprattutto gli " Enti preposti ai controlli " -

....Noi riportiamo ancora un solo diagramma, questo, che riguarda le IPA totali:


Lo riportiamo perché è particolarmente interessante quel numerino (53,7) in alto, accanto alla linea rossa: significa che, se questa linea fosse stata riprodotta interamente per il valore riportato, sarebbe occorso un foglio TRE VOLTE PIU’ GRANDE di quello previsto per il diagramma.
- Leggi il post integrale del 2010 qui

08 giugno 2012

Tratto da CADMIUM SIMPOSIUM 2012

.....Il"Cadmio Symposium 2012",  si terrà a Sassari (Sardegna) Italia, 8-9 giugno 2012.  Il Cadmio è un metallo pesante, con una elevata tossicità. E 'tossico a dosi molto basse ed ha effetti acuti e cronici sulla salute umana e un elevato impatto sull'ambiente.

Tratto da Sassari Notizie

Il Cadmio nuoce alla salute: a Sassari
i massimi esperti in materia

SASSARI. L'esposizione al cadmio e ad altri metalli pesanti, l'inquinamento ambientale che può provocare e i rischi sulla salute umana derivanti dalla contaminazione sono per la prima volta al centro di un congresso internazionale, "Cadmium Symposium", che si svolgerà a Sassari l'8 e 9 giugno,.......Al simposio parteciperanno i maggiori esperti al mondo della materia provenienti da 20 diversi paesi tra cui Cina, Stati Uniti, Sri-lanka, Turchia,  Francia, Germania, Inghilterra, Svezia, Lituania, Polonia, Croazia, Repubblica Ceca e Slovacchia. I lavori si svolgeranno presso la Sala Conferenze dell'Ersu. 
In Sardegna l'attenzione sui danni provocati dal cadmio è particolarmente alta per la presenza di metalli pesanti nell'area militare della Quirra e per le attività minerarie nel Sulcis Iglesiente. "I rischi per la salute riguardano non solo chi sta a stretto contatto con il metallo per ragioni di lavoro e  assorbe sostanze tossiche principalmente per vie respiratorie – precisa Roberto Madeddu, Presidente del Congresso e docente di Istologia dello stesso Dipartimento e ricercatore I.N.B.B. - ma chiunque perchè il cadmio si può assimilare anche attraverso la via digerente.  
L'utilizzo di questo metallo è molto diffuso. Basti pensare a sigarette, batterie, vernici, estrazione dello zinco.....Questo significa che il cadmio è presente nell’aria, nell’acqua e nel suolo, e quindi negli alimenti, con ricadute sia in patologia umana che veterinaria. Nel corpo può restare depositato tra i dieci e i trenta anni, con conseguente accumulo nei tessuti e numerose patologie correlate". 
"L'evento ha assunto una portata scientifica che non immaginavo – aggiunge Madeddu – intorno a questo appuntamento, negli ultimi sei mesi, si è concentrato un interesse straordinario di studiosi e ricercatori di fama mondiale con percorsi molto diversi che renderanno ancora più interessante il dibattito...... Tra i lavori spiccano quello del gruppo di ricerca dell’Università La Sapienza di Roma che ha condotto uno studio sul terreno e sugli animali nell’area militare del poligono interforze del Salto di Quirra e quello di Agneta Akesson del Karolinska Institute di Stoccolma, luminare mondiale dell’epidemiologia dei metalli pesanti che ha condotto uno studio sul rischio di  osteoporosi, fratture e tumori ormono-correlati e l’esposizione a lungo termine al cadmio assunto tramite gli alimenti su centomila soggetti, concludendo che vi è una associazione tra cadmio e tumori al seno, all’endometrio ed alla prostata.....

Tratto da WWF

IL CARBONE AVVELENA NOI E IL NOSTRO AMBIENTE

Anche le centrali a carbone più moderne, permettono di abbattere solo una parte delle sostanze inquinanti quali gli Ossidi di Zolfo e di Azoto nettamente superiori rispetto a quelle di una centrale di pari potenza a ciclo combinato a gas. I livelli di anidride solforosa risultano ben 140 volte quelli emessi da una centrale a gas. Le emissioni di Polveri fini (PM), anche con l’introduzione di filtri, ben 71 volte superiori rispetto a quelle a gas, e penetrano nei nostri polmoni facendo aumentare malattie e mortalità. La combustione del carbone è  una delle principali cause di inquinamento da Mercurio, che penetra nella catena alimentare incidendo sulla salute neurologica delle persone. Una centrale a carbone rilascia anche altre decine di sostanze tossiche, tra cui Arsenico, Cromo e Cadmio che sono causa di gravi patologie.




24 marzo 2010

2010/03/25 La vera prevenzione del cancro: eliminare l'esposizione ai cancerogeni. /MODA:Tirreno power

Tratto da Brundisium.net
21/03/2010

La vera prevenzione del cancro: eliminare l'esposizione ai cancerogeni.
Di Maurizio Portaluri

"Al di là delle benevole favole che qualcuno, da decenni, continua a raccontare e cioè che la soluzione del problema cancro è a portata di mano, che si tratta di un effetto legato solo all’ invecchiamento, che fra 10 anni nessuna donna più morirà per cancro alla mammella, la realtà è ben altra ed è sotto gli occhi di tutti.

Di fatto l’età di insorgenza dei tumori si è abbassata straordinariamente: da una recente ricerca risulta che in Italia gli interventi per cancro alla mammella in età giovane sono cresciuti in sei anni del 28.6%,e se da un lato diminuisce l’incidenza dei tumori correlati al fumo, specie nei maschi,
sta drammaticamente aumentando l’incidenza di tumori che nulla o quasi hanno a che fare col tabagismo: linfomi, leucemie, cancro a rene, pancreas, prostata, tumori cerebrali ormai sempre più correlati anche con l’uso del telefonino…. I tumori nell’infanzia poi sono in drammatico aumento: in Italia +2% annuo (doppio rispetto alla media europea) e tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo.

Vorrei anche ricordare che l’incremento di cancro è solo la punta dell’iceberg del danno complessivo alla salute che stiamo recando ai nostri bambini: mi riferisco all’aumento di disturbi neuropsichici, intellettivi, relazionali, del comportamento, fino all’autismo, per non parlare dell’incredibile incremento di patologie allergiche, respiratorie, endocrino – metaboliche, diabete, disturbi alla tiroide, criptorchidismo, ecc. ".
A scrivere queste parole è Patrizia Gentilini, oncologa romagnola che da qualche anno in pensione lavora a tempo pieno che attivista dell'International Society of Doctors for the Environment (Società Internazionale dei Dottori per l'Ambiente).

"Cosa mai vi può capitare se camminate in un campo minato? -prosegue la Gentilini - E’ ovvio che tante più mine sono state disseminate tanto più è probabile incapparci e saltare per aria…..
Così è per il cancro e le “mine” cui mi riferisco sono cancerogeni noti da decenni quali benzene, arsenico, nichel, cromo, cadmio, piombo, diossine, per non parlare di PCB, particolato, pesticidi…. che continuiamo a riversare intorno a noi e di cui mai nessuno parla, visto che solo la CO2 ( che non è un veleno!) sembra meritare l’onore delle cronache!
Da dati ufficiali emerge, ad es., che in Italia, nel pieno rispetto dei limiti di legge, abbiamo immesso in un anno in aria ed acqua: benzene 715.6 ton, arsenico 8.0 ton, cadmio 3.0 ton, cromo 140.0 ton, nichel 80.6 ton.

L’ inventario europeo delle diossine ci dice che in un anno nel nostro paese ne sono state prodotte 558 grammi, ovvero, in media, circa 1,5 g al giorno: può sembrare poco ma rappresenta la dose massima tollerabile per oltre 10 miliardi (!) di persone…
Sapendo che si tratta di molecole che hanno tempi di dimezzamento di decine/centinaia di anni e che quindi ogni nuova dose si aggiunge alla precedente, come la mettiamo? La nostra regione (l'Emilia Romagna ndr) poi è al primo posto per uso di fitofarmaci e spargiamo in media 5.7 kg di prodotti chimici per ettaro.
Ci siamo mai chiesti dove vanno a finire tutti questi veleni? Purtroppo ovunque e anche dove non vorremmo mai trovarli, ad esempio nel sangue del cordone ombelicale in cui sono centinaia le sostanze chimiche tossiche, cancerogene e nocive che si ritrovano stabilmente: qualcuno può pensare, in totale buona fede di assolverle?"
Non serve approfondire il preciso meccanismo biologico con cui ogni agente cancerogeno agisce, non serve analizzare un cancerogeno alla volta perchè nella vita concreta si è sempre esposti a più cancerogeni contemporaneamente. Cosa fare allora: "Fortunatamente nel mondo si infittisce la schiera di medici e ricercatori indipendenti che invocano un cambio di rotta nella strategia della guerra contro il cancro, ossia una drastica riduzione della esposizione ad agenti tossici e nocivi in tutti gli ambiti di vita, l’unica strada che finora ci si ostina a non imboccare con decisione.

Eppure, in quei rari casi in cui questo si è fatto, i risultati non sono mancati: in Svezia, dove trenta anni fa sono stati messi al bando determinati pesticidi, seguendo le indicazioni di medici coraggiosi, oggi si registra una riduzione nella incidenza dei linfomi."

Ecco, i pesticidi ed i linfomi. La quantità dei consumi dei primi non è disponibile nell'ultima relazione sullo stato di salute della nostra ASL, i secondi sono tra i tumori in eccesso nella nostra area.

Perchè nessuno si interroga su questo?
Maurizio Portaluri
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Tratto da "Uomini Liberi"

Tirreno Power

SUPERAMENTO DEI LIMITI DI LEGGE DELLE POLVERI SOTTILI IN PROVINCIA DI SAVONA E OBBLIGO DI CHIUDERE GLI INQUINANTI GRUPPI 3 E 4 A CARBONE DELLA CENTRALE TIRRENO POWER DI VADO NON A NORMA RISPETTO ALLE DIRETTIVE IPPC DELLA COMUNITA’ EUROPEA

1) Il PIANO REGIONALE DI RISANAMENTO E TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA DELLA REGIONE LIGURIA 2006 a PAG. 1072-1073 E 1074 per La sottozona 2b) che comprende i Comuni di Savona, Quiliano e Vado Ligure documenta che :

· Nella zona sono residenti complessivamente 74.930 abitanti di cui l’80% a Savona. Si valuta in prima approssimazione e cautelativamente che l’intera popolazione residente nella zona sia potenzialmente esposta ai livelli di concentrazioni inquinanti stimati, poiché quasi tutte le aree urbanizzate (maglie di un kmq con urbanizzazione superiore al 25%) sono interessate da superamenti dei limiti fissati dal DM 60/02.

· La combustione nell’industria dell’energia e quindi essenzialmente la centrale termoelettrica, è la prioritaria responsabile delle emissioni di Ossidi di azoto (68,3%);

PM10 (34,9%), SOx (89,7%) e di COV (37,9%).

· Per quanto concerne il PM10 le campagne effettuate nel corso del 2004 fanno stimare il superamento del limite giornaliero

2) I TABULATI ARPAL RELATIVI ALLE POLVERI SOTTILI PM10 MONITORATE PER LA ZONA 2B NEL COMUNE DI SAVONA

E I DATI SATELLITARI EVIDENZIANO SUPERI DEI LIMITI DI LEGGE PER GLI ANNI 2005, 2006, 2007, 2008:

· Nell’anno 2005 il limite giornaliero di legge (35 giorni con superi giornalieri di 50 microgrammi/mc) è stato superato in ben 51 giorni.

(Centralina metodo gravimetrico via Zunini) (DM 60/02)· Nell’anno 2006 il limite giornaliero di legge (35 giorni con superi giornalieri di 50 microgrammi/mc) è stato superato in ben 48 giorni. (DM 60/02) così come anche superato risulta il valore limite della media annuale (28 microgrammi/mc) con il valore di 36microgrammi/mc (DM 60/02).
Centralina metodo gravimetrico via Zunini) (DM 60/02)

· Nell’anno 2007 il limite giornaliero di legge (35 giorni con superi giornalieri di 50 microgrammi/mc) è stato superato in ben 50 giorni. (DM 60/02) così come anche superato risulta il valore limite della media annuale (26 microgrammi/mc) con il valore di 30 microgrammi/mc (DM 60/02).
(Centralina metodo gravimetrico via Zunini e misure satellitari)

· Nell’anno 2008 il valore limite della media annuale (24 microgrammi/mc) è stato superato con il valore di 30 microgrammi/mc (DM 60/02). (vedi... Medie annuali Pm 10_misure satellitari).


3) ATTUALMENTE IN PROVINCIA DI SAVONA SONO PRESENTI SOLO 4 ANALIZZATORI NEFELOMETRICI PER LE PM 10.

SOLO DAL 1/01/2010, MA NON PRESENTI NEL 2008 E NEL 2009, sono state riattivate In via Zunini 2 centraline (PM10 e PM 2,5) con il metodo di riferimento gravimetrico sequenziale di riferimento (Vedi sito Regione Liguria)

Nefelometrico: 2 Savona (Via Amendola e C.so Ricci) e 1 a Cairo M. (Loc. Farina) e 1 a Vado (via Aurelia)

Dal 2010 sono presenti un via Zunini 2 centraline (PM10 e PM 2,5) con il metodo di riferimento gravimetrico sequenziale su cui bisogna tarare le centraline imprecise nefelometriche che sottostimano le PM10 come precisato nel DM 60/02 (vedi ...Misure Pm 10 normativa).

4) NEI COMUNI DI VADO E DI QUILIANO, SEDI DELLA CENTRALE A CARBONE TIRRENO POWER, PRINCIPALE FONTE DI INQUINAMENTO DEL COMPRENSORIO SAVONESE ( vedi Costi Esterni 2009), NON VENGONO ANCORA MONITORATE LE POLVERI FINI PM 2,5 COME PREVISTO DAL PIANO REGIONALE NONOSTANTE I COSTANTI SUPERAMENTI DEI LIMITI DI LEGGE.

5) L' INQUINAMENTO DELLA CENTRALE TIRRENO POWER È DOVUTO PRINCIPALMENTE ALLA COMBUSTIONE DEL CARBONE NEI GRUPPI 3 E 4 NON A NORMA DA PIU' DI 10 ANNI RISPETTO ALLE DIRETTIVE IPPC DELLA UE PER CUI TALI GRUPPI A CARBONE ANDREBBERO IMMEDIATAMENTE CHIUSI ED E' PER QUESTO CHE LA CENTRALE NON E’IN POSSESSO DELLA OBBLIGATORIA CERTIFICAZIONE A.I.A.( AIA autorizzati) L'inquinamento ed è ulteriormente incrementato dai gruppi 1 e 2 a turbogas da 760 MW entrati in funzione dal Marzo 2007.

CI CHIEDIAMO QUINDI COME MAI SIA STATA DISATTIVATA NEL 2008 E 2009 LA CENTRALINA GRAVIMETRICA DI VIA ZUNINI PER LE PM10, L'UNICA DI RIFERIMENTO A NORMA DI LEGGE IN PROVINCIA DI SAVONA CHE NEGLI ANNI PRECEDENTI AVEVA MISURATO SUPERI DEI LIMITI DI LEGGE, LASCIANDO SOLO I MISURATORI NEFELOMETRICI CHE SENZA RIFERIMENTO SOTTOSTIMANO LE POLVERI SOTTILI, RIDUCENDO COSI' DI FATTO LA VALUTAZIONE DELL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO.

Savona, 23 Marzo 2010

Dr. Virginio Fadda

Dott. Agostino Torcello

MODA Savona


25 agosto 2009

2009/08/26"Lettera d'agosto di Patrizia Gentilini "

Lettera d'agosto
Patrizia Gentilini
Riceviamo e (volentieri) pubblichiamo

Forlì agosto 2009.
Gentile Direttore,
la recente scomparsa di giovani e giovanissimi per cancro nel nostro territorio ha riempito le cronache nelle ultime settimane: passata l’emozione del momento e lasciando perdere gli interrogativi che i singoli casi suscitano e su cui anche la Magistratura indaga, vorrei tornare a riflettere su questo tema così scottante. Riconosco che, specie in agosto, sarebbe più normale pensare alle ferie e cercare svago e distrazione, ma ci sono purtroppo problemi dai quali non ci si può distrarre, se non altro perché nessuno può ritenersene immune.
Secondo gli ultimi dati dei Registri Tumori, in Italia un uomo su due e una donna su due è destinato a vedersi diagnosticare un cancro nel corso della vita!
Al di là delle benevole favole che qualcuno, da decenni, continua a raccontare e cioè che la soluzione del problema cancro è a portata di mano, che si tratta di un effetto legato solo all’invecchiamento, che fra 10 anni nessuna donna più morirà per cancro alla mammella, la realtà è ben altra ed è sotto gli occhi di tutti. Di fatto l’età di insorgenza dei tumori si è abbassata straordinariamente: da una recente ricerca risulta che in Italia gli interventi per cancro alla mammella in età giovane sono cresciuti in sei anni del 28.6%, e se da un lato diminuisce l’incidenza dei tumori correlati al fumo, specie nei maschi, sta drammaticamente aumentando l’incidenza di tumori che nulla o quasi hanno a che fare col tabagismo: linfomi, leucemie, cancro a rene, pancreas, prostata, tumori cerebrali ormai sempre più correlati anche con l’uso del telefonino. I tumori nell’infanzia poi sono in drammatico aumento: in Italia +2% annuo (doppio rispetto alla media europea) e tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo.
Vorrei anche ricordare che l’incremento di cancro è solo la punta dell’iceberg del danno complessivo alla salute che stiamo recando ai nostri bambini: mi riferisco all’aumento di disturbi neuropsichici, intellettivi, relazionali, del comportamento, fino all’autismo, per non parlare dell’incredibile incremento di patologie allergiche, respiratorie, endocrino – metaboliche, diabete, disturbi alla tiroide, criptorchidismo, ecc. Cosa sta succedendo?

Non sarà che ciò che alcuni medici, spesso definiti "allarmisti", sostengono da anni è tragicamente vero? Vi invito a fare un semplice ragionamento: cosa mai vi può capitare se camminate in un campo minato? E’ ovvio che tante più mine sono state disseminate tanto più è probabile incapparci e saltare per aria.
Così è per il cancro e le “mine” cui mi riferisco sono cancerogeni noti da decenni quali benzene, arsenico, nichel, cromo, cadmio, piombo, diossine, per non parlare di PCB, particolato, pesticidi, che continuiamo a riversare intorno a noi e di cui mai nessuno parla, visto che solo la CO2 (che non è un veleno!) sembra meritare l’onore delle cronache!
Da dati ufficiali emerge, che in Italia, nel pieno rispetto dei limiti di legge, abbiamo immesso in un anno in aria e acqua: benzene 715.6 ton, arsenico 8.0 ton, cadmio 3.0 ton, cromo 140.0 ton, nichel 80.6 ton.
L’ inventario europeo delle diossine ci dice che in un anno nel nostro paese ne sono state prodotte 558 grammi, ovvero, in media, circa 1,5 g al giorno: può sembrare poco ma rappresenta la dose massima tollerabile per oltre 10 miliardi (!) di persone.
Sapendo che si tratta di molecole che hanno tempi di dimezzamento di decine/centinaia di anni e che quindi ogni nuova dose si aggiunge alla precedente, come la mettiamo? La nostra regione poi è al primo posto per uso di fitofarmaci e spargiamo in media 5.7 kg di prodotti chimici per ettaro. Ci siamo mai chiesti dove vanno a finire tutti questi veleni?
Purtroppo ovunque e anche dove non vorremmo mai trovarli, ad esempio nel sangue del cordone ombelicale in cui sono centinaia le sostanze chimiche tossiche, cancerogene e nocive che si ritrovano stabilmente: qualcuno può pensare, in totale buona fede, di assolverle?
Da tempo è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti ed agire per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti tossici promuovendo la Prevenzione Primaria.

Non è necessario, per fare questo, conoscere i minimi dettagli del processo della cancerogenesi o il ruolo che ogni singolo agente riveste: la letteratura segnala ormai, su larga scala ed in individui sani, come l’espressione di geni “chiave” si modifichi a seconda dell’esposizione a tossici ambientali e di conseguenza si alterino funzioni cruciali del nostro corpo aprendo la strada all’insorgere di neoplasie e non solo.
Il fallimento dell’approccio “riduzionista”, il vecchio paradigma secondo cui si analizza un agente per volta, senza tenere conto delle innumerevoli variabili biologiche e che non permette mai o quasi di giungere a conclusioni esaustive, è ormai sotto gli occhi di tutti.
Fortunatamente nel mondo si infittisce la schiera di medici e ricercatori indipendenti che invocano un cambio di rotta nella strategia della guerra contro il cancro, ossia una drastica riduzione della esposizione ad agenti tossici e nocivi in tutti gli ambiti di vita: l’unica strada che finora ci si ostina a non imboccare con decisione.

Eppure, in quei rari casi in cui questo si è fatto, i risultati non sono mancati. In Svezia, dove trenta anni fa sono stati messi al bando determinati pesticidi, seguendo le indicazioni di medici coraggiosi, oggi si registra una riduzione nella incidenza dei linfomi. Si tratta di una strada difficile, che va contro enormi interessi economici e non solo. M. Plank (premio Nobel per la Fisica) ci ricorda che “ i vecchi paradigmi vengono abbandonati solo quando coloro che su di essi hanno costruito la propria carriera e fortuna sono morti”.
Ma ricordiamo anche le parole di Samuel Epstein, un grande medico americano:”quasi tutti gli americani conoscono le pene causate dal cancro a parenti e amici. Il crimine è che molti di questi tumori sarebbero evitabili”.
Se trasferiamo queste parole all’infanzia e alle giovani generazioni, l’obbligo di abbandonare i vecchi paradigmi e di passare dalle parole ai fatti diventa ancora più pregnante e credo convenga a tutti noi riflettere, anche ai primi d’agosto e sotto l’ombrellone, sulla necessità di fare cambiare idea a chi di dovere, prima che sia davvero troppo tardi per tutti!

Dr.ssa Patrizia Gentilini, Oncoematologo
Associazione Medici per l’ Ambiente ISDE Italia

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Tratto da "Epicentro "
Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute
Salute e ambiente
L’esposizione dei bambini alle polveri sottili in Europa
I bambini molto piccoli, e probabilmente anche i feti, sono molto sensibili all’inquinamento atmosferico. L’evidence attuale è sufficiente per attribuire una relazione causale tra inquinamento atmosferico dovuto alle polveri sottili e decessi per disturbi respiratori nel periodo post-neonatale.
Le prove sono anche sufficienti per attribuire un nesso tra inquinanti atmosferici ed effetti negativi sullo sviluppo funzionale dei polmoni.Sia i danni reversibili alle funzioni polmonari, sia la riduzione cronica dei tassi di crescita dei polmoni sono associabili all’esposizione al particolato atmosferico (PM).
Le prove disponibili mostrano anche un legame tra esposizione alle polveri sottili, complicanze dell’asma e aumento della prevalenza e dell’incidenza di tossi e bronchiti.


Alla luce dell’evidence accumulata, nel 2005 l’Oms ha aggiornato le linee guida sulla qualità dell’aria per il particolato atmosferico. Per il PM2,5 i valori sono 10 μg/m3 (media annuale) e 25 μg/m3 (media sulle 24 ore); per il PM10 i valori corrispondenti sono stati fissati a 20 μg/m3 e 50 μg/m3. A causa dell’insufficienza dei dati sui bambini, le linee guida Oms sono basate sui dati che provengono da studi sugli adulti ma, una riduzione dell’esposizione ai livelli indicati, ridurrebbe il rischio di effetti sanitari sia per gli uni che per gli altri.

È questo il quadro generale in cui si inserisce il documento Exposure of children to air pollution (particulate matter) in outdoor air, pubblicato il 20 ottobre 2008 dallo European Environment and Health Information System (Enhis). La valutazione copre il periodo che va dal 2002 al 2006 (i dati relativi ad anni precedenti sono disponibili per un numero molto limitato di Paesi) e riguarda gli effetti del particolato atmosferico sulla salute e, in particolare, su quella dei bambini.

Messaggi chiave e valutazioni

I dati che emergono dall’ sono diversi:

* la media dei livelli di esposizione al PM10 varia nei diversi Paesi dai 16 μg/m3 della Finlandia e dell’Irlanda ai 50-52 μg/m3 della Bulgaria e della Romania
* i livelli medi dell’indicatore non sono cambiati sostanzialmente negli ultimi anni nella maggior parte della Regione europea dell’Oms: nel 2006 i livelli di PM10 erano maggiori di almeno 5 μg/m3 in quattro Paesi (Austria, Ungheria, Norvegia e Polonia) e più bassi di almeno 5 μg/m3 in altri quattro Paesi (Bulgaria, Grecia, Serbia e Slovenia)
* nelle città europee dove si effettua un monitoraggio del PM10, la maggior parte delle persone (il 90%, compresi i bambini) sono esposte a livelli più alti di quelli indicati dalle linee guida Oms (20 μg/m3) con molti rischi per la salute dei bambini. Per il 13% delle persone, il valore limite di 40 μg/m3 deciso dall’Unione europea viene superato
* i dati per il PM10 che derivano da un regolare monitoraggio sono disponibili per 566 città di 27 Paesi e i dati coprono il 22% della popolazione urbana della Regione europea Oms.

Molti studi epidemiologici, condotti in Europa e in altre parti del mondo, mostrano legami tra diversi indicatori della salute infantile e le concentrazioni esterne di PM10 registrate recentemente in molte città europee.


Un’analisi dell’Oms (basata su dati relativi agli ultimi anni Novanta) indica che, in tutta la Regione circa 700 decessi all’anno dovuti a infezioni respiratorie acute, in bambini di età compresa tra 0 e 4 anni, possono essere attribuite proprio all’esposizione a PM10. La valutazione dell’impatto del particolato atmosferico sulla morbilità è più difficile e meno preciso ma un’analisi preliminare indica che una riduzione dell’esposizione a PM10 a 20 μg/m3 potrebbe essere associata a una diminuzione del 7% dell’incidenza di tosse e lievi sintomi respiratori e del 2% dei ricoveri ospedalieri per problemi respiratori in bambini di età inferiore ai 15 anni.

Le stime degli effetti sulla salute dell’esposizione a PM10 negli adulti sono dominate dal crescente rischio di mortalità dovuta all’esposizione a lungo termine al PM2,5. In Europa, l’attuale esposizione a PM di origine antropogenica porta a una perdita di circa 8,6 mesi nell’aspettativa di vita.


L’attuale legislazione relativa all’emissione di inquinanti dovrebbe servire per ridurre l’impatto di circa un terzo. Ulteriori riduzioni (fino a circa il 50%) potrebbero essere raggiunte implementando tutte le possibili misure di riduzione.
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Tratto da "La Voce dell'Emergenza"
Vivere senza rifiuti è possibile

Una coppia americana ha deciso di mettere in pratica il concetto. Il problema dei rifiuti si risolve evitando di produrre rifiuti: Amy e Adam Korst da un mese vivono senza mandare praticamente nulla in discarica, e continueranno così per un anno intero. Una scelta radicale quasi come quella del no impact man. I Kost spiegano nel loro sito internet come si fa a non lasciare dietro di sè una scia di spazzatura. In questi giorni la Cnn e il Guardian hanno parlato della loro esperienza: nulla di così difficile, pare. Basta organizzarsi: ed ecco come. I Kost comprano cibi industriali soltanto se sono in confezioni riciclabili: soprattutto, acquistano prodotto sfusi nei negozi piuttosto che quelli già impacchettati nei supermercati. Rifiutano i sacchetti di plastica e si portano da casa la borsa della spesa. Si sono soprattutto organizzati per ridurre al minimo gli involucri, e dunque gli acquisti: coltivano verdure; preparano in casa i detersivi, il formaggio, il pane e il mix di cereali per la colazione.
In cortile trasformano i rifiuti organici in compost. Bruciano - nel pieno rispetto della legge, dicono - rifiuti organici secchi e privi di residui chimici, tipo la cacca del cane.
Hanno abolito le pile usa e getta, ed usano solo quelle ricaricabili. Niente salviette di carta, ma solo di cotone. No impact man aveva abolito anche la carta igienica: loro la usano, ma ne scelgono un tipo prodotto con carta riciclata,
Con i gatti hanno invece qualche problema. Uno dei due mici di casa rifiuta ad oltranza di usare la lettiera biodegradabile. Davanti all’ostinazione della bestiola pare che i due abbiano dovuto capitolare. Così come non riescono a non buttare via oggetti irrecuperabili di uso comune tipo le penne che non scrivono più. Ma tuttosommato poca roba.

Il sito internet dei Kost: vivere senza produrre rifiuti, ecco come si fa

Dal Guardian la coppia americana che si è organizzata per non produrre rifiuti

Video: dalla Cnn intervista ai Kost che vivono senza produrre rifiuti