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12 giugno 2016

Tirreno Power Bis,l' inchiesta riparte per dare un nome alle 427 vittime.

  Da Il Secolo XIX oggi in edicola  .
Tirreno Power Bis,l' inchiesta riparte
Immagine tratta da Il Secolo XIX 
Stralciato il filone sull' omcidio colposo:nuove indagini per dare un nome alle 427 vittime.

I PM PISCHETOLA E CARUSI AL LAVORO SULLE CARTELLE CLINICHE DEI RESIDENTI 
LEGGI  l' articolo di G. Ciolina  su Il SECOLO XIX

Inchiesta sulla centrale, stralcio dell’accusa di omicidio colposo

Colpo di scena: il fascicolo riparte da capo
GIOVANNI CIOLINA

Stralcio dell’accusa di omicidio colposo dal corpo portante dell’inchiesta Tirreno Power e riapertura dell’inchiesta. È il primo colpo di scena nel mastodontico fascicolo da 33 mila pagine portato avanti dall’ex procuratore Francantonio Granero e che ora i sostituti Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi stanno cercando di portare alla richiesta di rinvio a giudizio. Una scelta dettata dalla necessità di andare ad individuare con tanto di nome e cognome le presunte vittime a causa della centrale termoelettrica di Vado Ligure. 

Ma la svolta, già palesata nei mesi scorsi, per quanto riguarda l’omicidio colposo di non meno 427 persone morte «per cause attribuibili alle emissioni della centrale, quale causa esclusiva o come concausa prevalente» è diventata una realtà. E di fatto il fascicolo riparte da zero e quindi con la necessità di un ulteriore avviso di conclusione indagini. Se sotto un certo profilo la scelta potrebbe leggersi come un passo indietro, dall’altra ha rappresentato una necessità per il pool inquirente coordinato dal procuratore Ausiello. Il vero e proprio nodo giuridico è stato rappresentato dalla difficoltà nel sostenere l’accusa di omicidio colposo nei confronti di 23 indagati, tra i quali i vertici dell’azienda, gli ex sindaci di Vado (Carlo Giacobbe) e Quiliano (Nicola Isetta), il dirigente della provincia Vincenzo Gareri e della Regione Gabriella Minervini, senza l’identificazione delle presunte vittime. Un passaggio che era venuto alla luce già nelle settimane successive alle indiscrezioni sul deposito della consulenza dei tecnici incaricati da Granero e che al momento dell’acip sembravano essere tramontate. 
A sostegno del lavoro dei magistrati savonesi potrebbe arrivare il dossier preparato dagli esponenti dei comitati anti carbone - in particolare dai medici di Medicina democratica - puntato su almeno un centinaio di cartelle cliniche di cittadini deceduti, secondo i tecnici di Md, per cause legate alle emissioni. Insomma, il lavoro della procura si annuncia difficile anche se i comitati potrebbero fornire una buona mano. 
La mannaia dell’archiviazione per l’omicidio colposo resta però incombente su questo filone. Ma l’attività di indagini, coperta dal massimo riserbo degli inquirenti, sarebbe già cominciata.  

28 settembre 2015

Tirreno Power, la sfilata degli "86 indagati "in procura: ad ottobre al via gli interrogatori.

Tratto da Savonanews

Tirreno Power, la sfilata degli 86 indagati in procura: ad ottobre al via gli interrogatori

La responsabile del Dipartimento Ambiente della Regione Gabriella Minervini, l’ex sindaco di Quiliano Nicola Isetta, l’ex primo cittadino di Vado Carlo Giacobbe e Lorena Rambaudi, ex assessore della giunta Burlando, saranno ascoltati a novembre per le richieste dei legali di memorie difensive


Al via gli interrogatori per gli 86 indagati dell’inchiesta Tirreno Power: le audizioni si svolgeranno nel periodo compreso tra giovedì 8 ottobre a venerdì 30 ottobre di fronte ai magistrati Vincenzo Carusi e Daniela Pischetola.

Avrà così inizio nel prossimo mese la seconda fase dell’inchiesta sulla centrale termoelettrica di Vado Ligure: gli iscritti nel registro degli indagati dovranno rispondere a vario titolo ed in concorso, dei reati di disastro ambientale colposo, disastro sanitario colposo, abuso d’ufficio, disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Tra loro dirigenti dell’azienda ed esponenti politici dei comuni di Vado Ligure, Quiliano, Provincia di Savona e Regione Liguria (vedi elenco completo degli indagati).
Saranno invece interrogati successivamente la responsabile del Dipartimento Ambiente della Regione, Gabriella Minervini, l’ex sindaco di Quiliano, Nicola Isetta, l’ex primo cittadino di Vado Ligure, Carlo Giacobbe e Lorena Rambaudi, ex assessore della giunta Burlando in Regione: per le richieste dei legali di memorie difensive, i loro interrogatori sono stati posticipati a novembre.

Infatti mentre Nicola Isetta e Carlo Giacobbe dovranno rispondere dei reati presunti di omicidio colposo plurimo e disastro colposo aggravato, per Gabriella Minervini si parla di omicidio colposo plurimo e abuso d’ufficio. Infine per l’esponente del PD Lorena Rambaudi il reato contestato è di abuso d’ufficio.


15 giugno 2015

Tirreno Power, procura verso la chiusura delle indagini.

Tratto da Savona News
Tirreno Power, procura verso la chiusura delle indagini. Granero: "Pronti nei tempi tecnici necessari”.

Ad oltre un anno dal sequestro della centrale e dall’avvio delle indagini, potrebbe essere presto notificato il 415 bis, l’avviso di fine indagini agli indagati coinvolti nell’inchiesta
La magistratura savonese è pronta ad annunciare la fine delle indagini sulla vicenda Tirreno Power. E’ prossima la chiusura dell’inchiesta per disastro ambientale ed omicidio colposo che vede iscritte nel registro degli indagati 46 persone, tra tecnici e amministratori.
Ad oltre un anno dal sequestro della centrale e dall’avvio delle indagini,potrebbe essere presto notificato il 415 bis, l’avviso di fine indagini agli indagati coinvolti nell’inchiesta. L’indiscrezione trapela dal sesto piano del palazzo di Giustizia, dove il procuratore capo Francantonio Granero specifica che la chiusura delle indagini avverrà nei “tempi tecnici strettamente necessari”.
Tra gli indagati che potrebbero presto ricevere l’avviso di fine indagini gli ex vertici aziendali, tra i quali Giovanni Gosio, Pasquale D’Elia, Massimiliano Salvi, dirigenti e amministratori regionali come l’ex presidente della Regione Claudio Burlando con gli ex assessori Renzo Guccinelli e Claudio Montaldo, la dottoressa Gabriella Minervini, responsabile del Dipartimento Ambiente della Regione, i sindaci di Vado Ligure, Monica Giuliano e di Quiliano, Alberto Ferrando.
Secondo la procura, i funzionari regionali responsabili dei procedimenti di Aia e gli amministratori regionali che hanno partecipato alle delibere con cui la Regione ha dato il suo ok a far operare i gruppi a carbone prima e dopo il 2012, "avrebbero permesso di inquinare e provocare danni alla salute e all'ambiente".
La svolta sull’inchiesta è oramai alle porte. Una volta concluse le indagini però, il procuratore capo non potrà seguire il processo in quanto prossimo alla pensione (entro fine estate), e lo stesso per il sostituto Chiara Maria Paolucci  che sarà trasferito a Roma. Il processo passerà quindi ai magistrati Vincenzo Carusi e Daniela Pischetola.

13 ottobre 2014

Alluvione a Genova, la Procura indaga per disastro colposo

Tratto da Tmnews

Alluvione Genova, la Procura indaga per disastro colposo

Inquirenti avevano già aperto un fascicolo per omicidio colposo


      INFOPHOTO
Genova, 13 ott. (TMNews) - La Procura di Genova ha aperto un'inchiesta per disastro colposo a carico di ignoti dopo la terribile alluvione che ha colpito il capoluogo ligure nei giorni scorsi, causando la morte di una persona e danni per oltre 300 milioni di euro.

Nel mirino degli inquirenti, che avevano già aperto un fascicolo per omicidio colposo, le opere fatte e quelle non realizzate in ambito idraulico, la manutenzione degli alvei dei torrenti e la catena di attività degli organi amministrativi, dalla mancata allerta alla gestione dell'emergenza fino al piano di protezione civile del Comune.

La Polizia giudiziaria ha acquisito i rilievi fotografici aerei fatti dal nucleo Aeronavale della Guardia di finanza.

24 maggio 2014

Amianto: condannati 28 ex dirigenti dell’Ilva di Taranto

Tratto da Giornalettismo.com

Amianto: condannati 28 ex dirigenti dell’Ilva di Taranto a 189 anni di carcere

 23/05/2014 - Tra questi anche ex responsabili dell'Italsider

Amianto: condannati 28 ex dirigenti dell'Ilva di Taranto a 189 anni di carcereIl giudice della II Sezione Penale del Tribunale di Taranto ha condannato in primo grado 27 imputati legati a vario titolo allo stabilimento Italsider/Ilvadella città pugliese a 189 anni di carcere complessivi per disastro ambientale ed omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai ammalati di cancro per l’esposizione all’amianto.
Il giudice della II Sezione Penale del Tribunale di Taranto ha condannato in primo grado 27 imputati legati a vario titolo allo stabilimento Italsider/Ilvadella città pugliese a 189 anni di carcere complessivi per disastro ambientale ed omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai ammalati di cancro per l’esposizione all’amianto.
CONDANNATI MANAGER E DIRETTORI GENERALI - Il giudice, Simone Orazio, ha condannato con pene comprese tra 4 e 9 anni e mezzo ex manager e direttori generali dello stabilimento siderurgico di Taranto Italsider/Ilva sia dell’era di gestione pubblica sia di quella privata, con l’acquisto dell’acciaieria da parte del gruppo Riva nel 1995.
Amianto, condannati 28 ex dirigenti dell'Ilva di Taranto

07 novembre 2013

La Stampa:Amianto Olivetti, indagati De Benedetti e Passera.

Tratto da International Business Time

Amianto Olivetti, indagati De Benedetti e Passera.

Si tratta al momento solo dell'apertura di una indagine, ma il danno di immagine è già elevato: Carlo De Benedetti e Corrado Passera risultano iscritti nel registro degli indagati (assieme ad altri 22 fra manager e industriali) con l'accusa di omicidio colposo e lesioni colpose plurime, in merito all'utilizzo di amianto nei reparti della Olivetti di Ivrea. La notizia viene riportata dalla Stampa di Torino



La Procura di Ivrea ha aperto l'inchiesta su 20 morti sospette di dipendenti, uccisi dal mesotelioma pleurico (causato dalla fibre di amianto), malattia di chi ha lavorato a stretto contatto con le fibre di asbesto e che ha un periodo di latenza particolarmente alto (da 15 a 40 anni). I venti decessi si sarebbero verificati tutti negli ultimi cinque anni.

De Benedetti è stato il numero 1 della Olivetti fra il 1978 e il 1996, mentre l'ex ministro Passera è stato amministratore delegato per quattro anni (1992-1996). "La realizzazione delle strutture oggetto di indagine precede di diversi anni l'inizio della sua gestione alla Olivetti che ha sempre prestato attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, con misure adeguate alle normative e alla conoscenze scientifiche dell'epoca" la nota emanata dal portavoce di De Benedetti.
"Tutto era cominciato - ricostruisce La Stampa - dopo una denuncia presentata 6 anni fa dai famigliari di una ex dipendente dell'azienda. La donna aveva lavorato nello stabilimento di San Bernardo, a Ivrea, dal 1965 al 1980: morì il 27 dicembre del 2007 a causa di un mesotelioma pleurico maligno. Le perizie avevano dimostrato che quella dipendente si era ammalata per aver inalato talco contaminato con amianto......

19 settembre 2013

DAL SECOLO XIX ...... SAVONA,ECCO LA RELAZIONE DEI CONSULENTI DELLA PROCURA. TROPPI MORTI ,INCHIESTA PER DISASTRO AMBIENTALE.



 

Le prime due immagini sono  tratte dalla prima pagina de IL SECOLO XIX di oggi 19 settembre 
la terza è tratta da pagina  da pagina 16 . Ulteriori  interessanti articoli  nell' immagine sottostante relativa   alle pagine 6 e 7 .

Ve ne consigliamo la lettura direttamente  sul quotidiano cartaceo de  Il Secolo XIX  in edicola oggi.
Pubblichiamo inoltre  uno stralcio dell'articolo  on line

Tratto da Il Secolo XIX.it 


La centrale Tirreno Power di Vado Ligure
Savona - Le emissioni della centrale della Tirreno Power di Vado Ligure avrebbero provocato un aumento della mortalità di cancro nel savonese di mille unità rispetto ai parametri scientifici presi a riferimento.
Lo hanno evidenziato gli esami epidemiologici effettuati dai consulenti della procura nell’ambito dell’inchiesta avviata dal procuratore Francantonio Granero e dal sostituto Chiara Maria Paolucci per verificare le conseguenze sulla salute pubbliche delle polveri che fuoriescono dalle ciminiere bianche e rosse della centrale a carbone.
Un aspetto, questo, ritenuto assolutamente certo dal pool di esperti nominati dalla procura per far luce sulla vicenda e in grado di indirizzare prepotentemente il lavoro dei magistrati verso l’ipotesi del disastro ambientale.  
Nel fascicolo attualmente ancora a carico di ignoti è compreso anche l’omicidio colposo, nonostante questa accusa sembri ancora complicata da dimostrare.
Se i consulenti della procura sono infatti sicuri di poter sostenere la responsabilità dell’impianto a carbone vadese nell’aumento della mortalità per cause tumorali, altrettanto difficile per gli inquirenti appare abbinare il nome di una vittima ad un caso specifico.
 In sostanza la procura sottolinea come le emissioni inquinanti abbiamo contribuito ad aumentare la mortalità, ma senza essere ancora in grado individuare un caso specifico di decesso per tumore, la cui insorgenza possa essere attribuita con certezza solo alle emissioni e non anche ad altre cause (familiarità, fumo eccetera).
 Su Il Secolo XIX.it l'articolo integrale
Sul Secolo XIX, due pagine dedicate alla vicenda: leggile nell’edicola digitale

10 aprile 2013

DAL SECOLO XIX : CENTRALE, PERIZIA CHOC IN PROCURA

  1)Tratto da Il Secolo XIX del 10 aprile
  Centrale, perizia choc in Procura

 

Savona - Le emissioni delle ciminiere della Tirreno Power di Vado Ligure sarebbero alla base di molti casi di cancro nella popolazione vadese e zona limitrofe alla centrale.
 Ma soprattutto ci sarebbe nesso di causalità tra l’inquinamento e i decessi per malattie cancerogene da inquinamento.

È l’inquietante (usando un eufemismo) conclusione a cui sono arrivati i periti incaricati dalla procura per accertare eventuali responsabilità dell’azienda nell’incremento di malattia nell’ambito di un’inchiesta condotta contro ignoti dal procuratore Francantonio Granero e dal sostituto Chiara Maria Paolucci. 

Se la conferma dell’inquinamento delle aree circostanti la Tirreno Power era arrivata già l’anno scorso dall’esame dei licheni, ieri mattina il pool di esperti ha illustrato ai due pm le conclusioni a cui sono arrivati. E il lavoro a questo punto sarebbe ancora più delicato ed approfondito.

Ma già il passo avanti presentato ieri rappresenta un autentico particolare in grado di far deflagare le polemiche e le contestazioni degli ecologisti.....
L’ipotesi investigativa, in caso di nesso di causalità tra inquinamento e morti, diverrebbe l’omicidio colposo. 
Ma di fronte alla delicatezza della vicenda anche la procura vuole procedere con i piedi di piombo, senza creare eventuali inutili allarmismi.

A luglio scorso, infatti i consulenti avevano presentato un quadro già abbastanza preoccupante sullo stato dell'inquinamento della aree limitrofe la Tirreno Power di Vado, ma anche l’Italiana Coke di Bragno dopo uno studio sui licheni.

Il primo verdetto era stato preciso: c’è stata sofferenza in prossimità dei due insediamenti produttivi, ma per i dati precisi avevano dato appuntamento all’inizio dell’autunno scorso.
Una scadenza che non sarebbe stata rispettata, benché ai magistrati inquirenti fosse stata ventilata la concretezza dell’ipotesi più grave. 
 Un lavoro, delicato, complicato e soprattutto capillare svolto sul territorio che solo in queste settimane ha assunto i contorni definitivi illustrati ieri mattina al procuratore Granero e al sostituto Paolucci.
A questo punto non resta che attendere gli ulteriori sviluppi provenienti dai consulenti e gli eventuali passi adottati dalla procura di fronte alle conclusioni scioccanti della perizia.......


  __________________________

2)Tratto da Il Secolo XIX dell'11 aprile


Tirreno Power: «Asl e Arpal si voltavano dall’altra parte».

Savona - Erano partiti con un’accusa di “getto pericoloso di cose”, una via suggerita dagli avvocati per presentare una denuncia concreta, anche se contro ignoti e per un reato di secondo piano, e chiedere comunque l’apertura di un’inchiesta della magistratura. Ora l’ultimo risvolto, che fa trasparire addirittura l’ipotesi del reato di omicidio colposo, potrebbe rimettere in discussione anche i ricorsi dei Comuni...

 Ma le indiscrezioni sulla perizia presentata alla Procura pubblicate ieri da Il Secolo XIX hanno messo in allarme i territori di Vado, Quiliano e Savona, quelli su cui incidono maggiormente le attività degli impianti di Tirreno Power.

Riuniti sotto la “Rete Savonese Fermiamo il carbone”, dopo le anticipazioni sull’ipotesi di un nesso di causalità tra l’inquinamento e i decessi
per cancro, rilanciano e puntano il dito su chi avrebbe dovuto occuparsi dei controlli .....

«Meno male che c’è la magistratura che ha disposto le perizie – commentano i rappresentanti dei comitati -, ma a questo punto ci domandiamo dov’era chi per dovere istituzionale avrebbe dovuto approfondire la situazione ambientale e sanitaria? E qui facciamo precisi riferimenti. Dov’erano l’Asl e gli assessorati regionali alla sanità e all’ambiente? E l’Arpal? Dov’era il Ministero della Salute? Dove erano gli amministratori a tutti i livelli, specialmente quelli che per istituto hanno il compito di tutelare la salute? Dov’erano e dove guardavano la Regione Liguria e la Provincia di Savona con i loro costosi assessorati e con le loro costose strutture?

D’altra parte anche l’Ordine dei Medici di Savona, con il suo Presidente  Dottor Ugo Trucco, aveva lanciato l’allarme sui dati di morbilità e mortalità superiori alla media regionale e nazionale, puntando il suo j’accuse contro la centrale definendo il funzionamento dei gruppi a carbone 3 e 4: «Una minaccia reale e consistente per la salute».
__________________

3)Tratto da  "Il Secolo XIX"cartaceo dell' 11 aprile

NESSUN ALLARMISMO DUNQUE ,
MA INFORMAZIONE.......

A pag 18  di oggi 11 aprile  su "Il SECOLO XIX ",
a firma  C. Cav   a destra sul fondo  leggiamo....

Come abbiamo scritto ieri ,i periti incaricati dalla Procura hanno presentato ai Pm le conclusioni del dossier  che hanno elaborato  nei termini esatti in cui l'abbiamo scritto,sostenendo un nesso causale tra inquinamento e morti da tumore.
Documento che contiene anche lo studio sui licheni di cui avevamo precedentemente dato notizia....
I periti depositeranno giuridicamente il dossier nei prossimi giorni,ma il contenuto è stato illuatrato ai Pm titolari dell' inchiesta martedì.

La notizia quindi è vera.
 NESSUN ALLARMISMO DUNQUE ,
MA INFORMAZIONE.
SARANNO I GIUDICI A VALUTARE 
L' ATTENDIBILITA' DELLA PERIZIA. 
 ___________ 

 4)Immagine tratta da "Il Fatto Quotidiano" di oggi 11 aprile in prima pagina


L'articolo di Mario Molinari e Ferruccio Sansa 
a pag 11: 

LA CENTRALE,I FUMI E IL DOSSIER-TUMORI.

Vado Ligure,i Periti e la Tirreno Power:
"Nesso tra inquinamento e morti per cancro."

Il Pdf su Uomini Liberi
___________________


Comunicato Rete Savonese Fermiamo il carbone
del 10 aprile
 
 
Prendiamo atto di quanto riportato oggi da Il Secolo XIX “Le emissioni delle ciminiere della Tirreno Power di Vado Ligure sarebbero alla base di molti casi di cancro nella popolazione vadese e zone limitrofe alla centrale.
 Ma soprattutto ci sarebbe nesso di causalità tra l’inquinamento e i decessi per malattie cancerogene da inquinamento. ”  

Meno male che c’è la Magistratura che ha disposto le perizie ma a questo punto ci domandiamo dove era chi per dovere istituzionale avrebbe dovuto approfondire la situazione ambientale e sanitaria?


E qui facciamo precisi riferimenti:
Dove era la ASL e l’assessorato regionale alla sanità e all’ambiente? E l’Arpal?
Dove era il Ministero della Salute?
Dove erano gli amministratori a tutti i livelli, specialmente quelli che per istituto hanno il compito di tutelare la salute?
Dove era e dove guardavano la Regione
Liguria e la Provincia di Savona con i loro costosi assessorati e con le loro costose strutture?

 
E non ci vengano a dire la solita storia, che non sapevano, che non potevano.....
 


Non potevano non sapere quello che un Ente super partes come l’Ordine dei Medici aveva ufficialmente dichiarato: “nelle aree interessate dalle  ricadute delle emissioni della centrale si osservano elevati tassi  standardizzati di mortalità, rispetto alla media regionale e nazionale sia per tutte le cause, che per malattie neoplastiche, cardio e cerebrovascolari” e ancora a  proposito di quei gruppi a carbone 3 e 4 parlavano di “minaccia reale e consistente per  la salute e per la vita dei cittadini della provincia di Savona”.

Qui é necessario scandire bene le parole: i Medici parlavano di minaccia  REALE e CONSISTENTE non solo per la SALUTE  ma per LA VITA dei cittadini.


Non potevano non sapere quanto loro comunicato con una valanga di documenti, perizie, lettere e diffide dai nostri comitati.
  

"Qualcuno avrà anche il coraggio di affermare che con la concessione dell’AIA comunque si ridurranno le emissioni. 

Noi diciamo basta: bisogna finalmente  che i cittadini sappiano che questa autorizzazione permetterà a quei vecchi gruppi a carbone 3 e 4 di funzionare ancora per molti  anni e con che limiti!
 

per il biossido di zolfo una concentrazione per So2 per  oltre  17 volte rispetto al limite minimo MTD e oltre 1,7 volte rispetto al limite massimo MTD (migliori tecniche disponibile previste dalla normativa).
 

per il monossido di carbonio una concentrazione di oltre 8 volte rispetto al limite minimo MTD e di 5 volte rispetto al limite massimo MTD
 

Ma addirittura il futuro gruppo cosiddetto nuovo entrerebbe in esercizio  con un valore di CO quattro volte rispetto al limite minimo MTD e oltre il  doppio rispetto al limite massimo."
 

 La Rete Savonese Fermiamo il carbone ha presentato ricorsi amministrativi ed ha pronto un voluminoso esposto che nei prossimi giorni  sarà presentato alla Procura.
 

05 febbraio 2013

Cerano centrale a carbone: o il lavoro o la vita......

Cerano: o il lavoro o la vita 

Maria Luisa Mastrogiovanni

Il nastro dal porto di Brindisi fa arrivare fino a Cerano 8 milioni di tonnellate di carbone l'anno, con cui la centrale termoelettrica a carbone tra le più grandi d'Europa e seconda in Italia dopo Civitavecchia fornisce il 5% dell'energia nazionale.

Imbrattati da Cerano
Lungo tutto il tragitto le case e i campi e le persone vengono "imbrattate".
E' questo il reato, "imbrattamento di cose", ipotizzato dalla Procura di Brindisi nei confronti di 15 imputati, 13 dirigenti dell'Enel, proprietaria di Cerano, e due imprenditori brindisini incaricati della pulizia e della gestione del carbonile.
Mentre per altri quattro dirigenti di Cerano, in un altro procedimento, è stato ipotizzato quello di omicidio colposo per la morte di tumore di tre persone: tumori riconducibili al carbone.
"Per fortuna", dicevano i contadini che ho incontrato sui campi contaminati dal carbone, "qui soffia forte la tramontana e la polvere maledetta viene soffiata a sud".

Adesso gli abitanti dei quartieri Perrino e S. Paolo vogliono contarsi: vogliono andare casa per casa e fare il censimento del dolore, capire quante persone per ogni famiglia sono morte per
tumore.
E con questi numeri chiedere giustizia, per aver scelto il lavoro, non sapendo, che 21 anni fa, quando entrò in funzione Cerano stavano scegliendo tra il lavoro e la vita.

L'Enel imputata 

 I 15 imputati, nei confronti dei quali il processo si è aperto, al Tribunale di Brindisi, lo scorso 12 dicembre, rispondono oltre che di associazione per delinquere, anche di concorso continuato in getto di cose pericolose e danneggiamento, con le relative aggravanti. E' questo paradossalmente l'unico modo per la Procura di incardinare un reato ambientale altrimenti non previsto nell'ordinamento italiano. Avrebbero, secondo i pm Giuseppe De Nozza e Myriam Iacoviello, omesso di adottare (o di segnalarne la necessità) misure idonee ad impedire le ripetuta diffusione delle polveri di carbone oltre il perimetro della centrale e lungo l'asse su cui scorre il nastro che trasporta il minerale. Avrebbero, ad esempio, potuto segnalare il bisogno di coprire il carbonile, di chiudere il nastro e le torri di scarico e di ripresa, di pulire il nastro e le aree di passaggio del carbone. Ma non l'hanno fatto.

E, dicono i pm, non lo hanno fatto consapevolmente: ecco l'imputazione di associazione per delinquere. I 15 imputati sarebbero cioè stati a conoscenza dei limiti presenti nel controllo della sicurezza ambientale del carbonile, dove sono stoccate milioni di tonnellate di carbone su un'area di 125mila metri quadrati, capiente per 750mila tonnellate. Ed avrebbero anche saputo che il nastro non era a tenuta stagna, che il carbone sarebbe potuto uscire fuori dal "percorso" ed anche che non era della migliore qualità. 
Ma non avrebbero preso provvedimenti per evitare che tutto ciò accadesse.
Lo proverebbero le indagini condotte dalla Digos negli hard disk dei computer dei dirigenti, che hanno costituito il fulcro dell'inchiesta. Perché da quelle analisi sarebbero emerse le tracce di una comunicazione interna, riservata, tra i vertici dell'azienda, in cui venivano evidenziate proprio le "mancanze" dal punto di vista della sicurezza.

L'effetto si sarebbe manifestato sull'attività di ben 23 aziende agricole e 33 persone, danneggiate da una condotta colpevolmente superficiale. I loro nomi sono contenuti nell'avviso di conclusione indagini recapitato ai diretti interessati. Ma i danni di tale mancata messa in sicurezza sono dell'intero territorio, e non solo brindisino, ma a sud, fino al Capo di Leuca.

 
 Malformazioni sui feti 
La ricerca dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Lecce, dal titolo Congenital anomalies among live births in a polluted area. A ten-year retrospective study, pubblicato sulla rivista scientifica BMC Pregnancy and Childbirth ha analizzato le malattie congenite dei bambini nati a Brindisi negli ultimi 10 anni, cioè dal 2001 al 2010. ....
La ricerca collega con un rapporto di causa-effetto le malattie congenite con l'inquinamento ambientale: biossido di azoto, biossido di zolfo, monossido di carbonio, l'ozono, il particolato, metalli pesanti e composti organici, in particolare diossine e furani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa). Sostanze già rilevate dall'Arpa (Agenzia regionale per l'ambiente) nel terreno e nella falda di Brindisi fin dal 2005 e analizzate da "Medicina democratica" (Associazione di medici per l'ambiente) nel "Dossier inquinamento" del 2007, nel cui si metteva in relazione diretta l'emissione dei fumi di Cerano con l'inquinamento ambientale.

Ecco quali e quanti veleni nell'aria, nell'acqua, nel terreno 

 Quelle rilevazioni (confluite nell'INES, Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti, ed EPER, European Pollutant Emission Register, registri integrati nati nell'ambito della direttiva 96/61/CE, meglio nota come direttiva IPPC, Integrated Pollution Prevention and Control, a cura di Arpa, )registrarono sforamenti degli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) del 1.212% rispetto alla soglia, del 15.242% di anidride carbonica. O ancora, nell'acqua, sforamenti del 2.588 di arsenico, 200% di cadmio, 170% di mercurio, 503% di nichel.
Sono solo alcuni dati indicativi della pesante contaminazione ambientale che portò il sindaco di Brindisi a emettere l'ordinanza con cui il 30 giugno del 2006 bloccò le coltivazioni sui terreni intorno alla centrale dell'Enel, per una fascia larga 250 metri e lunga 7 km, attorno al nastro trasportatore del carbone. ............

Oggi nel processo che si sta celebrando a Brindisi sono state oltre 90 le richieste di costituzione di parte civile accolte dal giudice monocratico Francesco Cacucci.  

Cittadini, agricoltori, associazioni ambientaliste ed enti locali.

Le nuove indagini: il ‘mare nero'
Ora c'è un nuovo elemento d'allarme. Perché le piogge copiose di metà gennaio hanno determinato l'allagamento del nastro trasportatore su cui viaggia il carbone. E l'azione di svuotamento del nastro avviata da Enel per mezzo di pompe idrovore, potrebbe essere stata eseguita senza le dovute precauzioni, ed anzi potrebbe aver provocato un ulteriore danno per l'ambiente......Acqua contaminata, secondo Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa, dal carbone presente su quel nastro e poi finita in mare. L'esposto di un agricoltore, già parte civile nel processo in corso, ha dato il via alle indagini coordinate dalla pm Iolanda Chimienti che ipotizza il reato di sversamento illecito di acque contaminate. Se ne occupano anche i carabinieri del Noe coordinati dal capitano Nicola Candido.
Ed ad allarme si aggiunge allarme: perché l'Arpa, dopo l'esposto e l'accaduto, ha disposto il blocco dello svuotamento del nastro. Ma la centrale, a nastro fermo, può contare su appena dieci giorni di autonomia quindi la prefettura ha autorizzato il trasporto del carbone su gomma. Cioè camion, con il conseguente e inevitabile aumento di emissioni di fumi nell'aria già compromessa.

Leggi l'articolo integrale

13 aprile 2012

Brindisi :angiosarcoma epatico in un operaio del Petrolchimico. Un esposto apre le indagini.

Tratto da Noalcarbone

11 aprile 2012


La prima morte per angiosarcoma epatico in un operaio del Petrolchimico. Un esposto apre le indagini.

"Inchiesta affidata al PM De Nozza, il quale dovrà accertare se quella morte si poteva scongiurare oppure no.  Se i vertici dell'azienda conoscevano la pericolosità delle sostanze con le quali  lavorava la comunità operaia e il povero Vincenzo Di Totaro, e se quindi hanno messo in atto tutte le cautele necessarie a difendere i lavoratori e il bene prezioso della loro salute. È la domanda fra le righe dell'esposto a firma del dottor Maurizio Portaluri che ha dato il via all'inchiesta."


 
Muore un operaio del Petrolchimico. Aperta un'inchiesta a Brindisi.
di SONIA GIOIA   

Riportiamo uno stralcio
Quella diagnosi dà un colore alla morte di Vincenzo Di Totaro, bianco, colore dell’innocenza di chi muore di lavoro. L’angiosarcoma, una rarissima forma di tumore che colpisce il fegato, è l’unica forma di cancro per la quale la comunità scientifica mondiale riconosce una e una sola causa: l’esposizione professionale a Cvm e Pvc, cloruro di vinile monomero e polivinilcloruro, sostanze con le quali Di Totaro, aveva lavorato per almeno 14 dei 31 lunghi anni trascorsi in divisa da operaio. Non a caso contestualmente alla firma del referto da parte dei medici del Perrino, la procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta, per lesioni colpose gravi, almeno fino a ieri. La scomparsa dell’operaio cambia di segno la natura stessa degli accertamenti affidati al pubblico ministero Giuseppe De Nozza, oggi si indaga per omicidio colposo. Inchiesta contro ignoti, al momento, almeno fino a quando il magistrato inquirente non riuscirà a rispondere al quesito: se quella morte si poteva scongiurare, oppure no.

Se i vertici dell’azienda conoscevano la pericolosità delle sostanze con le quali lavorava la comunità operaia e Vincenzo Di Totaro, e se quindi hanno messo in atto tutte le cautele necessarie a difendere la sicurezza dei lavoratori stessi, e il bene prezioso della loro salute. E’ la domanda fra le righe dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta, a firma di Maurizio Portaluri, dirigente medico della Asl di Brindisi, di Medicina democratica.
Vincenzo Di Totaro aveva militato in fabbrica e in piazza, sotto le insegne del Comitato vittime del Petrolchimico. Generoso cavaliere del lavoro in lotta non per se stesso, ma per i compagni di ventura che aveva visto ammalarsi e morire come militari al fronte. In loro nome aveva presidiato i cancelli del Petrolchimico, marciato nelle manifestazioni per le strade del capoluogo, e protestato contro l’archiviazione del processo fuori dall’aula di tribunale dove si è celebrata una camera di consiglio lunga tre anni, a partire dalla richiesta di archiviazione.
 
In quel processo mai celebrato, ancora una volta, non aveva chiesto nulla per se stesso.......