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20 giugno 2021

Danni neurotossici causati da piombo e arsenico nei bambini di Taranto

Tratto da  Pacelink 

Nuovo studio italiano pubblicato sullo Scientific Report di Nature

Danni neurotossici causati da piombo e arsenico nei bambini di Taranto

Disturbi da deficit di attenzione, autismo e iperattività, sarebbero riscontrati in numero maggiore, nei quartieri più vicini al siderurgico: Tamburi e Paolo VI. Siamo stanchi di prestare le nostre vite e quelle dei nostri figli, come se fossimo cavie da laboratorio.
19 giugno 2021
Giustizia per Taranto

Dopo lo studio scientifico sul quoziente intellettivo più basso dei bambini che vivono a ridosso del siderurgico (studio condotto dall'istituto Superiore della Sanità del 2017), ecco appena arrivata l'ennesima prova scientifica dell'ulteriore danno che gli inquinanti producono sugli abitanti di Taranto, in particolar modo nei bambini.

Nel nuovo studio italiano pubblicato sullo Scientific Report di Nature, é stata analizzata l'interazione tra l'arsenico (trovato nelle urine) e il piombo (trovato nel sangue): la sinergia tra questi due inquinanti, produce maggiori disturbi del comportamento, autismo, ansia e depressione.

Sono stati analizzati circa 300 bambini con un'età compresa tra i 6 e gli 11 anni che vivono a ridosso del siderurgico.Mappa di Taranto, con il polo industriale e i tre quartieri più vicini: Tamburi, Paolo VI e Borgo

Disturbi da deficit di attenzione, autismo e iperattività, sarebbero riscontrati in numero maggiore, nei quartieri più vicini al siderurgico: Tamburi e Paolo VI.

Certo, non avevamo bisogno di ulteriori evidenze scientifiche. Ma tutto questo è davvero inaccettabile!

Siamo stanchi di prestare le nostre vite e quelle dei nostri figli, come se fossimo cavie da laboratorio. Ben vengano gli studi scientifici ma solo se si ha poi il coraggio di mettere in campo le giuste decisioni politiche, urgenti e non più rinviabili!

La fabbrica va fermata. Non si può davvero aspettare un giorno di più e senza ulteriori esperimenti scientifici con forni elettrici o impianti a gas.
Si fermi questa mattanza, sia ripristinato, anche a Taranto, lo stato di diritto che esiste in qualunque paese civile.

24 marzo 2019

Bimbi sotto la lente per i danni da inquinamento

Tratto da Brescia Oggi 

Danni dell’inquinamento, bimbi sotto la lente


Bambini più irrequieti e con difficoltà di apprendimento. Sono gli effetti ancora poco esplorati dell’inquinamento. Per stabilire un nesso scientifico tra i fumi di acciaieria e i disturbi cognitivi dell’infanzia sta per partire il secondo step della ricerca promossa dall’Università di Brescia sull’«impatto sullo sviluppo neurologico dell’esposizione ambientale ai metalli nelle aree di Brescia e Taranto». L’indagine si «concentrerà» sulla popolazione infantile di Bagnolo. E procederà in modo parallelo con quella sulla città pugliese. Questo perchè Brescia e Taranto rappresentano aree rilevanti a livello europeo per la presenza di attività industriali. Arsenico, cadmio, manganese, mercurio e piombo possono essere dannosi per la salute delle popolazioni esposte, oltre che per l'ambiente. 
GLI STUDI CONDOTTI negli ultimi anni hanno dimostrato la possibilità che si presentino effetti sulla salute non solo nei soggetti esposti per motivi lavorativi, ma anche nella popolazione, in seguito all'esposizione prolungata di tali sostanze a basse dosi. E che sarebbero esposti al rischio anche i bimbi in gestazione e i neonati.
 «Le sostanze chimiche contenute nei fumi e negli scarichi delle industrie possono entrare nel nostro organismo attraverso l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e i cibi che mangiamo già da quando siamo nella pancia della mamma - 
conferma il coordinatore della ricerca, professor Roberto Lucchini, docente di Medicina del Lavoro all’Università di Brescia, ma dal 2012 operativo anche a New York, alla Mount Sinai School of Medicine -. Alcune di queste sostanze, come ad esempio i metalli chiamati “neurotossici“, possono causare danni soprattutto alle parti del corpo che si stanno sviluppando, e il cervello è uno degli organi più delicati e sensibili al loro effetto negativo. Non è ancora chiaro come questi metalli neurotossici modificano il funzionamento del cervello, ma sappiamo che, quando entrano nel nostro organismo in dosi eccessive, possono raggiungere e danneggiare le cellule nervose». Parte quindi da Bagnolo la «fase 2» della ricerca. Giovedì sera a Palazzo Bertazzoli, alle ore 20.30, durante l’incontro rivolto alle famiglie e agli insegnanti dei bambini della scuola elementare, si cercherà di «reclutare» nuovi volontari disposti a partecipare allo studio. In particolare, bambini dai 6 agli 11 anni, «perchè si trovano nell’età dello sviluppo e sono più sensibili agli effetti neurotossici dell’esposizione ai metalli, anche a basse dosi», spiega Lucchini. Perchè proprio a Bagnolo? «Perchè fino al 2014 le emissioni industriali di metalli erano ancora attive, dunque questa zona è risultata interessante per uno studio approfondito sull’esposizione e sui possibili effetti precoci sulla salute - aggiunge il coordinatore della ricerca -.
 Grazie alle precedenti ricerche, sono state raccolte molte informazioni utili». La partecipazione alla campagna di studio ha una duplice valenza: contribuire a tutelare la salute e l’ambiente in cui viviamo, ma anche la possibilità di avere uno screening gratuito dello stato di salute dei propri figli. La ricerca punta a calcolare gli effetti che l’inquinamento ha sul cervello, sul pensiero e sui comportamenti dei ragazzi. Sotto la lente i 5 metalli neurotossici, «che possono provocare difficoltà quando il bambino deve stare attento o concentrato, possono rallentare i suoi movimenti o le sue capacità quando deve risolvere dei problemi complicati, possono danneggiare la sua capacità di distinguere gli odori - spiega Lucchini -. La maggior parte delle volte gli effetti non rendono i bambini “ammalati“; qualche volta invece i danni possono essere evidenti: conoscerli e meglio e sapere qual è la loro causa può aiutare a trovare le cure più adatte».
 I BAMBINI VERRANNO sottoposti in aula a test che assomigliano a giochi per analizzare la capacità a riconoscere gli odori e la velocità di movimento delle dita. Per cercare i metalli neurotossici nell’organismo saranno necessari un prelievo di sangue, la raccolta dell’urina, un piccolo frammento di unghia, una piccolissima ciocca di capelli e un po’ di saliva. In questa fase il bambino sarà sempre accompagnato da un genitore. Alla mamma verrà poi chiesto di compilare un questionario riguardante lo stile di vita del bambino e il comportamento nel suo ambiente quotidiano, mentre all’insegnante «prevalente», quello cioè con il maggior numero di ore di lezione in aula, verranno chieste informazioni sul comportamento nel contesto scolastico. Verranno quindi misurate le polveri depositate e sospese nell’aria, nel suolo e nell’acqua, prelevate a casa e a scuola. Infine, verrà posizionato un piccolo strumento che «respirerà» per 24 ore le polveri aerodisperse sulla bretella dello zainetto del bambino. •
Leggi tutto qui 

03 settembre 2018

Università di Cambridge:Esperti avvertono dei rischi cardiovascolari dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

Tratto da Notizie scientifiche.it

Esperti avvertono dei rischi cardiovascolari dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

Anche basse dosi di sostanze chimiche tossiche nell’ambiente rappresentano un rischio significativo per la salute cardiovascolare, secondo un rapporto dell’edizione di oggi del BMJ, condotto da ricercatori dell’Università di Cambridge.
Negli ultimi decenni, le esposizioni a metalli tossici ambientali come l’arsenico, il rame, il piombo, il cadmio e il mercurio sono diventati una preoccupazione mondiale per la salute pubblica. Anche se spesso presenti in natura, questi contaminanti sono penetrati nelle riserve d’acqua e, attraverso l’irrigazione, nella catena alimentare. Ad esempio, in Bangladesh, sono stati introdotti pozzi profondi nel Delta del Gange per attingere acqua pulita da agenti patogeni batterici e virali, ma ciò ha inavvertitamente portato all’esposizione a metalli tossici.
La preoccupazione si è spesso concentrata sulla tossicità o sulle proprietà cancerogene dei metalli, in particolare a dosi elevate. Tuttavia, vi sono prove crescenti che suggeriscono che i metalli pesanti possono avere altri effetti avversi sulla salute – comprese le malattie cardiovascolari come malattie cardiache e ictus – anche a livelli più bassi di esposizione, che potrebbero essere prevalenti in molte parti del mondo, tra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti.
Per interpretare le prove disponibili, un team guidato da ricercatori del Dipartimento di salute pubblica e cure primarie di Cambridge ha effettuato una revisione sistematica e una meta-analisi di studi pubblicati su 350.000 partecipanti unici provenienti da 37 paesi.
I risultati dello studio hanno dimostrato che l’esposizione all’arsenico, al piombo, al cadmio e al rame – ma non al mercurio – era associata ad un aumentato rischio di malattia coronarica e malattie cardiovascolari.
“Dalla nostra analisi emerge chiaramente che esiste un possibile collegamento tra l’esposizione a metalli pesanti o metalloidi e il rischio di patologie cardiache, anche a basse dosi – e maggiore è l’esposizione, maggiore è il rischio”, afferma il dott. Rajiv Chowdhury, primo autore dello studio. “Anche se le persone non dovrebbero essere eccessivamente preoccupate per qualsiasi rischio immediato per la salute, dovrebbero inviare un messaggio ai responsabili delle politiche affinché si agisca per ridurre l’esposizione delle persone”.
In tutto il mondo, quelli con la maggiore esposizione di arsenico, piombo, cadmio e rame avevano all’incirca il 30% -80% in più di probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto a quelli a più bassa esposizione.
La relazione è importante, affermano i ricercatori, perché sottolinea la necessità di affrontare questo problema ambientale e di salute pubblica, che colpisce in modo sproporzionato le persone nei paesi a reddito medio-basso, sebbene possa ancora influenzare quelli nei paesi a più alto reddito. Gli interventi non devono essere costosi, sottolineano; ad esempio, tecnologie economiche e scalabili (ad es. filtri per l’acqua rispettosi dell’ambiente) o interventi comportamentali (ad es. pratiche di risciacquo di riso e verdure prima della cottura) sono attualmente testate per ridurre le esposizioni a livello domestico.
Inoltre, in una lettera pubblicata alla fine di giugno, il dott. Chowdhury e colleghi hanno espresso il loro disappunto per il fatto che il precedente rapporto dell’OMS della Commissione indipendente ad alto livello sulle malattie non trasmissibili pubblicato a giugno non includeva l’esposizione ai metalli pesanti come contributo chiave fattore. Su The Lancet gli autori hanno dichiarato: “Sfortunatamente, questo rapporto di importanza globale ha avuto un’omissione importante: riconoscere il ruolo dannoso dei fattori di rischio ambientale, oltre i fattori comportamentali convenzionali (consumo di tabacco e alcol, inattività fisica e alimentazione non sana), in accrescere l’onere globale della NCD e la disuguaglianza di salute “.
Il dott. Chowdhury e colleghi hanno recentemente ricevuto 8,1 milioni di sterline dal fondo di ricerca sulle sfide globali del Consiglio di ricerca del Regno Unito per istituire un programma a lungo termine (denominato CAPABLE) per indagare ulteriormente sui fattori ambientali delle malattie cardiovascolari e per aiutare a informare le strategie preventive.
Il testo di questo articolo è stato tradotto in italiano dal testo pubblicato qui sotto licenza Creative Commons — Attribution 4.0 International — CC BY 4.0 ed è dunque disponibile secondo la stessa licenza.

Fonti e approfondimenti

24 marzo 2014

Legambiente:l'Italia primeggia in Europa per le emissioni di arsenico, cadmio,mercurio nell’acqua”.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

“Italia prima in Europa per emissioni di arsenico, cadmio, mercurio nell’acqua”


I dati emergono dall'ultimo dossier di Legambiente in materia di sostanze immesse in laghi, fiumi, mari e falde dagli impianti industriali. 

È ancora forte in Italia l’impatto dell’attività industriale sullo stato di salute delle acque. Lo rivela l’ultimo dossier di Legambiente, pubblicato proprio in occasione della Giornata mondiale dell’acqua appena trascorsa (22 marzo), che mette in evidenza come il Belpaese superi le nazioni europee più industrializzate nell’emissione di metalli pesanti, in particolare di mercurio, nichel, cadmio e arsenico, direttamente nei corsi d’acqua. Anche per quanto riguarda le emissioni di cianuro è in testa alla classifica; arriva seconda, invece, subito dopo la Germania, per i cloruri. I dati (risalenti al 2011) sono stati estrapolati dal registro European pollutant release and transfer register”, un registro delle emissioni inquinanti prodotte dalle varie industrie europee, in cui sono gli impianti stessi a comunicare, annualmente, la quantità di sostanze immesse direttamente nell’ambiente e, in questo caso, nelle acque. Una analisi parziale, dunque, che non tiene conto dei vari fenomeni di illegalità totale, ma che rende comunque chiaro come in l’Italia gli scarti di lavorazione delle attività industriali continuino, in buona parte, a finire inesorabilmente nelle nostre acque, alterandone quindi le caratteristiche chimiche.
Legambiente, di tutta la mole di informazioni contenti nel registro, ha preso in considerazione solo i dati relativi alle principali sostanze “pericolose prioritarie”. Ebbene, nel 2011, in Italia sono state emesse oltre 140 tonnellate di metalli pesanti direttamente nelle acque, di cui 51 tonnellate di zinco, 31 tonnellate di nickel, 31 tonnellate di cromo, 12,7 tonnellate di piombo, 9 tonnellate di rame, 4,85 tonnellate di arsenico, 1,84 tonnellate di cadmio e 258 chilogrammi di mercurio.

Per quanto riguarda le sostanze inorganiche, in particolare cloruri fluoruri e cianuri, si arriva a quasi 2,8 milioni di tonnellate, di cui quasi la metà derivanti da attività di tipo chimico. Ci sono poi le sostanze organiche, sempre nelle classe di quelle “pericolose prioritarie”, come l’antracene, il benzene, gliidrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e i nonilfenoli. Se per i primi non risultano emissioni in acqua da parte degli impianti industriali, per i nonilfenoli ammontano a 2,9 tonnellate, quantità corrispondente a circa il 60% dell’emissione europea totale, per gli Ipa a 1,25 tonnellate – pari al 39% della quantità totale a livello europeo – e per il benzene a 0,91 tonnellate. Confrontando singolarmente ciascuna emissione con quella degli altri paesi europei più industrializzati (Francia, Germania e Regno Unito), emerge come ben quattro metalli pesanti su otto siano emessi in quantitativi maggiori dall’Italia. Sono appunto: arsenico, cadmio, mercurio e nickel. Tutti metalli che, ad alcuni livelli, oltre a essere dannosi per l’ecosistema – perché ne alterano appunto le caratteristiche chimiche – sono estremamente tossici per l’uomo.
Ma come fanno a finire i metalli pesanti nelle acque? Sicuramente, gran parte della responsabilità va attribuita al tipo di impianto: le centrali elettriche a carbone, ad esempio, emettono, per loro natura, sostanze cancerogene per l’uomo in enorme quantità, come benzene, mercurio, cadmio e molto altro. Ma, secondo Legambiente, le cause sono da ricercarsi nella qualità degli impianti e negli scarsi controlli ambientali nel territorio. “Occorre migliorare in qualità e quantità l’impiantistica esistente specifica del trattamento delle acque industriali – si legge nel dossier – aumentare i controlli sul territorio e non permettere il mescolamento delle acque reflue industriali con quelle civili per evitare che le prime vadano a finire in impianti non idonei al trattamento specifico di inquinanti chimici”.
L’Italia, dunque, è ancora bel lontana dal recepire la direttiva 2000/60 del Parlamento europeo, che cerca di disciplinare e salvaguardare le acque. Una direttiva nata dopo i vari casi di grave inquinamento ambientale di zone, come laghi, falde, fiumi utilizzate negli anni ’80 come discariche naturali per rifiuti industriali e inseriti adesso nei siti di interesse nazionale da bonificare (con soldi pubblici). La direttiva europea chiedeva agli Stati membri che andassero verso una “graduale riduzione di scarichi, emissioni e perdite di sostanze prioritarie e l’arresto o la graduale eliminazione di scarichi, emissioni e perdite di sostanze pericolose prioritarie” e aggiungeva che “l’inquinamento chimico delle acque è una minaccia per l’ambiente acquatico, con effetti quali la tossicità acuta e cronica negli organismi acquatici, l’accumulo di inquinanti negli ecosistemi e la perdita di habitat e biodiversità, e rappresenta una minaccia anche per la salute umana”.........
Qui l'articolo integrale
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LeggiCom’è profondo il (livello di inquinamento) del Nostro mare Ligure

Scriveva Valeria Rossi nel 2010:
Mettetevi calmi ,leggete attentamente e poi traete le conclusioni che ritenete più opportune .Conclusioni che dovrebbero trarre prima di tutto coloro che da anni danno le autorizzazioni agli Scarichi alle "Ditte" e soprattutto gli " Enti preposti ai controlli " -

....Noi riportiamo ancora un solo diagramma, questo, che riguarda le IPA totali:


Lo riportiamo perché è particolarmente interessante quel numerino (53,7) in alto, accanto alla linea rossa: significa che, se questa linea fosse stata riprodotta interamente per il valore riportato, sarebbe occorso un foglio TRE VOLTE PIU’ GRANDE di quello previsto per il diagramma.
- Leggi il post integrale del 2010 qui

16 dicembre 2013

E meno male che è carbone pulito!!!!!!

 Due immagini tratte da Facebook del Medico Isde  Giovanni Ghirga

E meno male che è 
carbone pulito!!!!!!
 177 picogrammi di arsenico ogni metro cubo di fumi emessi durante la combustione del carbone.
Sono emessi oltre 7 milioni di metri cubi di fumi ogni ora,17 ore al giorno,circa 6500 ore l'anno:FATE UN CALCOLO DELLA QUANTITA' DI ARSENICO EMESSO NELL' AMBIENTE.

....ED INVECE NON CI PREOCCUPIAMO NEANCHE DELL' ARIA CHE RESPIRANO.


28 febbraio 2013

Cina: "I villaggi del cancro esistono".Ma sull'inquinamento è segreto di Stato

Tratto da La Repubblica

La Cina: "I villaggi del cancro esistono".Ma sull'inquinamento è segreto di Stato

Pechino rende pubblica una mappa dei luoghi dove l'inquinamento dovuto alla produzione industriale ha causato un'impennata delle vittime per tumore. Ma i dati sulla penetrazione di sostanze pericolose e metalli pesanti nel suolo sono coperti dai sigilli. Ogni anno a causa di neoplasie muoiono 2,7 milioni di cinesi 

UN'AMMISSIONE dolorosa. E un segreto almeno altrettanto pesante, come fosse per compensare. Per la prima volta il ministero
dell'ambiente cinese non solo ha ammesso l'esistenza dei cosiddetti "villaggi del cancro" ma ne ha anche diffuso la lista, i
ndividuando oltre 400 di questi luoghi, rispetto al centinaio finora localizzati dagli ambientalisti. Cosa sono i villaggi del cancro, di cui fino a oggi si ignorava (ufficialmente) l'esistenza? Sono località del paese dove il livello di inquinamento è tale che il numero delle persone colpite da tumore ha raggiunto livelli allarmanti. 

I "villaggi del cancro" vennero individuati la prima volta nel 2009 dal giornalista di inchiesta Deng Fei, della televisione di Hong Kong Phoenix Tv, che ne recensì un centinaio, cominciando così a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla correlazione tra inquinamento e malattie contratte dei residenti. Il ministero dell'ambiente ha ammesso che il problema è grave, sottolineando che "i prodotti chimici tossici sono all'origine di molte crisi ambientali, legate all'inquinamento dell'aria o dell'acqua". ... L'incidenza del cancro ha registrato un incremento dell'80% negli ultimi tre decenni, in coincidenza con la tumultuosa crescita economica del paese, tanto da diventare la principale causa di morte, stando a quanto dichiarato dal ministero della salute.  Oggi, sono 2,7 milioni i cinesi che muoiono ogni anno per tumore, stando a quanto riportato dallo stesso quotidiano il mese scorso, citando il rapporto annuale 2012 del cancer registry.

Inquinamento segreto.
Ma a questa ufficializzazione si aggiunge un segreto, anzi un segreto di Stato. Quello posto da Pechino  sui risultati dello studio concluso nel 2010 sull'inquinamento del suolo nel paese, ritenuto dagli scienziati più grave di quello di aria e acqua. A denunciarlo è un avvocato di pechino, Don Zhengwei, che ha chiesto di poter consultare i dati emersi dopo cinque anni di indagine, costata un miliardo di yuan (oltre 120 milioni di euro). Alla sua richiesta, il ministero dell'ambiente ha fatto sapere che ne saranno diffusi solo alcuni dettagli. Il resto è secretato. Ma secondo Zhengwei,  "La risposta del ministero è infondata, perché le norme sulla diffusione di informazioni governative consentono la pubblicazione dei cosiddetti segreti nazionali se questi sono di interesse pubblico.  

Il ministero dell'ambiente ha diffuso informazioni in tempo reale sull'inquinamento atmosferico anche se l'aria di Pechino non era così male il mese scorso. Al contrario, l'inquinamento del suolo è un segreto di stato. Questo vuol dire che la terra è molto più inquinata dell'aria?".  Stando ai dati ufficiali diffusi nel 2006 un decimo della terra coltivabile in Cina risultava inquinata. Stime indipendenti hanno però riferito di due quinti della terra avvelenati da arsenico e metalli pesanti.
(26 febbraio 2013)

23 gennaio 2012

RICORSO CODACONS: Arsenico nell'acqua, Tar condanna ministeri dell'Ambiente e della Salute

Tratto da "Il corriere della sera"

Arsenico nell'acqua, Tar condanna ministeri dell'Ambiente e della Salute


Acque contaminate ma potabili per gli adulti (Ansa)ROMA - I ministeri dell'Ambiente e della Salute sono stati condannati dal Tar del Lazio a risarcire con 100 euro ciascuno circa 2.000 utenti di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) che lamentano la presenza di arsenico nell'acqua. Lo annuncia il Codacons, che aveva presentato ricorso. E aggiunge: saranno decine di migliaia quelli che nel prossimo ricorso (che partirà tra poche settimane) chiederanno almeno 1.500 euro a testa.

DANNO ALLA SALUTE - La sentenza, si legge nella nota dell'associazione dei consumatori, «apre una strada di incredibile valore, affermando che fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute.Ora questa strada sarà percorsa anche per chiedere i danni da inquinamento dell'aria e da degrado sia a Napoli che a Roma e nelle altre grandi città in cui la vivibilità è fortemente pregiudicata dal degrado ambientale».



RISCHIO AVVELENAMENTO
Si tratta, spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, «di una vittoria importantissima perchè pone termine alla impunità di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. 
 Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli ministri dell'Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all'Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l'erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti», rileva Rienzi.

I RICHIAMI DALLA UE  
Nel novembre del 2010 già la Ue aveva chiuso i rubinetti a 128 Comuni Italiani: «niente deroga all’ innalzamento dei limiti chiesti dall’Italia sulla concentrazione di arsenico nelle acque a uso alimentare. Perchè in taluni casi possono provocare malattie, perfino l'insorgere del cancro». Poi successivamente , ad aprile 2011, da Bruxelles era partita l’inchiesta per accertate come mai, a 11 anni dal primo allarme, l’Italia si sia ritrovata in netto ritardo sulle misure da prendere a tutela della salute pubblica.

 Leggi  direttamente sul sito

Leggi anche  su" La Repubblica"

Sull’inquinamento battaglia legale

di Antonio Cianciullo

Molti proclami e molte deroghe, poca tecnologia e poche azioni assennate.  E’ la forbice che, allargandosi, sta inghiottendo pezzi d’Italia: la capacità di gestione del sistema idrico rischia di essere una delle prossime vittime.

  L’ultimo campanello d’allarme lo ha fatto squillare il Tar del Lazio condannando i ministeri dell’Ambiente e della Salute a risarcire gli utenti dell’acqua delle regioni .......

Sul piano giudiziario la vicenda non è conclusa: ci sarà un ricorso e la giustizia si dovrà pronunciare di nuovo

Ma questa sentenza basta per porre due paletti. 

Il primo è che continuare a ignorare le direttive comunitarie sulla sicurezza degli elementi della natura con cui il nostro contatto è quotidiano e obbligatorio (dall’aria all’acqua) costerà sempre di più agli amministratori disattenti

Chi fa i suoi calcoli per la prossima tornata elettorale cominci a chiedere ai sondaggisti quanti punti in percentuale si possono perdere se ci rende corresponsabili dell’avvelenamento dell’acqua e dell’aria.


Il secondo punto fermo è che gli ecosistemi non guariscono da soli (almeno che non si abbia molto tempo a disposizione, diciamo qualche migliaio di anni). Togliere l’arsenico dall’acqua e le polveri cancerogene dall’aria è impresa tecnologicamente possibile, ma richiede competenze tecniche, capacità di programmazione, investimenti, dialogo con i cittadini.  

Più o meno il contrario di quello che sta succedendo: ritardi, deroghe, progetti calati dall’alto e spesso cancellati senza ragione, incapacità di ascolto.
Il controllo dell’acqua deve restare pubblico e le tariffe eque....

  Leggi tutto

MALA TEMPORA CURRUNT....... ANCHE PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI.

15 ottobre 2011

1) Caso FENICE /ARPAB ......PIU' INQUIETANTE DEL MERCURIO E DELL' ARSENICO . 2)Prestigiacomo esulta: salvate le politiche ambientali 3) INDIA: non c'è più carbone per le centrali

Tratto da Radicali Italiani.it

Caso Fenice/Arpab, Bolognetti:Belisario più inquinante del mercurio e dell'Arsenico

Inceneritore Fenice
Evviva, abbiamo scoperto che fare analisi sulle matrici ambientali può essere tutt’altro che noioso: basta essere dei creativi, et voilà, ci si può divertire da morire a spese dei cittadini. Che mattacchioni quelli dell’Arpa, volevano divertirsi, hanno giocato con le analisi, ma solo - sia chiaro- per vedere se qualcuno riusciva a scoprire il trucco. Che bello sapere che oltre a vigilare sulla nostra salute hanno saputo coniugare la serietà del loro impegno con innocenti scherzi da osteria.
  Adesso che il bubbone è esploso, è legittimo porsi una domanda: se l’Arpab ha taroccato i dati relativi alle matrici ambientali del Vulture, se l’Agenzia per la protezione ambientale è assurta nel “Caso Fenice” al ruolo di protettore della multinazionale Edf -anziché tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini lucani- che fiducia possiamo avere nelle analisi effettuate dalla stessa Agenzia nella Valle dell’Agip, sul Pertusillo, sui siti di bonifica di disinteresse nazionale di Tito e della Val Basento? E ancora, in tutta questa vicenda che ruolo ha avuto quella ASP che afferma che non è dimostrato un riflesso dell’inceritore sulla salute umana, perché nessun cittadino nel ricoverarsi o recarsi dal proprio medico condotto ha dichiarato che i suoi malanni andavano ricondotti alla presenza del termodistruttore? Eppure, lo stesso registro tumori (sia pur fermo al 2006), uno studio condotto da un serio gruppo di ricercatori milanesi(intitolato “current cancer profiles of the italian regions”), i dati Istat, qualcosa raccontano. In Basilicata, l’incidenza delle malattie tumorali cresce più che nel resto della penisola. Anche se, ed è bene ricordarlo, inquinamento fa rima anche con malattie croniche ed infiammatorie.
Se qualcuno si prendesse il fastidio di andare sul sito della Commissione europea per la salute, si accorgerebbe che in Italia cresce sì l’aspettativa di vita, ma a partire dal 2003 crolla l’aspettativa di vita sana.....

Ancora una volta, ribadiamo ai signori del depistaggio e dei dati secretati, che tutti i cittadini sono in grado di ben comprendere e interpretare delle analisi ambientali, se li si mette nella condizione di farlo senza trucco e senza inganno.Leggi tutto
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Tratto da  Il Tempo

Prestigiacomo esulta: salvate le politiche ambientali

Il ministro dell'Economia, durante la seduta d'Aula per il voto di fiducia al governo, si è più volte appartato con i colleghi dell'esecutivo con cui, in questi giorni, c'erano state vere o presunte frizioni. Su tutti il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che giovedì sera aveva minacciato di non votare «una legge di stabilità che di fatto cancella il ministero dell'Ambiente». Ieri mattina il colloquio in Aula poi, nel pomeriggio, il Consiglio dei ministri dopo il quale la titolare dell'Ambiente ha commentato soddisfatta: «Oggi è stata evitata la sostanziale chiusura delle politiche ambientali grazie all'integrazione dei fondi decisa dal Consiglio dei Ministri per il Ministero dell'Ambiente». «È importante - ha aggiunto - che sia andata così ma non basta.

L'Ambiente non può essere un cespite da sfoltire, dev'essere una filiera su cui investire perché è l'unico settore che nella crisi attuale continua a crescere ed a creare occupazione. Nel decreto sviluppo dovranno essere inserite norme capaci di consolidare e rafforzare il trend positivo delle attività legate alla green economy. In questo campo non si deve più parlare di tagli ma di investimenti, non di limiti ma di incentivi. Il paese ha bisogno di sviluppo ed in Europa e nel mondo lo sviluppo si chiama green economy. 

L'hanno capito in molti paesi».  

 

Considerazioni di Uniti per La Salute

SPERIAMO........ DAVVERO CHE ABBIANO FINALMENTE PRESO ATTO  CHE......"L'Ambiente non può essere un cespite da sfoltire, dev'essere una filiera su cui investire perché è l'unico settore che nella crisi attuale continua a crescere ed a creare occupazione "e che deve essere rafforzata la  GREEN Economy DI CONSEGUENZA  L'ENERGIA ECOSOSTENIBILE .

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Tratto da WWWUnione sarda.it

India: non c'è più carbone per le centrali, aumentano i black-out

L'India rischia di rimanere al buio nelle prossime settimane a causa della mancanza di carbone per alimentare le centrali. Lo scrive oggi The Economic Times. Secondo il giornale "metà degli impianti sono scesi al livello critico delle scorte e sono in grado di funzionare solo per 4-5 giorni". La crisi energetica è stata causata dalla sospensione dell'attività estrattiva causata dalle inondazioni e dalle proteste del movimento indipendentista di Telangana, nello stato dell'Andhra Pradesh.



Coal crunch may trip power plants including those of NTPC

17 giugno 2011

«Veleni nel torrente Quiliano» L’Arpal ha rilevato presenze di arsenico superiori ai limiti e altre sostanze tossiche

Tratto da Il Secolo IX

«Veleni nel torrente Quiliano»

L’Arpal ha rilevato presenze di arsenico superiori ai limiti e altre sostanze tossiche

Savona - Veleni e sostanze tossiche abbondano sui fondali alla foce del torrente Quiliano, al confine tra Vado e Savona. Un inquietante cocktail di arsenico, idrocarburi, metalli pesanti, quasi sicuramente residui delle lavorazioni industriali. Il dubbio è se la loro presenza sia imputabile alle attività odierne delle aziende o se si tratti di una pesante eredità del boom del secolo scorso.

Sul fondale davanti alla foce del torrente sono state riscontrate concentrazioni di sostanze pericolose per la salute e cancerogene in molti casi superiori ai limiti di legge. E, nei grafici di raffronto con altri torrenti della Liguria, alcuni valori vanno addirittura fuori scala.

Il dato più eclatante riguarda la presenza degli Ipa totali, gli idrocarburi policiclici aromatici, dei quali è stata calcolata nei sedimenti una concentrazione di 53,7 milligrammi per chilo, quando il limite di legge è di quasi cento volte inferiore.

Consistente anche la presenza di metalli pesanti, in particolare mercurio, piombo e cadmio, per i quali i grafici evidenziano valori molto superiori ai limiti e, in molti casi, addirittura superiori ai valori riscontrati alla foce del torrente Lerone di Cogoleto, tristemente famoso per la presenza dello stabilimento Stoppani. Il piombo riscontrato in profondità nei sedimenti alla foce del Quiliano supera i 150 mg/kg, quando il limite di legge si avvicina ai 30 mg/kg e nel Lerone (in un quadro già fortemente inquinato) non oltrepassa i 100. Notevolmente superiore ai limiti anche il mercurio, di cui sono stati trovati 3,5 mg/kg in profondità e 1,6 in superficie, quando il limite è 0,3.

Va addirittura fuori scala il benzo(a)pirene, un idrocarburo (Ipa) di cui è stata accertata da tempo la cancerogenicità. Il limite è inferiore a 0,1 mg/kg, tra Vado e Savona ne sono stati trovati 4,56 mg/kg. Proporzioni simili anche per le diverse varianti di benzoforantene. Gli Ipa sono prodotti della combustione di fonti fossili e per questo i Comuni di Vado, Quiliano e Savona vogliono vederci chiaro. Il sospetto dei comitati di cittadini è che la presenza di queste sostanze possa essere ricondotta all’attività della centrale termoelettrica di Tirreno Power, l’industria più grande del comprensorio ed anche quella che brucia più combustibile.

Ma spetterà alla magistratura, che ha aperto un fascicolo contro ignoti, accertare l’origine delle sostanze inquinanti e in quali termini la salute della popolazione ne abbia risentito. L’Arpal, nella sua relazione, sottolinea infatti che i dati rilevati potrebbero derivare da attività industriali, ma non esclude la possibilità che si tratti di sostanze presenti storicamente sul fondale, ossia depositatesi nel corso dei decenni.

Giovanni Vaccaro

Leggi anche sul nostro BLOG IL POST DEL 4 DICEMBRE 2010 con l'articolo tratto dal Blog di Valeria Rossi:

Com’è profondo il (livello di inquinamento) del Nostro mare Ligure

Ne riportiamo uno stralcio

Un altro po’ di “terrorismo ambientalista”? Eh, sì. Ci tocca.
Non riusciamo proprio a farne a meno, dopo aver visto la relazione dell’ARPAL sul monitoraggio effettuato nel 2008-2009 lungo le coste liguri allo scopo di rilevare il livello di inquinamento delle acque.
La relazione è del gennaio di quest’anno, ma come al solito nessuno ne ha parlato, nessuno ce l’ha mostrata, i giornali hanno bellamente taciuto: quindi arriviamo con molto ritardo (e solo grazie all’Associazione Uniti per la Salute Onlus, che ci ha fornito i dati ufficiali) a presentarli anche a voi. Ma in fondo non è mai troppo tardi.

Più semplice ancora identificare il LIMITE DI LEGGE, rappresentato dall’unica linea orizzontale rossa presente nel diagramma.
Lo so che stenterete un po’ a trovarla: dovete guardare in basso. A volte molto in basso.
Ma per quanto possa sembrare incredibile, il limite di legge sta proprio lì.
Dove stiano i livelli di inquinamento, invece, lo lasciamo osservare a voi.

Anche con tutte le modifiche salva-industriali di questa terra, però, è difficile credere che livelli come quelli sotto riportati possano essere accettati in tutta serenità.

Basta così: la parola alle immagini(il documento è consultabile nella sua interezza cliccando qui):



Non andiamo oltre: se volete vedere tutti i livelli dei vari inquinanti, vi consigliamo di scaricarvi l’intero documento come da link più sopra e di guardarveli uno per uno.
Noi riportiamo ancora un solo diagramma, questo, che riguarda le IPA totali:


Lo riportiamo perché è particolarmente interessante quel numerino (53,7) in alto, accanto alla linea rossa: significa che, se questa linea fosse stata riprodotta interamente per il valore riportato, sarebbe occorso un foglio TRE VOLTE PIU’ GRANDE di quello previsto per il diagramma.
E naturalmente vi invitiamo ancora una volta ad osservare dove sta la linea orizzontale, quella dei limiti previsti dalla legge. E anche dove stanno i valori relativi al torrente Lerone, quello dell’”inquinamento da record”.

Come può succedere?
Come può andare tutto avanti così, tranquillamente?

Semplice: si va avanti così perché nessuno dice niente.
Ma se qualcuno tenta di aprir bocca (ovviamente i soliti “terroristi ambientalisti”, i pazzi fanatici........), le istituzioni li prendono per i fondelli.

Se si parla di aria, ti rispondono che stanno"predisponendo le zonizzazioni per prevedere la localizzazione di nuove centraline"; se si parla di acqua, ti dicono che devono ancora capire bene se i termini di legge sono riferiti all’acqua di fiume o a quella di mare, perché ovviamente una foce è al confine tra i due e quindi ci vuole un po’ di tempo per chiarirsi le idee.

E se non hai le idee chiare non puoi neppure pensare SE e COME (eventualmente, MOLTO eventualmente) intervenire, dicendo magari qualcosina a chi scarica in quelle zone........


Ci devono pensare su.

Poi ci daranno una risposta, eh… ma con calma.

Bene: sono trent’anni che ci pensano su.

Leggi tutto il post

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Tratto da Agi
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AMBIENTE: UE BACCHETTA ITALIA E ALTRI STATI SU "INQUINAMENTO MARI"

Bruxelles, 16 Giu - La Commissione europea richiamera' oggi formalmente l'Italia per la mancata applicazione di due normative europee che stabiliscono sanzioni penali per l'inquinamento dei mari, secondo una nota ottenuta da Ae/Agi. Il commissario Ue alla Giustizia Viviane Reding ha inviato all'Italia due lettere di messa in mora che precedono il deferimento alla Corte europea di Giustizia qualora uno stato non dovesse adeguarsi ai richiami di Bruxelles. La Commissione Ue richiede l'applicazione di norme che impongono che certi tipi di reati ambientali "siano puniti in modo efficace, proporzionato e dissuasivo," ma l'Italia non fa abbastanza al riguardo, secondo la nota. La Commissione lamenta in particolare il mancato recepimento da parte dell'Italia di una direttiva europea del 2008 che impone sanzioni penali per diversi crimini ambientali incluso l'inquinamento dei mari, il trasporto marittimo di rifiuti illegali o il traffico di specie a rischio. L'Italia, insieme ad altri dieci stati Ue, non ha ancora approvato le norme di applicazione della direttiva. Bruxelles richiama inoltre l'Italia per il mancato adeguamento alle norme Ue in materia di inquinamento derivante dalle navi.
Una direttiva del 2009 stabilisce l'imposizione di severe sanzioni penali contro lo scarico illegale di sostanze inquinanti da parte di imbarcazioni.
Anche in questo caso l'Italia non ha tradotto la normativa Ue in leggi nazionali.
Altri sette stati Ue riceveranno oggi lo stesso richiamo.
(AGI)