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05 novembre 2014

Centrali termoelettriche a carbone, tra calo della domanda e inchieste giudiziarie: è giunta l’ora del cambiamento.......

Tratto da Genova.erasuperba.it

Centrali termoelettriche a carbone, tra calo della domanda e inchieste giudiziarie: è giunta l’ora del cambiamento?

Il gruppo Enel a metà ottobre ha annunciato l’intenzione di dismettere una ventina di centrali termoelettriche alimentate a fonti fossili (in particolare a carbone) sul territorio nazionale. Nell’attuale contesto economico, dove convivono overcapacity, una domanda in calo che non si riprenderà, e la concorrenza delle fonti rinnovabili «Alcuni impianti termoelettrici non risultano più competitivi – ha spiegato l’a.d. Enel Francesco Starace in audizione alla Commissione Industria del Senato - Parte di essi possono avere un futuro nelle rinnovabili, oppure essere soggetti a reindustrializzazione, altri vanno riprogettati come spazi urbani. Per le circa 700 persone occupate negli impianti non abbiamo nessuna criticità occupazionale, se non qualche trasferimento qua e là, saranno riallocati in altre parti dell’azienda o andranno in pensione».

Si profila così all’orizzonte un netto cambio di passo, da parte di uno dei maggiori gruppi energetici del Paese, che sembra voler sfruttare a dovere il potenziale delle fonti pulite, finalmente riconosciute quali elementi tecnologicamente maturi, capaci di fornire un prezioso contributo per alimentare il sistema elettrico italiano, e nel contempo ridurre l’impatto ambientale dovuto alle emissioni inquinanti generate da strutture sovente vetuste o tecnicamente antiquate.
Attualmente in Italia le centrali a carbone sono 13, di cui 3 in Liguria: la Centrale Enel di Genova – ubicata proprio sotto alla Lanterna – che sarà completamente dismessa nel 2017; e la Centrale Enel di La Spezia, che invece gode di un’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) fino al 2021. E poi c’è il caso a parte della Centrale Tirreno Power di Vado Ligure, sotto sequestro dal marzo scorso nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Savona per disastro ambientale. I sindacati di categoria (Cgil Filctem, Cisl Flaei , Uil Uiltec ) sono già sul piede di guerra e chiedono un tavolo dedicato al ministero dello Sviluppo economico «L’Enel è forte non solo perché distribuisce energia elettrica, ma perché la produce – ha affermato Emilio Miceli, segretario generale della Cgil Filctem – Il piano annunciato è pesante, sensazionalistico, privo di razionalità, e noi lo contrasteremo». Ma la vertenza non riguarda solo l’Enel, infatti, già da tempo le organizzazioni sindacali e Tirreno Power hanno iniziato a sottoscrivere accordi per ammortizzatori sociali nelle imprese del gruppo.

La situazione delle centrali a carbone in Liguria: Genova chiude entro il 2017

La centrale di La Spezia sta proseguendo l’attività secondo il rispettivo decreto di ambientalizzazione. La centrale a carbone di Genova, invece, segue il percorso di graduale dismissione definitiva entro il 2017. «I due gruppi principali sono stati chiusi (uno nel 2012, e l’altro alla fine del 2013), adesso rimane solo un gruppo che funzionerà esclusivamente in caso di bisogno»........
A Vado Ligure, invece, la situazione è evidentemente precipitata. ..........

Lavoro e salute non in contrapposizione: riconvertire gli impianti e riqualificare i lavoratori
Per gli ambientalisti l’annunciata dismissione di una ventina di centrali Enel alimentate a fonti fossili – e la loro auspicabile riconversione – è ovviamente una buona notizia. 
«Finalmente si prende atto che il settore termoelettrico segna il passo - spiega Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – In Italia eravamo già in sovrapproduzione. Nel frattempo abbiamo avuto l’affermazione delle fonti rinnovabili, che per altro sono state rallentate da incentivi venuti meno. Comunque, in alcune fasi dell’anno, abbiamo già potuto constatare come la parte prodotta da fonti energetiche pulite sia stata prevalente rispetto a quella prodotta da fonti fossili. Inoltre, Enel dispone di impianti spesso vetusti, quindi è un bene che essi siano sostituiti e magari riconvertiti».
È questo il caso della centrale di Genova. «Enel ha rinunciato a chiedere una nuova Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) per produrre dopo il 2017 – continua Grammatico – Due gruppi sono già stati chiusi, mentre uno funzionerà solo in caso di necessità. Per ora non ci sono dati su eventuali riduzioni dell’inquinamento. Però c’è un dato oggettivo: ogni qual volta si spegne una simile unità da combustione, vedi ad esempio l’altoforno Ilva di Cornigliano, oppure la stessa Tirreno di Vado Ligure, si registra una contestuale discesa delle emissioni inquinanti».
Ma a Genova e Vado Ligure il pericolo è rappresentato dalla presenza di parchi carbone – i cosiddetti “carbonili” – scoperti, ovvero collocati in zone esterne e all’aria aperta, con tutte le conseguenze negative del caso. «I parchi carbone scoperti sono molto pericolosi – sottolinea Grammatico – Per questo motivo vengono periodicamente bagnati. I carbonili rimarranno una criticità fin quando la centrale di Genova non sarà definitivamente chiusa». Ma in passato non sono mancati i problemi, e nel 2013 la centrale genovese è finita nel mirino della Procura con l’apertura di un fascicolo per violazioni di tipo ambientale.
Per la centrale Tirreno Power di Vado Ligure, invece, si attende il prossimo 18 novembre, quando l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) sarà ridiscussa in sede ministeriale. «Oggi l’azienda dichiara di non riuscire a rispettare le prescrizioni, ed in pratica ha ammesso la sua incapacità a fare gli investimenti necessari – continua Grammatico - La Procura, però, è stata molto chiara: o saranno realizzati gli adeguamenti necessari, oppure la centrale non riaprirà i battenti. D’altronde, dal punto di vista medico-scientifico sono evidenti i danni prodotti nei decenni scorsi».
In prospettiva futura, secondo il presidente di Legambiente Liguria, è necessario ragionare sulla riconversione degli impianti e sulla riqualificazione dei lavoratori «Questi grandi colossi dell’energia, Enel, Tirreno Power, ecc., all’interno del loro business hanno sviluppato anche il segmento delle rinnovabili. Noi allora proponiamo di spegnere le centrali a carbone, ma nel contempo di riqualificare la manodopera, comunque dotata di conoscenze e capacità tecniche importanti che non vanno disperse. Per fare tutto ciò occorre una visione lungimirante, e la redazione di nuovi piani industriali. ...........
 Matteo Quadrone  QUI L'ARTICOLO INTEGRALE
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Riportiamo il nostro post del 30 ottobre del 2013
NEL  SERVIZIO "LA VIA DEL CARBONE" di Rita Rocca   L'INTERVISTA AL DOTT. GIOVANNI GHIRGA - 
IL DANNO PIU' GRAVE E' QUELLO AL CORREDO GENETICO CHE SI PUO' TRASMETTERE 
PER  3 GENERAZIONI.
Slide del Medico Isde G.Ghirga
Slide del Medico Isde G.Ghirga

L' impatto derivante da una centrale elettrica è massimo entro un raggio di 30 miglia(48 Km dalla ciminiera).

Le ricadute delle 3 centrali  a carbone liguri interessano praticamente tutto il territorio regionale




CENTRALE A CARBONE: QUALI VERITA’? di Antonia Briuglia

                       Tratto da Trucioli Savonesi
             CENTRALE A CARBONE: QUALI VERITA’?
                              di Antonia Briuglia
La triste e dura verità sta finalmente venendo a galla, quella che già da qualche tempo avevamo denunciato anche dalle pagine di questo blog, la Tirreno Power,  che gestisce la centrale a carbone di Vado Ligure, sequestrata  a marzo dal giudice di Savona per disastro ambientale e mancato adeguamento ai limiti sulle emissioni imposti dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia)...da il Fatto Quotidiano... comunica ai sindacati che i limiti di emissioni imposti, per l’impianto in questione  sono "inapplicabili", se non a costo  di modifiche all'impianto che fa capo a Gdf Suez e Sorgenia.
Questa la dura realtà cui dovranno far fronte tutti gli operai......
Non dimentichiamo che tutto ebbe inizio quando l’azienda presentò alla Regione Liguria un progetto di ampliamento dell’impianto che peraltro prevedeva un abbattimento di emissioni poco credibile, e che durante gli anni di cantiere prevedeva inoltre la parallela combustione dei vecchi gruppi, gli stessi che non rispondendo alle nuove tecnologie imposte dalla legge, avrebbero continuato a esporre tutta la cittadinanza di Vado e dei Comuni limitrofi ai gravi problemi di salute che da anni venivano denunciati con forza.

Quale la verità?
Quella che l’azienda sperava che le indicazioni AIA per Vado diventassero, per intercessione di qualcuno ( come avveniva già da 40 anni), all’acqua di rose?...
Quella che tutti, eccetto i lavoratori, fossero già a conoscenza che la situazione finanziaria dell’azienda era al collasso e che l’operazione ampliamento fosse, di fatto, uno specchietto delle allodole per GdF Suez?
Quella che bastasse ignorare le pressanti richieste della popolazione, ambientalista e no, che da troppi anni  denunciava l’aumento di patologie e morti sul territorio, .....
Quale la verità?
 Quella che ci porta a dedurre, proprio ascoltando le dichiarazioni di Tirreno Power, che le emissioni imposte a tutela della salute dei cittadini, nella centrale di Vado non erano e non potranno essere rispettate se non con modifiche all’impianto, che a quanto pare, non erano previste ?
Oggi, tra operai disorientati e giustamente preoccupati, sindacati che ostentano braccialetti in difesa di quel lavoro che deve continuare a uccidere per tumore, dirigenti di azienda che continuano a usare proclami densi di disinformazione ma tesi solo a creare tensioni per distogliere l’attenzione sulle loro responsabilità, tra politici che sono solo capaci, a parole, a dare solidarietà ai lavoratori, mentre sono parte in causa del danno con le loro provvidenziali distrazioni, i loro mancati controlli, la loro inerzia che non ha permesso si vigilasse e si facessero richieste di miglioramenti dell’impianto quando si potevano ancora fare: l’azienda, 50%Gdf Suez , 39% Sorgenia di De Benedetti in mano alle banche creditrici con 900 milioni di euro di debiti, dichiara che chiuderà i battenti.
Mentre, subito dopo il seguestro, chiedeva l’immediata apertura per operare le “giuste” modifiche all’impianto oggi dichiara l’impossibilità di rispettare i tempi decisi dall’AIA per metterle in pratica “quest’opera richiede oltre due anni di lavori”.
Poi afferma: “L’azienda ha fatto tutto e continuerà a fare tutto il possibile per rimettere in funzione i gruppi a carbone” e se si vuole dare una completa informazione, lo hanno fatto anche gli enti locali, quelli che al posto di tutelare tutti i cittadini soprattutto nella difesa della loro salute così come si erano impegnare a fare, come i Comuni di Vado e Quiliano, la Provincia e la Regione Liguria, si sono adoperati per proporre un documento congiunto alternativo (a chi? e con quale presunzione?), con altri limiti di emissioni  e altri  interventi definiti da essi stessi“rigorosi” ma che, guarda caso, non sono stati recepiti dal gruppo istruttore del ministero.

Quale la verità?
Quella di chi, in qualità di delegato sindacale, evoca ancora  una regia nazionale che possa cambiare le carte in tavola.......
 Prescrizioni necessarie per tutelare la salute degli abitanti per la commissione ministeriale e per i comitati di cittadini  che, mentre proprio le amministrazioni non facevano la loro parte e l’azienda si auto controllava, denunciavano l’eccessivo  inquinamento e  i troppi morti.
Quale la verità?
Quella che sembra ancora una volta ignorare un’Ordinanza dove si dice che troppi che dovevano, non hanno controllato, troppi hanno lasciato che s’inquinasse. Un’Ordinanza dove si dice che “un gestore avrebbe fatto quello che gli tornava più vantaggioso, il tutto nella neghittosità degli organi pubblici chiamati a svolgere attività di controllo”.
Difficile pensare che, nei partiti che da anni hanno gestito il territorio savonese e la Regione Liguria, le acque siano calme e il disagio non stia aumentando proprio in procinto di primarie, di elezioni ......
Ma qual è allora la verità?
verità
......Quel giudice dichiara “L’esercizio della centrale è stato caratterizzato da una sistematica violazione delle prescrizioni imposte nei provvedimenti autorizzativi”….. “L’inidoneità delle misure (…) è da attribuire certamente a una precisa scelta gestionale della società”. Da qui l’accusa di disastro ambientale doloso.
 Per il giudice, contrariamente a quanto asseriscono sindacati e azienda, la prescrizione Aia era “estremamente vantaggiosa” perché “frutto di un sostanziale compromesso in vista della costruzione di un nuovo gruppo a carbone e all’istallazione di filtri in grado di captare le emissioni dei camini. Accordi e promesse rimasti solo sulla carta perché l’attività della centrale è stata “sistematicamente caratterizzata da reiterate inottemperanze alle prescrizioni, sia negli anni antecedenti al rilascio dell’Aia, sia nel periodo successivo al rilascio della stessa”.
 Quali sono state ?
 - I sistemi di monitoraggio sulle ciminiere dei gruppi a carbone non sono mai stati istallati;
 - per l’accensione dei forni si è continuato a usare un olio con percentuali di zolfo tre volte superiori alla media;
 - i carbonili nonostante le decennali prescrizioni non sono mai stati coperti;
 -  irregolarità diffuse negli scarichi.
Il giudice aggiunge “appare assai probabile (per non dire certo) che il gestore, non diversamente da quanto fatto sino a oggi, cerchi in ogni modo di rinviare sine die l’adempimento richiesto”.
.......
 Non dimentichiamo infine le verità uscite dalla perizia ordinata dalla Procura sui danni alla salute provocati dall’attività dell’azienda: circa 300 morti per problemi cardiovascolari e 100 per malattie respiratorie, senza parlare ancora del nesso sulle morti da tumore ed emissioni dalla combustione da carbone, nettamente superiori alla media nazionale.
Potrebbero forse essere già abbastanza le verità, ma una cosa è certa le contraddizioni orchestrate  sulla vicenda dai vari attori, sono servite e stanno servendo provvidenzialmente  a dividere chi, lavoratori e cittadini , sono stati solo vittime della gestione di un Paese ancora improntato su condizioni di sottosviluppo !!!!!

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Tavolo energetico al Mise e si parla anche di Tirreno Power

Confermato l'incontro allargato a Roma

Savona. Appuntamento al ministero dello Sviluppo oggi per Tirreno Power e non solo. E' previsto infatti un tavolo allargato anche a Enel, Assoelettrica, Federutility, Edison, Sorgenia fortemente voluto dalle organizzazioni sindacali per parlare anche della questione energia in Italia. "Siamo in emergenza estrema. C'è il rischio concreto che la centrale di Vado chiuda e non lo possiamo permettere in alcun modo. 
Il Prefetto ha ben compreso il rischio di un forte conflitto sociale sul territorio e si è detto pronto nell'immediatezza a chiedere un intervento deciso da parte del Governo"...... 

04 novembre 2014

Tirreno Power, Ghiso : “Chiusura frutto di scelte scellerate, fatte in nome del profitto”

Immagine tratta da Il Secolo XIX del 13 marzo 2014

Articolo tratto da IVG

Tirreno Power, Ghiso (PRC): “Chiusura frutto di scelte scellerate, fatte in nome del profitto”

Vado Ligure. “La drammatica situazione che stanno vivendo i lavoratori, insieme alle loro famiglie, coinvolti direttamente e indirettamente nella vicenda Tirreno Power è il risultato delle scelte scellerate di un’azienda che per decenni ha inseguito il profitto, senza mai programmare un futuro in linea con il progresso delle tecnologie”. Il duro atto d’accusa arriva da Valeria Ghiso, segretaria del circolo vadese di Rifondazione Comunista.
“Un’azienda cieca ai cambiamenti che in tutto il mondo sono in essere: lo sviluppo delle energie alternative e rinnovabili, i protocolli internazionali sull’ambiente, gli studi scientifici e le nuove scoperte – continua Ghiso – Tutto questo in nome del massimo profitto al minimo costo e approfittando dell’immobilismo di quanti, istituzioni e governi in primis, avrebbero dovuto da un lato pianificare politiche industriali e indirizzi energetici nazionali e dall’altro verificare e controllare il rispetto di leggi, accordi e regolamenti”.
“Purtroppo a pagare il prezzo più alto sono come al solito i lavoratori – è l’amaro commento della segretaria del PRC – Questa situazione è servita a tutte le amministrazioni locali e non, come passerella elettorale, sostenendo finte battaglie ambientaliste in una sede e poi altrettanto fintamente le lotte dei lavoratori in un’altra. Le forze che ora governano le nostre città hanno sempre assunto queste posizioni ambigue per favorire le politiche aziendali di una proprietà che vorrebbe trascendere anche leggi nazionali e comunitarie al solo scopo di ottenere il massimo (ma a nostro parere ingiusto) profitto”.
“Dobbiamo costruire un modello industriale che si basi sulla dignità e sui diritti dei lavoratori – propone Ghiso – coniugando la difesa di un ambiente socialmente sostenibile all’impegno per una crescita virtuosa e integrata fra ambiente, salute, lavoro e sviluppo. .....

Solare rispetto ai fossili: la differenza in un grafico.......

Tratto da  Qualenergia


Il prezzo di carbone, petrolio e gas naturale visto su un orizzonte lungo è sostanzialmente stabile ed è altamente improbabile che cali in maniera significativa in futuro.
Il costo del kWh da fotovoltaico invece è sceso dell'80% in 5 anni e la discesa con ogni probabilità continuerà. 
La differenza nell'evoluzione dei costi rappresentata nel grafico sotto spiega meglio delle parole la rivoluzione in atto del sistema energetico. Dati EIA, CIA, World Bank, Bernstein analysis rielaborati da Bloomberg.

03 novembre 2014

Tirreno Power,interrogato il direttore generale come persona informata sui fatti......

Immagine tratta da Il Secolo XIX oggi in edicola

Tratto da La Stampa

Tirreno Power, interrogato Salvi

Il direttore generale questa mattina è stato sentito come «persona informata sui fatti» dal procuratore della Repubblica Francantonio Granero
Prosegue l’attività investigativa nell’ambito dell’inchiesta sulla centrale di Vado. Questa mattina in Procura è stato interrogato come “persona informata sui fatti” il direttore generale di Tirreno Power Massimiliano Salvi. Un’audizione, avvenuta nell’ufficio del Procuratore Francantonio Granero (alla presenza dei militari del Noe e della Guardia di Finanza), che si è protratta per quasi due ore e mezza. 
Sui contenuti dell’interrogatorio nulla trapela dal sesto piano di palazzo di giustizia, ma è probabile che il dirigente di Tirreno Power abbia risposto a domande inerenti agli ultimi sviluppi della vicenda (in particolare la richiesta della nuova Aia e le delibere pro centrale degli enti locali). Salvi, che ha assunto l’incarico di direttore generale un mese prima del sequestro, non risulta infatti coinvolto nell’inchiesta sul disastro ambientale per la quale sono indagati altri dirigenti dell’azienda del settore energetico. 
Quello di Salvi è soltanto l’ultimo interrogatorio «eccellente» delle ultime settimane: prima di lui davanti ai magistrati savonesi erano comparsi anche il direttore generale del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria Gabriella Minervini, il direttore della struttura complessa di Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl 2 savonese Maria Paola Briata e i sindaci di Vado e Quiliano, Monica Giuliano e Alberto Ferrando 
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Tratto da Il Secolo XIX

Tirreno Power, ascoltato il direttore generale

Savona - Nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale relativa alla centrale di Vado Ligure è stato ascoltato stamane in procura per oltre due ore Massimiliano Salvi, direttore generale di Tirreno Power come persona informata sui fatti.
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Allarme Onu sul clima :"Resta poco tempo"...Il rapporto Ipcc sui gas serra è una chiamata alle responsabilità per il mondo. "

STOCCOLMA settembre 2013 : PRESENTATA LA SINTESI
DEL NUOVO RAPPORTO IPCC SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI
 3 Novembre 2014 

Tratto da Ansa 

Allarme Onu sul clima: "Gas serra ai massimi da 800mila anni, resta poco tempo"

Ipcc, poco tempo per stare sotto soglia 2 gradi riscaldamento.


Le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera hanno raggiunto i più alti livelli "in 800 mila anni", "resta poco tempo" per riuscire a mantenere l'aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi: è la sintesi del rapporto del Gruppo di esperti sul clima dell'Onu (Ipcc).

"L'azione contro il cambiamento climatico può contribuire alla prosperità economica, ad un migliore stato di salute e a città più vivibili": lo ha detto il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, dopo la pubblicazione a Copenaghen del nuovo rapporto Ippc sui cambiamenti climatici. "Questa è la valutazione più completa del cambiamento climatico mai fatta. Dobbiamo agire ora per ridurre le emissioni di CO2 ed evitare un peggioramento del clima, che si riscalda a una velocità senza precedenti", ha aggiunto.

"Il rapporto Ipcc sui gas serra è una chiamata alle responsabilità per il mondo. Europa guida verso Lima e Parigi 2015, ma ora serve presa coscienza globale": lo scrive il Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti su Twitter. Galletti è in Cina dove solleciterà il suo omologo ad un impegno sui gas serra.

"Quelli che decidono di ignorare o di contestare i dati chiaramente esposti in questo rapporto, mettono in pericolo noi, i nostri figli e i nostri nipoti": questo il commento del segretario di Stato Usa, John Kerry, dopo la pubblicazione del rapporto Ipcc sul clima. "Più restiamo bloccati sui questioni ideologiche e politiche più i costi dell'inazione aumentano", aggiunge.

IL RAPPORTO ONU - Le emissioni mondiali di gas serra devono essere ridotte dal 40 al 70% tra il 2010 e il 2050 e sparire dal 2100, ha spiegato il Gruppo intergovernativo di esperti sul clima (Ipcc) nella più completa valutazione del cambiamento climatico dal 2007 ad oggi. La temperatura media della superficie della Terra e degli Oceani ha acquistato 0,85°C tra il 1880 e il 2012, hanno aggiunto gli esperti dell'Ipcc riuniti a Copenaghen.

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Tratto da Qualenergia

Il 5°rapporto IPCC e i motivi per cui possiamo farcela


Lunedì, 3 Novembre 2014
Gianni Silvestrini
Nella sintesi finale del quinto rapporto dell’Ipcc presentato ieri a Copenaghen (vedi allegato in basso) si trovano passaggi che rafforzano le valutazioni fatte da questo organismo nel corso degli ultimi 25 anni e ci sono delle novità negli accenti sugli interventi da adottare. I dubbi si riducono, la constatazione del raggiungimento dei più elevati livelli di CO2 in atmosfera da 800.000 anni ammonisce sulla gravità della situazione.
Per la prima volta in maniera chiara si dice che alla fine del secolo, fra 85 anni, le emissioni legate ai combustibili fossili si dovranno praticamente azzerare per avere buone probabilità di non superare la soglia di 2 °C di incremento rispetto al periodo preindustriale.
“Dobbiamo agire ora per ridurre le emissioni di CO2, ridurre gli investimenti nel carbone e adottare energie rinnovabili per evitare il peggioramento del clima che si riscalda ad una velocità senza precedenti”, ha commentato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, aggiungendo “L’azione contro il cambiamento climatico può contribuire alla prosperità economica, a un migliore stato di salute e a città più vivibili”.......

In realtà, qual è la carta che fa ritenere che l’anno prossimo a Parigi si potrà raggiungere un risultato positivo? La consapevolezza, ormai anche a livello politico, della credibilità di una soluzione che a Copenaghen nel 2009 sembrava ancora costosa e di dimensioni limitate. Parliamo ovviamente delle fonti rinnovabili.
Alcuni dati spiegano la diversità di percezione che si ha oggi del loro ruolo. Tra il 2009 e il 2014 la potenza eolica e solare si è triplicata arrivando a 540 GW, ma soprattutto il costo del kWh eolico si è ridotto del 58% e quello del fotovoltaico del 78% (Lazard, 2014). Lo scorso anno nel mondo si è installata più potenza da rinnovabili che da centrali fossili e nucleari. È questa constatazione che fa lanciare la IEA, solitamente criticata per la sua cautela sulle rinnovabili, in scenari secondo i quali entro la metà del secolo le tecnologie solari potrebbero essere il principale produttore di elettricità nel mondo.
L’altro elemento da sottolineare è la crescita della consapevolezza della necessità di intervenire sui consumi di carbone. L’incitamento a “ridurre gli investimenti nel carbone”, del Segretario dell’Onu, è una frase che riecheggia gli slogan della campagna “Divest fossil fuel” per spostare gli investimenti dai fossili alle rinnovabili.
Ed è, in questo senso, molto interessante la proposta di questi giorni del governo danese di studiare l’eliminazione delle centrali a carbone, che forniscono il 20% di energia primaria, entro il 2025. Una scelta coerente con una strategia per uscire totalmente dai fossili entro 35 anni (trasporti e calore inclusi) e con l’obiettivo di soddisfare con l’eolico la metà dei consumi elettrici alla fine del decennio.

Il rapporto IPCC:

Leggi anche su International business time


Climate Change

Climate Change Report: Il riscaldamento globale può essere limitato ma il cambiamento deve avvenire  presto.


Gli effetti deleteri del cambiamento climatico sono stati avvertiti in tutto il mondo, e gli eventi meteorologici estremi non faranno altro che peggiorare, senza un importante  azione  nei comportamenti, il Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ha concluso nel suo ultimo rapporto  pubblicato Domenica a Copenhagen, Danimarca. L'IPCC ha detto che le nuove politiche energetiche devono essere realizzate prima del 2030. E  ha detto che  queste politiche dovrebbero comprendere una modifica verso le basse emissioni di carbonio...........

"Questo rapporto è un altro canarino nella miniera di carbone".....
Le prime miniere di carbone non avevano sistemi di ventilazione. I minatori portavano nei nuovi antri delle miniere un canarino dentro una gabbietta. I canarini sono particolarmente sensibili al metano e al monossido di carbone, il che li rendeva perfetti per rivelare la presenza di gas pericolosi. Fino a che sentivano il canto del canarino potevano esser sicuri che l’aria fosse sicura. La morte del canarino segnalava invece l’immediata evacuazione.......

02 novembre 2014

Timori per la nuova legge sui reati ambientali


Tratto da Lanotiziagiornale .it

Confindustria sfodera la ......... Severino
Timori per la nuova legge sui reati ambientali
L’ex ministro in campo, con un occhio all’Ilva.

di Stefano Sansonetti
La questione va facendosi di giorno in giorno più delicata. A tal punto che i gruppi esteri hanno deciso di seguirla alzando al massimo il livello di attenzione. Anche per questo è stata messa in campo una lobbista d’eccezione, Paola Severino, ex ministro della giustizia nel governo Monti. 
Cosa bolle esattamente in pentola? Le commissioni riunite giustizia e ambiente del Senato stanno per affrontare momenti decisivi nell’esame del disegno di legge sui reati ambientali. Argomento sin troppo caldo, che può avere ripercussioni sull’Ilva e su tutti i casi simili presenti sul territorio italiano. Il ddl in questione, presentato da una folta pattuglia di parlamentari del Pd (tra cui Ermete Realacci), del M5S e di Sel, introduce e dettaglia tutta una serie di delitti come inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale di alta radioattività e impedimento al controllo.
LA PARTITA
Il fatto è che sul ddl è già scontro tra i magistrati, che vorrebbero rafforzarne i contenuti per reprimere gli illeciti, e la lobby delle grande aziende, che invece vorrebbero alleggerirne l’impalcatura. In mezzo si estende un terreno sdrucciolevole sul quale sta cercando di destreggiarsi la Severino. Certo, l’ex ministro della giustizia vanta contatti privilegiati con l’ambiente confindustriale, se solo si considera che è tutt’ora prorettore della Luiss, l’ateneo presieduto dall’ex numero uno di viale dell’Astronomia, Emma Marcegaglia. Ma il nome della Severino è uscito fuori anche tra i possibili candidati al Quirinale, per i quali è imprescindibile coltivare buoni rapporti con la magistratura. Sta di fatto che sotto traccia l’ex Guardasigilli si sta occupando molto da vicino degli sviluppi del disegno di legge. Del resto che le posizioni in campo rischino l’attrito è confermato dai documenti depositati nelle commissioni di palazzo Madama in occasione delle audizioni svolte lo scorso 11 settembre.
LE POSIZIONI
Secondo il procuratore capo di Civitavecchia, Giancarlo Amendola, le maggiori perplessità del testo derivano dal fatto che i delitti di inquinamento e disastro ambientale richiedono una “violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale”. Per Amendola è sbagliato far dipendere la punibilità “dall’osservanza o meno delle pessime e carenti norme regolamentari oggi esistenti”. Così come parrebbero troppo benevole le nuove norme sul ravvedimento operoso, che nel testo consentono di diminuire dalla metà a due terzi le pene nei confronti di chi collabora con l’autorità giudiziaria. Su questo punto, però, è di avviso diverso il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, che tra l’altro è stata capo della segreteria tecnica della Severino a via Arenula. Per la Panucci nel caso del ravvedimento operoso “si ritiene opportuno disporre le sospensione del procedimento penale e della prescrizione per l’intera durata degli interventi di risanamento”. Senza contare che per Confindustria è necessario perimetrare meglio il reato di inquinamento ambientale e limitare la punibilità a titolo di colpa dei nuovi delitti di inquinamento e disastro ambientale.
LA POSTA IN PALIO
Naturalmente per la lobby confindustriale norme troppo stringenti avrebbero l’effetto di spaventare investitori esteri. E in questo caso il primo pensiero non può che andare alla situazione dell’Ilva di Taranto, dove i potenziali acquirenti, ovvero i franco-indiani di ArcelorMittal (in cordata con il gruppo Marcegaglia) e gli altri indiani di Jindal, vogliono garanzie di una certa “elasticità” normativa prima di scendere in campo. Insomma, il ddl sui reati ambientali sta diventando argomento sensibile. Della materia, peraltro, la Severino è assolutamente esperta, se si considera che l’ex ministro difende la Tirreno Power, ovvero la centrale a carbone (controllata dai francesi di Gdf Suez e dalla disastrata Sorgenia della famiglia De Benedetti) coinvolta in un’inchiesta proprio per questioni ambientali. Gli emendamenti al ddl dovranno essere presentati in commissione entro il prossimo 19 novembre.

Ma le lobby sono già in movimento.


Ecco in un articolo di oggi LE LOBBY IN GRANDE MOVIMENTO .......ARRIVANO AD AFFERMARE CHE IL PROBLEMA NON SONO LE INDUSTRIE CHE PER ANNI HANNO INQUINATO E POCO CONSIDERATO LE RICADUTE SUI TERRITORI E SUI CITTADINI ESPOSTI ,OVVERO IL "DISASTRO AMBIENTALE" PRODOTTO ; MA 
BENSI' L' INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA CHE STA  CERCANDO DI PORRE UN FRENO A QUESTO INQUINAMENTO REITERATO ... DA ANNI ;  LE LOBBY VORREBBERO FAR MODIFICARE LA PROPOSTA  DI LEGGE ,  DOVE VERREBBERO PUNITI I DELITTI PER INQUINAMENTO O DISASTRO AMBIENTALE PERFINO CON LA DETENZIONE.......

Riportiamo alcune frasi  tratte da  Il Foglio ......ne va della certezza del diritto e della possibilità di fare impresa in questo paese.  Riguarda il disegno di legge in materia di reati ambientali in discussione dal febbraio scorso presso le commissioni riunite di Giustizia e Ambiente del Senato. La materia può avere ripercussioni su dossier aperti già molto critici, dall’acciaieria Ilva di Taranto alla centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure, per citare i casi più noti ....
Il disegno di legge è la prima iniziativa parlamentare che si propone di riordinare e normare nel codice penale la confusa fattispecie del “disastro ambientale”.... 
I giudici ......vorrebbero aumentare i poteri dell’autorità giudiziaria, per punire i delitti per inquinamento o disastro financo con la detenzione, come si prevede nella proposta di legge.

La Confindustria, invece, che opera in sintonia con la grande industria, chimica, siderurgica, energivora e non solo, invece invoca una riflessione più attenta nel merito: l’Associazione degli industriali condivide la necessità di reagire in maniera incisiva alle condotte criminali e di insistere per una maggiore tutela dell’ambiente, ma in primis rivendica la necessità di prestare attenzione ai princìpi di proporzionalità e meritevolezza della pena e a distinguere in maniera netta tra l’agire della criminalità organizzata e quello di chi fa impresa.....Il testo in esame al Senato, nella visione confindustriale, non fa la dovuta differenza e non tiene adeguatamente conto della possibilità che l’imprenditore – che per negligenza, impossibilità o incapacità non aveva provveduto ad adeguare gli impianti alle migliori tecnologie ambientali – si ravveda e quindi adegui l’azienda, la riconverta, o la renda meno inquinante usando risorse proprie. “Se questo impianto venisse confermato – ha detto Panucci – ne deriverebbe un’incontrollata espansione della responsabilità penale con conseguente grave pregiudizio delle attività imprenditoriali”.....

01 novembre 2014

Tirreno Power: banche prorogano stand still a gennaio, si tratta sul debito.

Tratto da Il sole 24ore

Tirreno Power, stand still debito prorogato a gennaio

Pesa il blocco di Vado Ligure, costato 45 mln da marzo (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 31 ott - Le banche creditrici, capitanate da Unicredit e Bnp Paribas (entrambe esposte per 158 milioni), prolungano al 31 gennaio lo stand still concesso a Tirreno Power, la ex genco controllata da Gdf Suez al 50% e partecipata al 39% da Sorgenia, che in questi mesi sta affrontando una complessa ristrutturazione del debito da complessivi 860 milioni. La proroga alla moratoria, secondo quanto risulta a Radiocor, e' stata siglata in queste ore (sempre oggi scadeva la precedente) ed e' resa necessaria dalla perdurante incertezza sulle due unita' a carbone di Vado Ligure, attualmente spente a seguito del sequestro della Procura, importanti per la redditivita' del gruppo ma a serio rischio chiusura dopo l'inchiesta della magistratura e le richieste del Ministero dell'Ambiente per la loro ristrutturazione. A giorni, al proposito, Tirreno Power presentera' le controdeduzioni mentre per il 18 novembre e' attesa la presa di posizione cruciale della Conferenza dei Servizi. " .....
Senza Vado Ligure - "il cui blocco delle unita' a carbone, da marzo, e' costato 45 milioni di margini", precisa Salvi - il debito in eccesso aumenterebbe, cosi' come i sacrifici richiesti a istituti creditori e soci. Di fronte a uno scenario simile, nessuna ipotesi potrebbe essere esclusa, neppure quella del ricorso al concordato preventivo.

Tratto da Alassiofutura

Savona - Tirreno Power, è lite continua dopo il " voltafaccia " degli Enti locali.