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04 agosto 2012

Ilva , Pacelink scrive ai sindacati: "È il momento della verità".

Tratto da  Il Cambiamento

Inquinamenti

Ilva di Taranto, Pacelink scrive ai sindacati: "È il momento della verità".

 

Stamattina è iniziata l'udienza davanti al tribunale del Riesame di Taranto sul ricorso del gruppo Riva contro il sequestro dell'impianto siderurgico dell'Ilva predisposto dalla magistratura. Ieri operai e sindacati in piazza per il diritto al lavoro. Intanto l'associazione Pacelink invia una lettera aperta proprio ai segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, e a quelli dei sindacati metalmeccanici Fiom, Fim, Uilm per dire che è arrivato il momento della verità e i lavoratori devono sapere.

di Pacelink - 3 Agosto 2012

Ai segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti
Ai segretari nazionali dei sindacati metalmeccanici Fiom, Fim, Uilm, Maurizio Landini, Franco Bentivoglio e Rocco Palombella.
Migliaia di lavoratori Ilva sono sfilati a Taranto ed è importante dire parole di verità.
In primo luogo va ricordato che a Taranto ogni mese muoiono due persone in più per inquinamento industriale.
La decisione della magistratura tarantina è inevitabile dopo la perizia epidemiologica consegnata al gip Patrizia Todisco che parla di 386 morti in 13 anni causati dall'inquinamento delle ciminiere: più di 30 ogni anno.
Chi ha il coraggio di ignorare questi dati?

I sindacati avrebbero dovuto manifestare sfilando prima.
La verità è che ora è tardi per salvare impianti concepiti cinquanta anni fa e che oggi nessuna nazione civile autorizzerebbe a così poca distanza dalle case.
Nel quartiere Tamburi i bambini sono costretti a "fumare" un equivalente di mille sigarette all'anno (sono calcoli scientifici noti da tempo). Inalano benzo(a)pirene cancerogeno in quantità inaccettabile.

Non è possibile che di fronte ai numeri della strage silenziosa emersa dalle pagine dei periti non scatti un moto di indignazione e di protesta paragonabile a quello odierno. 
I dati forniti dai periti della magistratura sono terribili. Ricordano arcaici sacrifici umani, che si rinnovano oggi in nome del profitto.
Questa strage vergognosa non può e non deve proseguire.
Abbiamo una Costituzione che difende la salute e la vita come una priorità assoluta.
Noi stiamo dalla parte della Costituzione e dalla parte della magistratura, che sta agendo in suo nome.
Sono perciò inaccettabili le parole di Angeletti dette oggi (ieri, ndr) a Taranto dal palco: "Noi non possiamo accettare la chiusura dell'Ilva per nessuna ragione e per nessuna motivazione" (intervento registrato dal Tg3 ore 14 del 2 agosto 2012).
Quando un impianto danneggia gravemente la salute va fermato. Se il sindacato dovesse fare fronte comune con l'azienda per ostacolare le ordinanze della magistratura diventerebbe un'organizzazione che mina i principi della legalità costituzionale.
Ci auguriamo che mai accada una cosa del genere.
Non vi basta vedere come i dirigenti Ilva arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del Gip? Cosa aspettate a prendere le distanze da questa gente con cui vi siete seduti ai tavoli tecnici e sindacali per concertare la cosiddetta "ambientalizzazione" di impianti che ora sono sotto sequestro?

I lavoratori devono sapere: attorno all'Ilva per un raggio di venti chilometri è vietato dalla Regione il pascolo libero in zone incolte perché il terreno è contaminato da diossine e policlorobifenili. Parliamo di inquinanti persistenti con effetto cancerogeno e che hanno il potere di danneggiare il dna che viene trasferito dai genitori ai figli.
Dal 2008 sono state abbattute duemila pecore e capre perché contaminate da diossine e pcb e gli allevatori sono rimasti senza lavoro.
Nel 2011 sono state distrutte grandi quantità di cozze, contaminate da diossine e pcb, colpendo famiglie di miticoltori che lavoravano da decenni.
Perché in questi casi le organizzazioni sindacali non hanno promosso cortei, pur essendo in gioco il diritto al lavoro?
È terribile sapere che per decenni sono state vendute e consumate tonnellate di cibo contaminato da diossine e pcb a una popolazione ignara del pericolo.
Quando la magistratura interviene per spezzare questo meccanismo infernale, ne è costretta, dal momento che gli amministratori non hanno predisposto i controlli efficaci che sarebbero serviti, viceversa compiuti in molti casi da associazioni di cittadini.
In nome del proprio diritto al lavoro non si può decretare la morte di altre persone e la distruzione del futuro di una città.

Cambiare si può ed è per questo che vi scriviamo. Si può fare qualcosa di legittimo e positivo: disinquinare, bonificare, recuperare il territorio agli usi civili.
L'opera di bonifica del terreno attorno all'Ilva è vastissima e richiede non meno lavoratori di quanti ne impiega oggi l'Ilva........
La bonifica andrà fatta anche con i profitti di chi in questi anni si e' arricchito inquinando senza controllo.
La famiglia Riva dovrà pagare tutti i danni che ha arrecato a Taranto.
Non siate reticenti su questo.
Ditelo ai lavoratori.
Ditelo, con coraggio.
Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink

15 maggio 2012

Per il Ministro Clini, non sono le fonti rinnovabili quelle che alzano il costo della bolletta energetica........

  Tratto da Energia Felice

Comunicato stampa della Fiom su energia e industria

 Roma, 11 maggio 2012
Energia e industria. Bardi e Potetti (Fiom): “Precisazioni necessarie dopo le dichiarazioni di Clini e Pasini sui rapporti tra l’industria metallurgica e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili”
Alcune precisazioni sono necessarie a proposito delle recentissime dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e del Presidente di Federacciai, Giuseppe Pasini. Mercoledì 9 maggio a Verona, nella giornata di apertura del Solarexpo, vi sono state alcune opposte dichiarazioni sulle questioni energetiche che richiedono alcune precisazioni.
Per il Ministro Clini, non sono le fonti rinnovabili quelle che alzano il costo della bolletta energetica, ma piuttosto settori della vecchia economia degli anni ’70, come l’acciaio e alluminio, che non dovrebbero avere vantaggi sulle tariffe. .....Se effettivamente l’intenzione di questi illustri dichiaranti era quella di imputare alla siderurgia, o viceversa alle rinnovabili, il costo di una bolletta energetica più alta che in altri paesi europei, dissentiamo profondamente.
Come è stato dimostrato più volte, infatti, la causa di questa onerosa bolletta sta nell’inefficienza del sistema energetico italiano, nella sovracapacità produttiva e negli alti margini di profitto dei grandi produttori da fonti fossili che, chissà perché, hanno contratti di fornitura del gas legati al petrolio e più alti che altrove. Si tratta di aziende oligopolistiche – in questo caso si che si possono definire lobby – che, per di più, nel caso di Enel e di Eni hanno una partecipazione pubblica che ne dovrebbe indirizzare le strategie.
Per quanto riguarda le rinnovabili, proprio ieri a Verona il GSE (il Gestore dei Servizi Energetici) ne ha spiegato gli effetti: prima dell’esplosione del fotovoltaico dell’ultimo anno alla Borsa elettrica c’erano due picchi di prezzo, uno di giorno, verso le 11 di mattina, e uno di sera, verso le 18-20. Ora il picco delle 11 di mattina è praticamente scomparso (anche se quello serale è stranamente aumentato di molto). La spiegazione è che il fotovoltaico, assieme alle altre rinnovabili, producendo a costi marginali nulli (non serve più combustibile per dare un kWh in più), di giorno fa concorrenza alle centrali tradizionali e riesce a contenere il prezzo dell’energia. Si tratta dell’effetto peak shaving che nel 2011 ha fatto risparmiare 400 milioni di euro.
Mettere in contrapposizione le rinnovabili e la siderurgia è sbagliato da molti punti di vista. Un modello energetico efficiente e sostenibile deve aumentare razionalmente tutte le fonti rinnovabili e deve progressivamente diminuire quelle fossili,garantendo dei costi compatibili, nel rispetto delle regole comunitarie, a tutti i settori produttivi, ivi compresi quelli energivori e di base, che servono per mantenere un sistema industriale moderno......

In Italia siamo i secondi per la siderurgia e anche per le installazione del solare (a maggio 13.160 MW), ma la differenza non è solo questa. La differenza vera è che in Italia non c’è una politica industriale che dica in quali settori e come si debba riavviare uno sviluppo sostenibile, mentre si tagliano i diritti e la spesa anche in settori che crescono, come le energie rinnovabili.

06 dicembre 2010

La Fiom Cgil sulla centrale a carbone a Saline Joniche. E a Savona?2)Colombia, il lato oscuro delle miniere svizzere di carbone.


RIPORTIAMO QUESTO ARTICOLO DELLA
FIOM CGIL DELLA CALABRIA
PER PORTARLO A CONOSCENZA DEL"SINDACALISTA ROSSELLO" CHE A SAVONA VUOLE PROGRAMMARE UNO SCIOPERO PER L'AMPLIAMENTO DELLA CENTRALE ........CONTRO GLI AMBIENTALISTI E I CITTADINI .

VA GIA BENE CHE IN ITALIA NON TUTTI,ANCHE NEI SINDACATI, LA PENSANO ALLO STESSO MODO E C'E' QUALCUNO CHE SA USARE IL SEMPLICE BUON SENSO E FA FUNZIONARE LE CIRCONVOLUZIONI CELEBRALI CON MIGLIORI RISULTATI.

IN CALABRIA SICURAMENTE POSSONO PROMUOVERE come sul manifestino della Cgil riportato in alto a destra:
"L' ENERGIA RINNOVABILE ALLUNGA LA VITA "fa bene all'ambiente ,al lavoro all'economia..........
MA A SAVONA AL MOMENTO STANNO PROMUOVENDO "primariamente"
LA CENTRALE A CARBONE CHE rappresenta un modello di sviluppo che oggi ci ruba il futuro e per il domani ci impone scelte inaccettabili per il nostro ambiente,per la nostra salute e per il mondo intero".....

COERENZA VORREBBE......CHE ANCHE A SAVONA LA CGIL si dovrebbe confrontare con la società che chiede di rappresentare" e nel
DIFENDERE I LAVORATORI si DOVREBBE RICORDARE CHE SONO" PRIMA ANCORA DEI CITTADINI "DA TUTELARE ........"come, con più lungimiranza, in Calabria hanno capito.

TRATTO DA STRILLI.IT

La Fiom Cgil sulla centrale a carbone a Saline Joniche

Sento doveroso intervenire nella polemica in corso sulla questione della centrale a carbone a Saline Joniche,COME DIRIGENTE SINDACALE DELLA FIOM-CGIL,

ribadendo la posizione ufficiale della Camera del Lavoro di Reggio Calabria-Locri, contraria al progetto di costruzione della centrale elettrica a carbone nel sito dismesso della ex Liquichimica di Saline Joniche, posizione espressa interpretando oltre che il volere della stragrande maggioranza della popolazione locale e delle amministrazioni interessate, anche il semplice buon senso.
Mi trovo assolutamente contrario alle motivazioni dichiarate dalla FILTCEM-CGIL che esprimono una valutazione positiva sulla costruzione della centrale, considerando le nuove tecnologie sicure e, quindi, non inquinanti per l’ambiente circostante e giustificando la positività dell’operazione con la ricaduta occupazionale nel territorio.

Oggi è necessario chiedersi quale modello sia maggiormente opportuno per uno sviluppo sostenibile del territorio, o ancora meglio delle vocazioni naturali di un territorio, e sicuramente la centrale proposta non interpreta questa domanda, ma sicuramente interessi altri, molto distanti da quelli del luogo e che certo non possono avere il nostro sostegno.

La Calabria oggi produce già molta energia elettrica, più di quella necessaria ai suoi bisogni, e se mai fosse necessario, perché non pensare a sistemi rispettosi dell’ambiente, come il solare, e poi perché non pensare a quel sito come un luogo di bonifica ambientale vista la grande quantità di veleni già presenti sia sul terreno che nel suo mare, un grande laboratorio virtuoso che potrebbe innescare attività di recupero del territorio, bonifica dai veleni sversati e affondati, trattamento dei rifiuti in una logica di riciclo e riutilizzo, attenzione al dissesto idrogeologico, con interventi di manutenzione del territorio e di controllo delle acque per una loro gestione razionale e soprattutto pubblica.

Queste ed altre soluzioni concordate e suggerite dalla popolazione sicuramente darebbero molta più occupazione stabile e duratura, funzionale ai bisogni. Credo che oggi sia questo un futuro possibile per i nostri territori, e non queste opere “calate dall’alto” con interessi diversi da quelli del territorio come la storia ci insegna....

La CGIL non è un sindacato corporativo che interviene a tutela degli interessi di pochi ma si confronta con la società che chiede di rappresentare, si batte e organizza le lotte a tutela dei diritti di tutti, e non solo dei propri iscritti, non solo degli occupati ma di tutti compresi i migranti senza tutele, ed è per questo che
fa parte con pari dignità del variegato fronte del no alla centrale a carbone,allo stesso modo con cui difende i diritti dei lavoratori messi in discussione da questo modello di sviluppo lo stesso che oggi ci ruba il futuro e ci impone scelte inaccettabili.

Raffaele Signoriello Segreteria FIOM-CGIL RC-LOCRI

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Pubblichiamo inoltre sulle problematiche del carbone un'altro interessante articolo

TRATTO DA Swissinfo.ch

Colombia, il lato oscuro delle miniere svizzere di carbone

" L’impatto ambientale è enorme: i fiumi vengono contaminati e con essi anche la terra e il bestiame. Ciò significa che quei contadini che vivevano di agricoltura e pesca, ora non hanno più nulla da mangiare. "Alfredo Tovar, operaio alla miniera di La Jagua.
Di Stefania Summermatter, swissinfo.ch

In Colombia le attività minerarie hanno portato ricchezza, ma non per tutti. Se le multinazionali continuano a espandersi, il prezzo da pagare per le comunità locali è altissimo: villaggi evacuati, fiumi inquinati, sindacalisti messi a tacere. Violazioni che chiamano in causa pure un'impresa svizzera, che respinge però ogni accusa.


La Colombia è il quinto paese esportatore di carbone al mondo. Dalle miniere del nord, questa materia prima viene trasportata fino in Europa – soprattutto in Germania – e utilizzata per la produzione di energia elettrica. Le centrali a carbone tedesche riforniscono in parte anche le società svizzere, che negli ultimi anni hanno aumentato i loro investimenti nel carbone per coprire il fabbisogno di base.

In diversi paesi europei, l’utilizzo di questo combustibile fossile ha incontrato l’opposizione degli ecologisti per l’elevato tenore di emissioni di CO2 che diffonde nell’atmosfera. Le incognite legate al carbone non si limitano però alle sole centrali, ultimo anello di una catena produttiva, ma si spingono fino alle grandi miniere a cielo aperto che hanno ridisegnato il volto della cordigliera andina.

In paesi come la Colombia, l’estrazione del carbone è all’origine d’importanti violazioni dei diritti umani e del deterioramento dell’ecosistema. La denuncia non è nuova: da diversi anni infatti Amnesty International e il Gruppo di lavoro Svizzera Colombia si battono affinché le materie prime tornino a essere una risorsa per le comunità locali.

«La situazione nel nord della Colombia è particolarmente difficile. Per anni è stata teatro di scontri tra la guerriglia, le forze paramilitari e l'esercito statale», spiega Alfredo Tovar, sindacalista e operaio in una miniera del dipartimento del César. «E a farne le spese è soprattutto la popolazione locale: intere famiglie sono state allontanate o sono scomparse nel nulla. Lavoratori, rappresentanti comunali e dirigenti sindacali sono stati messi a tacere, o uccisi».


Alfredo Tovar è venuto fino in Svizzera per chiedere giustizia. Rivendica assicurazioni sociali per tutti gli operai, norme di sicurezza nelle miniere e un indennizzo alla popolazione per i danni subiti. «L’impatto ambientale dell’estrazione del carbone è enorme: i fiumi vengono contaminati e con essi anche la terra e il bestiame. Ciò significa che quei contadini che vivevano di agricoltura e pesca, ora non hanno più nulla da mangiare.Inoltre, dalle miniere si sprigiona una nube di polvere nera che è all’origine di gravi problemi respiratori».


Multinazionale svizzera nel mirino

......Nei dipartimenti del César e della Magdalena si concentra gran parte della ricchezza del paese, ma spesso i villaggi sono lasciati senza acqua potabile, elettricità e servizi sanitari. «La manodopera arriva soprattutto da altre regioni del paese e i profitti se ne vanno all’estero… mentre qui resta solo contaminazione e povertà. Come dipendente della Glencore chiedo un indennizzo alla regione per i danni causati e per il carbone che portano via, e chiedo il rispetto degli accordi sindacali che hanno firmato con noi lavoratori».....
CONTINUA SULL'ARTICOLO INTEGRALE

26 luglio 2010

Sindacati e ......Ampliamento Tirreno Power

Consigliamo ai sindacati "Fim, Fiom e Uilm di Genova che rilanciano il progetto di ampliamento della centrale Tirreno Power sempre a carbone" (leggi su Ivg) prima di fare delle affermazioni intorno al rilancio di un progetto di una certa politica industriale sul nostro territorio " sempre ricorrendo al solito, vecchio,obsoleto carbone"
di leggersi i numerosi articoli della letteratura Medica e Scientifica presenti sul nostro e su altri siti e di leggersi con molta attenzione le dichiarazioni dell'Ordine dei Medici di Savona e dei Medici ISDE a livello locale e nazionale.

Come sicuramente ben sanno ...... vi sono altri sistemi per creare più occupazione e per fornire "energia"più rispettosi dell'ambiente e della salute dei cittadini.



Riportiamo le dichiarazioni tratte da "Uomini Liberi"che ben rappresentano il pensare di molti cittadini preoccupati per i propri figli.

La casta sindacale e Tirreno Power
Scritto da uominiliberi
SENZA VERGOGNA!

Questo comunicato della "triplice sindacale" che sposa le tesi di Tirrenopower e della Sogea di Carlo De Benedetti,chiedendo a voce spiegata l'ampliamento a carbone della centrale di Vado-Quiliano…leggi…fornisce un pessimo servizio sia ai lavoratori, sia ai giovani disoccupati, sia ai cittadini che hanno la sfortuna di risiedere nel raggio delle ricadute delle emissioni di tale impianto

Gli scriteriati estensori di questa presa di posizione non solo sembrano ignorare tutta la letteratura scientifica mondiale che ha posto in relazione la combustione del fossile con l'aumento delle morti dovute a patologie tumorali e cardiovascolari, ma anche le recentissime posizioni della unione europea che tendono a disincentivare l'uso del carbone nella produzione di energia.
Ed allora, dopo le posizioni dei comitati, dell' Ordine dei Medici, dei Comuni, della Regione Liguria, tutte concordi nel rifiuto di una proposta "indecente" quale quella caldeggiata dalla triplice, ci viene spontaneo chiedere loro e domandare a noi stessi, quale cupidigia di servilismo li abbia indotti ad assumere atteggiamenti tanto pericolosi quanto sprezzanti del comune sentire dei cittadini!!!!
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IN aggiunta AL SOPRACITATO ARTICOLO RIPUBBLICHIAMO UN PRECEDENTE POST CHE non ha bisogno di commenti.......


Riportiamo il post del 20 aprile che riporta le posizioni della

" CGIL di Civitavecchia "

La Cgil Funzione Pubblica: "No, noi non ci stiamo"

Tratto da TRCgiornale.it


"Le nubi che si addensano sulla nostra città e sul comprensorio sono estremamente più pericolose di quelle vulcaniche che hanno paralizzato i voli nel nord Europa. In un territorio già gravemente compromesso dall’insistenza in loco da mezzo secolo di centrali termoelettriche ed espansione portuale, che ormai copre tre quarti dello specchio marino civitavecchiese, le Istituzioni che considerano questo comprensorio servitù e la sua popolazione solo un intralcio, sferrano un attacco multiplo alla salute pubblica"

"Se si realizzasse, il combinato disposto dei progetti di incenerimento rifiuti a TVN, Carbone anche a TVS, mega discarica ad Allumiere e da ultima l’ipotesi, (ahinoi non tanto ipotetica), di ampliare il sito di smaltimento delle armi Chimiche e Batteriologiche ... costituirebbe un progetto di utilizzo del territorio che non ha eguali in scala nazionale e forse anche Europea.….

Ci pare singolare, che ad oggi, la Politica continui ad esaminare tale realtà per segmenti, come dire che nel caso di uno tsunami ci si deve preoccupare di un’onda alla volta e che i resoconti che i Medici impegnati/illuminati periodicamente diffondono sulle insorgenze di malattie/allergie, ben oltre le medie nazionali, sono solo piccole scosse di assestamento….


Sarebbe interessante mescolare in laboratorio contemporaneamente tutte le sostanze chimiche che tali impianti immettono nell’aria che respiriamo... la chimica è una scienza esatta e Seveso qualcosa dovrebbe insegnare.

Ma forse la vera strategia è di catapultare sul territorio tutte le jatture possibili, per poi fingere mediazioni ed accoglierne solo alcune… come dire che il carbone inquinava meno….. di cosa ancora è da definire.

No, noi non ci stiamo. Ed in questo caso saremo orgogliosi di far parte del partito del no, tanto in auge nella dialettica di chi vuol fare senza regole e a proprio comodo.

Saremo del partito del no perché viviamo questo territorio, ma soprattutto perché sappiamo, con coscienza, che si può fare altro, a partire dalla differenziazione dei rifiuti, che oltretutto porta occupazione stabile e di qualità.
Siamo e saremo per le energie rinnovabili, per le stesse motivazioni.
Siamo e saremo con tutti i cittadini e con quella parte della politica che guarda soprattutto alla vivibilità ed alla salute pubblica come diritto Costituzionale, non sacrificabile agli altari degli interessi,siano essi di imprenditoriali o politici, troppo spesso mascherati da interessi Nazionali.

Da subito inizieremo a confrontarci con tutti i soggetti che vorranno contrastare l’ennesimo scempio al nostro territorio a partire dalla ricerca di una posizione univoca nella CGIL.

Faremo la nostra parte, anche" per destare la cittadinanza resa narcolettica" da una politica che appare orientata verso la autocelebrazione, spesso narcisistica e “distratta” ed incurante dei reali bisogni dei giovani e dei cittadini in generale.....

Sappiamo già che, come in passato, i falchi riproporranno i bisogni occupazionali; questa musica l’abbiamo già ascoltata
…
. Ad oggi mancano circa 4000 lavoratori edili e metalmeccanici a TVN.

Dopo la riconversione, restano nella memoria solo dolore decessi ed infortuni, di sviluppo e occupazione duratura nessuna traccia
e qui la crisi non c’entra nulla, era già previsto che andasse così, con nessuna impresa in grado di acquisire connotati industriali, nessuna crescita nell’indotto,
solo palate di briciole, anzi… solo palate.
Il grande sogno è durato appena pochi anni… il carbone brucerà a TVN per altri 20. E intanto le centraline che dovrebbero informarci sulla qualità dell’aria sono stranamente ferme da tempo…".

Il Segr. Gen. Fp CGIL Civitavecchia Diego Nunzi



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Ripubblichiamo inoltre uno stralcio di un articolo di Di Maurizio Portaluri

Come si quantificano i danni delle Centrali a carbone.

La Scuola di Salute Pubblica della prestigiosa Università statunitense di Harvard a Boston ha recentemente pubblicato un interessante articolo sulla quantificazione dei danni correlati alla salute ed all’ambiente negli impianti di produzione elettrica degli USA che bruciano carbone.
Lo studio muove dalla constatazione che le centrali a carbone producono danni esterni agli impianti ma che esiste una variabilità ed una incertezza nella loro determinazione legate a diversi fattori.
Tra questi la quantità di sostanze inquinanti emesse, la loro distribuzione dovuta alle condizioni atmosferiche e la distribuzione della popolazione rispetto agli impianti medesimi.
Per questo i ricercatori di Harvard hanno voluto monetizzare il danno prodotto da 407 centrali a carbone sulla base della mortalità prematura nella popolazione connessa a queste attività ed hanno stimato che il danno prodotto varia da 30.000 $ a 500.000 $ per tonnellata di polveri sottili (PM 2.5), quelle cioè che entrano nell’albero respiratorio e nel circolo sanguigno, da 6000 $ a 50000 $ per tonnellata di SO2 emessa, da 500 $ a 15000 $ per tonnellata di NOx e da 0,02 $ a 1,57 $ per kilowattora di energia generata.
N
el modello utilizzato la mortalità della popolazione aumenta del 1.2% per ogni
aumento di microgrammo/m3 della media annuale di emissione del PM 2,5 (tipo polvere che qui da noi neppure viene misurato).

Alla luce di questo studio è lecito domandarsi
se le istituzioni locali ed i loro tecnici, al tavolo delle trattative con le aziende elettriche per definire i termini delle convenzioni e, a prescindere da queste, quando prendono decisioni sullo sviluppo locale e sui controlli ambientali e sanitari, tengano conto di queste valutazioni.
Se applicassimo i numeri del lavoro citato alla realtà locale risulterebbe che per 100.000 tonnellate di NOx emesse ogni anno il danno esterno è quantificabile tra i 50 milioni di dollari a 1,5 miliardi di dollari.
Danni che vengono pagati solo dalla collettività la quale continua comunque ad acquistare la stessa energia elettrica per la cui produzione riceve un detrimento.
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Alleghiamo infine uno stralcio tratto da "Energia alternativa non fonte di morte" pubblicato sul "Quotidiano di Sicilia"

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Comprendiamo la preoccupazione dei sindacati. Ma essi devono ricordarsi che non possono scambiare la salute dei lavoratori con uno stipendio, peraltro necessario.
"Sindacati illuminati "dovrebbero chiedere alla Regione piani strategici per attirare investimenti verso l’industria verde (energie alternative da fonti rinnovabili e biocarburanti) e verso l’industria blu (turismo).