Stralcio da Rainews
Stati Uniti Bocciato il piano di Trump per il rilancio delle centrali a carbone.
Esultano gli ambientalisti La Federal Energy Regulatory Commission (Ferc) ha detto no al piano presentato dal Segretario all'Energia, Rick Perry. Diventa così più difficile salvare l'industia del carbone come aveva promesso Trump in campagna elettorale -Schiaffo al presidente Donald Trump della Federal Energy Regulatory Commission (Ferc) che ha bocciato il suo piano di salvataggio per l'industria del carbone. L'authority Usa per l'energia, composta da commissari bipartisan nominati dal presidente e confermati dal Senato, ha respinto all'unanimita' il piano di sussidi alle centrali elettriche, come quelle a carbone o nucleari, che mantengono scorte di carburante sul sito per 90 giorni. ....-
Festeggiano gli attivisti per il clima. "L'annuncio odierno della Ferc e' un ritorno alla realta' dopo mesi di pressioni degli executive miliardari del carbone e del nucleare...per il salvataggio illegale dei loro impianti non economici", ha osservato in una nota Mary Anne Hitt, direttore della campagna "oltre il carbone" di Sierra Club. "E' una vittoria per i consumatori, per il libero mercato e per l'aria pulita", ha dichiarato l'ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, inviato dell'Onu per il cambiamento climatico.
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09 gennaio 2018
14 dicembre 2015
UN SEGNALE A BIG OIL:ora le borse sono pronte a spostare i soldi sull' energia pulita .
«È un segnale per chi investe nell’energia: occhio, se mettete i soldi nel posto sbagliato, potreste perderli ».
Tratto da La Repubblica
L'obiettivo dei 2 gradi impone di lascare sotto terra due terzi delle riserve. E 14 mila miliardi volano verso "Big Green"
PARIGI - Il 2100 e la visione di un pianeta schiacciato da una inarrestabile catastrofe climatica sono, da ieri, un poco più lontani. Il mondo ha, ora, uno strumento per lottare contro l'effetto serra. Non tutte le promesse contenute nell'accordo siglato ieri, fra lo scrosciare di applausi e gli abbracci autocelebrativi, sono convincenti. Ma dalla ventunesima Conferenza sul clima esce un'architettura istituzionale e giuridica che, per la prima volta, unisce tutti i paesi e si pone obiettivi chiari e comuni. E, anche solo per questo, mette in moto un processo che può rivelarsi più solido e potente dell'accordo stesso.
| Ban Ki-Moon, Laurent Fabius e François Hollande festeggiano i risultati del vertice sul clima |
L'obiettivo dei 2 gradi impone di lascare sotto terra due terzi delle riserve. E 14 mila miliardi volano verso "Big Green"
PARIGI - Il 2100 e la visione di un pianeta schiacciato da una inarrestabile catastrofe climatica sono, da ieri, un poco più lontani. Il mondo ha, ora, uno strumento per lottare contro l'effetto serra. Non tutte le promesse contenute nell'accordo siglato ieri, fra lo scrosciare di applausi e gli abbracci autocelebrativi, sono convincenti. Ma dalla ventunesima Conferenza sul clima esce un'architettura istituzionale e giuridica che, per la prima volta, unisce tutti i paesi e si pone obiettivi chiari e comuni. E, anche solo per questo, mette in moto un processo che può rivelarsi più solido e potente dell'accordo stesso.
La politica, infatti, è volubile e volatile. L’economia, quando si mette in moto, è una schiacciasassi inarrestabile. Forse per questo, la parola più sentita, in questi giorni, nelle sale della Conferenza sul clima, è stata «segnale ». L’hanno usata gli scienziati, ma anche il segretario di Stato americano, John Kerry. Da qui, dicevano, deve uscire un segnale forte e chiaro che, da solo, vale tre o quattro Conferenze sul clima. Quale segnale? Lo spiega, senza giri di parole, Fatih Birol, il direttore della Iea, l’agenzia che si occupa di energia per conto dei paesi ricchi dell’Ocse. «È un segnale per chi investe nell’energia: occhio, se mettete i soldi nel posto sbagliato, potreste perderli ». L’energia, infatti, è il terreno cruciale della lotta all’effetto serra: oltre il 60% delle emissioni viene da lì. E, se gli investitori non fiutano il rischio degli impianti tradizionali e inquinanti e non spostano i soldi sulle rinnovabili, c’è il pericolo che si moltiplichino finanche le centrali a carbone.
È partito questo segnale? Sulle prime, si fa fatica a sentirlo.
Nella prima bozza di accordo c’era esplicitamente l’ipotesi di un taglio delle emissioni del 40-95 per cento entro il 2050. La clausola è saltata nel testo finale. Ma si chiede esplicitamente di contenere il riscaldamento dentro 1,5-2 gradi.
Per arrivarci, spiegano gli scienziati, si deve comunque passare per un taglio drastico delle emissioni. E - sorpresa - lo dice anche, magari un po’ sottovoce, l’accordo di Parigi: oltre il 25 per cento, si deduce dal testo, con l’obiettivo di emissioni zero dopo il 2050. Le parole, anche quando sono timide, pesano. E l’impegno a rendere «i flussi finanziari coerenti con una traiettoria verso basse emissioni» - rimasto intatto fra tutte le revisioni - suona chiaro ad orecchie attente come quelle della grande finanza.
Vedremo presto se banche, assicurazioni, fondi di investimento ne trarranno le conseguenze. A spingerli in questa direzione, c’è una bomba ad orologeria che la Conferenza di Parigi ha messo sotto il tavolo, anche se nei testi di accordo non se ne fa parola. È la creazione, da parte di un organismo internazionale come il Financial Stability Board, presieduto dal governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, di una task force sul «riconoscimento dei rischi finanziari legati al clima». Affidata all’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, la task force ha il compito apparentemente innocuo di stabilire gli standard con cui registrare a bilancio, ad esempio, le perdite possibili legate ad un impianto che l’innalzamento dei mari potrebbe sommergere. Rischio serio, ma che scompare, di fronte a quello, gigantesco, che la lotta all’effetto serra comporta per Big Oil e che, per ora, nei suoi bilanci non compare.
Scienziati e tecnici, però, hanno già fatto i conti. Se l’obiettivo dei 2 gradi di massimo riscaldamento verrà perseguito, come promesso a Parigi, i due terzi delle riserve di carbone, gas e petrolio, non possono essere bruciati a produrre CO2, ma devono rimanere sottoterra. La ricchezza di Big Oil, peró, è lì. A fare i conti, a questo punto, sono gli analisti finanziari. Quelli di Kepler Chevreux calcolano che, in un mondo a 2 gradi, svaniscono dai bilanci - corretti con la cura Bloomberg - dei grandi del petrolio attivi per 28 mila miliardi di dollari. È l’annuncio, se non di una bancarotta, di un terremoto nelle Borse, su cui Carney ha già lanciato l’allarme. Quanti azionisti resterebbero con i titoli Exxon o Chevron in mano se le due aziende dovessero registrare questo sgonfiamento a bilancio? Ma non è finita. C’è anche l’uscita di scena dai ruoli di primo piano dell’economia. Mark Lewis, di una grande banca come Barclays, calcola che, nello scenario del mondo che non si riscalda più di 2 gradi, gli investimenti nel settore dei combustibili fossili sono destinati a crollare da 27 mila a poco più di 20 mila miliardi di euro, da qui al 2040. Big Oil scoprirebbe di essere quello che gli operatori di Borsa definiscono “un settore in netta involuzione”. Dove, per giunta - e, per i potenziali investitori, dovrebbe essere il fattore decisivo - si guadagna sempre meno.
In economia, però, i soldi raramente scompaiono. Se non li guadagna uno, li guadagna un altro. Ed è un epocale trasferimento di potere, influenza, denaro, quello che fa intravedere il mondo che si ferma sotto i 2 gradi. Mentre precipitano gli investimenti in combustibili fossili, schizzano verso l’alto, nelle simulazioni della Barclays, quelli nell’energia pulita. Oltre 14 mila miliardi in piu`, convogliati, fra oggi e il 2040, nel settore delle energie a basse emissioni e, in generale, nel comparto dell’efficienza energetica.
Bye Bye Big Oil. Hello Big Green.
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05 agosto 2015
Michael Bloomberg : Obama non ha ucciso il carbone; lo ha fatto il mercato.
Tratto da Bloomberg in traduzione simultanea
Obama non ha ucciso il carbone; lo ha fatto il mercato.
Michael Bloomberg.
I critici del nuovo Clean Power Plan della Environmental Protection Agency lo descrivono in termini apocalittici.
Ma molto di quello che dicono circa il piano - che distruggerà l'industria del carbone, ed uccidera' i posti di lavoro e aumenterà i costi per i consumatori - è sbagliato. Ed è importante capire perché.
La politica retorica esagerata in merito al piano tende a oscurare la realtà del mercato che l'industria del carbone è in declino costante da un decennio, in parte a causa del boom del gas naturale, ma soprattutto perché i consumatori richiedono un'aria più pulita ed azione per combattere il cambiamento climatico. Le Comunità e le associazioni negli Stati Uniti hanno aperto la strada a convincere dell' opportunita' di chiudere i vecchi impianti a carbone sporco ed affrontare la transizione verso forme più pulite di energia. La campagna contro il carbone del Sierra Club Beyond Coal ha contribuito a chiudere o eliminare gradualmente le più di 200 centrali a carbone negli ultimi cinque anni.
La politica retorica esagerata in merito al piano tende a oscurare la realtà del mercato che l'industria del carbone è in declino costante da un decennio, in parte a causa del boom del gas naturale, ma soprattutto perché i consumatori richiedono un'aria più pulita ed azione per combattere il cambiamento climatico. Le Comunità e le associazioni negli Stati Uniti hanno aperto la strada a convincere dell' opportunita' di chiudere i vecchi impianti a carbone sporco ed affrontare la transizione verso forme più pulite di energia. La campagna contro il carbone del Sierra Club Beyond Coal ha contribuito a chiudere o eliminare gradualmente le più di 200 centrali a carbone negli ultimi cinque anni.
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Allo stesso tempo,i posti di lavoro nel settore energetico si sono moltiplicati, grazie all' occupazione nel gas naturale e nelle fonti rinnovabili quali l'energia solare ed eolica. Oggi, ci sono quasi due persone che lavorano nel settore solare per ogni persona impiegata dall'industria del carbone.
Che cosa ha significato per le tasche dei consumatori? Molto poco. Il passaggio da carbone è stato quasi impercettibile in bolletta: le tariffe residenziali sono rimaste sostanzialmente piatte dal 2006.
In breve, la riduzione del consumo di carbone della nostra nazione ha significato un paese più sano con più posti di lavoro - senza alcun costo aggiuntivo per i consumatori. C'è qualcuno che pensa che sia un cattivo affare?
Il Clean Power Plan dell'EPA semplicemente continua questa tendenza. Considerate questo: più del 50 per cento di energia elettrica degli Stati Uniti è venuta dal carbone nel 2005. Oggi, è al di sotto del 40 per cento. Le nuove regole del EPA prospettano un calo al 27 per cento entro il 2030.
In altre parole, siamo già a metà strada verso l'obiettivo dell'EPA ......E se l'ultima fase della campagna di Sierra Club riesce, l' energia prodotta da centrali a carbone scenderà molto al di sotto del 27 per cento ben prima del 2030 - anche se le regole di EPA venissero annullate dal prossimo presidente o colpite dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Questo non significa che le nuove regole non siano importanti. Esse lo sono, ed è per questo che Bloomberg Philanthropies sta investendo $ 24 milioni per aiutare a far in modo che siano rispettate.
Le norme prevedono per la prima volta i limiti sulle emissioni di carbonio, ed invieranno un chiaro segnale al mercato che l'industria del carbone, non tornerà. Forniscono incentivi per gli Stati e per le utility per accelerare i loro investimenti in fonti rinnovabili........ E incoraggiano gli Stati ad adottare misure di efficienza energetica, che farà risparmiare i consumatori e le imprese nel lungo periodo.
Questo non significa che le nuove regole non siano importanti. Esse lo sono, ed è per questo che Bloomberg Philanthropies sta investendo $ 24 milioni per aiutare a far in modo che siano rispettate.
Le norme prevedono per la prima volta i limiti sulle emissioni di carbonio, ed invieranno un chiaro segnale al mercato che l'industria del carbone, non tornerà. Forniscono incentivi per gli Stati e per le utility per accelerare i loro investimenti in fonti rinnovabili........ E incoraggiano gli Stati ad adottare misure di efficienza energetica, che farà risparmiare i consumatori e le imprese nel lungo periodo.
I critici continuano a sostenere che non dobbiamo ridurre il nostro consumo di carbone fino a che la Cina e altri paesi lo faranno.Ma è come dire, "Non smettere di uccidere la nostra gente fino a quando si smette di uccidere la tua." Non solo sarebbe assurdo, sarebbe anche economicamente insensato.
Le città che si adoperano per ridurre le loro emissioni e pulire la loro aria traggono significativi vantaggi economici.
Pechino ha recentemente annunciato che stava chiudendo le sue quattro centrali a carbone - non per altruismo, ma perché i suoi leader riconoscono che l'aria sporca è nociva per l'ambiente degli affari della città e per la salute pubblica.
Molte città negli Stati Uniti hanno dimostrato come la riduzione delle emissioni di carbonio e l'espansione della crescita economica vanno di pari passo.....
Nei prossimi mesi, i leader mondiali dovranno negoziare un accordo globale sui cambiamenti climatici. Le nuove regole dell' EPA permettono agli Stati Uniti di mostrare che stiamo facendo da apripista , mettendo più pressione sugli altri paesi di agire.
Anche quegli americani che sono scettici sul cambiamento climatico dovrebbero supportare il nuovo piano dell' EPA.
Ciò consentirà di risparmiare vite umane e creare posti di lavoro....
E contribuirà a garantire che nella cosiddetta guerra al carbone - che è davvero una battaglia per proteggere le comunità dagli effetti nocivi del carbone - il popolo americano esca vittorioso.

_ Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, è il fondatore e CEO di Bloomberg LP.
Per saperne visitare il sito http://www.bloomberg.com/view
_ Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, è il fondatore e CEO di Bloomberg LP.
Per saperne visitare il sito http://www.bloomberg.com/view
28 maggio 2015
La guerra sul carbone è reale,ed in America l'industria del carbone è in difficoltà.
Tratto da Businessinsider in traduzione simultanea .
La guerra sul carbone è reale, e da un lato è chiaramente vincente

REUTERS / Jim Urquhart
In un nuovo approfondito rapporto su Politico , uno dei principali rappresentanti del settore del carbone ha parlato apertamente del successo degli attivisti che hanno contribuito a chiudere quasi 200 centrali a carbone negli ultimi cinque anni.
"Sono sofisticati, sono molto attivi.....," ha detto a Politico Mike Duncan, presidente della Coalizione americana per il carbone pulito nell' energia elettrica, . «Non mi piace quello che stanno facendo. Stiamo perdendo un sacco di carbone in questo paese. "
Dal 2010, un terzo delle centrali a carbone americane hanno chiuso , secondo il Sierra Club. Come fa notare il Washington Post, i restanti impianti devono affrontare difficili sfide come le nuove regolamentazioni e una maggiore concorrenza che minacciano di cacciarli fuori dal mercato.
L'industria del carbone - che produce circa il 40% dell' energia elettrica degli Stati Uniti - e' premuta su più fronti .Con il sostegno finanziario ex sindaco di New York Michael Bloomberg, gli attivisti anti-carbone e gruppi come il Beyond Coal del Sierra Club sono riusciti a fare pressioni con successo sullo stato e sui governi locali per aiutare a far chiudere le centrali a carbone. Come nota il Politico, Beyond Coal sostiene di aver fatto chiudere 189 centrali dal suo lancio nel 2010.
Forti di una sentenza del 2014 della Corte Suprema che ha permesso alla l'Environmental Protection Agency di regolare l'energia nell'ambito del Clean Air Act, con limiti più severi sulle emissioni degli impianti a carbone che hanno reso carbone leggermente più costoso.
Allo stesso tempo, le fonti energetiche alternative sono diventati meno costose. Il Fracking ha reso il gas naturale più accessibile, mentre nel corso dell' anno appena trascorso le energie , solare ed eolica sono riuscite a ridurre i loro prezzi a discapito del gas naturale e del carbone.
Anche l'amministrazione Obama ha spinto verso l'energia pulita, contribuendo a sovvenzionare le fonti di energia pulite come l'eolico e il solare e con la promozione di programmi volti a formare i lavoratori verso i produttori di energia pulita emergenti.
Il carbone è stato un obiettivo primario da parte degli ambientalisti a causa di quanto è sporco.
Secondo l'EPA, le emissioni di carbone sono responsabili per il 77% del totale delle emissioni di carbonio del settore energetico - più di tutte le auto americane.
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11 dicembre 2014
Umberto Mazzantini:Il carbone è un morto che cammina?
Tratto da Greenreport
Il carbone è un morto che cammina?
di Umberto Mazzantini
Tom Kenworthy, Senior Fellow di American Progress, su ThinkProgress fa un bilancio delle prospettive del carbone nel 2014 e dice che «King Coal si è imbattuto in un cumulo di scorie di cattive notizie». La peggiore è sicuramente l’accordo Usa-Cina per tagliare le emissioni di carbonio, poi c’è l’odiato (dai repubblicani e industrie energetiche Usa) progetto dell’Environmental Protection Agency (Epa) di imporre limiti alle emissioni di CO2 alle centrali elettriche a carbone esistenti ed ancora di più a quelle nuove, lo sfarinamento delle prospettive per le esportazioni di carbone made in Usa verso l’Asia ed il prepensionamento e la chiusura di diverse centrale a carbone nei prossimi anni. Insomma, con il Natale che si avvicina, i giganti del carbone statunitensi hanno davvero poco da festeggiare.
Kenworthy dice che questi sviluppi riportano alla mente un rapporto sul futuro del carbone presentato nel 2011 dall’asset management della Deutsche Bank Kevin Parker che disse: «Il carbone è un morto che cammina. Le banche non lo finanzieranno. Le compagnie di assicurazione non lo assicureranno. L’Epa è arrivata dopo di loro … E le economie per renderlo pulito non funzionano».
Una bocciatura su tutti i fronti che ricorda quanto detto nel 2013 dall’ex sindaco di New York Michael Bloomberg: «Anche se l’industria del carbone non lo sa ancora del tutto o non è pronta ad ammetterlo, il suo tempo è finito … Sono felice di dire che, qui negli Stati Uniti, il re è morto. Il carbone è un morto che cammina»......Leggi tutto qui
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07 febbraio 2014
Michael Bloomberg : LA COSA PIU' GRANDE CHE SI PUO' FARE E' CHIUDERE LE CENTRALI ELETTRICHE A CARBONE.
Tratto da National Journal
Bloomberg: 'The Biggest Thing You Can Do ... Is to Close Coal-Fired Power Plants'
Michael Bloomberg non è certamente un fan del carbone....
La National Public Radio ha incontrato l'ex sindaco di New York Michael Bloomberg , che la scorsa settimana è stato nominato inviato speciale delle Nazioni Unite per le città e il cambiamento climatico .Il miliardario ex sindaco parla di ciò che in tutto il mondo stanno facendo per aiutare a ridurre le emissioni (come il bike sharing e l'efficienza energetica ) e per avere maggiori difese contro le calamità .
Dice anche che le politiche a livello nazionale dovrebbero ANDARE OLTRE IL CARBONE .
"LA COSA PIU' GRANDE CHE SI PUO' FARE IN QUESTO PAESE E' DI CHIUDERE LE CENTRALI ELETTRICHE A CARBONE. ESSE GENERANO UN TERZO DI TUTTE LE EMISSIONI" , ha detto.
Bloomberg ha dato milioni di dollari alla campagna del Sierra Club contro il carbone . Nel frattempo , l' Environmental Protection Agency del Presidente Obama per la prima volta sta progettando norme per ridurre le emissioni di carbonio per le nuove e per le esistenti centrali elettriche.......
Sul Wall Street Journal un nuovo articolo esamina nel dettaglio l' uso del carbone in Europa
"L'Unione Europea si profila leader a livello mondiale nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica e chiede di fare di più per mitigare il cambiamento climatico, ma in Europa è in aumento anche la quota di elettricità generata dalla fonte energetica con più alta intensità di carbonio di tutti: Il Carbone ", riferisce il giornale ."
Qui l'articolo integrale
Michael Bloomberg ha ragione : "LA COSA PIU' GRANDE CHE SI POSSA FARE E' CHIUDERE LE CENTRALI ELETTRICHE A CARBONE .
Ma ......non chiuderle solo negli Stati Uniti ed esportare poi il carbone e il relativo inquinamento in Europa (come si legge sul Wall Street Journal)!!!!
E' scientificamente provato che le centrali a carbone costituiscano un serio problema per il clima globale e per la salute dei cittadini,e pertanto andrebbero chiuse non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa, in Cina e in tutto il pianeta.
La National Public Radio ha incontrato l'ex sindaco di New York Michael Bloomberg , che la scorsa settimana è stato nominato inviato speciale delle Nazioni Unite per le città e il cambiamento climatico .Il miliardario ex sindaco parla di ciò che in tutto il mondo stanno facendo per aiutare a ridurre le emissioni (come il bike sharing e l'efficienza energetica ) e per avere maggiori difese contro le calamità .
Dice anche che le politiche a livello nazionale dovrebbero ANDARE OLTRE IL CARBONE .
"LA COSA PIU' GRANDE CHE SI PUO' FARE IN QUESTO PAESE E' DI CHIUDERE LE CENTRALI ELETTRICHE A CARBONE. ESSE GENERANO UN TERZO DI TUTTE LE EMISSIONI" , ha detto.
Bloomberg ha dato milioni di dollari alla campagna del Sierra Club contro il carbone . Nel frattempo , l' Environmental Protection Agency del Presidente Obama per la prima volta sta progettando norme per ridurre le emissioni di carbonio per le nuove e per le esistenti centrali elettriche.......
Sul Wall Street Journal un nuovo articolo esamina nel dettaglio l' uso del carbone in Europa
"L'Unione Europea si profila leader a livello mondiale nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica e chiede di fare di più per mitigare il cambiamento climatico, ma in Europa è in aumento anche la quota di elettricità generata dalla fonte energetica con più alta intensità di carbonio di tutti: Il Carbone ", riferisce il giornale ."
Qui l'articolo integrale
Michael Bloomberg ha ragione : "LA COSA PIU' GRANDE CHE SI POSSA FARE E' CHIUDERE LE CENTRALI ELETTRICHE A CARBONE .
Ma ......non chiuderle solo negli Stati Uniti ed esportare poi il carbone e il relativo inquinamento in Europa (come si legge sul Wall Street Journal)!!!!
E' scientificamente provato che le centrali a carbone costituiscano un serio problema per il clima globale e per la salute dei cittadini,e pertanto andrebbero chiuse non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa, in Cina e in tutto il pianeta.
01 aprile 2013
Beyond Coal.... Gli Usa cercano di abbandonare le centrali a carbone
Tratto da Articolotre.com
Beyond Coal. Gli Usa cercano di abbandonare le centrali a carbone
Con il progetto Beyond Coal, si sta cercando di far chiudere entro il 2020, negli Stati Uniti, oltre 500 centrali a carbone per sostituirle con impianti puliti quali eolico, solare e geotermico.
Una volontà ecologista che aiuta a vivere in modo più salutare. –
L'iniziativa Beyond Coal è nata grazie al sindaco di New York Michael Bloomberg e ai responsabili dell'organizzazione ambientalista statunitense Sierra Club.
05 marzo 2013
1)Beyond Coa l: New York spegne una centrale a carbone a settimana 2)Energia da idrogeno:in Brasile si sceglie la tecnologia italiana
Tratto da Il Corriere.itNew York spegne una centrale a carbone a settimana
04 Marzo 2013 19:25 AMBIENTEIl sindaco di New York Michael Bloomberg e l'organizzazione ambientalista americana Sierra Club hanno annunciato in un comunicato congiunto di essere a meta' strada rispetto all'obiettivo di mandare in pensione un terzo di tutte le centrali elettriche a carbone entro il 2015.
La campagna finanziata da Bloomberg con 50 milioni di dollari si chiama "Beyond Coal", "Oltre il carbone": lanciata nel 2011, si propone di rinunciare a 105.000 MW di elettricita' prodotta da carbone, al ritmo dello spegnimento di una centrale inquinante ogni settimana.
Leggi anche
Sindaco Bloomberg di New York finanzia il ‘Sierra Club’ contro le centrali a carbone ...
“Porre fine alla produzione di energia da carbone è la cosa giusta da fare – ha dichiarato Bloomberg – “perché anche se può sembrare una fonte di energia economica, l’impatto sul nostro ambiente e sulla salute pubblica è notevole.”
______________________
Tratto da Alternativa sostenibileEnergia da idrogeno, il Brasile sceglie la tecnologia italiana
Il Brasile sceglie la tecnologia italiana per produrre energia elettrica pulita dall'idrogeno. L'impianto sfrutterà la capacità di una diga sul Paranà.
Il Brasile è annoverato assieme a Russia, India e Cina fra i Paesi
emergenti (anche detti BRIC). Il rilancio del Paese non si limita, però,
alle sole attività produttive e commerciali, ma anche alle politiche
adottate in materia ambientale. Intenzionato a promuovere la produzione
di energia da fonti
rinnovabili, il governo carioca ha, infatti, stretto un accordo
intercontinentale con H2 Nitidor, azienda lombarda, per la vendita di
apparecchiature che saranno utilizzate per produrre idrogeno.
L’accordo
prevede la vendita di un elettrolizzatore ad alta efficienza che
produce idrogeno, un compressore e diversi serbatoi di stoccaggio. Con
queste apparecchiature all’avanguardia, prodotte da un’azienda italiana
con sede a Codogno, il Brasile sarà in grado di produrre e immagazzinare
l’idrogeno in celle a combustibile, sfruttando così al 100% la capacità
della diga di Itaipù posta sul fiume Paranà per la produzione di energia elettrica.
I
vantaggi legati all’introduzione di questo innovativo sistema per la
produzione di elettricità sono, come si può immaginare, innumerevoli........
L’impianto
consentirà di moderare questi costi e d’incrementare la produzione di
energia idroelettrica. Gli studi preliminari stimano che le
apparecchiature della H2 Nitidor potranno far crescere l’efficienza
energetica del 6% e produrre idrogeno da utilizzare, in un futuro quanto
mai prossimo, come principale fonte di alimentazione in alternativa ai
tradizionali carburanti inquinanti.
30 ottobre 2012
Uragano Sandy: situazione drammatica....Almeno dodici i morti Il sindaco: "La tempesta del secolo"
Tratto da Il Quotidiano.net
L'uragano Sandy flagella New York.Almeno dodici i morti
Ma quando riusciremo tutti a capire che l' uomo è il più grande artefice dei disastri ambientali che stanno mettendo in ginocchio il pianeta?
Le immagini che ci giungono dall' America devono essere un monito per tutti a cambiare.Dice il Presidente Obama: Le elezioni possono aspettare......
Ma Capiranno gli americani? Capiremmo tutti noi che la natura comincia a presentare il salatissimo conto della mancanza di lungimiranza degli uomini nelle scelte ambientali a tutela del nostro unico pianeta?
I colloqui dell’ONU , ma soprattutto una politica globale concreta, dovrebbero essere uno strumento importante per intraprendere quel tipo di azione politica collettiva a livello globale necessaria per evitare cambiamenti climatici catastrofici.
Bisognerebbe che tutti la pensassero come il presidente messicano Felipe Calderon, il quale ha dichiarato,in chiusura dei colloqui di Cancun:
L'uragano Sandy flagella New York.Almeno dodici i morti
Il sindaco: "La tempesta del secolo"
NEW YORK, 30 ottobre 2012 -
Morte, terrore buio. La natura si è scatenata e quello che si temeva è puntualmente accaduto. 'L’uragano Sandy' è arrivato e ha flagellato New York per tutta la notte e l'ha spenta quasi completamente. Ci sono stati lunghi momenti di paura e di terrore soprattutto nella parte bassa della citta', rimasta al buio per lunghissime ore. I morti lungo la costa Atlantica sono almeno 12 e destinati a salire drasticamente con le prime luci del giorno quando le operazioni di soccorso riprenderanno. A Manhattan lo Stock Excange è sotto un metro d’acqua, il Battery tunnel e le stazioni della metropolitana sono allagate. Decine di automobili galleggiavano per le strade. Nessuno ricorda nulla di simile .
Barack dallo studio ovale ha chiamato uno ad uno tutto i governatori degli stati in emergenza: "vi verrà fornito tutto l’aiuto federale di cui avete biosgno ma se ci fossero problemi o ritardi chiametemi direttamente….Le elezioni possono aspettare….la cosa più importante in questo momento è aiutarsi gli uni con gli altri per salvare il maggior numero di vite possibile…".
Tratto da Voced'Italia.it
Uragano Sandy: situazione drammatica
E' di qualche minuto fa l'ultima dichiarzione del sindaco di New York Michael Bloomberg: "Le condizioni stanno peggiorando rapidamente: se vi trovate ancora nella aree soggette ad evacuazione, trovate un modo per lasciarle". Pare che, oltre all'aumento del livello dell'acqua a preoccupare siano i forti venti che si iniziano ad avvertirsi in città.
La tempesta perfetta quando il clima si ribella e gli eventi parlano da soli.
Ma quando riusciremo tutti a capire che l' uomo è il più grande artefice dei disastri ambientali che stanno mettendo in ginocchio il pianeta? Le immagini che ci giungono dall' America devono essere un monito per tutti a cambiare.Dice il Presidente Obama: Le elezioni possono aspettare......
Ma Capiranno gli americani? Capiremmo tutti noi che la natura comincia a presentare il salatissimo conto della mancanza di lungimiranza degli uomini nelle scelte ambientali a tutela del nostro unico pianeta?
CAPIRANNO .... dopo il grande nulla di fatto del congresso del clima di Cancun?
I colloqui dell’ONU , ma soprattutto una politica globale concreta, dovrebbero essere uno strumento importante per intraprendere quel tipo di azione politica collettiva a livello globale necessaria per evitare cambiamenti climatici catastrofici.
Bisognerebbe che tutti la pensassero come il presidente messicano Felipe Calderon, il quale ha dichiarato,in chiusura dei colloqui di Cancun:
A volte penso che non riusciamo a capire che siamo tutti passeggeri della stessa nave, dello stesso aereo, o dello stesso veicolo. I nostri aerei non hanno più il pilota. È successo qualcosa in cabina. Tutti i passeggeri sono responsabili dell’aeromobile, e stiamo litigando se la colpa è di quelli in classe turistica o di quelli seduti davanti in prima classe, mentre l’aereo continua a precipitare ...
Credo, amici, che qualcuno debba prendere il controllo del velivolo.
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