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04 gennaio 2015

TIRRENO POWER IL NODO PRINCIPALE E' IL MISURATORE SME A CAMINO .LA TUTELA DELLA SALUTE DEI CITTADINI NON E' PIU' RIMANDABILE.

Tratto da Uomini Liberi 
TIRRENO POWER E IL MISURATORE A CAMINO


Per TIRRENO POWER il nodo principale  è il misuratore SME a camino. Se il governo impone che il misuratore venga messo a camino come vuole la Procura e  non altrove (tipo alla base della ciminiera) le emissioni di zolfo, con questi impianti, non riescono a stare nei limiti di legge. 
Possono far costruire il carbonile tra 150 anni, ma se mettono il misuratore a camino, con controllo delle emissioni non fatto dall'azienda in regime di autocontrollo, ma sotto regia pubblica le possibilità che possa riaprire sono prossime allo zero.... 
Quindi massima attenzione sul Ministero  .......... , la tutela della salute dei cittadini non è più rimandabile.
 Il Decreto legislativo 267/2000 parla di funzioni di "indirizzo e controllo": i politici di Vado e Quiliano, provincia e regione che cosa hanno controllato?? 
Tutti i cittadini si augurano che un giorno (più vicino possibile) qualcuno possa rispondere delle azioni o omissioni compiute....



Riportiamo  l' ultimo comunicato stampa della Rete Savonese Fermiamo il carbone.......che ben chiarisce la situazione .

Comunicato Stampa della 

Rete Savonese  Fermiamo il carbone 



Le normative per il rilascio dell’AIA non ci risulta contemplino un ruolo del Consiglio dei Ministri per la "correzione" dei contenuti dell'autorizzazione definiti dai competenti organismi tecnico-scientifici, allo scopo di venire incontro alle esigenze dichiarate dal richiedente l'autorizzazione stessa.

Vengono meno le tesi sostenute ripetutamente in questi giorni dai sostenitori della riapertura della centrale e che hanno condotto alla convocazione di oggi presso la Presidenza del Consiglio, la quale di fronte ai dati sanitari e ambientali allarmanti non può quindi che allinearsi alle decisioni prese dagli organismi tecnici in sede di AIA a tutela della cittadinanza.

In merito alla questione della Centrale Tirreno Power, continuiamo a leggere dichiarazioni del Presidente della Regione secondo il quale bisogna rivolgersi alla Presidenza del Consiglio “perché si tratta di un tema nazionale che riguarda la necessità di criteri omogenei per le emissioni delle centrali in tutta Italia".

A tal proposito, trascriviamo alcuni punti della lettera inviata in data odierna al Sottosegretario Delrio: “tali motivazioni della riunione appaiono francamente anomale rispetto a quanto previsto dalla normativa europea e nazionale per il rilascio dell’Autorizzazione integrata Ambientale, che non ci pare contemplare un ruolo del Consiglio dei Ministri per la "correzione" dei contenuti dell'autorizzazione definiti dai competenti organismi tecnico-scientifici, allo scopo di venire incontro alle esigenze dichiarate dal richiedente l'autorizzazione stessa.

Nel merito della vicenda ricordiamo che l’Autorità Giudiziaria (il GIP presso il Tribunale di Savona) nel marzo scorso ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo, tuttora vigente, delle due sezioni a carbone di questa centrale ritenendo configurato il delitto di cui all’art. 434, comma 2, c.p., ossia il disastro consumato, a fronte di una situazione di gravissimo danno ambientale e sanitario.

Gli esiti davvero drammatici, sul piano ambientale e ancor più su quello della salute pubblica, delle ricerche condotte dai consulenti tecnici incaricati dalla Procura di Savona (ad oggi non smentite da alcuno, malgrado alcuni scomposti attacchi sulla stampa) sono evidentemente conseguenti alla collocazione della centrale Tirreno Power in piena area urbana densamente popolata: un rapido sguardo alle fotografie pubblicate sui nostri siti web rende evidenza di questa ubicazione assolutamente fuori da ogni logica.

Di qui l'assoluta necessità in sede di AIA di tener conto della situazione ambientale e sanitaria locale, considerando le assolute specificità del territorio in cui l’impianto è inserito.”
Ora ci chiediamo: Il Presidente della Regione è a conoscenza dei pronunciamenti della Magistratura sulla situazione ambientale e sanitaria? Conosce l’art. 434 comma 2 cod.pen. ossia disastro consumato? Ha ben presente l’ubicazione di questa centrale?
A proposito di uniformità vorremmo poi che il Presidente spiegasse ai cittadini perché in sede di commissione IPPC la Regione Liguria non abbia richiesto il mantenimento della prescrizione del misuratore camino (SME) delle emissioni.

Come noto, la prescrizione dello SME a camino fu data con AIA 2012 e sollecitata anche da ISPRA. Avvalendoci anche di specifica perizia riteniamo indispensabile sul piano dell’affidabilità tecnica l’installazione dello SME al camino E2 in quanto riteniamo che questa soluzione tecnica sia l’unica che garantisce l'obbligo giuridico prescritto dal comma 4 quater dell’art. 29-sexies del d.lgs 152/2006, ossia l'effettivo controllo dei valori di emissione degli inquinanti “nel punto di fuoriuscita dell’installazione”.


Ricordiamo sempre a proposito dello SME quanto scritto dal GIP dell’atto di sequestro della centrale: “Ciò che preme evidenziare è che il gestore, certamente agevolato da una quasi assoluta carenza di controlli, ha di fatto violato la quasi totalità delle prescrizioni imposte, ed ha gestito in assoluta autonomia e senza alcuna verifica, uno SME.” (pag 31)

E ancora “Da ultimo, l’annotazione 6 marzo 2014 del N.O.E. dei Carabinieri di Genova….., rilevava come dagli stessi fosse emersa la inattendibilità e la modificabilità dei dati forniti dallo SME, circostanza particolarmente grave in quanto in grado di inficiare i risultati di tale sistema e, quindi, di non far ritenere validi e credibili i dati delle emissioni fornite dallo stesso” (pag 43)

Questo appare uno dei punti fondamentali dell’intera vicenda: l’azienda chiede ed ottiene di non installarlo e la stessa commissione IPPC, in contrasto con le precedenti disposizioni arriva addirittura a definirlo in modo inspiegabile “INUTILE”. A cosa serve dare i limiti di emissioni di inquinanti se non c’è la certezza condivisa della efficacia delle misurazioni? Riteniamo che i cittadini abbiano diritto (anche visti i precedenti) di avere dati delle emissioni validi, credibili, attendibili e immodificabili ancorché soggetti a controllo pubblico.

Perché vi è una così forte resistenza al misuratore di inquinanti all’uscita del camino? l’azienda non è in grado di sostenere le spese per il misuratore? Dobbiamo forse noi cittadini fare una colletta per contribuire alle spese? Oppure ci sono altri motivi non detti? Perché non si vuole una misurazione finalmente attendibile degli inquinanti?

Anche perché ben ricordiamo quanto contenuto nel documento di sequestro del GIP “Appare infatti assai probabile (per non dire certo) che il gestore, non diversamente da quanto ha fatto sino ad oggi, cerchi in ogni modo di rinviare sine die l’adempimento richiesto, in tal modo vanificando l’esigenza (che il sequestro vuole soddisfare) di ridurre le emissioni pericolose dell’impianto, scongiurando il protrarsi del danno per l’ambiente e la salute.” (pag 43)

E ancora “In altre parole, appare dimostrato che il gestore, in tutti questi anni e fino alla data odierna, ha sempre fatto quello che gli tornava più vantaggioso, il tutto nella neghittosità degli organi pubblici chiamati a svolgere attività di controllo, lungi dal sanzionare le dette inottemperanze, hanno ritardato in modo abnorme l’emissione dei dovuti provvedimenti,( pag 44 )”

In definitiva, vengono meno le tesi sostenute ripetutamente in questi giorni dai sostenitori della riapertura della centrale, e che hanno condotto alla convocazione di oggi presso la Presidenza del Consiglio:

- il tentativo di denunciare disparità di trattamento in sede di AIA tra la procedura per la centrale di vado Ligure con quelle precedenti: qualsiasi “iter” autorizzativo successivo al 2014 per qualsiasi centrale presente sul territorio nazionale recepisce necessariamente le più recenti normative e linee operative attualmente in vigore, in particolare per un allineamento più rigoroso ai valori associati alle BAT per i vari inquinanti;

- il tentativo di voler considerare la centrale di Vado Ligure sito di interesse strategico, quando i dati Terna dimostrano che la centrale non rientra in quelle strategiche ed essenziali, elemento confermato dal fatto che dall'11 marzo (giorno del sequestro e chiusura dei gruppi) non c'è stata nessuna oscillazione e variazione nei flussi energetici della rete nazionale.

- il perseverante tentativo di rappresentare una supposta salubrità della situazione ambientale della provincia di Savona, in palese contrasto con diversi studi e, soprattutto, gli approfonditi rilievi ambientali e sanitari alla base delle perizie disposte dalla Procura della Repubblica di Savona;

- il tentativo di screditare i dati sanitari della Procura rifacendosi a precedenti dati 'tranquilizzanti' dell'IST. In realtà gli stessi realizzatori dello studio IST hanno recentemente confutato le conclusioni e l'uso improprio che ne viene fatto: lo studio non è un’analisi epidemiologica atta a rilevare l’incidenza sulla popolazione di una fonte inquinante.


La Presidenza del Consiglio, di fronte agli incontrovertibili dati sanitari e ambientali allarmanti riscontrati nel territorio, non può quindi che allinearsi almeno alle decisioni prese e ai valori emissivi (che peraltro la Rete ritiene ancora troppo permissivi) definiti dai competenti organismi tecnico-scientifici in sede di AIA a tutela della cittadinanza.


RETE SAVONESE FERMIAMO IL CARBONE


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.....Perché l'azienda (pur in presenza di una autorizzazione ministeriale) non ha messo il misuratore al camino?  Eppure sarebbe stato molto semplice aderire alla espressa richiesta del GIP. Non crediamo si tratti di un problema economico per una azienda a cui non mancano evidentemente le risorse  per avvalersi di eccellenti avvocati e di presunti “migliori esperti italiani del settore”.
E allora una domanda si ripropone: l'azienda nutre forse qualche timore sui dati emissivi che avrebbero potuto o potrebbero emergere?

09 dicembre 2014

Si avvicina l' 11 dicembre e l' incontro a Roma ........

Si avvicina l' 11 dicembre e l' incontro a Roma ..
per opportuna conoscenza   riproponiamo un
 Articolo del 22 marzo 2014
Tratto da  Il Secolo XIX

Tirreno Power, l’ok del governo un mese prima del sequestro

Giampiero Timossi
Vado Ligure (Savona) - Il giudice scrive «neghittosità» . È l’indolenza, la pigrizia che diventa sospetto, quella degli «organi pubblici chiamati a svolgere le attività di controllo». Così sostiene il giudice Fiorenza Giorgi, questo scrive nelle 45 pagine del decreto di sequestro che il 10 marzo ha spento la centrale a carbone di Vado Ligure. 
Una chiusura provvisoria, ma anche un atto che dall’apertura del 1971 non si era mai verificato. E il gip, nello spiegare le ragioni del suo provvedimento, parla in modo diretto di «gravi omissioni della politica». 
Si sospetta che Tirreno Power non abbia rispettato le regole del gioco ed è per questo che 5 suoi dipendenti sono indagati dalla Procura di Savona per disastro ambientale doloso. Le regole sono quelle contenute dentro l’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, una cornice che per i magistrati savonesi è «estremamente vantaggiosa e frutto di un sostanziale compromesso in vista della costruzione di un gruppo a carbone», una costruzione «meramente ipotetica». Così gli «organi pubblici» e «la politica» sono stati chiamati direttamente in causa, nelle parole di chi da quattro anni ha deciso di indagare sulla centrale ligure.
«Chi non ha fatto rispettare le regole?

 Chi ha agito con indolenza? Ancora non è facile dare una risposta univoca», è il giudizio raccolto tra i magistrati savonesi. Per ricostruire il puzzle si può partire dalla base del «disegno criminoso», da quelle che sono le prescrizioni non rispettate e indicate a pagina 3 del decreto del gip Fiorenza Giorgi. Per il giudice resta «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», quella che l’11 marzo scorso ha spento con un’ordinanza la centrale a carbone della Tirreno Power. Ma il “vaso” non c’era e non c’è ancora, era un rilevatore dei fumi emessi dall’impianto (Sme, tecnicamente) che doveva essere collocato entro il 14 settembre 2013, in una posizione precisa, a circa 200 metri d’altezza, sulla ciminiera e non alla base. La posizione non è irrilevante, così dice pure il gip Giorgi che ha firmato le 45 pagine dell’ordinanza di spegnimento e che a pagina 3 scrive, testualmente che Tirreno Power e i suoi dirigenti indagati «non provvedevano all’installazione, sul camino E2, relativo ai gruppi a carbone VL3 e VL4, del misuratore di portata e di monitoraggio in continuo previsto al punto 3 del paragrafo dieci dell’Aia». Insomma, il rilevatore, lo Sme, non era al suo posto. Il termine per montarlo sulla ciminiera era scaduto il 14 settembre di un anno fa.

Lo Sme a camino non c’è, ma nessuno pare accorgersene. Meglio, nessuno rileva la sua assenza come una inosservanza alla prescrizione dell’Aia. Lo fanno per primi, almeno secondo le carte oggi disponibili, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico incaricati dai magistrati Granero e Paolucci di fare un sopralluogo all’impianto. È il 4 novembre 2013.......... Il documento in possesso anche dell’azienda e visionato da Il Secolo XIX apre un nuovo scenario.Tirreno Power sosteneva di aver ottemperato alla prescrizione dell’Aia. Meglio, spiegava e spiega che lo Sme già c’è, non a camino, ma alla base dell’impianto. «Una variazione non sostanziale dell’Aia e quindi dovrebbe essere accettata», chiedeva l’azienda al ministero dell’Ambiente. 
E il ministero dell’ambiente accetta questa tesi, con un parere trasmesso alla Tirreno Power e all’Ispra. Quando? Il 21 febbraio 2014, casualmente un giorno prima del giuramento del governo guidato da Matteo Renzi...........
Riavvolgiamo il nastro: a settembre 2013 scade la prescrizione per ottemperare all’installazione dello Sme, a novembre i carabinieri rivelano l’infrazione e la segnalano alla Procura di Savona, a gennaio di quest’anno Ispra e Arpal non verbalizzano la violazione. Il 21 febbraio 2014 i funzionari del ministero dell’Ambiente dicono che quel rilevatore può non essere collocato a camino. Meno di un mese dopo, il 14 marzo il giudice per le indagini preliminari della Procura di Savona dice che quella inosservanza all’Aia «è la goccia che ha fatto traboccare il vaso». E anche per questo dice temporaneamente stop al carbone a Vado.
Per questo, ma non solo. A pagina tre dell’ordinanza firmata dal gip Giorgi sono cinque i punti contestati che contribuiscono a formalizzare l’accusa di disastro ambientale colposo, per ora formalizzata solo nei confronti di cinque dipendenti di Tirreno Power. Oltre alla mancata installazione dello Sme, ci sono anche il mancato rispetto del crono programma previsto dall’Aia, l’utilizzo per l’accensione di olio combustibile con tenore di zolfo superiore alla prescrizione, mancanza del monitoraggio in continuo e superamento il 16 ottobre 2013 al «valore limite di emissioni in concentrazione relativamente al parametro “metalli su polveri” e in particolare per il parametro cromo e i suoi composti».

06 dicembre 2014

AIA TIRRENO POWER : Comunicato congiunto Greenpeace, Legambiente e WWF

Tratto da ambienteambienti
Greenpeace, Legambiente e WWF 
soddisfatte ma con riserva rispetto alla decisione della Conferenza dei Servizi, che sembrerebbe aver sancito il rispetto delle normative vigenti in materia di emissioni in atmosfera per quanto concerne la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale alla centrale termoelettrica di Tirreno Power a Vado Ligure.
Le associazioni ambientaliste accolgono favorevolmente quanto deliberato ma per esprimere piena soddisfazione si riservano di leggere i documenti ufficiali licenziati dalla Conferenza dei Servizi per comprendere, ad esempio, se lo SME al camino E2 sia stato prescritto. Dal punto di vista tecnico questo dispositivo di misurazione delle emissioni, infatti,  risulta essere l’unico in grado di garantire un adeguato ed affidabile sistema di valutazione della qualità delle emissioni.
«Se Tirreno Power non ritiene possibile conformare la centrale di Vado Ligure ai migliori standard è bene che quell’impianto, su cui pesano accuse estremamente serie per la mortalità che avrebbe indotto nel territorio circostante, si fermi per sempre», affermano le tre associazioni.
Nel decreto di sequestro dell’impianto, la Procura di Savona afferma di non ritenere  «sufficiente ai fini di cui sopra autorizzare la prosecuzione dell’attività dei gruppi a carbone subordinandola alla installazione di un sistema SME che consenta di controllare la riduzione ed il mantenimento delle emissioni nei limiti delle MTD». D’altra parte, anche la nota ISPRA del 21 febbraio 2014  esprime «la necessità di prescrivere al gestore l’installazione dello SME al Camino E2».
Le centrali a carbone sono gravemente dannose per il clima, l’ambiente e la salute dei cittadini, risultano sempre più inutili anche per il sistema energetico nazionale, caratterizzato da una forte sovra-capacità che costringe gli impianti a funzionare a scartamento ridotto o addirittura a stare fermi. Secondo Terna, ad agosto le rinnovabili hanno generato il 48,9% dell’elettricità nazionale e coperto il 45,4% della richiesta elettrica. E infatti, il sistema elettrico italiano non ha risentito affatto della mancata produzione della centrale di Vado Ligure.
Le associazioni sono consapevoli della necessità di accompagnare la trasformazione del sistema energetico nazionale per garantire il lavoro a chi lo perde: evidentemente, troppi errori sono stati fatti in passato e in nessun caso possiamo sottostare al ricatto occupazione o salute. 
La Regione Liguria e il ministero dello Sviluppo economico devono adesso impegnarsi per un piano che punti sull’efficienza energetica e sul settore delle rinnovabili: solo da qui può emergere la possibilità di sviluppo dell’industria energetica italiana e di lavori degni e senza rischio per la collettività.

30 luglio 2014

30 Luglio 2014 : COMUNICATO DELLA RETE SAVONESE FERMIAMO IL CARBONE.

COMUNICATO DELLA  RETE SAVONESE FERMIAMO IL CARBONE.

Perché Tirreno power non ha messo il misuratore SME a camino?
Ha forse qualche timore sui valori che potrebbero emergere?
Come può l’azienda sbandierare il rispetto dei limiti emissivi, quando i dati “sono stati registrati e monitorati dallo stesso gestore in assoluta autonomia e nella totale carenza di controlli”, e sono considerati inattendibili dallo stesso Giudice?
 Da una parte i dati di emissione forniti per anni “in assoluta autonomia e nella totale carenza di controlli” da un’azienda ora indagata,  dall’altra le accurate analisi di periti e magistrati indipendenti:
 i cittadini sapranno di chi fidarsi. 

Nel comunicato dell’altro ieri l'azienda .......afferma come “alla centrale di Vado Ligure sia stato riconosciuto, nello stesso atto di sequestro, il rispetto dei limiti di emissione previsti dalla legge”.
Ci pare una affermazione errata o quantomeno gravemente incompleta. (*)  I documenti bisogna leggerli per intero e per completezza di informazione riportiamo alcuni passi molto importanti della stessa ordinanza del Giudice (pag 27): “non può tacersi la circostanza che tutti i dati sono stati registrati e monitorati dal gestore in assoluta autonomia e nella totale carenza di controlli da parte delle autorità preposte”;
e ancora (pag 28): “Anche gli accertamenti compiuti di recente inducono a propendere per l’inattendibilità dei dati registrati dal Gestore attraverso lo SME (Sistema di monitoraggio delle emissioni) installato presso la Centrale termoelettrica” (**)
Sono anni che noi come Rete chiediamo con forza i controlli delle autorità alle emissioni al camino e alla luce di queste affermazioni riteniamo di averne davvero motivo.
Sempre nel comunicato di Tirreno Power viene enfatizzato questo nuovo progetto definito “di miglioramento ambientale”, dal quale però ci risulta non si raggiungerebbero tutti i livelli di MTD né da subito e nemmeno fra due anni. Tuttavia per ottenere una “elevata qualità” riteniamo che finalmente ci debba essere una certa e attendibile misurazione per verificare i valori emissivi e confrontarli con i limiti MTD.
Ora, a parte l'autorizzazione ottenuta dal Ministero di sistemare i misuratori alla base della ciminiera, ci domandiamo come mai l'azienda non si sia adeguata alla prescrizione AIA di sistemare i misuratori al vertice del camino, come richiesto anche da ISPRA e dal GIP nell'ordinanza (tanto da condizionare la ripresa dell'attività alla messa in opera del misuratore con controllo di tecnici nominati dal Giudice). Non solo, non troviamo cenni di questo misuratore al camino nemmeno nel nuovo progetto presentato.
Perché l'azienda (pur in presenza di una autorizzazione ministeriale) non ha messo il misuratore al camino?  Eppure sarebbe stato molto semplice aderire alla espressa richiesta del GIP. Non crediamo si tratti di un problema economico per una azienda a cui non mancano evidentemente le risorse  per avvalersi di eccellenti avvocati e di presunti “migliori esperti italiani del settore”.
E allora una domanda si ripropone: l'azienda nutre forse qualche timore sui dati emissivi che avrebbero potuto o potrebbero emergere?
NOTE
(*)   Probabilmente si riferisce al punto dove è scritto” i dati registrati dal gestore non consentono di affermare il superamento delle soglie emissive previste dalla legge e dagli specifici provvedimenti amministrativi di natura autorizzativa.” ma poi continua con altre considerazioni.
Va tuttavia ribadita la lacunosità di tali dati, posto che lo stesso gestore non ha fornito al consulente “le medie mensili delle concentrazioni di SO2, polveri, ed NOx per gli anni dal 2000 al 2012 per le unità a carbone VL3 e VL4”, che non sono stati forniti dati né sul CO per tali unità né sui macroinquinanti relativamente alle unità turbogas VL51 e VL52”, anche se “i dati relativi agli anni 2010 e 2011 sono comunque disponibili tra la documentazione presente sul sito del Ministero dell’Ambiente dedicato all’AIA statale” (ibidem, pagina 266).
Inoltre non può tacersi la circostanza che tutti i dati sono stati registrati e monitorati dal gestore in assoluta autonomia e nella totale carenza di controlli da parte delle autorità preposte; ed invero non vi è traccia del “protocollo condiviso” con le autorità di controllo locali (Provincia di Savona) e/o l’ARPA Liguria, né di ispezioni effettuate da quest’ultime all’impianto ai fini di verifica/controllo di tale aspetto, previsto dai provvedimenti autorizzativi della Centrale “
(**)   Dall'Ordinanza”l’annotazione 6 marzo 2014 del N.O.E. dei Carabinieri di Genova (pervenuta alla scrivente il successivo 7 marzo), che a sua volta richiamava gli esiti dei controlli sopra descritti, rilevava come dagli stessi fosse emersa la inattendibilità e la modificabilità dei dati forniti dallo SME, circostanza particolarmente grave in quanto in grado di inficiare i risultati di tale sistema e, quindi, di non far ritenere validi e credibili i dati delle emissioni fornite dallo stesso".

1) Savona -11 Marzo 2014 disposto il sequestro preventivo della centrale Tirreno Power. 2) Cos'è lo SME?

 Per  la fondamentale importanza dei suoi  contenuti ........ riportiamo integralmente le considerazioni  finali del decreto di sequestro preventivo del Gip Fiorenza  Giorgi  dell' 11 marzo 2014


...........Quanto sopra rilevato circa il fumus commissi delicti, in ordine al periculum in mora, si osserva quanto segue.
E’ stato ampiamente evidenziato nei paragrafi che precedono, che la condotta tenuta dalle società che si sono succedute nella gestione della centrale di Vado Ligure (“Interpower S.p.A.” e “Tirreno Power S.p.A.”) è stata costantemente e sistematicamente caratterizzata da reiterate inottemperanze alle prescrizioni, sia negli anni antecedenti al rilascio dell’AIA, sia nel periodo successivo al rilascio della stessa.
In altre parole, appare dimostrato che il gestore, in tutti questi anni e fino alla data odierna, ha sempre fatto quello che gli tornava più vantaggioso, il tutto nella neghittosità degli organi pubblici chiamati a svolgere attività di controllo, e che lungi dal sanzionare le dette inottemperanze, hanno ritardato in modo abnorme l’emissione dei dovuti provvedimenti ed emesso alla fine una AIA estremamente vantaggiosa e frutto di un sostanziale compromesso in vista della costruzione di un nuovo gruppo a carbone che si presenta come meramente ipotetica, non preoccupandosi da ultimo di imporre l’adempimento delle prescrizioni in ordine alla collocazione dello SME.
Non si può poi dimenticare - ed anzi è l’elemento di maggior rilievo - che il reato contestato prevede, come sua ipotesi sicuramente più grave, l’ingente danno alla salute provocato dal dimostrato aumento del ricoveri ospedalieri e del numero dei decessi riconducibile direttamente alla presenza della centrale.

Alla luce delle considerazioni sopra svolte riguardo a tali problematiche, è evidente che il prolungarsi, giorno dopo giorno, di una programmatica violazione delle regole di prudenza e di gestione corretta dell’impianto, rispetto non soltanto alle MTD (acronimo italiano che definisce le migliori tecniche disponibili, in inglese BAT), ma persino alle imposizioni di estremo accomodamento e favore per le finalità produttive imposte dalle pubbliche Autorità, non fa che incrementare, giorno per giorno, le proporzioni del disastro.
Senza contare che, accanto al danno alla salute in senso stretto e al danno ambientale, vi è anche un profilo economico che consente di valutare sotto tale aspetto le ricadute e le dimensioni del disastro (e che il consulente tecnico Dottor FRANCESCHI, avvalendosi dei parametri definiti dall’Agenzia Europea per l’Ambiente – EEA - nel rapporto tecnico n. 15/2011 “Revealing the costs of air pollution from industrials facilitis in Europe” , ha calcolato, per gli anni presi in esame dalla consulenza epidemiologica, in relazione ai ricoveri e decessi, in Euro 746.988.732 sulla base del modello matematico ed in Euro 894.197.656 sulla base del modello a recettore).
Le osservazioni che precedono inducono a ritenere che la libera disponibilità, da parte degli indagati, dell’impianto industriale, quantomeno nelle sue componenti ad olio combustibile e carbone (risulta estraneo al procedimento il gruppo funzionante a gas) e quindi delle fonti di emissioni descritte, potrebbe determinare l’aggravamento o comunque la protrazione del reato.

Nessun dubbio che si tratti di un pericolo attuale e concreto, alla luce delle plurime violazioni delle prescrizioni contenute nell’AIA e nei titoli autorizzativi precedenti descritte nella parte motiva.


Per quanto premesso è assolutamente necessario disporre il sequestro preventivo, indispensabile per interrompere la condotta criminosa attraverso la cessazione dell’attività dei gruppi a carbone VL3 e VL4 (ferma restando l’irrilevanza, nel presente procedimento, del gruppo VL5).

Tenuto conto della pregressa condotta della società che gestisce l’impianto, la quale, a parte le altre inottemperanze, non ha provveduto nei termini stabiliti dall’AIA alla collocazione dello SME ed alla calibratura del medesimo (tant’è che i dati del sistema di controllo non appaiono attendibili), la scrivente non ritiene sufficiente ai fini di cui sopra autorizzare la prosecuzione dell’attività dei gruppi a carbone subordinandola  alla installazione di un sistema SME che consenta di controllare la riduzione ed il mantenimento delle emissioni nei limiti delle MTD.
Appare infatti assai probabile (per non dire certo) che il gestore, non diversamente da quanto ha fatto sino ad oggi, cerchi in ogni modo di rinviare sine die l’adempimento richiesto, in tal modo vanificando l’esigenza (che il sequestro vuole soddisfare) di ridurre le emissioni pericolose dell’impianto, scongiurando il protrarsi del danno per l’ambiente e la salute.
Peraltro, ove la “Tirreno Power S.p.A.” provvedesse all’installazione di un sistema di controllo adeguato, da calibrare e monitorare ad opera di uno o più tecnici nominati da questo Giudice, ai quali andrebbe anche affidato il compito di accertare, attraverso i controlli giornalieri dello SME, che i gruppi a carbone VL3 e VL4 siano gestiti in modo da mantenere le emissioni nei limiti delle MTD, potrà provvedersi al dissequestro dei detti impianti.
P. Q. M.
Letto l’art.321 C.P.P.
DISPONE
il sequestro preventivo dei gruppi VL3 e VL4 della Centrale termoelettrica “Tirreno Power” di Vado Ligure.

Savona, 11 marzo 2014.
IL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI
(Dottor Fiorenza GIORGI)


Tratto da Arpa Lombardia

Sistema di Monitoraggio in continuo delle Emissioni (SME)

Cos'è lo SME?
Da che cosa si compone uno SME?
Il sistema SME è caratterizzato in generale da una gruppo di campionamento dell’effluente gassoso a camino (sonda, linea di trasferimento, eventuale sistema di condizionamento e analizzatori), da un insieme di ulteriori sensori remoti (segnali di impianto e parametri caratteristici dei fumi), da un sistema dedicato all’acquisizione e salvataggio su file dei segnali di tali dispositivi e da un software di trattamento dei dati (validazione, elaborazione successive, archiviazione ed eventuale trasmissione degli stessi). 
Quali informazioni rende disponibili l’installazione di uno SME?

L’installazione di un sistema SME su un camino di un’azienda consente di misurare in continuo (ovvero istante per istante) e quindi di conoscere i valori di concentrazione degli inquinanti soggetti a limiti in uscita dal camino che quindi vanno a disperdersi in atmosfera e di altri parametri caratteristici dei fumi (temperatura, pressione, umidità, …) e di funzionamento dell’impianto (condizioni di esercizio, energia prodotta, …). 

Perché lo SME è una tematica di notevole interesse ambientale?
Viene da se capire la valenza ambientale e le implicazioni che la presenza di un sistema SME installato a presidio di un’emissione industriale comporta; tale sistema consente infatti di ricavare una notevole serie di dati che consentono di avere una conoscenza approfondita della emissione non solo in termini di concentrazioni degli inquinanti (da rapportare quindi ai corrispettivi valori di soglia autorizzati) ma, tramite la misura della portata, anche di flussi di massa (quantità di uno specifico inquinante emesse dal camino su un dato orizzonte temporale) oltre a consentire il monitoraggio costante delle emissione anche in situazioni diverse dal “normale” funzionamento (stati transitori quali avvii e spegnimenti, oppure stati di avaria/guasto). 



18 marzo 2014

DIALOGO COSTRUTTIVO :Tirreno Power, via d’uscita ma «sotto tutela».

Tratto da LA STAMPA

Tirreno Power, via d’uscita ma «sotto tutela»

«Dialogo costruttivo» tra l’ex Guardasigilli Severino (avvocato dell’azienda), i pm e il giudice che ha disposto il sequestro dei gruppi a carbone. Ce la farà Tirreno Power a rispettare i limiti Mtd prescritti dal magistrato per consentire il riavvio degli impianti?

SAVONA
Tirreno Power prova, pur avendo tecnicamente ancora quattro giorni per ricorrere al tribunale del Riesame contro il decreto di sequestro dei suoi impianti a carbone nella centrale di Vado Ligure, a «dialogare» con Procura e tribunale per arrivare alla ripresa produttiva. E lo annuncia con una nota di poche righe, il giorno dell’incontro che l’ex Guardasigilli Paola Severino, a capo dello staff legale di Tirreno Power ha avuto a Savona con il procuratore Francantonio Granero, il sostituto Chiara Maria Paolucci e il giudice Fiorenza Giorgi. Un’ora con i primi, mezz’ora con la seconda. 
«Il dialogo dal punto di vista dei Pm è stato costruttivo» è stato l’unico commento del procuratore.  
Nel pomeriggio, la nota dell’azienda, estremamente prudente: «Un dialogo che proseguirà nei prossimi giorni, volto ad individuare le modalità più opportune per arrivare quanto prima alla ripresa di esercizio nell’ambito di un protocollo operativo che sottopone l’impianto a verifiche da parte di tecnici individuati dal giudice». 
Era la via d’uscita ipotizzata dal decreto di sequestro: prevede che la centrale elettrica adotti la centralina Sme, già prevista dall’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale del dicembre 2012, che questa venga «tarata» da tecnici nominati dal giudice stesso e che le emissioni vengano contenute nei limiti delle «Mtd» o «Bat», le «migliori tecnologie disponibili»: si va dalla metà a un quinto delle emissioni attuali per biossido di zolfo, ossidi di azoto, monossido di carbonio, polveri sottili.  
Sempre ieri, a Vado, sono scesi in piazza, con due diversi cortei, sia i lavoratori di Tirreno Power e delle ditte esterne in appalto sia i dipendenti del Terminal Rinfuse Italia, con delegazioni di altre aziende della zona...........
Sulla possibilità concreta che Tirreno Power, con gli attuali impianti a carbone costruiti nel 1971, possa davvero rispettare i limiti di emissione fissati dalle «migliori tecnologie disponibili», gli ambientalisti sono scettici da sempre. Anche l’ipotesi di un funzionamento a regime ridotto ha senso soltanto se - come prescritto dal giudice - i valori delle emissioni saranno certi, monitorati «in continuo» e valutati non con medie mensili o semestrali, ma «giorno per giorno».  
Dal ministero dell’Ambiente, infine è arrivata in queste ore una diffida per l’azienda circa i lavori - mai cominciati - della nuova unità da 460 megawatt prevista dal «cronoprogamma» allegato all’autorizzazione Aia. Tirreno Power ha 30 giorni per avviare i lavori. 
In caso contrario, l’autorizzazione al funzionamento dei vecchi gruppi a carbone - rilasciata soltanto in funzione del nuovo gruppo da costruire - potrebbe decadere .
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