COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta bolletta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bolletta. Mostra tutti i post

28 marzo 2015

TOUR NAZIONALE DI RETENERGIE OGGI A SAVONA AL PALAZZO DELLA PROVINCIA : FUORI IL CARBONE DALLA NOSTRA BOLLETTA.

ARRIVA OGGI  A SAVONA

IL TOUR NAZIONALE PER 
UN'ENERGIA SENZA CARBONE .
LE ALTERNATIVE AL CARBONE SONO LEGALI ,RINNOVABILI 
E POPOLARI.
 PARTECIPA ALL' INCONTRO DI QUESTA SERA   PRESSO LA SALA MOSTRE DEL PALAZZO DELLA PROVINCIA  ALLE ORE 20,45
RELATORI:
 AVV. ROBERTO SUFFIA 
per la Rete Savonese Fermiamo il Carbone
MARCO MARIANO 
Cooperativa Retenergie
GIOVANNI CAROSIO 
Cooperativa E'nostra

- Fuori il carbone dalla nostra bolletta: il tour italiano per l’alternativa al carbone parte dalla Liguria  e farà tappa nelle città italiane che ospitano le principali centrali a carbone
Retenergie e Ènostra, ospiti dei Comitati locali del Coordinamento Nazionale No al carbone, incontreranno i cittadini per condividere e promuovere i propri obiettivi di consumo critico di energia: la denuncia degli impatti del carbone sulla salute e sull’ambiente, la scelta di un fornitore etico, l’efficienza energetica e la produzione di energia rinnovabile da impianti costruiti attraverso l’azionariato popolare.

Retenergie è la Società Cooperativa che dal 2008 promuove la produzione distribuita di energia rinnovabile e fornisce ai propri soci servizi di riqualificazione energetica e gestione di gruppi acquisto. Ènostra, cooperativa di distribuzione e consumo, ultima nata, privilegia l’acquisto di energia da impianti rinnovabili di comunità per favorire lo sviluppo della produzione di energia dal basso.
Oggi  28 marzo il tour  fara' tappa a Savona  :
Vado Ligure è la sede della centrale a carbone di Tirreno Power posta sotto sequestro dalla magistratura nel mese di marzo del 2014. 
Il 10 aprile saranno a Civitavecchia - che ospita ben due centrali elettriche di cui una a carbone di Enel – e l’8 maggio a Brindisi, con altre due centrali: la più grande, di Enel, è coinvolta in un procedimento giudiziario a causa dell’inquinamento provocato.
E infine il 9 maggio, una tappa di speranza a chiusura del tour, a Saline Joniche.
Qui è appena stata scongiurata la costruzione di una nuova centrale a carbone di 1350 MW.

Leggi anche su La Stampa
“Fuori il carbone dalla nostra bolletta”: un tour italiano di denuncia e di proposta
La consapevolezza dell’impatto globale derivante dalla combustione del carbone – pensiamo ai cambiamenti climatici e alla devastazione dei territori a causa dei fenomeni meteorologici estremi - impegna la politica e i singoli cittadini a fare un cambio di rotta: efficienza energetica, consumo critico e scelta della fonte con cui produrre l’energia necessaria.  
Tratto da Speziapolis


"Retenergie Società Cooperativanasce nel 2008 da un progetto dell'associazione Solare Collettivo. La Cooperativa rappresenta un nuovo modello di gestione collettiva del BENE COMUNE ENERGIA. I suoi scopi sono la produzione di energia rinnovabile da impianti costruiti attraverso l'azionariato popolare, la vendita ai soci dell’energia prodotta e la fornitura di servizi ai soci quali analisi e riqualificazione energetica, gestione gruppi acquisto, cambio fornitore di energia.

Il Presidente e i soci di Retenergie invitano i cittadini - interessati alle questioni dell’energia e più in generale a quelle della democrazia – a condividere le alternative e le proposte per una produzione democratica dell’energia e per un suo consumo più consapevole.
Collegamento al sito di Retenergie

25 giugno 2013

LEGAMBIENTE :"Con stop susssidi a fossili 5 mld risparmiati ogni anno"

Tratto da QualEnergia 

Ridurre la bolletta? Basta tagliare i sussidi alle fonti fossili

Legambiente: “5 miliardi di euro all’anno risparmiati con stop a sussidi fonti fossili e oneri impropri”. L'associazione scrive al Presidente dell’Autorità: “Ecco dove tagliare le bollette.

“Caro Bortoni, è arrivato il momento di scelte coraggiose, nell’interesse di famiglie e imprese”. Così comincia la lettera del Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza al Presidente dell’Autorità per l'energia elettrica e il gas, inviata per chiedere, a partire dalla relazione annuale di mercoledì 26 Giugno in Parlamento, un cambiamento per ridurre le bollette elettriche di famiglie e imprese. Legambiente ha infatti elaborato un dossier che dimostra sia la necessità che la fattibilità di un intervento urgente: "Abbiamo individuato oltre 5 miliardi di Euro tra sussidi alle fonti fossili, oneri impropri, sconti in bolletta ai grandi consumatori di energia elettrica, dove si può intervenire subito", ha continuato Cogliati Dezza.

Per Legambiente la discussione intorno alle bollette in questi mesi è stata impostata in modo sbagliato e condizionato dalle pressioni delle lobby delle fonti fossili che hanno ottenuto lo stop degli incentivi alle rinnovabili e nuovi sussidi per le centrali a olio combustibile. 
Proprio il successo di produzione delle fonti rinnovabili - oltre il 28% di produzione rispetto ai consumi nel 2012, oltre il 50% della produzione nel mese di Maggio – dimostra invece come questa sia la strada più lungimirante per rispondere ai problemi di famiglie e imprese.
“E’ assurdo e ingiusto che vengano cancellati gli incentivi per il solare alle famiglie e per la sostituzione dei tetti in amianto” - ha dichiarato Cogliati Dezza........
Legambiente inoltre, ha chiesto all’autorità per l’energia un intervento a costo zero per le bollette che permetterebbe di sviluppare impianti da fonti rinnovabili nel territorio italiano. In particolare, occorre spingere tutte le forme di au­toproduzione di energia elettrica e termica, perché così diventa possibile sviluppare le rinnovabili senza incentivi e realizzare risparmi in bolletta per imprese e famiglie. Sono infatti evidenti i vantaggi che si avrebbero per il sistema energetico attraverso una riduzione complessiva della domanda di energia, mentre per famiglie e imprese sono ampissime le possibilità di risparmio. "Ma per realizzare questo cambia­mento occorre un intervento normativo da parte dell'Autorità, che renda possibile il superamento di barriere e divieti oggi anacronistici che favoriscono solo centrali vecchie e inquinanti" ha concluso Cogliati Dezza.
Legambiente accompagna la lettera a un dossier agile ma ricco di dati che sfata molti luoghi comuni su bolletta e sistema energetico (allegato, in basso, lettura vivamente consigliata). 
Ad esempio, si spiega, non è vero, come si vuol far credere, che il respondabile principale del caro bolletta di questi ultmi anni - + 53% in un decennio - siano le rinnovabili, è invece dipendenza del nostro Paese dalle importazioni da fonti fossili. Basti dire che nelle bollette la voce legata al prezzo del petrolio è passata da 106,6 Euro a 293,96. Inoltre se è vero che il peso nelle bollette delle famiglie legato all'incentivo per le fonti rinnovabili è cresciuto, arrivando al 14,9%, vanno ricordati anche i vantaggi che queste producono. Le “nuove” fonti rinnovabili (dunque grande idroelettrico escluso) sono passate in tre anni da 25 a oltre 47,4 TWh prodotti, contribuendo a raggiungere nel 2012 un risultato record con oltre il 28% dei consumi soddisfatti da energie pulite.
Secondo l'Irex Annual Report 2013 il bilancio costi-benefici, considerando dunque la spesa per gli incentivi e i vantaggi (riduzione prezzo elettricità, rischio petrolio, emissioni di CO2, effetti sull'occupazione e sul Pil), è ampiamente positivo con benefici netti compresi tra 19 e 49 miliardi. 

Stessa cosa non si può dire per i 52 miliardi di euro che complessivamente abbiamo regalato e stiamo continuando a regalare a centrali inquinanti e da fonti fossili attraverso il meccanismo del CIP 6 pagato con le bollette.
Leggi l'articolo integrale su QualEnergia 

24 giugno 2012

Legambiente per la Centrale a Carbone di Saline Ioniche:"Faremo ricorso come a Porto Tolle"

Centrale a Carbone, Legambiente: ''Faremo ricorso come a Porto Tolle”
Tratto da Strill.it


Di seguito nota di Legambiente: “Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che dà il via libera è imbarazzante, sprezzante della volontà dei territori ed assolutamente attaccabile sotto il punto di vista amministrativo. Ed è evidente che non faremo mancare il nostro contributo in tribunale ....
E in tribunale faremo valere tutte le nostre ragioni”. È questo il commento di Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente, sulla firma del Premier Mario Monti al decreto di Via per la realizzazione della centrale a carbone di Saline Ioniche.

Dopo che il ritorno al nucleare è stato fermato per volontà popolare grazie al referendum del 12 e 13 giugno dello scorso, mentre le rinnovabili crescono nonostante gli ostacoli posti dal governo dei tecnici, e in particolar modo dal ministro Corrado Passera, la “nuova” via elettrica italiana proposta dall’esecutivo e dalle grandi aziende energetiche è quella di un “ritorno al passato” verso la fonte fossile più inquinante: il carbone.

Da decenni Legambiente chiede che il nostro Paese equilibri il suo mix di fonti per la produzione elettrica ed energetica e riduca le importazioni e la bolletta ma farlo con la fonte più inquinante e climalterante equivarrebbe ad un suicidio economico, oltre che industriale, per il sistema Paese, con una “rinascita economica” che riguarderebbe solo il bilancio delle aziende energetiche a danno delle casse dello Stato, delle tasche dei cittadini e delle imprese, soprattutto a causa delle multe previste dagli accordi internazionali. 


Il carbone non serve all’Italia per risolvere i suoi problemi energetici, perché peggiorerà la dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero, visto che già oggi importiamo più del 99% del carbone utilizzato nelle centrali elettriche italiane; non abbasserà la bolletta energetica del Paese, visto che dei potenziali risparmi nell’acquisto del combustibile beneficeranno soprattutto i bilanci delle aziende energetiche e faticheranno ad arrivare nelle bollette degli italiani; peserà alla fine sulle casse dello Stato e sulle tasche degli italiani, perché non ci permetterebbe di rispettare gli accordi internazionali sul clima e pagheremo i danni provocati alla salute e all’ambiente con costi del sistema sanitario e del disinquinamento ambientale.

La nuova centrale a carbone di Saline poi non serve al Paese né tantomeno alla Calabria che esporta energia e ha scelto nel suo piano energetico la strada dell’efficienza e delle rinnovabili. 

All’Italia infatti non servono affatto nuove centrali termoelettriche.....  . Oggi il nostro paese ha più centrali di quelle che servono: ci sono impianti per 110mila MW, ma i picchi di consumo non sono mai andati oltre i 57mila MW. Invece che investire sul carbone, bisognerebbe mandare in pensione i vecchi impianti inquinanti e rimpiazzarli con innovazione tecnologica, politiche di efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili.

“Non si tratta comunque solo di emissioni di CO2 - ricorda Nuccio Barillà, della segreteria
nazionale di Legambiente - il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti: come descritto puntualmente nell’allegato A al decreto di VIA firmato dal premier Mario Monti, la combustione del carbone rilascerà in atmosfera un cocktail di inquinanti pericolosi, a partire dalle polveri ultrafini e i metalli pesanti, che coinvolgeranno un’area molto più vasta di quella intorno alla centrale con pesanti ricadute sanitarie, di cui la provincia di Reggio Calabria e più in generale il nostro Paese non hanno certamente bisogno, anche alla luce della procedura d’infrazione sul mancato rispetto della direttiva sulla qualità dell’aria che grava sulla testa di tutti noi”. 


“La Regione Calabria - conclude Barillà - si opponga in tutte le sedi, anche in quelle giudiziarie, a questa decisione centralista del governo che getta alle ortiche il no compatto che il Consiglio regionale ha votato contro l’uso del carbone per la produzione elettrica sul territorio calabrese. ...... La reazione sdegnata che il decreto Monti ha già prodotto nell’area grecanica dovrà pesare da subito nell’orientamento della Regione contro questo progetto scellerato”.
Leggi l'articolo integrale su Strill.it

05 aprile 2012

1)Legambiente:Rinnovabili in bolletta pesano solo per il 10% 2)Futuro roseo per l’energia rinnovabile in Germania

Leggi su La Repubblica

Rinnovabili, i calcoli di Legambiente
"In bolletta pesano solo per il 10%"

L'associazione ha preso in esame la spesa media di una famiglia con un contratto in fascia protetta da 3Kw, pari a 494 euro l'anno. E ne è venuto fuori che il 59,5% va per la produzione in centrali a metano, petrolio e carbone. Gli aumenti non sono quindi colpa degli incentivi per fotovoltaico, eolico, biomasse

di ANTONIO CIANCIULLO
Rinnovabili, i calcoli di Legambiente "In bolletta pesano solo per il 10%"
Le fonti rinnovabili frenano il caos climatico, tolgono di mezzo un po' di smog, evitano le sanzioni europee e producono fatturato facendo crescere l'occupazione. Ma, afferma l'Autorità per l'energia, rappresentano una voce di costo in preoccupante aumento. Per misurare il peso di questa preoccupazione Legambiente ha passato ai raggi x una bolletta da 494 euro l'anno, la media di una famiglia con un contratto in fascia protetta da 3Kw.

La prima sorpresa è venuta da questo primo scorcio del 2012. Dall'inizio dell'anno l'aumento del prezzo del petrolio ha prodotto - nota Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente - un aumento di 49 euro sulla bolletta media, mentre neppure un euro di aumento è stato finora imputato a carico delle rinnovabili. Nei prossimi mesi c'è da attendersi uno scatto di 20 euro per le rinnovabili, ma non è da escludere una nuova crescita anche della quota da petrolio.

Forse  il problema riguarda il passato, la bolletta così come si è andata strutturando negli anni? Vediamo. Il 59,5% di ciò che paghiamo va a compensare l'energia prodotta dalle centrali a metano, petrolio e carbone (sono escluse da questa voce le rinnovabili). Per questa parte della bolletta è significativo l'aumento del gas: più 40% dal 2010.

Poi c'è un 14% destinato ai servizi di rete: dalla distribuzione alle misurazioni. Il 13,5% sono tasse e Iva sui beni e servizi (Iva che si paga anche sugli incentivi sebbene non siano né beni né servizi). Un altro 13% va a imprecisati oneri generali di sistema.

Infine arriviamo agli incentivi per le rinnovabili: sono il 10% per fotovoltaico, eolico, biomasse. Mentre un altro 2% va al Cip6: si tratta delle fonti ufficialmente "assimilabili alle rinnovabili", ma in realtà questa voce copre gli aiuti destinati a raffinerie, inceneritori, acciaierie, impianti a carbone. A chiudere, un altro 1,2% va al nucleare (ricerca e smantellamento delle vecchie centrali).

"Da questi numeri risulta evidente che imputare alle rinnovabili la colpa degli aumenti delle bolletta significa prendersela con un falso bersaglio", commenta il senatore del Pd Francesco Ferrante. "Per far risparmiare le famiglie, senza bloccare di colpo il meccanismo degli incentivi facendo crollare un intero settore produttivo e aumentando la disoccupazione, la strada è un'altra. Bisogna eliminare dalle bollette elettriche i 4 miliardi di euro l'anno che paghiamo per gli oneri impropri e per l'Iva ingiustamente conteggiata. E rendere più flessibile la rete per evitare gli sprechi che oggi incidono pesantemente sul costo dell'energia".

Il bilancio dell'investimento sulle rinnovabili va considerato, come tutti gli investimenti, nel medio periodo. Secondo lo studio dell'istituto Althesys, il calcolo costi-benefici per i soldi spesi in energia pulita dà un beneficio economico netto al 2030 che arriva a 37 miliardi. A patto di portare a termine il percorso: se si interrompesse a metà - cioè prima di raggiungere nel giro di pochi anni la grid parity - resterebbero gli oneri e si perderebbe il beneficio prodotto dalla creazione di un sistema produttivo nazionale.
Leggi anche

 Leggi su Alternativa sostenibile

Rinnovabili: WWF mantenere incentivi per decarbonizzare l'Italia


Cittadini e imprese 'pagano' l'assenza di un piano industriale e di una programmazione energetica, danni ad ambiente e salute di centrali a carbone e a olio combustibile. Le cifre del lavoro in Germania: 340mila addetti nelle rinnovabili contro 50mila del carbone. Alcuni 'pesi' in bolletta: il nucleare di 25 anni fa e le accise sulla benzina per la guerra di Abissinia.
"Gli incentivi per le rinnovabili vanno mantenuti e modulati sull'esigenza di tagliare (fino all'eliminazione completa) le emissioni di CO2 e di sviluppare l'economia del futuro, cioè la 'Green Economy', in Italia, non certo sulla necessità di tappare le falle di un sistema energetico distorto basato sui combustibili fossili". Questo l'appello del WWF Italia 
"Ma la collettività non può farsi carico di questi errori, già paghiamo tutti l'assenza di un piano industriale che sostenga lo sviluppo dell'efficienza energetica e delle rinnovabili, per non parlare dei danni ambientali e alla salute che molti degli impianti convenzionali, in primis le centrali a carbone e a olio combustibile, producono.



Futuro roseo per l’energia rinnovabile in Germania
Nei prossimi otto anni la Germania pianifica di riuscire a ricavare il 35% (il 15% in più di oggi) dell’energia di cui necessita il paese da fonti rinnovabili. Nel 2030 tale quota dovrebbe salire al 50%. Per poter realisticamente ridurre la 
dipendenza energetica da fonti non rinnovabili e riuscire a sfruttare al meglio le tecnologie eoliche e solari è necessario non solo aumentare quantitativamente gli impianti di produzione di energia rinnovabile, ma bisogna essere anche in grado di poter creare riserve di tale energia. Il punto in questione è molto semplice: mentre la quantità di energia prodotta da fonti convenzionali è prevedibile con ampio anticipo, lo stesso non vale per l’energia proveniente da fonti alternative, che è sempre dipendente dalle condizioni metereologiche. Per questo motivo è importante e necessario riuscire a immagazzinare la maggiore produzione di alcuni periodi dell’anno per poterla poi sfruttare nel momento in cui la produzione non riesce a soddisfare il fabbisogno nazionale. Obiettivo è di riuscire a trovare un equilibrio tra domanda e offerta di energia. Per realizzare tale progetto il Governo intende attrare investimenti sostanziosi in accumulatori di energia nel più prossimo futuro tramite prestiti agevolati presso la KfW (Banca per lo sviluppo). (ICE BERLINO)