COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta business. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta business. Mostra tutti i post

16 settembre 2023

RECOMMON : SICUREZZA ENERGETICA PER CHI ?

ALCUNE SLIDE TRATTE DA SICUREZZA ENERGETICA PER CHI?
Di ELENA GEREBIZZA E FILIPPO TAGLIERI.



















09 aprile 2018

Inquinare è un business: così le industrie pesanti intascano i soldi pubblici.

Inquinare è un business: così le industrie pesanti intascano i soldi pubblici. E costano ai cittadini europei 18 miliardi l'anno 


Inquinare è un business: così le industrie pesanti intascano i soldi pubblici. 
E costano ai cittadini europei 18 miliardi l'anno

Lo rivela un report del Climate Action Network. Sotto accusa il sistema Ue di scambio di quote di emissione. Che da incentivo a ridurre l'impatto sull'ambiente è diventato un modo per trarre profitto. Inquinando

Inquinare è un business: così le industrie pesanti intascano i soldi pubblici. E costano ai cittadini europei 18 miliardi l'anno 
Stando all'accordo di Parigi, dovrebbero ridurre le emissioni a passo svelto. Peccato che facendolo, le industrie ad alta intensità energetica dell'Ue, come gli impianti siderurgici o i cementifici, perderebbero una bella fetta di business. Già, perché, come rivelato da un rapporto del Climate Action Network, le leggi attuali consentono a queste imprese di trasformare l'inquinamento in profitto. A scapito della società e del clima.

Come funziona l'Ets

Sotto accusa, secondo il report "European Fat Cats", è il sistema di scambio di emissioni dell'Ue, l'Ets, e i sussidi legati a esso che gli Stati membri emettono con grande generosità (soprattutto paesi come Germania e Polonia). La logica del sistema Ets è di aiutare l'industria pesante a ridurre progressivamente il suo impatto sull'ambiente rendendo sconveniente inquinare: a livello europeo, viene fissato un tetto di emissioni complessivo per una serie di settori industriali (comprese centrali energetiche e compagnie aeree). Al di sotto di questo tetto, le industrie possono vendere o acquistare quote di emissione: chi inquina meno, vende. Chi inquina di più, acquista. “Il prezzo delle quote viene determinato dalla semplice regola della domanda e dell'offerta – attacca Eleonora Evi del Movimento 5 Stelle - E fino ad oggi è sempre stato un prezzo così basso da non essere di alcun incentivo per stimolare una vera transizione verso produzioni più pulite”.

I costi per i cittadini

Un prezzo basso, se non gratuito. Nel pieno della crisi, per evitare che le industrie delocalizzassero fuori dall'Europa, sono stati rilasciati permessi gratuiti di inquinare. “Solo nel sistema Ets, tra il 2008 e il 2015 – denuncia il Climate Action Network - i governi dell'Ue hanno perso oltre 143 miliardi di euro di entrate dalla distribuzione gratuita di permessi di inquinamento”. In media, una perdita di circa 18 miliardi all'anno.

Le agevolazioni fiscali

Nei paesi europei, inoltre, l'industria ad alta intensità energetica riceve agevolazioni fiscali estremamente generose. In Germania, per esempio, secondo il rapporto "European Fat Cats", tali agevolazioni hanno consentito guadagni totali per oltre 17 miliardi di euro solo nel 2016, all'incirca quanto il bilancio federale tedesco ha destinato nel 2017 per ricerca e istruzione.
Inquinare è un business: così le industrie pesanti intascano i soldi pubblici. E costano ai cittadini europei 18 miliardi l'anno 
Tra il 2014 e il 2016, i governi europei hanno fornito nel complesso circa 15 miliardi di euro all'anno di sostegno finanziario che incoraggia l'uso di combustibili fossili nell'industria. “L'Unione europea si è impegnata a eliminare gradualmente le sovvenzioni dannose entro il 2020, ma nel 2018 continuiamo a vedere miliardi di euro a sostegno dei combustibili fossili, che è contro gli accordi di Parigi”, dice Maeve McLynn del Climate Action Network.
“I sussidi – continua – fanno ricadere il peso dell'inquinamento sui cittadini europei, riducendo le entrate fiscali, alimentanto i cambiamenti climatici e provocando enormi costi sanitari”.



Potrebbe interessarti: http://europa.today.it/ambiente/inquinare-business-industrie-fondi-pubblici.html
Seguici su Facebook: https://www.facebook.com/Europa-Today-562280500462322/



23 giugno 2015

L' Espresso:Cresce il fronte anti-carbone anche tra i grandi investitori

Tratto da l'Espresso ENERGIA

Cresce il fronte anti-carbone anche tra i grandi investitori

Nata nelle università, la campagna contro la fonte energetica più inquinante conquista il mondo del business. 


Cresce il fronte anti-carbone anche tra i grandi investitori
E pensare che quando tutto iniziò, nel 2008, sembrava uno dei tanti movimenti ambientalisti destinati a scomparire nel giro di un corso di laurea. «Una trovata simbolica», era il modo in cui veniva liquidato dagli esperti. I ragazzi di 350.org , un gruppo di universitari americani del Middlebury College, nello Stato del Vermont, in una manciata di anni hanno invece trasformato la propria passione in un lavoro.

Il motto “divest from coal” ha fatto breccia prima nel cuore degli atenei americani, convincendo oltre un centinaio di rettori a cancellare gli investimenti dei ricchi college nel carbone, considerata la più inquinante delle fonti fossili. Poi il messaggio ha superato i prati dei campus yankee, è arrivato nei consigli d’amministrazione delle più grandi banche mondiali. E le multinazionali del settore si sono dovute ricredere: altro che «trovata simbolica», quella del gruppetto di universitari capitanati dal giornalista e scrittore Bill McKibben,..... 
L’ultimo successo della campagna “disinvestire dal carbone” è arrivato a inizio giugno, quando il Parlamento norvegese ha deciso a maggioranza di imporre un obbligo al proprio fondo sovrano, il più grande al mondo grazie a una potenza di fuoco di 900 miliardi di dollari. Dal prossimo anno il fondo venderà tutte le sue partecipazioni in società che ricavano dal carbone il 30 per cento del fatturato o il 30 per cento dell’energia prodotta. Una rivoluzione che rischia di avere contraccolpi pesanti sul mercato. Secondo il governo di Oslo, infatti, verranno vendute quote per un valore complessivo di 4,5 miliardi di dollari, e tra le partecipazioni norvegesi ci sono anche parecchie aziende italiane: Acea, Iren, Hera, A2A, Terni Energia. C’è pure l’Enel, la più esposta sul settore, di cui il fondo possiede l’1,7 per cento. ......La società controllata dal ministero dell’Economia non fornisce la quota del fatturato legata al più antico dei combustibili fossili, ma fa sapere che nel suo mix energetico il carbone vale oggi il 29 per cento ed entro il 2019 scenderà al 23.

                 Produzione di energia elettrica da varie fonti.

DAL QATAR ALLA CHIESA ANGLICANA, TUTTI CONTRO
Il fondo sovrano scandinavo è solo l’ultimo dei giganti della finanza ad aver recepito il motto green degli ex universitari americani. A parte gli atenei, primo fra tutti quello di Harvard con i suoi 36,4 miliardi di dollari di patrimonio finanziario, alla lista degli anti-carbone nelle ultime settimane si sono uniti in tanti. La Chiesa Anglicana ha annunciato di non voler più scommettere i suoi 9 miliardi di sterline sul carbone. La stessa promessa è stata fatta dal Rockefeller Brothers Fund, il salvadanaio degli eredi di John D. Rockefeller, il più famoso e importante dei pionieri americani del petrolio. Motivazione ufficiale? Il carbone è il combustibile fossile più inquinante: a parità di energia prodotta - ripetono gli esperti - emette il doppio dell’anidride carbonica rispetto al gas. Le ragioni dell’annunciata fuga, però, non sono solo ambientali. Per Bank of America, che un mese fa ha assicurato di voler ridurre i finanziamenti ad aziende del settore carbonifero, il motivo è rappresentato da rischi economici «più urgenti» perché le regole del settore potrebbero diventare più stringenti, rendendo meno profittevoli i vecchi impianti, e il gas è destinato a rubare una grossa fetta di mercato grazie al suo minor impatto ambientale. Un ragionamento applicato anche da altri big della finanza come i francesi di Crédit Agricole e Axa, gli olandesi di Ing e i britannici della Barclays (ora controllata dal Qatar).
Insomma, tutti convinti che sia meglio ridurre gli investimenti nel carbone. D’altra parte lo dicono gli analisti, compresi quelli dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea). Nell’ultimo report sui cambiamenti climatici, pubblicato il 15 giugno, è stata chiara: se vogliamo evitare la catastrofe (equivalente a un aumento medio della temperatura globale superiore a 2 gradi rispetto al periodo pre-industriale) ci sono cinque cose da fare, tra cui il divieto di costruire nuove centrali a carbone a bassa efficienza e l’impegno a ridurre l’uso di quelle attuali. Consigli che arrivano in un momento cruciale. I Paesi del G7 si sono appena impegnati a ridurre entro il 2050 le emissioni di gas serra dal 40 al 70 per cento rispetto a quelle del 2010. Giovedì 18 giugno è stato Papa Francesco a tornare sul tema con l’enciclica “Laudato si’”, in cui ha definito «urgente» il bisogno di ridurre l’inquinamento . Tappe di avvicinamento alla Conferenza sul clima di Parigi, a dicembre, che dovrebbe portare ad un accordo vincolante sul taglio delle emissioni.....

29 maggio 2015

Rinnovabili +53% e 90 GW di carbone chiusi: il piano EPA cambierà il mix elettrico Usa.

Tratto da Qualenergia

Rinnovabili +53% e 90 GW di carbone chiusi: come il piano EPA cambierà il mix elettrico Usa

Negli Usa il Clean Power Plan dell'EPA raddoppierà le chiusure di centrali a carbone. Le rinnovabili da qui al 2030 cresceranno del 53% in più rispetto al business as usual e gli aumenti del prezzo del kWh saranno contenuti. L'analisi dell'Energy Information Administration.
Il declino nel carbone negli Usa sta per subire una brusca accelerata. Il parco di generazione dovrà trasformarsi in fretta, ma la transizione non avrà costi proibitivi e taglierà in maniera sensibile le emissioni del sistema elettrico americano. Lo mostra un'analisi condotta dall'Energy Information Administration, l'agenzia per l'energia americana, sulle nuove regole che l'Environmental Protection Agency (EPA) sta per approvare, norme che pongono dei limiti alle emissioni delle centrali e fissano a livello dei singoli Stati degli obiettivi di riduzione dei gas serra, da raggiungere passando da carbone a gas, rinnovabili e nucleare.
Le nuove regole del Clean Power Plan federale, si stima, porteranno alla chiusura di centrali a carbone per ben 90 GW, più del doppio delle dismissioni che ci sarebbero state senza questo intervento da qui al 2040. La maggior parte delle chiusure, si legge, avverrà entro il 2020 e questo non dovrebbe produrre un impatto eccessivo sui prezzi dell'elettricità, con aumenti di circa il 4% rispetto ad uno scenario business as usual.
Quanto alle emissioni, entro il 2030,  saranno dai 484 milioni ai 625 milioni di tonnellate di CO2 in meno. Grazie alle nuove regole, si stima, le emissioni del settore elettrico al 2030 saranno dal 29 al 36% inferiori rispetto ai livelli del 2005.
Se non ci fosse stato il Clean Power Plan, stima la EIA, da qui al 2040 sarebbero andati in pensione comunque 40 GW di centrali a carbone, ma ne sarebbero state realizzate altre, facendo registrare una leggera crescita. Invece, come detto, le regole EPA ne faranno chiudere ben 90 GW e la previsione è che al 2030 la produzione da questa fonte sporca sia del 27% inferiore rispetto ad uno scenario business as usual.
La previsione di quel che accadrà ovviamente è indicativa, anche perché le regole EPA non sono ancora nella loro versione finale, che sarà nota tra tre mesi. Quel che va sottolineato è che questa analisi degli effetti delle nuove politiche USA sulle emissioni del settore elettrico, che venendo dall'EIA è anche la più autorevole, è molto più tranquillizzante di altre........
Secondo l'agenzia federale invece, se in una prima fase un maggior ricorso al gas farà aumentare i prezzi, in una seconda fase crescerà molto di più il contributo delle rinnovabili, diminuendo quello del gas e facendo scendere anche i prezzi elettrici, che come detto sarebbero del 4% superiori allo scenario business as usual.
Al 2030 il contributo delle rinnovabili infatti secondo l'EIA sarà del 53% più alto che in uno scenario business as usual, mentre la produzione da gas è prevista in aumento fino al 2020 (+ 24% sul BAU) per poi ritornare a livelli simili agli attuali al 2030.
Insomma, le politiche messe in campo dall'EPA, che sono lo strumento principale degli Usa per ridurre le emissioni, daranno una bella accelerata alla transizione energetica del Paese.

07 ottobre 2014

Spezia Polis -Porto Tolle e le altre: sappiamo bene cos'è nocivo, anche senza contare i morti

Tratto da SpeziaPolis


segue da qui 

Porto Tolle e le altre: la pubblica incolumità prima del business


"In caso di conflitto tra due beni di rango costituzionale quali l'iniziativa economica ed il diritto alla salute, deve necessariamente prevalere il secondo".
Così è scritto nella sentenza con cui sono stati condannati i vertici Enel  - Francesco Tatò e Paolo Scaroni - per la mala-gestione della centrale a olio combustibile di Porto Tolle che ha causato un disastro ambientale doloso.
"agli imputati è stato contestato di avere, mediante l'emissione di sostanze inquinanti, cagionato un pericolo per la pubblica incolumità, consistente nel pericolo di insorgenza o di aggravamento di malattie respiratorie e cardiovascolari nella popolazione pediatrica tra O e 14 anni, dal 1998 al luglio 2009; con l'aggravante, dal 1998 al 31.12.2002, che il disastro avvenne, essendosi verificato, per i bambini tra O e 14 anni residenti nei comuni di Porto Tolle, Rosolina, Taglio di Po, Porto Viro, Ariano nel Polesine, Loreo, Mesola, Corbola e Coro, un aumento dei ricoveri ospedalieri per patologie respiratorie".
Contrariamente a quanto cercano di fare coloro che contestano la validità scientifica delle stime di  patologie e morti aggiuntive (vedi qui) - causate dalle maggiori emissioni dovute a violazioni e deroghe delle norme ambientali - il tribunale di Rovigo ha ritenuto che
"in applicazione dei principi stabiliti dalla sentenza Franzese, una volta rapportate ad eventi collettivi, le inferenze epidemiologiche possono reputarsi accreditate da un'alta probabilità logica o da un'elevata credibilità razionale nella misura in cui sono congruenti con i dati analizzati e non vengono smentite da ipotesi alternative."
La valenza scientifica degli studi epidemiologici deve essere sufficientemente coerente e non smentita da studi che dimostrino il contrario. Quanto basta, dunque. Anche perchè, ed è ciò che più importa, finalmente si è riconosciuto che le evidenze scientifiche che testimoniano della nocività di alcune produzioni e di alcuni agenti inquinanti - queste sì riconosciute  e sostenute dalla comunità scientifica internazionale - sono di per sè sufficienti ad attestare
"un collegamento eziologico fra remissione delle sostanze inquinanti prodotte dalla CTE di Porto Tolte {ossidi di zolfo, ossidi di azoto, polveri, particolato, metalli tra cui il vanadio) ed il pericolo di insorgenza o di aggravamento di malattie respiratorie (meglio elencate nel capo di imputazione) e cardiovascolari nella popolazione dell'area circostante, ed in particolare in quella pediatrica".
La consulenza citata nella sentenza, e che avvalora questa tesi, è del 2007 ed era stata redatta da Lorenzo Tomatis, noto epidemiologo e oncologo impegnato nella prevenzione primaria (vedi qui) della cui scuola fa parte Paolo Crosignani, epidemiologo e perito che ha contato gli eccessi di patologie  e morti sia a Porto Tolle sia a Vado Ligure.

Tomatis e le leggi scientifiche di copertura 

Richiamando numerosi studi svolti a livello internazionale il dott. Tomatis aveva evidenziato che

"dagli anni '90 è emerso in modo incontrovertibile un ruolo causale dell'inquinamento atmosferico nell'aumento di frequenza di patologie cardio-circolatorie e respiratorie, sia acute che croniche. In particolare, determinante negli effetti negativi sulla salute è la parte più piccola del particolato atmosferico (e specialmente il PM10 e il PM2.5, ovvero le particelle di diametro inferiore ai 10 micron e ai 2,5 micron), derivante dalla condensazione nell'atmosfera di numerose sostanze generate dai processi di combustione, soprattutto di combustibili fossili (quale quella attuata nella CTE di Porto Tolle)."
Tomatis già nel 2007 aveva confermato che "all'aumento dell'inquinamento, aumentano altresì le patologie respiratorie ed i decessi e ciò è assodato nella letteratura scientifica" 
mentre un'altra consulenza (Di Marco e Maggiore) confermava che
"le particelle inferiori a 10 micron possono penetrare nell'organismo umano, assorbendo e portando con sé sostanze tossiche o cancerogene, così aggravando le malattie croniche come l'asma, la bronchite e l'enfisema, soprattutto nei soggetti più vulnerabili come gli anziani ed i bambini".
E ancora l'Ing Arru, di Ispra, nel 2013 aggiunge agli effetti acuti gli effetti a lungo termine "osservabili dopo esposizioni di lunga durata ed a distanza di anni dall'inizio (aumento dell'incidenza di malattie respiratorie e cardiovascolari croniche, variazioni permanenti nella funzione respiratoria, tumore polmonare, mortalità respiratoria e cardiovascolare).

E ancora, dice

"il biossido di zolfo ha effetti sul metabolismo umano e, già a basse concentrazioni, è irritante per gli occhi, per la gola ed il tratto superiore delle vie respiratorie; a concentrazioni elevate, può dar luogo ad irritazioni delle mucose nasali, bronchiti e malattie polmonaril'esposizione prolungata ad alcuni milligrammi al metro cubo di SO2 può indurre l'insorgere di faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell'apparato sensorio. In presenza di nebbia, il biossido di zolfo, solubile in acqua, può penetrare più a fondo nell'apparato polmonare, inducendo patologie gravi quali la bronco costrizione, l'irritazione bronchiale e la bronchite acuta.
Il monossido di azoto (NO) ha effetti dannosi sull'emoglobinail biossido di azoto (NO2) è fortemente irritante per gli occhi, le mucose ed i polmoni; è responsabile di molteplici patologie dell'apparato respiratorie, quali bronchiti, allergie, irritazioni, edemi polmonari, soprattutto sui soggetti più esposti come i bambini e gli asmatici."
Tutte queste valutazioni - considerate finalmente all'interno di un procedimento giudiziario, anche a prescindere dagli effetti puntuali dell'inquinamento nel contesto considerato - sono infine state accettate e sostenute anche ai livelli istituzionali più elevati. Alla fine del 2013 la IARC ha finalmente inserito lo smog tra le sostanze cancerogene certe e la UE ha infine accertato che prevenire le malattie - riducendo le emissioni inquinanti - è più economico che curarle. Che non è poco considerato che ogni anno circa 400.000 persone muoiono in Europa per l'inquinamento atmosferico (qui); che è tantissimo considerando che l'aumento delle patologie ambiente correlate - dei relativi costi - è proporzionale all'aumento dei profitti delle imprese che non fanno gli investimenti in MTD e manutenzioni (vedi qui).
E comunque, oltre alle leggi scientifiche generali, ci sono poi circostanze di contesto che amplificano i danni causati dalle produzioni inquinanti:l'ubicazione in centro abitato (Vado Ligure e Spezia); la forza e direzione dei venti; l'inversione termica; barriere naturali che impediscono la dispersione degli inquinanti.
Tutte considerazioni che dovrebbero essere fatte in fase di autorizzazione iniziale e ri-considerate ad ogni rinnovo, chiedendo alle imprese di monitorare e ri-dimostrare la non-nocività dell'impianto e non - al contrario - pretendendo che i cittadini o i magistrati presentino il conto dei morti perchè si possa valutare se davvero è il caso di sospendere la produzione

Peraltro, come previsto dalle stesse leggi vigenti citate nelle primissime pagine di ogni autorizzazione e disattese in quelle immeditamente successive (vedi qui).
 Nel dubbio, vale sempre l'applicazione del principio di precauzione.

30 dicembre 2013

Come la nostra dipendenza da una fonte di energia del 18 ° secolo ci sta uccidendo The Dirty Business of Coal

Come la nostra dipendenza da una fonte di energia del 18 ° secolo  ci sta uccidendo

The Dirty Business of Coal

da JOSHUA FRANK
 I Poteri  del carbone in  America. Ma a quale costo per l'ambiente e la salute umana? Questa è la domanda  del documentarista Peter Bull e  il tentativo del Center for Investigative Report di affrontare nell'  ultimo documentario, Dirty Business: "Carbone pulito" e la battaglia per il nostro futuro energetico .
Il carbone ha prodotto  potere nel nostro Paese da oltre 100 anni. Ci ha condotti  attraverso la rivoluzione industriale e ha pompato energia elettrica nel cuore delle nostre città. Ed ha  anche causato  moltissima morte e  distruzione lungo la  sua strada, contribuendo per la  maggior parte  ai cambiamenti climatici,  all' inquinamento delle acque e  ai decessi dei lavoratori. 
Quindi, come possiamo sfidare una parte radicata della nostra cultura e avviare il processo di inversione di tali tendenze? Questa è la grande domanda.  
Dirty Business ci indica la via d'uscita dall' enigma dell'energia e del clima , abbiamo solo bisogno della volontà politica di invertire gli interessi particolari radicati dello status quo e ottenere importanti  nuove soluzioni alternative.

Ho raggiunto Peter Bull, .... Abbiamo discusso il suo ultimo documentario, che è ora disponibile in DVD presso il  sito .
Joshua Frank: Puoi parlarci un po 'sul perché si voleva fare questo film, ciò che dice sul  tema del carbone?
Peter Bull: .... è incentrato su come gli scienziati come James Hansen e politici come Tim Wirth e Al Gore hanno cercato di dare l'allarme e come la legislazione e il coinvolgimento degli Stati Uniti nel Protocollo di Kyoto è stato ostacolato da interessi particolari, in particolare la lobby del carbone e del petrolio, che  hanno montato una campagna di  disinformazione aggressiva per  mettere in dubbio  la scienza del cambiamento climatico ..........mentre la stragrande maggioranza  del vasto consenso scientifico internazionale  dicono  che il cambiamento climatico di origine antropica non è  solo reale, ma  sta accelerando a un tasso drammatico......
Perciò , abbiamo anche sentito la necessità di fare un film che non pone solo il problema - il legame tra il carbone e il clima e demistificare questa falsità  del 'carbone pulito' - ma anche fare un film che ha indicato soluzioni. 
JF: Per un sacco di persone, anche credenti, il riscaldamento globale rimane un enigma esoterico: è qualcosa che sta accadendo, ma a cui è difficile trovare soluzioni concrete. Eppure molte delle persone di cui   parli nel tuo film sottolineano che il carbone deve essere al centro dell' attenzione  per  coloro che lavorano per mettere un freno al cambiamento climatico. Perché è così? Perché rende il carbone così speciale?
PB:  Beh, sai, il carbone è davvero speciale, o meglio, è stato speciale - soprattutto perché era relativamente abbondante, soprattutto negli Stati Uniti, Russia e Cina, e credo che nel Regno Unito e in Europa durante le prime fasi della Rivoluzione Industriale. E 'anche facile da bruciare per creare vapore e far  girare una turbina in un generatore (sebbene centrali a carbone non sono molto efficienti - di solito nella gamma 30-35 per cento). Così è stato a portata di mano ed è un  combustibile, che  di solito si dice  che è anche a buon mercato. 
 Beh, si scopre che non è a buon mercato, se si conta l' impatto  del carbone sull'ambiente e sulla salute umana.
......quando si brucia il carbone in una centrale elettrica, ci sono le tossine rilasciate in aria, in particolare il mercurio; le centrali elettriche a carbone sono la principale fonte di emissioni di mercurio negli Stati Uniti - il 40 per cento nel 1999. Durante la combustione, la reazione tra il carbone e l'aria produce sostanze tossiche come acido cianidrico, nitrato di zolfo, altre cose spiacevoli, insieme con CO2, anidride solforosa ("sox") e ossidi di azoto (NOx). Questi sono responsabili dell'inquinamento da ozono e piogge acide (che è sostanzialmente acido solforico).  Il particolato sottile e ultrasottile  e le altre emissioni da impianti a carbone hanno contribuito a 24.000 morti premature ogni anno nei soli Stati Uniti, secondo l'American Lung Association. 
 Carbone e legna contribuiscono a 656.000 morti premature all'anno in Cina, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità.. 
 

18 giugno 2013

No al carbone ,un minuto della nostra vita vale più di un milione di euro.......

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

No al carbone, un minuto di vita vale più di un milione di euro.

Quanto afferma l'ultimo rapporto Silent Killers di Greenpeace fa paura ma purtroppo non sorprende. Secondo gli esperti dell'associazione, i fumi delle centrali a carbone uccidono in Europa 22.300 persone all'anno. Soltanto in Italia il carbone nel 2010 ha causato 521 morti premature. Eppure c'è ancora qualcuno che si ostina a dire che il carbone è pulito. Robe da matti.Il rapporto Silent Killers  si spinge addirittura oltre, facendo un calcolo degli anni di vita spezzati da questi fumi tossici:  240 mila. Nel rapporto si legge che, secondo una ricerca dell'Università di Stoccarda, alla produzione 
di Enel nel 2010 è riferibile una stima, in tutta Europa, di 11.660 anni di vita persi. Parliamo di anni di vita sottratti a donne, uomini, bambini e anziani innocenti che hanno respirato l'aria avvelenata di queste centrali.Eppure Greenpeace parla di 52 progetti di nuove centrali in fase di realizzazione o di autorizzazione che, sempre secondo lo studio, se entrassero in funzione ogni anno in Europa si avrebbero danni alla salute umana equivalenti alla perdita di altri 32 mila anni di vita ma, tenendo conto che una centrale opera normalmente per un ciclo di vita di 40 anni, in prospettiva questi progetti equivarrebbero alla perdita di 1,3 milioni di anni di vita. Nei mesi scorsi Enel ha cercato di chiudere la bocca a Greenpeace accusandola di diffamazione e portandola in tribunale.
 Fortunatamente il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso dell’'azienda riconoscendo che la comunicazione di Greenpeace è commisurata all’evidenza dei dati scientifici che dimostrano gli impatti del carbone sul clima e sulla salute umana. Enel ha dovuto, giustamente, pagare anche le spese processuali. 
 Da Bruxelles ho voluto esprimere la mia massima solidarietà ai volontari dell'associazione.Ecco che Greenpeace chiede all'Unione Europea di difendere la salute dei suoi cittadini fissando per il 2030 nuovi obiettivi vincolanti di sviluppo delle rinnovabili (45 per cento), di abbattimento dei gas serra (55 per cento) e di efficienza energetica. Inutile dire che sono totalmente d'accordo.
D'altronde al Parlamento europeo stiamo facendo il possibile affinché ai cittadini europei venga garantita un'aria più respirabile. 
 Ancora nel marzo 2012 abbiamo approvato una nuova  Road Map 2050 che mira ad un'’economia competitiva a basse emissioni di carbonio con una riduzione di circa il 90% delle Co2 entro il 2050.


Ovviamente gli interessi da sconfiggere sono molti, in primis quelli delle grandi multinazionali dell'energia, penso ad esempio alla centrale a carbone di Porto Tolle a Rovigo. Purtroppo “ambiente” non fa sempre rima con “affari”, almeno secondo qualcuno. 
Sì perché molte aziende, vuoi per pigrizia vuoi per incompetenza, non sono ancora in grado di cogliere le opportunità anche economiche della green economy che fa delle energie rinnovabili una fonte di sviluppo sostenibile e anche di guadagno.

Come relatore della nuova direttiva Ue sulla Valutazione d'Impatto Ambientale per il Parlamento europeo, farò il possibile affinché ogni grande opera ed infrastruttura debba rispettare rigidi standard ambientali, come una bassa emissione di CO2 nell'atmosfera.
 E questo perché non esiste business che valga di più di un anno di vita, anzi nemmeno di un singolo minuto.


Andrea Zanoni deputato al Parlamento Europeo.