ALCUNE SLIDE TRATTE DA SICUREZZA ENERGETICA PER CHI?
Di ELENA GEREBIZZA E FILIPPO TAGLIERI.
UNITI PER LA SALUTE E' UNA ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO ODV APARTITICA, PERSEGUE FINI DI SOLIDARIETA' SOCIALE, CIVILE E CULTURALE: PROMUOVE E SOSTIENE INIZIATIVE,INTERVENTI, INFORMAZIONI FINALIZZATI AL MIGLIORAMENTO DI VITA E DI SALUTE DEI CITTADINI DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI SAVONA. "UNITI PER LA SALUTE ODV" Via De Litta 3/1 VALLEGGIA (Savona) C.F:92084220091 Tel 3713993698
Il Governo si è recentemente espresso in favore di un aumento della produzione nazionale di petrolio e gas fino a coprire il 20% dell’insieme di queste due fonti: ci si chiede dunque se ciò sia effettivamente possibile ed, eventualmente, a quali condizioni.
In conclusione, se da un punto di vista della consistenza delle risorse esiste la possibilità di incrementare l’estrazione annua di idrocarburi fino a coprire dal 12% al 14% del fabbisogno di petrolio e gas (contro l’8,5% del 2010), essa, a parte le incognite connesse alla redditività e ai prezzi prevalenti sul mercato, resta in gran parte legata agli impatti ambientali associati alle attività di estrazione e trasporto, stoccaggio e alla accettazione delle comunità locali residenti in prossimità dei pozzi.
La capacità in eccesso (rispetto alla domanda) che si verrebbe a creare è più funzionale ad una visione dell’Italia come “gas-hub” per l’Europa centromeridionale. Ma per valutare il realismo di questa opzione occorrerebbe vederla non solo in relazione alle proiezioni di crescita dei consumi di gas nei paesi europei più prossimi ma anche alle loro strategie di diversificazione delle forniture e alla struttura dei prezzi del gas.
Qualora tutta la capacità di importazione programmata in Italia venisse realizzata, si avrebbe un eccesso di capacità di circa 60 miliardi di m3/anno (ossia il 66%) rispetto al fabbisogno stimato al 2030 nello scenario di riferimento. ....
C’è il serissimo rischio, quindi, che se l’Italia continua a riempirsi di gasdotti e rigassificatori GNL tra meno di vent’anni avrà tanto di quel gas da non sapere che cosa farsene perché anche gli altri paesi europei stanno attuando, ognuno per sé, le proprie misure di copertura del fabbisogno nazionale di gas. E se il gas già ce l’hanno non verranno a comprarselo dagli italiani.
Tali impianti, tuttavia, sono costosi e richiedono essi stessi molta energia, specialmente per la compressione della CO2, il che implica un abbassamento della loro efficienza complessiva. La disponibilità di siti di stoccaggio geologico nelle vicinanze dell’impianto e l’utilizzo di infrastrutture dedicate per il trasporto (via pipeline) ai siti di stoccaggio rendono tale opzione tecnologica praticabile solo in un numero più limitato di casi e a costi che si giustificano solo con prezzi della CO2 sul mercato delle quote di emissione ben superiori a quelli attuali
Passando alle rinnovabili, invece, il commissario spiega ai senatori come gli incentivi statali non abbiano favorito la nascita di una filiera industriale nazionale ma abbiano semplicemente finanziato l’importazione di tecnologia dall’estero. Tanto che, negli ultimi anni, le importazioni di fotovoltaico hanno rappresentato il 10% dell’import manufatturiero complessivo dalla Germania.Il vero problema, però, è che praticamente in Italia non esiste una vera incentivazione pubblica sulle rinnovabili termiche che potrebbero influire moltissimo (anche più del potenziamento degli idrocarburi italiani) alla riduzione delle importazioni di prodotti energetici dall’estero.Fonte: Senato
"E' chiaro che la trasformazione verso un'economia verde - ha detto il
direttore dell'Unep, Achim Steiner - a basso contenuto di carbonio, che
usa le risorse in maniera efficiente e crea posti di lavoro, sta già
avvenendo in diversi paesi nel mondo e questo sondaggio sottolinea il
pubblico sostegno a questi scopi.