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16 settembre 2023

RECOMMON : SICUREZZA ENERGETICA PER CHI ?

ALCUNE SLIDE TRATTE DA SICUREZZA ENERGETICA PER CHI?
Di ELENA GEREBIZZA E FILIPPO TAGLIERI.



















12 giugno 2012

Petrolio, gas e carbone: l’ENEA smentisce Corrado Passera

Tratto da Greenstyle

Petrolio, gas e carbone in Italia, l’ENEA smentisce Corrado Passera

Neanche un mese fa ci chiedevamo se la strategia energetica del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, fosse realmente utile per l’Italia. 
 Con tutte le trivelle che Passera vorrebbe autorizzare ad estrarre petrolio e gas nazionali, nella speranza di creare 25mila nuovi posti di lavoro, farsi una domanda del genere è più che lecito. Ma a quanto pare c’è anche qualcun altro che si è posto più o meno la stessa questione, certamente non uno sprovveduto: Giovanni Lelli, commissario straordinario dell’ENEA
Durante l’audizione in Commissione Industria al Senato sulla strategia energetica nazionale, a fine maggio, Lelli ha consegnato ai senatori una relazione di una trentina di pagine contenente una sintesi di tutti i problemi energetici irrisolti dell’Italia: dal petrolio al gas, passando per carbone ed energie rinnovabili. Alla questione è dedicato un intero capitolo della relazione Lelli: “Problematiche della sicurezza energetica in Italia”. Nel paragrafo “Potenziamento della produzione nazionale di fonti fossili” Lelli introduce l’analisi:
Il Governo si è recentemente espresso in favore di un aumento della produzione nazionale di petrolio e gas fino a coprire il 20% dell’insieme di queste due fonti: ci si chiede dunque se ciò sia effettivamente possibile ed, eventualmente, a quali condizioni.
Facendo i calcoli sugli stessi dati forniti dal Ministero dello Sviluppo economico Lelli conclude che:
In conclusione, se da un punto di vista della consistenza delle risorse esiste la possibilità di incrementare l’estrazione annua di idrocarburi fino a coprire dal 12% al 14% del fabbisogno di petrolio e gas (contro l’8,5% del 2010), essa, a parte le incognite connesse alla redditività e ai prezzi prevalenti sul mercato, resta in gran parte legata agli impatti ambientali associati alle attività di estrazione e trasporto, stoccaggio e alla accettazione delle comunità locali residenti in prossimità dei pozzi.
Il 20% di produzione nazionale di idrocarburi che Passera vorrebbe raggiungere, quindi, è irrealistico perché se va bene (o male, a seconda dei giudizi) arriveremo al massimo al 14%. A questo calcolo di Lelli noi ne aggiungiamo un altro: se Passera prevede 25mila posti di lavoro con il 20% di produzione nazionale, con il 14% saranno molti di meno.
Sempre il mese scorso ci chiedevamo, poi, se l’Italia avesse realmente bisogno di tutto il gas che importa e di tutto quello che vorrebbe importare in futuro con i nuovi gasdotto e rigassificatori in progetto o già in costruzione. E notavamo che, probabilmente, di gas in Italia a breve ce ne sarà troppo. A quanto pare Lelli la pensa esattamente nella stessa maniera:
La capacità in eccesso (rispetto alla domanda) che si verrebbe a creare è più funzionale ad una visione dell’Italia come “gas-hub” per l’Europa centromeridionale. Ma per valutare il realismo di questa opzione occorrerebbe vederla non solo in relazione alle proiezioni di crescita dei consumi di gas nei paesi europei più prossimi ma anche alle loro strategie di diversificazione delle forniture e alla struttura dei prezzi del gas.
Citando i numeri, queste parole diventano estremamente esplicative della situazione che si creerà entro il 2030:
Qualora tutta la capacità di importazione programmata in Italia venisse realizzata, si avrebbe un eccesso di capacità di circa 60 miliardi di m3/anno (ossia il 66%) rispetto al fabbisogno stimato al 2030 nello scenario di riferimento. ....
C’è il serissimo rischio, quindi, che se l’Italia continua a riempirsi di gasdotti e rigassificatori GNL tra meno di vent’anni avrà tanto di quel gas da non sapere che cosa farsene perché anche gli altri paesi europei stanno attuando, ognuno per sé, le proprie misure di copertura del fabbisogno nazionale di gas. E se il gas già ce l’hanno non verranno a comprarselo dagli italiani.
Lelli poi passa ad analizzare la questione carbone. Decisamente scottante visto il caso ENEL Porto Tolle che ancora aspetta il pronunciamento del Consiglio di Stato. Il commissario ENEA parte dal presupposto innegabile che, a parità di energia elettrica generata con questo combustibile fossile, le emissioni inquinanti e quelle di CO2 sono molto più alte di quelle di qualsiasi altra fonte energetica.

C’è da chiedersi, quindi, se lo sviluppo del carbone sia compatibile con gli impegni presi dall’Italia riguardo alla diminuzione delle sue emissioni e alla protezione dell’ambiente. La risposta è scontata: no
Tanto è vero che l’industria sta cercando di mettere una pezza sperimentando le tecnologie di cattura e sequestro dell’anidride carbonica (CCS). Ma, riguardo a questi impianti, Lelli avverte:
Tali impianti, tuttavia, sono costosi e richiedono essi stessi molta energia, specialmente per la compressione della CO2, il che implica un abbassamento della loro efficienza complessiva. La disponibilità di siti di stoccaggio geologico nelle vicinanze dell’impianto e l’utilizzo di infrastrutture dedicate per il trasporto (via pipeline) ai siti di stoccaggio rendono tale opzione tecnologica praticabile solo in un numero più limitato di casi e a costi che si giustificano solo con prezzi della CO2 sul mercato delle quote di emissione ben superiori a quelli attuali

Passando alle rinnovabili, invece, il commissario spiega ai senatori come gli incentivi statali non abbiano favorito la nascita di una filiera industriale nazionale ma abbiano semplicemente finanziato l’importazione di tecnologia dall’estero. Tanto che, negli ultimi anni, le importazioni di fotovoltaico hanno rappresentato il 10% dell’import manufatturiero complessivo dalla Germania.
Il vero problema, però, è che praticamente in Italia non esiste una vera incentivazione pubblica sulle rinnovabili termiche che potrebbero influire moltissimo (anche più del potenziamento degli idrocarburi italiani) alla riduzione delle importazioni di prodotti energetici dall’estero.
Fonte: Senato

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Ambiente: consumatori sempre piu' fan della green economy

La nuova 'economia verde' avrebbe un impatto più positivo sui problemi economici

"E' chiaro che la trasformazione verso un'economia verde - ha detto il direttore dell'Unep, Achim Steiner - a basso contenuto di carbonio, che usa le risorse in maniera efficiente e crea posti di lavoro, sta già avvenendo in diversi paesi nel mondo e questo sondaggio sottolinea il pubblico sostegno a questi scopi.

 La sfida dei leader mondiali, città, aziende e società civile é di appoggiare politiche intelligenti e investimenti che possano accelerare e aumentare questo cambiamento positivo".

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09 maggio 2012

Solarexpo.Rinnovabili: Clini, sul loro ruolo si gioca futuro dell' Italia

Tratto da Ansa

Rinnovabili: Corrado Clini, sul loro ruolo si gioca il futuro  dell'Italia

Il Ministro alla prima giornata della mostra internazionale Solarexpo

09 maggio, 

Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini 
 Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini
VERONA - "Il futuro dell'Italia si gioca nella possibilità di aumentare il ruolo delle fonti rinnovabili". Lo ha affermato a Verona Corrado Clini, Ministro dell'Ambiente, a margine degli "Stati Generali delle rinnovabili e dell'efficienza energetica In Italia" promossi in occasione della prima giornata della mostra internazionale Solarexpo, in Fiera. "Questo ruolo - ha precisato Clini - va riferito nel contesto della nostra economia e del sistema energetico, tenendo conto anche delle caratteristiche dell'Italia, che non è un grande produttore di petrolio, di gas e carbone e che non ha neanche il nucleare".

"Per questo motivo le fonti  rinnovabili - ha proseguito - rivestono un ruolo importante per la sicurezza energetica e per l'ambiente, visto che sono ad emissioni zero.  

Ma sono importanti anche per la crescita, perché investire nello sviluppo delle nuove tecnologie e nel miglioramento di quelle esistenti vuol dire presentarsi nei mercati internazionali con prodotti che oggi hanno un'altissima domanda". "I numeri  del mercato globale dell'energia - ha ricordato Clini - dicono che nel 2011 in assoluto le fonti rinnovabili hanno attratto la quota maggiore di investimenti, maggiori ad esempio rispetto all'estrazione del gas". "Il che vuol dire - ha concluso - che i grandi investitori internazionali credono che lo sviluppo delle rinnovabili sia uno dei driver più importanti per la competitività del mercato globale dell'energia".

SI APRE A VERONA SOLAREXPO 
 Leggi  l'articolo integrale  su Ansa

10 aprile 2012

L'inesorabile trasformazione (e .........decentramento)del sistema energetico

Tratto da QualEnergia

L'inesorabile trasformazione del sistema energetico

Investimenti nell'eolico e nel fotovoltaico cresciuti di 27 volte in 11 anni, decentramento della produzione e rapido calo dei prezzi, stanno portando a un profondo cambiamento del sistema elettrico mondiale, che farà diminuire il peso dei grandi gruppi energetici e porterà a nuove sfide e innovazioni. L'editoriale di Gianni Silvestrini.
 
Il successo delle fonti rinnovabili su scala mondiale, con investimenti che nei soli due comparti del fotovoltaico e nell’eolico sono passati da 6 a 163 miliardi di dollari tra il 2000 e il 2011, è destinato inesorabilmente ad accrescersi. La motivazione non è di tipo ideologico o ambientale, ma strettamente economica. Il costo dei combustibili fossili sul lungo periodo è infatti destinato a salire, mentre quello delle tecnologie verdi proseguirà la sua discesa. Ormai i parchi eolici in zone di buona ventosità in Brasile producono energia a un prezzo inferiore rispetto agli impianti termoelettrici. Anche il solare sta ottenendo risultati clamorosi. È stata recentemente annunciata la costruzione di un impianto fotovoltaico da 250 MW in Estremadura, Spagna, che consentirà di ripagare l’investimento con la sola vendita di elettricità.
Questi risultati sono legati alla rapidità del calo dei prezzi che, nel caso dei moduli fotovoltaici, è stato di sei volte negli ultimi 20 anni. Ma non è solo l’aspetto economico a motivare il cambiamento strategico del panorama energetico. Lo spostamento verso le rinnovabili rappresenta infatti la scelta più credibile anche dal punto di vista della gestione dei rischi. Quanto più i singoli Stati ridurranno la dipendenza da petrolio e gas grazie a efficienza e rinnovabili,  tanto maggiore sarà la loro sicurezza energetica, elemento destinato a divenire cruciale nei prossimi 10-20 anni.
Questo spiega perché la crescita verde, che nel decennio scorso era stata prevalentemente europea, è esplosa con forza in Cina e si sta già estendendo ai mercati dell’America del Nord e del Sud, dell’Asia, della stessa Africa. Il 64% della variazione netta della potenza elettrica in Europa tra il 2000 e il 2011 è legata alle rinnovabili, mentre negli Usa si è assistito negli ultimi 5 anni a una crescita delle energie verdi e un calo del carbone (vedi grafico). Anche in Cina le rinnovabili stanno crescendo e la quota del carbone è destinata a ridursi.
Il fatto stesso che la metà della potenza elettrica installata nel mondo negli ultimi anni sia stata “green”, evidenzia come gli investimenti delle rinnovabili rappresentino ormai una quota maggioritaria delle risorse dedicate alla produzione elettrica.
Questa trasformazione è destinata a comportare notevoli modifiche nel settore. Con il cambio del mix del sistema di generazione si dovranno affrontare problemi nuovi. Gli operatori delle rinnovabili dovranno confrontarsi con la regolazione della rete. Sull’altro versante le compagnie elettriche rischiano di essere spiazzate dalla rapidità della trasformazione del mercato che può indurre una riduzione delle entrate e un offuscamento della loro posizione dominante. Per mantenere un ruolo importante dovranno diversificare le attività.......
Una cosa però è certa. Il peso dei grandi gruppi, a iniziare dall’Enel, è destinato a diminuire. Almeno 350.000 impianti che utilizzano sole, vento, biomasse e acqua sono in Italia di proprietà di singoli cittadini, imprese, enti locali. E la quota è destinata a crescere. In Germania sono ben oltre 1 milione gli impianti non controllati dalle utilities.
Il fotovoltaico in particolare sfugge più facilmente al controllo perché in molti casi le potenze sono di piccola taglia. Il fatto che si avvicini rapidamente la grid parity e che quindi nel giro di 2-4 anni questa tecnologia potrà diffondersi senza incentivi apre scenari molto interessanti.  In una fase di transizione il solare dovrà sopportare i costi di trasformazione della rete elettrica. Ma a un certo punto, grazie anche alla presenza di accumuli decentrati, gli investimenti privati consentiranno di fornire energia al Paese senza alcun peso per la collettività, evitando l’importazione di gas o carbone.
Insomma, una democratizzazione del sistema di produzione che si sposa con l’aumento della sicurezza e con la competitività del Paese. Siamo all’inizio di una profonda trasformazione del sistema energetico che, se gestita bene, porterà risultati positivi non solo all’occupazione e all’ambiente, ma anche all’economia e al controllo dal basso di un bene prezioso come l’energia.