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11 settembre 2013

Blitz di Legambiente a Vado Ligure:“Stop al carbone.Fermiamo le centrali più inquinanti d’Italia”

Guarda il Video Ansa
Legambiente sfila a Vado
 contro centrale a carbone
Stricioni in spiaggia:
 difendiamo la nostra salute
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Tratto da Dazebao news

Stop al carbone. “Fermiamo le centrali più inquinanti d’Italia”

 
Blitz di Legambiente a Vado Ligure. “Il futuro energetico italiano passa per una generazione distribuita da fonti rinnovabili e la riqualificazione del patrimonio edilizio, le uniche vere scelte nell’interesse dei cittadini”.


 “Stop al carbone”. Una giornata contro la fonte fossile più inquinante: un blitz davanti alla centrale dove ha srotolato lo striscione, una conferenza stampa, un convegno e una festa a Savona con la Goletta Verde. 
Oggi Legambiente ha organizzato una giornata di protesta contro il carbone davanti alla centrale da 660 MW di Vado Ligure, cui si vorrebbe aggiungere un ulteriore gruppo sempre a carbone da 460 MW, per dire Stop alle centrali più inquinanti e bloccare l’utilizzo della fonte fossile più impattante per il clima.

“Non esiste  alcuna ragione economica o ambientale per continuare a utilizzare il carbone in Italia” - ha dichiarato Edoardo Zanchini, Vice presidente nazionale di Legambiente, nel corso della conferenza stampa che si è svolta sul lungomare della cittadina -. 

La crescita continua della produzione da fonti rinnovabili, infatti, permette oggi di poter finalmente chiudere o riconvertire le centrali elettriche più vecchie e inquinanti. Per questo chiediamo al Governo e alle Regioni un impegno chiaro in questa direzione, per continuare a investire nella generazione distribuita da fonti rinnovabili e nella riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. 
Ossia, chiediamo un vero segnale di cambiamento nell’interesse dei cittadini e delle imprese”.

Nel corso della conferenza stampa sono state messe in evidenza proprio le nuove condizioni della produzione elettrica in Italia: il contributo delle fonti rinnovabili nei primi 8 mesi del 2013 è stato pari al 40,5% della produzione netta e al 35,7% della domanda nazionale. Ma non solo. Proprio la produzione da energia pulita ha permesso di ridurre, come non accadeva da anni, il prezzo di acquisto dell’energia elettrica nella borsa italiana (PUN).
”Invece di capire la portata di questo cambiamento, per aiutarne la prospettiva e generare vantaggi per le famiglie, il governo italiano concentra tutta la sua attenzione sui tagli agli incentivi alle rinnovabili e nell’introdurre nuovi sussidi per le fonti fossili”, ha sottolineato ancora Zanchini.

“La nostra regione paga un contributo salatissimo all’economia del carbone con una industria tra le più grandi in Europa per la produzione di coke siderurgico a Cairo Montenotte e le tre centrali termoelettriche di La Spezia, Genova e Vado Ligure - ha aggiunto Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria -. 

Il grande successo del Festival Contro il Carbone che si è svolto nel mese di agosto a Vado Ligure, con la mobilitazione di numerosi volontari e il coinvolgimento di migliaia di persone, ha dimostrato chiaramente qual è il punto di vista e la preoccupazione dei cittadini liguri.
Una preoccupazione che dovrebbe essere fatta propria dalla Regione, ché sollecitiamo perché indirizzi il nuovo Piano Energetico Ambientale verso l’azzeramento delle politiche di promozione del carbone e la riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili, permettendo il raggiungimento degli obiettivi europei  del il 2020”.

Per cambiare lo scenario energetico in Italia Legambiente chiede una moratoria, con lo stop di tutti i progetti di costruzione e ampliamento di centrali a carbone, e l’introduzione di una carbon tax sulle centrali sulla produzione termoelettrica, sulla base delle emissioni di CO2 prodotte dagli impianti, che permetterebbe di premiare le pro­duzioni più efficienti (come le centrali a gas a discapito di quelle a carbone o a olio combustibile) generando nuove risorse.
In parallelo, per l’associazione ambientalista, si può intervenire subito sulle bollette tagliando la spesa di oltre 5 miliardi di Euro - tra sussidi alle fonti fossili, oneri impropri, sconti in bolletta ai grandi consumatori di energia elettrica - e spingere sia la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente che tutte le forme di au­toproduzione di energia elettrica e termica, sviluppando così le rinnovabili senza incentivi e concretizzando i risparmi in bolletta per imprese e famiglie.



La Goletta Verde di Legambiente OGGI 11 Settembre fa rotta su Vado Ligure


La Goletta Verde fa rotta su Vado Ligure

Tratto da Rsvn.it

Goletta Verde a Vado Ligure contro la centrale

  Ambientalisti contro l'impianto Tirreno Power

La Goletta Verde di Legambiente oggi  11 settembre (n.b se le condizioni del mare  lo permetteranno) attraccherà a Vado Ligure per protestare contro il progetto di incremento di potenza della centrale a carbone Tirreno Power
Legambiente ha infatti indetto per le 12 una conferenza stampa presso il centro anziani Marinella dove saranno illustrati dati e proposte che prendono in considerazione il mancato impiego delle fonti fossili. All’incontro prenderanno parte Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, il presidente regionale dell’associazione Santo Grammatico e alcuni esponenti di Uniti per la Salute.

Nel pomeriggio, a partire dalle 16.30,  il dibattito si trasferirà a Savona in Sala Rossa dove si continuerà a discutere del piano energetico regionale low – carbon e delle esperienze virtuose legate all’ecosostenibilità. 


In serata è in programma anche una festa a bordo della Goletta Verde che attraccherà nel porto di Savona, con lo spettacolo musicale che vedrà protagonista il gruppo «The whirlings». 

La giornata di approfondimento e studio delle problematiche ambientali è stata organizzata grazie al contributo del Centro servizi del Volontariato di Savona e della Rete Fermiamo il Carbone.
Leggi  su Unitiperlasalute il programma
11 SETTEMBRE VADO E SAVONA 
"LE SFIDE ENERGETICHE PER 
LA LIGURIA, SENZA CARBONE"
- See more at: http://unitiperlasalute.blogspot.it/2013/09/11-settembre-vado-e-savona-le-sfide.html#sthash.n56h0Vvw.dpuf
 11 SETTEMBRE VADO E SAVONA  "LE SFIDE ENERGETICHE PER LA LIGURIA SENZA CARBONE"

11 SETTEMBRE VADO E SAVONA "LE SFIDE ENERGETICHE PER LA LIGURIA, SENZA CARBONE" - See more at: http://unitiperlasalute.blogspot.it/2013/09/11-settembre-vado-e-savona-le-sfide.html#sthash.n56h0Vvw.dpuf

06 settembre 2013

11 SETTEMBRE VADO E SAVONA "LE SFIDE ENERGETICHE PER LA LIGURIA, SENZA CARBONE"

11 SETTEMBRE VADO E SAVONA 
"LE SFIDE ENERGETICHE PER 
LA LIGURIA, SENZA CARBONE"
GOLETTA VERDE A VADO LIGURE 
E SAVONA  11 SETTEMBRE

Ecco  il volantino dell’iniziativa.
 


Fare a meno delle fonti fossili

 oggi è possibile e necessario.

Legambiente presenta dati e proposte.
VADO LIGURE

Ore 11.30 - Arrivo di Goletta Verde a Vado L.

Ore 12.00 - Conferenza stampa, presso giardini a mare del Centro Anziani Marinella (Lungomare di Vado Ligure)

Partecipano:
-Edoardo Zanchini,Vice Presidente Legambiente
-Rappresentante di Uniti per la Salute
-Santo Grammatico,Pres Legambiente Liguria
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SAVONA


Cambiare il futuro!

Energie rinnovabili, riqualificazione edilizia, beni comuni: strumenti e azioni per le città e le comunità della Liguria.


Ore 16.30 - Presso la Sala Rossa 
Introduce:Santo Grammatico, Pres. Legambiente Liguria
Saluti dell’Amministrazione Comunale di Savona
Per un Piano energetico regionale 
low carbon
- Stefano Sarti Vice Pres. Legambiente Liguria
-Giorgio Mallarino,Pres.di FederabitazioneLiguria
- Rappresentante dell’Assessorato all’Energia Regione Liguria

Territori, città e quartieri ecosostenibili. Esperienze virtuose verso il Piano Territoriale Regionale
- Gabriele Cascino, Assessore all’urbanistica Regione Liguria
-Edoardo Zanchini,Vice Pres.nazionale Legambiente
-Sarah Zotti, ANCE Giovani
-Giovanni Durante, Arci Savona


Serata su GOLETTA VERDE
Ore 19.00 - Spettacolo musicale con
 “THE WHIRLINGS”.

presso Goletta Verde porto turistico 
di Savona


Si ringraziano per la collaborazione:

Centro di Servizi al Volontariato di Savona
 e Rete Savonese FERMIAMO IL CARBONE

23 giugno 2011

1)Ambiente, condannati gli inquinatori al risarcimento danni in favore delle associazioni. 2)Al via Goletta Verde. Il Mare Nostrum sta male......

Tratto da Savona News

Il Comitato Ambiente e Salute replica alla Briano: "Dottoressa, Lei non poteva non sapere"

Non le sembra che il suo cadere dalle nuvole sia insostenibile e irrispettoso nei confronti di Cittadini che da tempo rivendicano l' elementare diritto di conoscere la qualità ambientale del territorio in cui vivono?"

Gentile Assessore Regionale all'AMBIENTE, dott.a Briano,

in relazione alle tabelle ARPAL sull'inquinamento rilevato alla foce del torrente Quiliano, pubblicate ieri su IL SECOLO XIX, lei, dottoressa, non può sostenere che "non ne conosceva l'esistenza".

Avendo partecipato alla Conferenza dei Servizi, a Roma, il 16/12/2010,come Assessore all'Ambiente della Regione Liguria, avrà senz'altro sentito il Sindaco del Comune di Quiliano dichiararsi contrario a prescindere, al nuovo gruppo aggiuntivo a carbone "facendo anche riferimento ad una situazione ambientale già compromessa,come evidenziato, ad es., da una relazione ARPAL sui fondali marini" (v. verbale della Conferenza dei Servizi).

Il 13/03/2011, presenti il Presidente della Regione, l'Assessore Regionale Guccinelli e sei rappresentanti di Associazioni cittadine della provincia di Savona,una esponente del Comitato intercomunale "Ambiente e Salute" di Spotorno-Noli, le ha dato le tabelle di cui sopra con una breve descrizione e un commento a voce alta, sottolineando che la situazione così critica di quei fondali, indipendentemente da specifiche responsabilità, era un dato di fatto richiedente una bonifica e non l'immissione di altre sostanze tossiche legate alla combustione di nuovo carbone attraverso il progetto di ampliamento della Centrale : questo, in vista di possibili conseguenze nella catena alimentare e, in generale, nell'economia turistica su cui si basano i paesi della costa. Lei non può non ricordare questo.

Le tabelle le sono state lasciate, ma avrebbero dovuto essere ben note a lei come Assessore all'Ambiente e all'Istituzione regionale tutta, chiamata a decidere, essendo dati ufficiali dell'ARPAL, Organo della Regione preposto al controllo ambientale.

Si fa notare che il giorno successivo, una Delibera di Giunta della Regione Liguria rispondeva con un'apertura all'ampliamento a carbone.

Un mese dopo, nella Sala consiliare del Comune di Noli, lei ha incontrato il Sindaco, alcuni Assessori e alcuni membri della Commissione Ambiente di detto Comune e in quell'occasione è stato richiamato nuovamente lo stato dei fondali marini, citando le menzionate tabelle e, come se non bastasse, le è stata mandata subito dopo una lettera aperta nella quale si tornava sulla questione, oltre che sul chiarimento di altre.

Dopo tutti questi passaggi, dettati da esigenze di chiarezza e di tutela, non le sembra che il suo cadere dalle nuvole sia insostenibile e irrispettoso nei confronti di Cittadini che da tempo rivendicano l' elementare diritto di conoscere la qualità ambientale del territorio in cui vivono?"

F.to una rappresentante del Comitato "Ambiente e Salute"di Spotorno-Noli

presente all'incontro in Regione e in Comune a Noli

Leggi anche

Il Presidente dell'Ordine dei Medici di Savona:"dobbiamo informare la cittadinanza, ma anche i decisori,sui rischi legati alla combustione del carbone

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Tratto da Informazione.it

Ambiente, condannati gli inquinatori al risarcimento danni in favore delle associazioni Wwf Italia e Legambiente.

Gli enti e le associazioni di interessi lesi da reato ambientale hanno diritto al risarcimento danni. Legittima la costituzione di parte civile delle associazioni ecologiste: danni da liquidare in sede civile

LECCE, 22/06/2011 (informazione.it - comunicati stampa) Secondo la giurisprudenza ormai largamente prevalente, gli enti e le associazioni di interessi lesi da reato ambientale possono costituirsi parte civile nell'ipotesi in cui gli interessi dell'ente trovino tutela immediata e diretta e siano immediatamente e direttamente offesi dal reato.

La via intrapresa ha trovato, nelle sue espressioni più raffinate, il fondamento della legittimazione processuale di formazioni sociali portatrici di interessi super-individuali mediante il riconoscimento di un vero e proprio diritto dell'ente alla tutela del proprio patrimonio morale ovvero al perseguimento degli scopi statutari. Per tale via, il reato commesso, oltre a ledere l'interesse direttamente tutelato dalla norma penale ridonderebbe a danno della formazione sociale che della cura del medesimo interesse ha fatto il proprio scopo associativo, frustrandone l'operato. Ne deriverebbe una lesione dello stesso "diritto di personalità" dell'ente e quindi un danno morale legittimante la sua partecipazione al giudizio penale per ottenerne il risarcimento.
In poche parole chi è riconosciuto colpevole di un danno ambientale rischia di pagare due volte: l’ammenda e il risarcimento alle associazioni ecologiste che ben possono costituirsi parte civile nel procedimento contro gli inquinatori. Lo ha ribadito la Corte di cassazione con una sentenza pubblicata il 22 giugno 2011 dalla terza sezione penale della Cassazione segnalata da Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti. consolidando un orientamento inaugurato da diversi anni
Nella fattispecie convalidata la condanna a carico di due imprenditori veneti per lo smaltimento illecito di rifiuti. Gli imputati non riescono a evitare il pagamento dei danni contestando la legittimazione delle sigle costituitesi nel processo, il Wwf Italia e la Legambiente regionale. Il fatto è che le associazioni ambientaliste possono sicuramente costituirsi iure proprio nel procedimento per reati ambientali anche dopo l’abrogazione delle previsioni di legge che le autorizzavano a proporre azioni risarcitorie per danno all’ecosistema in caso di inerzia degli enti territoriali. Il fatto che il D.lgs 152/06 abbia riservato allo Stato la facoltà di costituirsi parte civile in materia di danno ambientale non esclude affatto l’applicabilità delle norme generali in materia. La condanna a carico degli imputati risulta correttamente correlata a un potenziale danno proprio alle sigle ecologiste da accertarsi in sede civile.
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Al via Goletta Verde. Il Mare Nostrum sta male......

Goletta Verde lascia il porto - E' partita oggi da Genova la Goletta Verde di Legambiente che, fino a metà agosto, promuoverà la tutela dei mari e delle coste italiane in 33 porti della penisola e delle isole maggiori. “L’attività della nave ambientalista rappresenta ormai una voce riconosciuta che, con impegno, ogni estate denuncia abusi e illegalità, fenomeni di inquinamento e minacce al nostro ecosistema marino", afferma Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente.

Durante il viaggio, suddiviso in 33 tappe lungo le coste dello stivale fino al 16 agosto, gli attivisti e i biologi effettueranno rilevamenti puntuali per scovare le situazioni che mettono a maggior rischio il mare: dalle foci dei fiumi ai tratti interessati da scarichi abusivi o da un insufficiente sistema di depurazione.

Da qui la scelta di iniziare il viaggio seguendo la rotta del Santuario dei Cetacei, dalla Liguria alla Corsica e dal Parco dell'Arcipelago Toscano alla Sardegna......

Chissà se ............ verranno a fare rilevamenti
anche alla foce del Torrente Quiliano
,visto il grave grado di inquinamento dei sedimenti dei fondali marini, nel cuore del Santuario dei Cetacei e se ci guadagneremo una delle bandiere nere in palio.

Alleghiamo il recente articolo de
Il Secolo IX
e il grafico degli Ipa e il link per leggere l' articolo integralmente.
Tratto da
Il Secolo IX

«Veleni nel torrente Quiliano»

L’Arpal ha rilevato presenze di arsenico superiori ai limiti e altre sostanze tossiche

Savona - Veleni e sostanze tossiche abbondano sui fondali alla foce del torrente Quiliano, al confine tra Vado e Savona. Un inquietante cocktail di arsenico, idrocarburi, metalli pesanti, quasi sicuramente residui delle lavorazioni industriali. Il dubbio è se la loro presenza sia imputabile alle attività odierne delle aziende o se si tratti di una pesante eredità del boom del secolo scorso.

Sul fondale davanti alla foce del torrente sono state riscontrate concentrazioni di sostanze pericolose per la salute e cancerogene in molti casi superiori ai limiti di legge. E, nei grafici di raffronto con altri torrenti della Liguria, alcuni valori vanno addirittura fuori scala.

Il dato più eclatante riguarda la presenza degli Ipa totali, gli idrocarburi policiclici aromatici, dei quali è stata calcolata nei sedimenti una concentrazione di 53,7 milligrammi per chilo, quando il limite di legge è di quasi cento volte inferiore.

Consistente anche la presenza di metalli pesanti, in particolare mercurio, piombo e cadmio, per i quali i grafici evidenziano valori molto superiori ai limiti e, in molti casi, addirittura superiori ai valori riscontrati alla foce del torrente Lerone di Cogoleto, tristemente famoso per la presenza dello stabilimento Stoppani. Il piombo riscontrato in profondità nei sedimenti alla foce del Quiliano supera i 150 mg/kg, quando il limite di legge si avvicina ai 30 mg/kg e nel Lerone (in un quadro già fortemente inquinato) non oltrepassa i 100. Notevolmente superiore ai limiti anche il mercurio, di cui sono stati trovati 3,5 mg/kg in profondità e 1,6 in superficie, quando il limite è 0,3.

Va addirittura fuori scala il benzo(a)pirene, un idrocarburo (Ipa) di cui è stata accertata da tempo la cancerogenicità. Il limite è inferiore a 0,1 mg/kg, tra Vado e Savona ne sono stati trovati 4,56 mg/kg. Proporzioni simili anche per le diverse varianti di benzoforantene. Gli Ipa sono prodotti della combustione di fonti fossili e per questo i Comuni di Vado, Quiliano e Savona vogliono vederci chiaro. Il sospetto dei comitati di cittadini è che la presenza di queste sostanze possa essere ricondotta all’attività della centrale termoelettrica di Tirreno Power, l’industria più grande del comprensorio ed anche quella che brucia più combustibile.

Ma spetterà alla magistratura, che ha aperto un fascicolo contro ignoti, accertare l’origine delle sostanze inquinanti e in quali termini la salute della popolazione ne abbia risentito. L’Arpal, nella sua relazione, sottolinea infatti che i dati rilevati potrebbero derivare da attività industriali, ma non esclude la possibilità che si tratti di sostanze presenti storicamente sul fondale, ossia depositatesi nel corso dei decenni.

Leggi anche sul nostro BLOG IL POST DEL 4 DICEMBRE 2010 con l'articolo tratto dal Blog di Valeria Rossi:

Com’è profondo il (livello di inquinamento) del Nostro mare Ligure

Non andiamo oltre: se volete vedere tutti i livelli dei vari inquinanti, vi consigliamo di scaricarvi l’intero documento come da link più sopra e di guardarveli uno per uno.
Noi riportiamo ancora un solo diagramma, questo, che riguarda le
IPA totali:


Lo riportiamo perché è particolarmente interessante quel numerino (53,7) in alto, accanto alla linea rossa: significa che, se questa linea fosse stata riprodotta interamente per il valore riportato, sarebbe occorso un foglio TRE VOLTE PIU’ GRANDE di quello previsto per il diagramma.Leggi tutto



"Mare è nostrum oppure monstrum?"

..............L’inquinamento industriale. In Italia, infatti, ci sono tuttora grandi impianti industriali che continuano ad emettere inquinanti in aria, acqua e suolo, e ci sono alcuni tratti di costa e di mare nel nostro paese che nel corso di decenni di attività industriale hanno subito danni enormi, di cui ancora oggi si sta pagando il prezzo.

Tratto da Il fatto quotididiano

“A rischio la vita negli oceani La loro salute mai così compromessa”

L'International Programme on the State of the Ocean (Ipso) ha portato a termine una ricerca che per la prima volta elabora un approccio multidisciplinare allo studio dei grandi mari del pianeta. I risultati sono "traumatici" a causa di pesca, inquinanti come la plastica e alte concentrazioni di CO2


I risultati sono traumatici – dice Alex Rogers, direttore dell’International Programme on the State of the Ocean (Ipso) –. Se consideriamo l’effetto cumulativo di quello che gli esseri umani fanno agli oceani, ci rendiamo conto che le implicazioni di questo impatto sono molto peggio del previsto”. L’Ipso ha anticipato oggi alla britannica Bbc alcune delle conclusioni e delle analisi del suo rapporto sullo stato di salute degli oceani che verrà reso pubblico nei prossimi giorni nel quartier generale dell’Onu a New York.
Il rapporto è il risultato del lavoro collettivo di una trentina di scienziati, riuniti a Oxford, per elaborare, per la prima volta, un approccio multidisciplinare allo studio dei grandi mari del pianeta.
Che sono in uno stato di salute “molto critico”.
Secondo i ricercatori, infatti, “la vita negli oceani rischia di entrare in una fase di estinzione di specie marine senza precedenti nella storia umana”. Una fase che sta già facendo sentire i suoi effetti anche sugli esseri umani, responsabili, stando agli esiti della ricerca, delle attività che danneggiano gli oceani. “Confrontando le nostre ricerche – ha spiegato Rogers – ci siamo resi conto che i cambiamenti stanno avvenendo a un ritmo molto più veloce di quanto noi stessi pensassimo”.

L’esito del confronto tra biologi marini, tossicologi, esperti di barriere coralline e ittiologi è che i “nemici” degli oceani sono l’aumento della temperatura marina, l’inquinamento, l’acidificazione dell’acqua e l’eccesso di pesca. I cambiamenti in corso riguardano, per esempio, lo scioglimento delle calotte polari, l’aumento della concentrazione di metano nell’acqua marina e l’aumento del livello dei mari.

Tra i fenomeni osservati dagli scienziati, c’è l’impatto degli inquinanti: particelle di plastica e di altre sostanze tossiche si depositano sul fondo dei mari, entrando nella catena alimentare attraverso pesci e altri animali che si cibano di quello che trovano sul fondo. Non solo: è stato registrato un aumento della concentrazione di CO2 negli Oceani, a livelli ormai superiori a quelli che secondo gli scienziati sono stati responsabili dell’ultima grande estinzione di specie marine, 55 milioni di anni fa. Non è chiaro, o almeno non ci sono prove conclusive, se l’aumento sia dovuto alla crescita della CO2 nell’atmosfera, a causa delle attività umane, ma secondo gli scienziati dell’Ipso è molto probabile che ci sia un nesso tra le due cose. Alcuni fenomeni, come l’aumento dell’acidità delle acque o il rilascio del metano “imprigionato” negli oceani, secondo gli scienziati sono legati ai cicli climatici della Terra. Ma sarebbero anche aggravati, in velocità e quantità, dall’impatto delle attività umane.

Le ricette per cercare di uscire da questa trappola sono chiare, secondo l’Ipso: ridurre l’impatto ambientale della pesca, soprattutto di quella di alcune specie, ormai al limite o oltre il limite del rinnovamento biologico; estendere le aree marine protette, dove le attività ad alto impatto ambientale sono vietate; ridurre le emissioni di CO2; mappare e poi ridurre le fonti di inquinamento marino, soprattutto per la plastica, i rifiuti umani e i fertilizzanti agricoli che finiscono nel ciclo delle acque e alimentano crescite infestanti di alghe.

“Al contrario di altre generazioni umane sappiamo cosa bisogna fare adesso – ha commentato Dan Laffoley, uno degli scienziati che hanno partecipato allo studio –. E quello che va fatto, occorre farlo subito se vogliamo proteggere il cuore blu del nostro pianeta”.

Ogni mare e ogni oceano sul nostro pianeta è parte di un grande Oceano globale, dice l’Ipso sul suo sito web presentando il proprio lavoro: “Questo oceano è come il sistema circolatorio della Terra: compie molte funzioni vitali che rendono il pianeta abitabile e noi umani non possiamo sopravvivere senza di esso. Oggi l’Oceano è in uno stato di salute molto critico”. E i governi non possono dire di non esserne al corrente.

27 ottobre 2009

2009/10/27 Civitavecchia: La Centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord è fuorilegge.

Tratto da L'Agone.it
CENTRALE A CARBONE DI CIVITAVECCHIA, LE PRESCRIZIONI MANCATE SU MONITORAGGIO QUALITA’ ARIA, BIOMONITORAGGIO AMBIENTALE E TRAPIANTO POSIDONIA

DENUNCIA DELLA GOLETTA VERDE DI LEGAMBIENTE, CHE INVIERA’ SEGNALAZIONI AD AUTORITA’. A GIORNI LA CONSEGNA DI UN ESPOSTO ALLA PROCURA.

A Civitavecchia la maldigerita centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord è in parte ormai avviata, ma sul fronte delle prescrizioni previste a tutela dei cittadini e dell'ambiente, invece, il ritardo è enorme.
La rete di monitoraggio della qualità dell'aria non è completa e comunque le centraline sono collocate in punti inadatti alla rilevazione, i dati dell'inutile Osservatorio Ambientale non vengono comunicati dal 2005, mentre la rete dell'ARPA deve ancora essere avviata. Il biomonitoraggio ambientale non considera diversi aspetti e per certi versi è stato condotto con metodologie ormai superate. '
Ciliegina sulla torta' il già discutibile trapianto di Posidonia Oceanica presenta diverse aree distrutte, per le quali non sembra esistere nessuna manutenzione.

Sono queste le prescrizioni di legge seriamente mancate secondo Legambiente –vedi Decreto VIA n. 680/2003 del Ministero dell’Ambiente- in uno degli impianti più contrastati d'Italia, la centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord, a Civitavecchia (Rm), che la Goletta Verde degli ambientalisti ha denunciato oggi. L’associazione del cigno verde ha aggiunto che tali gravi mancanze saranno segnalate alle istituzioni di controllo, per verificare se sia possibile in queste condizioni l'esercizio stesso della centrale, ma anche che a giorni sarà inoltrato un esposto alla Procura di Civitavecchia.

Oggi la centrale è in piena fase di riconversione, la produzione di energia dal carbone da parte di una delle sezioni va avanti dal giugno 2009 e mancano ormai poche settimane perché anche la seconda sezione entri in esercizio, dopo l'avvio a gas. L’impianto, che una volta entrato completamente in azione, diventerà il secondo più dannoso in Italia per effetto serra, con una produzione di circa 9,7 milioni di tonnellate di CO2, pari alle emissioni di un Paese come l’Estonia, al momento sta tra l'altro operando con una sorta di proroga dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Legambiente punta il dito su diverse incongruenze contenute nella domanda per il rinnovo già evidenziate con delle Osservazioni inoltrate nello scorso agosto alla Direzione generale per la salvaguardia ambientale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare: la mancanza di un'analisi di area vasta, non è esauriente la descrizione del tipo e dell'entità delle emissioni, né la definizione dei valori limite, non vengono descritte le caratteristiche chimico fisiche del carbone utilizzato, non sono esplicitati né il carico inquinante delle acque depurate, né la gestione dei fanghi.

“La vicenda della centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia ha superato ogni limite, l'impianto contrastato con determinazione dai cittadini e da molte istituzioni, con referendum, manifestazioni, iniziative è in fase di avviamento e diverse prescrizioni di legge sono, a nostro avviso, disattese, è indecente andare avanti in questo modo -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Va progettata e installata una rete di monitoraggio della qualità dell'aria degna di questo nome, definendo le collocazioni in base alle ricadute degli inquinanti ed ai venti: oggi, a centrale avviata, quella dell'inutile Osservatorio ambientale non comunica dati dal 2005, mentre quella dell'ARPA dovrebbe essere avviata solo a fine anno ed abbiamo scritto per conoscere la posizione delle centraline. I dati del sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni SME non sono resi noti e non sappiamo nemmeno se esistano. Il biomonitoraggio ambientale va rifatto, quello presentato ha diversi aspetti non considerati e per molti versi è datato, eppure è lo strumento fondamentale per valutare nel tempo le ricadute ambientali del carbone. Anche sul discutibile trapianto di Posidonia emergono diversi problemi e non sembra proprio essere prevista nessuna manutenzione. Tutto ciò delinea un quadro di insicurezza che ci porta a chiedere un immediato intervento delle istituzioni e degli organismi di controllo, anche per verificare se sia possibile in queste condizioni l'esercizio stesso della centrale, ma nei prossimi giorni consegneremo anche un esposto alla Procura chiedendo di valutare eventuali profili di reati omissivi.”

Non convincono affatto i documenti relativi alle campagne di biomonitoraggio ambientale, peraltro affidati ad enti legati alla società di produzione elettrica: il primo materiale consegnato al Ministero dell’Ambiente presenta uno studio datato, condotto con metodologie di indagine superate.
Il secondo studio risulta carente su diversi fronti, in particolare non utilizza biosensori attivi per il monitoraggio dell’ozono troposferico (O3) e nel ventaglio di ricerca degli elementi chimici, non vengono monitorati il Berillio e il Tellurio, ignorando il fatto che il carbone sia probabilmente addirittura la fonte principale di Tellurio.
Problemi anche sul discutibile trapianto di un ettaro di posidonia oceanica, inserito tra le prescrizioni per mitigare l’impatto della “Darsena Energetico Grandi Masse”: un controllo svolto con alcuni sub, in accordo con Legambiente, su sei aree individuate in modo casuale, ha evidenziato seri problemi almeno nel 50 % dei casi: la prateria è in pessimo stato, molto diradata e con presenza di materiale non marino, come il cemento armato, danneggiato dalle ultime mareggiate.

“Sulla tanto magnificata centrale del ridicolo carbone pulito di Torre Valdaliga Nord emergono diversi seri problemi, soprattutto sul fronte dei monitoraggi, che preoccupano moltissimo -dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-.
Rispetto alle emissioni di anidride carbonica è ormai chiaro che il carbone è il peggiore combustibile fossile sul pianeta, tanto che inizieremo presto a pagare salate multe per i danni causati dalla mancata riduzione della CO2, sul fronte dei cambiamenti climatici. Anche per quanto riguarda gli inquinanti locali, mancano in sostanza seri controlli delle ricadute ambientali, in quello che è uno dei più grandi poli energetici del nostro paese. Servono risposte immediate, rispetto a questi problemi, visto anche che la centrale sta operando con una specie di proroga dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, per il rinnovo della quale ci sono questioni di non poco conto.
Va più complessivamente colta l'occasione dell'approvazione del piano energetico regionale per ridurre la pressione sull'area, confermando la proposta di dismissione per l'altra centrale di Torre Valdaliga Sud (TVS), che sorge a pochi metri da questa.
Una discussione che deve tenere conto degli obiettivi fissati dal piano stesso, per il risparmio, l'efficienza e le rinnovabili, che possono garantire e veder crescere nel complesso i livelli occupazionali, ma che soprattutto deve vedere sventata l'ipotesi ventilata di riconvertire anche una parte di TVS a carbone, magari bruciandoci poi il CDR di Roma.”


È noto, infatti, che la centrale –una volta a regime produrrà 1.980 megawatt, per 6.500 ore all’anno di lavoro a pieno carico, con un rendimento del 45%- fa parte di uno dei più grandi poli di produzione termoelettrica d’Europa: oltre 6.700 MW, considerando Torre Valdaliga Sud (TVS) e Montalto di Castro.
Secondo i dati del 2006 dell’Inventario Nazionale delle Emissioni (INES), si evidenzia per questi impianti il superamento di diverse soglie, a cominciare dalle quelle previste per gli ossidi di zolfo (Montalto 7.920 tonnellate/anno e Civitavecchia TVS 1.283 t/a, soglia di 150 t/a) e per gli ossidi di azoto (Montalto 2.815 t/a, soglia di 100 t/a), per continuare con il cadmio (Civitavecchia TVS 23,1 kg/a, soglia 10 kg/a), il cromo (oltre la soglia di 100 kg/a due punti di Civitavecchia TVS, con 322 kg/a e 165 kg/a) e il nichel (Montalto 437 kg/a, Civitavecchia TVS 325 kg/a e 149 kg/a contro soglia 50 kg/a).

'Goletta Verde nel Lazio' di Legambiente continua il suo viaggio: prossimo appuntamento sabato 31 Ottobre, con il “No Nuke Day” a Montalto di Castro (Vt), ultima tappa della campagna regionale di informazione e analisi sul litorale e sul mare del Lazio giunta alla sua quarta edizione, organizzata dall’associazione ambientalista con il contributo dell’Assessorato all’Ambiente e Cooperazione tra i popoli della Regione Lazio.

12 agosto 2009

2009/08/13"Soluzioni intelligenti per inquinare di meno" ........"NAVIGANDO TRA LE IPOCRISIE"

SCIENZA E TECNICA
Tratto da"Giornale di Brescia.it"

Oslo: basta un pieno... di reflui per muovere i bus della città


Soluzioni intelligenti per inquinare di meno

mercoledì, 12 agosto 2009

Biocarburante catturato dai rifiuti prodotti dall'uomo e dalla rete fognaria che scorre sotto le nostre città? Lungi dall'essere uno scenario fantascientifico questa idea diverrà presto realtà. Oslo sta infatti convertendo ottanta autobus municipali in modo che possano essere alimentati da questo "particolare" carburante.

Le acque nere possono bastare

L'obiettivo? Entro la fine del 2010 la capitale norvegese vorrebbe far circolare circa 350 bus cittadini grazie al biometano prodotto dagli impianti per il trattamento di rifiuti urbani. Un modo certamente nuovo per ridurre l'inquinamento da CO2 e realizzare l'ambizioso piano norvegese di tagliare il traguardo delle emissioni zero entro il 2050.



Da settembre, perciò i due impianti di trattamento delle acque nere di Oslo inizieranno a produrre metano. "Oslo mira ad essere una delle capitali più sostenibili al mondo sul piano ambientale - spiega il manager del progetto, Ole Jakob Johansen -. Usare biometano ha senso. Non soltanto infatti quello prodotto dalla rete fognaria andrebbe perso, ma la riduzione di emissioni calcolata per ogni bus sarà un passo nella lunga strada per le emissioni zero".

Lavorare i microrganismi

La maggior parte del metano che fuoriusciva dagli impianti per trattare i rifiuti urbani della città finora veniva semplicemente bruciato nell'atmosfera, rilasciando circa 17mila tonnellate di CO2. Il processo che porta alla produzione del metano biologico è in quattro fasi ed è conosciuto come digestione anaerobica. In sostanza, utilizza microrganismi per metabolizzare diverse sostanze, dai rifiuti umani agli avanzi di cibo. Oslo ha adottato da tempo una strategia per lo Sviluppo sostenibile e per la riduzione dell'effetto serra e delle emissioni inquinanti. Il documento più recente stilato dalle autorità della capitale norvegese estende la pianificazione per la salvaguardia dell'ambiente e della qualità dell'aria fino al 2014. "Oslo dovrà assumere un ruolo centrale tra le capitali del mondo per lo sviluppo sostenibile. Lo sviluppo economico, sociale e culturale deve essere adattato alla capacità dell'ambiente naturale di sostenerlo. Dovremo consegnare la città alle generazioni future in condizioni ambientali migliori di quelle che abbiamo ereditato", si legge nel documento.

Linee pubbliche ecologiche


Le linee guida per la tutela dell'ambiente urbano integrano diversi aspetti della vita cittadina, a cominciare dal sistema di trasporto pubblico, ben sviluppato se paragonato ad altre città della stessa dimensione. Il traffico è la causa principale delle emissioni inquinanti a Oslo e il governo municipale è da tempo impegnato per incrementare il trasporto pubblico e ridurre il numero di automobili sulle strade della città.........

Il Piano della mobilità

Il Piano della mobilità punta inoltre su mezzi di trasporto "amici" dell'ambiente. La municipalità incoraggia l'uso di automobili a emissioni basse o zero e di bio carburanti estratti dall'olio vegetale o di pesce. Il Governo norvegese ha addirittura introdotto vantaggi fiscali a favore di chi utilizza carburanti biologici e si rifornisce in distributori appositi. A Oslo si investe anche sulle tecnologie per l'alimentazione di macchine a idrogeno e sono nati addirittura corsi per una guida ecologica, ovvero per insegnare a guidare in modo da minimizzare lo spreco di energia e le emissioni nocive. La capitale norvegese ama molto le due ruote. Le piste ciclabili hanno ormai raggiunto la lunghezza di 95 chilometri e si lavora continuamente per estenderle.

La Carta della Terra

Oslo ha siglato l'Earth Charter contenente "Valori e principi per un futuro sostenibile". "Stiamo vivendo un momento critico per la Terra, un periodo in cui l'umanità deve fare i conti con il suo futuro - si legge nel documento -. Nell'era della globalizzazione, il futuro prospetta contemporaneamente grandi rischi e grandi promesse. Dobbiamo prendere coscienza che, sebbene viviamo immersi in culture diverse, siamo comunque un'unica famiglia con un destino comune". "Dobbiamo perciò restare uniti e lavorare assieme per approdare ad una società sostenibile - prosegue la Carta - fondata sul rispetto per la natura, i diritti umani universali, la giustizia economica e la cultura della pace. Per raggiungere questo obiettivo, è indispensabile che gli uomini si comportino in modo responsabile. La Terra è la nostra casa e il bene dell'umanità dipende dalla nostra capacità di tutelare la biosfera e l'ecosistema".

L'Earth Charter siglata da Oslo

Paola Gregorio
leggi l'articolo integrale
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Tratto da "Terra"
NAVIGANDO TRA LE IPOCRISIE di Massimo Serafini (Coordinatore Comitato Scientifico Terra)


C’è tanta ipocrisia nelle dichiarazioni d’amore per il mare di tanti amministratori e politici. Solo parole di circostanza, volte a tutelare il grande business di un modello turistico predatorio e stressante. Quanto stridono con la realtà i messaggi rassicuranti della ministra dell’ambiente sullo stato di salute dei nostri mari e quante falsità si celano nei dati sulla balneabilità.
Perché non spiegate a chi vi si tuffa che quelle acque sono balneabili solo perché il livello di sostanze inquinanti rientra in certi parametri e, nel caso non vi rientrassero, si procederebbe con una deroga per farle rientrare? In quelle acque, se solo lo si cercasse, si troverebbe di tutto: dai metalli pesanti ai pesticidi, fino forse a un po’ dei rifiuti napoletani scomparsi grazie al “miracolo” di Berlusconi.
Che i nostri mari non stiano bene, come si vuol far credere, lo conferma il monitoraggio di Goletta verde, la storica imbarcazione di Legambiente. Non dice nulla a questi prestigiatori e illusionisti che la quasi totalità dei campioni prelevati alla foce dei fiumi risultano particolarmente inquinati?
Dovrebbe insegnarvi che la salute di un mare dipende dagli usi e dalla gestione che si autorizza a fare della terra e dei fiumi che lì sfociano. Dovrebbe, soprattutto, fargli capire che non basta moltiplicare i depuratori, che pure vanno fatti, per fermare il degrado ma servono decisioni capaci di mettere in discussione gli attuali usi di terra e acque.
Come potrebbero, chiedo sommessamente, i nostri mari godere di una buona salute se si continua ad autorizzare cementificazioni, centrali a carbone, un’agricoltura avvelenata dall’abuso di sostanze chimiche e una zootecnia inquinante e crudele con gli animali? E ancora, come si può stare tranquilli sulla sorte della costa toscana e del suo meraviglioso mare se su di loro incombono una nuova autostrada, una serie infinita di porti e, addirittura, la possibilità di diventare uno dei siti dell’avventura nucleare in cui questo governo ha deciso di trascinarci?
Basta scorrere l’elenco dei blitz compiuti da Goletta verde nel corso della campagna per capire a quale aggressione siano sottoposti i nostri ecosistemi marini. No, l’amore per il mare è un’altra cosa, essenzialmente mettere in discussione i devastanti progetti con cui lo si sta aggredendo, giustificandoli magari con l’esigenza di far uscire il Paese dalla crisi economica.
Viva dunque la protesta con cui Goletta verde turba i sonni di tanti decisori. Essa parla di parchi, natura, minore (e migliore) consumo di suolo, risparmio energetico ed energie rinnovabili. Aiutiamola, dunque, a diventare ancora più forte.