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28 agosto 2017
Petrolchimico. I sindaci e il potere sull’inquinamento per evitare gravi conseguenze sanitarie.....
13 aprile 2017
Esposto del Comune di Siracusa contro il petrolchimico.Sulla salute delle persone non può esserci alcuna forma di sudditanza e neppure è possibile concedere sconti.
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18 febbraio 2017
L’emergenza Gela, i metalli pesanti che fanno impazzire. Silenzi e coscienze.....
Tratto da http://www.siciliainformazioni.com
L’emergenza Gela, i metalli pesanti che fanno impazzire. Silenzi e coscienze sporche
10 marzo 2016
Eni di Gela, "disastro ambientale": chiesto giudizio per 22 dirigenti
13 gennaio 2016
L’Eni a processo a Gela per l' inquinamento sott’accusa anche per i bimbi nati malformati
Tratto da La Sicilia
L’Eni a processo a Gela per inquinamento sott’accusa anche per i bimbi nati malformati
Ne è convinta anche l’amministrazione comunale di Gela che, a nome della città, si è costituita parte civile, chiedendo la creazione di un primo fondo risarcitorio di 80 milioni di euro.
Cinque periti nominati dal tribunale di Gela hanno sancito il nesso di causalità esistente tra inquinamento industriale e malformazioni neonatali riscontrate sui bambini gelesi (spina bifida, palatoschisi, ecc.), e hanno parlato di “disastro ambientale permanente” i cui effetti nocivi giungerebbero all’uomo attraverso la catena alimentare.
L’avvocato dei ricorrenti, Giuseppe Fontanella, ha chiesto, con un ricorso cautelare d’urgenza firmato da 500 persone, il sequestro e il blocco dei pozzi petroliferi e degli impianti ancora in esercizio nella raffineria di Gela.
15 dicembre 2015
Inchiesta: Gela, il petrolchimico e l’inferno dei bambini
Tratto da l' Espresso
Gela, il petrolchimico e l’inferno dei bambini.
Deformazioni, malattie, morti. Soprattutto fra i più piccoli. Ora una perizia del tribunale stabilisce, dopo anni di denunce, il nesso causale con le emissioni del petrolchimico Eni.
ESPRESSO+ LEGGI L'INCHIESTA INTEGRALE
19 maggio 2013
“Danni e alterazioni del Dna” nei bambini che vivono a Sarroch.....
Tratto da Il fatto Quotidiano
Inquinamento, “danni e alterazioni del Dna” nei bambini che vivono a Sarroch
E' quanto si legge in una ricerca epidemiologica condotta da otto ricercatori e pubblicata su Mutagenesis, rivista dell’Università di Oxford. La zona, in cui sorge l’agglomerato industriale petrolchimico e fino all’entroterra espropriato dal poligono militare di Teulada, è paragonata a Pancevo (Serbia). La Procura di Cagliari ha acquisito lo studio

Un’area altrimenti ricca di sole, di mare e di splendide spiagge che i ricercatori di Oxford paragonano invece a quella della centrale termica di Taichung, a Taiwan, e a Pancevo, la cittadina industriale serba considerata tra le più inquinate del mondo e conosciuta come la città dei tumori. Lo studio pubblicato su Mutagenesis mette a confronto un campione di 75 bambini tra i 6 e i 14 anni che abitano vcino al sito industriale di Sarroch, con 73 loro coetanei che vivono invece nelle zone agricole e rurali dell’isola. Partendo dal presupposto che “la qualità dell’aria è una questione ambientale d’importanza primaria nelle aree industrializzate, con potenziali effetti sulla salute dei bambini residenti nelle aree circostanti” sono state rilevate le concentrazioni di benzene e di etil-benzene nell’aria, nei giardini della scuola di Sarroch e in un villaggio rurale.
E i risultati dicono che “I livelli esterni di benzene e di etil-benzene sono risultati significativamente più alti nei giardini della scuola di Sarroch rispetto al villaggio rurale. Elevate concentrazioni sono state inoltre rilevate nelle vicinanze del polo industriale”.
Che la zona fosse a rischio è cosa nota. Diversi studi hanno già dimostrato che da queste parti ci si ammala di leucemia tre volte tanto rispetto alla norma. E già il documentario Oil di Massimiliano Mazzotta nel 2010 aveva aperto uno squarcio sugli effetti deleteri sulla salute e sull’ambiente prodotti dalla raffineria Saras della famiglia Moratti. Ma non è finita qui, perché la ricerca dell’Università di Oxford ha analizzato anche i livelli di alterazioni del Dna in uno studio effettuato su un sottocampione di 62 bambini.
E qui il risultato è ancora più scioccante “La ricerca dimostra che i bambini residenti in prossimità del polo industriale di Sarroch presentano anche significativi danni e alterazioni del Dna”, è scritto nelle conclusioni dello studio. L’inquinamento dell’atmosfera prodotto anche dal polo industriale di Sarroch potrebbe essere responsabile di vere e proprie mutazioni genetiche nel Dna dei bambini che lì vicino abitano, studiano e giocano. .....
07 giugno 2012
INDUSTRIE A RISCHIO INCIDENTE RILEVANTE
Pubblichiamo un interessante articolo tratto da Noalcarbone Brindisi in cui si parla di "Industrie a Rischio di Incidente Rilevante” e della “NORMATIVA SEVESO II” , che impone ai Sindaci dei comuni ove sono localizzate tali industrie a rischio precisi obblighi e competenze. Tratto da Noalcarbone
06 giugno 2012
Come salvarsi dall’esplosione del Petrolchimico in 2 mosse.
Leggi l'articolo integrale
Approfondimenti

5) Sia verificata la applicabilità della ed. Legge Seveso 3 sulla centrale in oggetto, poiché, se da un lato non risulterebbe presente nell'elenco degli stabilimenti a rischio rilevante, viceversa dal documento allegato, scaricato dal sito nazionale dei Vigli del Fuoco, la stessa Centrale è stata chiaramente indicata a rischio incidente rilevante appunto con la lettera b (in a.r.i.r. art 8).
In ogni caso anche se la centrale, a seguito di verifica, non dovesse risultare soggetta alla citata Legge Seveso. ricordando che a meno di 100 metri è presente un sito industriale a rischio di incidente rilevante e ricordando il cosiddetto "effetto domino" risulta necessaria una verifica sugli art 12 e 13 ed in particolare dell'art. 14 della citata legge laddove si parla di "requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione territoriale, con riferimento alla destinazione e utilizzazione dei suoli che tengano conto della necessità di mantenere le opportune distanze tra stabilimenti e zone residenziali nonché degli obbiettivi di prevenire gli incidenti rilevanti o di limitarne le conseguenze, per:
13 aprile 2012
Brindisi :angiosarcoma epatico in un operaio del Petrolchimico. Un esposto apre le indagini.
Tratto da Noalcarbone
11 aprile 2012
La prima morte per angiosarcoma epatico in un operaio del Petrolchimico. Un esposto apre le indagini.
Se i vertici dell’azienda conoscevano la pericolosità delle sostanze con le quali lavorava la comunità operaia e Vincenzo Di Totaro, e se quindi hanno messo in atto tutte le cautele necessarie a difendere la sicurezza dei lavoratori stessi, e il bene prezioso della loro salute. E’ la domanda fra le righe dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta, a firma di Maurizio Portaluri, dirigente medico della Asl di Brindisi, di Medicina democratica.
Vincenzo Di Totaro aveva militato in fabbrica e in piazza, sotto le insegne del Comitato vittime del Petrolchimico. Generoso cavaliere del lavoro in lotta non per se stesso, ma per i compagni di ventura che aveva visto ammalarsi e morire come militari al fronte. In loro nome aveva presidiato i cancelli del Petrolchimico, marciato nelle manifestazioni per le strade del capoluogo, e protestato contro l’archiviazione del processo fuori dall’aula di tribunale dove si è celebrata una camera di consiglio lunga tre anni, a partire dalla richiesta di archiviazione.
02 marzo 2012
1)Enel: notificata la conclusione di indagini a 15 persone 2)Disastro ambientale, Petrolchimico a giudizio
Brindisi, 01/03/2012
Enel: notificata la conclusione di indagini a 15 persone
Le ipotesi di reato contestate concernono gli articoli del codice penale inerenti getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato e deturpamento di edifici.
Le accuse non riguarderebbero eventuali danni alla salute.
In particolare, si contesta la presunta mancata adozione all’interno della centrale Enel di Cerano di misure idonee alla diffusione delle polveri di carbone sulle colture e sugli edifici circostanti.
......
L'inchiesta avviata da tempo dal pool di magistrati della Procura di Brindisi si è avvalsa dell'operato degli agenti della Digos diretti dal Dott. Vincenzo Zingaro.
Nel 2008, gli stessi agenti, assieme agli uomini della polizia scientifica, erano stati sui terreni attigui alla centrale di Cerano per procedere ad alcuni prelievi allo scopo di avviare le analisi sull'eventuale presenza di sostanze atte a danneggiare la produzione.
Il 6 Ottobre 2010 la Procura di Brindisi aveva notificato 12 avvisi di garanzia ad altrettanti dipendenti Enel tra manager, responsabili di settore e di impianto.
"In merito alla decisione della Procura di Brindisi, Enel - si legge in una nota dell' azienda - nella piena convinzione di aver sempre operato nel rispetto delle leggi e nell' interesse della collettività, attende con fiducia i successivi sviluppi".
Disastro ambientale, Petrolchimico a giudizio
PORTO TORRES - Al petrolchimico di Marghera ci sono stati 157 lavoratori morti per tumore a causa della nocività del lavoro e delle materie chimiche trattate e 103 lavoratori ammalati delle stesse patologie tra gli operai addetti alle lavorazioni del Pvc. Per non parlare delle forme di inquinamento ambientale dovute agli scarichi industriali nella laguna veneta, ancora più indegno fu il fatto che i dirigenti sapevano e che i 28 imputati vennero assolti. Furono chiesti per il disastro ambientale a Montedison ed Enichem un risarcimento di 71 mila miliardi, ma a pochi giorni dalla sentenza il Ministero dell'Ambiente e la Montedison si sono accordati su un rimborso di 525 miliardi per la bonifica di nove aree del petrolchimico non sufficienti alla bonifica dell’intera area.
Le aziende del Petrolchimico di Porto Torres sembrerebbero aver provocato un bomba ecologica della stessa portata e con un capo di imputazione ben più grave, lunedì 5 Marzo, alle ore 9, nel tribunale di Sassari si aprirà il processo nei confronti di alcuni dirigenti delle aziende coinvolte. A giudizio ci sono Gianfranco Righi, legale rappresentante della Syndial; Guido Safran, manager della Sasol Italia; Diego Carmello e Francesco Maria Apeddu, rispettivamente legale rappresentante e direttore di stabilimento della Ineos Vinyls.
Secondo il pubblico ministero Michele Incani, nelle acque del golfo dell’Asinara sarebbero state riversate ingenti quantità di composti chimici e metalli altamente pericolosi per la salute quali cadmio, mercurio, cromo, cianuri, benzene e una lunga serie di altre sostanze cancerogene. Nell’atto conclusivo dell’inchiesta, inizialmente il pubblico ministero ha ascritto agli indagati la colpa per il disastro ambientale e l’avvelenamento di acque e sostanze alimentari. Tale colpa ora sarebbe invece riconosciuta come dolo nella formulazione finale delle imputazioni. Chi ha inquinato, insomma, sapeva esattamente ciò che stava facendo.
.... «Non siamo disposti ad accettare nessun tipo di accordo o compromesso - sostengono gli attivisti e le attiviste di iRS - che non veda come insindacabile priorità l’inizio dei lavori per le bonifiche che portino al totale risanamento ambientale delle aree contaminate».Leggi tutto
TRATTO DA QUOTIDIANO DI SICILIAPRIOLO (SR) – Neanche le prove scientifiche smuovono la pachidermica lentezza dell'industria. Gli incontri scientifici sul tema della prevenzione antisismica svolti a Milazzo e ad Augusta - prossimamente uno anche a Messina - hanno avuto il merito di affrontare un tema tabù come quello della sicurezza antisismica degli impianti petrolchimici, senza che dai grandi gruppi ci siano state risposte di qualche tipo. Gli addetti ai lavori avvertono: questa volta non si può aspettare un sisma per vedere l'effetto provocato sulle aree urbane dove insistono impianti a rischio incidente rilevante. E non ci sono compensazioni che tengano, soltanto perché potrebbe non esserci più niente da compensare. LEGGI TUTTO
Leggi su " La Repubblica "
Di Antonio Cianciullo
L’allarme censurato
L’allarme
fu dato dai tecnici e cancellato dai politici. Alla vigilia dei 12 mesi
dal disastro di Fukushima l’agenzia Kyodo rende noto un retroscena. Un
comitato di ricerca del governo giapponese cancellò da un suo rapporto
un allarme tsunami per la costa nord orientale appena otto giorni prima
che l’area fosse effettivamente colpita dal sisma e dal maremoto dell’11
marzo dell’anno scorso.Analizzando i sedimenti del fondale marino, gli esperti avevano trovato le tracce di 4 importanti tsunami negli ultimi 2500 anni: erano avvenuti con un intervallo fra i 450 e gli 800 anni e dall’ultimo ne erano passati 500. Dunque c’era una probabilità staticamente non trascurabile di un evento come quello che si è effettivamente prodotto. Ma mentre per gli scienziati non era trascurabile, il comitato di cui facevano parte esponenti del ministero della Scienza e di alcune compagnie elettriche, fra cui la Tepco (gestore della centrale Daiichi di Fukushima), ha deciso di trascurarla omettendo di pubblicare gli studi.
01 novembre 2010
1)Petrolchimico: la faccia delle aziende, delle istituzioni e la salute dei lavoratori2)L’inquinamento triplica il rischio di infarto ....
TRATTO DA NOALCARBONE
Petrolchimico: la faccia delle aziende, delle istituzioni e la salute dei lavoratori
Allora si trattava di un impianto dismesso, quello di produzione di CVM e PVC, oggi di impianti in marcia.
Allora le ipotesi di reato riguardavano le malattie ed i decessi dei lavoratori. Poi il tutto fu archiviato a differenza di Venezia. Ma le malattie ed i decessi dei lavoratori non cessano di manifestarsi e gli interessati continuano a vedersela da soli contro l’INAIL e contro le aziende chimiche.
Neppure la Regione Puglia ha risposto all’appello di Salute Pubblica e della figlia di una vittima, per una rianalisi della coorte dei lavoratori che a Venezia, dove è stata condotta, ha dato forza alle vittime in sede giudiziaria civile.
Ma tutti tacciono, politica e sindacato.
Se non fosse stato per i finanzieri intossicati, per la Digos e soprattutto per il precedente presidente della Provincia, Michele Errico, defenestrato dal suo partito, il PD, per fare spazio ad un presidente di Confindustria, neppure questa vicenda di inquinamento e di smaltimento illegale di rifiuti sarebbe emersa.
Vicenda beffarda perché per anni, mentre le centraline dell’Arpa misuravano picchi elevatissimi di benzene in coincidenza con l’accensione delle torce, ci veniva propinata la storiella dell’emergenza, poi del topo intrappolato.
Ora il Sindaco dice flebilmente che lui aveva chiesto spiegazioni. I sindacati, dopo che avevano spergiurato sulla sicurezza dell’impianto, sono atterriti dallo spettro del fermo. Noi tutti siamo atterriti da questo pericolo, ma evidentemente senza questo spauracchio non c’è possibilità di un esercizio salubre dell’attività industriale.
Se non si è fermi sulla sicurezza interna ed esterna accade puntualmente che le attività si fermano.
Niente paura per i dirigenti. Le pene previste per i reati contestati sono irrisorie, sono tutte ammendabili ed arrivano ad un massimo di ventiseimila euro.
Chi paga sono i lavoratori ed i cittadini. Come sempre.
Certo le aziende ci perdono la faccia.
Ma di fronte a tutto ciò cambierà qualcosa? Intendo, si cominceranno a misurare i danni?
La falda dell’area industriale è inquinata, ma gli enti locali quando chiederanno i risarcimenti, quando sarà sopraggiunta la prescrizione?
Perché non si misurano i danni in termini di salute sui lavoratori e sulle popolazioni? Perché ci vuole tanto a mettere in piedi un registro tumori?
Maurizio Portaluri
Tratto da Savona e Ponente
Uno studio italiano dà ragione all’OMS: l’inquinamento triplica il rischio di infarto anche SOTTO i livelli di legge
Ad (ennesimo) sostegno della nostra campagna a difesa della salute, riportiamo integralmente questo articolo tratto da Salute del Corriere della Sera di domenica 24 ottobre (pag. 58) e già riportato da www.cardionet.it :
Inquinamento, quantità minime triplicano il rischio di infarto – Studio italiano riscontra effetti negativi nei soggetti a rischio anche sotto i livelli legali di PM10
Che l’inquinamento faccia male alla salute e che riesca, tra le altre cose, a mettere in difficoltà il nostro cuore, non era certo una novità.
Ma che bastasse un breve tempo di esposizione a quantità anche modeste, ben al di sotto dei limiti imposti per legge in Italia, per far triplicare il rischio di infarto, questo ancora non si sapeva.
Lo ha scoperto uno studio della Fondazione Gabriele Monasterio in collaborazione con il Cnr della Regione Toscana e l’Istituto di fisiologia del Cnr di Pisa, e presentato al congresso della European society of cardiology.
«Abbiamo utilizzato i dati biologici, strumentali e demografici di 134 pazienti che hanno avuto un infarto – spiega la coordinatrice dello studio Cristina Vassalle – Poi abbiamo verificato i livelli di monossido di carbonio, particolato fine PM10, biossido di azoto e ozono nelle 24 ore precedenti all’infarto. Ebbene, quando il giorno prima dell’infarto i pazienti erano stati esposti all’inquinamento, anche di livello moderato, avevano il triplo delle probabilità di morire nei 19 mesi successivi. Stando ai dati biologici raccolti sugli stessi pazienti, la causa sarebbe il riflesso dell’aumentata infiammazione a livello cardiovascolare».
Già da tempo diversi studi avevano messo in evidenza la pericolosità dell’aria inquinata per il nostro cuore e per la circolazione sanguigna. Irritazioni dell’endotelio – la membrana che ricopre le pareti interne dei vasi sanguigni – irrigidimento delle arterie, ridotto afflusso di sangue al cuore e un crescente numero di infarti sono solo i più importanti tra i comprovati effetti negativi dell’aria inquinata sul nostro sistema cardiovascolare. Ora, lo studio toscano ha aggiunto un altro gradino alla crescente scala di allarme.
«L’Oms stima che l’inquinamento sia responsabile di circa tre milioni di morti – conclude Vassalle – In particolare, sempre più dati indicano l’esistenza di una relazione fra l’inquinamento atmosferico e le malattie cardiovascolari.
Tutto questo suggerisce che potrebbe non esistere una soglia al di sotto della quale non c’è un effetto dell’inquinamento sulla salute.
Nel nostro studio abbiamo dimostrato che ciò è sicuramente vero per le persone a rischio cardiovascolare, ma future ricerche potrebbero scoprire minacce a qualunque livello anche per le persone sane».









