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28 agosto 2017

Petrolchimico. I sindaci e il potere sull’inquinamento per evitare gravi conseguenze sanitarie.....

Tratto da Srlive.it

Petrolchimico. I sindaci e il potere sull’inquinamento per evitare gravi conseguenze sanitarie ma nessuno risica…


L’idea di Antonio Alfo lanciata su Facebook di compulsare i sindaci dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli e Augusta, trova pratica applicazione nelle norme di legge, ma anche in molte sentenze della magistratura  amministrativa, penale e civile. Insomma, per il sindaco è un dovere preciso mettere in campo ogni atto utile finalizzato a fermare l’inquinamento dell’ambiente che provoca danni alla salute alla popolazione residente. Ma nel territorio siracusano non è mai successo, anzi si è sempre registrato un conveniente silenzio e una forma di passività diretta a soffocare ogni protesta sul nascere.Una mediazione che, solo in caso di pressione della magistratura, molti sindaci hanno tenuto l’atteggiamento politico consono e conveniente, ma non sono mai intervenuti in maniera diretta per tentare di fermare il “mostro” dall’inquinare in libertà. C’è poi da considerare che molti politici, sindacalisti, sindaci e assessori, siano dipendenti delle industrie, con tutta la difficoltà schematica che questo può comportare; non è un’accusa, ma solamente una constatazione, di fatto, storica e dettata dalla condizione contingente che la storia ha regalato a questo territorio destinato a soccombere, sotto i colpi delle lobby della chimica e della raffinazione.
I poteri del sindaco derivano direttamente dalla legge; allo stato attuale è prevista un’organica disciplina delle seguenti materie: gestione dei rifiuti e bonifica; tutela delle acque e dell’aria dall’inquinamento, gestione delle risorse idriche, difesa del suolo e lotta alla desertificazione, gestione delle aree protette; tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente. In particolare, in caso di emergenze sanitarie o d’igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco quale rappresentante della comunità locale. È il responsabile della salute pubblica, intesa come difesa e non offesa.
Per meglio intendere il campo d’intervento del sindaco occorre avere riguardo alla definizione di ambiente secondo l’indirizzo affermato dalla Suprema Corte di Cassazione, ed alle materie che tale definizione sottende.Continua qui

13 aprile 2017

Esposto del Comune di Siracusa contro il petrolchimico.Sulla salute delle persone non può esserci alcuna forma di sudditanza e neppure è possibile concedere sconti.

12 aprile 2017
Inquinamento ambientale, esposto del Comune di Siracusa contro il petrolchimico
L’industrializzazione fuori controllo è ormai consegnata alla storia; industria ed ambiente possono e devono convivere con l’impegno di tutti”.
Esposto del Comune di Siracusa contro il petrolchimico. Questa mattina il sindaco, Giancarlo Garozzo, e l’assessore alle Politiche ambientali, Pierpaolo Coppa, si sono recati in Procura per denunciare l’ultimo episodio di odori molesti di natura industriale registrato ieri sera e avvertito da tutta la popolazione dell’area del petrolchimico.
Il sindaco e l’assessore nella tarda mattinata, inoltre, incontreranno il procuratore capo, Francesco Paolo Giordano, per chiedere la massima attenzione ed evidenziare il livello di allarme che si sta diffondendo tra la gente.
“Contro l’emissione di sostanze nell’aria – afferma Garozzo – come sindaco ho già presentato un esposto un anno fa e altri ne ho firmati a titolo personale. Da tre o quattro giorni avvertiamo cattivo odore ma quanto accaduto ieri sera è stato particolarmente grave: ci sono state crisi respiratorie anche tra i bambini e diverse persone si sono recate al pronto soccorso. Quanto accade da troppo tempo non è più tollerabile. È giunto il momento di adottare delle contromisure e che tutti i soggetti interessati di assumano le proprie responsabilità”.
Il 4 maggio, al Ministero dell’ambiente, si terrà una nuova riunione del tavolo Aia (Autorizzazioni integrate ambientali). “Agli atti ci sono le chiare prese di posizione del comune di Siracusa – prosegue il sindaco Garozzo – su questa situazione, ma in quella sede saremo ancora più netti e chiederemo di far adottare alle industrie del petrolchimico precise prescrizioni. Mi aspetto il sostegno di tutti a queste richieste, anche da parte delle aziende se intendo dimostrare la loro buona fede e l’interesse verso la salute della gente”.
Conclude il sindaco: “Al procuratore Giordano daremo la nostra piena disponibilità a collaborare alle indagini. Sulla salute delle persone non può esserci alcuna forma di sudditanza e neppure è possibile concedere sconti. L’industrializzazione fuori controllo è ormai consegnata alla storia; industria ed ambiente possono e devono convivere con l’impegno di tutti”.

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18 febbraio 2017

L’emergenza Gela, i metalli pesanti che fanno impazzire. Silenzi e coscienze.....

Tratto da http://www.siciliainformazioni.com

L’emergenza Gela, i metalli pesanti che fanno impazzire. Silenzi e coscienze sporche

I metalli pesanti non “uccidono” il giorno dopo, hanno bisogno di una lunga incubazione che ricorda il micidiale percorso che fa l’amianto per raggiungere le cellule degli esseri umani. I tempi possono allungarsi al punto da ipotizzare la trasmissione ereditaria delle malattie degenerative, creando una sorta di terreno fertile per le neuropatie. E’ così che si spiega il fatto che le malattie mentali, a Gela, colpirebbero ogni fascia di età.
Sono doppiamente colpevoli gli inquinatori, consapevoli o ignari, quanto le autorità preposte alla prevenzione ed alla cura delle malattie. “Culpa in vigilando”, e assenza di presidi sanitari, strutture di prevenzione e cura. Duemila malati di mente, ed almeno altrettanti pazienti non registrati, avrebbero dovuto mobilitare le persone e le coscienze. Anche gli ignari hanno capito che non sono il risultato di una concentrazione astrale avversa, né del destino cinico e baro e sono la somma di una serie di fattori patogeni concomitanti. L’industria – quella petrolchimica in testa – è stata “protetta” dagli allarmi degli ambientalisti e degli scienziati, e da una controparte attrezzata, in grado di contestare con indizi e prove lo stato delle cose.
Per più di mezzo secolo, gli impianti petriolchimici, le centrali a carbone e le raffinerie, come quelle di Gela sono state tenute di fatto al riparo delle contestazioni. Gli interessi delle popolazioni, e quelli in prima istanza dei lavoratori, non sono stati rappresentati da autorità “forti” ed attrezzate, ma da uomini e organizzazioni disarmate e talvolta dubbiose sul da farsi.
L’inquinamento da metalli pesanti, denunciato in questa testata con l’intervista al tossicologo Francesca Di Gaudio, è la testimonianza di questa “tutela” e sostanziale immunità concesse alle industrie inquinanti. Se così non fosse, Gela – e le aree omologabili a quella di Gela – avrebbero potuto contare almeno su servizi di assistenza e di cura delle malattie indotte dalla presenza nell’aria, nel terreno e nella catena alimentare, di “veleni” che avrebbero, sicuramente, provocato, nel tempo non solo malformazioni nei nascituri e tumori, a causa dell’amianto ed altri agenti patogeni, ma anche gravi neuropatie.
Anche l’autorità giudiziarie e gli investigatori più risoluti si sono dovuti arrendere davanti al deserto di strumenti e volontà “superiori”.........
E’ come se ci si fosse seduti in prima fila ad osservare, senza intervenire, la violenza o ci si fosse voltati dall’altra parte per evitare di essere coinvolti emotivamente.
Nei tribunali si celebreranno i processi per le terribili conseguenze dell’esposizione all’amianto a Gela, nei Ministeri e nelle sedi degli istituti di prevenzione e vigilanza ambientale si cercheranno le prove dei collegamenti fra i morti di tumore e l’inquinamento – marino ed atmosferico.
Chissà quanto bisognerà ancora attendere. Non tanto per avere giustizia, che pure è un bisogno sacrosanto, quanto per pretendere “la presa d’atto” dei guai presenti......
Anche la città ha le sue responsabilità: vittima della “violenza” ambientale, si è rivoltata contro l’industria, e combattuto soprattutto per mantenere la causa dei disastri, spaventata dalla prospettiva della perdita dei posti di lavoro. La schiavitù del silenzio....... 
Gela non ha meritato del risarcimento dei guai subiti, sia per la scarsa attenzione data ai reati ambientali, sia per il ricatto, costante, dell’industria sui posti di lavoro.
Ora nessuno può fingere di non sapere. Francesca Di Gaudio, uno dei magiori esperti nel campo delle indagini tossicologiche di laboratorio, sulle pagine di SiciliaInformazione, ha sbattuto davanti agli occhi di tutti la realtà, nuda e cruda, ha messo nero su bianco e reso la negligenza pubblica, denunciando le cause che provocano le malattie mentali e la “prevedibilità” delle neuropatie in presenza di agenti inquinanti, come i metalli pesanti.......
La Rai dedicherà all’emergenza “malatie mentali” di Gela uno speciale. Non abbiamo altra notizia su provvedimenti ed interventi da parte delle autorità sanitarie dotate di poteri decisionali. Questo “deserto” di sensibilità e di volontà ci pare più inquietante della stessa violenza perpetrata nei decenni ai danni del territorio e della gente.

10 marzo 2016

Eni di Gela, "disastro ambientale": chiesto giudizio per 22 dirigenti


GELA. Con la richiesta di rinvio a giudizio, per disastro colposo innominato, di 22 tra direttori e tecnici della Raffineria di Gela e dell'Enimed, la procura della Repubblica, diretta da Lucia Lotti, ha chiuso la maxi inchiesta sull'inquinamento ambientale causato nell'ultimo decennio dalle emissioni del petrolchimico dell'Eni, dalla ricerca e dallo sfruttamento dei pozzi petroliferi.
Magistrati, forze dell'ordine, capitaneria di porto e consulenti tecnici (Ctu) hanno svolto anni di indagini, acquisito migliaia di documenti, effettuati decine di incidenti probatori, accertando nel territorio gelese presunte contaminazioni atmosferiche, del suolo e del sottosuolo, con grave inquinamento delle falde acquifere. Tra gli imputati (che rischiano da 3 a 12 anni di reclusione) c'è anche la società "Raffineria di Gela". Tutti dovranno rispondere anche delle omesse bonifiche, di getto pericoloso di cose e di violazione dei codici ambientali.
Lotti, come previsto dalla legge, ha informato i ministeri dell'ambiente, della salute e delle politiche agricole, che potranno costituirsi parte civile già nella prossima fase dell'udienza preliminare (ancora da fissare), per le gravi ricadute che l'inquinamento ambientale avrebbe avuto sull'ecosistema, sulla catena alimentare e sulle persone. Restano incardinate in fase dibattimentale altre inchieste sull'esposizione all'amianto, sulle morti tra gli ex dipendenti dell'impianto "Clorosoda", sugli incendi al reparto "Topping" e sugli sversamenti a mare di sostanze inquinanti. Nel tribunale civile invece si stanno trattando le richieste di risarcimento danni dei bambini malformati e degli ex dipendenti ammalatisi per l'inquinamento nei posti di lavoro.

13 gennaio 2016

L’Eni a processo a Gela per l' inquinamento sott’accusa anche per i bimbi nati malformati

Tratto da La Sicilia 

L’Eni a processo a Gela per inquinamento sott’accusa anche per i bimbi nati malformati


GELA - L’Eni è comparso sul banco degli imputati, oggi, nel tribunale di Gela, alla prima udienza del processo che vede accusato l’ente «dell’inquinamento ambientale prodotto, in oltre 50 anni di attività, dal suo petrolchimico, con conseguenze pesanti sull’ecosistema e sulle persone», come sostengono i Pm. A chiederne la condanna sono le famiglie di una trentina di bambini nati malformati, che ritengono l’ente petrolifero di Stato responsabile delle patologie genetiche dei loro figli. 
Ne è convinta anche l’amministrazione comunale di Gela che, a nome della città, si è costituita parte civile, chiedendo la creazione di un primo fondo risarcitorio di 80 milioni di euro.

Cinque periti nominati dal tribunale di Gela hanno sancito il nesso di causalità esistente tra inquinamento industriale e malformazioni neonatali riscontrate sui bambini gelesi (spina bifida, palatoschisi, ecc.), e hanno parlato di “disastro ambientale permanente” i cui effetti nocivi giungerebbero all’uomo attraverso la catena alimentare.

L’avvocato dei ricorrenti, Giuseppe Fontanella, ha chiesto, con un ricorso cautelare d’urgenza firmato da 500 persone, il sequestro e il blocco dei pozzi petroliferi e degli impianti ancora in esercizio nella raffineria di Gela.

15 dicembre 2015

Inchiesta: Gela, il petrolchimico e l’inferno dei bambini

Tratto da l' Espresso

Gela, il petrolchimico e l’inferno dei bambini.

Deformazioni, malattie, morti. Soprattutto fra i più piccoli. Ora una perizia del tribunale stabilisce, dopo anni di denunce, il nesso causale con le emissioni del petrolchimico Eni.

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Terremoto all'Eni. Per la prima volta una perizia medica ha messo in relazione le malformazioni dei bambini della città di Gela, che alcune statistiche indicano tra le più alte del mondo, con l'inquinamento ambientale provocato dalla raffineria dell'azienda di Stato controllata dal ministero dell'Economia. Come si legge nell'inchiesta che l'Espresso pubblica venerdì 11 dicembre, online su Espresso Plus , i periti, professori di fama nazionale e internazionale, hanno individuato una dozzina di casi "positivi", bimbi e ragazzini che hanno visitato e studiato per due anni con deformazioni che hanno colpito gli organi genitali o i piedi, le mani o il midollo spinale, il cervello o la bocca.

ESPRESSO+ LEGGI L'INCHIESTA INTEGRALE 

«Il collegio della commissione tecnica d’ufficio all’unanimità» si legge in relazione a uno dei piccoli «si rammarica che - nell’ampio lasso di tempo intercorso tra l’allarme indicato dai primi studi condotti a Gela, le crescenti preoccupazioni sollevate dalla popolazione e dalla comunità scientifica e il presente - non sia mai stato condotto uno studio di elevata qualità per poter stabilire in modo definitivo la possibile esistenza della relazione causale tra sostanze chimiche prevalenti nel comune e alcune malformazioni. Ritiene che la possibilità che la spina bifida di Kimberly Scudera sia stata favorita dalla presenza nell’ambiente (aria, acqua, alimentazione) di sostanze chimiche prodotte dal polo industriale sia del tutto concreta, sia per effetto individuale che per effetto sinergico tra loro».

19 maggio 2013

“Danni e alterazioni del Dna” nei bambini che vivono a Sarroch.....

Tratto da Il fatto Quotidiano

Inquinamento, “danni e alterazioni del Dna” nei bambini che vivono a Sarroch

E' quanto si legge in una ricerca epidemiologica condotta da otto ricercatori e pubblicata su Mutagenesis, rivista dell’Università di Oxford. La zona, in cui sorge l’agglomerato industriale petrolchimico e fino all’entroterra espropriato dal poligono militare di Teulada, è paragonata a Pancevo (Serbia). La Procura di Cagliari ha acquisito lo studio

Poligono Teulada
I bambini di Sarroch (Cagliari) “presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna”. E’ quanto si legge in una ricerca epidemiologica condotta da otto ricercatori e pubblicata su Mutagenesis, rivista dell’Università di Oxford. Lo studio, sette cartelle fitte di dati e analisi, è stato acquisito dalla Procura di Cagliari, come scrive il quotidiano La Nuova Sardegna, e il fascicolo è sulla scrivania del pm Emanuele Secci, titolare dell’inchiesta giudiziaria sullo stato ambientale dell’area tra Cagliari, Pula e Teulada. Dove si trova Sarroch, il comune della provincia di Cagliari che ha visto il suo territorio devastato dalla presenza di veri e propri ecomostri: dal litorale su cui sorge l’agglomerato industriale petrolchimico che si è sviluppato a partire dalla raffineria di petrolio della Saras, fino all’entroterra espropriato dal poligono militare di Teulada (nella foto). 
Un’area altrimenti ricca di sole, di mare e di splendide spiagge che i ricercatori di Oxford paragonano invece a quella della centrale termica di Taichung, a Taiwan, e a Pancevo, la cittadina industriale serba considerata tra le più inquinate del mondo e conosciuta come la città dei tumori. Lo studio pubblicato su Mutagenesis mette a confronto un campione di 75 bambini tra i 6 e i 14 anni che abitano vcino al sito industriale di Sarroch, con 73 loro coetanei che vivono invece nelle zone agricole e rurali dell’isola. Partendo dal presupposto che “la qualità dell’aria è una questione ambientale d’importanza primaria nelle aree industrializzate, con potenziali effetti sulla salute dei bambini residenti nelle aree circostanti” sono state rilevate le concentrazioni di benzene e di etil-benzene nell’aria, nei giardini della scuola di Sarroch e in un villaggio rurale.
E i risultati dicono che “I livelli esterni di benzene e di etil-benzene sono risultati significativamente più alti nei giardini della scuola di Sarroch rispetto al villaggio rurale. Elevate concentrazioni sono state inoltre rilevate nelle vicinanze del polo industriale”
Che la zona fosse a rischio è cosa nota. Diversi studi hanno già dimostrato che da queste parti ci si ammala di leucemia tre volte tanto rispetto alla norma. E già il documentario Oil di Massimiliano Mazzotta nel 2010 aveva aperto uno squarcio sugli effetti deleteri sulla salute e sull’ambiente prodotti dalla raffineria Saras della famiglia Moratti. Ma non è finita qui, perché la ricerca dell’Università di Oxford ha analizzato anche i livelli di alterazioni del Dna in uno studio effettuato su un sottocampione di 62 bambini. 
E qui il risultato è ancora più scioccante “La ricerca dimostra che i bambini residenti in prossimità del polo industriale di Sarroch presentano anche significativi danni e alterazioni del Dna”, è scritto nelle conclusioni dello studio. L’inquinamento dell’atmosfera prodotto anche dal polo industriale di Sarroch potrebbe essere responsabile di vere e proprie mutazioni genetiche nel Dna dei bambini che lì vicino abitano, studiano e giocano. .....

07 giugno 2012

INDUSTRIE A RISCHIO INCIDENTE RILEVANTE

Pubblichiamo un interessante articolo tratto da Noalcarbone Brindisi in cui si parla di "Industrie a Rischio di Incidente Rilevante” e della “NORMATIVA SEVESO II” , che impone ai Sindaci dei comuni ove sono localizzate tali industrie a rischio precisi obblighi e competenze.

Tratto da Noalcarbone

06 giugno 2012


Come salvarsi dall’esplosione del Petrolchimico in 2 mosse.

Da oltre una settimana, dicevamo, qualcosa brucia senza sosta in quella torcia e a noi viene da chiederci se magari non sia il caso di preoccuparsi.
Quante e quali sostanze bruciano in quella torcia? Le emissioni sono dannose alla salute? Qualcuno le sta misurando? Come dovremmo comportarci nel caso in cui malauguratamente esplodesse il più grande polo petrolchimico d’Europa?
Allarmismo ambientalista? Eco-fantascienza?   
Beh, direi proprio di no visto che nella zona industriale di Brindisi operano almeno 5 aziende definite  “Soggetti a Rischio di Incidente Rilevante”, cioè “industrie che possono causare eventi di grande entità, (emissioni in atmosfera, incendi , esplosioni) dovuti a sviluppi incontrollati, che possono dar luogo a pericolo grave, immediato o differito nel tempo, per la salute umana e per l’ambiente, sia all’interno che all’esterno dell’industria” (Decreto Legislativo 334/1999 -Legge Seveso- ).
Come facciamo ,quindi, a metterci in salvo in caso di incidente?
Semplice!    
Nel 2007 Il comune di Brindisi ha prodotto e diffuso un piccolo opuscolo  sulla gestione del rischio industriale dal titolo rassicurante:  -Manuale d’informazione ai cittadini.- 
Quindi la mossa n.1 per sopravvivere in caso di esplosione del Petrolchimico, è andarsi a cercare l’opuscoletto.
Non disperate. Se non lo avete mai ricevuto , è possibile scaricarlo dal sito del Comune.
Ad introdurre il manualetto è una premessa che tende a precisare, che tale pubblicazione non è iniziativa spontanea del comune ma bensì  il decreto legislativo 334/99 “NORMATIVA SEVESO II” , impone ai Sindaci dei comuni ove sono localizzate le industrie a rischio precisi obblighi e competenze.
Il Comune deve portare a conoscenza della popolazione che può essere colpita da un incidente rilevante le informazioni fornite dal gestore ed inoltre informare gli stessi delle misure di sicurezza da adottare e delle norme di comportamento da osservare.

Bene!  Quindi il sindaco ha il dovere per legge di  informarci sui pericoli e sulle misure di sicurezza.
Continuiamo a sfogliare, ci sarà sicuramente un modo per salvarsi.
L’opuscolo contiene un Piano di emergenza in caso di incidente rilevante con allegata una cartina  della  mappa topografica dei siti industriali a rischio.
Praticamente una lista degli impianti e delle sostanze che possono causare incidenti......
Seguono brevemente le tipologie di eventi incidentali, cioè incendio, esplosione e nube tossica e gli effetti che potrebbero arrecare all’essere umano. 
Ma come facciamo a metterci al riparo da una nube tossica? 
Ancora non riusciamo a trovare le risposte.......
Semplice: non c’è alcun bisogno di salvarsi!
Il manuale non prevede nessun allarme in caso di nube tossica e sapete perché?
Perché  “In questo caso i gestori degli impianti hanno dichiarato che rimarrebbe circoscritta all’interno dello stabilimento “.  Praticamente le aziende con una semplice dichiarazione hanno dato la garanzia che le loro nubi tossiche resteranno ferme nel cielo sopra le ciminiere.
Chissà che popò di studi scientifici avranno portato per dimostrare ciò!
La mossa n.2  per sopravvivere in caso di esplosione del Petrolchimico è non scoraggiarsi e proseguire nella  nella lettura della seconda e ultima parte del manuale.
-Sistemi di allarme.-
Il Comune di Brindisi sta realizzando un impianto di allertamento acustico alla popolazione per il rischio industriale. Il sistema di allarme prevede l’installazione, all’esterno degli stabilimenti, di sirene acustiche di elevata potenza in grado di allertare, in caso di incidente, le persone insediate nelle aree che possono essere interessate dall’accadimento.
1 SEGNALE CONTINUO DI SIRENA in caso di ALLARME, 3 SEGNALI DI SIRENA INTERVALLATI DA BREVI PAUSE segnale di ALLARME CESSATO.
 Viene da chiedersi:  ma  il sistema di sirene negli stabilimenti, non fa parte già del piano di sicurezza che ciascuna azienda ha l’obbligo di possedere?  Il comune di Brindisi ha veramente realizzato un secondo sistema di allarme?  
Leggi l'articolo integrale

Approfondimenti

 Considerazione di Uniti per la Salute 

Anche sul  nostro territorio di Vado Ligure - Quiliano vi sono  alcune "Industrie  a Rischio di Incidente Rilevante” assogettate alla  “NORMATIVA SEVESO II”,precisamente  sono quattro:
 La Sarpom ,l' Infineum , la Petrolig  e la Zinox.

Inoltre riportiamo il punto 5  tratto da 
 
5) Sia verificata la applicabilità della ed. Legge Seveso 3 sulla centrale in oggetto,
poiché, se da un lato non risulterebbe presente nell'elenco degli stabilimenti a rischio 
rilevante, viceversa dal documento allegato, scaricato dal sito nazionale dei Vigli del
Fuoco, la stessa Centrale è stata chiaramente indicata a rischio incidente rilevante
 appunto con la lettera b (in a.r.i.r. art 8). 
In ogni caso anche se la centrale, a seguito
 di verifica, non dovesse risultare soggetta alla citata Legge Seveso. ricordando 
che a meno di 100 metri è presente un sito industriale a rischio di incidente rilevante
 e ricordando il cosiddetto "effetto domino" risulta necessaria una verifica sugli art 12 
e 13 ed in particolare dell'art. 14 della citata legge laddove si parla di "requisiti
 minimi di sicurezza in materia di pianificazione territoriale, con riferimento alla
 destinazione e utilizzazione dei suoli che tengano conto della necessità di 
mantenere le opportune distanze tra stabilimenti e zone residenziali nonché degli
 obbiettivi di prevenire gli incidenti rilevanti o di limitarne le conseguenze, per:
a) insediamenti di stabilimenti nuovi;
b) modifiche degli stabilimenti di cui all'articolo 10, comma 1;
c) nuovi insediamenti o infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti, quali ad esempio, vie di comunicazione, luoghi frequentati dal pubblico, zone residenziali, qualora l'ubicazione l'insediamento o l'infrastruttura possono aggravare il rìschio o le conseguenze di un incidente rilevante".
Per quanto sopra il progettato ampliamento della centrale (che si trova praticamente adiacente ad un impianto a rischio di incidente rilevante) va preventivamente verificato con assoluta certezza alla luce della citata legge.
 

13 aprile 2012

Brindisi :angiosarcoma epatico in un operaio del Petrolchimico. Un esposto apre le indagini.

Tratto da Noalcarbone

11 aprile 2012


La prima morte per angiosarcoma epatico in un operaio del Petrolchimico. Un esposto apre le indagini.

"Inchiesta affidata al PM De Nozza, il quale dovrà accertare se quella morte si poteva scongiurare oppure no.  Se i vertici dell'azienda conoscevano la pericolosità delle sostanze con le quali  lavorava la comunità operaia e il povero Vincenzo Di Totaro, e se quindi hanno messo in atto tutte le cautele necessarie a difendere i lavoratori e il bene prezioso della loro salute. È la domanda fra le righe dell'esposto a firma del dottor Maurizio Portaluri che ha dato il via all'inchiesta."


 
Muore un operaio del Petrolchimico. Aperta un'inchiesta a Brindisi.
di SONIA GIOIA   

Riportiamo uno stralcio
Quella diagnosi dà un colore alla morte di Vincenzo Di Totaro, bianco, colore dell’innocenza di chi muore di lavoro. L’angiosarcoma, una rarissima forma di tumore che colpisce il fegato, è l’unica forma di cancro per la quale la comunità scientifica mondiale riconosce una e una sola causa: l’esposizione professionale a Cvm e Pvc, cloruro di vinile monomero e polivinilcloruro, sostanze con le quali Di Totaro, aveva lavorato per almeno 14 dei 31 lunghi anni trascorsi in divisa da operaio. Non a caso contestualmente alla firma del referto da parte dei medici del Perrino, la procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta, per lesioni colpose gravi, almeno fino a ieri. La scomparsa dell’operaio cambia di segno la natura stessa degli accertamenti affidati al pubblico ministero Giuseppe De Nozza, oggi si indaga per omicidio colposo. Inchiesta contro ignoti, al momento, almeno fino a quando il magistrato inquirente non riuscirà a rispondere al quesito: se quella morte si poteva scongiurare, oppure no.

Se i vertici dell’azienda conoscevano la pericolosità delle sostanze con le quali lavorava la comunità operaia e Vincenzo Di Totaro, e se quindi hanno messo in atto tutte le cautele necessarie a difendere la sicurezza dei lavoratori stessi, e il bene prezioso della loro salute. E’ la domanda fra le righe dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta, a firma di Maurizio Portaluri, dirigente medico della Asl di Brindisi, di Medicina democratica.
Vincenzo Di Totaro aveva militato in fabbrica e in piazza, sotto le insegne del Comitato vittime del Petrolchimico. Generoso cavaliere del lavoro in lotta non per se stesso, ma per i compagni di ventura che aveva visto ammalarsi e morire come militari al fronte. In loro nome aveva presidiato i cancelli del Petrolchimico, marciato nelle manifestazioni per le strade del capoluogo, e protestato contro l’archiviazione del processo fuori dall’aula di tribunale dove si è celebrata una camera di consiglio lunga tre anni, a partire dalla richiesta di archiviazione.
 
In quel processo mai celebrato, ancora una volta, non aveva chiesto nulla per se stesso.......

02 marzo 2012

1)Enel: notificata la conclusione di indagini a 15 persone 2)Disastro ambientale, Petrolchimico a giudizio

Tratto da Brundisium
Brindisi, 01/03/2012

Enel: notificata la conclusione di indagini a 15 persone

 

 I pubblici ministeri Giuseppe De Nozza e Myriam Iacovello, Sostituti Procuratori della Repubblica presso il tribunale di Brindisi, hanno notificato la conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 15 persone tra manager e dipendenti di Enel.
Le ipotesi di reato contestate concernono gli articoli del codice penale inerenti getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato e deturpamento di edifici.
Le accuse non riguarderebbero eventuali danni alla salute.
In particolare, si contesta la presunta mancata adozione all’interno della centrale Enel di Cerano di misure idonee alla diffusione delle polveri di carbone sulle colture e sugli edifici circostanti.
......
L'inchiesta avviata da tempo dal pool di magistrati della Procura di Brindisi si è avvalsa dell'operato degli agenti della Digos diretti dal Dott. Vincenzo Zingaro.
Nel 2008, gli stessi agenti, assieme agli uomini della polizia scientifica, erano stati sui terreni attigui alla centrale di Cerano per procedere ad alcuni prelievi allo scopo di avviare le analisi sull'eventuale presenza di sostanze atte a danneggiare la produzione.
Il 6 Ottobre 2010 la Procura di Brindisi aveva notificato 12 avvisi di garanzia ad altrettanti dipendenti Enel tra manager, responsabili di settore e di impianto.

"In merito alla decisione della Procura di Brindisi, Enel - si legge in una nota dell' azienda - nella piena convinzione di aver sempre operato nel rispetto delle leggi e nell' interesse della collettività, attende con fiducia i successivi sviluppi".


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Tratto da Alguer
Disastro ambientale, Petrolchimico a giudizio 
Lunedì 5 Marzo, alle ore 9, nel tribunale di Sassari si aprirà il processo nei confronti di alcuni dirigenti delle aziende coinvolte



PORTO TORRES - Al petrolchimico di Marghera ci sono stati 157 lavoratori morti per tumore a causa della nocività del lavoro e delle materie chimiche trattate e 103 lavoratori ammalati delle stesse patologie tra gli operai addetti alle lavorazioni del Pvc. Per non parlare delle forme di inquinamento ambientale dovute agli scarichi industriali nella laguna veneta, ancora più indegno fu il fatto che i dirigenti sapevano e che i 28 imputati vennero assolti. Furono chiesti per il disastro ambientale a Montedison ed Enichem un risarcimento di 71 mila miliardi, ma a pochi giorni dalla sentenza il Ministero dell'Ambiente e la Montedison si sono accordati su un rimborso di 525 miliardi per la bonifica di nove aree del petrolchimico non sufficienti alla bonifica dell’intera area.

Le aziende del Petrolchimico di Porto Torres sembrerebbero aver provocato un bomba ecologica della stessa portata e con un capo di imputazione ben più grave, lunedì 5 Marzo, alle ore 9, nel tribunale di Sassari si aprirà il processo nei confronti di alcuni dirigenti delle aziende coinvolte. A giudizio ci sono Gianfranco Righi, legale rappresentante della Syndial; Guido Safran, manager della Sasol Italia; Diego Carmello e Francesco Maria Apeddu, rispettivamente legale rappresentante e direttore di stabilimento della Ineos Vinyls.


Secondo il pubblico ministero Michele Incani, nelle acque del golfo dell’Asinara sarebbero state riversate ingenti quantità di composti chimici e metalli altamente pericolosi per la salute quali cadmio, mercurio, cromo, cianuri, benzene e una lunga serie di altre sostanze cancerogene. Nell’atto conclusivo dell’inchiesta, inizialmente il pubblico ministero ha ascritto agli indagati la colpa per il disastro ambientale e l’avvelenamento di acque e sostanze alimentari. Tale colpa ora sarebbe invece riconosciuta come dolo nella formulazione finale delle imputazioni. Chi ha inquinato, insomma, sapeva esattamente ciò che stava facendo.

.... «Non siamo disposti ad accettare nessun tipo di accordo o compromesso - sostengono gli attivisti e le attiviste di iRS - che non veda come insindacabile priorità l’inizio dei lavori per le bonifiche che portino al totale risanamento ambientale delle aree contaminate».
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Petrolchimici, bombe ad orologeria
di Rosario Battiato
PRIOLO (SR) – Neanche le prove scientifiche smuovono la pachidermica lentezza dell'industria. Gli incontri scientifici sul tema della prevenzione antisismica svolti a Milazzo e ad Augusta - prossimamente uno anche a Messina - hanno avuto il merito di affrontare un tema tabù come quello della sicurezza antisismica degli impianti petrolchimici, senza che dai grandi gruppi ci siano state risposte di qualche tipo. Gli addetti ai lavori avvertono: questa volta non si può aspettare un sisma per vedere l'effetto provocato sulle aree urbane dove insistono impianti a rischio incidente rilevante. E non ci sono compensazioni che tengano, soltanto perché potrebbe non esserci più niente da compensare.  LEGGI TUTTO
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Di  Antonio Cianciullo

L’allarme censurato

L’allarme fu dato dai tecnici e cancellato dai politici. Alla vigilia dei 12 mesi dal disastro di Fukushima l’agenzia Kyodo rende noto un retroscena. Un comitato di ricerca del governo giapponese cancellò da un suo rapporto un allarme tsunami per la costa nord orientale appena otto giorni prima che l’area fosse effettivamente colpita dal sisma e dal maremoto dell’11 marzo dell’anno scorso.
Analizzando i sedimenti del fondale marino, gli esperti avevano trovato le tracce di 4 importanti tsunami negli ultimi 2500 anni: erano avvenuti con un intervallo fra i 450 e gli 800 anni e dall’ultimo ne erano passati 500. Dunque c’era una probabilità staticamente non trascurabile di un evento come quello che si è effettivamente prodotto. Ma mentre per gli scienziati non era trascurabile, il comitato di cui facevano parte esponenti del ministero della Scienza e di alcune compagnie elettriche, fra cui la Tepco (gestore della centrale Daiichi di Fukushima), ha deciso di trascurarla omettendo di pubblicare gli studi.

01 novembre 2010

1)Petrolchimico: la faccia delle aziende, delle istituzioni e la salute dei lavoratori2)L’inquinamento triplica il rischio di infarto ....

TRATTO DA NOALCARBONE

Petrolchimico: la faccia delle aziende, delle istituzioni e la salute dei lavoratori

A distanza di quasi dieci anni arriva un altro provvedimento di sequestro a carico del petrolchimico di Brindisi.
Allora si trattava di un impianto dismesso, quello di produzione di CVM e PVC, oggi di impianti in marcia.
Allora le ipotesi di reato riguardavano le malattie ed i decessi dei lavoratori. Poi il tutto fu archiviato a differenza di Venezia. Ma le malattie ed i decessi dei lavoratori non cessano di manifestarsi e gli interessati continuano a vedersela da soli contro l’INAIL e contro le aziende chimiche.
Neppure la Regione Puglia ha risposto all’appello di Salute Pubblica e della figlia di una vittima, per una rianalisi della coorte dei lavoratori che a Venezia, dove è stata condotta, ha dato forza alle vittime in sede giudiziaria civile.
Ma tutti tacciono, politica e sindacato.

Se non fosse stato per i finanzieri intossicati, per la Digos e soprattutto per il precedente presidente della Provincia, Michele Errico, defenestrato dal suo partito, il PD, per fare spazio ad un presidente di Confindustria, neppure questa vicenda di inquinamento e di smaltimento illegale di rifiuti sarebbe emersa.
Vicenda beffarda perché per anni, mentre le centraline dell’Arpa misuravano picchi elevatissimi di benzene in coincidenza con l’accensione delle torce, ci veniva propinata la storiella dell’emergenza, poi del topo intrappolato.
Ora il Sindaco dice flebilmente che lui aveva chiesto spiegazioni. I sindacati, dopo che avevano spergiurato sulla sicurezza dell’impianto, sono atterriti dallo spettro del fermo. Noi tutti siamo atterriti da questo pericolo, ma evidentemente senza questo spauracchio non c’è possibilità di un esercizio salubre dell’attività industriale.
Se non si è fermi sulla sicurezza interna ed esterna accade puntualmente che le attività si fermano.
Niente paura per i dirigenti. Le pene previste per i reati contestati sono irrisorie, sono tutte ammendabili ed arrivano ad un massimo di ventiseimila euro.
Chi paga sono i lavoratori ed i cittadini. Come sempre.
Certo le aziende ci perdono la faccia.

Ma di fronte a tutto ciò cambierà qualcosa? Intendo, si cominceranno a misurare i danni?
La falda dell’area industriale è inquinata, ma gli enti locali quando chiederanno i risarcimenti, quando sarà sopraggiunta la prescrizione?
Perché non si misurano i danni in termini di salute sui lavoratori e sulle popolazioni? Perché ci vuole tanto a mettere in piedi un registro tumori?


Maurizio Portaluri
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Tratto da Savona e Ponente

Uno studio italiano dà ragione all’OMS: l’inquinamento triplica il rischio di infarto anche SOTTO i livelli di legge

Ad (ennesimo) sostegno della nostra campagna a difesa della salute, riportiamo integralmente questo articolo tratto da Salute del Corriere della Sera di domenica 24 ottobre (pag. 58) e già riportato da www.cardionet.it :

Inquinamento, quantità minime triplicano il rischio di infarto – Studio italiano riscontra effetti negativi nei soggetti a rischio anche sotto i livelli legali di PM10

Che l’inquinamento faccia male alla salute e che riesca, tra le altre cose, a mettere in difficoltà il nostro cuore, non era certo una novità.
Ma che bastasse un breve tempo di esposizione a quantità anche modeste, ben al di sotto dei limiti imposti per legge in Italia, per far triplicare il rischio di infarto, questo ancora non si sapeva.
Lo ha scoperto uno studio della Fondazione Gabriele Monasterio in collaborazione con il Cnr della Regione Toscana e l’Istituto di fisiologia del Cnr di Pisa, e presentato al congresso della European society of cardiology.

«Abbiamo utilizzato i dati biologici, strumentali e demografici di 134 pazienti che hanno avuto un infarto – spiega la coordinatrice dello studio Cristina Vassalle – Poi abbiamo verificato i livelli di monossido di carbonio, particolato fine PM10, biossido di azoto e ozono nelle 24 ore precedenti all’infarto. Ebbene, quando il giorno prima dell’infarto i pazienti erano stati esposti all’inquinamento, anche di livello moderato, avevano il triplo delle probabilità di morire nei 19 mesi successivi. Stando ai dati biologici raccolti sugli stessi pazienti, la causa sarebbe il riflesso dell’aumentata infiammazione a livello cardiovascolare».

Già da tempo diversi studi avevano messo in evidenza la pericolosità dell’aria inquinata per il nostro cuore e per la circolazione sanguigna. Irritazioni dell’endotelio – la membrana che ricopre le pareti interne dei vasi sanguigni – irrigidimento delle arterie, ridotto afflusso di sangue al cuore e un crescente numero di infarti sono solo i più importanti tra i comprovati effetti negativi dell’aria inquinata sul nostro sistema cardiovascolare. Ora, lo studio toscano ha aggiunto un altro gradino alla crescente scala di allarme.

«L’Oms stima che l’inquinamento sia responsabile di circa tre milioni di morti – conclude Vassalle – In particolare, sempre più dati indicano l’esistenza di una relazione fra l’inquinamento atmosferico e le malattie cardiovascolari.
Tutto questo suggerisce che potrebbe non esistere una soglia al di sotto della quale non c’è un effetto dell’inquinamento sulla salute.
Nel nostro studio abbiamo dimostrato che ciò è sicuramente vero per le persone a rischio cardiovascolare, ma future ricerche potrebbero scoprire minacce a qualunque livello anche per le persone sane»
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