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06 agosto 2011

1) ITALIA:NEL BUIO TUNNEL DEL CARBONE NON VOGLIONO FARCI VEDERE L'USCITA.......2)Sud Africa: gare aperte per i progetti a base di rinnovabili.

NEL BUIO TUNNEL DEL CARBONE NON VOGLIONO FARCI VEDERE L' USCITA.........




Ecco il NUOVO CHE AVANZA PER L'ECONOMIA ITALIANA :CARBONE SEMPRE CARBONE E ANCORA CARBONE


Tratto da Asca
ENEL: CONTI, RISORSE PER NUCLEARE IN ITALIA ANDRANNO A SVILUPPO CARBONE


(ASCA) - Roma, 3 ago - Le risorse che Enel aveva previsto per le prime fasi di sviluppo del nucleare saranno utilizzate per i progetti di centrali a carbone. Lo ha spiegato l'amministratore delegato, Fulvio Conti , nel corso della presentazione dei risultati del primo semestre.
''Per quanto riguarda il nucleare in Italia - ha detto rispondendo alla domanda di un analista - noi restiamo nuclearisti convinti ma il referendum ci dice che non ci sara', per almeno una generazione se non di piu'''.
''Continuamo ad operare il nucleare in altri paesi'' ha aggiunto ''e i soldi allocati nel nostro piano industriale sul nucleare, per lo start up iniziale, saranno allocati in altri progetti come quello per la conversione a carbone pulito della centrale di porto Tolle''.
''Senza il nucleare - ha conclusoConti - il carbone rappresentera' la capacita produttiva di base di cui il Paese ha bisogno, e' molto semplice''.


Tratto da La Stampa.it
Dalla padella alla brace
Di Mario Tozzi

Chi si era chiesto come avrebbe fatto l’Europa a procedere senza più energia nucleare ha avuto la sua risposta.

Soprattutto accendendo nuove centrali a carbone e non spegnendo le vecchie. Non avete voluto il nucleare? Allora beccatevi il carbone, una logica che più miope non si può. La scelta viene giustificata dalle nuove tecnologie (il carbone pulito) e dal bisogno sempre più pressante di energia, fattori che si faranno risentire anche sul nostro Paese, che dipende solo per l’11% dal carbone, ma che vede diffusi tentativi di riconversione verso questo combustibile fossile.
Chiunque abbia preso mai in mano un pezzo di carbone sa che il carbone pulito non può esistere...... Il problema micidiale delle emissioni di anidride solforosa (cioè delle piogge acide) viene risolto soprattutto separandola dagli altri gas combusti o desolforando direttamente il carbone. Gli ossidi d’azoto possono essere significativamente limitati (denitrificazione) agendo sul processo di combustione o rimuovendoli dai gas combusti.Non c’è niente da fare, però: il carbone inquina, comunque aumenta l’effetto-serra, produce ceneri e, alla fine, è destinato a esaurirsi. ...

Bruciare carbone, poi, non libera dalla schiavitù dell’anidride carbonica, anzi, per questa via se ne produce di più che con qualsiasi altro combustibile fossile
, con i relativi problemi in termini di surriscaldamento dell’atmosfera che già conosciamo bene per il petrolio (e, in misura minore, anche per il gas).
Nessuna politica di opposizione al cambiamento climatico ha senso se non si rinuncia al carbone.
Senza contare la sgradevole sensazione di essere finiti dalla padella nella
brace.

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Leggi su Qualenergia

A quando la fine del carbone a buon mercato?


Presto il carbone potrebbe non essere più disponibile a basso costo, a causa dei consumi elevati della Cina e per l’esaurimento dei giacimenti più accessibili. E' in atto la tendenza a ridimensionare le riserve provate. Un'attenta analisi di questi dati sarà fondamentale per pianificare meglio il nostro futuro mix energetico.

.......Considerare il carbone una risorsa disponibile indefinitamente e a basso costo, come generalmente si tende a fare in ambito politico e industriale, costituisce un rischio per la pianificazione di un mix delle fonti energetiche futuro che si voglia equilibrato e sostenibile. Previsioni di investimento in tecnologie clean coal e CCS (Carbon Capture and Storage) viziate da un simile pregiudizio possono stornare artificiosamente enormi capitali da impieghi più efficienti dal punto di vista economico e ambientale, come per esempio nelle infrastrutture necessarie per lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
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Tratto da Greenreport

Confindustria Livorno svela il segreto di Pulcinella: l'Enel vuol trasformare la centrale di Piombino a carbone

Un progetto da 1,2 miliardi di euro per trasformare a carbone "pulito" la centrale di Piombino di Tor del Sale. Il segreto di Pulcinella alla fine lo ha svelato oggi il presidente di Confindustria Livorno Andrea Gemignani...... «Enel, a più riprese , ha manifestato la possibilità di poter trasformare a carbone "leggero" la centrale di Tor del Sale, con un investimento di circa 1,2 miliardi di euro....
«Credo che-.... aggiunge Gemignani - , sia doveroso, oltre che socialmente responsabile, valutare attentamente la possibilita' di investimento prospettata da Enel. ...

«Se è vero che la Toscana può essere individuata come la sede di un moderno distretto energetico - prosegue - , è senza alcun dubbio questo il momento di verificarne la fattibilità! Attendismi e titubanze sarebbero imperdonabili specialmente nei confronti dei giovani e delle future generazioni verso i quali - conclude - abbiamo il dovere di garantire solide basi per lo sviluppo e l'occupazione».

Giova ricordare che con carbone "pulito" che Gemignani ribattezza "leggero", si allude non a un carbone diverso da quello che ci immaginiamo, ma solo al fatto che esiste - ma è ancora sperimentale - una tecnologia di stoccaggio della C02 prodotta dall'impianto. Non si tratta quindi di energia rinnovabile, né sostenibile, al limite alternativa - con molta fantasia - ma che pur sempre fonte fossile.

Come del resto sarebbe la più auspicabile conversione a gas, che comunque avrebbe altri impatti - più ridotti complessivamente - e che tuttavia Enel ha sempre escluso. Evidentemente la china presa a Porto Tolle, dove appunto la centrale elettrica verrà con tutta probabilità convertita a carbone, ha dato il là a questa uscita di Confindustria che capiamo dal punto di vista economico, ma che rimandiamo al mittente per tutto il resto.

Come purtroppo abbiamo imparato dai tanti precedenti, quando c'è crisi, l'ambiente va in secondo piano. Si pensa che in ragione della crescita tutto si possa sacrificare. .....Noi siamo favorevoli all'industria, ma non a questa. Come siamo favorevoli alla crescita, ma dipende da che cosa cresce e cosa decresce. L'uso del carbone non è tra certo tra le cose che vorremmo che crescesse. Il territorio di Piombino, vista la sua storia, crediamo altrettanto.

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Tratto da Greenreport

Riconversione a carbone della centrale di Piombino? Il sindaco Anselmi : «Non esiste»

Bocciatura senza appello. Il sindaco di Piombino Gianni Anselmi non usa mezzi termini sul rilancio da parte di Confindustria Livorno (vedi link) di accettare la proposta di Enel per la riconversione a carbone della centrale elettrica di Tor del sale.

Un progetto da 1.2 miliardi di euro in una fase certamente drammatica dell'economia sono una cifra ragguardevole, ma per il primo cittadino «la crisi non giustifica certo soluzioni di questo tipo - dice Anselmi a greenreport.it - I nostri programmi sono molto chiari a questo proposito, come abbiamo avuto modo di ribadire anche in passato».

«Non esiste la praticabilità politica rispetto a una simile ipotesi - aggiunge - , peraltro già rifiutata in modo netto dalla popolazione nel referendum dell'87».

Gemignani, leader degli industrili livornesi, ha parlato di carbone "leggero", altrimenti detto "pulito", ma Anselmi non cambia di una virgola la sua posizione: «Ammesso che si possa parlare di una versione "pulita" del carbone e di una riduzione delle emissioni inquinanti, l'ipotesi sarebbe comunque improponibile per l' impatto territoriale che comunque comporterebbe. Le scelte strategiche fatte sulla costa Est sono state improntate infatti allo sviluppo di un turismo sostenibile».
Quindi la chiusura e un'indicazione su quello che per il comune di Piombino dovrebbe essere il settore dove investire: «Il futuro sta nell'utilizzo di energia pulita, derivante da fonti meno inquinanti e rinnovabili che consentano l'abbattimento delle emissioni di gas nel rispetto dei parametri indicati dal protocollo di Kyoto e delle indicazioni regionali».

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Tratto da Rinnovabili.it

Sud Africa: gare aperte per i progetti a base di rinnovabili

Chiudiamo con un 'articolo che ci lascia ben sperare e .....Viene dal Sud Africa

Il governo ha in programma di fare affidamento sull’energia eolica, solare e del mini-idro per raggiungere i suoi nuovi obiettivi elettrici ed è pronto a stanziare 89 miliardi di euro per rimodernare la propria infrastruttura di distribuzione.
(Rinnovabili.it) – Nel tentativo di migliorare l’alimentazione energetica del proprio paese il governo sudafricano ha aperto una procedura di gara dedicata alle imprese private intenzionate a lanciarsi in progetti energetici “verdi”. Come comunicato in una nota ufficiale del Dipartimento dell’Energia, il bando è aperto a proposte nel campo dell’eolico, solare, mini idro e a progetti per la generazione di energia dal metano emesso da discariche e rifiuti biologici.

Il governo ha messo in agenda 860 miliardi di rand (89 miliardi di euro) per i prossimi due decenni con l’intento di impiegare questi fondi per riqualificare il sistema elettrico nazionale. Tra le proposte più ambiziose che finora pervenute, la creazione di quello che a regime potrebbe divenire il più grande progetto solare a mondo, ai margini del deserto del Kalahari.
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Sicuramente dal Sud Africa ci sta giungendo un bel esempio di riqualificazione energetica, sicuramente dobbiamo imparare a vivere e a crescere da quelli più lungimiranti di noi.

MA UNA VOLTA NON ERANO SINONIMO DI TERZO MONDO? O SI SONO INVERTITE LE PARTI?

04 agosto 2011

PORTO TOLLE:Energia pulita per la democrazia.



Riceviamo dagli amici di Porto Tolle

Energia pulita per la democrazia.

Il referendum del 12 e 13 giugno 2011 hanno spazzato via i dubbi di quale fosse la volontà degli italiani relativamente alla reintroduzione del nucleare in Italia.
La democrazia energetica si è espressa in pieno e ha ricacciato nei loro antri i mostri dell'atomo assassino che troppe volte ha colpito in varie parti del pianeta attraverso la complicità delle lobbies del profitto e dei loro fiancheggiatori politici.
Ora è il tempo di dare un senso all'espressione di voto dei milioni di italiani, è il tempo di scelte chiare che questo refendum impone.
In Italia non abbiamo bisogno di nuove grandi centrali elettriche, ma di decisioni lungimiranti che portino il più possibile verso l'autosufficienza energetica.

Chi prima voleva imporci il nucleare ora dispiana l'arsenale mediatico in favore dei combustibili fossili spergiurando su costi abbassati da mix delle fonti energetiche (fossili), garantendo su nuove e mirabolanti tecnologie che risolveranno ogni problema rispetto agli inquinanti o ai climalteranti emessi nella combustione delle stesse.


Gli italiani non devono compiere l'errore di lasciar fare la politica energetica al terribile ambo industria-governi, ma devono indicare e, se necessità, imporre, una visione nuova, fatta di risparmio, efficienza e uso sempre più massiccio delle fonti rinnovabili vere, non del combustibile da rifiuti, per capirci.

Va fatta una pianificazione rigorosa che indichi l'esistente, gli obiettivi futuri e le strade e i mezzi più adeguati per raggiungerli.
Abbiamo miniere di sole, pozzi di vento, giacimenti di fiumi e mari e tanto altro ancora per produrre energia pulita.
Importiamo ogni goccia di petrolio, ogni alito di gas, ogni singolo pezzo di carbone che bruciamo per produrre energia sporca e inquinante.
Paghiamo pesanti tributi in permessi di emissione e onerose sanzioni per il mancato rispetto degli accordi europei del 20-20-20 e l'aggravio sarà ancor più oneroso in futuro se non sapremo cambiare rotta.
Il 9 luglio 2011 a Roma si sono riuniti i comitati di tutto il territorio nazionale che hanno promosso e sostenuto la campagna referendaria contro il nucleare e, in assemblea, si è deciso di dar vita ad un FORUM ENERGIA nazionale per la promozione delle rinnovabili e la riduzione progressiva dei combustibili fossili.

Ora il nucleare si chiama carbone "pulito" e gli avanposti della battaglia contro questa minaccia sono Savona, Brindisi, Rossano Calabro, Gualdo Cattaneo, Porto Tolle e Molti altri ancora.
Per questo il primo atto politico del nuovo forum sarà a Porto Tolle, nel Parco del Delta del Po, ecosistema fragile e ricco di biodiversità, contro la riconversione a carbone della centrale Enel a olio colmbustibile voluta con tanta arroganza da imporre modifiche legislative, dedicare appositi decreti legge o introdurre surretiziamente articol appositi nella legge finanziaria del 2012, imporre ricatti lavoro-salute.

Il primo atto deciso sarà contro questo ecomostro che emetterebbe 10 milioni e mezzo di tonnellate di CO2 (la città di Milano ne produce 2,4 milioni per fare le proporzioni) e migliaia di tonnellate
di ossidi di zolfo e azoto, polveri sottili e ultrasottili che andranno a pregiudicare l'ambiente, la salute e le potenzialità economiche vocazionali nei territori circostanti che fanno parte di un'area del mondo, la Pianura Padana, che è già tra le sei più pesantemente inquinate.

Il 22 ottobre 2011 si terrà la prima manifestazione nazionale
per le fonti rinnovabili e contro i combustibili e sarà contro questo simbolo di estrema devastazione.

Siamo certi che la partecipazione di chiunque abbia a cuore le sorti di questo Paese e del pianeta intero sarà massima.



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NUVOLE TUMULTUOSE ORMAI GIUNGONO MINACCIOSE SULL'ORRIZZONTE ECONOMICO
URGE UNA DRASTICA CORREZIONE DI ROTTA .ORMAI NON PIU' PROROGABILE .
LA POLITICA GIA' DA TEMPO NON ASCOLTA PIU' IL CITTADINO.
AL MOMENTO NECESSITANO POLTICHE SERIE CHE CI PORTINO FUORI DAL GUADO.
L'INVESTIMENTO NELLE NUOVE ENERGIE POTREBBE AIUTARCI A TROVARE LA FINE DI QUESTO BUIO TUNNEL.....ENERGETICO ED ECONOMICO.


LEGGETE i due molto interessanti articoli su" Il Cambiamento" e MEDITATE.....

Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia globale

L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.

È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.

di Andrea Degl'Innocenti - 13 Luglio 2011

Una rivoluzione silenziosa è quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un'altra costituzione

Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. .. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.

L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari:di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.


Vi consigliamo di leggerlo molto attentamente

ne riportiamo il finale

Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.

Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale.

Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?

Riportiamo anche uno stralcio dal successivo articolo sempre tratto da "IlCambiamento"

Dall'Islanda all'Italia, la strada dei diritti per uscire dalla crisi

Cosa può insegnarci la faccenda islandese? In realtà molte cose..... In primis che la via d'uscita dalla crisi che viene imposta dall'alto non è inevitabile. Da sempre le crisi economiche, necessarie al sistema di sviluppo capitalista – e ancor più a quello consumista – per potersi autoalimentare, hanno avuto come conseguenza una maggiore concentrazione delle ricchezze e del potere nelle mani di pochi, e la perdita dei diritti e dei beni da parte delle popolazioni.

Oggi, forse per la prima volta nella storia, i cittadini hanno modo di essere informati e consapevoli di quello che gli sta accadendo attorno.
Possono consapevolmente non accettare quello che gli viene imposto dall'alto, decidere di ribellarsi e di non lasciarsi portar via ciò che appartiene loro.
La crisi si può trasformare in un enorme incubatore di democrazia.

Siamo ad un bivio, all'inizio di un percorso. L'Islanda ci insegna che il popolo sovrano è in grado di decidere quale strada imboccare. La strada europea, quella degli aiuti da parte di Bce e Fmi e della svendita a privati dell'intero settore pubblico, della rinuncia ai beni comuni e ai diritti; oppure la strada islandese, della riappropriazione dei diritti e del potere decisionale, della democrazia diretta e partecipata che detta l'agenda a quella rappresentativa.

Certo le differenze con lo stato nordico restano molte, ma nella vicenda islandese non dobbiamo pretendere di trovare una soluzione, piuttosto l'indicazione di un percorso. .....

Certo, sarà difficile iniziare un percorso di democrazia partecipata come quello islandese: loro sono 320mila, noi 60 milioni.

Ma ci sono segnali confortanti - primo fra tutti quello degli ultimi referendum - che dicono che sulle questioni importanti non è poi così difficile fare fronte comune. L'Islanda ha aperto uno spiraglio, sta a noi creare un varco, e quindi un sentiero realmente percorribile.

03 agosto 2011

1)La modifica della governance ambientale in un mondo che cambia.2)"CARBONE SEMPRE PIU' SPORCO..":I VELENI DELLA FEDERICO II TRA GLI AGRUMETI CALABRI.

Tratto da Arpat

I cambiamenti climatici, la crescita dei consumi e l’urbanizzazione, uso sempre maggiore di risorse e nuovi rischi per la salute sono solo alcune delle pressioni globali che il mondo dovrà affrontare nel 21 ° secolo. Questi sono i risultati della valutazione svolta dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) sulle tendenze globali.

La modifica della governance ambientale in un mondo che cambia.

Cambiare la politica ambientale

Le pressioni sull'ambiente sono sempre più interconnesse e globalizzate, e richiedono un nuovo tipo di governance ambientale. L'EEA ha pubblicato un rapporto a supporto di una la valutazione globale dei Megatrends.
Esso descrive come gli attori non statali come le società multinazionali (MNC), le organizzazioni non governative (ONG) e le organizzazioni scientifiche sono sempre più coinvolti nella governance globale.
Questi attori relativamente nuovi prendono e parte alla definizione, negoziazione e attuazione della politica a livello locale, regionale e globale.

Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'EEA, ha dichiarato:......
"Tutti i tipi di organizzazioni dovrebbero essere coinvolte nella protezione dell'ambiente, in particolare quando i problemi ambientali diventano più complessi e interconnessi. Tuttavia, questo cambiamento nella natura della governance porta anche nuove sfide, per quanto riguarda le fonti di prova utilizzate nel processo decisionale. "
Nuove sfide all'orizzonte
Il rapporto mette in evidenza alcune sfide globali:
  • Carenze di risorse - l'Unione europea ha identificato 14 materiali che possono essere critici nei prossimi 10 anni: ne comprendono diverse che sono essenziali per l'hi-tech, come il gallio (usati nel settore fotovoltaico e microchip), tantalio (microelettronica condensatori), germanio (cavi in fibra di vetro) e il neodimio (magneti ad alte prestazioni) . Un altro elemento critico è il fosforo, che è necessario per la produzione di fertilizzanti. Molti di questi materiali si trovano solo in pochi paesi.
  • Capitale umano e qualità della vita - Nella maggior parte dei paesi l’età media della popolazione aumenterà in maniera significativa nei prossimi anni, ciò comporterà la necessità di cambiamenti strutturali, ad esempio in termini di organizzazione dei servizi sociali. Tuttavia, in molti paesi in via di sviluppo si avranno nel breve periodo forti incrementi di giovani. Queste differenze demografiche in tutto il mondo, in combinazione con le crescenti disparità economiche, saranno causa di crescenti correnti migratorie.
  • La tecnologia sta cambiando a un ritmo esponenziale. L'innovazione è di fondamentale importanza per l'ambiente, ma i rischi ambientali e sanitari devono essere regolamentati e gestiti in modo appropriato. Un esempio di questo cambiamento si riflette nel numero crescente di brevetti nelle economie emergenti. Inoltre, si verifica l'adozione di massa delle nuove tecnologie in tempi sempre più rapidi. Il telefono è stato inventato e dopo 35 anni è stato adottato da un quarto della popolazione degli Stati Uniti. Iil CD ha ottenuto la stessa diffusione in 12 anni, e Internet solo in sette anni.
  • L'inquinamento non è più una questione locale o regionale. Recentemente una nube di materia ricca di particelle di inquinamento è stato rilevata in Europa, dopo aver viaggiato in Asia attraverso il Pacifico, Nord America e del Nord Atlantico in soli 10 giorni. Si prevede un aumento di queste 'Brown Clouds' atmosferiche, in particolare in Asia.
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Tratto da NOALCARBONE BRINDISI

Per la Serie "CARBONE SEMPRE PIU' SPORCO........"



I VELENI DELLA FEDERICO II TRA GLI AGRUMETI CALABRI.

Si sono concluse nei giorni scorsi le indagini della Guardia di Finanza di Vibo Valentia, riguardanti l'operazione "Poison". Sei lunghi anni di rapporti commerciali tra Enel e l'azienda calabrese Fornace Tranquilla, indagata per aver interrato illecitamente fanghi ad alto potenziale inquinante e cancerogeno provenienti dalla centrale brindisina.
Un rapporto, finalizzato allo smaltimento illecito, immutato e ininterrotto a partire dall'anno 2000 fino al 2008. Per il periodo 2000-2006 è avvenuto l'occultamento di
127 mila tonnellate di rifiuti pericolosi nel sito dell'azienda Fornace Tranquilla.
A seguire, negli anni 2006-2008, l'occultamento di 100 mila tonnellate di rifiuti pericolosi nella cava della ditta Caserta in località Giammassaro di Lazzaro, agro del comune di Motta San Giovanni. In entrambi i casi veniva rappresentato falsamente il recupero dei fanghi incriminati in una fabbrica di laterizi.
Oltre 127 mila tonnellate di rifiuti pericolosi spacciati per innoqui. Le analisi chimiche sui veleni sepolti portano alla luce pericolosi inquinanti fra cui una miscela esplosiva di stagno, vanadio, nichel, solfati, fluoruri e selenio provenienti per la quasi totalità dalla centrale termoelettrica Federico II, e sversati nelle viscere della terra di Calabria, in prossimità di pescheti e aranceti.
Oltre 127 mila tonnellate di rifiuti pericolosi che se fossero stati smaltiti in discariche autorizzate avrebbero comportato per Enel un costo di oltre 22 milioni di euro.
Ai 18 indagati (manager e responsabili Enel e titolari di aziende) vengono contestati, a vario titolo e in concorso, i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico e all’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi, disastro ambientale con conseguente pericolo per l’incolumità pubblica, avvelenamento di acque e di sostanze alimentari, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, e gestione non autorizzata dei rifiuti.
Adesso gli indagati aspettano la parola del pm Mario Spagnulo titolare dell'inchiesta.

(fonte: Nuovo Quotidiano di Puglia - www.calabrianotizie.it)
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Tratto da Strilli.it

UN COMUNICATO DALLA CALABRIA: 135 mila tonnellate di rifiuti tossici, duro attacco del CNNC

Nel 2009 l'operazione "Leucopetra" aveva smascherato un'associazione a delinquere che aveva interrato in provincia di Reggio Calabria più di centomila tonnellate di fanghi tossici provenienti dalla centrale a carbone di Brindisi "Federico II", quella che Enel definisce d'avanguardia e con cui finanzia concerti, squadre di basket e......

Quando qualche settimana fa la Guardia di Finanzia informava dello smaltimento illegale in Calabria di 135 mila tonnellate di rifiuti tossici, prodotti da una "azienda leader del settore energetico", nessuno lo ha detto ma sembrava un film già visto. Oggi scopriamo, per niente sorpresi, che nelle campagne di Vibo Valentia sono state sepolte 127 mila tonnellate di sostanze tossiche e pericolosissime prodotte ancora una volta dalla centrale a carbone di Brindisi, contenenti Nichel, Vanadio, Stagno, Selenio, Floruri e Solfati: stiamo parlando di veleno per il nostro organismo.

Aldilà della verità giudiziaria che richiederà tempo ed è sempre incerta, è palese ancora una volta un'impietosa verità politica: il carbone è fonte inesauribile di veleni per l'aria, l'acqua e la terra, e viene utilizzata e proposta solo per il profitto di Enel Spa o altri speculatori energetici.
Queste sostanze, quando sono smaltite in discariche autorizzate, non sono assolutamente innocue, in quanto le attuali tecniche permettono solo di limitare l'impatto che queste hanno per la salute e l'ambiente.
Ma queste tecniche sono comunque costose, ed evidentemente qualcuno preferisce gettare i fanghi tossici direttamente nelle campagne della Calabria............

Grazie a questo sistema Enel avrebbe risparmiato, dal 2000 al 2006, circa 22 milioni di euro, mentre la nostra gente si ammala di tumori e malattie respiratorie, inconsapevole di tutta la schifezza che gli speculatori ci fanno mangiare, bere e respirare solo per gonfiare il proprio conto in banca.

Non è un caso che la Direzione Investigativa Antimafia abbia individuato nei progetti di centrali a carbone in Calabria gli interessi della 'Ndrangheta (Rapporto 2010, pag. 109).
E mentre Enel risparmia milioni e milioni di euro, chi pagherà per la nostra salute e la nostra economia agricola e turistica devastata?


Stiamo pagando amaramente il prezzo del carbone pur senza avere centrali sul territorio. Coloro che sostengono che il carbone è pulito si vergognino, ma soprattutto sappiano che mai permetteremo che altri veleni vengano prodotti sul nostro territorio, anzi, è il momento che ..... paghino per il danno che hanno prodotto.

VERSO IL FORUM ITALIANO PER L’ENERGIA:PER UNA RIVOLUZIONE ENERGETICA....

PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO STAMPA
RICEVUTO DAGLI AMICI DI PORTO TOLLE
Dal comitato “vota si per fermare il nucleare” un nuovo punto di partenza :VERSO IL FORUM ITALIANO PER L’ENERGIA

PER LA RIVOLUZIONE ENERGETICA NELLA PROSPETTIVA APERTA DALLA CULTURA DEI BENI COMUNI

Con il Referendum, quello che potremmo definire “l’equivoco del nucleare” è stato spazzato via dall’agenda politica ed energetica.
Questo è il punto di arrivo di una straordinaria e vincente campagna referendaria. Oggi abbiamo la possibilità di individuare un nuovo punto di partenza.
La vittoria è stata determinata da una molteplicità di fattori, ma in questa sede è importante per noi sottolinearne soprattutto due.
Il primo. Nel corso della campagna referendaria è emerso in modo palese il sostegno popolare, trasversale ai partiti, alla “visione” di una nuova economia e di un nuovo modello di sviluppo fondata sull’energia distribuita e su un uso diverso dell’energia, in altre parole su fonti pulite e rinnovabili e sull’efficienza e il risparmio energetico. Su questa visione, per oltre metà degli Italiani, si deve basare il futuro del Paese. E ciò che è più importante è che tutto ciò è stato visto come un’alternativa vera e concreta al nucleare.

Il secondo. Questa campagna referendaria ha visto emergere una società in movimento, che ha espresso una nuova politica fatta di pratiche e metodologie originali, insieme al ridimensionamento del potere assoluto delle TV a favore della riscoperta di strumenti di propaganda e informazione basati sul dialogo ed il convincimento diretto di milioni di persone, accanto all’uso dei social network e della rete. Tutto ciò è potuto avvenire perché è esploso nel paese un nuovo bisogno di partecipazione e di impegno che si è nutrito di uno straordinario interesse per i beni comuni.

La campagna referendaria ha quindi costituito una formidabile occasione perché si recuperasse il dibattito e l’elaborazione a livello territoriale su questioni strategiche, nazionali e globali: questo rende possibile, oggi, intrecciare le esperienze locali in un ambito più collettivo e in una prospettiva di nuova mobilitazione sociale e culturale a scala nazionale.
Per tutto ciò oggi è possibile parlare di un nuovo punto di partenza. A due condizioni. Che si valorizzi la varietà e ricchezza di posizioni e approcci. Che non si rinunci ad un’azione unitaria ed efficace una volta individuato lo scenario condiviso.

Tale scenario può essere sintetizzato nella contemporanea presenza sulla scena mondiale della crisi economica e di quella climatica che disegnano il nostro campo d’azione intorno a tre grandi questioni tra loro intrecciate: lo sviluppo delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza energetica, la risposta ai cambiamenti climatici, le opportunità di lavoro e di modifica degli stili di vita che tutto ciò determina.

Grazie a questi scenari oggi è concretamente possibile costruire una nuova economia fondata sulla sostenibilità ambientale, a basse emissioni di CO2, ed un modello di produzione distribuita dell’energia, partendo dal riconoscimento che stiamo vivendo nella prima fase di una vera e propria rivoluzione energetica, alla ricerca di un diverso paradigma di gestione delle risorse, che superi anche la dicotomia pubblico-privato. L’Unione Europea, ad esempio, sta elaborando una una RoadMap per la decarbonizzazione al 2050. Si tratta di una vera rivoluzione, con il completo affrancamento dal carbone e dal petrolio che hanno costituito la base della rivoluzione industriale degli ultimi 200 anni. L’esito però di questa storica battaglia è tutt’altro che scontato: anzi, è già in atto un’offensiva tesa a rilanciare l’uso del carbone e mantenere inalterato il peso dei combustibili fossili.


Dobbiamo anche sapere che la rivoluzione energetica non è un processo tecnico, ma richiede un ripensamento profondo dei processi sociali e dei modelli culturali.
Serve perciò rilanciare un grande investimento nella formazione di un nuovo patrimonio di conoscenza e di consapevolezza delle persone, che passa sia attraverso un rilancio del sistema di istruzione e ricerca sia attraverso il recupero dei saperi delle comunità. Serve pensare a forme nuove e originali di mobilitazione sociale, capace di tenere insieme le associazioni con i gruppi di acquisto solare, le imprese con il governo del territorio, i piani di riqualificazione energetica delle città con la produzione distribuita di energia pulita, l’apertura di concrete prospettive di futuro per i giovani con il rilancio del lavoro a partire dal ruolo dei lavoratori nell’intervenire sui cicli produttivi e sui prodotti nella prospettiva di una riconversione energetica.
Sono obiettivi e prospettive ambiziosi.
Tanto più che oggi in Italia, a differenza che nella maggior parte dei paesi europei, non esiste alcuna strategia e programmazione, né sul Clima e la riduzione delle emissioni climalteranti, né sull’energia. Sono necessarie scelte strategiche e settoriali di Governo e Parlamento, con un ruolo attivo delle Regioni e degli Enti Locali che partano dal chiaro obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori energetici (produzione elettrica e industriale, terziario, trasporti, riscaldamento e agricoltura).
La forza che abbiamo accumulato durante la campagna referendaria può trasformarsi oggi in un grande movimento popolare che costruisca uno spazio pubblico partecipato capace di produrre risposte concrete alle sfide che abbiamo delineato, tenendo insieme energie pulite, clima, lavoro, ricostruendo un’idea di futuro che abbia al centro il benessere comune.

Oggi possiamo aprire un percorso originale e ci possiamo muovere su più piani:
iniziativa forte ed incisiva contro il carbone a partire da una iniziativa nazionale da tenersi a Porto Tolle in autunno.
appoggio alla Proposta di legge di iniziativa popolare SVILUPPO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA E DELLE FONTI RINNOVABILI PER LA SALVAGUARDIA DEL CLIMA, per chiedere che la nuova Strategia Energetica e Ambientale Nazionale sia fondata sugli obiettivi europei di riduzione delle emissioni climalteranti entro il 2020 e sull’obiettivo di completa decarbonizzazione al 2050, sostenuta da un processo partecipato di consultazione che veda il coinvolgimento di tutti gli attori sociali (organizzazioni non governative, sindacati, aziende, cittadine e cittadini) e delle istituzioni locali e regionali.

Avvio di un percorso di confronto con i sindacati sulle opportunità di coniugare la sfida energetica con il lavoro.

Promuovere una conferenza nazionale per l’energia che elabori un Piano Energetico Nazionale, partendo dall’attuale overcapacity nella produzione elettrica, per puntare alla progressiva sostituzione dell’uso di combustibili fossili con le fonti energetiche pulite e rinnovabili, nel quadro di una generale riduzione del consumo di energia e un uso più efficiente dell’energia stessa.

messa in campo di piani energetici locali, in particolare per le grandi aree urbane, che sulla base di regole chiare individuino le priorità e le scelte strategiche, minimizzando l’impatto nell’uso del territorio.

iniziativa autunnale per una Strategia Energetica e Ambientale che tagli le emissioni di gas climalteranti globali e locali, oltre che le emissioni dannose per la salute, che rilanci l’attenzione in Italia per i cambiamenti climatici e le urgenti e conseguenti azioni che rispecchino la giustizia climatica a livello nazionale e internazionale, mobilitando il popolo delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza

strutturazione di un Centro Studi, che accompagni le elaborazioni territoriali e avanzi proposte per la convocazione di una conferenza nazionale e la predisposizione di un vero e proprio piano energetico per l’Italia, ponendo l’obiettivo ambizioso, come già ha fatto la Germania, della produzione di energia da fonti rinnovabili all’80 % entro il 2050, con la contestuale riduzione del consumo energetico da fonti fossili

prosecuzione della mobilitazione antinucleare sia per tenere sotto osservazione il nucleare che già c’è (dal decomissioning alla presenza di uranio impoverito o in ogni modo riprocessato), sia per lavorare con il movimento antinucleare europeo
partecipazione alla cinquantesima Marcia della Pace Perugia-Assisi perché la necessità di approvvigionamento energetico e la dipendenza da fonti esauribili e geolocalizzate continua ad essere, insieme al bisogno di acqua, la causa principale di molteplici conflitti.


Sulla base di questi elementi l’assemblea decide di riconvocarsi entro il mese di settembre 2011 per proseguire l’esperienza unitaria della campagna referendaria, promuovendo la costituzione di comitati territoriali aperti in un percorso nazionale verso la costituzione di un forum italiano per l’ energia, per la rivoluzione energetica nella prospettiva aperta dalla cultura dei beni comuni.

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Tratto da La Voce dell'Emergenza

Fukushima, incubo senza fine: radioattività senza precedenti

A Fukushima il livello di radiazioni ha raggiunto il picco. A quasi cinque mesi dal terremoto e dal conseguente tsunami che ha messo in ginocchio il Giappone e ha pesantemente danneggiato la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, mentre calano i riflettori e l’attenzione internazionale dei media, è la stessa Tokyo Electric Power Co a rilanciare l’allarme dichiarando di aver rilevato il massimo di radiazioni fino ad oggi registrate nella zona colpita.

In particolare, stando a quanto affermato dalla Tepco nella serata di ieri, i livelli record di radiazioni sarebbero stati registrati nei detriti accumulati in un tubo di scarico tra i reattori 1 e 2 della centrale di Fukushima Daiichi, pari ad almeno 10 sievert all’ora.

Le radiazioni, a quanto pare sarebbero, dunque, triplicate: fino ad oggi, infatti, i massimi livelli registrati risalivano al 3 giugno, con 3-4 sieverts all’ora dentro il reattore 1. A seguito della rilevazione effettuata da tre operai nel pomeriggio di ieri, l’intera zona è stata dichiarata off-limits.

Aumenta la contaminazione alimentare...L’agenzia Kyodo News ha fatto sapere che 14 governi locali disporranno i controlli anche sul riso raccolto, alimento base della cultura giapponese, per verificare eventuali contaminazioni da cesio radioattivo..... Se il riso dovesse risultare contaminato con livelli di cesio superiori al limite ufficiale di 500 becquerel per chilogrammo, il ministero potrebbe vietarne la spedizione nel resto del Paese e all’estero..

Continuano i programmi di messa in sicurezza

Nel frattempo per limitare i danni ormai incalcolabili il governo giapponese e la Tepco hanno confermato l’obiettivo di centrare “l’arresto a freddo” dei reattori danneggiati entro metà gennaio del 2012 dopo aver ridotto gradualmente la temperatura del combustibile tentando la carte dell’avvio del sistema di raffreddamento stabile. La Tepco ha inoltre spiegato che a fine del 2011 inizierà a costruire una muraglia di 800 metri di lunghezza e profonda 20 tra i reattori 1, 2, 3 e 4 per evitare che l’acqua contaminata finisca in mare. L’opera dovrebbe essere completata in due anni, mentre il suo progetto dovrebbe essere già pronto alla fine di agosto quando si entrerà ufficialmente nella fase due della messa in sicurezza.

Intanto però le radiazioni continuano a propagarsi nel terreno, nell’aria, nel mare entrando prepotentemente nella catena alimentare di mezzo mondo. (Simona Falasca, greenme.it)

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LEGGI ANCHE SU ROVIGO OGGI

ROSOLINA (RO) Per il Comune turistico del Delta del Po la riconversione della centrale Enel deve essere a metano. Il sindaco Franco Vitale invita a fare promozione del territorio


Rosolina, il paese più turistico del Delta del Po, ha cambiato sindaco e schieramento politico, ma non cambia idea sulla riconversione della centrale Enel di Porto Tolle (Ro): solo a metano. "Subiamo le decisioni dall'alto" spiega il sindaco Franco Vitale lasciando intendere che, oltre a tutelare i lavoratori e tutto ciò che va dietro alla centrale Enel, a Venezia si poteva almeno fare un pensiero per valorizzare il Parco del Delta.

Rosolina è stato l'unico comune del Delta del Po ad aver fatto ricorso contro l'opera di riconversione, mantenendo sempre la stessa posizione e contrapponendosi a Porto Tolle con un secco no al carbone.

“Di fronte a delle scelte e decisioni calate dall'alto – continua Vitale – prendiamo atto di quanto è stato fatto in Regione, anche se a nostro giudizio si doveva fare un incontro anche per fare un piano per la valorizzazione del Parco del Delta, per puntare ad una scelta e sviluppo più rispettoso dell'ambiente”..

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02 agosto 2011

1)IPCC: 3/4 di energia da fonti rinnovabili entro il 2050 2)Reggio Emilia: più differenziata e nessun inceneritore 3) Il feticcio della “crescita”)

Tratto da Zeroemission

IPCC: 3/4 di energia da fonti rinnovabili entro il 2050


I tre quarti della domanda di energia potrebbero essere soddisfatti dalle rinnovabili entro il 2050, secondo un rapporto recentemente pubblicato dall'IPCC (Intergovermental Panel on Climate Change). Politiche nazionali ed internazionali forti e flessibili sono necessarie per stimolare gli investimenti e incoraggiare l'uso delle energie rinnovabili. Le fonti energetiche rinnovabili sono parte di una gamma di opzioni che possono essere usate per abbassare le emissioni di gas serra (GHG) causate dalla combustione di combustibili fossili. Il rapporto ha esaminato 164 scenari di futuri approvvigionamenti energetici e sei tecnologie di energia rinnovabile nel mix energetico potenziale: bioenergia, energia solare diretta, energia geotermica, energia idroelettrica, energia oceanica ed energia eolica. In effetti tutte le fonti rinnovabili sono in grado di produrre energia elettrica, riscaldamento, raffreddamento e combustibili gassosi o liquidi. Negli ultimi anni c'è stato un aumento dell'uso delle energie rinnovabili: nel 2008-2009, 140 GW di 300 GW di capacità globale di produzione di elettricità è venuta da fonti energetiche rinnovabili, come l’eolico e il solare. ....

Gli scenari più ottimistici indicano che entro il 2050, le fonti rinnovabili potrebbero rappresentare circa l'80% del mix energetico e contribuire in modo significativo alla stabilizzazione delle emissioni di gas serra in atmosfera. Tecnicamente, è possibile poter fornire tutta la domanda attuale di energia da fonti rinnovabili grazie alla capacità tecnica di sistemi di energia rinnovabili sostanzialmente superiore alla domanda globale di energia. Vi sono, tuttavia, ancora delle sfide legate all'integrazione di diversi tipi di energie rinnovabili nei...Leggi tutto

Tratto da "La Voce dell' Emerenza"

Reggio Emilia, nuovo Piano Rifiuti: più differenziata e nessun inceneritore

LEGGI: Vittoria! Addio all’inceneritore di Reggio Emilia! Una battaglia iniziata nel 2006…, Blog di Beppe Grillo


Porta a porta per circa metà della popolazione reggiana per raggiungere, entro tre anni il 67,1% di raccolta differenziata. E trattamento meccanico biologico dei rifiuti che, unito ad interventi in ambito di Area Vasta, dovrebbero allontanare lo spettro dell’inceneritore. Queste le due indicazioni emerse dal Piano d’ambito per la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati della provincia di Reggio Emilia, il cui primo passo per l’approvazione è stato compiuto questa mattina a Palazzo Allende, nel corso dell’Assemblea dell’Ato (l’Ambito territoriale ottimale di cui fanno parte la Provincia di Reggio Emilia e tutti i 45 Comuni reggiani).

Con il voto favorevole di tutti i Comuni presenti ad eccezione di Viano che si è astenuto (37 sì, 1 astensione), l’Ato ha infatti approvato il modello gestionale e organizzativo e ha definito il percorso per arrivare all’approvazione complessiva del piano, (redatto dallo studio specializzato Oikos di Milano), entro la fine di ottobre.

Il modello in estrema sintesi prevede, a partire da una base del 58% circa di raccolta differenziata nel 2010, l’attivazione della raccolta porta a porta per la frazione organica domestica, per il rifiuto residuo e il verde per circa 210.000 abitanti (ovvero tutti i Comuni di pianura) e la diffusione della raccolta capillarizzata (contenitori in strada per plastica, vetro, carta e organico di fianco al cassonetto dell’indifferenziato) in tutti i comuni posti a sud di Reggio... Leggi tutto »


Tratto da Il Foglio

Il manifesto sciocco che le parti sociali dedicano al feticcio della “crescita”

Il manifesto promosso da Confindustria e sottoscritto da Cgil, Cisl e Ugl insieme a tutte la associazioni datoriali italiane segna un’ulteriore tappa nella marcia di asservimento dei sindacati alle logiche di una politica dettata dai cosiddetti “mercati”. Il “manifesto” accenna solo di sfuggita al ruolo dell’Unione europea e dei suoi squilibri interni nel determinare le difficoltà in cui incorrono le politiche di bilancio dell’Italia; ma le “parti sociali” della terza economia dell’Eurozona si guardano bene dall’avanzare qualsiasi rivendicazione, o anche solo proposta, per affrontare di petto un problema che minaccia di travolgere l’intera costruzione europea: il trasferimento della sovranità dai popoli, tramite governi nazionali e governance europea, ai “mercati”, cioè alla finanza internazionale. ........

La proposta avanzata è invece tanto banale quanto inconsistente: una corsa a colmare il disavanzo cronico del paese con
il rilancio della “crescita”, senza entrare nei dettagli per specificare che tipo di crescita....
Dunque, la ricetta proposta
per promuovere la crescita,.....sono state privatizzazioni e liberalizzazioni, come se la crescita fosse uno stato normale dell’economia, a cui solo i “lacci e lacciuoli” dello stato e delle corporazioni impedissero di dispiegarsi; oppure – seconda opzione – un piano di grandi interventi infrastrutturali, magari finanziato dall’Ue: che di questi tempi vuol dire Tav, ponte sullo stretto, (....ma in compenso si può riempire il paese di centrali termoelettriche (soprattutto a carbone o a biomasse.... ) visto che la potenza elettrica dell’Italia è già al doppio del fabbisogno...

La verità è che la crescita,
soprattutto quella senza ulteriori determinazioni, più che un mito è ormai solo un alibi per giustificare ogni forma di sopruso nei confronti tanto di chi lavora quanto di chi è senza lavoro.

Non è di crescita che ha bisogno l’Europa, né in Italia, né in Grecia, né in Portogallo o in Irlanda – e meno che mai in Germania –
ma di equità, di redistribuzione di redditi e di lavoro, di investimenti in settori e produzioni, come l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili, l’agricoltura ecologica e a chilometri zero, la mobilità sostenibile, il risanamento degli edifici, degli assetti urbani, del territorio, la ricerca e l’istruzione: tutte cose che non potranno mai essere promosse senza fare i conti con la finanza internazionale che sta strangolando la vita di milioni di cittadini in tutta Europa.
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di Guido Viale