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05 agosto 2019

Arpat : informazioni su Piani di Emergenza Interni e Piano di Emergenza Esterno

Piani di Emergenza Interni: obbligo della predisposizione per gli impianti di gestione rifiuti

Tratto da Arpat
Escluse le discariche, che non rientrano nel campo di applicazione della Legge 132/2018 nonché della Seveso Ter
Piani di Emergenza Interni: obbligo della predisposizione per gli impianti di gestione rifiuti
A partire dal mese di marzo 2019, nell'ambito dell'attività di controllo presso gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti sul territorio pisano, il personale ARPAT ha iniziato a verificare la presenza dei Piani di Emergenza Interni (PEI) e l'avvenuta trasmissione alla Prefettura di tutte le informazioni utili per l'elaborazione del Piano di Emergenza Esterno (PEE). Tutto ciò è in accordo a quanto disposto dalla Legge 132/2018, che introduce obblighi relativi al PEI per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti; i gestori di tali impianti, sia già esistenti che di nuova costruzione, hanno infatti l'obbligo di:
  • redarre un PEI entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore, ovvero entro il 4 marzo 2019,
  • trasmettere al Prefetto competente per territorio tutte le informazioni utili per l'elaborazione del PEE.
In conseguenza di ciò, il Prefetto, d'intesa con le Regioni e con gli Enti locali interessati, predispone il PEE dell'impianto, coordinandone l'attuazione.
Presumibilmente il provvedimento è stato adottato a seguito dei numerosi roghi sviluppatisi all'interno degli impianti di gestione di rifiuti (si veda ad esempio l’incidente presso l'impianto Agrideco Srl di Scarlino (GR) nel 2008) ....
Alcuni riferimenti utili per la comprensione della Legge 132 sono contenuti nella Circolare ministeriale “Linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi” del 15 marzo 2018, aggiornata e sostituita da nuova circolare del 21 gennaio 2019.
La particolarità delle prescrizioni contenute nella Legge 132/2018 (art. 26-bis) è data dal linguaggio adottato, mutuato dai pericoli di incidenti rilevanti e, nella fattispecie, dal DLgs 105/2015 (Seveso Ter), pur in assenza di un riferimento diretto, sia al Decreto stesso sia al D Lgs 81/2008 sulla sicurezza e igiene del lavoro.
Come è noto, le aziende di gestione rifiuti di piccole/medie dimensioni usualmente non rientrano tra gli stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante (ARIR). Infatti il Seveso Ter si applica solo agli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità superiore a determinate soglie: a tal fine la normativa distingue gli stabilimenti di soglia inferiore da quelli di soglia superiore. Quindi solo impianti di gestione di rifiuti pericolosi possono rientrare negli adempimenti del Seveso Ter, limitatamente al caso in cui la presenza di sostanze pericolose (contenute nei rifiuti e non) superi le soglie di cui all'Allegato 1 dello stesso Decreto.
Durante le attività di controllo, ARPAT richiede comunque alle ditte che gestiscono rifiuti pericolosi l'evidenza della verifica di assoggettabilità dei propri stabilimenti alla normativa Seveso.
L’attuazione di tali verifiche è sempre risultata estremamente difficoltosa, in particolare per l’elevata variabilità delle caratteristiche di pericolosità dei rifiuti detenuti. Comunque nella maggioranza dei casi, l'esito è stato negativo.
Il campo di applicazione della Legge 132/2018 è circoscritto agli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti, senza considerarne la pericolosità, ma non agli impianti di smaltimento, a prescindere dalle loro dimensioni e dal regime autorizzativo (AIAAUA).
Ne consegue che sono escluse le discariche, anche se spesso i roghi hanno interessato proprio questa fattispecie di installazioni, in quanto per "discarica" si intende l’area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, compresa la zona interna al luogo di produzione dei rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del produttore degli stessi, nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno (DLgs 36/2003). Le discariche, peraltro, sono esplicitamente escluse anche dal campo di applicazione del DLgs 105/2015.
Il PEI, che le aziende hanno sviluppato entro il 4 marzo 2019, ha lo scopo di:
  • individuare i potenziali incidenti al fine di poterli controllare e circoscrivere, onde minimizzarne gli effetti per la salute umana e limitarne i danni per l'ambiente;
  • mettere in atto le misure necessarie per proteggere la salute umana e l'ambiente dalle conseguenze di incidenti;
  • informare adeguatamente i lavoratori ed i servizi di emergenza e le autorità locali competenti;
  • provvedere al ripristino dell'ambiente dopo un incidente.

14 agosto 2017

Arpat Misurare l'inquinamento atmosferico ad alta risoluzione

Tratto da Arpat

Misurare l'inquinamento atmosferico ad alta risoluzione

Misurare l'inquinamento atmosferico ad alta risoluzione
I livelli di inquinamento atmosferico urbano variano notevolmente anche a brevi distanze (meno di 1 km), a causa di fonti di emissione non distribuite uniformemente, nonché della diluizione degli inquinanti e delle trasformazioni fisico-chimiche degli stessi. I metodi istituzionali di monitoraggio della qualità dell'aria attraverso stazioni fisse di rilevamento, pur rispondendo ai criteri normativi in base ai quali i dati di qualità dell'aria devono essere prodotti e valutati, non hanno la risoluzione spaziale adatta a rappresentare tutti i diversi livelli di esposizione all'interno di un'area urbana.
Uno studio, recentemente pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology, che ha coinvolto le università della California, di Washington e del Texas, quella di Vancouver in Canada, oltre alla British Columbia ed un istituto di Utrecht nei Paesi Bassi, ha sperimentato un metodo di misura per rivelare l'inquinamento atmosferico urbano con un dettaglio spaziale di 4-5 ordini di grandezza maggiore di quella ottenuta con le tradizionali stazioni di monitoraggio fisse.
I ricercatori hanno infatti dotato i veicoli di Google Street View di sensori in grado di misurare ossidi di azoto (NO e NO2) e black carbon campionando ripetutamente ogni strada in una zona di 30 km2 di Oakland, in California, raccogliendo così il più grande insieme di dati di qualità dell'aria urbana di questo tipo.
Anche se i livelli istantanei degli inquinanti variano rapidamente nell'ambiente stradale, ripetendo i campionamenti su ogni strada e calcolando valori medi (mediane) sul lungo termine, si ottengono stime stabili e precise dei livelli di inquinamento. Le mappe risultanti rappresentano le concentrazioni degli inquinanti integrate nel tempo, su una scala di 30 m. I risultati mostrano una variabilità sorprendentemente netta su piccole dimensioni, apprezzabile solo grazie alla risoluzione spaziale molto fine del modello.
Poiché la variazione locale della qualità dell'aria influenza profondamente la salute pubblica e la qualità dell'ambiente, i risultati raggiunti dallo studio hanno importanti implicazioni sulla misurazione e sulla gestione dell'inquinamento atmosferico.
L'analisi capillare, come quella condotta dalle auto Google, può infatti generare una mappa fedele alla realtà, indicando quali siano i punti che maggiormente necessitano di un intervento, fornendo così indicazioni puntuali alle istituzioni e agli amministratori locali.

29 settembre 2015

“Transition(s) vers une économie écologique”.Economia ecologica per il governo francese ?...

Tratto da Greenreport

Economia ecologica? Per il governo francese, quando «il capitalismo non detta più le regole»

Quattro anni di lavoro del ministero dell’Ambiente nel report “Transition(s) vers une économie écologique”
[29 settembre 2015]
scenari economia ecologica italiano
La transizione verso l’economia ecologica è un processo che passa dalla ridefinizione stessa degli obiettivi di sviluppo di un’intera comunità; l’obiettivo cui tendono frotte di ambientalisti, e che indicano ormai anche numerosi accademici, ma è caso raro che sia uno Stato a tracciare in dettaglio la rotta. Tanto più se il Paese in questione ha l’antica industrializzazione e il peso internazionale della Francia: eppure il ministero dell’Ambiente d’Oltralpe ha recentemente pubblicato il rapporto Transition(s) vers une économie écologique, elaborato documento frutto di 4 anni di lavoro e rilanciato oggi in Italia dall’Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana.
«La prima parte del volume – spiegano dall’Arpa Toscana – cerca di individuare quali potrebbero essere i contorni di una “green economy”. Per fare questo, sono stati sviluppati sei scenari (da quello catastrofico a quello utopistico), sulla base dell’analisi di 17 ambiti di studio (ambiente, lavoro, urbanizzazione, tecnologie, ecc.), che permettono di ipotizzare il possibile ruolo dei diversi attori (cittadini, enti territoriali, imprese, Stato) e i possibili sviluppi dell’attuale sistema socio-economico.
La seconda parte si focalizza in modo più preciso su determinate azioni che possono svolgere una funzione di “leva” per la transizione verso un’economia ecologica. Si tratta di focus di carattere trasversale (ad esempio l’impatto dello sviluppo telecomunicazioni) o settoriali (trasporto e mobilità ecologica)».
Pagine e conclusioni del rapporto francese sono elegantemente riassunti in un’unica tabella (che riportiamo di fianco in originale e nella traduzione dell’Arpat, ndr) che attraversa sei possibili scenari per il prossimo futuro: da quello del crollo all’utopia.
La prospettiva più catastrofica contempla la globalizzazione spinta e la privatizzazione generalizzata di tutti i servizi pubblici; in questo scenario «la crescita del Pil è l’obiettivo primario, prescindendo dal fatto che i danni inflitti all’ambiente diventino critici e irreparabili». Al limite opposto, l’ideale che sconfina nel campo dell’utopia: grazie alla transizione verso l’economia ecologica sostenuta da Stato e poteri pubblici, si afferma una nuova concezione dello sviluppo. Chi produce lo fa a prescindere dall’accumulazione monetaria. In breve, il sistema capitalista non detta più le regole delle società. La cooperazione si afferma come valore cardine». Cinque gradi di separazione tra il crollo e l’utopia: ai lettori il giudizio su quale sia il livello che oggi più ci appartiene.

19 maggio 2015

L'OMS calcola i costi delle morti premature da inquinamento atmosferico nel continente europeo.....

Tratto da Arpat Toscana

L'OMS calcola i costi delle morti premature da inquinamento atmosferico nel continente europeo, applicando la metodologia OCSE

Importante proseguire nella riduzione dell'inquinamento e orientare adeguatamente investimenti e incentivi nelle azioni più efficaci
104-15 - L'OMS calcola i costi delle morti premature da inquinamento atmosferico nel continente europeo, applicando la metodologia OCSE
Secondo i calcoli dell’OMS, nel 2010 il costo economico delle circa 600.000 morti premature e delle malattie causate dall’inquinamento atmosferico, indoor e outdoor, nel continente europeo ha raggiunto i 1.600 miliardi dollari, un importo quasi equivalente a un decimo del prodotto interno lordo (PIL) di tutta l'Unione europea nel 2013.... 
Questo è quanto emerge dal primo studio realizzato a livello europeo per quantificare i costi dell’inquinamento atmosferico, elaborato dall'OMS in collaborazione con l'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE), recentemente presentato al meeting tenutosi dal 28 al 30 aprile ad Haifa, dove sono stati discussi i progressi fatti in merito agli obiettivi fissati dalla Fifth Ministerial Conference on Viramento and Health (Parma 2010)
Nonostante gli alti numeri che ancora legano l'inquinamento atmosferico agli effetti sulla salute, le morti premature attribuibili sono comunque in netta diminuzione a partire dal 2005 per l’intera zona europea, grazie alla riduzione dell'inquinamento, tanto che solo in una mezza dozzina dei paesi che aderiscono all’OMS Europa si registra un leggero aumento. ....
Su questa base, al 2010 nei paesi della regione OMS Europa il costo economico per morti premature da inquinamento atmosferico va oltre 1.400 miliardi dollari, a cui si deve aggiungere un altro 10% per il costo di malattie dovute all’inquinamento, raggiungendo i 1.600 miliardi dollari.
Nel report si ricorda, inoltre, che oltre il 90% dei cittadini sono esposti a livelli annui di polveri sottili che sforano i valori consigliati dalle linee guida sulla qualità dell'aria dell'OMS e che questo ha causato, nel 2012, 482.000 morti premature dovute a malattie cardiovascolari e respiratorie, ictus e tumore polmonare. Nello stesso anno, l'inquinamento indoor ha provocato 117.200 morti premature, con valori cinque volte superiori nei paesi a basso e medio reddito rispetto a quelli con alto reddito.ciminiere
Sulla base dei dati sull'inquinamento atmosferico nella regione OMS europa, gli autori del report “Economic cost of the health impact of air pollution in Europe: Clean air, health and wealth” evidenziano che dovrebbero essere implementate politiche di riduzione delle emissioni in determinati settori. Nel mirino, per il loro contributo all’inquinamento atmosferico indoor e outdoor, e conseguentemente per i costi sociali indotti, sono il trasporto su strada, il riscaldamento domestico e le combustioni industriali e agricole a carbone.
Nell’Unione Europea si è dimostrata vincente, ancorché imperfetta, la normativa sulla qualità dell’aria che ha portato comunque a notevoli progressi in termini di impatto sulla salute e sui costi nel corso degli anni. Tuttavia, in considerazione della persistenza di questo problema in Europa è auspicabile che vengano colmate le lacune nelle conoscenze esistenti e fatti investimenti nei modelli di consumo più efficienti, correggendo eventuali distorsioni prodotte da imposte e/o sussidi, ad esempio sui combustibili o sui sistemi di produzione di energia e di riscaldamento..
Come affermato da Zsuzsanna Jakab, Direttrice dell'ufficio regionale europeo dell'OMS, frenare gli effetti sulla salute dell'inquinamento atmosferico procurerà enormi vantaggi non solo perché si salveranno vite umane, ma anche perchè si raggiungeranno risultati che valgono enormi somme di denaro.

11 aprile 2015

Agenzia Europea per l’Ambiente -Negli ultimi 150 anni, gli studiosi hanno rilevato un riscaldamento globale del clima che è senza precedenti nella storia

PER APRIRE GLI OCCHI.
Le conseguenze sempre più gravi del cambiamento climatico
Tratto da Arpat Toscana 
Negli ultimi 150 anni i climatologi hanno rilevato un riscaldamento globale che è senza precedenti nella storia.
Lo stato di salute dell’ambiente europeo e le sue prospettive dipendono in parte da eventi che accadono fuori dai propri confini, infatti, per esempio, le emissioni di gas serra di oggi potranno influenzare il clima in luoghi distanti un domani, così come le scelte di gestione del territorio dall'altra parte del mondo influenzeranno i prezzi alimentari ed energetici in Europa.
La crescente importanza delle reti globali ha aumentato questa interdipendenza imponendo ai singoli governi un ripensamento delle governance tradizionali, in modo da andare verso una più profonda comprensione dei determinanti (drivers) globali e delle loro possibili conseguenze al fine di attuare politiche in grado di gestire i cambiamenti ambientali in atto.
Forte di queste considerazioni, l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), a partire dal 2010, ha elaborato una valutazione delle tendenze emergenti a livello globale che è confluita nella relazione quinquennale sullo stato dell’ambiente europeo (SOER 2010).
In vista della stesura del report sullo stato dell'ambiente 2015, l'EEA ha aggiornato l’analisi dei megatrend globali, analizzando ognuno dei driver in modo più dettagliato rispetto al passato, in termini di impatto sull'ambiente e sulla salute umana. Nel corso del 2015 queste relazioni verranno consolidate e confluiranno in un unico rapporto tecnico.
L'analisi prende in considerazione 11 megatrend globali (GMTs), fra cui i cambiamenti climatici a cui è dedicato il report Le conseguenze sempre più gravi del cambiamento climatico”.
Negli ultimi 150 anni, gli studiosi hanno rilevato un riscaldamento globale del clima che è senza precedenti nella storia, infatti, da quando abbiamo misurazioni affidabili (1880 circa), la temperatura media globale è aumentata di 0,85 °C e le proiezioni indicano che questa avrà un aumento, entro il 21° secolo, stimato tra 1 °C e i 3,7 °C, a seconda del grado di abbattimento delle emissioni.
Ci si aspetta che questo riscaldamento sia accompagnato:
  • da un innalzamento medio globale del livello del mare fino a 1 m;
  • da un aumento fino a 2 °C della temperatura globale superficiale degli oceani;
  • da una riduzione dei ghiacciai, calotte polari e dei ghiacci marini;
  • da un aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi, come la siccità e le inondazioni, in molte regioni del mondo.
Il cambiamento climatico porterà inoltre danni agli ecosistemi naturali, tra cui notevoli perdite in termini di biodiversità e un aumento dei tassi di estinzione; particolare preoccupazione destano ecosistemi come le barriere coralline, la foresta amazzonica e la tundra.
Questi cambiamenti rischiano, inoltre, di rallentare crescita economica, erodere la sicurezza alimentare globale, aumentare le disuguaglianze e influire negativamente sulla salute umana, con impatti disastrosi nei paesi a basso reddito e le zone costiere basse.
Per quanto riguarda le proiezioni che riguardano più direttamente l’Europa, in futuro si assisterà ad un aumento di eventi meteorologici estremi che andranno dall’aumento di siccità e mancanza di acqua, ad un incrementato di inondazioni e di danni sulla salute umana dovuti a temperature estreme.

09 luglio 2012

Toscana:due dirigenti Arpat sono imputati di omissione di atti di ufficio per aver trasmesso in ritardo alla Procura della Repubblica la notizia dello sforamento della diossina.2 )Il Parlamento Europeo verso l'aggiornamento della Direttiva Seveso

  DUE INTERESSANTI ARTICOLI TRATTI DA ARPAT.......

 

Tratto da Arpat

Chimet: puntualizzazione ARPAT

L'Agenzia propose la chiusura dell'impianto alla Provincia
20/06/2012 Sul Corriere di Arezzo del  20 giugno 2012 è stato pubblicato un articolo relativo al procedimento penale “Chimet” nel quale si afferma che due dirigenti del dipartimento Arpat di Arezzo sono imputati di omissione di atti di ufficio per non aver richiesto la chiusura dello stabilimento dopo che la stessa Arpat aveva rilevato un superamento dei limiti di emissione per il parametro diossine. Tale notizia non risulta corrispondente alla realtà.
Infatti venne tempestivamente richiesto dall'Agenzia alla Provincia il fermo dell’impianto in questione e  tale fermo avvenne per effetto di uno specifico provvedimento emesso dalla Provincia stessa. 
 
Il motivo per cui i due dirigenti di Arpat sono imputati di omissione di atti di ufficio è invece per aver trasmesso in ritardo alla Procura della Repubblica la notizia di reato relativa al suddetto sforamento.

Tratto da Arpat 

Il Parlamento Europeo verso l'aggiornamento della Direttiva Seveso

21/06/2012
Gli stabilimenti che contengono sostanze chimiche pericolose saranno oggetto d'ispezioni più regolari, secondo le norme approvate dal Parlamento Europeo il 14 giugno 2012. La cosiddetta legislazione "Seveso" migliorerà l'accesso dei cittadini alle informazioni sugli impianti e sui loro piani di emergenza.
 
"L'aggiornamento di Seveso è un grande successo, che aumenterà la protezione contro gli incidenti gravi collegati a sostanze pericolose e fornirà ai cittadini un adeguato accesso alle informazioni", ha dichiarato Richard Seeber parlando a nome del relatore János Áder, che ha recentemente lasciato il Parlamento per diventare presidente dell'Ungheria.

Le nuove norme, adottate con 593 voti a favore, 10 contro e 7 astensioni, sono già state concordate durante i negoziati con gli Stati membri e devono ancora ricevere l'assenso del Consiglio per entrare in vigore nel giugno del 2015.

Ispezioni
Le regole sulle ispezioni già esistenti sono state rafforzate per garantire che le installazioni a maggior rischio siano ispezionate almeno una volta l'anno, e i siti a minor rischio almeno una volta ogni tre anni. Le autorità effettueranno ulteriori controlli in caso di lamentele, o se sospettano violazioni alle regole.
Per evitare un "effetto domino" d'incidenti chimici, le autorità pubbliche avranno il diritto di ricevere informazioni sugli stabilimenti vicini, anche se non sono coperti dalle norme Seveso.

Partecipazione dei cittadini

Le nuove norme garantiscono che i cittadini abbiano diritto a informazioni comprensibili sulle installazioni, anche in formato elettronico, e possano esprimere la propria opinione su questioni quali l'espansione dei siti e la pianificazione di emergenza.

Classificazioni internazionali
D'ora in poi, la normativa seguirà un nuovo e sofisticato sistema di classificazione basato su standard internazionali, elaborato per ottenere un'identificazione più accurata dei rischi per la salute dell'uomo e per l'ambiente.

Il testo della Direttiva approvata (versione provvisoria)
 



05 giugno 2012

Tratto da Arpat Toscana

Lo scenario ambientale dei prossimi quarant’anni per l’OCSE


I cambiamenti climatici, la biodiversità, le risorse idriche e gli impatti dell'inquinamento sulla salute erano i quattro settori strategici monitorati nel report OCSE 2008 “Prospettive ambientali all’orizzonte del 2030”.  
Gli stessi vengono riproposti oggi nell’ultimo report “Prospettive ambientali dell'OCSE all'orizzonte del 2050” per ribadire con fermezza la necessità di ricorrere a politiche verdi se non si vuole compromettere definitivamente lo sviluppo dell’umanità.
Lo studio, basato su modelli previsionali elaborati dall’Agenzia di Valutazione Ambientale dei Paesi Bassi, costruisce uno scenario mondiale molto preoccupante per i prossimi quarant’anni in assenza di politiche verdi, ma illustra anche le politiche che potrebbero volgere in positivo tale scenario

Si prevede che nel 2050 la popolazione del pianeta supererà i 9 miliardi, e che quasi il 70% risiederà in agglomerati urbani con evidenti ripercussioni sulla gestione dei rifiuti e dei trasporti, senza contare l’aumento dell’inquinamento atmosferico.  
Si prevede inoltre che l’economia mondiale sarà quadruplicata, con un uso dell’80% di energia in più rispetto ad oggi e che, in assenza di politiche più efficaci , la quota di energia fossile richiesta sarà ancora altissima. Un tale esplosione demografica comporterà, infine, anche un aumento dei terreni a destinazione agricola.
popolazione-2050
Secondo l’OCSE, l’assenza di nuove politiche associata alla continuità delle tendenze socioeconomiche attuali porterà:
1.     ad un cambiamento climatico che potrebbe accentuarsi e diventare irreversibile;
2.     ad una continua diminuzione della biodiversità, in particolare in Asia, Europa e Sud Africa;
3.     ad una costante diminuzione della disponibilità di acqua dolce, con 2.3 miliardi di abitanti in più rispetto ad oggi (complessivamente oltre il 40% della popolazione mondiale) che dovrebbe vivere nelle zone dei bacini fluviali colpiti da gravi problemi di stress idrico, in particolare nel Nord e nel Sud dell'Africa e nel Sud e Centro dell'Asia;
4.     ad un aumento dell’inquinamento atmosferico tale da diventare la principale causa ambientale di mortalità prematura a livello mondiale.
Quali politiche potrebbero modificare le prospettive indicate dallo scenario di riferimento?
Poichè le diverse questioni ambientali sono strettamente collegate, l’OCSE propone un mix di politiche che dovrebbero essere intraprese a livello mondiale:
1.     Far sì che l'inquinare sia più costoso rispetto alle alternative più compatibili con l'ambiente;
2.     attribuire un valore e un prezzo al capitale naturale e ai servizi ecosistemici;
3.     sopprimere i sussidi dannosi per l'ambiente;
4.     formulare regolamentazioni e norme efficaci;
5.     incoraggiare l'innovazione verde.
Per l’OCSE, poiché non tutte le soluzioni proposte saranno a basto costo, e molti problemi ambientali sono globali o riconducibili agli effetti transfrontalieri della globalizzazione, la cooperazione internazionale sarà l’unica via d’uscita per assicurare un'equa condivisione dei costi dell'azione.

13 aprile 2012

Verso RIO+20 -“Imparare a vivere su un unico pianeta”

Tratto da  Arpat

Verso RIO+20 -“Imparare a vivere su un unico pianeta”



 La Green Economy è la chiave di volta per riemergere dalla crisi economica mondiale e per riprogrammare, per noi e per le future generazioni, un’economia che non scinda il profitto da equità sociale e tutela dell’ambiente”. Questo il nucleo dell’intervento di Achim Steiner, sottosegretario generale dell’ONU e direttore esecutivo dell’UNEP (il Programma Ambiente delle Nazioni Unite) nel corso della conferenza accademica annuale Aurelio Peccei Lecture 2012,  organizzata a Roma da WWF Italia e Fondazione Peccei in collaborazione con UniCredit.
 ( Nota UPLS  Unicredit  dice di collaborare   per creare  una vera e propria svolta verso la sostenibilità ma .....continua a sostenere inquinanti centrali a carbone  Leggi: Unicredit fuori dal carbone, petizione per chiedere alla banca di fermare i suoi investimenti in inquinanti centrali a carbone.)
Quest’anno la conferenza è stata dedicata al prossimo vertice RIO+20 che si terrà in Brasile a giugno. È opinione condivisa che la conferenza mondiale, a vent’anni dal primo appuntamento (da qui il nome Rio+20), deve riuscire a concretizzare una vera e propria svolta verso la sostenibilità. Si tratta di un’opportunità unica, e forse ultima, per realizzare finalmente la transizione verso una nuova economia globale che tenga fisso l’obiettivo dello sviluppo sostenibile.

........Nel complesso, sempre negli ultimi 25 anni, il 60% degli ecosistemi è stato degradato o utilizzato in modo non sostenibile e le emissioni di gas serra continuano a crescere verso la soglia dei 2°C che gli scienziati fissano come punto di non ritorno.

Cambiare rotta, secondo gli studi presentati, è un obiettivo realizzabile investendo il 2% del PIL mondiale - da 1053 a 2593 miliardi di dollari da qui al 2050 per una media di 1300 miliardi di dollari nel periodo – in settori chiave dell’economia globale, coniugando difesa e tutela delle risorse e dell’ambiente con equità sociale, innovazione tecnologica e sviluppo economico.Quindi anche risparmiando risorse ed evitando sprechi, per consentire a tutti di vivere in un mondo in cui c'è abbastanza cibo, acqua ed energia per tutti.
 
In sintesi, secondo Achim Steiner, è prioritario istituire un sistema di governance ambientale autorevole e incisivo per dare attuazione al progetto di sviluppo sostenibile e disaccoppiare il benessere e la crescita economica dalla crescita fisica. Diminuire la richiesta di materie prime e di energia per la produzione di beni e servizi, e quindi ridurre i danni ambientali conseguenti alla crescita economica, e invertire il rapporto tra l’impronta ecologica dell’uomo e la bio-capacità del Pianeta di rigenerarsi, utilizzando le risorse entro i limiti della loro capacità naturale di rigenerarsi. 

 Per approfondimenti e testi completi: www.wwf.it/rio
Testo di questo numero a cura di Debora Badii

11 aprile 2012

ARPAT:Le opinioni degli italiani in materia di ambiente

Tratto da Arpat

Le opinioni degli italiani in materia di ambiente


Pubblicato il VII Rapporto MOPAmbiente sugli orientamenti e le politiche per l’ambiente

La società RISL (Relazioni Istituzionali e Studi Legislativi) ha avviato, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio dal 2003, il progetto MOPAmbiente (Monitoraggio degli Orientamenti e delle Politiche per l'Ambiente in Italia) volto a favorire la comunicazione ambientale tra istituzioni, imprese e cittadini.
Il Rapporto vuole indagare la sensibilità ambientale dei cittadini andando a calcolare un vero e proprio indice di sensibilità ambientale, un indicatore su scala 0-100, che sintetizza le risposte a quattro domande:
  • Quanto frequentemente parla di ambiente e di ciò che può danneggiare l’ambiente con i propri familiari, gli amici e i colleghi?
  • Quanto frequentemente le capita di leggere articoli o guardare programmi/ servizi che parlano di tematiche ambientali e di ciò che può danneggiare l’ambiente?
  • Quanto direbbe di essere attento, sensibile nei confronti dell’ambiente?
  • Quanto secondo lei, ogni singola persona può contribuire con il suo comportamento a ridurre l’inquinamento dell’ambiente?

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La VII rilevazione, condotta nel mese di marzo 2012 a cura di GfK Eurisko, conferma unelevata attenzione alle tematiche ambientali da parte dell’opinione pubblica italiana: l’indice di sensibilità ambientale si attesta infatti a quota 67, segnando una leggera flessione rispetto al massimo del 2008 (70). 
I dati raccolti dicono che diminuisce la quota di italiani che parlano, leggono articoli/seguono programmi che trattano temi ambientali mentre cresce la sensibilità individuale e la convinzione di poter contribuire anche come singoli cittadini alla riduzione dell’inquinamento.parla-di-ambiente.gif
Per quanto riguarda le caratteristiche degli intervistati, élite e giovani continuano a parlare e ad informarsi maggiormente sulle tematiche dell’ambiente, mentre élite e donne sono coloro che maggiormente si attribuiscono responsabilità individuali nella lotta all’inquinamento.
Parallelamente ad una diffusa consapevolezza sulla propria autoefficacia (posso e devo far qualcosa in prima persona a favore dell’ambiente), gli italiani dichiarano il proprio impegno nei confronti dell’ambiente a partire dall’attenzione quotidiana nel ridurre gli sprechi. La diffusione infatti di comportamenti virtuosi appare non solo giusta, ma anche conveniente, in un momento - come quello attuale - di forte crisi economica. Questa opinione accomuna sia le élite che i meno abbienti.
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Il Rapporto, allargando lo sguardo dalle responsabilità individuali alle responsabilità della politica, indaga quindi la presenza dell’ambiente nell’agenda politica. Da questo punto di vista si osserva che:
  • i cittadini attribuiscono alla lotta all’inquinamento una rilevanza «politica»
  • in termini tendenziali si registra però una perdita di centralità significativa e progressiva.
Dalla politica alle imprese: il Rapporto indaga le responsabilità delle imprese e le aspettative, in tal senso, dei cittadini-consumatori
Le aspettative nei confronti della responsabilità di impresa appaiono elevate, articolate e in forte crescita. Alle aziende è infatti richiesto:
  • il rispetto della salute dei cittadini
  • il rispetto per l’ambiente e la società nel suo complesso
  • il rispetto per i propri dipendenti e per le leggi
  • il rispetto dei consumatori (qualità dei prodotti);
  • meno rilevanti appaiono invece agli occhi dei consumatori le esigenze del mercato.
Le maggiori aspettative dei consumatori nei confronti della responsabilità di impresa si accompagnano ad una sempre più significativa importanza della sostenibilità nelle scelte di acquisto.
Il Rapporto mette dunque in evidenza come l’ambiente sia una delle aree sulle quali la crisi scarica potentemente e crea, non solo idee, ma anche comportamenti concreti delle persone.
L’Italia appare quindi più attenta e concreta sui versanti dell’economia e dell’ecologia.

Per approfondire: Il Rapporto

23 marzo 2012

ARPAT:Rapporto tra la vicinanza alle centrali termoelettriche e tasso di ospedalizzazione per malattie respiratorie

  Tratto da Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana)

Rapporto tra la vicinanza alle centrali termoelettriche e tasso di ospedalizzazione per malattie respiratorie

Pubblicati i risultati di uno studio condotto negli Stati Uniti.
Lo studio è partito dall’assunto secondo cui l'inquinamento atmosferico può provocare malattie respiratorie. Diversamente dalle fonti dei veicoli a motore, le centrali termoelettriche sono stazionarie: utilizzando i dati di ospedalizzazione lo studio ha esaminato quindi il rapporto tra la vicinanza ad una centrale termoelettrica e l’aumento della probabilità di ospedalizzazione a causa di malattie respiratorie.

Sono stati stimati i tassi di ospedalizzazione per asma, infezioni respiratorie e broncopneumopatia cronica ostruttiva sulla base dei dati di ospedalizzazione tra il 1993 e il 2008 nello Stato di New York, in relazione alla vicinanza dalle centrali termoelettriche e/o da siti di rifiuti pericolosi.

A partire da variazioni per età, sesso, razza, reddito medio familiare e territorio di residenza, sono stati rilevati incrementi significativi pari a 11%, 15% e 17% nei tassi stimati di ospedalizzazione per – rispettivamente - asma, infezioni respiratorie e broncopneumopatia cronica ostruttiva, negli individui di età superiore a 10 anni che vivono in prossimità di una centrale termo elettrica rispetto ad uno che non ha centrale elettrica....
I risultati dello studio concordano con l'ipotesi che l'esposizione all’inquinamento dovuto alle centrali termoelettriche e ai composti volatili provenienti dalle discariche di rifiuti pericolosi aumenta il rischio di ospedalizzazione per malattie respiratorie.
 
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03 agosto 2011

1)La modifica della governance ambientale in un mondo che cambia.2)"CARBONE SEMPRE PIU' SPORCO..":I VELENI DELLA FEDERICO II TRA GLI AGRUMETI CALABRI.

Tratto da Arpat

I cambiamenti climatici, la crescita dei consumi e l’urbanizzazione, uso sempre maggiore di risorse e nuovi rischi per la salute sono solo alcune delle pressioni globali che il mondo dovrà affrontare nel 21 ° secolo. Questi sono i risultati della valutazione svolta dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) sulle tendenze globali.

La modifica della governance ambientale in un mondo che cambia.

Cambiare la politica ambientale

Le pressioni sull'ambiente sono sempre più interconnesse e globalizzate, e richiedono un nuovo tipo di governance ambientale. L'EEA ha pubblicato un rapporto a supporto di una la valutazione globale dei Megatrends.
Esso descrive come gli attori non statali come le società multinazionali (MNC), le organizzazioni non governative (ONG) e le organizzazioni scientifiche sono sempre più coinvolti nella governance globale.
Questi attori relativamente nuovi prendono e parte alla definizione, negoziazione e attuazione della politica a livello locale, regionale e globale.

Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'EEA, ha dichiarato:......
"Tutti i tipi di organizzazioni dovrebbero essere coinvolte nella protezione dell'ambiente, in particolare quando i problemi ambientali diventano più complessi e interconnessi. Tuttavia, questo cambiamento nella natura della governance porta anche nuove sfide, per quanto riguarda le fonti di prova utilizzate nel processo decisionale. "
Nuove sfide all'orizzonte
Il rapporto mette in evidenza alcune sfide globali:
  • Carenze di risorse - l'Unione europea ha identificato 14 materiali che possono essere critici nei prossimi 10 anni: ne comprendono diverse che sono essenziali per l'hi-tech, come il gallio (usati nel settore fotovoltaico e microchip), tantalio (microelettronica condensatori), germanio (cavi in fibra di vetro) e il neodimio (magneti ad alte prestazioni) . Un altro elemento critico è il fosforo, che è necessario per la produzione di fertilizzanti. Molti di questi materiali si trovano solo in pochi paesi.
  • Capitale umano e qualità della vita - Nella maggior parte dei paesi l’età media della popolazione aumenterà in maniera significativa nei prossimi anni, ciò comporterà la necessità di cambiamenti strutturali, ad esempio in termini di organizzazione dei servizi sociali. Tuttavia, in molti paesi in via di sviluppo si avranno nel breve periodo forti incrementi di giovani. Queste differenze demografiche in tutto il mondo, in combinazione con le crescenti disparità economiche, saranno causa di crescenti correnti migratorie.
  • La tecnologia sta cambiando a un ritmo esponenziale. L'innovazione è di fondamentale importanza per l'ambiente, ma i rischi ambientali e sanitari devono essere regolamentati e gestiti in modo appropriato. Un esempio di questo cambiamento si riflette nel numero crescente di brevetti nelle economie emergenti. Inoltre, si verifica l'adozione di massa delle nuove tecnologie in tempi sempre più rapidi. Il telefono è stato inventato e dopo 35 anni è stato adottato da un quarto della popolazione degli Stati Uniti. Iil CD ha ottenuto la stessa diffusione in 12 anni, e Internet solo in sette anni.
  • L'inquinamento non è più una questione locale o regionale. Recentemente una nube di materia ricca di particelle di inquinamento è stato rilevata in Europa, dopo aver viaggiato in Asia attraverso il Pacifico, Nord America e del Nord Atlantico in soli 10 giorni. Si prevede un aumento di queste 'Brown Clouds' atmosferiche, in particolare in Asia.
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Tratto da NOALCARBONE BRINDISI

Per la Serie "CARBONE SEMPRE PIU' SPORCO........"



I VELENI DELLA FEDERICO II TRA GLI AGRUMETI CALABRI.

Si sono concluse nei giorni scorsi le indagini della Guardia di Finanza di Vibo Valentia, riguardanti l'operazione "Poison". Sei lunghi anni di rapporti commerciali tra Enel e l'azienda calabrese Fornace Tranquilla, indagata per aver interrato illecitamente fanghi ad alto potenziale inquinante e cancerogeno provenienti dalla centrale brindisina.
Un rapporto, finalizzato allo smaltimento illecito, immutato e ininterrotto a partire dall'anno 2000 fino al 2008. Per il periodo 2000-2006 è avvenuto l'occultamento di
127 mila tonnellate di rifiuti pericolosi nel sito dell'azienda Fornace Tranquilla.
A seguire, negli anni 2006-2008, l'occultamento di 100 mila tonnellate di rifiuti pericolosi nella cava della ditta Caserta in località Giammassaro di Lazzaro, agro del comune di Motta San Giovanni. In entrambi i casi veniva rappresentato falsamente il recupero dei fanghi incriminati in una fabbrica di laterizi.
Oltre 127 mila tonnellate di rifiuti pericolosi spacciati per innoqui. Le analisi chimiche sui veleni sepolti portano alla luce pericolosi inquinanti fra cui una miscela esplosiva di stagno, vanadio, nichel, solfati, fluoruri e selenio provenienti per la quasi totalità dalla centrale termoelettrica Federico II, e sversati nelle viscere della terra di Calabria, in prossimità di pescheti e aranceti.
Oltre 127 mila tonnellate di rifiuti pericolosi che se fossero stati smaltiti in discariche autorizzate avrebbero comportato per Enel un costo di oltre 22 milioni di euro.
Ai 18 indagati (manager e responsabili Enel e titolari di aziende) vengono contestati, a vario titolo e in concorso, i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico e all’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi, disastro ambientale con conseguente pericolo per l’incolumità pubblica, avvelenamento di acque e di sostanze alimentari, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, e gestione non autorizzata dei rifiuti.
Adesso gli indagati aspettano la parola del pm Mario Spagnulo titolare dell'inchiesta.

(fonte: Nuovo Quotidiano di Puglia - www.calabrianotizie.it)
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Tratto da Strilli.it

UN COMUNICATO DALLA CALABRIA: 135 mila tonnellate di rifiuti tossici, duro attacco del CNNC

Nel 2009 l'operazione "Leucopetra" aveva smascherato un'associazione a delinquere che aveva interrato in provincia di Reggio Calabria più di centomila tonnellate di fanghi tossici provenienti dalla centrale a carbone di Brindisi "Federico II", quella che Enel definisce d'avanguardia e con cui finanzia concerti, squadre di basket e......

Quando qualche settimana fa la Guardia di Finanzia informava dello smaltimento illegale in Calabria di 135 mila tonnellate di rifiuti tossici, prodotti da una "azienda leader del settore energetico", nessuno lo ha detto ma sembrava un film già visto. Oggi scopriamo, per niente sorpresi, che nelle campagne di Vibo Valentia sono state sepolte 127 mila tonnellate di sostanze tossiche e pericolosissime prodotte ancora una volta dalla centrale a carbone di Brindisi, contenenti Nichel, Vanadio, Stagno, Selenio, Floruri e Solfati: stiamo parlando di veleno per il nostro organismo.

Aldilà della verità giudiziaria che richiederà tempo ed è sempre incerta, è palese ancora una volta un'impietosa verità politica: il carbone è fonte inesauribile di veleni per l'aria, l'acqua e la terra, e viene utilizzata e proposta solo per il profitto di Enel Spa o altri speculatori energetici.
Queste sostanze, quando sono smaltite in discariche autorizzate, non sono assolutamente innocue, in quanto le attuali tecniche permettono solo di limitare l'impatto che queste hanno per la salute e l'ambiente.
Ma queste tecniche sono comunque costose, ed evidentemente qualcuno preferisce gettare i fanghi tossici direttamente nelle campagne della Calabria............

Grazie a questo sistema Enel avrebbe risparmiato, dal 2000 al 2006, circa 22 milioni di euro, mentre la nostra gente si ammala di tumori e malattie respiratorie, inconsapevole di tutta la schifezza che gli speculatori ci fanno mangiare, bere e respirare solo per gonfiare il proprio conto in banca.

Non è un caso che la Direzione Investigativa Antimafia abbia individuato nei progetti di centrali a carbone in Calabria gli interessi della 'Ndrangheta (Rapporto 2010, pag. 109).
E mentre Enel risparmia milioni e milioni di euro, chi pagherà per la nostra salute e la nostra economia agricola e turistica devastata?


Stiamo pagando amaramente il prezzo del carbone pur senza avere centrali sul territorio. Coloro che sostengono che il carbone è pulito si vergognino, ma soprattutto sappiano che mai permetteremo che altri veleni vengano prodotti sul nostro territorio, anzi, è il momento che ..... paghino per il danno che hanno prodotto.