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25 gennaio 2014

1) Centrale Enel della Spezia, la procura ha avviato un’inchiesta 2) WWF-Greenpeace: "PER BRINDISI BASTA CARBONE


Centrale Enel della Spezia, la procura ha avviato un’inchiesta

La Spezia - Un’inchiesta sulla centrale Enel della Spezia per verificare l’ipotesi di inquinamento sollevata dai comitati popolari che da tempo “combattono” contro la presenza dell’impianto in città è stata aperta dalla Procura della Spezia.
I magistrati vogliono approfondire l’operato della centrale di Vallegrande alla luce degli esposti presentati nei mesi scorsi dalle associazioni ambientaliste e da un comitato locale.
La centrale, che nei mesi scorsi ha ottenuto il rinnovo per altri otto anni dell’autorizzazione integrata ambientale da parte del ministero dell’Ambiente, è da anni nel mirino dei comitati ambientalisti spezzini, che contestano non solo l’ operato della stessa centrale ma anche le modalità con cui vengono eseguite le operazioni di scarico del carbone dalle navi. L’inchiesta, ancora nella sua fase embrionale, è guidata dal pubblico ministero Luca Monteverde.

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Brindisi, Consiglio su energia. WWF-Greenpeace: «Basta carbone!»

edipower - centrale brindisi nordOggi, 24 gennaio, si è riunito a in seduta straordinaria il consiglio comunale, per discutere in sessione monotematica il futuro energetico del capoluogo pugliese. Si tratta di un passaggio importante, tanto per la politica locale, quanto per quella nazionale e per l’economia del nostro Paese. Dal territorio brindisino proviene il 7-10 per cento della produzione elettrica nazionale.

e esprimono grande interesse per questa discussione (che il 31 gennaio dovrebbe trovare compimento nell’approvazione di un documento di indirizzo) e dichiarano congiuntamente: «La priorità per Brindisi, che ha rappresentato per anni un polo energetico di grande rilievo per il Paese, pagando per ciò un prezzo ambientale e sanitario molto alto, è quella di lasciarsi presto alle spalle la prospettiva del . Nell’ultimo anno, in Italia, la produzione con questa fonte è calata del 18,5 per cento, una quota enorme di generazione erosa dalla contrazione dei consumi e, soprattutto, dalla crescita delle rinnovabili.
 Nei prossimi anni è ragionevole ritenere che il risulti ancor meno competitivo.  
Nel frattempo, continuare a sostenere la produzione con questa fonte è solo garanzia di inquinamento e danni alla salute, al clima e all’economia: un modo pessimo per non promuovere ricerca e innovazione, per ostacolare la conversione dell’industria e lo sviluppo di nuovi progetti imprenditoriali. Per convertire alla sostenibilità il sistema energetico nazionale si può e si deve cominciare anche da Brindisi, con scelte radicali e coraggiose».

Le due associazioni auspicano che il Consiglio Comunale possa adottare un piano ambizioso di trasformazione profonda del settore energetico di Brindisi. In tal senso, Greenpeace e WWF chiedono che la centrale Brindisi Nord del gruppo A2A-Edipower (foto), un impianto vetusto e inefficiente, nonché estremamente inquinante e già praticamente fermo, sia definitivamente dismessa. Inoltre, si chiede per la centrale Federico II di Enel una immediata e drastica riduzione dei volumi di consumo annuo di carbone (con un tetto di 2,5 milioni di tonnellate, già previsto da una convenzione del 1996 mai applicata) e un piano di conversione dell’impianto a gas.
Greenpeace e WWF ricordano come la centrale Enel sia già stata classificata, da uno studio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, come l’impianto industriale più inquinante d’Italia (per inquinamento atmosferico). 
 Diverse ricerche mediche, anche di natura epidemiologica, convergano nel rilevare a Brindisi vistose anomalie nell’incidenza di alcune patologie, specie per quanto riguarda le malformazioni neonatali, correlate a inquinanti che potrebbero essere generati dalla combustione del carbone.

15 dicembre 2011

1)Unione europea: un futuro di energia pulita senza costi aggiuntivi 2)L'EEA RIVELA COSTI PER L'EUROPA per l'inquinamento atmosferico industriale fino a 169 miliardi di euro..)


Tratto da Alterntiva sostenibile
Unione europea: un futuro di energia pulita senza costi aggiuntivi 

 Greenpeace commenta con soddisfazione la "tabella di marcia" resa pubblica questa mattina dalla Commissione Europea, che dimostra come un sistema basato largamente su fonti rinnovabili ed efficienza energetica costerebbe ai contribuenti non più di un sistema fondato sulla dipendenza dalle fonti fossili e dal nucleare.

La Commissione ha esplorato cinque possibili differenti scenari di sviluppo energetico per i prossimi quaranta anni: una fondata prevalentemente sull'efficienza, una su un mix di tecnologie, una sulle rinnovabili, una sul nucleare e una sull'uso di gas e carbone (integrato dalla tecnologia Carbon Capture and Storage, CCS). I costi complessivi di investimento per questi scenari (includendo il prezzo dell'elettricità, i costi dei carburanti, gli investimenti in efficienza energetica e altri costi strutturali), sono sostanzialmente equivalenti, anche nel caso dello scenario "business as usual".

La tabella di marcia della Commissione fissa la quota di energia da fonti rinnovabili tra il 55 e il 75 per cento al 2050 - fino al 97 per cento dei consumi di elettricità. Nello scenario in cui le rinnovabili conquistano una quota preminente della produzione, al nucleare viene assegnato un peso dell'1,5% sul totale dei consumi finali, mentre alle fonti fossili l'un per cento.
"La Roadmap dimostra che investire su rinnovabili ed efficienza non comporta costi aggiuntivi rispetto all'uso delle fonti più inquinanti. È la prova che un sistema energetico al passo con le esigenze di consumo e con la tutela del pianeta non può fare a meno di energia pulita e gestione intelligente delle risorse, mentre può facilmente lasciarsi alle spalle carbone e nucleare. I dati sono inequivocabili, per quanto mai potranno fare alcuni paesi - Polonia e Francia - per negarne evidenza e senso" commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.

Greenpeace sostiene la richiesta della Commissione di prevedere obiettivi per le energie rinnovabili dopo il 2020. "Sta ora al Parlamento Europeo e ai governi dell'UE impegnarsi per obiettivi ambiziosi e vincolanti per lo sviluppo dell'energia da fonti rinnovabili da qui al 2030, così da mettere l'Europa sulla strada dello sviluppo economico e tecnologico, consolidando la leadership nella protezione del clima" conclude Boraschi.


 

 

Riceviamo e...Pubblichiamo

 

L'EEA RIVELA COSTI PER L'EUROPA  per l'inquinamento atmosferico industriale fino a 169 miliardi di euro

nel 2009.



Stimati in un rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) i costi dei danni alla salute e all'ambiente causati dall'inquinamento atmosferico derivante dai 10.000 più grandi impianti inquinanti in Europa. La metà del costo totale stimato dei danni (tra 51 e 85 miliardi di euro) è stato causato da solo 191 strutture. Il rapporto fornisce un elenco dei singoli impianti che contribuiscono maggiormente a produrre i costi dei danni alla salute e all'ambiente derivanti dall’inquinamento atmosferico di origine industriale. Gli impianti industriali oggetto dell'analisi sono grandi centrali elettriche, raffinerie, impianti di produzione industriali e alcune attività agricole. Le emissioni delle centrali elettriche hanno contribuito a determinare la quota maggiore dei costi dei danni.
Naturalmente è presente anche la centrale di Vado-Quiliano.

L' inquinamento dichiarato dalla centrale  di Vado Ligure

Co2  3670000

NOX      2550

SOX       4150

PM10       N.R

NMVOC   N.R

NH3          14,8

Total aggregato di costi per danni  ( in millioni di Euro)



Low 'VOLY' 169

High 'VSL'    248

Tratto da European Enviroment Agency

L'EEA RIVELA I COSTI PER L'EUROPA  per l'inquinamento atmosferico industriale fino a 169 miliardi di €nel 2009, 

L'inquinamento dell'aria  proveniente da 10.000  dei più grandi impianti inquinanti in Europa   ha provocato  per  i cittadini dei costi  tra i 102  e 169 miliardi di Euro  nel 2009. Questo è stato uno dei risultati di una nuova relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) che ha analizzato i costi dei danni alla salute e all'ambiente causati dall'inquinamento atmosferico. La metà del costo totale dei danni (tra 51 e 85 miliardi di € ) è stato causato da solo 191 strutture.

 Il rapporto, che rivela i costi dell'inquinamento atmosferico provocato dagli impianti industriali in Europa', fornisce un  elenco dei singoli impianti (list of the individual facilities)che contribuiscono maggiormente al danno. "La nostra analisi rivela gli elevati costi causati dall' inquinamento di centrali termiche ed altri impianti industriali di grandi dimensioni", ha detto la professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo del EEA.
"I costi stimati sono calcolati utilizzando  le emissioni indicate dagli stessi impianti. Utilizzando gli strumenti impiegati dai decisori politici per valutare danni alla salute e l'ambiente, ci ha rivelato alcuni dei costi nascosti di inquinamento. Non possiamo permetterci di ignorare questi problemi ", ha aggiunto la professoressa McGlade.
Gli impianti industriali oggetto dell'analisi sono grandi centrali elettriche, raffinerie, produzione di processi di combustione e industriali, rifiuti e alcune attività agricole.  Le Emissioni delle centrali elettriche hanno contribuito  con la quota maggiore dei costi dei danni (stimati in 66-112miliardi di € ). Altri contributi significativi ai costi dei danni complessivi provenienti da processi produttivi ( 23-28miliardi di €) e produzione di combustione ( 8-21miliardi di € ). Settori esclusi dall'analisi dell' EEA comprendono il trasporto, le famiglie e le attività dell' agicultura- se questi fossero  stati inclusi i costi di inquinamento sarebbero ancora più alti.

  • Calcolo dei costi economici da emissioni

    Il rapporto utilizza i dati pubblicamente disponibili presso il  registro europeo delle emissioni European Pollutant Release and Transfer Register (E-PRTR). . L'analisi si basa su strumenti politici esistenti e  su dei metodi, come ad esempio i metodi sviluppati in Clean Air dell'UE per l'Europa . Sulla base delle diverse metodologie, si calcola una serie di costi stimati  di danni derivanti da emissioni di sostanze inquinanti dell'aria segnalata da quasi 10 000 singoli impianti per l'E-PRTR.
    Gli inquinanti presi in esame sono regionali inquinanti atmosferici (NH 3, NO x, PM 10, SO 2, composti organici volatili (COV)), i metalli pesanti (arsenico, cadmio, cromo, piombo, mercurio e nichel), microinquinanti organici (benzene, policiclici idrocarburi aromatici (IPA) e diossine e furani) e CO 2.


    Leggi l'articolo integrale con traduzione simultanea su

    European Enviroment Agency

     Industrial air pollution cost Europe up to €169 billion in 2009, EEA reveals
    Figure 2. Cumulative distribution of the 2 000 E-PRTR facilities with the highest damage costs
     Context/Note to editor
    It is important to note that the report does not assess whether the emissions from industrial facilities included in the E-PRTR are consistent with the legal permitting conditions for the operation of these plants.
    The EEA has recently released a number of other publications addressing various aspects of air pollution in Europe. These include:


     

03 ottobre 2011

CARBONE , ogni dollaro di energia due sono di danni



Tratto da QualEnergia

Con il carbone, ogni dollaro di energia due sono di danni


Ogni dollaro speso in carbone ne causa 2 di danni e, senza contare l'impatto sul clima e le relative conseguenze, le centrali a carbone Usa costano all'ambiente e alla salute degli statunitensi circa 53 miliardi all'anno.

Il carbone è una fonte di elettricità economica solo perché i danni che provoca all'ambiente, al clima e alla salute umana vengono scaricati sulla collettività. A sostegno di questo concetto sono stati pubblicati diversi studi che cercano di quantificare economicamente le esternalità negative di questa fonte.

L'ultimo, intitolato “Environmental Accounting for Pollution in the United States Economy”, arriva appunto dagli Usa ed è stato pubblicato sull'American Economic Review  di agosto Le conclusioni del report (che prendiamo sintetizzate da Think Progress e da Legal Planet, blog di politiche ambientali curato dalle facoltà di legge di Berkley e dalla Ucla) mostrano appunto che i danni per ogni chilowattora prodotto bruciando carbone costano economicamente il doppio rispetto al prezzo di mercato di quello stesso chilowattora.

In totale, è l'impressionante conto fatto nello studio, le centrali a carbone Usa pesano per un quarto del GED del paese (ossia delle gross external damages, quantificazione del complesso delle esternalità negative). Un danno causato soprattutto dall'aumento di mortalità legato al biossido di zolfo e, in maniera minore, agli ossidi di azoto e al particolato fine.

Secondo lo studio il conto dei danni ambientali e sanitari delle centrali a carbone Usa per il sistema paese è di 53 miliardi di dollari all'anno. Una cifra impressionante specie se si ricorda che il calcolo si limita a considerare le emissioni di alcuni inquinanti per via aerea e non comprende altre esternalità, come ad esempio quelle legate all'estrazione del minerale, ma sopratutto non tiene conto dell'impatto delle emissioni di CO2 sul clima e delle relative conseguenze, enormi ma difficili da quantificare.

Se si aggiungesse al conto una stima conservativa dei danni legati alle emissioni di CO2, si spiega nello studio, il conto delle esternalità negative salirebbe del 30-40%. Ipotizzando che ogni tonnellata di CO2 emessa causi danni per 65 $ (ma secondo altri studiosi il conto sarebbe molto più salato) ogni chilowattora prodottoda carbone costerebbe al paese 0, 21 dollari.

Il carbone è responsabile di circa il 41% delle emissioni mondiali di gas serra e del 72% di quelle per la produzione di elettricità (dati riferiti al 2007). L'ultimo studio che ha tentato una quantificazione economica delle esternalità negative di questa fonte è "The true cost of coal" di Greenpeace.

Tra malattie respiratorie, incidenti nelle miniere, piogge acide, inquinamento di acque e suoli, perdita di produttività di terreni agricoli e cambiamenti climatici, aveva calcolato l'associazione, nel 2007 il carbone a livello mondiale aveva fatto danni per 356 miliardi di euro.  
In Cina dove si fa ricorso al carbone per i due terzi del fabbisogno energetico nazionale - aveva segnalato un precedente rapporto,  sempre realizzato da Greenpeace in collaborazione con alcuni economisti cinesi - i costi esterni del carbone sono pari a 7 punti di prodotto interno lordo.
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Tratto  NoalcarboneBrindisi

 

Anche io voglio bene alla chimica ed alle centrali.

Di Maurizio Portaluri.
Anche io voglio bene all'industria chimica ed energetica italiana che detiene gli insediamenti nel nostro territorio, ha raggiunto tanti successi, dà lavoro a tante famiglie.
Purtroppo contribuisce anche a rendere la nostra città un'area ad alto rischio di crisi ambientale.

Gliene voglio perchè ritengo che non sia bene nascondere la verità che la riguarda e cioè che, sebbene le poche misure disponibili dicano che la legge sulle emissioni viene rispettata, vi è una quantità di sostanze che non sono misurate e che, insieme a quelle misurate, si diffondo nell'ambiente, nelle cose, nelle piante e nelle persone.
Queste sostanze sono nocive per le cose e per gli esseri viventi e la letteratura scientifica internazionale, quella che studia lo stato di salute delle popolazioni residenti vicino alle diverse produzioni, dimostra che la salute viene meno a causa di quelle sostanze.

Di fronte a questa singolare concentrazione di attività l'atteggiamento delle istituzioni è stato sinora a dir poco troppo tollerante. La recente conferenza dei servizi sulla centrale Brindisi Nord, praticamente in pieno centro cittadino, conferma questo incredibile comportamento delle istituzioni locali.
Se i cittadini non prendono coscienza di questa relazione asimmetrica tra grandi industrie ed istituizioni, si tradisce la verità ed ogni possibilità di riscatto e di miglioramento viene vanificata.
Andare a chiarire fin dove sono penetrate nei corpi e nelle cose le nocività emesse è condizione indispensabile per un discorso nella verità.
I cittadini consapevoli sanno che si devono mettere dei freni all'inquinamento e che questo richiede azioni politiche non sporadiche che usino le armi della verità e della denuncia.

Se le istituzioni chiedono soltanto il favore di rispettare e tutelare i cittadini, si mettono in una posizione di minorità, ci fanno fare e fanno una figura misera, da questuanti.

Così come ripetere che il rispetto per l’ambiente e la salute dei cittadini devono diventare argomenti centrali per questo territorio ma non si fa niente per mettere in chiaro come e quanto questo rispetto sia mancato, sono solo parole al vento.


Chi ha il potere, non può sottrarsi al dovere delle indagini epidemiologiche tra i lavoratori ed i cittadini.

Maurizio Portaluri

30 agosto 2011

TUMORI :IL PUNTO DI NON RITORNO! POTENZIAMENTO A CARBONE PUNTO DI NON RITORNO?

Riportiamo due recenti articolo del nostro blog perchè facciano riflettere i nostri lettori ma a soprattutto perchè facciano comprendere agli amministratori e ai politici IL GRANDE PESO CHE RICADE SULLE LORO SCELTE .TUMORI:PUNTO DI NON RITORNO!
GLI OCCHI DI QUESTO BIMBO PARLANO DA SOLI E CI AUGURIAMO SIANO DI SERIO AMMONIMENTO PER CERCARE FINALMENTE UNA VIA DIVERSA ....CHE METTA AL PRIMO POSTO LA TUTELA DEI NOSTRI BAMBINI E DELLE POPOLAZIONI.
Tratto dal Bog di Beppe Grillo


E' arrivato il punto di non ritorno, a fare ammazzare dall'inquinamento noi stessi e i nostri figli io non ci sto più.

Si può fare qualcosa e da subito.

Proibire tutti gli inceneritori sul suolo italiano.
Eliminare la diffusione di sostanze cancerogene da parte delle aziende con nuove leggi e denunciando per procurata strage gli imprenditori che scaricano arsenico, cromo, benzene, toluene, etilbenzene e diossine nell'ambiente e i politici che lo permettono.
Un dato della dottoressa Gentili è drammatico: in Italia itumori aumentano del 3,2% all'anno nei primi dodici mesi di vita, la morte è trasmessa ai neonati dal corpo delle loro madri. L'avvelenamento dell'aria e dell'acqua è stato tollerato come se morire di tumore fosse la cosa più naturale del mondo, ma ora la musica deve cambiare.

Maledetti coloro che speculano sulla salute delle persone per fini di lucro, per indifferenza o per un pugno di voti.

"Caro Beppe,
dopo aver letto il post del professor Domenighetti la tentazione di cominciare a prendere un pò di aspirina è forte: una riduzione del 20% del rischio di morire di cancro dopo solo cinque anni lascia stupefatti!

C'è però un problema non secondario ed è che ancora una volta si va sulla strada della "riduzione del danno" e non sull'eliminazione delle cause, sulla strada della prevenzione primaria, della assoluta ed inderogabile necessità di ridurre l'esposizione delle popolazioni alle sostanze tossiche e cancerogene.

Nei dati sottostanti ti riporto le tonnellate di inquinanti - di cui alcuni cancerogeni certi per l'uomo - emessi in Italia in un anno "a norma di legge", dai soli grandi impianti: tieni conto che si tratta di sostanze persistenti, bioaccumulabili e che anno dopo anno, generazione dopo generazione si accumulano nei nostri corpi e si trasmettono alle generazioni successive.

Saprai dei limiti ampiamente derogati per l'arsenico nelle acque italiane, dello spostamento - grazie al Decreto Legge 155 del 13/08/10 - al 31 dicembre 2012 del divieto di superamento di un nanogrammo a metro cubo per ilbenzo(a)pirene [ e sempre a condizione che ciò non comporti costi spropositati per le aziende...], delle 150.000 tonnellate di pesticidi ogni anno utilizzati in agricoltura e che poi si ritrovano ampiamente nelle acque superficiali e profonde (vedi rapporto ISPRA "Monitoraggio nazionale dei pesticidi nelle acque", dati 2007-2008).
Insomma, ben venga anche l'aspirina, ma non diamo l'illusione che sia la risoluzione dei problemi di salute e non dimentichiamo che non potremo certo dare l'aspirina ai nostri bambini, in particolare ai lattanti in cui, nel primo anno di vita (dati AIRTUM 2008), i tumori aumentano nel nostro Paese di ben il 3.2% ogni anno!

Se non comprendiamo che il nostro sistema di vita e di sviluppo è insostenibile e non lo rallentiamo al più presto e ad ogni costo, con regole equamente distribuite e rispettate, ci comportiamo ancora una volta come scellerati predoni e se un'aspirina al giorno ridurrà il nostro personale rischio di cancro, non sarà purtroppo questa a migliorare lo stato di salute dei nostri figli e lo stato dell'ambiente in cui li costringiamo a vivere, o meglio, a sopravvivere."

Patrizia Gentilini, oncologa

ALCUNI INQUINANTI IMMESSI IN ARIA ED ACQUA IN ITALIA IN UN ANN
O

Arsenico e composti:emis. aria kg/a 1981,3, emis. in acqua 6035,3
Cadmio e composti: emis. aria kg/a 825,5, emis. in acqua 2207,5
Cromo e composti:emis. in aria kg/a 11063,5, emis, in acqua 128963,1
Nichel e comp.:emis. in aria kg/a37247,3, emis.in acqua 43365,8
Benzene, toluene, etilbenzene, xileni (BTEX): emissioni in aria kg/a 540499,6 (**), emis. in acqua 175067,8
Mercurio (Hg) e composti: emis. in aria kg/a 2821,2, emis. in acqua 1065,9
Piombo e composti: emis in aria kg/a 97063,6, emis. in acqua17903,5
Diossine (PCDD) + furani (PCDF): emis. in aria g/a 103,0
(*)Nel 2005 (dal registro nazionale INES)
(**) solo benzene

Ora il Secondo Post

1)TEATRO CHIABRERA :POTENZIAMENTO A CARBONE PUNTO DI NON RITORNO?



POTENZIAMENTO A CARBONE PUNTO DI NON RITORNO?

Finalmente il 18 febbraio è quasi arrivato: l'appuntamento con i VALENTI MEDICI,con l'ESPERTO AMBIENTALE e con i loro Grandi Bagagli di Conoscenze e Competenze per chiarire i nostri dubbi ;
ma ci attende anche un' occasione per incontrare gli amici di CIVITAVECCHIA, TARQUINIA,BRINDISI,PORTO TOLLE,ROSSANO CALABRO CHE TANTI CHILOMETRI STANNO FACENDO PER PORTARCI IL LORO FORMIDABILE CONTRIBUTO DI CONOSCENZE,DI VITE VISSUTE CON L' INCUBO DEL CARBONE ( "di sempre più carbone" )E LA LORO STRAORDINARIA VOGLIA DI NON ARRENDERSI ma DI CONTINUARE A LOTTARE PER I LORO FIGLI E PER I LORO TERRITORI .
Li ringraziamo anticipatamente tutti per la loro straordinaria collaborazione ma..... vorremmo anche ringraziare tutti coloro che riterranno importante essere con NOI DOMANI SERA a dimostrare con la loro presenza CHE IL PROBLEMA non li lascia indifferenti ma ANZI , COME NOI CONFIDANO E RICERCANO UN DOMANI DIVERSO con forme di energia PIU' RISPETTOSE DEL NOSTRO AMBIENTE E DELLA NOSTRA SALUTE.

LE ALTERNATIVE ESISTONO...............




NON SONO PENSABILI ANCORA 40 ANNI COSI'.....





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2)PORTO TOLLE WWF: UNA FOLLIA ECONOMICA E AMBIENTALE LA CENTRALE A CARBONE.

Tratto da Italia news.it

PORTO TOLLE WWF: UNA FOLLIA ECONOMICA E AMBIENTALE LA CENTRALE A CARBONE

La riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle è una mera follia non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello energetico ed economico, ricorda il WWF Italia nel giorno della pubblicazione del decreto del ministero dello Sviluppo Economico che dà il via libera alla conversione a carbone della centrale termoelettrica Enel a Porto Tolle, in provincia di Rovigo.
A livello mondiale il ruolo del carbone è in progressivo declino,specie nei Paesi già industrializzati.
Negli USA, uno dei maggiori utilizzatori di tale fonte energetica, lo scorso anno non è stata costruita (o iniziata a costruire) NESSUNA nuova centrale a carbone mentre ne sono state dismesse ben 48.
Stando ad alcune proiezioni realizzate da società di analisi dei mercati, entro il 2015 negli Stati Uniti potrebbero essere fermate centrali a carbone per una potenza complessiva compresa tra i 30 e i 70 GW.

Perché l'Italia, in presenza di un surplus di gas a livello mondiale scelga il carbone sarebbe un mistero, se non fosse spiegabile con dinamiche tra l'Enel e altre compagnie.
Perché il Governo italiano lo consenta, a fronte di una gestione delle emissioni di CO2 inesistente, in un Paese che ha affrontato gli impegni di Kyoto senza uno straccio di piano credibile, non è invece comprensibile e accettabile.
Ancor più difficile da comprendere la Regione Veneto che, mentre rimane sorda alla preoccupazione non solo degli ambientalisti, ma di molti settori sociali per
la nuova centrale a carbone, che rappresenta una minaccia per la salute e per le attività economiche quali l'agricoltura -il carbone è la maggiore fonte di inquinamento da mercurio,
la Regione Veneto indice una moratoria per gli impianti fotovoltaici a terra, opponendosi allo sviluppo delle rinnovabili.

Insomma, il Veneto guarda al passato mentre il mondo va verso le rinnovabili e l'efficienza energetica.

Ci auguriamo che i cittadini del Veneto manifestino la propria opinione e si oppongano a tale logica, unendosi al WWF e tante altre associazioni (non solo ambientaliste ma che rappresentano anche importanti realtà economiche) che stanno lavorando da molto tempo contro questo progetto distruttivo, anche attraverso azioni giudiziarie e legali.

Per concludere guardatevi questo video ,già più volte riportato ,inerente la problematica CARBONE NELLA CENTRALE FEDECO II DI BRINDISI .
APPELLO DA BRINDISI A CIVITAVECCHIA
: PERCHE' PER I NOSTRI TERRITORI NEL FUTURO ANCORA SEMPRE CARBONE?


25 agosto 2011

Non solo inquinamento dell' Ilva: Taranto contro lo Stato?

Tratto da" La Voce dell'Emergenza"

Inquinamento: Taranto contro lo Stato?

Non solo Ilva: la storia della città racconta di un territorio martoriato. Ma oggi potrebbe arrivare il conto
La triste vicenda delle cozze inquinate conferma sostanzialmente un’ipotesi su cui la Provincia di Taranto sta lavorando dal 2009, con il contributo tecnico e legale degli avvocati Bonfrate e Leogrande: l’avvio delle procedure di richiesta di risarcimento allo Stato per disastro ambientale’. Lo dichiara in una nota Gianni Florido presidente della Provincia.

‘Era ed e’ del tutto evidente, infatti, che la centenaria presenza di opifici industriali nella citta’ – continua – abbia determinato una sedimentazione dei fattori inquinanti, fino ad un certo periodo storico incontrollata. Tale sedimentazione e i danni da essa provocati sono la diretta conseguenza di un uso subalterno e senza scrupoli del nostro mare, della nostra terra, della nostra aria.
Ecco perche’ la richiesta di risarcimento per disastro ambientale al Governo, cosi’ come nelle previsioni della normativa europea e dello stesso Codice dell’ambiente italiano, risulta assolutamente motivata’.

‘Nello specifico, non e’ superfluo ricordare – sottolinea Florido – che nel primo seno del mar Piccolo di Taranto vi e’ stata e ancora vi e’ una rilevante presenza industriale, militare e civile, il cui apice si e’ verificato negli anni di punta dell’arsenale e degli ex cantieri navali Tosi, prima privati, al servizio del ministero della Difesa e poi, a partire dal 1962, a gestione pubblica. Per altro verso, a produrre rilevanti danni per l’aria sono state le ingombranti presenze, tutte pubbliche, della vecchia Italsider, dell’Eni e della Cementir’.

OGGI – Florido auspica che “nell’incidente probatorio per la verifica dei danni correlati alla salute e all’ambiente nel procedimento penale riguardante il gruppo siderurgico Ilva, si aggiungano anche i danni correlati prodotti nel primo seno del mar piccolo, in coerenza alla nostra richiesta di risarcimento danni allo Stato.” Quello dell’Ilva è un tema caro ai tarantini e non solo, ma oggi sembra muoversi qualcosa in più. “Nella prossima riunione della Consulta per lo Sviluppo – continua il Presidente – gia’ fissata per il 29 agosto, proporro’ a tutti i soggetti istituzionali e sociali di unirsi a sostegno di questa procedura, anche con iniziative di mobilitazione. D’altra parte, appare del tutto offensivo che ogni volta che si procede alla ripartizione di fondi pubblici nazionali ed europei, la citta’ e la provincia di Taranto, cosi’ pesantemente colpiti da questi storici pesi ambientali, debbano sempre accontentarsi delle briciole. A beneficio di chi ha la memoria corta – sottolinea Florido – desidero inoltre ricordare che la Provincia di Taranto, insieme ai mitilicoltori e alle universita’ di Siena, La Sapienza di Roma e Cagliari, realizzo’ uno studio assai dettagliato sulle possibili modalita’ di disinquinamento del mar Piccolo. Nel mentre procedevamo con i lavori di approfondimento e di studio, coordinati dal professore Focardi, allora rettore dell’ateneo di Siena e di cui naturalmente conserviamo gli atti, con un colpo di spugna furono disimpegnati dagli organi regionali e nazionali i 26 milioni a sostegno di tale operazione.

Di qui l’invito a tenere alta la guardia nell’interesse della nostra comunita’ e a difesa della salute e dell’ambiente’, conclude il presidente della Provincia.
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Inquinamento dell’' aria e salute: la situazione in Italia


Pubblichiamo uno stralcio da Nature.it
di Valerio Pignatta

Tratto da Scienza e Conoscenza n. 36

.......Il Commissario UE per l’ambiente Janez Potočnik ha affermato nel maggio scorso che in Italia sono ancora troppe le città dove per ogni 10.000 abitanti muoiono più di 15 persone prematuramente a causa del particolato.

L’Italia, tuttavia, non si è mai adeguata alle direttive europee e il ministero dell’Ambiente non ha mai portato a termine un piano di risanamento nazionale della qualità dell’aria.


Sottili, sottilissime, onnipresenti: le polveri

Le Polveri sottili sono le nanoparticelle più incriminate per il danno che possono apportare alla salute umana. Si tratta di particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico è uguale o inferiore a 10 millesimi di millimetro. È materiale costituito da fumo, polvere e microgocce di sostanze liquide che provengono da processi di combustione dei motori a scoppio o da impianti di riscaldamento, attività industriali, inceneritori,centrali a carbone, usura di pneumatici ecc.
Queste particelle restano sospese nell’aria e possono provocare asma, problemi cardiovascolari, cancro ai polmoni e morte prematura. Poca cosa.
L’anno scorso, l’oncologo membro dell’ISDE, Patrizia Gentilini, ricordava in una lettera aperta al presidente del Consiglio che i contaminanti ormai presenti costantemente in aria e acqua hanno raggiunto livelli disastrosi per la nostra salute. Come esempio, riportava quello della diossina.

Di contro a un limite per questa sostanza «che l’OMS raccomanda per gli adulti di 2 pg (pico grammi)/kg, un bambino di Brescia, residente nel sito contaminato della Caffaro ne ha assunto 1.200 pg/kg/die con il latte materno, a Taranto 400 pg e in Toscana, in prossimità di un inceneritore circa 80» . I dati di questo dramma sono assolutamente ufficiali ed è possibile visionarli nel sito nazionale dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (oggi ISPRA).
Un altro studio ufficiale è “EpiAir – Inquinamento e salute: sorveglianza epidemiologica e interventi di prevenzione”, coordinato dal prof. Francesco Forastiere del Dipartimento di epidemiologia dell’ASL Regione Lazio. Lo studio, condotto in 10 città sulla mortalità e i ricoveri della popolazione adulta per il periodo 2001-2005, conferma l’effetto immediato e rilevante di PM10, NO2 e O3 su tutte le cause di morte esaminate e in particolare sui bambini

Bel Paese, da incubo

....... Continuano a convivere in noi convinzioni legate a una percezione del Bel Paese che non è più.

Se si redigesse una mappa dell’inquinamento del nostro territorio nazionale andando a localizzare le tonnellate di rifiuti bruciati da tutti gli impianti presenti in Italia, i grandi agglomerati industriali (acciaierie, poli chimici ecc.), le centrali a carbone e geotermiche, credo avremmo grosse sorprese.

Ogni lembo di territorio ha ormai il suo ecomostro da combattere e in ogni zona è presente il relativo comitato di valenti oppositori che se ne occupa. Siamo in una società di Don Chisciotti consapevoli, inferociti nella loro battaglia a fronte di una massa inebetita dalle trasmissioni mediatiche tranquillizzanti che ricordano le pillole della felicità di Fahrenheit 451.......

È la situazione paradossale che l’essere umano si trova a vivere oggi. E come tutte le crisi questa rappresenta anche la nostra opportunità di riscatto e di creazione di un mondo migliore.

Migliore come mai l’abbiamo avuto, perché ora davvero la conoscenza è, per tutti, alla portata di un clic.

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