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12 febbraio 2018

Studio scientifico :Inquinamento da traffico e salute dei nascituri .

Tratto da Universomamma

Inquinamento da traffico e salute 

dei nascituri: lo studio scientifico

L’inquinamento da traffico fa male alla salute, questo lo sappiamo già. Quello che invece ci dice una recente ricerca scientifica è quanto faccia male lo smog ai bambini quando sono ancora nella pancia della mamma. Lo studio è dell’Imperial College London ed è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica The BMJ.

Inquinamento da traffico e salute dei nascituri

Lo studio ha preso in esame donne incinte e i loro bambini residenti a Londra, ma i risultati si possono applicare anche alle altre città europee, soprattutto quelle con elevati livelli di traffico stradale e dunque di inquinamento dell’aria.
I ricercatori londinesi hanno scoperto che l’esposizione all’inquinamento da traffico stradale a Londra durante a gravidanza è collegata ad un incremento del rischio di bambini sottopeso alla nascita dopo una gravidanza a pieno termine.
Lo studio ha esaminato anche gli effetti dell’inquinamento acustico sulla gravidanza e sul feto, senza trovare tuttavia correlazioni.
Già altri precedenti studi avevano dimostrato un legame tra le malattie dell’infanzia, le complicazioni in gravidanza e l’inquinamento dell’aria.
Lo studio dell’Imperial College London, invece, ha esaminato il legame tra l’esposizione in gravidanza all’inquinamento acustico e dell’aria del traffico stradale e due esiti di peso alla nascita: neonati sottopeso, meno di 2.500 grammi, e troppo piccoli per l’età gestazionale.
I ricercatori hanno usato i registri nazionali britannici per esaminare più di 540.000 nascite a pieno termine di bambini vivi tra il 2006 e il 2012 nell’area metropolitana di Londra. Hanno registrato l’indirizzo di casa della madre al momento della nascita dei loro bambini e hanno stimato i livelli medi di inquinanti del traffico come
  • ossidi di azoto (NOx),
  • diossido di azoto (NO2)
  • e particolato fine (PM2,5) dalle fonti di scarico e non di scarico del traffico inclusi i freni o l’usura dei pneumatici)
  • e il particolato più grande (PM10).
Anche I livelli di rumore durante il giorno e il traffico notturno sono stati stimati.
Dopo aver analizzato i dati con l’impegno di modelli statistici, i ricercatori hanno scoperto che gli aumenti degli inquinanti dell’aria legati al traffico stradale, soprattutto il PM2,5 erano correlati
  • al 2%-6% di aumentate probabilità di basso peso alla nascita
  • e all’1%-3% di aumentate probabilità per i neonati di essere piccoli per l’età gestazionale.
Gli stessi dati sono stati rilevati anche dopo aver preso in considerazione l’inquinamento acustico. Va precisato, come abbiamo detto sopra, non è stata provata scientificamente la correlazione tra l’esposizione in gravidanza al rumore del traffico e il peso del bambino alla nascita.
Nonostante questo, gli studiosi hanno affermato di non poter escludere la possibilità di un legame in un’area di studio con una gamma più ampia di esposizioni al rumore. Questo significa che la correlazione tra inquinamento acustico in gravidanza e basso peso alla nascita se non è dimostrato non è da escludere.
La conclusione degli autori dello studio è che l’inquinamento atmosferico causato dal traffico stradale può influenzare in modo significativo la crescita fetale.
Inoltre, hanno accertato che nel 2013 la concentrazione media annua di PM2.5 era di 15,3 grammi per metro cubo e hanno stimato che la riduzione della concentrazione di PM2,5 del 10% avrebbe evitato ogni anno al 3% (90) dei bambini di Londra di nascere sottopeso dopo una gravidanza a pieno termine.
Ecco perché sono necessarie politiche di tutela ambientale e di miglioramento della qualità dell’aria. Non solo per proteggere la salute dei bambini e assicurare loro uno sviluppo sano mentre sono ancora nella pancia della mamma, ma anche, in prospettiva, di contenere i costi della futura spesa sanitaria. Le persone che stanno male costano.
I ricercatori dell’Università di Edimburgo sono stati ancora più drastici e duri nel loro giudizio, sostenendo che questi dati se già sono preoccupanti se riferiti alle realtà del Regno Unito, in una prospettiva globale annunciano una catastrofe di salute pubblica. Ecco perché è compito dei politici proteggere la salute delle donne e dei bambini non ancora nati.
Questo studio ha il compito di promuovere la consapevolezza che l’esposizione in gravidanza alle particelle aeree inquinanti è dannoso per i bambini non ancora nati. Tuttavia, non basta la consapevolezza del problema, occorre a agire per rimuoverlo o almeno ridurlo.
Dello studio si è occupato il magazine scientifico News Medical Life Sciences.

10 febbraio 2018

DSA per i Veleni a Taranto: un macigno che pesa anche sullo sviluppo cognitivo dei bambini

TARANTO – Da tempo cercavamo di ottenere i dati provinciali e comunali relativi all’incidenza di casi di bambini e ragazzi con diagnosi certa di DSA (disturbi specifici di apprendimento) a Taranto.
A differenza di altre regioni (una su tutte l’Emilia Romagna) che hanno pubblicato in collaborazione col MIUR i dati regionali e provinciali dei casi di DSA, suddivisi per fasce di età e scuole frequentate, ci risulta che la Regione Puglia non abbia mai reso pubblici in modo sistematico i dati che ogni scuola possiede e che comunica agli organi competenti (Provveditorato e Ministero Istruzione).
Per DSA si intende una serie di disturbi nell’apprendimento di alcune abilità che ogni bambino e ragazzo dovrebbe sviluppare nel corso della frequenza scolastica. Questi disturbi interessano soprattutto la sfera del linguaggio, della lettura e del calcolo matematico.
Molto spesso i disturbi non sono evidenti e non causano particolari difficoltà nell’iter scolastico dei soggetti che ne sono interessati, sempre che questi ricevano il giusto aiuto con metodi appropriati di insegnamento e con l’utilizzo di opportuni ausili didattici.
I principali disturbi DSA sono: dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia, disturbi del linguaggio. Dal 2015 è scattato per le scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado l’obbligo di pubblicare, nella piattaforma del MIUR SCUOLA IN CHIARO, tutti i dati relativi a: CONTESTO (caratteristiche della popolazione scolastica, caratteristiche territoriali e sociali, risorse economiche, risorse professionali), ESITI (risultati scolastici rapportati a quelli nazionali ed europei), AUTOVALUTAZIONE, PRIORITÀ e TRAGUARDI RAGGIUNTI.
In pratica, secondo gli obiettivi del Ministero dell’Istruzione, ogni scuola diventa trasparente e questo può facilitare la scelta dell’istituto giusto per i nuovi iscritti e nel contempo, sfruttando lo strumento di autovalutazione, essere lo stimolo per migliorare offerta didattica e formativa.
Nel dicembre 2016, è stata presentata una prima tranche di uno studio coordinato dal Prof.Lucchini, docente di Medicina del Lavoro all’Università di Brescia, che valutava i possibili effetti dei metalli pesanti,misurati nel sangue e nelle urine dei bambini di varie scuole di alcuni quartieri di Taranto, sullo sviluppo cognitivo, sulle capacità attenzionali e sul Q.I. dei bambini.
Secondo Lucchini, al netto dell’incidenza dei livelli socio-culturali delle famiglie di provenienza, la maggiore o minore vicinanza alle fonti inquinanti determinava effetti differenti sui parametri misurati, con una oggettiva situazione di svantaggio per i primi.
Dalle schede di SCUOLA IN CHIARO emerge che per le scuole tarantine più prossime all’area industriale il problema DSA è effettivamente riportato e incide  in modo significativo sulle attività didattiche. Siamo andati a verificare quanto riportato su questo aspetto nelle schede di autovalutazione delle scuole dei quartieri più prossimi alla grande industria.
Ecco per esempio quello che riporta la scheda del complesso Vico Deledda  che presenta 17 casi di DSA certificata (leggi qui): “…recenti indagini dell’ISS su un campione significativo di alunni hanno evidenziato l’incidenza degli agenti neurotossici di provenienza industriale sulla capacità di apprendimento e sui disturbi evolutivi che si aggiungono all’impoverimento cognitivo legato allo svantaggio culturale”.
Anche le schede delle scuole Giusti (Tamburi) e Consiglio (Taranto Vecchia) indicano una incidenza abbastanza alta (10%) di bambini con bisogni educativi speciali, pur senza specificare il numero di casi certi di DSA.
Un problema assolutamente prioritario questo, forse non meno importante di quello relativo all’incidenza di patologie tumorali. A Brescia l’equipe del Prof. Lucchini sta svolgendo indagini molto approfondite sul problema intossicazione da metalli pesanti, allargando le indagini anche a una patologia quale il Parkinson.
Al di là degli studi e delle indagini dell’ISS eventualmente in corso e i cui risultati saranno probabilmente noti solo tra molti mesi, sarebbe opportuno accendere un focus sul problema con la creazione di un vero e proprio registro dei disturbi cognitivi nei bambini e negli anziani, così come avviene in altre regioni.
Andrebbe inoltre potenziata la diagnosi precoce di questi disturbi che, se non trattati immediatamente, potrebbero causare danni permanenti nello sviluppo cognitivo futuro dei soggetti interessati.
I metalli pesanti si concentrano soprattutto nel suolo e nella falda e permangono per tempi molto lunghi e facilmente entrano nella catena alimentare attraverso acqua e vegetali. È questo un problema di cui troppo poco si parla e tanto meno viene affrontato da chi, forse troppo superficialmente, dichiara che a Taranto tutto va meglio e che i parametri ambientali sono tornati nella norma. Continua  a leggere su inchiostro verde

09 febbraio 2018

Inquinamento fa commettere crimini..... lo rivela uno studio.

Tratto da Greenstyle

Inquinamento fa commettere crimini..... lo rivela uno studio.


L’inquinamento non è dannoso esclusivamente per il corpo, ma ha ripercussioni anche sulla mente e sul comportamento. Respirare aria inquinata ci renderebbe più propensi a commettere crimini o a prendere decisioni poco etiche.
A sottolinearlo sono i ricercatori della Columbia Business School di New York, che hanno analizzato le informazioni sull’inquinamento atmosferico e sulla criminalità negli ambienti urbani per 9.360 città americane. I dati sono stati raccolti in un periodo di 9 anni.
Le informazioni sull’inquinamento atmosferico comprendevano dettagli su 6 principali inquinanti e per quanto riguarda i crimini sono stati analizzati dati relativi a 7 tipi di reati, tra i quali l’omicidio e la rapina. Gli inquinanti presi in considerazione erano il particolato, il biossido di azoto, il biossido di zolfo, il monossido di carbonio, l’ozono troposferico e il piombo.
Dallo studio è emerso che le città con livelli più alti di inquinamento tendevano ad avere un numero maggiore di reati. I dati sono rimasti evidenti anche tenendo conto di altri potenziali fattori come la popolazione totale, il tasso di povertà e di disoccupazione o il numero di dipendenti delle forze dell’ordine..... Continua su Greenstyle
Leggi anche su Il Fatto Quotidiano

Lo smog inquina anche gli animi: l’esposizione all’inquinamento associata a più criminalità

Lo rivela uno studio Usa pubblicato sulla rivista Psychological Science e condotto da Jackson Lu della Columbia University. "Questa ricerca rivela che l’inquinamento ha potenzialmente dei costi etici che vanno al di là del ben noto fardello che esso pone su salute e ambiente", sostiene Lu 
Lo smog inquina anche gli animi: l’esposizione all’inquinamento associata a più criminalità
Non solo danni alla salute. Lo smog inquina anche gli animi: l’esposizione a inquinamento atmosferico, infatti, è associata a comportamenti meno etici, più disonesti e a maggiore frequenza di criminalità. 

08 febbraio 2018

Ansa: Greenpeace, Generali investe in carbone, Sos inquinamento

Tratto da Ansa 

Greenpeace, Generali investe in carbone, Sos inquinamento

 © ANSA

Rapporto Dirty Business su centrali superinquinanti in Polonia

ROMA - Generali ha un ruolo di primissimo piano nella copertura assicurativa delle principali centrali a carbone della Polonia, tra cui le più inquinanti di tutta Europa per la quantità di CO2 emessa. A puntare il dito contro il colosso italiano delle assicurazioni è Greenpeace, che oggi pubblica il report "Dirty Business", lanciato dalla rete internazionale Unfriend Coal, di cui fa parte Re:Common.

Il rapporto rivela come alcune compagnie assicurative sostengano finanziariamente il comparto carbonifero in Polonia, settore in grande espansione, con 10 gigawatt di nuove centrali e 3,2 miliardi di tonnellate di lignite da miniere a cielo aperto. Tra le centrali finanziate da Generali ci sono Kozienice, secondo impianto più grande d'Europa, Turow, che secondo gli ambientalisti inquina l'acqua potabile di circa 30mila persone, e Opole, che passerà da circa 1.500 a oltre 3 mila megawatt di capacità e che già emette 5,8 milioni di tonnellate di CO2 l'anno.

La centrale di Turow e la centrale di Belchatow per Greenpeace sono le più inquinanti di tutta Europa, responsabili di migliaia di morti premature stimate, ma la compagnia energetica polacca PGE intende costruire nuovi impianti a carbone per una capacità di 5.260 megawatt.

In particolare, si afferma nel rapporto, fra il 2016 e il 2017, Generali ha aumentato il suo portafoglio di investimenti in azioni della polacca PGE e di altre aziende del settore per un totale di 9,7 milioni di euro di investimento. Una mossa in controtendenza, afferma Greenpeace, rispetto ad altre compagnie assicurative, come Axa, Allianz e Aviva, che invece dal 2015 hanno cominciato a disinvestire dal business del carbone per circa 16 miliardi di euro.

Di qui l'appello di Alessandro Runci di Re:Common e di Luca Iacoboni di Greenpeace Italia: "È giunto il momento per il Leone di Trieste di decidere se prendere la leadership nel settore seguendo l'esempio virtuoso di Axa, o se invece rendersi responsabile della peggiore catastrofe sanitaria e climatica associata alla promozione di una fonte energetica così obsoleta come il carbone".

Ilva di Taranto , Legambiente presenta ricorso al TAR

Tratto da Inchiostro Verde +

Ilva, Legambiente presenta ricorso al TAR

copertura parchi ilva
L’inizio dei lavori per la copertura dei Parchi minerali dell’Ilva è un fatto importante, ma da solo non basta. Per Legambiente infatti rimane dirimente il nodo della valutazione sanitaria. Non è ammissibile attendere, in silenzio, una valutazione del danno sanitario che a posteriori confermi quello che già oggi sappiamo riguardo i rischi per la salute derivanti da una produzione superiore alle 6 milioni di tonnellate annue di acciaio, ottenute dal solo ciclo integrale.
 Lo dicono chiaramente i dati riportati nella Valutazione del Danno Sanitario effettuata da Arpa ed Ares Puglia e dalla ASL di Taranto, che nessuno fino ad oggi ha mai confutato. Questo uno degli elementi principali alla base della scelta dell’associazione di presentare il ricorso al TAR ad adiuvandum di Regione Puglia e Comune di Taranto.
.....«Ci auguriamo – dichiarano Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale di Legambiente e Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – che riparta una discussione vera, che coinvolga tutti i soggetti interessati e che si giunga a risultati che diano a cittadini e lavoratori la garanzia che i drammi del passato non si ripetano in futuro. Siamo consapevoli che il ricorso al Tar non sia la “madre di tutte le battaglie”, ma al tempo stesso rappresenta un atto “normale”, un diritto previsto dal nostro ordinamento, che abbiamo ritenuto di esercitare, intervenendo ad adiuvandum dei ricorsi presentati da Comune e Regione, come extrema ratio, viste le risposte che ancora oggi non sono pervenute, e per provare ad ampliare le garanzie e le tutele per l’ambiente e per la salute dei cittadini di Taranto e dei lavoratori dell’Ilva. Fiduciosi nella possibilità di accoglimento, anche parziale, delle nostre ragioni, continuiamo a chiedere che si giunga ad un accordo che sposti più in alto l’asticella delle tutele ...Leggi tutto 

summit del Global catholic climate movement ad Assisi: disinvestire dai combustibili fossili

Tratto da greenreport

Il Movimento cattolico mondiale per il clima ad Assisi: disinvestire dai combustibili fossili

Campagna internazionale con l’adesione di 40 istituzioni e organizzazioni cattoliche di tutto il mondo
[8 febbraio 2018]
Si è conclusa nella città di San Francesco la tre giorni del Global catholic climate movement (Movimento cattolico mondiale per il clima ), ospitata dall’Istituto Serafico di Assisi, che ha indicato i temi prioritari e stilato una  road map di avvicinamento agli obiettivi della campagna internazionale per il disinvestimento dalle fonti fossili.
L’Istituto Serafico di Assisi, dove si è tenuto il summit del Global catholic climate movement,  è un centro specializzato nella ricerca medico-scientifica e riabilitazione di giovani con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali.....
Gli organizzatori del meeting al quale hanno partecipato delegati provenienti da Polonia, Argentina, Ecuador, Brasile, Usa e Italia, ricordano che «Sono passati quattro mesi da quando 40 istituzioni e organizzazioni cattoliche in rappresentanza di ogni parte del pianeta hanno annunciato di aver abbondonato il sostegno finanziario ai combustibili fossili e gettato le basi per un’economia a impatto zero di carbonio. Proprio ad Assisi, città di San Francesco e luogo sacro profondamente significativo per 1,2 miliardi di cattolici in tutto il mondo, meta ogni anno di numerosi pellegrinaggi, tre diverse organizzazioni religiose il Sacro Convento, la Diocesi e l’Istituto Serafico di Assisi hanno scelto di aderire alla campagna sulla base anche degli insegnamenti di Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sì, che sottolinea l’importanza di dar vita a un modello che sia più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale e che preveda un’accelerazione  nel processo di transizione dalle fonti fossili di energia a quelle rinnovabili».
Si è trattato di una tre giorni all’insegna della condivisione, dei contatti con il mondo religioso e delle istituzioni e un primo lavoro di stesura di azioni ed obiettivi che vedrà sia la città di Assisi che il Serafico come fulcro delle attività del Movimento in Italia, con l’obiettivo costante di vedere l’enciclica  Laudato Si’  di Papa Francesco tradotta in buone prassi, azioni e iniziative a salvaguardia del creato e dell’ambiente dove viviamo.....

07 febbraio 2018

Per portare l'ambiente al centro della campagna elettorale

Tratto da greenreport
Dagli scienziati italiani un appello (e una proposta di dibattito pubblico) ai politici

La scienza al voto, per portare l’ambiente al centro della campagna elettorale

Nell’ultimo secolo le temperature medie globali sono salite di quasi 1 °C, quelle italiane il doppio. Impattando su lavoro, sicurezza e salute
Che c’entrano l’ambiente e i cambiamenti climatici con temi come lavoro, sicurezza, immigrazione, salute, tasse e sviluppo economico che – quando va bene – si fanno largo nella campagna elettorale? Se la risposta che affiora alle labbra è “niente”, sappiate che è quella sbagliata: l’ambiente non è cosa separata e diversa dal lavoro e dall’economia, ma è anzi al cuore della questione. Per questo 19 tra i maggiori scienziati italiani che si occupano di cambiamenti climatici e ambiente – raccolti nel Comitato scientifico La scienza al voto – hanno deciso di mobilitarsi mettendo all’erta politici e opinione pubblica su quelle criticità ambientali che hanno (e avranno sempre di più) ripercussioni sulle nostre attività produttive, sul nostro territorio e sulla nostra stessa salute.
«Non si tratta – spiega Antonello Pasini, climatologo Cnr e coordinatore del Comitato – di aggiungere un tema alla campagna elettorale, bensì di capire che solo tenendo conto del contesto ambientale si possono individuare le migliori soluzioni per risolvere i problemi che affliggono il paese. Noi infatti abbiamo elaborato proposte di intervento scientificamente fondate e le abbiamo declinate nelle priorità dei cittadini: come ottenere più lavoro, come gestire l’immigrazione, come garantire la sicurezza, come controllare la pressione fiscale......
I mutamenti climatico-ambientali – avvertono infatti gli scienziati – sono un fenomeno globale che già oggi è particolarmente evidente in Italia. Se a causa dell’attività umana il pianeta si sta riscaldando in maniera inequivocabile (le temperature medie globali sono aumentate di almeno 0,5 °C nell’ultimo trentennio e di quasi 1 °C nell’ultimo secolo), nel nostro Paese i cambiamenti climatici corrono già oggi molto più della media globale: le temperature medie sono aumentate di almeno 1 °C nell’ultimo trentennio e di quasi 2 °C nell’ultimo secolo, un incremento praticamente doppio. Ovviamente quello del riscaldamento globale resta appunto un problema globale, e in questo l’Italia è chiamata a fare la sua parte nel negoziato internazionale, ma con quale credibilità se a livello nazionale le emissioni di gas serra equivalgono (Ispra, 2015) a ben 433 milioni di tonnellate l’anno di CO2 e sono tornate a crescere? Circa l’85% delle emissioni – ricordano gli scienziati – sono dovute al settore energetico, industriale e dei trasporti (sostanzialmente le combustioni fossili): l’azione in questi settori è dunque di fondamentale importanza, e sarebbe in grado di dare una spinta robusta (anche) al mercato del lavoro. Con circa 97.000 occupati, oggi l’Italia si piazza ad esempio al quarto posto fra i Paesi Ue con la maggiore quota di posti di lavoro legati al settore delle rinnovabili dopo Germania (322.300), Francia (162.100) e Gran Bretagna (109.200), un dato che può e deve crescere ancora molto.
A quest’asse portante se ne affiancano poi altri, come la necessità stringente di rendere più circolare – ovvero, in grado di mantenere più a lungo il valore delle materie prime nei cicli di produzione e consumo – la nostra economia. Come spiegano dal Comitato scientifico, l’Italia necessita dunque di ricerca e sviluppo di prodotti progettati secondo i principi dell’economia circolare, del risparmio energetico e del ridotto consumo di materie prime, la riconversione del settore manifatturiero (con graduale rilocalizzazione delle industrie – consumare meno, produrre meglio, produrre qui), la creazione di una compiuta filiera del riciclo, l’introduzione di incentivi legati all’impatto ambientale della produzione e della distribuzione (carbon tax?). Le ricadute occupazionali saranno in questo caso dirette e indirette, grazie al nuovo sviluppo delle esportazioni di beni e servizi con alto valore aggiunto, e quanto più velocemente verrà promossa la transizione, tanto più velocemente saremo in grado anche di esportare tecnologie e conoscenze.........Leggi tutto 

06 febbraio 2018

Per L' inquinamento, l'appello dei pediatri: "I bambini sono i più vulnerabili"

Tratto da La Repubblica

Inquinamento, l'appello dei pediatri: "I bambini sono i più vulnerabili"

PER RENDERSENE conto non è necessario consultare la mappa delle polveri sottili. Basta mettere il naso fuori dalla finestra: la Pianura Padana è una camera a gas. E mentre il deferimento alla Corte Europea del nostro Paese, colpevole di non rispettare le norme sulla qualità dell’aria in vigore nell’Unione, si delinea come uno scenario sempre più probabile, l’Associazione Culturale Pediatri richiama l’attenzione sui rischi per la salute dei bambini. Nel valutare il peso delle determinanti ambientali sulla salute globale, un rapporto del 2016 dell’Organizzazione mondiale della sanità calcolava come il 23% delle malattie fosse più o meno direttamente legato alla qualità dell’ambiente. Una percentuale che nei bambini aumenta fino al 26%.
 
LEGGI - Unicef, 17 milioni di bambini al di sotto di un anno respirano aria tossica

"La gravidanza e i primi anni di vita rappresentano una finestra di plasticità in cui l’organismo è particolarmente vulnerabile. Le lesioni che avvengono in questo periodo possono avere conseguenze estremamente gravi per la salute" premette Giacomo Toffol, coordinatore del gruppo di pediatri che ha elaborato la nuova edizione del manuale “Inquinamento e salute del bambino" edito da Il Pensiero Scientifico Editore. Nel grembo materno, crescita e differenziazione cellulare procedono estremamente spedite: in questa fase l’esposizione a sostanze tossiche ha una maggiore possibilità di provocare mutazioni e anomalie congenite. Ma i rischi non si esauriscono alla nascita. Nei primi anni di vita, i bambini sono come delle spugne: a parità di unità di peso, mangiano cinque volte, bevono quattro volte e respirano due volte in più rispetto agli adulti. "L’assorbimento è perciò molto maggiore. Ecco perché a nostro parere i limiti e le soglie dei vari inquinanti dovrebbero essere tarati sui bambini e non sugli adulti" prosegue Toffol, ricordando come l’inquinamento sia correlato a un ampio ventaglio di patologie.
 
LEGGI - Ilva di Taranto, la marcia dei bambini contro l'inquinamento

Dalla premortalità in gravidanza alle malattie respiratorie e cardiovascolari, passando per disturbi dello sviluppo neurologico e tumori, districare la correlazione di un singolo fattore di rischio dalla matassa di sostanze a cui siamo quotidianamente esposti è un’impresa impossibile. "La conta delle polveri sottili è il modo più comodo e rapido per misurare l’inquinamento ma è estremamente riduttivo" ragiona il pediatra. L’inquinamento può presentarsi in innumerevoli forme, come i pesticidi presenti negli alimenti o le onde elettromagnetiche emesse da quei dispositivi elettronici ormai ubiquitari. E può spingersi perfino dentro le nostre case. "Istintivamente siamo portati a credere che gli ambienti domestici siano un rifugio dall’inquinamento esterno ma non è così -  prosegue il collega Paolo Regini - Spesso la qualità dell’aria è la stessa di quella esterna e inoltre ristagnano sostanze e molecole nocive prodotte dalle nostre attività".
 
Tra gli indagati c’è ancora troppo spesso il fumo delle sigarette, ma anche le polveri rilasciate dal toner delle stampanti e i composti volatili che si liberano dai detergenti e dall’impiallacciatura dei mobili. "La prima linea di difesa è controllare nelle etichette dei prodotti cosa ci stiamo portando a casa. Inoltre, è importante arieggiare di frequente gli ambienti e moderare l’utilizzo dei prodotti domestici", suggerisce Regini. Pari attenzioni dovrebbero ricevere le scuole, dove i bambini trascorrono buona parte della loro giornata. "Non è un mistero, la maggioranza delle nostre scuole sono vecchie, costruite seguendo criteri di salubrità oggi superati. Ancor più che tra le mura di casa, il ricambio dell’aria è perciò fondamentale, al pari di tutti quegli accorgimenti che evitano l’accumulo di polveri" prosegue il pediatra, auspicando per il personale scolastico corsi di formazione dedicati.
 
Le conseguenze dell’esposizione cronica alle varie sorgenti di inquinamento non fanno scalpore come una frattura ossea, sono infide ed emergono a distanza di anni. Per la presa di coscienza è perciò imprescindibile la sensibilizzazione dei genitori e di chi segue lo sviluppo del bambino. "E' un tema scomodo, molto chiacchierato e poco agito. Basti pensare che fino a qualche anno fa la correlazione tra 
ambiente e salute era del tutto assente dal percorso formativo dei pediatri -  conclude Toffol. - Non dobbiamo pensare solo alle azioni da intraprendere durante le catastrofi, alcune misure quotidiane di comprovata efficacia per ridurre il rischio esistono. Basta iniziare ad adottarle".

04 febbraio 2018

Polveri dell'Ilva, confermati i risarcimenti per gli abitanti del rione Tamburi


Tratto da Inchiostro Verde

Polveri Ilva, confermati i risarcimenti per gli abitanti del rione Tamburi

Ilva - tamburi

Gli abitanti del quartiere Tamburi che hanno subito danni dallo sversamento delle polveri dell’Ilva provenienti dai parchi minerali e sono stati costretti a lasciare le loro case, hanno diritto al risarcimento (in via equitativa) del 20% del valore degli immobili al momento della domanda. E’ quanto ha stabilito la sentenza numero 45 del 31 gennaio 2018 della Corte d’appello di Lecce, che ha confermato la sentenza con la quale il giudice Maggi aveva accolto la richiesta di risarcimento danni formulata dai proprietari degli appartamenti dello stabile di via De Vincentis del quartiere Tamburi di Taranto. Gli importi sono compresi tra i 12 e i 16 mila euro ad appartamento. La Corte d’appello ha così rigettato l’impugnativa presentata dall’Ilva.  A spiegare i contenuti della sentenza è stato l’avvocato tarantino Massimo Moretti, che ha rappresentato in giudizio le famiglie dello stabile del rione a ridosso del Siderurgico. (Ansa)

Inquinamento dell' aria : tra Ministro all’Ambiente e Commissario UE tira una brutta aria

Tratto da La Voce di NewYork

Inquinamento: tra Ministro all’Ambiente e Commissario UE tira una brutta aria

Bacchettata dall' Unione Europea: "Ogni anno 400mila persone muoiono per l’incapacità di affrontare il problema"

Botta e risposta a distanza tra il quasi ex Ministro dell’ambiente Gianluca Galletti  e il Commissario europeo all’ambiente, il maltese Karmenu Vella, sulle condizioni dell’aria.
Tutto è iniziato alcuni giorni fa con l’ultimatum lanciato dal Commissario europeo: “Non possiamo continuare a rinviare, non ci sono nuove scadenze. Se i Paesi hanno nuove misure da metter sul tavolo devono farlo al più tardi entro lunedì”. E ha convocato i ministri dell’Ambiente di nove Paesi.
Quella della qualità dell’aria è una diatriba che va avanti da molti anni. Numerosi gli sforamenti soprattutto nelle metropoli più popolose: in molte città europee, le centraline che servono per misurare le emissioni nell’aria hanno sforato i limiti consentiti per oltre 31 giorni (un livello già fin troppo concessivo). Lo scorso anno, però, un report della Commissione aveva evidenziato numerose criticità che avevano costretto la Commissione europea a chiedere interventi drastici per ridurre le emissioni.
A distanza di un anno da quell’ultimatum Vella ha avvertito: “La sola cosa che tratterrà la Commissione da andare in Corte Ue [e avviare le procedure di infrazione, n.d.r.] è che quanto i Paesi mettono sul tavolo permetta di raggiungere i target senza ritardi. Le scadenze sono passate da tempo, e non possiamo permetterci altri rinvii”. Un avvertimento rivolto a Italia, Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna. Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia (tutti Paesi in cui sarebbero maggiori i superamenti dei limiti stabiliti per l’inquinamento atmosferico).
ambiente
 .....Immediata la replica del commissario Vella:  “La Commissione ha costantemente affermato la sua volontà di agire in grande sui grandi temi. E non ci sono argomenti più grandi della perdita di vite umane dovuta all’inquinamento dell’aria. In primo luogo, voglio sottolineare che ho invitato i ministri a Bruxelles perché la mia maggiore preoccupazione, che è anche la maggiore preoccupazione della Commissione, è la protezione dei cittadini. Quando dico cittadini intendo sia le persone che già soffrono a causa dell’inquinamento dell’aria sia tutte le altre persone a rischio: i bambini affetti da asma e i loro genitori; i genitori affetti da patologie polmonari ostruttive e i loro figli”.
Il vero problema infatti, non è se l’Italia (o uno degli altri paesi accusati di sforare i limiti) rispetta o meno le regole imposte da Bruxelles. Il vero problema è, come ha sottolineato Vella, che non si tratta di una questione burocratica: “Ogni anno, la vita di un numero spropositato di cittadini giunge prematuramente a termine a causa dell’inquinamento dell’aria. Ancora oggi, nel 2017, 400 mila persone giungono ogni anno a morte prematura a causa dell’incapacità gravissima e diffusa di affrontare il problema. E molte altre soffrono a causa di malattie legate alla qualità dell’aria che si potrebbero evitare”.
Numeri che giustificano, eccome, la bacchettata ai Paesi inadempienti: “Permettetemi un richiamo in merito alla procedura legale in corso – ha detto Vella –  Le scadenze per soddisfare gli obblighi giuridici sono state ormai da tempo superate. Secondo alcuni, abbiamo atteso già fin troppo a lungo. Ora non possiamo più rimandare”.....
“Aria sempre più irrespirabile, ed emergenza smog ormai cronica”.....
Sforamenti che, secondo gli esperti, avrebbero causato non solo costi per il sistema sanitario e impatti rilevanti sugli ecosistemi, ma un numero impressionante di morti premature: secondo i report dell’Agenzia ambientale europea (Eea) quelle  attribuibili all’inquinamento atmosferico nel Bel Paese sono oltre 60mila l’anno. Ma non basta la stima dell’Agenzia Ambientale Europea (Eea), parla anche di 2.900 morti premature riconducibili all’ozono solo in Italia (13.600 in Europa nel 2015).
Numeri che confermano le preoccupazioni del commissario europeo Vella, ma che dovrebbero soprattutto richiamare l’attenzione dei cittadini sulla gestione dell’ambiente di molte città italiane.........Leggi tutto qui

Siamo quello che respiriamo: l’inquinamento ambientale aumenta il rischio di tumore

Tratto da La Stampa

Siamo quello che respiriamo: così l’inquinamento ambientale aumenta il rischio di tumore

Meno inquinanti atmosferici migliore salute per tutti..... Si potrebbe sintetizzare così la necessità di migliorare le condizioni di salute della popolazione mondiale e la difficoltà nel concretizzare realmente tale obiettivo, riducendo effettivamente i livelli di inquinamento. 
«Noi non siamo solo quello che mangiamo, ma anche l’aria che respiriamo. E, di questi tempi, la nostra aria non gode di ottima salute!- spiega il dottor Diego Serraino Direttore della SOC Epidemiologia Oncologica e del Registro Tumori del Friuli Venezia Giulia, IRCCS Centro di Riferimento Oncologico di Aviano - L’inquinamento ambientale e le possibili ricadute sullo stato di salute della popolazione continuano a destare una crescente preoccupazione nei cittadini e nelle persone responsabili della salute pubblica e sanitaria. Tuttavia, sebbene prioritarie, le azioni tese a salvaguardia della salute devono forzatamente trovare un difficile equilibrio con altri aspetti cruciali della nostra organizzazione sociale, in primis le dinamiche occupazionali (la questione sociale), il rispetto dell’ambiente (la sostenibilità ambientale) e lo sviluppo tecnologico.  

La ricerca di questo equilibrio si inserisce in un complesso scenario caratterizzato da un aumento della sensibilità dell’opinione pubblica con frequenti segnalazioni di presunte aggregazioni di malattie in aree caratterizzate dalla presenza di sorgenti inquinanti, in particolare tra le persone che risiedono in prossimità di insediamenti industriali, inceneritori, strade statali e autostrade, porti e aeroporti». 

Gli inquinanti ambientali sono cancerogeni?  
A questa domanda, nel corso degli anni, hanno cercato di rispondere moltissimi studi scientifici: le evidenze fin qui raccolte permettono di affermare l’esistenza certa di un nesso di causalità fra esposizione a vari inquinanti atmosferici (innanzitutto le polveri sottili, il famoso PM10 ) e insorgenza del carcinoma polmonare e l’esistenza di un’associazione fra inquinamento atmosferico e aumentato rischio di carcinoma della vescica. A tal proposito il dottor Serraino commenta: «Quasi 8 italiani su 10 ritengono che l’inquinamento atmosferico occupi il primo posto tra le minacce per l’ambiente; molti di essi collocano l’inquinamento atmosferico tra le principali cause di malattia e morte, soprattutto tra i bambini e gli anziani.  

I numeri in tal senso, purtroppo, parlano chiaro - prosegue il dottor Serraino- l’aria inquinata è in qualche modo coinvolta, direttamente o indirettamente, come concausa per la presenza di altri importanti fattori di rischio quali il fumo di sigarette o malattie già presenti,in circa 80-90.000 delle 550.000 morti che si registrano ogni anno nella popolazione italiana. Sono molte le malattie, soprattutto a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, che possono insorgere o in vicinanza a episodi di picchi di inquinamento (la cosiddetta “emergenza smog”) o anche dopo decenni, come conseguenza di esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico. È per questo motivo che a pagarne più pesantemente le conseguenze sono i cittadini delle aree urbane o metropolitane, dove si concentrano più fonti di inquinamento atmosferico, dal traffico autoveicolare alle emissioni industriali, al riscaldamento domestico o alla contemporanea presenza di porti e aeroporti. Malattie respiratorie acute quali asma e bronchiti ricorrenti sono le più frequenti complicanze a breve termine dell’inquinamento atmosferico ma non rappresentano un pericolo immediato per la vita. Al contrario, invece, dell’infarto del miocardio che è una delle più frequenti morti causate dall’aria inquinata». 

Tumori e inquinanti ambientali: qual è la situazione in Italia?  
Quando si parla di genesi tumorale e inquinanti ambientali nel nostro Paese, non possono non venire alla mente i casi di cronaca relativi alla Terra dei fuochi o all’Ilva a Taranto: nello specifico, attualmente in Italia, esistono più di 40 siti di interesse nazionale per le bonifiche denominate SIN, ovvero aree in cui è stata registrata una contaminazione ambientale di tale rilevanza da indurre allarme sociale per chi vi abita......  
   

Cosa fare concretamente per limitare gli inquinanti ambientali?  
La risposta a questa domanda non è né univoca né scontata. E’ bene essere realisti e sapere che è difficile approntare soluzioni efficaci nel breve termine, ma è anche giusto avere la consapevolezza che molto è stato fatto sia in Italia, sia in Europa, e rispetto ad alcuni anni fa, i livelli di inquinamento dell’aria sono migliorati e raramente si eccedono i livelli di legge definiti a livello europeo. 

Il dottor Serraino puntualizza: «I limiti normativi stabiliti dall’Europa tuttavia, non sono ritenuti ancora sufficienti per la salvaguardia della salute umana dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che spinge per ulteriori progressi. Non è chiaro se esista una dose soglia al di sotto della quale le concentrazioni di inquinanti nell’aria non siano più dannose per la salute umana, ma è ben noto che a ogni aumento di PM10 di 10 microgrammi per metro cubo di aria, il rischio di malattia e morte aumenti del 4-8%. Ecco quindi che è necessario ridurre il più possibile la concentrazione degli inquinanti, non solo di PM10 ma anche l’ozono, il monossido di carbonio, i derivati dello zolfo e dell’azoto». 

«In effetti - aggiunge infine Serraino - andando a confrontare i valori limite di legge con quelli suggeriti dall’OMS, emerge un vertiginoso aumento della quota di popolazione esposta a concentrazioni di inquinanti atmosferici dannosi per la salute. Prendendo, ad esempio, l’esposizione al PM10, circa il 20% della popolazione italiana è esposta a concentrazioni medie annuali superiori ai limiti di legge: al contrario, questa percentuale sale a circa il 60% usando il criterio suggerito dall’OMS. Simili osservazioni valgono per l’ozono e gli altri inquinanti gassosi o particolati». 

01 febbraio 2018

«Per i Comuni la tutela dell’ambiente e della salute è una priorità»?

«Per il Comune la tutela dell’ambiente e della salute è una priorità»
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Tratto da ilpiacenza.it

«Per il Comune la tutela dell’ambiente e della salute è una priorità»

Risultati immagini per qualità dell'aria
Inquinamento atmosferico, la risposta dell’assessore Mancioppi all’associazione dei consumatori Codacons: «A breve promuoveremo un incontro con le due società concessionarie delle autostrade, proprio per definire misure di mitigazione e compensazione ambientale alle emissioni»
«Per il Comune la tutela dell’ambiente e della salute è una priorità»
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A seguito dell’annuncio del Codacons di un imminente esposto nei confronti dei Comuni - tra i quali è compresa Piacenza - che hanno superato i limiti di legge per la qualità dell’aria, l’assessore all’Ambiente Paolo Mancioppi risponde alle osservazioni dell’associazione dei consumatori. «L’Amministrazione comunale è consapevole del fatto che l’inquinamento atmosferico sia il principale responsabile di effetti negativi sulla salute dei cittadini. Proprio per questo, la nostra attenzione in tal senso è massima e l’impegno rigoroso, ben oltre i provvedimenti che abbiamo assunto, nei mesi scorsi, in linea con il Piano regionale integrato e con il nuovo accordo di programma che Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto hanno sottoscritto con il Ministero dell’Ambiente nel giugno 2017»......
«Per il Comune la tutela dell’ambiente e della salute è una priorità»
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Non dimentichiamo che il nostro territorio comunale è attraversato da due arterie autostradali che hanno un forte impatto emissivo, sul quale il Comune non ha potere alcuno: a breve promuoveremo un incontro con le due società concessionarie, proprio per definire misure di mitigazione e compensazione ambientale alle emissioni autostradali, in modo da ottenere risorse finanziarie da dedicare al miglioramento della qualità dell'aria, potenziando il trasporto pubblico locale e la mobilità ciclabile»....“
«Per il Comune la tutela dell’ambiente e della salute è una priorità»
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Credo tuttavia che in questa battaglia si debba stare tutti dalla stessa parte: amministrazioni pubbliche, cittadini e associazioni. Laddove ci sono inadempienze, posso comprendere la legittima presa di posizione, ma non è questo il caso del Comune di Piacenza, per il quale la tutela dell’ambiente e della salute pubblica è una priorità».“
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