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20 luglio 2020

L’elettrosmog è dannoso. Ecco qualche rimedio per difendersi!

Tratto da ComeDonchisciotte

L’elettrosmog è dannoso. Ecco qualche rimedio per difendersi!

Inquinamento elettromagnetico: come ridurre l'esposizione all ...L’inquinamento elettromagnetico, detto anche elettrosmog, è una delle conseguenze del progresso tecnologico. Ma, in estrema sintesi, di cosa si tratta? È un inquinamento causato dalle onde radio emesse dai campi elettromagnetici non ionizzanti, ossia che rientrano in un range di frequenze che va da 0 Hz alle frequenze di radiazioni visibili come, per esempio, il laser. Quello che a noi interessa, però, è: l’elettrosmog è dannoso per la nostra salute? E se sì, quanto? E se è nocivo, esistono delle precauzioni per difenderci?

L’identikit dell’elettrosmog Sembra un bel quadro ma si tratta, invece, di elettromagnetismo
Sento parlare di elettrosmog da anni così, quando mi è capitata l’occasione di assistere – lo scorso 15 gennaio – a una serata informativa che trattava di campi elettromagnetici e geopatie e su come possiamo difenderci, ho colto la palla al balzo. Mi sono , così, fatta un quadro generale della situazione che vorrei condividere con voi.
Le onde dirette e i raggi gamma che riceviamo costantemente, se siamo in movimento sono meno dannosi, se stiamo tanto tempo fermi in un posto, possono addirittura contribuire a far fermare il nostro cuore. L’infarto, infatti, accade quando stai fermo e non quando sei in movimento. Le onde – per non essere nocive al nostro organismo – vanno “armonizzate”, per cui non si tratta di schermarle totalmente che non sarebbe possibile, ma di renderle armoniche con le nostre onde vibrazionali. Noi siamo antenne ricetrasmittenti e le nostre cellule comunicano tra loro attraverso esse. Si tratta di non permettere alle onde dell’ambiente di interferire con le nostre onde vitali per non avere gravi problemi nel lungo periodo.
L’atto di armonizzare le onde elettromagnetiche per recuperare il nostro equilibrio, si chiama biorisonanza.
Perché è così importante conoscere l’elettrosmog?
Dal 2013 – a oggi – sono state avviate ricerche sempre più approfondite sull’inquinamento elettromagnetico e dall’inizio del 2019 sono disponibili i risultati di indagini iniziate negli anni ’70, quando la situazione era ancora molto diversa da quella attuale.
Il telefonino se usato in modo scorretto può essere molto dannoso per la salute: lo confermano più istititi di ricerca scientifica
L’OMS – Organismo mondiale della salute – nel 2011 dichiara che il telefonino è un oggetto cancerogeno di serie 2B, ossia un possibile pericolo quindi per i tumori all’orecchio. Gli studi dimostrano che le radiofrequenze possono provocare rotture a livello di DNA. Il cranio dei bambini è molto più penetrabile dalle onde di quello di un adulto in quanto il corpo di un bimbo contiene il 70%di acqua contro il 50%di una persona in età matura.
Si chiama PHONEGATE, lo scandalo sulle esposizioni alle onde elettromagnetiche i cui valori limiti erano stati superati di 4 volte da parte di diversi marchi di cellulari, da oltre venti anni.
Secondo l’Istituto Ramazzini di Bologna – un centro per la ricerca indipendente e la prevenzione del cancro e delle malattie di origine ambientale – i risultati ottenuti con le cavie sono stati gli stessi dell’America, ossia che troppa esposizione alle onde radio dei cellulari può essere causa di tumori al sistema nervoso, che influenza il muscolo cardiaco e il suo funzionamento fino ad arrivare – in casi estremi – al blocco cardiaco.


Per quanto riguarda l’Italia è stato creato un sito dove viene spiegato, in maniera non molto allarmistica sull’uso corretto dei cellulari.

Sette regole base per proteggersi
1- Evita di stare a contatto diretto del cellulare anche se stai parlando 
2- Utilizza cuffie e vivavoce
3- No cellulare vicino a seno e cuore, no vicino organi riproduttivi (tasca davanti del pantalone), no attaccato all’orecchio
4- Quando dormi cellulare almeno a un metro dal cuscino (anche la radiosveglia)
5- No chiamate in macchina dato che l’auto muovendosi continua a far cercare l’onda al tuo cellulare per cui l’elettrosmog è più elevato
6- Il cellulare emette sempre radiazioni sia che venga utilizzato oppure no, perché è in continua ricerca di campo e aggiornamenti
7- No cellulare ai bimbi piccoli. Se proprio lo vogliono, metterlo in modalità aereo


Una legge europea del 2011
Le informazioni della comunità scientifica considerate da diversi organismi internazionali – tra cui il Consiglio d’Europa – hanno portato alla Risoluzione 1815 del 27 maggio 2011 che raccomanda agli Stati membri di:
 intervenire per diminuire l’esposizione umana all’inquinamento elettromagnetico prestando attenzione a bambini e ragazzi;
 evitare l’uso di reti wireless nelle scuole, come pure l’utilizzo di telefoni cellulari da parte di bambini e ragazzi;
 applicare il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, considerando la crescente esposizione della popolazione alle onde elettromagnetiche e, in particolar modo, l’esposizione dei gruppi vulnerabili come bambini e ragazzi.

Molte associazioni sono nate a sostegno di queste normative come, per esempio, la A.P.P.L.E. fondata dal professor Gino Levis che fu il primo a parlare di elettrosmog in conferenze aperte.
A.P.P.L.E. – Assiciazione per la Prevenzione e la lotta all’ELETTROSMOG

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Marco Grondacci. Decreto Semplificazione: la VIA non è un bollino da staccare più velocemente possibile

Tratto da Note di Grondacci 

Decreto Semplificazione: la VIA non è un bollino da staccare più velocemente possibile


Con gli articoli 50 e 51 del Decreto Legge 16 luglio 2020, n.76 Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale” (QUI)  è stato modificato il testo unico ambientale (DLgs 152/2006 e s.m.i.) in relazione alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, in particolare riducendo tutti i termini procedurali ma anche relativi alla consultazione del pubblico.  
Con il presente post, nella prima  parte, analizzo criticamente le più significative modifiche apportate dal Decreto Legge in oggetto per poi svolgere nella seconda parte un ragionamento sui principi  di diritto comunitario in materia di VIA palesemente violati, a mio avviso, dal provvedimento legislativo in esame.  

16 luglio 2020

Svolta sul 5G, accolte in Europa le istanze degli avvocati sardi Scifo e Appeddu

Tratto da castedduonline

Svolta sul 5G, accolte in Europa le istanze degli avvocati sardi Scifo e Appeddu

I potenziali rischi per la salute da esposizione ai campi elettromagnetici, prodotti dalla tecnologia 5G, verranno valutati da organismi indipendenti che affiancheranno l’ICNIRP (Commissione Internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti) nelle cui linee guida ha sempre escluso ogni sorta di rischio per la salute.La Commissione Eu preannuncia grandi rivoluzioni. I potenziali rischi per la salute da esposizione ai campi elettromagnetici, prodotti dalla tecnologia 5G, verranno valutati da organismi indipendenti che affiancheranno l’ICNIRP (Commissione Internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti) nelle cui linee guida ha sempre escluso ogni sorta di rischio per la salute.

Questo ripensamento da parte della Commissione EU era inaspettato viste le posizioni favorevoli espresse in precedenza sul 5G e sull’affidabilità delle linee guida di ICNIRP.

In Europa, a rompere i giochi degli interessi finanziari e a riaprire la discussione su uno dei temi internazionali più dibattuti di questi tempi, sono gli avvocati sardi Francesco Scifo e Alberto Appeddu. Le tesi dettagliate degli avvocati hanno consentito alla Commissione EU di valutare i potenziali rischi sulla salute derivanti dalla tecnologia 5G e di far luce sul conflitto d’interessi di ICNIRP, società privata notoriamente legata all’industria delle telecomunicazioni.

Chi legifera non può che affidarsi ai dati della Ricerca e alle Raccomandazioni degli Istituti Internazionali di ricerca, anche se i pareri non sono mai univoci. Di certo la maggior parte degli “studi rassicuranti” in materia di inquinamento elettromagnetico sono finanziati da privati, compresi gestori di telefonia mobile.

Ciò chiarisce le ragioni per le quali la ricerca indipendente considera insufficienti gli studi dell’ICNIRP poiché limitati solo agli “effetti termici” da esposizione ai campi elettromagnetici 5G, a differenza di altri studi finanziati in prevalenza da fondi pubblici, che hanno riscontrato numerosi effetti biologici e sanitari “non termici” prodotti da onde elettromagnetiche anche a bassa e bassissima frequenza.

Stella Kyriakides della Commissione UE, ha accolto il contributo degli avvocati sardi con l’impegno di rivedere le linee guida ICNIRP che ignorano numerosi studi internazionali sugli effetti cancerogeni delle radiazioni 5G. L’auspicio è che si ponga fine alle pressioni dell’ICNIRP per l’adeguamento del limite italiano per le radiofrequenze, tra i più bassi d’Europa, ai livelli internazionali ben più alti e pericolosi stabiliti proprio dall’ICNIRP.

In sintonia con l’ICNIRP, la beffa dell’iper-liberista Vittorio Colao. Colao, al timone della Vodafon per 10 anni e con alti ruoli nel mondo della finanza internazionale, oggi è stato scelto da Conte alla guida della Task Force per il “piano della ripartenza economica” in Italia. Il Piano Colao mira ad accelerare lo sviluppo del 5G innalzando i limiti delle emissioni elettromagnetiche e impedendo ai sindaci dissidenti di fermare i lavori per il 5G. 

L’azione dei nostri avvocati è stata recepita dalla Commissione come un importante contributo all’organizzazione di un “Piano europeo contro il cancro”. Si apre un nuovo scenario che avrà i suoi riflessi ben oltre la Sardegna.

Isde Sardegna, Alleanza Italiana Stop 5G e il Comitato NO 5G Sardegna, attendono che l’Europa dichiari una “moratoria sul 5G fino a quando la ricerca indipendente, condotta da scienziati senza legami con l’industria, ne confermasse la sicurezza”, così come richiesto dai nostri avvocati.


14 luglio 2020

RICERCATORI DI STANFORD RIVELANO LA CONNESSIONE TRA INQUINAMENTO E MORTALITÀ INFANTILE

Tratto da Innaturale.com

I RICERCATORI DI STANFORD RIVELANO LA CONNESSIONE TRA INQUINAMENTO E MORTALITÀ INFANTILE

Uno studio condotto da Stanford si concentra sull'inquinamento dell'aria dovuto dalle polveri sottili inquinanti che viaggiano per migliaia di chilometri dal deserto del Sahara fino agli Stati Uniti.


Il documento, pubblicato il 29 giugno su Nature Sustainability, rivela come il cambiamento climatico potrebbe intensificare il problema e indica soluzioni per ridurre l’inquinamento.

inquinamento mortalità infantile

Il pericolo dell’inquinamento per i bambini

bambini sotto i 5 anni sono particolarmente vulnerabili alle minuscole particelle, o particolato, dell’inquinamento atmosferico che può avere una serie di impatti negativi sulla salute, tra cui un minor peso alla nascita e una crescita ridotta nel primo anno di vita.

Nelle regioni in via di sviluppo, si stima che l’esposizione a livelli elevati di inquinamento atmosferico durante l’infanzia riduca l’aspettativa di vita complessiva in media di 4-5 anni.

Quantificare gli impatti sulla salute dell’inquinamento atmosferico – un passaggio cruciale per comprendere gli oneri sanitari globali e valutare le scelte politiche – è stata una sfida in passato.

ricercatori hanno lottato per separare adeguatamente gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico dagli effetti sulla salute delle attività che generano l’inquinamento.

Ad esempio, un’economia in forte espansione può produrre inquinamento atmosferico ma anche stimolare sviluppi, come una riduzione della disoccupazione, che portano a un migliore accesso all’assistenza sanitaria e a migliori risultati sanitari.

Per isolare gli effetti dell’esposizione all’inquinamento atmosferico, lo studio condotto da Stanford si concentra sulla polvere trasportata a migliaia di miglia dalla depressione di Bodélé in Ciad, la più grande fonte di emissioni di polveri al mondo.

Queste polveri sottili è una presenza frequente in Africa occidentale e, in misura minore, in altre regioni africane.

I ricercatori hanno analizzato 15 anni di sondaggi sulle famiglie di 30 paesi dell’Africa subsahariana che coprono quasi 1 milione di nascite.

La combinazione dei dati sulla nascita con i cambiamenti rilevati dal satellite nei livelli di particolato causati dalle polveri sottili di Bodélé ha fornito un quadro sempre più chiaro degli impatti sulla salute della scarsa qualità dell’aria sui bambini.

L’inquinamento aumenta del 18% la mortalità infantile

I ricercatori hanno scoperto che un aumento di circa il 25 percento delle concentrazioni medie annue locali di particolato nell’Africa occidentale provoca un aumentdel 18 percento della mortalità infantile.

Il nuovo studio, combinato con i risultati precedenti di altre regioni, chiarisce che l’inquinamento atmosferico, anche da fonti naturali, è un fattore determinante critico per la salute dei bambini in tutto il mondo.

Come salvare i bambini dall’inquinamento globale

Le emissioni da fonti naturali potrebbero essere la soluzione. Ad esempio, la concentrazione di polveri sottili nell’Africa subsahariana dipende fortemente dalla quantità di precipitazioni nella depressione di Bodélé.

Poiché i futuri cambiamenti delle precipitazioni sulla regione del Bodélé dovuti ai cambiamenti climatici sono altamente incerti, i ricercatori hanno calcolato una serie di possibilità per l’Africa sub-sahariana che potrebbero tradursi in un declino del 13% della mortalità infantile in un aumento del 12% solo a causa dei cambiamenti delle precipitazioni nel deserto.

Questi impatti sarebbero maggiori di qualsiasi altra proiezione pubblicata per l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute in tutta l’Africa.

Salvaguardare i bambini dall’inquinamento atmosferico è quasi impossibile in molte regioni in via di sviluppo perché molte case hanno finestre aperte o tetti e pareti permeabili e è improbabile che neonati e bambini piccoli indossino maschere.

Invece, i ricercatori suggeriscono di esplorare la possibilità di inumidire la sabbia con le acque sotterranee nella regione di Bodélé per impedirle di volare nell’aria – un approccio che ha avuto successo su piccola scala in California.

ricercatori stimano che l’implementazione di sistemi di irrigazione a energia solare nell’area del deserto potrebbe evitare 37.000 morti infantili all’anno in Africa occidentale ad un costo di $ 24 a vita, rendendolo competitivo con molti importanti interventi sanitari attualmente in uso, tra cui una gamma di vaccini e progetti di acqua e servizi igienico-sanitari.


Non è possibile contare su strumenti politici standard per ridurre tutte le forme di inquinamento atmosferico, ha affermato l’autore principale dello studio Sam Heft-Neal, studioso di ricerca presso il Centro di sicurezza alimentare e ambiente di Stanford. Sebbene il nostro calcolo non consideri i vincoli logistici per lo spiegamento dei progetti, evidenzia la possibilità di una soluzione mirata alle fonti di inquinamento naturale e che produca enormi benefici a un costo modesto.

FONTE: Air Pollution’s Connection to Infant Mortality © Stanford UniversityStanfordCalifornia 94305.

11 luglio 2020

Covid 19: Se anche l’ aria è malata

Tratto da Il sostenibile

Diversi studi cercano di capire se esista un nesso tra trasmissione Covid e inquinamento atmosferico

In questi mesi ci siamo tutti interrogati sulla possibile correlazione tra inquinamento atmosferico e diffusione del Covid 19 e sul perché si sia diffuso così nell’area della Pianura Padana, risaputamente tra le più inquinate d’Europa. Può essere trasportato dalle particelle inquinanti? È più letale per le persone esposte più a lungo all’inquinamento?

Una ricerca italiana condotta da studiosi delle Università di Bari, Bologna, Milano e Trieste, insieme alla Società Italiana Medicina Ambientale (Sima), e rilanciata su tutti i media nazionali e internazionali ipotizza la trasmissione del virus attraverso il particolato, ovvero le particelle di inquinamento contenute nell’aria. Il condizionale è d’obbligo e una task force mondiale appositamente istituita cercherà di far chiarezza. Quel che però è noto ormai da anni è l’effetto deleterio dell’inquinamento atmosferico sull’apparato cardiocircolatorio.

In Italia anche l’aria è malata

Nel Rapporto annuale sulla qualità dell’aria pubblicato a fine 2019 dall’Aea (Agenzia Europea per l’Ambiente), l’Italia risulta essere il primo Paese dell'Ue per morti premature da biossido di azoto e il secondo per il particolato fine PM2,5, con un sistematico sforamento dei limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli inquinanti che hanno dimostrato di avere effetti sulla salute sono il particolato, l'ozono, il biossido di azoto e il biossido di zolfo. L’Italia è tra i primi Paesi per concentrazione di polveri sottili, al punto che Torino contende a Parigi e Londra il primato di città europea più inquinata da biossido di azoto; tra le città più piccole, invece, spicca Padova per l'alta concentrazione media di PM2,5 e PM10. La situazione non migliora nelle aree rurali, con superamenti dei limitTRatti giornalieri di particolato registrati in 16 delle 27 centraline. Due milioni di italiani vivono in aree, soprattutto della Pianura Padana, dove i limiti Ue per i tre inquinanti principali sono continuamente violati.

Le ipotesi sul rapporto tra Covid e inquinamento

Alte concentrazioni di polveri fini per tutto il mese di febbraio potrebbero aver favorito un’accelerazione alla diffusione dell’epidemia nella Pianura Padana? Da questa ipotesi sono partiti due differenti studi di un gruppo di ricercatori della Sima con alcune Università italiane. Nel primo studio sono stati analizzati la correlazione fra la diffusione del virus SARS-CoV-2 nel nostro Paese e il numero di sforamenti di PM10 nel mese di febbraio, prima del lockdown, mettendo a confronto Nord e Sud.Continua su Il sostenibile


09 luglio 2020

Insieme a quella per l’ inquinamento atmosferico all ‘ Italia arrivano altre due procedure di infrazione ambientali .

Tratto da rinnovabili.it

Dove è finito il programma italiano sull’inquinamento atmosferico

L’Italia avrebbe dovuto adottare il proprio NAPCP oltre 1 anno fa. Il ritardo fa scattare la lettera di costituzione in mora da parte della Commissione Europea.

Insieme a quella per l’inquinamento atmosferico arrivano altre due procedure di infrazione in ambito ambientale

(Rinnovabili.it) – Ad oltre 1 anno di distanza dal termine massimo consentito, l’Italia non ha ancora adottato il proprio programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico (NAPCP). Per questo motivo, Bruxelles (che comunque ha concesso una sorta di “proroga” giustificata dalla difficile situazione economica e sociale derivante dall’epidemia) ha inviato ieri una lettera di costituzione in mora, primo passo della procedura di infrazione Ue.

I NAPCP sono uno degli strumenti lanciati dalla direttiva comunitaria 2016/2284, detta anche direttiva NEC, per ridurre alcuni inquinati atmosferici e migliorare la qualità dell’aria. Nel dettaglio, il provvedimento prende di mira gli ossidi di azoto (NOx), i composti organici volatili non metanici (Covnm), il biossido di zolfo (SO2), l’ammoniaca (NH3) e il particolato fine (Pm2,5). E impone agli Stati Membri di assumere impegni nazionali di riduzione (rispetto al 2005) da raggiungere entro il 2020 e il 2030.

La direttiva – si legge nel comunicato della Commissione -, mira ad ottenere livelli di qualità dell’aria che non comportino significativi impatti negativi e rischi per la salute umana e l’ambiente. Gli Stati membri devono adottare programmi di controllo dell’inquinamento atmosferico nei quali definiscono le modalità per il raggiungimento delle riduzioni concordate delle loro emissioni annuali”. Peccato che l’Italia, nonostante la presentazione del documento, non lo abbia mai adottato.

“Malgrado diversi solleciti, l’Italia e il Lussemburgo non hanno finora ottemperato a questo obbligo”, scrive l’esecutivo in una nota stampa. “La Commissione ha pertanto deciso di inviare lettere di costituzione in mora concedendo all’Italia e al Lussemburgo 3 mesi per l’adozione dei programmi. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato”.

Leggi anche L’inquinamento atmosferico riduce di 20 mesi l’aspettativa di vita dei bambini

Altre due procedure di infrazione di carattere ambientale

Oltre a quella riferita alla “direttiva Nec”, l’Italia è stata investita di altre due procedure di infrazione riguardanti la direttiva del 2004 sulla responsabilità per danno ambientale(2004/35/Ce) ed il regolamento del 2013 sul riciclaggio dei materiali ricavati dalla rottamazione delle navi (Ue 1257/2013).

Nel dettaglio, per quanto riguarda la responsabilità per danno ambientale, la Commissione ha verificato ed appurato la mancata garanzia legale nell’ordinamento italiano del diritto per tutte le categorie di persone fisiche e giuridiche di ricorrere presso le autorità nazionali competenti affinché intervengano per prevenire o riparare i danni ambientali. La terza procedura di infrazione riguarda invece la mancata adozione di misure volte a prevenire e punire l’elusione del Regolamento sul riciclaggio dei materiali navali, secondo il quale tutte le grandi navi che battono bandiera di uno Stato membro dell’Ue devono essere riciclate in modo sicuro e sostenibile. Gli stati devono designare autorità competenti che vigilino sul rispetto del regolamento ma, anche in questo caso, l’Italia s’è dimostrata carente.

Ora rimangono tre mesi per porre rimedio. 


Gli spermatozoi indicano la rotta Anti-virus

Gli spermatozoi indicano la rotta anti-virus 

Dalla Valle del Sele uno studio sul liquido seminale rivela il legame tra inquinamento e patologia

La popolazione che vive nelle aree più inquinate del mondo è maggiormente esposta al coronavirus. A rivelare la connessione tra l’inquinamento ambientale, la salute umana e il Covid, è uno studio scientifico internazionale condotto sugli spermatozoi considerati quali “sentinelle” della qualità ambientale e della salute umana, pubblicato su una rivista scientifica internazionale per ora in preprint, che vede la partecipazione dei ricercatori dell’Asl di Salerno, delle Università di Brescia, Varese, Federico II, del centro Hera di Catania e del Ministero dell’Ambiente. Studio che esaminando la sovrapposizione tra fattori, ovvero le aree con il più alto tasso di mortalità nel mondo per via del Covid 19, il livello di inquinamento atmosferico e la qualità del seme negli ultimi decenni, dimostra come la maggiore suscettibilità di una popolazione ai fenomeni patogeni quali il coronavirus, possa essere valutata attraverso l’analisi della qualità del seme maschile.

Primo degli autori dello studio, l’uro-andrologo dell’Asl di Salerno, presidente della Società Italiana di Riproduzione Umana e autore di EcoFoodFertilty, Luigi Montano, i cui studi scientifici dimostrano che il liquido seminale sia un biomarcatore di esposizione alle condizioni ambientali. «Valutare gli indici di salute generale di una popolazione in relazione alle condizioni ambientali di un determinato luogo - spiega Montano - non solo con gli strumenti classici epidemiologici quali la mortalità o l’incidenza delle malattie, ma anche attraverso l’esame della qualità del seme può indicare la suscettibilità dell’uomo a diverse malattie, incluso il Covid. In pratica - svela lo studioso - le condizioni territoriali dannose per la salute umana, rendono le popolazioni più esposte a diversi insulti patogeni esterni ed il liquido seminale è il primo a risentirne e segnalare una condizione di stress generale dell’organismo». Così, grazie allo studio di Montano e di decine di ricercatori, viene evidenziato come la distribuzione dei contagi e l’indice di mortalità da Covid-19, a partire dall’area della città di Wuhan in Cina, Corea, Iran e il nord Italia, si è diffuso verso Spagna, Europa e New York, fra il 30° ed il 50° parallelo dell’emisfero nord, nella stagione climatica invernale quando il livello di inquinamento è più elevato. Temperatura, umidità, densità abitativa e inquinamento quali fattori principali per la diffusione del virus.
Proprio gli inquinanti atmosferici, infatti, esercitano attraverso stress ossidativo, infiammazione sistemica, squilibrio immunitario e coagulativo, un danno alle difese dell’organismo che facilità il contagio da coronavirus. Nelle cellule spermatiche quindi, ci sarebbe la possibilità di invertire la rotta, limitando la diffusione dell’epidemia, attraverso stili di vita alimentari sani e la tutela dell’ambiente. Le cellule degli spermatozoi mostrano un’alta sensibilità agli effetti proossidanti degli inquinati atmosferici, divenendo sentinelle dell’ambiente e indicando che nelle aree con maggiore pressione ambientale ci si può trovare di fronte ad una più alta incidenza di infertilità, di malattie cronico-degenerative e altre patologie. Liquido seminale che grazie all'intuizione di Montano, fornisce nuovi strumenti di valutazione degli effetti dell’impatto ambientale sulla salute e detta nuove linee scientifiche a disposizione delle Istituzioni per intervenire con la prevenzione primaria attraverso nuovi modelli metodologici per interventi di sanità pubblica nelle aree con maggiori criticità ambientali.
Mariateresa Conte

06 luglio 2020

Nanoparticelle metalliche tossiche inalate da aria inquinata trovate nel tessuto del cuore

Mitocondri (m) del cuore di un bambino di tre anni contenenti nanoparticelle elettrondense (indicate dalle frecce nere)T
Nanoparticelle metalliche di inquinamento atmosferico sono state trovate in importanti di cellule del tessuto del cuore nel corso di uno studio realizzato da esperti della Lancaster University, dell’Università del Montana e dell’Università del Valle del Messico.
I ricercatori, tramite la microscopia elettronica, hanno infatti rilevato la presenza di nanoparticelle metalliche tossiche all’interno dei mitocondri del tessuto cardiaco di vari soggetti deceduti. Si tratta di cellule molto importanti perché forniscono energia al cuore stesso.Tra le nanoparticelle individuate, ricche di ferro e di metalli, i ricercatori hanno scoperto anche il titanio trovato all’interno di cellule cardiache danneggiate di un ventiseienne. Hanno poi trovato nanoparticelle metalliche anche all’interno del cuore di un bambino di tre anni.

Si tratta di organi rimossi da persone morte a seguito di incidenti, persone che erano vissute a Città del Messico, considerata una delle città con l’atmosfera più inquinata del mondo.

Si tratta di risultati che gettano nuova luce su come l’inquinamento atmosferico possa causare lo sviluppo di malattie cardiache. Le particelle metalliche, una volta inseritesi stabilmente nelle cellule del tessuto cardiaco, possono infatti portare a stress ossidativo e ad altre tipologie di danni alle cellule, anche in cuori molto giovani come quelli dei bambini.
Le nanoparticelle vengono inalate attraverso l’apparato respiratorio e, tramite la circolazione del flusso sanguigno, possono giungere al cuore.

“Il fatto che abbiamo trovato queste particelle di metallo all’interno del cuore anche di un bambino di tre anni indica che le malattie cardiache possono iniziare presto nella vita, rivelando solo i suoi effetti clinici completi in seguito vita. È davvero urgente ridurre le emissioni di particelle ultrafini dai nostri veicoli e dall’industria prima di dare la malattia di cuore anche alla prossima generazione”, dichiara Barbara Maher, ricercatrice della Lancaster che ha guidato il team di studi insieme a Lilian Calderón-Garcidueñas.

Approfondimenti


Prof Mauro Minelli :L’inquinamento che scatena il Covid


MOLTO INTERESSANTE IL FINALE DELL'ARTICOLO....
Tratto da leccesette 

L’inquinamento che scatena il Covid....

Il professor Mauro Minelli ci spiega che non è colpa del SARS-CoV-2 che circola con le particelle inquinanti, ma potrebbe essere una reazione del nostro sistema immunitario al PM2.5, inquinante più presente al nord, a permettere alla malattia covid di proliferare nel nostro organismo.

Greta Thunberg ci aveva avvisati, potremmo dire, se l’ipotesi sostenuta da alcuni studi sull’inquinamento fosse confermata. Il professor Mauro Minelli ci spiega che non è colpa del SARS-CoV-2 che circola con le particelle inquinanti, ma potrebbe essere una reazione del nostro sistema immunitario al PM2.5, inquinante più presente al nord, a permettere alla malattia covid di proliferare nel nostro organismo. “Nelle persone residenti in aree territoriali più massivamente e cronicamente esposte ad alti livelli di PM2.5 si verrebbe a determinare, soprattutto a livello polmonare, un’aumentata espressione di ACE-2, da intendersi come dispositivo di difesa attivato dall’organismo per salvaguardarsi dall’azione continuativamente aggressiva del particolato sottile - spiega il professor Minelli - E sarebbe proprio questa organizzazione recettoriale, nata con intenti protettivi ma poi rivelatasi trappola paradossale, a giustificare l’elevato tasso di incidenza e poi anche di mortalità  della CoViD-19 nelle regioni del nord”. 

STRALCIO DELL' INTERVISTA AL PROFESSOR MAURO MINELLI 

Professore, considerando l’evidente differenza fra macroaree del paese relativamente all’incidenza e alla mortalità da CoViD-19, è lecito ipotizzare una qualche interferenza sostenuta da fattori esterni al virus capaci di  aumentarne l’aggressività?  

“La potenziale correlazione tra inquinamento ambientale ed epidemia di CoViD-19 è oramai ampiamente descritta nella letteratura scientifica più recente ed accreditata e in diversi Paesi, tra i quali l’Italia, il dibattito sul tasso di mortalità da 2019-nCov correlato all’intervento di specifici inquinanti va sempre più aprendosi, dopo essere rimasto quasi misconosciuto nei mesi iniziali della pandemia....

Dunque, secondo quanto ipotizzato in questo studio condotto da ricercatori dell’Università di Harvard, una persona che vive per decenni in un’area geografica significativamente esposta soprattutto al particolato fine, ha circa il 10% di probabilità in più di ammalarsi e di morire di coronavirus rispetto a qualcun altro residente in una regione con appena 1 microgrammo in meno del medesimo agente nocivo in un metro cubo d’aria”.....

...... Le evidenze a supporto di questa interessante ipotesi partono dal 2018, anno nel quale alcuni ricercatori cinesi pubblicano un primo importante lavoro nel quale evidenziano un preciso nesso di causalità tra esposizione prolungata al PM2.5 e gravi lesioni infiammatorie a carico dei polmoni. Al centro di questo rapporto il coinvolgimento dell’ACE2 (Enzima di Conversione dell’Angiotensina 2), lo stesso che poi si è rivelato essere il recettore-chiave grazie al quale il nuovo coronavirus riesce ad insinuarsi nelle cellule dell’ospite innescando il processo patologico del quale è capace.  Dunque, nelle persone residenti in aree territoriali più massivamente e cronicamente esposte ad alti livelli di PM2.5, come da anni accade in alcune zone del nord-Italia, si verrebbe a determinare soprattutto a livello polmonare un’aumentata espressione di ACE-2, da intendersi come dispositivo di difesa attivato dall’organismo per salvaguardarsi dall’azione continuativamente aggressiva del particolato sottile. E sarebbe proprio questa organizzazione recettoriale, nata con intenti protettivi ma poi rivelatasi trappola paradossale, a giustificare l’elevato tasso di incidenza e poi anche di mortalità  della CoViD-19 nelle regioni del nord rispetto a quelle del centro-sud, in tal modo correlando all’ambiente la differente distribuzione e severità della malattia virale nelle diverse macroaree del paese”...

“Come già detto, io credo si possa del tutto escludere l’opzione secondo cui l’azione nociva dei fattori inquinanti si sia giocata sulla generica capacità di questi ultimi di favorire la diffusione del coronavirus. Sarebbe lettura naif di un problema, invece, piuttosto complesso. Molto più plausibile e fondata risulta, invece, l’ipotesi per la quale il particolato sottile predisponga le persone più intensamente esposte ad un maggiore rischio di malattia. ....

 Quali sono, a suo avviso, le ricadute operative di questa lettura “ecologica” del fenomeno CoViD? E quali suggerimenti si sarebbero potuti trarre credibilmente nella gestione sociale e sanitaria dell’epidemia?  

“Per quanto il ‘senno di poi’ serva risaputamente a molto poco, mi verrebbe subito da dire che, se solo ci si fosse stata una serena disponibilità a prestare un minimo di attenzione verso analisi scientifiche serie e referenziate a disposizione di tutti, le misure di contenimento si sarebbero potute differenziare in forma più logicamente discriminata e non indistintamente “ricopiata” su tutto il territorio nazionale, senza alcun discernimento che non fosse il pedissequo richiamo al salvifico ‘lockdown’. L'analisi logica dei dati, infatti, avrebbe potuto far prevedere che alcune macroaree, rispetto ad altre,  sarebbero state meno colpite in quanto mancanti di quelle situazioni ambientali scatenanti rivelatesi predisponenti, e non sarebbe stato necessario prolungare, in quelle aree, il periodo di chiusura e i pesanti disagi conseguiti.

Certo il PM2.5 è agente ambientale capace di realizzare un’aggressione subdola rispetto alla quale molto poco può fare il singolo cittadino impossibilitato a difendersi da un particolato assai minuto, che non può decidere di smettere di respirare, inodore e capace di penetrare anche negli ambienti chiusi. E’ sui governi e sulle amministrazioni che ricade, dunque, la responsabilità di normare i flussi di inquinanti regolamentando, attraverso l’adozione di norme precise, l’entità delle emissioni autoveicolari e derivanti dalla combustione industriale di carburanti fossili.

E’ su quest’ambito, molto più che sui guanti e sulle mascherine, che avremmo voluto e vorremmo vedere convintamente e seriamente impegnati i nostri decisori e i loro consulenti, senza alcuna pretesa che non sia quella di sostituire, agli azzardi previsionali e alla scelta emozionale e tutto sommato facile della paura (e del catastrofismo), la lucidità e la conoscenza, uniche formule capaci, contro ogni quarantena fisica e mentale, di ripristinare la tranquilla fiducia nell’oggi e, soprattutto, nel domani”.

Gaetano Gorgoni 
Leggi l'articolo integrale su leccesette

01 luglio 2020

RIMBORSO ECONOMICO ALLE PERSONE COLPITE NELLA SALUTE DAGLI INQUINANTI IMMESSI NELL’ AMBIENTE CON LA COMBUSTIONE DEI RIFIUTI.

DALLA PAGINA FACEBOOK DEL MEDICO ISDE GIOVANNI 
GHIRGA
Trascrizione dell’intervento del Dr. Giovanni Ghirga, ISDE Civitavecchia, alla Audizione per la Conferenza dei Servizi sull’inceneritore di rifiuti proposto a Tarquinia dalla Società A2A, avvenuta il 30 giugno 2020, ore 15:30.
"In un momento di tale sofferenza, paura, indecisione e speranza, non si può non parlare del rapporto tra inquinamento dell’aria (anche da incenerimento dei rifiuti) ed infezione da SARS-CoV-2. Uno studio effettuato dal Department of Biostatistics, Harvard T.H. Chan School of Public Health, Boston, MA, USA, pubblicato nello scorso aprile, ha dimostrato che ad ogni aumento del PM2.5 di 1 μg / m3 di aria è associato un aumento dell'8% del tasso di mortalità per COVID-19. Non si dovrebbe dunque in alcun modo proseguire in questo iter autorizzativo per rispetto di fronte alle decine di migliaia di persone decedute per coronavirus.
In base a quanto comunicato nelle mie precedenti osservazioni:
VISTO il danno secondario alle emissioni provenienti anche dalla combustione dei rifiuti, in relazione al cancro che potrebbe essere causato dalla esposizione alle polveri fini PM2.5. Tale danno comporta anche una grave spesa economica per la società di circa 2 milioni di euro a paziente;
VISTO il danno secondario alle emissioni provenienti anche dalla combustione dei rifiuti, in relazione all’insorgenza di disturbi del neurosviluppo, quali la sindrome dello spettro autistico, in seguito alla esposizione al mercurio, al piombo, alle diossine ed altri elementi e sostanze tossiche. Tale danno comporta anche una pesante spesa economica per la società di circa 2 milioni di euro a paziente;
VISTO il danno (parziale) ormai accertato, soprattutto alla salute 
pubblica ma anche all’ambiente, di circa 21 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciata;
VISTA la recente consapevolezza anche da parte della Danimarca, in seguito agli alti livelli di cancro e di disturbi del neurosviluppo nella stessa nazione, sfociata nella dichiarazione da parte di rappresentanti del governo di ridurre la combustione dei rifiuti;
VISTI i recentissimi risultati di uno studio che ha coinvolto oltre 68 milioni di persone con più di 65 anni, il quale ha confermato il rapporto tra mortalità prematura e polveri fini PM2.5 (Xiao, Science Advances, 2020):
SI CHIEDE alla Regione Lazio, nel caso sfortunato per tutta la
 
popolazione che sia autorizzata la costruzione dell’inceneritore di rifiuti in oggetto, SE ESISTA GIÀ UN PROGETTO DI FINANZIAMENTO REGIONALE CHE ABBIA COME FINE UN RIMBORSO ECONOMICO MILIONARIO DOVUTO ALLE PERSONE COLPITE NEL LORO STATO DI SALUTE DAGLI INQUINANTI EMESSI DALL'INCENERIMENTO DEI
RIFIUTI".
In fede
 Dr. Giovanni Ghirga

Ernesto Burgio : Inquinamento, interferenze sul genoma umano e rischi per la salute

Tratto da Omceoar.it
  Ernesto Burgio
AMBIENTE E SALUTE
Inquinamento, interferenze sul genoma umano e rischi per la salute

 COSA SI DOVREBBE INTENDERE PER 
AMBIENTE E SALUTE?
Se il tema ambiente e salute riscuote scarso interesse tra i medici è perché lo si affronta in gene- re in modo superficiale e poco scientifico. Se ci si rendesse conto che ambiente è letteralmente tutto, una fonte continua di sollecitazioni e informazioni che inducono le cellule e gli organismi in genere a rispondere attivamente e adattivamente: modificando nel breve periodo l’espressio- ne genica di milioni di cellule (cioè tipi e quantità delle proteine prodotte) e nel medio-lungo termine lo stesso assetto (epi)genetico e fenotipico degli organismi.
 E se tenessimo presente che Homo sapiens ha cambiato in pochi decenni la stessa composizione molecolare dell’ecosfera, modificando i cicli biogeochimici che la regolano. Se, insomma, anziché parlare di ambiente e inquinamento in modo vago e impreciso, definissimo con chiarezza il significato di questi ter- mini per meglio valutare la portata delle trasformazioni che abbiamo apportato all’ambiente in un così breve lasso di tempo e le possibili conseguenze che tutto questo potrebbe avere sullo sviluppo ontogenetico di ogni singolo individuo e, quindi, sulla stessa evoluzione filogenetica della nostra specie, il discorso sarebbe diverso. A questo scopo, dovremmo renderci anche pie- namente conto del peso che hanno i nostri modelli nella rappresentazione, comprensione e valu- tazione dei problemi: rappresentazione e valutazione alquanto diverse a seconda che si decida di utilizzare il paradigma neodarwinista, oggi predominante, nel quale l’ambiente ha un ruolo essenzialmente selettivo (sia pur indiretto) sulle infinitesime modifiche stocastiche che avven- gono nel nostro genotipo oppure un modello neolamarckiano, istruttivo e costruttivo, in base al quale ogni informazione proveniente dall’ambiente potrebbe indurre organismi, cellule e geno- mi a modificarsi attivamente e in modo adattivo e predittivo [altrimenti detto: se si propende per l’attuale paradigma DNA/gene-centrico nel quale il “programma genetico” è essenzialmen- te e stabilmente inscritto nel nostro DNA e si trasmette quasi immutato di generazione in gene- razione, oppure per un modello di genoma fluido/dinamico in grado di modificarsi attivamente in risposta alle sollecitazioni/informazioni provenienti dall’ambiente].
È venuto, insomma, il momento di metter mano a un nuovo e più complesso modello di Medicina Ambientale, nella piena consapevolezza che se riusciremo, finalmente, a dotare questa disciplina emergente di solide basi scientifiche, l’interesse di medici e uomini di scienza sarebbe assicurato.


AUMENTO DELLA MORTALITÀ IN SEGUITO ALL ‘ ESPOSIZIONE ALLE POLVERI SOTTILI....

Tratto dalla pagina Facebook del Medico ISDE
 Giovanni GHIRGA




UNO STUDIO CHE HA COINVOLTO OLTRE 68 MILIONI DI PERSONE CON PIÙ DI 65 ANNI, HA CONFERMATO L’AUMENTO DELLA MORTALITÀ’ IN SEGUITO ALLA ESPOSIZIONE ALLE POLVERI FINI.

Il rafforzamento degli standard statunitensi di qualità dell'aria per l'inquinamento da polveri fini, in conformità con le attuali linee guida della World Health Association (WHO), potrebbe salvare più di 140.000 vite nel corso di un decennio, secondo un nuovo studio della Harvard TH Chan School of Public Health. 
La nuova ricerca si basa su uno studio del 2017 che ha dimostrato che l'esposizione a lungo termine all'inquinamento da PM2.5 e da ozono, anche a livelli inferiori agli attuali standard di qualità dell'aria degli Stati Uniti, aumenta il rischio di morte prematura tra gli anziani (> 65 anni). 
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno esaminato I DATI di 16 anni di 68,5 MILIONI di persone iscritte a Medicare – considerando fattori confondenti come l'indice di massa corporea, il fumo, l'etnia, il reddito e l'istruzione.
I risultati sono stati coerenti in tutti e cinque i diversi tipi di analisi, offrendo ciò che gli autori hanno definito "le prove più affidabili e riproducibili fino ad oggi" sul LEGAME CAUSALE TRA ESPOSIZIONE A PM2.5 E MORTALITÀ ANCHE A LIVELLI INFERIORI ALL'ATTUALE STANDARD STATUNITENSE DI QUALITÀ DELL’ARIA DI 12 µg / m3 L'ANNO (più basso di quello europeo che è di 25 µg / m3 l’anno).
Gli autori hanno scoperto che una riduzione annuale ad un valore limite di 10 µg / m3 dell'inquinamento da PM2,5 porterebbe a una riduzione del 6% -7% del rischio di mortalità. 
Sulla base di tale constatazione, hanno stimato che se gli Stati Uniti abbassassero lo standard PM2.5 annuale a 10 µg / m3 (la linea guida annuale dell'OMS), 143.257 vite sarebbero salvate in circa un decennio.       
Il corrispondente economico è elevatissimo.

Xiao Wu, Danielle Braun, Marianthi-Anna Kioumourtzoglou, Francesca Dominici. Evaluating the Impact of Long-term Exposure to Fine Particulate Matter on Mortality Among the Elderly. Science Advances, 2020