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06 agosto 2012

Centrale Enel di Brindisi , parte il processo al carbone 13 dirigenti sul banco degli imputati

Tratto da La Repubblica   Bari

Enel, parte il processo al carbone
13 dirigenti sul banco degli imputati

 

Citati in giudizio anche due titolari delle ditte impiegate sul nastro trasportatore scoperto, colpevole secondo l'accusa di aver contaminato con le polveri di arsenico e metalli pesanti i campi del Brindisino che i contadini hanno dovuto abbandonare. In tribunale a dicembre. I comitati: "Non vogliamo un altro caso Ilva"

Il carbone della centrale sui campi del Brindisino, Enel a processo: il pubblico ministero Giuseppe De Nozza firma il decreto di citazione diretta a giudizio dei 13 dirigenti e dei due titolari di ditte dell'indotto del colosso dell'energia imputati nel procedimento per getto pericoloso di cose, danneggiamento delle colture e insudiciamento delle abitazioni. Si tratta della prima inchiesta che coinvolge l'Enel arrivata a conclusione, dal momento che esiste un altro procedimento per far luce sulla morte di alcuni operai in cui quattro manager dell'azienda sono indagati con l'accusa di omicidio colposo e lesioni personali.

RE LE INCHIESTE GLI ESILIATI DI CERANO
IL VIDEO TRA GLI AGRICOLTORI CACCIATI DAL CARBONE
LEGGI OMICIDIO COLPOSO, INDAGATI 4 DIRIGENTI ENEL

Prima udienza il 12 dicembre: lì alla sbarra finisce
sostanzialmente il nastro trasportatore del carbone, e la polvere che ha avvelenato quattrocento ettari di terreni a ridosso della grande centrale termoelettrica Federico II di Cerano, a pochi chilometri da Brindisi, saturi di arsenico, berillio e altri metalli pesanti. Sotto accusa i dirigenti - scrivono i comitati No Carbone, commentando la notizia della citazione diretta in giudizio - "imputati per aver, in concorso tra loro, dal 2000 sino ad agosto 2011, ognuno per la propria funzione, partecipato a un medesimo disegno criminoso, avendo scaricato, trasportato e stoccato milioni di tonnellate di carbone in un il carbonile scoperto di 125.000 mq, omettendo di adottare e comunque proporre soluzioni per scongiurare la ripetuta diffusione di polveri di carbone oltre il recinto aziendale. Soluzioni quali la copertura del parco carbone, la stabile chiusura del nastro trasportatore ed altri accorgimenti che potevano ridurre le dispersioni".

La vicenda ha preso il via dall'esposto dei contadini che si sono visti togliere i terreni, non più coltivabili. "Anche a Brindisi come a Taranto è la Magistratura a dover intervenire - scrivono nella loro nota i comitati ambientalisti - noi il 12 dicembre ci saremo e chiederemo la costituzione come parte civile contro i responsabili di questo disegno criminoso e chiediamo che anche il sindaco e il presidente della Provincia, già dichiarati parti offese, si costituiscano parte civile. 

 Se vogliamo evitare un caso Ilva anche a Brindisi, occorre chiedere e ottenere la conversione della centrale di Cerano a gas nei prossimi 5 anni".....
Leggi l'articolo integrale su   La Repubblica

29 maggio 2011

Brindisi: Edipower,gravi accuse del Pm per il carbonile 2)le istituzioni hanno l’obbligo e il dovere di tutelare la Salute dei lavoratori

Tratto da Pugliatv
Brindisi: Edipower,gravi accuse del Pm agli imputati nel giudizio per il carbonile

28/05/2011
Gravi responsabilita' per danni ambientali sarebbero emerse a carico dei dirigenti dell'Edipower nel corso del giudizio penale che si sta tenendo presso il Tribunale di Brindisi a proposito del sequestro del carbonile che fu effetttuato dalla magistratura brindisina alla azienda in questione.
Nel corso dell'udienza di ieri
il magistrato inquirente ha allargato le imputazioni agli imputati attribuendo loro anche l'inquinamento della falda a causa della mancata costruzione di un manto di protezione per il carbonile che avrebbe, secondo l'assunto dell'accusa, causato nel corso degli anni di utilizzo un versamento di percolato frutto del contatto con il carbone dell'acqua che si e'versata sia per effetto delle precipitazioni atmosferiche sia per l'utilizzo di innaffiature per rendere piu' facile il trasferimento del combustile dal deposito fino ai gruppi della centrale .
Insomma se sara' provata una tale circostanza nel
corso della causa ,si dimostrera' che uno dei fattori che hanno causato problemi alla nostra falda e' anche quello, con la conseguenza che si potra' anche quantizzare il danno ambientale al nostro territorio. Ma cio' che appare strano che in questo processo non si siano costituiti contro Edipower gli enti locali e neppure le associazioni ambientaliste.
Non parliamo poi del Ministero dell'ambiente! Ma l'intera vicenda dell'Edipower appare al limite del surreale:... si tace sulla causa in corso allo stesso Tribunale contro Edipower, che potrebbe provare un danno ambientale costante e gravissimo, gia' avvenuto sul nostro territorio.Nessuno scandalo per quanto successo ,nessuno ricorso in quella
sede per ottenere risarcimento dei danni subito dalla nostra falda, nessuna reazione quando c'e' stata la conferenza dei servizi che ha sancito la prosecuzione dell'attivita' di quell'azienda senza alcun sistema di protezione per l'utilizzo del carbone ,malgrado si trovi a pochi metri dal centro della citta',nessuna reazione quando ottenuta la Via per il ciclo combinato quell'azienda pubblicamente disse che rinunciava a quel progetto.
Insomma ma che ci ha fatto questa Edipower che puo' fare tutto cio' che vuole, non rispettare una convenzione, tutt' ora vigente secondo il Consiglio di stato, ottenere il permesso per continuare ad esercire con il carbone ,chiedere di costruire il nuovo carbonile, ottenere il permeso Aia, senza che nessuna delle nostre istituzioni faccia un qualsiasi atto per contestare i tanti comportamenti inspiegabili di quell'azienda?
Si dira' c'e' di mezzo il lavoro, gia'....ma non e' altrettanto impor
tante la tutela della salute dei cittadini?
Ci chiediamo se dovesse essere provato in giudizio che vi sono state responsabilita' per l'inquinamento della falda,l'atteggiamento delle nostre istituzioni continuera' ad essere cosi' “disponibile e morbido”?
Chi paga per il danno ambientale ,ove dovesse essere provato cio' che il Pm ha ipotizzato in corso di causa?
Come mai nessuno ne parla?

Leggi l'articolo integrale

Leggi anche su Brindisi Report
Processo all’ex carbonile Edipower, il pm aggiunge nuove accuse

BRINDISI –.......Intanto, il Comune di Brindisi, per mezzo dell’avvocato Daniela Faggiano, ha chiesto e ottenuto la costituzione di parte civile, presentando il conto alle aziende coinvolte nel processo.
Una richiesta risarcitoria pari a cinque milioni di euro, parte dei quali sono già stati versati, ma dalla sola Enel. Il legale di parte civile ha ottenuto infatti il versamento da parte del colosso elettrico di un milione e quattrocentomila euro, per la realizzazione di un parco, un polmone verde, a ristoro parziale dei danni subiti a causa del carbonile scoperto.
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A PROPOSITO DEL CARBONILE DI BRINDISI E DI QUELLO DI VADO L- QUILIANO

Riportiamo le considerazioni fatte sul nostro blog Il 19 giugno 2010 nel post

"CENTRALE TIRRENO POWER DI VADO-QUILIANO RISPOSTA DEL MODA AL PRESIDENTE REGIONALE BURLANDO"

RICORDAVAMO : IL CARBONILE ALL'APERTO di TIRRENO POWER E' DA ANNI A POCHE CENTINAIA DI METRI DALLE CASE DI VADO L. E DI VALLEGGIA

con tutte le conseguenze che ,in un territorio ventoso ,si possono facilmente prevedere per i cittadini che loro malgrado devono convivere con una tale situazione di grossa problematica ambientale.

MA
ALLA LUCE DI QUANTO EMERSO A BRINDISI ......E'ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE FAR CONOSCERE AI CITTADINI SE SONO STATI FATTI CONTROLLI E VERIFICHE SULLA IMPERMEABILIZZAZIONE DEL DEPOSITO CARBONILE DELLA CENTRALE DI VADO -QUILIANO E SULLE ACQUE DI FALDA SOTTOSTANTI.
TENUTO CONTO CHE SECONDO LA STESSA AZIENDA "IL CARBONE E' STOCCATO IN UN CARBONILE CON CAPACITA' DI MESSA A PARCO DI
CIRCA 300.000 METRI CUBI"

(PAGINA 18 della dichiarazione ambientale Tirreno Power del 2008")


SEMPRE DAL NOSTRO POST DEL 19 -6-2010
Guardate il video girato da un cittadino su un treno in transito lungo la linea GENOVA VENTIMIGLIA che a Valleggia per un tratto,prima di entrare in galleria, fiancheggia il carbonile scoperto..

Guardate inoltre

" Il Molto Interessante Video Relativo al Carbonile di Tarquinia "

Sicuramente vi sono parecchie problematiche in comune con il nostro territorio.....

PER CONCLUDERE .....AGGIUNGIAMO UNA CARTINA della Liguria che non ha bisogno di commenti.

La Cartina della Liguria è tratta dal Piano di risanamento della Qualità dell'aria della Regione Liguria del 2006 e mostra gli effetti dell'inquinamento atmosferico mediante mediante Licheni Epifiti.

GUARDATE ATTENTAMENTE la zona di SAVONA:
GLI AMMINISTRATORI, I PRESIDENTI DELLA REGIONE e DELLA PROVINCIA IN PRIMIS, DA QUESTA IMMAGINE (TRATTA DA DOCUMENTAZIONE UFFICIALE) ,DOVREBBERO
TRARRE LE OPPORTUNE RIFLESSIONI E NON........PRENDERE NEPPURE IN CONSIDERAZIONE IL POTENZIAMENTO MA ANZI CONSIDERARE ,CHE GIA' LA SITUAZIONE ATTUALE E' PER NOI CITTADINI GRAVIDA DI PROBLEMATICHE,CHE MERITANO A LIVELLO ISTITUZIONALE LA GIUSTA ATTENZIONE.

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Tratto da Peacelink

Comunicato stampa

I lavoratori sono esposti a sostanze cancerogene e le istituzioni hanno l’obbligo e il dovere di tutelare la loro Salute

Il Comitato Donne per Taranto alzerà il tiro come promesso in Conferenza Stampa perché la Tutela della Salute sia anteposta ad ogni cosa
27 maggio 2011 - Comitato Donne per Taranto

E' di ieri la notizia che La Procura indaga i vertici Ilva ed ex Italsider per concorso nell'omicidio colposo di 15 dipendenti morti a causa delle emissioni cancerogene provenienti dagli impianti.

Sono 30 i presunti responsabili di una lunga serie di omissioni e violazioni che avrebbero determinato, favorito, prodotto malattie professionali e successivamente decessi.

Sorge spontaneo un dubbio: ma i lavoratori che attualmente continuano a lavorare nel ciclo produttivo dell'Ilva sono esenti dall'ammalarsi e dal morire a causa di sostanze altamente cancerogene che fuoriescono dagli impianti?

Oltre 10 giorni fa questo Comitato in una conferenza stampa poneva alle Istituzioni, tra le altre richieste, quella della tutela del lavoratore, in particolare di coloro che sono nel ciclo più pericoloso per la salute. Con forza noi ribadiamo la necessità che si faccia subito chiarezza sul reale stato di salubrità degli impianti, sulla reale possibilità che altri lavoratori possano continuare ad ammalarsi e a morire, e sull'obbligo di legge che prevede l'informazione al lavoratore esposto sui rischi alla salute.

Questo non è allarmismo come taluni in modo superficiale e arrogante osano dire, i dati lo dimostrano, le sentenze della procura lo attestano: nell' Ilva si muore e si muore maggiormente che in altre Industrie presenti sul territorio.

Sullo stimolo della notizia riportata ieri, ribadiamo la nostra richiesta che le istituzioni facciano luce su tutto ciò

Non è tempo di aspettare, non è più tempo di "annunci".

I lavoratori sono esposti a sostanze cancerogene e le istituzioni hanno l'obbligo e il dovere di tutelare la loro Salute.

Chiediamo con forza tutto ciò, perchè ancora una volta quei 15 operai morti non sono dei "numeri" ma persone che avrebbero potuto e voluto vivere e dietro di loro ci sono mogli, figli, madri che piangono ancora.

Informiamo che qualora, nell' arco di pochissimo tempo, le Istituzioni preposte alla tutela del lavoratore non verifichino tutto ciò, e non accertino la regolare compilazione del registro degli Esposti da parte del datore di Lavoro, in questo caso dell'Ilva, noi del Comitato Donne per Taranto ci rivolgeremo non solo alla Magistratura ma anche alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, per denunciare chi impunemente continua a uccidere e tutti coloro che non adempiono al loro dovere di tutela della Salute e della Vita.

Il Comitato Donne per Taranto alzerà il tiro come promesso in Conferenza Stampa, perchè la Tutela della Salute sia anteposta ad ogni cosa.

LEGGETE SU BRINDISI TV
LO STATO DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE BRINDISINA
E ......I PROGRAMMI DI SVILUPPO
.........e ognuno tragga le conclusioni che ritiene più opportune
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Leggi su Trucioli Savonesi

CARBONE E DINTORNI
di Federico Gozzi

Le centrali a carbone in Italia In Italia, ad oggi, esistono 13 centrali a carbone sparse in 8 regioni e ben 3 di queste 13 hanno sede nella nostra regione, la Liguria: una a La Spezia, una a Genova (che fra cinque anni verrà dismessa) ed una a Quiliano-Vado, in assoluto l'impianto più grande di tutto il nord-Italia e, purtroppo, quasi unico nel suo genere, costruito in pieno centro abitato: una vera e propria centrale in città.

Tirreno Power

Nasce a seguito della liberalizzazione del mercato italiano ed è oggi uno dei principali produttori di energia elettrica del paese, presente sul territorio nazionale con le centrali termoelettriche di Torrevaldaliga (Civitavecchia), Vado-Quiliano e Napoli.

....Le centrali di Napoli e Civitavecchia economicamente non sono in perdita, tutt'altro....... ed il carbone è totalmente assente!

Semplicemente produrre energia col carbone anche se inquina molto molto di più, costa di meno e quindi comporta maggiori profitti.

Continua a leggere sull'articolo integrale



28 agosto 2010

1)ENERGIA: USA, PER IL CARBONE FORSE MISURE ANTI-INQUINAMENTO2)Dopo l’esposto, due ipotesi di reato e dodici indagati 2)L’Enel non vuole azioni legali

Tratto da Agi News On


ENERGIA: USA, PER IL CARBONE FORSE MISURE ANTI-INQUINAMENTO

New York - L'Epa potrebbe approvare nuove misure anti-inquinamento contro le polveri dal carbone. L'Agenzia Usa per la protezione dell'ambiente avviera' la prossima settimana una fitta serie di audizioni, alla fine delle quali
potrebbe decidere la qualifica di "residui nocivi" per le polveri sottili sprigionate dal carbone utilizzato nella produzione di energia elettrica.
Gli operatori del comparto si oppongono, favorevoli gli ambientalisti.
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Sempre per la serie "Carbone Pulito" basta guardare i volti dei soccorritori e la lunga serie di vittime che continua a mietere

Tratto da Ansa.it

Georgia: esplosione in miniera, 3 morti

Fuga metano forse dovuta a mancate precauzioni


(ANSA)- MOSCA, 28 AGO - L'esplosione di un pozzo nella miniera di carbone di Tkibuli, in Georgia, ha provocato la morte di 3 operai e 7 feriti. Lo dice l'Interfax. Lo scoppio e' avvenuto ieri sera quando nella miniera lavoravano 11 operai. Secondo le prime indagini la fuga di metano potrebbe essere stata causata da mancate precauzioni. Nel marzo scorso nella stessa miniera erano morti quattro minatori.
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Tratto da "Senza colonne"

Dopo l’esposto, due ipotesi di reato e dodici indagati


BRINDISIDue ipotesi di reato dopo l’esposto presentato dagli agricoltori dell’area di Cerano lo scorso anno e dodici indagati: il getto pericoloso di cose (le polveri di carbone) e il danneggiamento (delle coltivazioni e più in generale delle piante). Sotto inchiesta ci sono tutti i dirigenti della società elettrica, tra attuali ed ex: Lorenzo Laricchia, 56 anni, di Bari, responsabile del nastro trasportatore del carbone; Sandro Fontecedro, 65 anni, ex dirigente responsabile di Enel Produzione; Giuseppe Varallo, 48 anni, residente a Brindisi, responsabile del nastro trasportatore; Vittorio Vagliasindi, 54 anni, nato a Catania, dirigente Enel di stanza a Roma; Diego Baio, 51 anni, residente a Galatina, responsabile dell’ufficio Ambiente e sicurezza di Cerano; Antonino Caprarotta ex amministratore delegato di “Enel Produzione”; Calogero Sanfilippo, Luciano Pistillo e Antonino Ascione, tutti e tre ex responsabili dell’unità Business di Brindisi-Cerano, e l’ex capo centrale di Cerano, Vincenzo Putignano.
Indagati anche finiti i brindisini Luca Screti, 40 anni, residente a San Pietro Vernotico, titolare della ditta “Nubile”, e Aldo Cannone, 59 anni, residente nel capoluogo, titolare dell’omonima ditta.
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Tratto da "Senza Colonne"

L’Enel non vuole azioni legali


BRINDISI – Nero su bianco la “condizione” chiesta dall’Enel Produzione per dare il via alla messa in sicurezza e alla bonifica dell’area di Cerano: la società ha chiesto al Comune non solo di rinunciare al processo “Coke”, nato dall’inchiesta sul carbonile scoperto, ritirando la richiesta di risarcimento danni con una provvisionale di cinque milioni di euro, ma di abbandonare qualsiasi azione – presente e futura - legata al funzionamento della centrale, comprese quelle sul piano della giustizia amministrativa.
L’adesione al programma delle bonifiche delineato nei giorni scorsi dal Ministero dell’Ambiente si configura in maniera differente sino ad assumere la natura di un “sì condizionato” al comportamento che l’Amministrazione terrà sul piano legale e che ha già avuto il primo riscontro con la decisione della Giunta di uscire dal processo in cui l’Enel è stata citata come responsabile civile in ragione dei danni per “getto pericoloso di cose”, ipotesi di reato che la Procura ha sostenuto arrivando a chiedere il sequestro del carbonile il 4 marzo 2005 sino a ottenere il rinvio a giudizio di 55 persone. Dai dirigenti della società a quelli di Edipower, la società proprietaria della centrale di brindisi Nord che si appoggiava al carbonile di Cerano, senza tralasciare i “padroncini”.

15 luglio 2010

1)Taranto, la rivolta delle famiglie: basta veleni dell'Ilva 2) Disposta una super-perizia 3)Rischio cancro a Taranto:vietate le aree gioco ai bambini

Tratti dal Blog del Comitato per Taranto

Riva, se non pulisci, paga!!!

Taranto, la rivolta delle famiglie: basta veleni dell'Ilva

«Viviamo ai Tamburi dagli anni ’50 e siamo davvero stanchi di respirare tutti i giorni le polveri dell’Ilva mettendo a rischio la salute nostra e dei nostri figli e nipoti». E’ questa la motivazione che ha spinto Alfonso Tranquillino e sua moglie Francesca Viesti, residenti in via Merodio ai Tamburi, a denunciare l’Ilva di Taranto per getto pericoloso di polveri e minerali. E il sostituto procuratore Daniela Putignano (si veda la «Gazzetta» di ieri ha raccolto questa denuncia e quella di altre due famiglie e ha indagato Emilio Riva . Lo stabile in cui vive la famiglia Tranquillino appare sporco e danneggiato anche se è già stato sottoposto ad un radicale intervento di ristrutturazione negli anni ’90 come raccontano gli stessi inquilini. «Il materiale proveniente dal siderurgico - spiega Tranquillino - si deposita sulle ringhiere e sui pavimenti dei nostri balconi e finisce in tutte le stanze, dalla camera da letto alla cucina. Non ne possiamo davvero più, ecco perchè abbiamo deciso di prendere provvedimenti legali».
... «Parlando con altri residenti del rione - dice Tranquillino -, anche distanti da casa nostra, abbiamo appreso della loro intenzione di presentare ricorso. Così, condividendo l’iniziativa, ci siamo informati da un avvocato, il quale ci ha consigliato di sottoscrivere la denuncia personalmente in quanto questi reati possono essere contestati all’Ilva solo se viene presentata querela da parte della persona offesa. E noi non abbiamo avuto dubbi a firmare quella denuncia».
Eppure, le perplessità cominciano ad affiorare proprio ora che il sostituto procuratore, Daniela Putignano,
ha dato loro ragione contestando a Emilio Riva, che dell’Ilva è stato presidente sino a maggio scorso (ora gli è succeduto il figlio Nicola), che «mediante l’immissione dell’ambiente di fumi, minerali e polveri prodotti dallo stabilimento, gettava cose idonee ad offendere, imbrattare e molestare persone perché deturpava ed imbrattava le unità abitative dei denuncianti, tutte ubicate nel quartiere Tamburi, nelle immediate vicinanze del parco minerali e fossili». ...(GdM)

Sono oltre 110 le denunce disposta una super-perizia

L’inchiesta sull’imbrattamento di alcune abitazioni del rione Tamburi, chiusa nei giorni scorsi - come rivelato ieri dalla Gazzetta - dal sostituto procuratore Danie - la Putignano con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini al patron dell’Ilva Emilio Riva, non rappresenta un fatto isolato. Sono, infatti, ben 110 le denunce, presentata da un anno a questa parte, dagli avvocati Aldo Condemi e Vincenz o Montefor te, alla Procura della Repubblica per conto di residenti del quartiere Tambu ri. Tutte le denunce sono racchiuse in un fascicolo aperto dal procuratore capo Franco Sebastio che ha ipotizzato il reato di getto pericoloso di cose e ha disposto lo svolgimento di una perizia per accertare e quantificare il danno subito dai residenti nella zona che si trova a poche centinaia di metri dallo stabilimento siderurgico.
Ma qual è il senso di questa azione collettiva?
«Per conto dei cittadini - spiegano gli avvocati Condemi e Monteforte - chiediamo il risarcimento, il giusto risarcimento, del ridotto valore patrominiale degli immobili. Cosa significa? Se si è proprietari di un appartamento di 100 metri quadri al rione Tamburi e si decide di venderlo, bisogna mettere in conto di ricavare non più di 4-500 euro a metro quadro, lo dicono le perizie che abbiamo allegato a tutte le denunce, perché sui
Tamburi non vi è domanda alcuna di acquisto di abitazioni, per via dell'inquinamento, delle polveri di ferro. Non lo diciamo noi, d’altronde, ma lo ha detto la sentenza della Cassazione del 2005 nel processo sui parchi minerari che ha quantificato in 21.360 tonnellate all’anno le polveri sversate sul quartiere Tamburi. Il 94,9% di queste polveri, lo dice sempre la Cassazione, proviene dall’Ilva, quindi è giusto che sia l’Ilva a risarcire i proprietari degli immobili per il ridotto valore delle loro casa. Dal 2005 ad oggi - spiegano i due legali - la situazione ai Tamburi non è cambiata e dunque abbiamo deciso di tutelare i residenti nelle sedi competenti, facendo valere i loro diritti che riteniamo sacrosanti. Non abbiamo voluto pubblicizzare la nostra iniziativa ma ora che la Gaz zetta ha raccontato ai suoi lettori dell’esito delle prime tre denunce che abbiamo presentato, vogliamo spiegare cosa ci spinge a seguire una via giudiziaria che per Taranto costituisce una assoluta novità.
Ovviamente, non pensiamo solo al danno prettamente patrimoniale, ma riteniamo che la magistratura dovrà valutare necessariamente anche il danno biologico e quello esistenziale potenziale, derivato dal vivere quotidianamente in un quartiere letteralmente assediato dalle polveri e dai fumi provenienti dalla zona industriale». (GdM)



Giochi velenosi...

Rischio cancro a Taranto: vietate le aree di gioco ai bambini

Berillio e policlorobifenili sopra i valori di legge. Scatta un'ordinanza sindacale firmata da Ippazio Stefanò nel quartiere Tamburi vicino all'area industriale TARANTO - Questa estate i bambini del quartiere Tamburi di Taranto non potranno giocare nelle loro aree verdi perché inquinate da sostanze cancerogene. A stabilirlo è stata un'ordinanza del sindaco Ippazio Stefàno. Vicino al quartiere Tamburi sorge l'area industriale di Taranto. A seguito di analisi condotte sui terreni del quartiere, è stata riscontrata una contaminazione chimica che oltrepassa i valori di legge per il berillio e i Pcb, sostanze cancerogene. A questo proposito la relazione tecnica del Progetto Coordinato per il risanamento del Quartiere Tamburi è chiara nel definire che "i risultati dell'analisi di rischio hanno evidenziato un rischio totale non accettabile per le sostanze cancerogene” in relazione allo “scenario bambini”. Alla luce della relazione tecnica il pericolo per i più piccoli è riferito a due inquinanti in particolare: i Pcb (policlorobifenili) e il berillio.
I bambini potrebbero infatti inconsapevolmente ingerirli o anche, nel caso dei PCB, venire contaminati per via del solo contatto dermico.

Leggi l'articolo integrale

10 maggio 2010

2010/05/10Brindisi:POLVERE DI CARBONE SULLA ZONA INDUSTRIALE, IL PROCESSO CONTINUA ./ RUSSIA Esplode miniera di carbone. Dentro 312 minatori, 12 morti




09 maggio 2010

POLVERE DI CARBONE SULLA ZONA INDUSTRIALE, IL PROCESSO CONTINUA

di Piero Argentiero www.brindisireport.it
BRINDISI – Un passo dopo l’altro il processo per l’inquinamento provocato dal trasporto e dallo stoccaggio del carbone nella centrale di Brindisi Nord (centrale di proprietà dell’Edipower mentre il carbonile è di proprietà dell’Enel) continua ad andare avanti. Cinquantacinque imputati tra dirigenti Edipower, dirigenti Enel e autotrasportatori, cinque persone offese dal reato di inquinamento ambientale: il Comune di Brindisi, il ministero dell’Ambiente, l’Autorità portuale, Mariano Antelmi e Riccardo Attorre, imprenditori le cui aziende si trovano nella zona che per anni è stata invasa dalle polveri di carbone.
Nell’ultima udienza, svoltasi dinanzi al giudice monocratico De Angelis, è comparso il maresciallo Mancarella, della Guardia di Finanza di Brindisi, colui che praticamente ha svolto le indagini. Il sottufficiale ha ricostruito la vicenda, ha parlato della polvere di carbone che si trovava ovunque, e ovviamente con maggiore concentrazione nella zona di transito dei camion carichi di carbone, per la maggior parte scoperti e quindi disseminatori di polveri a cielo aperto. Come, d’altro canto, era quel carbonile che il magistrato inquirente fece sottoporre a sequestro. Terminato l’interrogatorio, l’udienza è stata aggiornata all’11 giugno per il controesame del maresciallo.
La vicenda è complessa e rientra nell’annosa controversia con i produttori di energia che operano sul territorio di Brindisi.
Il Comune di Brindisi, attraverso l’avvocato Daniela Faggiano, si è costituito parte civile in questo giudizio ed ha chiesto, con riserva di quantificazione, una provvisionale per risarcimento danni pari a cinque milioni di euro......

Peraltro, a margine di questa vicenda, va ricordato che c’è la questione dei terreni destinati a produzione di ortofrutta situati in queste zone.
Il sindaco Mennitti, con ordinanza del 28 giugno 2007 adottò il divieto assoluto di coltivazione in queste aree agricole. Con ordinanza del febbraio 2009 il sindaco aveva parzialmente modificato l’ordinanza “consentendo le attività di preparazione alla coltivazione, messa a dimora di specie arboree ad alto fusto e manutenzione delle stesse nelle predette aree agricole”.
Il 18 giugno del 2009 il Tar di Lecce, in accoglimento del ricorso presentato dall’Enel, ha annullato l’ordinanza comunale del 2007. Ma non finisce qui.
Il Comune ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato. Vicenda infinita e complessa che tiene con il fiato sospeso gli abitanti di Brindisi e quelli delle zone circostanti.
La salute è un bene primario e in questa città la mortalità per malattie cancerogene è elevatissima.
Ma purtroppo non si riescono mai a trovare cause e responsabilità. E’ ancora aperta la ferita dei morti di cancro del Petrolchimico. Un processo partito tra grandi clamori, con reati gravissimi come la strage. Poi finito con tutti assolti. Ora c’è quest’altro procedimento in corso. I reati contestati sono il getto pericoloso di cose ed omessa bonifica dei suoli inquinati connessi alla gestione del carbonile annesso alla centrale di Brindisi Nord.Leggi l,articolo integrale
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E il carbone continua ad incrementare la lunga fila delle sue vittime .......
Tratto da "La Repubblica"
RUSSIA
Esplode miniera di carbone Dentro 312 minatori, 12 morti

Il bilancio è provvisorio, anche per i feriti che, al momento, sarebbero 41. L'incidente in un impianto nei pressi della città siberiana di Mezhdurechensk. Sono invece137 gli uomini che sono riusciti a venir fuori dalle gallerie


MOSCA -
E' di almeno 12 morti e 41 feriti il bilancio delle vittime delle esplosioni avvenute ieri sera nella miniera siberiana di Raspadskaya, una delle più grandi della Russia: lo ha reso noto il ministero per le situazioni di emergenza; altre 83 persone, fra cui numerosi soccorritori, sono ancora intrappolate nel sottosuolo.

Al momento della prima esplosione, avventua poco dopo la mezzanotte e causata probabilmente dal metano, nella miniera si trovavano 359 persone;
tre ore e mezzo dopo, mentre erano in corso le operazioni di salvataggio, si è verificato un secondo scoppio che ha distrutto il principale pozzo di ventilazione causando altre vittime; al momento i soccorsi sono stati sospesi dato che vi è il rischio di nuove esplosioni.