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30 gennaio 2013

NO AL DECRETO CLINI CHE AUTORIZZA A BRUCIARE CSS , combustibili solidi secondari, NEI CEMENTIFICI

Tratto da  Il Pane e le rose

NO AL DECRETO CLINI CHE AUTORIZZA A BRUCIARE RIFIUTI NEI CEMENTIFICI

(30 Gennaio 2013)
Dopo aver salvato l’ILVA condannando i cittadini di Taranto, dopo aver prorogato la gestione commissariale dei rifiuti, dopo aver aggravato ulteriormente la tassa  sui rifiuti sostituendo TARSU e TIA con la TARES, il governo Monti, a Camere ormai sciolte,  si sta avviando all’approvazione dello "Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale". Ottenuto il parere favorevole da tutti i partiti nella 13 commissione "Territorio, ambiente, beni ambientali" del Senato, il provvedimento sarà discusso l’11 febbraio.
Non ci sono dubbi che la conversione in legge di questo decreto Clini sull’utilizzo dei CSS (Combustibili Solidi Secondari, ex CDR) sia una delle mine vaganti più pericolose sulla strada dell’unica alternativa all’odierna ....... gestione dei rifiuti che devasta ambiente e salute: la raccolta differenziata finalizzata alla riduzione, riuso, riciclo dei rifiuti. 

 Esso costituisce anche un metodo palese per aggirare l'opposizione tenace dei movimenti alla costruzione di nuovi inceneritori ed incentivare e diffondere la combustione di rifiuti su tutto il territorio nazionale.  
Infatti, dirottando l'ex CDR ai cementifici, in un colpo, solo si beneficia la lobby dei cementieri e si trasformano i 59 cementifici presenti in Italia in inceneritori di rifiuti altrimenti del tutto riciclabili, con conseguenze gravissime:
 

1.      Le ceneri tossiche e nocive, frutto avvelenato dell'incenerimento, non dovranno più essere smaltite a costi elevati in discariche speciali, ma inglobate pari pari nei cementi. Quindi anziché un costo diventano un guadagno, facendo crescere il volume e il peso dei cementi prodotti. Chi andrà poi a raccontare ai lavoratori edili che quando manipolano le sacchette di cemento inalano metalli pesanti e polveri cancerogene? Chi avvertirà i residenti delle abitazioni costruite con quel cemento che le loro case spolvereranno nei decenni futuri polveri metalliche e molecole tossiche?
 

2.      I cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti e fonte di alte emissioni di polveri e di metalli pesanti in atmosfera (CO2, PCB, ammonio, cadmio, mercurio, nickel, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, benzene, diossine e quantità incalcolabili di particolato) già senza l’uso dei rifiuti come combustibile. Considerando la massa dei fumi emessi (ben oltre gli inceneritori), considerando che questi impianti non sono dotati di specifici sistemi di abbattimento delle polveri e tanto meno dei microinquinanti, e sono autorizzati con limiti di emissioni più alti, la miscelazione di combustibili fossili insieme ai rifiuti avrà l’effetto di moltiplicare la nocività di questi impianti. Una vera e propria bomba rispetto agli stessi inceneritori.
 

3.      L'altro aspetto è che i Comuni o i gruppi di Comuni che firmeranno i contratti per il conferimento alle aziende produttrici di CSS, saranno vincolati a rispettarli per tutta la durata stabilita. Il che vuol dire che in tutto quel tempo il contratto impedirà ogni iniziativa comunale indirizzata a far partire la differenziazione dei rifiuti finalizzata al riciclo. Né più né meno dell’effetto perverso dell'inceneritore, nemico giurato di ogni progetto di riciclo.     Leggi l'articolo integrale
 Coordinamento COMITATI rifiuti-energia


19 aprile 2012

Ministro Clini:Tre interrogativi da sciogliere, prima di bruciare i rifiuti nei cementifici


"L’ uso come combustibile in centrali, cementifici o anche termovalorizzatori può essere una strada da seguire – spiega Clini – per risolvere il problema dei rifiuti......Vareremo entro fine mese un decreto che prevede l’impiego di combustibili solidi secondari nei processi industriali"

TRATTO DA ALTRECONOMIA

 Tre interrogativi da sciogliere, prima di bruciare i rifiuti nei cementifici
  Il ministero dell'Ambiente annuncia un decreto per utilizzare Combustibili solidi secondari in   centrali, cementifici o anche termovalorizzatori  Risponde così a un'esigenza dell'industria dei settori, ma di azzerare le buone pratiche in tema di riduzione dei rifiuti. Senza considerare l'impatto delle emissioni sulla salute dei cittadinidi Luca Martinelli - 18 aprile 2012 


 Pare proprio che i cementieri ce l'abbiano fatta. A margine di un convegno, il 12 aprile, il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha annunciato che entro la fine del mese dovrebbe essere pronto un decreto “che prevede l’impiego di combustibili solidi secondari (Css) nei processi industriali, in particolare nel settore del cemento”......

Pare proprio che l'agenda di Clini sia dettata da Aitec, che lo aveva invitato alla presentazione di uno studio di Nomisma Energia, commissionato dagli stessi industriali del cemento, che fornisce i dati sulle potenzialità dei Css derivati dai rifiuti urbani, da utilizzare in parziale sostituzione dei combustibili “tradizionali”. 


Erano alcuni anni che i cementieri cercavano, in tutti i modi, di ottenere il via libera -e magari una pacca sulla spalla- in merito alla loro idea di “sostituzione” di combustibili tradizionali con combustibili “alternativi”.
..........
Al ministro Corrado Clini, che muove in difesa dei cementieri, vogliamo ricordare:

1) che la sostituzione con i rifiuti dei combustibili è sì un bisogno impellente, ma non per il ciclo dei rifiuti in Italia: serve solo a un'industria in crisi che non vuole, né sa, risolvere un problema di sovrapproduzione. Lo ha spiegato ad Altreconomia, nei mesi scorsi, Nicola Zampella, il responsabile dell'Ufficio studi dell'Aitec. Dal suo osservatorio privilegiato, certifica che l'industria è in crisi......Ciò, spiega Zampella, crea problemi “strutturali” al settore: “L'industria cementiera è capital intensive -spiega-, quindi nel lungo termine non si possono mantenere gli impianti al 50-60% della capacità, perché diventano insostenibili”.
Ecco perché la possibilità di bruciare rifiuti diventa una stampella, che a bilancio trasforma delle voci negative (l'acquisto dei combustibili) in positive (perché i cementieri vengono pagati per infornare Cdr o Css).
Questa stampella, però, rischia di trasformarsi in "un cappio al collo" per il Paese. Perché il passaggio dei rifiuti urbani in combustibile solido secondario non è indolore. I primi, infatti, diventano rifiuti speciali. Ciò significa che non esiste più alcune obbligo a gestirli in loco, all'interno dell'ambito in cui vengono prodotti. E che possono essere spostati per l'Italia, e anche all'estero, finendo con l'alimentare traffici illeciti: nel 2006, ne sono sparite 31 milioni di tonnellate, circa un quarto della produzione totale. Saprà bene, il ministro Clini, già direttore del ministero dell'Ambiente, con quante difficoltà -e con quali ritardi- sia in corso il tentativo di tracciare i rifiuti speciali, introducendo il sistema Sistri.

2) Che questo processo di “trasformazione” di rifiuti urbani in rifiuti speciali finirà, inoltre, con penalizzare quelle amministrazioni virtuose che -investendo sulla raccolta porta a porta e su metodi alternativi all'incenerimento per il trattamento dei rifiuti residui- hanno ridotto la produzione pro capite di rifiuti.
Lo scrivono le Associazioni Rifiuti Zero Trapani, Messina, Catania e la Rete Rifiuti Zero Sicilia, che firmano -insieme ad altri soggetti- una lettera indirizzata a Clini, segnalando che “l’imposizione di uno strumento come l''Accordo di Programma' evocato dal ministro, determina un 'effetto di trascinamento' di tutto il sistema, ingabbiato nella necessità di garantire all’industria cementiera i flussi oggetto dell’Accordo, con buona pace degli sforzi virtuosi in direzione della progressiva minimizzazione del rifiuto urbano residuo grazie a riduzione e raccolta differenziata”.
È un legame perverso, quello tra Cdr e cementifici (o comunque impianti di smaltimento  termovalorizzatori e
centrali ....), che in Puglia abbiamo "misurato" nell'obbligo del bacino BA5, cui fanno capo 21 Comuni tra cui quelli di Conversano e Mola di Bari, di produrre 470 tonnellate al giorno di indifferenziato, da destinare a un impianto per produrre Cdr. Circa 1,2 chilogrammi al giorno, per ogni cittadino dei 21 Comuni.

3) C'è, infine, un aspetto non indifferente, legato alla emissioni e ai rischi per la salute. Per riassumere il tema, porto la sua attenzione su un'interrogazione a risposta scritta che le è stata presentata nel novembre del 2011 alla Camera dei deputati dall'onorevole Miotto (cui non ha ancora risposto)........appare evidente la macroscopica ed incomprensibile diversità dei limiti di emissione tra cementifici e inceneritori per gli stessi inquinanti, molto pericolosi per la salute. Ancora più incomprensibile risulta l'agevolazione ai cementifici se si considera che le quantità assolute in peso (concentrazione per portata) dei sopraccitati inquinanti sono normalmente assai superiori per un cementificio rispetto a quelle di un inceneritore”.
La invito a rispondere all'onorevole Miotto, e se lo riterrà opportuno a visitare con Lei, che di quelle zone è oroginaria l'area compresa tra i "Comuni di Este e Monselice, situati in provincia di Padova", dove "in un raggio di soli 5 chilometri e all'interno del parco regionale dei Colli euganei (istituito con legge regionale n.38 del 10 ottobre 1989, BUR n.58 del 1989) operano ben tre cementifici". Oppure, sempre in Veneto, potrebbe andare a Fumane in Valpolicella (Vr). Qui, in mezzo ai vigneti dell'Amarone, c'è un cementificio -di Cementi Rossi- che brucia rifiuti di vario genere. Sulla porta d'ingresso del municipio vedrà un tabellone per la misurazione in continuo delle emissioni, che stona con il contesto.

L'assessore all'Ambiente del Comune di Modugno (Bari), Agostino Di Ciaula le ha scritto -da medico a medico- per ricordarle che “la Sua proposta di legge sulla combustione di rifiuti nei cementifici, rendono opportuno ricordarLe che numerose evidenze scientifiche nazionali ed internazionali hanno dimostrato che tutte le pratiche sino ad ora citate causano danni all'ambiente ed alla salute umana. Riteniamo opportuno ricordarLe l'articolo 5 del codice deontologico dei Medici: 'Il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale determinante più importante della salute dei cittadini. A tale fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile per l’utilizzo appropriato delle risorse naturali anche allo scopo di salvaguardare l’utilizzo stesso da parte delle future generazioni'”.

Detto questo, a nostro avviso questo decreto era già “scritto”. Lo si poteva leggere, tra le righe, analizzando tutti gli investimenti programmati e in corso da parte dell'industria del cemento, ovvero interventi di revamping il cui fine ultimo è rendere gli impianti adatti ad accogliere rifiuti nei propri forni......
Immaginare un “altro” ciclo dei rifiuti, probabilmente, potrebbe portare a risultati più virtuosi.

04 luglio 2011

1)Con la prevenzione sull'inquinamento si ridurrebbero spese e malattie dei savonesi 2)Miniera di carbone, morti in Cina

Tratto da Savona News

Sanità lacrime e sangue per i cittadini, ma con la prevenzione sull'inquinamento si ridurrebbero spese e malattie dei savonesi

Così il MoDA di Savona (Movimento Difesa Ambiente): "A proposito di "lacrime e sangue" (vedi articoli recenti della stampa locale), con 36 milioni di tagli nella sanità che dovranno pagare i malati con diminuzione dei servizi e aumento dei costi, noi del MODA siamo convinti che agire sulla prevenzione, come da decenni sosteniamo, sia l’arma vincente per evitare tagli nella sanità ma soprattutto sia indispensabile per la salute dei savonesi in un territorio come quello savonese devastato da un industrialismo di terz’ordine, vedi industria chimica (ACNA Stoppani) centrali a carbone, cokeria di Cairo, discariche di rifiuti urbani e industriali..."

"Vogliamo ancora una volta ricordare che anche solo la centrale a carbone come quella di Tirreno Power a Vado "centrale in città" comporta costi esterni relativi ai danni sull’ambiente locale, coltivazioni, clima, salute e danni materiali materiali di circa 140 milioni di euro ogni anno (vedi allegato) di cui circa 40 milioni relativi ai costi sanitari per malattie tumorali, cardiache e degenerative nonché per mortalità precoce (vedi criteri della Comunità Europea, fonte ExternE - UE, scaricabile QUI)

Se in più permettiamo la combustione di CDR (combustibile derivato dai rifiuti) come approvato dalla passata Provincia e dalla Regione, i danni da diossine e metalli pesanti sicuramente aumenterebbero significativamente. Per questo ribadiamo DEPOTENZIAMENTO E METANIZZAZIONE PER LA CENTRALE Tirreno POWER DI VADO coerentemente con quanto già sostenuto autorevolmente dall’Istituto Superiore di Sanità (Convegno di Spotorno) e dall’Ordine dei Medici della Provincia di Savona .

SE AVESSIMO SEGUITO LE CONCLUSIONI DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ QUANTE CENTINAIA DI MILIONI DI EURO LA COMUNITÀ SAVONESE AVREBBE RISPARMIATOIN TUTTI QUESTI ANNI DI COMBUSTIONE DEL CARBONE?

Al contrario siamo invece andati contro la legge italiana ed europea (vedi normativa IPPC – AIA) pur di lasciare libera la Tirreno Power di continuare a bruciare carbone sugli obsoleti gruppi risalenti agli anni ’60 che non rispettano i valori limite di emissione al camino fissati per i paesi membri della Unione Europea (vedi conferenza di Siviglia) inquinando così in maniera davastante il nostro territorio che ha pregevoli bellezze naturalistiche, attività agricole di nicchia e che si basa principalmente sul turismo.

In ultimo siamo fortemente sconcertati per la decisione della Provincia di Savona di ampliare ancora una volta la discarica Ecosavona del Boscaccio a Vado, avallata anche dalla inspiegabile astensione del PD, quando la raccolta differenziata in Provincia (che eviterebbe le discariche) è "fuorilegge" ferma al 29% (anno 2009) mentre la Legge ha posto un obiettivo oggi di almeno il 45% e al 2012 del 65%

Infine poniamo e ci poniamo 3 domande:

1) Cosa ne pensano i partiti della pericolosa combustione del CDR per smaltire i rifiuti in centrale prevista dal Piano Rifiuti della passata Provincia e approvato dalla attuale Regione?


2) Cosa ne pensano i partiti della "faccenda" riguardante Ecosavona, proprietaria della discarica del Boscaccio, di capitale misto pubblico con i Comuni di Vado e di Savona e privato, secondo cui la proprietà avrebbe esportato illegalmente i propri capitali alle isole Vergini evadendo il fisco, mentre ai cittadini viene imposto dal Comune di Savona ancora un aumento sulla tassa dei rifiuti?


3) Cosa farà il Presidente Regionale Burlando alla prossima conferenza dei servizi a Roma il 13 Luglio? Proporrà ancora il pericoloso ampliamento a carbone della centrale come vuole T. Power in contrasto con il territorio che ne chiede invece l’immediata metanizzazione?"

Dr. Virginio Fadda (biologo)
Dr. Agostino Torcello (medico)
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Tratto da Noalcarbone

Si allaga miniera di carbone, morti e dispersi in Cina

Fonte: ChinaDaily

Ennesimo annuncio di ennesima tragedia legata all'attività estrattiva del carbone che qualcuno osa chiamare "pulito". 40 dispersi e 3 morti il bilancio provvisorio a Niupeng, Cina

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TRATTO DA" LA VOCE DELL'EMERGENZA"

Processo Eternit: chiesti 20 anni per i vertici della multinazionale

“Eternit, una tragedia immane”. Guariniello chiede vent’anni. Alla cinquantesima udienza del processo Eternit, il pm ha fatto richieste pesantissime per i vertici dell’azienda: “Non avevo mai visto un dramma come questo, che ha colpito popolazioni di lavoratori e cittadini e che continua a seminare morti. E continuerà a seminarli chissà fino a quando”

Vent’anni di carcere per il barone belga Louis de Cartier e per Stephan Schmidheiny. Li ha chiesti il procuratore Raffaele Guariniello, alle ultime battute del clamoroso processo che ha portato in tribunale i vertici dell’Eternit, che sarebbero responsabili di oltre tremila vittime, tra operai e familiari, nei quattro stabilimenti italiani di Cavagnolo, Casale Monferrato, Rubiera di Reggio Emilia e Bagnoli, nel Napoletano.

A uccidere era la micidiale polvere bianca di fibra di amianto che continua a mietere vittime. “Chiedo vent’anni per questa immane e sconvolgente tragedia – ha detto Guariniello – Non avevo mai visto un dramma come questo, che ha colpito popolazioni di lavoratori e cittadini e che continua a seminare morti. E continuerà a seminarli chissà fino a quando. Una tragedia che si è consumata sotto un’unica regia in Italia e in altri paesi del mondo, senza che mai nessun tribunale abbia chiamato a risponderne i reponsabili per l’enorme danno cagionato”.

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Tratto da La Voce dell'emergenza

USA: alluvione, cede la barriera della centrale nucleare Fort Calhoun

Sfiga atomica 2011, un pericolo si allontana e un altro diventa minaccioso. I giapponesi sono riusciti ad estrarre il corpo estraneo di tre tonnellate dal reattore nucleare di Monju ma i generatori elettrici diesel di emergenza – praticamente la scialuppa di salvataggio prima della catastrofe – sono entrati in funzione poco fa a Fort Calhoun, la centrale nucleare del Nebraska assediata dal’inondazione. L’acqua ha travolto le barriere poste a protezione dell’impianto e non c’è più l’allacciamento alla corrente elettrica.

Non c’è dispersione di radioattività. Ma ci sono preoccupazioni: i generatori diesel di emergenza sono esattamente quelli che hanno fatto cilecca a Fukushima. Anche lì il problema era l’acqua: non un’alluvione ma lo tsunami.

E’ il paradosso delle centrali nucleari: producono energia elettrica ma hanno assoluto bisogno di elettricità non proveniente dal reattore. E ora cosa accadrà a Fort Calhoun?

Circa 60 centimetri di acqua del Missouri – una piena senza precedenti – ora circondano gli edifici di Fort Calhoun e zone di importanza cruciale per l’impianto.

Sulla centrale nucleare americana alluvionata è in vigore il divieto di sorvolo: cosa che impedisce di avere immagini e video aggiornati. La foto, una delle più recenti, è di una settimana fa (aggiornata al 30 giugno, ndr9): e da allora l’acqua ha continuato a crescere.

Ora circonda anche i trasformatori della centrale nucleare, ragion per cui, per motivi precauzionali, è stato deciso il distacco dalla rete elettrica (si lavora per ripristinare l’allacciamento) e l’entrata in funzione dei generatori diesel di emergenza. Leggi tutto »

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Tratto da Aduc.it
U.E. - Smog. Commissione: consultazione pubblica per obiettivi non raggiunti


La meta' degli europei (49%) vive in aree dove gli obiettivi di qualita' dell'aria dell'Unione europea non sono stati ancora raggiunti. Bruxelles ha deciso quindi di lanciare una consultazione pubblica online sulla sua politica su questo fronte, per stabilire nuovi obiettivi di lungo termine oltre l'orizzonte del 2020.
Nel corso dei prossimi tre mesi la Commissione europea chiede quindi un parere ai cittadini sui punti di forza e di debolezza dell'attuale quadro legislativo e sui progressi compiuti nella sua attuazione. Un riesame delle norme europee e' infatti previsto entro il 2013.
'Se guardiamo ai risultati ottenuti dall'Europa nel miglioramento della qualita' dell'aria - afferma il commissario Ue all'Ambiente, Janez Potocnik - possiamo esserne orgogliosi.
Tuttavia di fronte ai 500.000 casi di decessi prematuri dovuti all'elevato livello di inquinamento atmosferico provocato da particolato, c'e' chiaramente ancora molto lavoro da svolgere.
Dobbiamo avviare subito una discussione sulla prossima generazione di obiettivi di qualita' dell'aria'.
Bruxelles invita tutte le parti interessate a condividere il proprio punto di vista sul miglior modo per migliorare la legislazione dell'Ue in materia di qualita' dell'aria. Si suddivide in due parti: un breve questionario per il grande pubblico e una sezione piu' articolata riservata ad esperti e operatori di amministrazioni nazionali, enti locali o regionali, ricercatori, imprese, stakeholder, soggetti responsabili in campo sanitario, ambientale e altri gruppi coinvolti nell'attuazione della legislazione dell'Ue in materia di qualita' dell'aria.

25 settembre 2010

"Chi Muore non Lavora!"

Tratto da ilpaesenuovo.it

Chi Muore non Lavora!

Lecce.L’appello al presidente Gabellone: dica NO al CDR!

Vi sono ‘No’ che aiutano a crescere la nostra civiltà, uno è quello contro la combustione dei rifiuti!

(Il Forum Ambiente e Salute del Salento) - La conferenza stampa di ieri con cui i vertici dello stabilimento Colacem hanno tentato di convincere l'opinione pubblica salentina della opportunità di bruciare nel loro impianto rifiuti, la cui combustione è di scientificamente comprovata alta pericolosità, ha finalmente rotto quel velo che per anni ha impedito a noi tutti di prendere atto del gravissimo impatto sull'ambiente e sulla salute attribuibile all'attività cementiera di Colacem, che ormai da anni inquina e devasta il sud Salento

In un quadro clinico che vede un allarmante aumento di malattie tumorali e alle vie respiratorie tra le popolazioni ...ubicate nell'interland dello stabilimento, le dichiarazioni rese ieri in conferenza stampa, dagli stessi vertici aziendali di Colacem, hanno permesso per la prima volta di evidenziare pubblicamente la pericolosa attività che in tale impianto si svolge e che concorre pesantemente allo spiacevole stato dell’ambiente nel cuore del basso Salento.

L'impellenza aziendale, volta ad ottenere le autorizzazioni dagli enti pubblici preposti per bruciare CDR ( Combustibile Derivato da Rifiuti ), per interessi puramente economici e non assolutamente tecnici, e per emettere altri fumi in atmosfera, ha cancellato anni di politiche mistificatorie attraverso campagne d'opinione e costosi piani pubblicitari con cui l'azienda aveva accuratamente mascherato, (con azioni che potremmo definire complessivamente di “eco-lifting”), i suoi pesanti impatti sul territorio.

Oggi nella piena certezza del mondo tecnico-scientifico medico e politico della elevatissima nocività dei fumi e delle ceneri derivati dalla combustione del CDR, Colacem ha avuto il coraggio, la spudoratezza di affermare: bruciando CDR nei nostri impianti potremmo ridurre l'impatto connesso agli inquinanti emessi dai nostri stabilimenti”, una dichiarazione che ha fatto cadere le braccia a tutti i salentini! Un arrampicarsi sugli specchi patetico e offensivo dell’intelligenza di ogni salentino; una dimostrazioni del livello di arroganza e del livello di bugia e di mistificazione cui si può giungere al fine di inseguire profitti d’impresa, calpestando gli interessi prioritari dei territori e i diritti dell’uomo; ma anche, aspetto non di secondaria rilevanza, una dichiarazione che confessa e conferma quanto grave sia stata e sia l'attività quotidianamente svolta in quella mega struttura industriale, già rientrante, in qualità di cementificio, nella categoria di industria insalubre di categoria a/1, stessa categoria nella quale rientrano gli inceneritori di rifiuti (e le centrali a carbone....)!

Il Forum Ambiente e Salute, affermando la necessità di tutelare il diritto al lavoro, come anche il diritto alla salute degli operai e allo stesso modo dei cittadini che vivono nel Salento, ............chiede al mondo politico pugliese e nazionale un impegno, più che mai necessario e doveroso, affinché l’Italia da Repubblica fondata sul lavoro, possa finalmente divenire una “Repubblica fondata sulla VITA!”.

Una riflessione profonda, condensata in questa richiesta, che è giunta a maturazione in noi di fronte al disarmante cartellone esposto da una donna, disperata dalle tantissime sofferenze provocate dagli inquinamenti ambientali, (a cui sono sottoposti da anni tutti i cittadini salentini con conseguenze durissime), durante il recente consiglio comunale di Galatina, in cui si dibatteva, giorni fa (14 sett), sulle assurde richieste di Colacem in merito alla possibilità di bruciare anche CDR; un cartellone sul quale era scritto, con comprensibile rabbia,

“ CHI MUORE NON LAVORA!”.

Pertanto crediamo sia ormai superfluo ribadire la richiesta alla Provincia di Lecce e al suo presidente e al contempo assessore all’ambiente Antonio Gabellone, di non concedere alcuna autorizzazione all'azienda per l'uso del CDR, indipendentemente dalla sua provenienza,e alla luce anche dell’immoralità sottesa al malsano principio che prevede la combustione dei rifiuti, i cui materiali, invece, potrebbero e dovrebbero essere virtuosamente ed ecosostenibilmente riciclati. .......

Il Salento ha il vitale bisogno che si dica finalmente ‘No’ a questo stato di cose, a questo vile “modus operandi”! Sono questi i ‘No’ fondamentali che aiutano il nostro territorio a crescere davvero, e che gli enti preposti e democraticamente eletti dalla gente non devono avere il timore di pronunciare!

Sono i ‘No’ che la gente per bene del Salento grida a squarciagola, come un grido d’aiuto disperato, che noi tutti, stessi cittadini, politici ed amministratori, abbiamo il dovere umano civile e morale di ascoltare!.......

Leggi l'articolo integrale

08 settembre 2010

Tirreno Power: e adesso i sindacati (almeno la CISL) ammettono di volerci bruciare i rifiuti

Tratto da "LA STAMPA "PRIMA PAGINA CRONACA DI SAVONA"

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MODA e UBIK

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Gli ambientalisti:" Facciano pure personale

già dimezzato dal 1985".


La presa di posizione dell'amministratore delegato di Tirreno Power ha suscitato l'immediata replica degli ambientalisti del Moda:
"Se hanno gli impianti vecchi ,che inquinano e producono meno degli altri, che chiudano pure .E' inaccettabile che invece di migliorare l'esistente,si pretenda di di ampliare la produzione a carbone a spese della salute dei cittadini.senza contare che i sindacati dopo aver accettato che il personale della centrale,passasse da 556 a 224 unità,dovrebbero tacere.......
Intanto il comitato di protesta costituito dalla libreria Ubik sottolinea che la proprietà della centrale(De Benedetti)continua a non rispondere agli appelli.
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Tratto da Savonaeponente

Tirreno Power: e adesso i sindacati (almeno la CISL) ammettono di volerci bruciare i rifiuti

di VALERIA ROSSI – Non avevano ancora avuto il fegato di dirlo chiaro e tondo: ma adesso l’hanno trovato.
Dopo la riunione di ieri (segretissima) fra Tirreno Power e sindacati, ecco emergere la verità che avevamo capito da tempo, purtroppo: non si vogliono chiudere i gruppi a carbone (che minacciano costantemente la nostra salute) perché solo nei gruppi a carbone si può bruciare il CDR!
L’ha detto chiaro e tondo la segretaria provinciale della CISL Maresa Meneghini, una signora evidentemente fornita di “poche idee, ma ben confuse”, sostenendo che “è importante che TP garantisca un valore aggiunto al territorio”.

Quale valore aggiunto? Ma la combustione dei rifiuti, ovviamente!

Infatti la sciura Meneghini specifica:Visto che il territorio ha detto no ad inceneritore e termovalorizzatore…“, Tirreno Power ha gli strumenti adatti per sfruttare le nuove tecnologie di valorizzazione dei rifiuti per la produzione di energia“.
E qui arriva la sparata finale: “
Si tratta di energia a impatto zero “.
Sì: per chi vive sulla luna.

La stessa favoletta dell’”impatto zero” l’avevamo già sentita da Veronesi (ricordate? L’aveva detta in TV, da Fazio, davanti a milioni di telespettatori, unendo i ditini per formare uno ZERO ben visibile), che poi ha ritrattato sostenendo che “di inceneritori non ne capisce nulla” e che si era fidato del parere dei “suoi esperti”: gli stessi esperti, probabilmente, che taroccano i dati degli studi scientifici internazionali… o forse esperti pagati dalle ditte che gli inceneritori li costruiscono e che, guarda caso, finanziano anche la Fondazione Veronesi.

Il gioco ormai è diventato scoperto: forse adesso qualcuno ritratterà, dirà che è stato frainteso, avrà ancora il muso buono di sostenere che la cosa “non è nei loro progetti” (come dichiarò in una nostra intervista l’ingegner Prelati della Tirreno Power, non a caso eccellente giocatore di scacchi…).
Ma intanto l’hanno detto: alleluja. Almeno si gioca a carte scoperte.
Evidentemente la sciura Meneghini non ha mai letto gli studi internazionali sull’impatto devastante che gli inceneritori hanno sulla salute umana (no problem: si legga
questo articolo di Patrizia Gentilini e magari tutta la relativa bibliografia, e si farà un’idea precisa); evidentemente non ha neppure capito che l’equazione

“ampliamento = minor inquinamento” è una BALLA

smentita senza neppure troppa fatica dai medici locali, come dimostra questo intervento del dottor Franceschi e come emerge ancor più chiaramente da questa tabella, redatta in base ai dati forniti dalla stessa Tirreno Power e da noi pubblicata più volte:

NO, signora Meneghini: non inquinerebbero meno, ma DI PIU’.
NO, signora Meneghini: incenerire rifiuti in una centrale a carbone non significa “impatto zero” , ma DOPPIO IMPATTO, ovvero quello del carbone PIU’ quello del CDR, che è due volte più letale perché moltiplica (oltre a tutto il resto) l
a produzione di benzene e diossine, come ormai sanno anche i bambini (ma non i sindacalisti, a quanto pare).

Che altro ci vuole per farvelo capire? Le tabelle dobbiamo stamparle su manifesti 6×3 (come fa la TP con le sue pubblicità ingannevoli)?
Se è necessario, faremo anche questo.
Per ora, però, vi preghiamo solo di capire questo concetto elementare, proprio infantile:

SE IL TERRITORIO NON VUOLE L’INCENERITORE E IL TERMOVALORIZZATORE (guardi che in pratica si tratta della stessa identica cosa, con piccolissimi distinguo tecnologici), NON VUOLE NEANCHE TRASFORMARE LA CENTRALE ELETTRICA IN UN MEGABRUCIATORE DI RUMENTA: perché l’effetto sulla salute è lo stesso.

Se non è stata ancora informata, la sciura Meneghini con tutti i sindacati al seguito, si informi: perché ha il DOVERE di farlo, anziché prendere per buone le favole raccontate da chi ha tutto l’interesse di restare su questo territorio ad avvelenare l’aria per riempirsi le tasche.
E sia chiaro che insieme all’aria avvelena anche gli stessi lavoratori: e sarebbe ora che i parenti dei dipendenti ENEL (prima) e Tirreno Power (oggi) di decidessero a parlare e a dire forte e chiaro, mettendoci anche la faccia, magari, quanti morti hanno avuto in famiglia. Quandi amici hanno malati di tumore. Quante emorragie cerebrali hanno contato nella cerchia delle loro conoscenze.
Perché parlare parlano, eccome… lo dimostra l’inchiesta che ha svolto Mario Molinari in UNA sola via nei dintorni di Vado Ligure, pubblicata sul Manifesto: ma parlano solo se gli prometti di “non mettere il nome sul giornale”, perché hanno paura. Paura delle ritorsioni, paura delle minacce, paura di perdere il lavoro, perché in questo Paese devastato, pieno di disoccupazione e di disperazione, in cui “va tutto bene” solo per chi lo governa sulla nostra pelle,
FA PIU’ PAURA LA DISOCCUPAZIONE DELLA MORTE.

Si metta bene in testa una cosa, sciura Meneghini: e se lo mettano in testa CISL, CGIL, UIL e quant’altri continuino ciecamente a credere alla palla dell’”ampliamento=meno inquinamento”:

Una centrale come quella di Vado (dati UE) ha un costo sociale annuo di 140 milioni di euro.

Ci sono i dati a provarlo: anche questi li abbiamo già pubblicati e li potete rileggere ed esaminarecliccando qui.
Lo sa quanti lavoratori si sostengono, quante famiglie si assistono con 140 milioni di euro?
Tutta Vado potrebbe mettersi in panciolle a non fare un accidenti…e ci costerebbe ancora MENO di questa dannata centrale di città.
Ma forse, per i sindacati, non andrebbe bene… perché un benessere diffuso, suddiviso fra tutti i cittadini, farebbe la fortuna di molti anziché di pochi: e i “molti” non si prendono la briga di fare accordi con i sindacati, di sponsorizzare i comuni (almeno quelli che si lasciano comprare) né di avere un tasso di sindacalizzazione del 98%.
E adesso ditemi che sono comunista.
Però, intanto che me lo dite , INFORMATEVI.
Parlate coi MEDICI, con il direttore della Tirreno Power, per avere i dati medici.
Parlate con la gente. Contate i morti insieme a loro. E poi vediamo se avrete ancora il coraggio di IGNORARE la salute dei cittadini e di pensare solo ai soldi. I vostri e i loro, ovviamente: MAI i nostri. Perché oltre a rimetterci la salute e spesso la pelle, dobbiamo pure assistere all’arricchimento smisurato di gente che poi viene a fare i ricattini: “O ampliamo o chiudiamo”.
E CHE CHIUDANO!

Vediamo se lo fanno! Con un impianto che oggi procura una rendita di milioni di euro all’anno, vediamo se chiudono davvero
. Sindacati, tirate fuori le palle e provate a dire a questi signori: “Okay, chiudere pure”.
Ci scommetto la casa (che non ho), la macchina (quella sì) e perfino il gatto,

che non chiuderanno MAI: perché guadagnano cifre astronomiche.


Loro e l’ingegnere svizzero che non risponde alle domande, probabilmente perché non conosce neppure le risposte.

IL CARBONE UCCIDE l’abbiamo scritto, gridato, urlato in ogni modo possibile. Ora la risposta dei sindacati è: “Siccome lo sappiamo ma facciamo finta di non saperlo perché ci torna comodo, vi preghiamo di beccarvi ANCHE L’INCENERIMENTO, CHE UCCIDE MOLTO DI PIU’”.

Savonesi, vadesi, abitanti di tutta la provincia (perché le emissioni venefiche la comprendono TUTTA, compresi quelli che si sentono al sicuro):
siete davvero disposti ad accettare ANCHE questo?


22 agosto 2010

1)Il visto Aia in tempi certi 2)Piano Provinciale dei Rifiuti, il comitato “Ambiente e Salute” preoccupato


Il visto Aia in tempi certi

Il decreto legislativo 128/2010 che entrerà in vigore il 26 agosto (supplemento ordinario 184 della «Gazzetta Ufficiale» 186) inserisce l'Aia (autorizzazione integrata ambientale) nel Codice ambientale, aggiungendo il titolo III-bis e abrogando il relativo Dlgs 59/2005. Il decreto introduce una procedura completamente nuova per l'ottenimento dell'Aia, che in pratica è lo strumento amministrativo attraverso cui si persegue la prevenzione integrata dell'inquinamento (Ippc). Il nuovo Codice mantiene la differenza tra impianti a rilevanza statale e regionale, ma prevede sanzioni più aspre rispetto a quelle previste dal Dlgs 59/2005 (si veda la tabella di fianco). Tutto continua a ruotare intorno alla figura del "gestore" la cui definizione, però, è assai più ampia (si veda la scheda a sinistra).
Caratteristiche
L'Aia è un'autorizzazione all'esercizio e sostituisce "a ogni effetto" le autorizzazioni di cui all'allegato IX alla parte II, Dlgs 152/2006 «secondo le modalità e gli effetti previsti dalle relative norme settoriali». Ogni singola Aia deve includere le modalità previste dal Dlgs 152/2006 per la protezione dell'ambiente e deve indicare le autorizzazioni sostituite. Una copia di ogni Aia va messa a disposizione del pubblico presso gli uffici individuati dall'autorità competente per il deposito della documentazione.
L'autorizzazione ha una durata di cinque anni (otto per gli impianti registrati Emas e sei se certificati Iso) e di dieci anni per gli impianti di allevamento intensivo di pollame o di suini con più di 40mila posti pollame; 2mila posti suini da produzione (di oltre 30 kg), o 750 posti scrofe.
Criteri e procedure
Per la concessione dell'Aia, l'autorità competente deve tenere conto dei criteri indicati nell'allegato XI al nuovo decreto e delle varie linee guida ministeriali che sono state e saranno emanate. In tale processo, però, l'autorità competente deve ora considerare anche i documenti Bref (Bat Reference Documents), cioè i documenti di riferimento elaborati dall'ufficio istituito dalla Commissione Ue a Siviglia (articolo 29-bis, comma 1). Tali documenti sono liberamente disponibili sul sito http://eippcb.jrc.es/index.html.
La procedura per l'ottenimento dell'Aia è disciplinata dagli articoli 29-ter e 29-quater del Dlgs 152/2006. Per gli impianti di competenza statale la domanda è presentata al ministero dell'ambiente (commissione istruttoria Ippc) attraverso la procedura telematica, con il formato e le modalità stabiliti con il Dm 7 febbraio 2007. Per gli impianti di competenza regionale, invece, la domanda va presentata all'ufficio o all'ente individuato dalla regione.
Entro i successivi 30 giorni l'autorità competente verifica la completezza della domanda e della documentazione allegata. In caso di incompletezza, le integrazioni dovranno essere fornite entro un termine non inferiore a ulteriori 30 giorni. In questo caso, i termini del procedimento sono interrotti fino alla presentazione di quanto richiesto. In caso di mancato deposito entro il termine, l'istanza si intende ritirata. L'impresa, però, può richiedere una proroga del termine per la presentazione delle integrazioni.
Invece, se la domanda è completa, entro 30 giorni dal ricevimento della domanda l'autorità competente comunica l'avvio del procedimento e il luogo dove depositare i documenti per la consultazione da parte del pubblico. Entro i 15 giorni successivi l'impresa (il gestore) provvede a sua cura e sue spese alla pubblicazione di un annuncio con l'indicazione dei propri estremi identificativi e del luogo dell'impianto, nonché gli uffici dove sono depositati gli atti e presso il quale il pubblico può trasmettere le proprie osservazioni (entro i 30 giorni successivi all'annuncio). La pubblicazione deve avvenire su un quotidiano provinciale o regionale (per gli impianti regionali), o nazionale (per gli impianti nazionali) e sul sito web del gestore. Successivamente viene convocata la conferenza di servizi che si deve concludere entro 90 giorni dalla pubblicazione dell'annuncio a mezzo stampa. Il procedimento si conclude entro 150 giorni dalla presentazione della domanda.
Conferenza di servizi
La conferenza mantiene natura decisoria. Nel suo svolgimento dovrà tenersi conto delle modifiche apportate dalla manovra (legge 122/2010) alla legge 241/1990. Per gli impianti di competenza statale, dovrà essere acquisito il parere dell'Ispra e per quelli di competenza regionale quello delle Arpa in ordine al monitoraggio e delle emissioni nell'ambiente.
Leggi l'articolo integrale
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Tirreno Power Vado LigureTratto da Ivg
Piano Provinciale dei Rifiuti, il comitato “Ambiente e Salute” preoccupato

Spotorno. Il Comitato “Ambiente e Salute di Spotorno-Noli” esterna le proprie preoccupazioni a proposito del Piano Provinciale dei Rifiuti che prevede la possibilità di produrre energia dalla combustione del CDR (Combustibile da Rifiuti):

“C’è forse il rischio che il CDR sia bruciato nelle centrali a carbone?

Si è letto recentemente sulla stampa che i rifiuti imperiesi arriveranno a Vado. La discarica del Boscaccio riceve così, oltre ai nostri, i rifiuti provenienti da Imperia. Quando sarà satura, potrebbe essere comodo e conveniente bruciare CDR nella vicina Centrale a carbone”.

“Il Piano Provinciale dei Rifiuti (pag.170 e 171) prevede, infatti, la possibilità di bruciare nelle Centrali a carbone il CDR. L’orientamento del Ministero dell’Ambiente è di considerare il CDR ‘materia prima’, smaltibile in centrali a carbone e cementifici per produrre energia, naturalmente con costi minori rispetto ad altri combustibili” spiegano dal Comitato.

“Alla luce di quanto sopra, temiamo fortemente che alle emissioni della combustione del carbone della situazione attuale e se ci sarà l’ampliamento di quella futura si potrebbero aggiungere diossine e metalli pesanti in quantità addirittura maggiore di quelle emesse dai pur pericolosi moderni inceneritori. A proposito di inceneritori, si esprime l’oncologa Patrizia Gentilini, Presidente dell’ISDE di Forlì, in un comunicato: ‘I Medici per l’Ambiente ricordano che distruggere materia (di qualunque tipo compreso le biomasse) tramite la combustione con il pretesto di recuperare energia, è una prassi sempre più contestata e criticata nella letteratura scientifica indipendente e che trova la propria ragion d’essere solo in assurdi incentivi economici che nulla hanno a che fare con la reale tutela dell’ambiente e della salute” aggiungono da “Ambiente e Salute di Spotorno-Noli”.

“‘Nell’estate 2005 ben 409 medici del territorio forlivese – si legge sempre nel comunicato citato dal Comitato di Spotorno-Noli – sottoscrivevano una petizione indirizzata al Direttore dell’ASL, al Sindaco e al Presidente della Provincia in cui esprimevano tutta la loro preoccupazione circa il potenziamento dell’incenerimento dei rifiuti ed auspicavano l’attuazione di pratiche di gestione dei rifiuti più rispettose dell’ambiente e della salute, pratiche già ampiamente in uso in tante parti del nostro paese e non solo. Una idonea raccolta differenziata che raggiunga la più alta percentuale possibile di materia riciclabile e destini solo una piccola parte,l’indifferenziato, alla discarica, oltre alla finalità del riutilizzo, ha quella di non intasare le discariche presenti sul territorio.

Sopratutto essa impedisce la trasformazione dei rifiuti, ‘tramite incenerimento in composti tossici che avvelenano il nostro ambiente e sono causa certa di danni sanitari e di inutili sofferenze’.

08 agosto 2010

1)Inceneritori e malformazioni fetali: studio francese 2)PROBABILE CHIUSURA DEL CICLO DEI RIFIUTI CON LA COMBUSTIONE DI CDR IN CENTRALE A CARBONE.

Per chi vive ancora sulle nuvole e per chi crede ancora alla befana .......
Forse è ora di aprire gli occhi
Aumentano gli studi che evidenziano l' influenza degli inceneritori sulla salute.

Inceneritori e malformazioni fetali: studio francese conferma correlazione

Maternal residence near municipal waste incinerators and the risk of urinary tract birth defects” è uno studio, l’ennesimo, condotto nella regione del Sud Est della Francia, Paese che nel 2000 ha incenerito 11 milioni di tonnellate di rifiuti, il 26% della produzione.
E’ stato condotto da una equipe Università di Lione, di Rennes e dal Registro delle Malformazioni del Rhone-Alpes, la zona dove sono emersi picchi di malformazioni nei nuovi nati, che non trovano giustificazione.
Si tratta di
304 neonati che hanno evidenziato difetti all’apparto genitale. In particolare problemi renali e di uropatia ostruttiva.
Sylvaine Cordier, Anne Lehebel, Emmanuelle Amar, Lucie Anzivino-Viricel, Martine Hours, Christine Monfort, Cecile Chevrier, Mireille Chiron, Elisabeth Robert-Gnansia, sono le donne scienziate che hanno approfondito con passione ed attenzione il problema, giungendo a delle conclusioni prevedibili quanto preoccupanti.

Gli inceneritori dei rifiuti” recita il trattato “rilasciano una miscela di sostanze chimiche persistenti con un forte potenziale tossico per l’embrione, inclusi metalli pesanti e diossine/furani, nell’atmosfera”.

Stiamo parlando proprio degli inceneritori, quelli che
fanno meno male di una grigliata, a sentire parlare la nostra scienziata locale, nonché assessore all’ambiente del comune di Parma.
Abbiamo trovato una associazione tra il vivere in prossimità di un inceneritore e il rischio di difetti all’apparato urinario dei nuovi nati” è la lapidaria conclusione dello studio che sottolinea come anche il consumo di prodotti locali modifichi il rischio di malattie per la capacità di bioaccumulo per esempio nel latte vaccino e nei derivati (formaggi).

Un evidente monito a non consumare prodotti che sono cresciuti in prossimità di questi impianti.
Tra qualche anno allora occhio alle insalate made in Ugozzolo, salvo quella di nonno Allodi, che ancora ci tiene all’oscuro della localizzazione della sua nuova residenza all’ombra del camino.
Gli inceneritori sono i massimi responsabili dell’emissione di diossine nell’ambiente.
In Francia il primato è del
52% dell’emissione totale, con 202 grammi di dosi tossiche equivalenti (I-TEQ) all’anno. Oltre le diossine questi impianti emettono tutta una serie di composti estremamente pericolosi: policlorobifenili, policiclici aromatici, metalli pesanti come cadmio, arsenico, cromo, mercurio, particolati volanti come PM10, ossidi di zolfo, insomma la solita ricetta indigesta.
La zona censita ha attivi
21 inceneritori di rifiuti, mentre sono 70 gli impianti che dal 1988 haoo operato per almeno un anno nella regione.
Lo studio si è concentrato in un raggio di 10 km dal camino di emissione, considerato l’ambito più pericoloso e soggetto a ricadute.
Lo studio non ha sottovalutato le altre fonti emissive che sono state calcolate caso per caso.
I modelli emissivi sono stati condotti scientificamente in base alle dichiarazioni dei gestori, quindi sull’emissione media degli impianti.
Lo studio è disponibile sul nostro sito all’indirizzo:
http://gestionecorrettarifiuti.it/pdf/maternal.pdf.

(Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma, tratto da: ParmaDaily)

Inceneritore fa rima con tumore

Inceneritori e rischi correlati: medici in prima linea

Diossina nel latte materno, ISDE: a Napoli è allarme

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...........E’ dimostrato da studi del Ministero dell’Ambiente che con il CDR in centrali a carbone (trattandosi di impianti “non dedicati” ai rifiuti) si producono più diossine, furani e metalli pesanti, come “nanopolveri” che sfuggono ai sistemi di filtraggio, di quelli che vengono emessi dai “famigerati” inceneritori.

Leggi

2009/11/05 "Centrali a Carbone e cdr "


Scritto da Virginio Fadda e Agostino Torcello
MONOPOLIO DEI RIFIUTI NELLA DISCARICA "BOSCACCIO" DI VADO (ECOSAVONA)
E PROBABILE CHIUSURA DEL CICLO CON LA PERICOLOSA COMBUSTIONE DI CDR NEI GRUPPI A CARBONE
DELLA CENTRALE TIRRENO POWER DI VADO (VEDI PIANO PROVINCIALE RIFIUTI 2007)

Pochi dati per svelare la molto probabile chiusura del ciclo dei rifiuti urbani (RSU) in Provincia di Savona nella discarica del "Boscacccio" di Vado (Ecosavona) con la combustione di CDR (combustibile derivato dai rifiuti) da bruciarsi pericolosamente nei gruppi a carbone della vicina centrale T. Power di Vado.

Afferma il Sindaco di Vado Caviglia che al "Boscaccio" arrivano i rifiuti di 65 su 69 Comuni della Provincia di Savona (Savona & Ponente del 14 Luglio 2010) che la discarica è in via di saturazione.

Dichiara inoltre l’Ing. Pacitti Presidente di Ecosavona che è in programma l’ampliamento per 1,5 milioni di mc che permetterà almeno 10 - 15 anni di smaltimento con "trattamento a freddo" (Il Secolo XIX del 7/07/2010).

ECCO I NOSTRI CALCOLI

  • E’ noto che un milione di tonnellate di rifiuti corrispondono in volume a circa 832.000 mc in discarica.(vedi)
  • In Provincia di Savona nel 2007 si sono prodotti 203.562 tonnellate di rifiuti (Fonte Prov. Di Savona)
  • Secondo i dati di cui sopra quindi 1,5 milioni di mc di ampliamento permettono di abbancare circa 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti complessivi
  • Se l’ampliamento consente di smaltire i rifiuti per 10 – 15 anni, allora significa che

1,8 milioni di tonnellate : 10 anni = 180.000 tonnellate/anno (durata 10 anni)

1,8 milioni di tonnellate : 15 anni = 120.000 tonnellate/anno (durata 15 anni)

Ma se i rifiuti da smaltire in Provincia di Savona sono almeno circa 200.000 tonnellate ogni anno ciò significa che mancherebbero all’appello da 20.000 t/anno (200.000-180.000) a 80.000 t/anno (200.000 –120.000) se la durata prevista dall’ampliamento è rispettivamente di 10 o 15 anni.

Ma, guarda caso, tali quantità mancanti all’appello corrispondono precisamente alla stima di CDR ( da 40.000 a 60.000 tonnellate/anno) da prodursi prevalentemente nella discarica del Boscaccio di Vado come indicato nel Piano provinciale Rifiuti della Provincia di Savona che possono quindi essere bruciati nei vicini gruppi a carbone della centrale T. Power in sostituzione del carbone (pag. 170 Piano rifiuti).(vedi)

IL PERICOLO REALE E’ QUINDI L’ALTISSIMO RISCHIO DI BRUCIARE NOTEVOLI QUANTITA’ DI RIFIUTO CDR PRODOTTO NELLA DISCARICA DEL BOSCACCIO NEI GRUPPI A CARBONE DELLA VICINA CENTRALE T. POWER CON PRODUZIONE DI DIOSSINE E METALLI PESANTI NELL’ARIA PERICOLOSISSIMI PER LA SALUTE IN QUANTITA’ BEN SUPERIORI A QUELLE CHE SAREBBERO PRODOTTE IN UN PUR PERICOLOSO MODERNO INCENERITORE IN AGGIUNTA AI FUMI DEL CARBONE.

QUESTO POTREBBE ANCHE AIUTARE A CAPIRE PERCHE’ NON PARTE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA IN PROVINCIA DI SAVONA CHE SOTTRARREBBE "PREZIOSE" QUANTITA’ DI RIFIUTO COME CDR.

IN ALTERNATIVA ALLA SQUALLIDA E OBSOLETA SCELTA DI SMALTIRE I RIFIUTI IN DISCARICHE O PEGGIO DI BRUCIARLI COME CDR PER FAVORIRE I LUCRO DI POCHI MA DANNI ALLA SALUTE DI MOLTI, RIBADIAMO ANCORA UNA VOLTA "RIFIUTI ZERO" COME ATTUATO DAL PROF. CONNETT IN CALIFORNIA CHE NON PREVEDE NE’ COMBUSTIONE DI RIFIUTI NE’ DISCARICHE.

Savona, 7 Agosto 2010

Virginio Fadda (biologo)

Agostino Torcello (medico pneumologo)

MODA Savona