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11 agosto 2021

Marco Grondacci Utilizzo Combustibile derivato dai rifiuti esteso a tutti gli impianti di recupero energetico dai rifiuti

Tratto da Note di Marco Grondacci 

Utilizzo Combustibile derivato dai rifiuti esteso a tutti gli impianti di recupero energetico dai rifiuti 

La legge che ha convertito il Decreto su governance e accelerazione attuazione Piano Ripresa e Resilienza (PNRR) ha esteso a moltissime ulteriore tipologie di impianti l’uso del Combustibile solido secondario derivato dai rifiuti urbani e speciali non pericolosi (di seguito CSS).

La normativa precedente (Decreto Ministero Ambiente n° 22 del 14/2/2013) prevedeva che il CSS potesse essere utilizzato nei cementifici e centrali termolettriche sopra i 50MW come semplice modifica non sostanziale quindi senza percorsi autorizzativi vincolanti. La Legge di conversione del Decreto Draghi estende questa possibilità anche agli impianti minori soggetti a semplice autorizzazione unica ambientale quindi a tutte le tipologie di impianti di rifiuti per esempio.

Qui l’articolo  integrale 

 

05 luglio 2021

Grondacci : Il Decreto legge semplificazioni estende l'uso del Combustibile Derivato dai Rifiuti

 Tratto da Note di Grondacci

Il Decreto legge semplificazioni estende l'uso del Combustibile Derivato dai Rifiuti 

Nuova norma che favorisce l'estensione dell'uso del Combustibile Solido Secondario (CSS) in impianti ulteriori a cementifici e centrali termoelettriche sopra i 50MW. 

La norma è stata introdotta dal Decreto Legge 77/2021 con l'articolo 35 intitolato misure di semplificazione per la promozione della economia circolare. Cosa abbia di economia circolare un materiale che è di fatto un rifiuto e che solo grazie ad una normativa precedente è stato, declassificato a combustibile per definizione normativa ma rifiuto resta.  


Secondo il comma 2 articolo 35 del Decreto Legge 77/2021  gli interventi di sostituzione dei combustibili tradizionali con CSS-combustibile, conforme ai requisiti di cui all'articolo 13 del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 14 febbraio 2013, n. 22 [NOTA 1], in impianti o installazioni già autorizzati allo svolgimento delle operazioni R1 [NOTA 2], che non comportino un incremento della capacità produttiva autorizzata, nel rispetto dei limiti di emissione per coincenerimento dei rifiuti, non costituiscono una modifica sostanziale ai sensi delle procedure di VIA ma anche di AIA (vedi definizione lettera l-bis comma 1 articolo 5 DLgs 152/2006 - [NOTA 3]) e della disciplina della Autorizzazione Unica Ambientale (vedi definizione ex lettera g) comma 1 articolo 2 DPR 59/2013 - [NOTA 4]). Peraltro questo era già previsto dal Decreto 22/2013, occorre ricordare infatti che questo Decreto prevede che i cementifici e le centrali termoelettriche in cui può bruciare il CSS e che siano in possesso di autorizzazione integrata ambientale (di seguito AIA), rilasciata prima della data di entrata in vigore del presente Decreto (29/3/2013), possono utilizzare il CSS previa comunicazione da trasmettere  da parte dell'utilizzatore all'autorità competente almeno sessanta giorni prima dell'effettivo utilizzo del CSS. 


ESTENSIONE USO CSS A NUOVE TIPOLOGIE DI IMPIANTI

Intanto qui occorre una precisazione: il Decreto 22/2013, che come già scritto sopra è quello che stabilisce le condizioni per considerare il CSS non rifiuto, comunque prevede che il CSS sia bruciabile solo nei cementifici e centrali termolettriche sopra i 50 MW (vedi comma 1 articolo 13 Decreto 22/2013) entrambi assoggettati ad AIA. Ora se si fa riferimento anche alla definizione di modifica sostanziale della Autorizzazione Unica Ambientale vuol dire che si estende ex lege la possibilità di bruciare il CSS anche negli impianti minori nei quali si svolga una attività di recupero rifiuti, il tutto in palese contrasto con il Decreto 22/2013. 

A conferma di questa interpretazione il comma 2 articolo 35 Decreto Legge 77/2021 afferma ulteriormente che l’introduzione del CSS non costituisce variante sostanziale anche ai sensi del comma 19 [NOTA 5] articolo 208 che disciplina le autorizzazioni di impianti di rifiuti non soggetti ad AIA. 

 

Sempre il comma 2 articolo 35 del Decreto Legge 77/2021 nell’ultimo periodo afferma che non essendo necessaria una nuova autorizzazione nel caso che l’arrivo del CSS non venga considerato modifica o variante sostanziale, è richiesta solo la comunicazione dell'intervento di modifica da inoltrarsi, unitamente alla presentazione della documentazione tecnica descrittiva dell'intervento, all'autorità competente. Nel caso in cui quest'ultima non si esprima entro quarantacinque giorni dalla comunicazione, il soggetto proponente può procedere all'avvio della modifica. Mentre il Decreto 22/2013 prevedeva che la comunicazione sia inviata almeno 60 giorni prima dell’utilizzo del CSS nell’impianto, ora la nuova norma il termine è ridotto a 45 giorni, quindi si riduce il termine per svolgere la verifica da parte dell’autorità competente sempre in contrasto con il Decreto 22/2013.

 

Infine, conclude il comma 2 articolo 35 del Decreto Legge 77/2021, l'autorità competente, se rileva che la modifica comunicata sia una modifica sostanziale che presuppone il rilascio di un titolo autorizzativo, nei trenta giorni successivi alla comunicazione medesima, ordina al gestore di presentare una domanda di nuova autorizzazione. La modifica comunicata non può essere eseguita fino al rilascio della nuova autorizzazione. 



[NOTA 1] Per un commento a questo Decreto vedi a questo link  https://notedimarcogrondacci.blogspot.com/2014/11/il-combustibili-da-rifiuti-non-e-piu.html

[NOTA 2] Operazioni di recupero come utilizzazione principalmente come combustibile o come altro mezzo per produrre energia

[NOTA 3] modifica sostanziale di un progetto, opera o di un impianto: la variazione delle caratteristiche o del  funzionamento ovvero un potenziamento dell'impianto, dell'opera o dell'infrastruttura o del progetto che,   secondo l'autorità competente, producano effetti negativi e significativi sull'ambiente o sulla salute umana. In particolare, con riferimento alla disciplina dell'autorizzazione integrata ambientale, per ciascuna attività  per la quale l'allegato VIII indica valori di soglia, é sostanziale una modifica all'installazione che dia luogo ad un incremento del valore di una delle grandezze, oggetto della soglia, pari o superiore al valore della soglia stessa

[NOTA 4] modifica sostanziale di un impianto: ogni modifica considerata sostanziale ai sensi delle normative di settore che disciplinano gli atti di comunicazione, notifica e autorizzazione in materia ambientale compresi nell'autorizzazione unica  ambientale in quanto possa produrre effetti negativi e significativi sull'ambiente.

[NOTA 5] 19. Le procedure di cui al presente articolo si applicano anche per la realizzazione di  varianti  sostanziali  in  corso  d'opera  o  di esercizio che comportino modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono piu' conformi all'autorizzazione rilasciata. 

29 dicembre 2020

No a un inceneritore rifiuti proposto dalla Regione Liguria.

Riceviamo dal MODA e pubblichiamo 
No a un inceneritore rifiuti proposto dalla Regione Liguria


Un articolo recente de “Il Fatto Quotidiano” del 28 Dicembre 2020
riporta la notizia di un inceneritore di rifiuti proposto dalla Regione Liguria e che sarebbe finanziato con 103 milioni di euro con i fondi “green” del Recovery Plan.
Leggiamo nell’articolo de “Il Fatto Quotidiano”:
“ 103 milioni per un “impianto per utilizzo frazione ad alto potere calorifico da trattamento di rifiuti urbani, con generazione di energia termica ed elettrica”: in parole povere, un inceneritore. 
Al momento, la Liguria è una delle poche regioni italiane a non ospitare impianti di questo tipo,
La proposta di un nuovo inceneritore per la Liguria si cala in un contesto della gestione dei rifiuti che risulterebbe poco compatibile con le norme sull’ “Economia circolare” delle Direttive U.E.
Ecosavona infatti progetta addirittura un ampliamento della discarica
del Boscaccio di Vado Ligure(Sv) quando la Direttiva UE sulle discariche ne chiederebbe la quasi completa chiusura al 2035 ed inoltre, il progetto di Ecosavona prevede anche la fabbricazione di combustibile da rifiuti CSS in enormi quantità ( da 22.000 a 30.250 tonnellate/anno) prevalentemente  ricavato dalle plastiche che hanno un elevato potere calorico. 

Le plastiche (come CSS) quindi potrebbero essere incenerite nel nuovo impianto di combustione rifiuti.
Invece in alternativa, con una raccolta differenziata domiciliare spinta (tipo porta a porta) e anche in discarica con apposito macchinario detto “fabbrica dei materiali” che seleziona il rifiuto (RUR) residuale della raccolta differenziata,si potrebbe recuperare quasi tutto il materiale riciclabile, plastiche comprese.
E’ ben noto dalla letteratura scientifica internazionale che la combustione di derivati dei rifiuti (soprattutto delle plastiche)
metterebbero a rischio la salute della popolazione esposta ai fumi per 
l’ emissione nell’aria di pericolose diossine e metalli pesanti.

A nostro avviso OCCORRE QUINDI BLOCCARE FIN DA SUBITO IL PERICOLOSO PROGETTO DI UN INCENERITORE DI RIFIUTI CHE OVUNQUE FOSSE COLLOCATO POTREBBE INCIDERE SULLO STATO DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE CIRCOSTANTE.

IN ALTERNATIVA CON I 103 MILIONI DI FINANZIAMENTO SI POTREBBERO RECUPERARE PIU’ DEL 90% SIA DELLE PLASTICHE CHE DEGLI ALTRI MATERIALI NEL PIENO RISPETTO DELL’ “ECONOMIA CIRCOLARE”,A TUTELA DELLA SALUTE DEI CITTADINI E PORTANDO ANCHE BENEFICI ECONOMICI PER LA VENDITA DEI MATERIALI E L’AUMENTO DELL’OCCUPAZIONE.
Savona, 29 Dicembre 2020
Virginio Fadda
M.O.D.A. Savona

03 settembre 2018

Nel Piano d'ambito regionale approvato il 6 Agosto e' previsto un biodigestore a Vado Ligure

Leggiamo su Ambiente in Liguria 

              Piano d'ambito regionale 
Il Comitato d'Ambito ha approvato il piano regionale in data 6 agosto 2018

L'Autorità d'ambito per il governo dei rifiuti, attraverso il suo Comitato composto da Regione, Città Metropolitana e Province, ha approvato in data 6 agosto il Piano d'Ambito per la gestione dei rifiuti, documento che costituisce il riferimento strategico per l'impiantistica e l'organizzazione del ciclo dei rifiuti urbani.....

......mentre per le altre tre Province sono previsti tre impianti principali di trattamento meccanico biologico del Rsu finalizzati al recupero di materia ed energetico aventi capacità di trattamento fissata in 100.000 /t anno localizzati presso di Vado Ligure (SV), Scarpino (GE), dove opererà ancora anche impianto minore di Rio Marsiglia) e Saliceti - Vezzano Ligure (SP) e tre impianti di trattamento tramite digestione anaerobica della frazione organica, aventi capacità di trattamento massima fissata in 60.000 t/anno, localizzati sempre a Vado Ligure e Scarpino per Savona e Genova e a Boscalino - Arcola (SP).
Gli impianti della Spezia e, ove necessario, Savona opereranno in funzione integrativa anche per quote del fabbisogno di trattamento dell'indifferenziato della città metropolitana.....
( Per leggere l' intero documento bisogna andare su ambienteinliguria.it
poi si clicca su territorio,poi si clicca su sottomenu' rifiuti, poi si clicca su pianificazione ,e poi si clicca su ultime novita')

Con Deliberazione del Consiglio Provinciale n.43 del 2 agosto 2018, Provincia di Savona ha approvato definitivamente il "Piano d'Area omogenea della Provincia di Savona per la gestione integrata dei rifiuti urbani".
Per quanto riguarda l'assetto impiantistico il fabbisogno di trattamento dell'indifferenziato (che gli obiettivi di piano auspicano arrivi a scendere al di sotto delle 40.000 t/anno, con %RD al 74% e che il piano d'ambito regionale più cautelativamente stima intorno alle 57.000 t/anno) sarà garantito dall'impianto TMB del Boscaccio, comune di Vado Ligure, che ha comunque potenzialità ben superiori che potranno ove necessario essere messe in quota parte a servizio di eventuali necessità di livello regionale, con discarica di servizio nello stesso polo impiantistico....

 ......il Piano d'Area Savonese, coerentemente alle direttive del Piano regionale, prevede la realizzazione di un nuovo impianto pubblico di digestione anaerobica, valutando comparativamente due siti entrambi in Comune di Vado Ligure, l'uno coincidente con la sede dell'impianto TMB di Boscaccio e l'altro ricompreso nell'area di crisi complessa di cui al Dm 21.9.2016 in area occupata in precedenza dalla Centrale Tirreno Power che viene indicato come soluzione preferenziale.... 


Qui la Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 43 del 2 agosto 2018 Scarica il file in formato .pdf 

Alcuni stralci  tratti dalla  Dichiarazione di Sintesi 
                    Scarica il file in formato .pdf 

Leggiamo :Per ottimizzare l' impianto e ridurre i costi di investimento sarebbe opportuna la realizzazione  di un impianto che tratti almeno 50.000 ton/anno di frazione umida  . Pertanto ,oltre alla produzione della Provincia di Savona ,l'impianto potrebbe  servire anche da appoggio per altre province  nell' ottica di una pianificazione regionale di largo  respiro.

Leggiamo relativamente all' Impianto pubblico di smaltimento di Vado Ligure  loc. Boscaccio
A partire dall' anno 2021 e' previsto l' entrata in funzione  del nuovo impianto,comprensivo della linea per la produzione del CSS, dimensionato per un totale di 100.000 t/a in ingresso.....

Puntualizziamo  che  Il Comitato d'Ambito(Regione, Città Metropolitana e Province) 
avrebbero  posizionato  un  biodigestore: 
nell' area di crisi Tirreno Power 
proprio tra i centri abitati di Vado Ligure e  Valleggia 
 Le sottostanti immagini sono  piu' eloquenti di molte parole 



Dopo "oltre 40 anni di combustione di carbone " in mezzo alle nostre case  vorrebbero farci diventare un riferimento strategico per la gestione dei rifiuti  Liguri e  per la produzione di CSS ....
 con tutte  le  inevitabili problematiche connesse per la nostra salute ed il nostro ambiente.
Questo territorio ed i suoi abitanti  hanno  già dato tantissimo e non devono  essere  ulteriormente penalizzati ”.

04 febbraio 2017

Comunicazione ufficiale del 26 gennaio:"Inceneritori, la frenata della Commissione Europea."

Tratto da Letteraemme

Inceneritori, la frenata della Commissione Europea. 

Con la comunicazione ufficiale del 26/01/2017, “The role of waste-to-energy in the circular economy” (sito delle Ue http://ec.europa.eu/environment/waste/waste-to-energy.pdf) la Commissione Europea ha invitato gli stati membri a rivedere il ruolo e le potenzialità dell’incenerimento dei rifiuti e soprattutto dei fondi che lo sostengono.
«In coerenza col Pacchetto dell’Economia Circolare (2/12/2015) – scrive in una nota Beniamino Ginatempo, presidente di Zero Waste Sicilia, associazione di volontariato di Palermo – richiamando la gerarchia dei rifiuti (riduzione, riutilizzo e recupero, riciclo, recupero energetico e discarica) la Ce fornisce una guida per gli Stati dell’Unione su come assicurare un’equilibrata capacità di energia da rifiuti (EFW) che eviti di danneggiare lo sviluppo di un’economia circolare. In sostanza si riafferma che l’incenerimento (fase 4 delle gerarchia) è antagonista al ruolo strategico di riduzione e recupero dei rifiuti (le prime tre fasi) e pertanto il ruolo futuro dell’incenerimento viene fortemente ridimensionato rispetto alla situazione attuale, con un invito a considerare con attenzione i piani futuri di nuovi inceneritori e le relative politiche di finanziamento». 
La Ce sottolinea inoltre la presenza di un eccesso di capacità di incenerimento che già oggi riguarda molti Paesi e zone d’Europa. Per queste situazioni la Comunicazione suggerisce l’adozione di una serie di strumenti quali la tassazione dell’incenerimento, la terminazione dei sussidi, la moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori e lo spegnimento progressivo di quelli esistenti. Incidentalmente, l’Italia è elencata (con Svezia, Olanda, Germania, Francia ed altri) tra i Paesi che hanno molti inceneritori, non tra quelli in cui mancano e questo oggettivamente porta a riconsiderare le affermazioni secondo le quali “dobbiamo portarci al passo di altri Paesi”.
«Alla luce di questo ennesimo documento – continua  Beniamino Ginatempo – la scelta politica dello Sblocca Italia (art.35) e della regione Sicilia in accordo col Ministero dell’ambiente di puntare sull’incenerimento dei rifiuti, anziché su recupero delle materie prime seconde dai nostri scarti, appare miope ed obsoleta. Andrebbero preferite, invece, le Fabbriche dei Materiali, quegli impianti che dopo il trattamento meccanico biologico (oggi insufficienti in Sicilia) invece di realizzare il combustibile da rifiuti (CSS), continuino il recupero spinto di materia fino all’80-90%, peraltro a costi di realizzazione estremamente più bassi degli inceneritori».

10 marzo 2015

Coordinamento GCR Liguria :Piano regionale rifiuti: quali prospettive?

Tratto da Savona news

Piano regionale rifiuti: quali prospettive?

Coordinamento GCR Liguria"Vogliono mantenere le 8 discariche, sarebbero invece necessarie misure programmatiche"

“Nuova” gestione dei rifiuti in Liguria in dirittura d’arrivo: il Piano regionale rifiuti, ultima opera della Giunta Burlando, è arrivato in VI commissione, a breve verrà approvato dal Consiglio regionale.
Il Coordinamento ligure gestione corretta rifiuti ribadisce, sono indispensabili misure programmatiche di prevenzione di rifiuti, riutilizzo di materiali e riciclaggio, con conseguente progressiva dismissione delle discariche.
Invece il nuovo Piano prevede di: mantenere attive le 8 discariche (ora quasi tutte chiuse,  per illegale assenza di trattamento obbligatorio del “tal quale” conferito, e conseguente conferimento in inceneritori del Piemonte), costruire grossi impianti provinciali di biodigestione della frazione umida e altri di TMB, al fine di ottenere biogas, da bruciare sul posto per produrre elettricità con incentivi statali, e CSS da bruciare nelle centrali a carbone, con grave inquinamento dell’ambiente e quindi danno alla salute, maggiore mortalità e malattie (vedi sequestro gruppi a carbone di Tirreno Power da parte del Tribunale di Savona).
Tale piano, non rispetta quindi la gerarchia di trattamento dei rifiuti della direttiva europea 2008/98/CE, che privilegia il recupero di materia per la sostenibilità ambientale.
Spostare al 2020 il raggiungimento del 65%, obiettivo RD di legge per il 2012, equivale a non volere intervenire sulle cause dell’attuale situazione non sostenibile. Infatti permettere che il 50% dei rifiuti rimanga indifferenziato, vuol dire continuare una gestione che privilegia grossi impianti di discarica o di produzione di CSS che possono dar luogo a buoni profitti per chi li gestisce, ma con ricadute negative per posti di lavoro, tariffe, salute, ambiente e partecipazione dei cittadini e con conseguenti problemi sociali che la Regione Liguria dovrebbe considerare attentamente per non esserne corresponsabile. Riteniamo che i grossi impianti siano funzionali ad un processo di concentrazione monopolistica da parte di grandi gruppi privati, ma non rispettino i beni comuni e l’interesse dei cittadini, che hanno indicato una preferenza per la gestione con aziende pubbliche dei servizi pubblici locali nel referendum del 2011.

Il Coordinamento GCR propone che nel Piano sia fatta una scelta precisa: la strategia per andare verso rifiuti zero, con politiche di creazione di tessuto industriale di “Green Economy” e di economia circolare, affinché il materiale post consumo (carta, plastica, vetro, metalli, organico) separato dai cittadini sia maggiore e qualitativamente migliore, quindi appetibile per le aziende nel campo del riciclo.
Come fare? Adottare porta a porta con abbinata  tariffa puntuale (principio “chi produce meno rifiuti paga meno”) su tutto il territorio, unico metodo che può stimolare la collaborazione dei cittadini, facendo raggiungere rapidamente e poi superare le percentuali di legge di RD. E nello stesso tempo sviluppare politiche volte alla riduzione di rifiuti alla fonte (riduzione imballaggi, utilizzo prodotti alla spina, vuoto a rendere, creazione di centri riparazione e riuso (i RAEE sono vere e proprie miniere d’oro)........

E’ questa la Liguria che vogliamo, non solo per noi, ma per le future generazioni.
Su  Savona news l'articolo integrale.

26 gennaio 2014

«La salute non è né di destra né di sinistra. La salute sta avanti. E non solo per noi ma anche e soprattutto per chi verrà dopo.

Tratto da Quotidiano di Puglia 

Nicastro: sì alla revisione dell’Aia
per monitorare l’impianto dell’Enel


 «Sant’Agostino diceva che peggio di una vita senza speranza c’è solo una vita con una speranza vana. Io, qui, non sono venuto a portare speranze ma le poche certezze che possiamo dare su questo argomento. A cominciare dal fatto che le vostre istanze, che pure condividiamo, non potranno avere un’attuazione completa se non coinvolgendo le massime istituzioni, ovvero il governo nazionale, visto che in questo campo le competenze sono dello Stato».
Comincia così l’intervento in aula dell’assessore regionale alla Qualità dell’ambiente Lorenzo Nicastro durante il consiglio monotematico sul polo energetico andato in scena ieri pomeriggio e durato fino a sera. ........
«L’Aia per la centrale di Cerano - ha ricordato - ha recepito le prescrizioni della Regione che chiedeva una riduzione della produzione di Co2 (in coerenza con il Pear) del 20 per cento entro il 2016. Il provvedimento contiene l’indicazione per il riesame automatico a 24 mesi dal rilascio, in modo da valutare l’installazione delle migliori tecnologie disponibili ed il rispetto dei limiti delle emissioni. A seguito di una serie di evidenze scientifiche, però, abbiamo chiesto di anticipare il riesame dell’Aia per Enel, con la speranza di mettere fine a queste criticità. Certo, il Ministero non ci ha ancora risposto ma noi lo solleciteremo. E sarà nostra cura affrontare il percorso del riesame con scrupolo e rigore, verificando la effettiva riduzione del carbone bruciato, unico modo per ridurre davvero le emissioni di Co2».


Sul progetto di A2A di bruciare Css nella centrale Brindisi Nord, l’assessore regionale alla Qualità dell’ambiente ha ricordato come la questione riguardi «impianti connessi a strategie energetiche nazionali, tanto è vero che il progetto è stato presentato al Ministero dell’Ambiente, l’unico competente per il rilascio dell’autorizzazione». 
E proprio in quest’ottica, Nicastro ha voluto richiamare l’attenzione della delegazione parlamentare pugliese (senza distinzioni di colore politico).
«La salute - ha sottolineato - non è né di destra né di sinistra. La salute sta avanti. E non solo per noi ma anche e soprattutto per chi verrà dopo.

 Questa è la sostenibilità: ricordare che Brindisi è dei nostri figli, dei nostri nipoti. Per questo ci batteremo, comunque, come abbiamo sempre fatto perché le istanze dei territori abbiano in sede nazionale la massima amplificazione possibile».....
 Qui l'articolo integrale

 
Leggi su Brindisi Sera
  BBC : Occorre cambiare rotta, Brindisi senza carbone entro il 2020.
Di assoluto rilievo l’intervento del Dott. Portaluri che ha posto l’intera comunità dinanzi alla gravissima emergenza sanitaria certificata da un impressionante sequenza di studi scientifici che negli ultimi 20 anni sono stati realizzati sullo stato di salute dei cittadini di Brindisi. Un quadro di vera e propria emergenza sanitaria spesso negato da chi non ha mai chiesto indagini epidemiologiche ed oggi replica con insensate ed incomprensibili richieste di certificazione ....

16 marzo 2013

Cementifici e rifiuti come combustibile, la rabbia dei medici contro Clini / CSS : ecco quando cessano di essere considerati rifiuti

Tratto da Greenreport

Cementifici e rifiuti come combustibile, la rabbia dei medici contro Clini.

 

 Clini continua a ricevere critiche per il provvedimento che permette ai cementifici di bruciare rifiuti solidi secondari (i cosiddetti Css). In particolare sono i Medici dell’Associazione Medici per l’Ambiente a puntare il dito contro le emissioni degli impianti.
Ancora polemiche sulla decisione di Clini di permettere ai cementifici di bruciare rifiuti solidi secondari. 
Secondo l’Associazione Medici per l’Ambiente
Studi scientifici internazionali hanno dimostrato che la combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione delle emissioni, in particolare di diossine, composti organici clorurati e metalli pesanti, e la produzione di diossine è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti bruciati.

Clini dal canto suo ribadisce che la decisione è coerente con le direttive europee ed è stata esaminata dalla Commissione Europea. Ma son in tanti a non ritenere sufficiente una simile spiegazione. Mentre tanti ambientalisti chiedono limiti di legge più restrittivi e migliori tecnologie di abbattimento, i medici del movimento Medicina Democratica criticano aspramente la scelta di Clini, dichiarando senza tanti giri di parole che

i cementifici vogliono i rifiuti non perché “risparmiano” combustibili fossili, ma per i guadagni connessi allo smaltimento. Viene detto che i cementifici distruggono i rifiuti con la stessa efficacia di altri impianti di smaltimento [...] Secondo l’Ente di protezione ambientale Usa (Epa), i cementifici americani sono la seconda fonte di diossine e furani dopo gli inceneritori per rifiuti urbani, grazie alla scelta di utilizzarli per bruciare rifiuti industriali....
Leggi l'articolo integrale

 ECCO IL NUOVO.......CHE AVANZA!

Tratto da Greenreport

Combustibili solidi secondari (Css): ecco quando cessano di essere considerati rifiuti


Eleonora Santucci
Il legislatore italiano stabilisce quando determinate tipologie di combustibili solidi secondari (Css) cessano di essere rifiuti (coerentemente all'articolo 184-ter del Dlgs 152/2006).
E' stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di ieri il regolamento (decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 14 febbraio 2013, n. 22) sui criteri specifici da rispettare affinché determinate tipologie di Css siano escluse dalla qualifica di rifiuto.
Secondo il legislatore italiano (coerentemente a quanto stabilito dalla direttiva europea sui rifiuti del 2008) alcuni rifiuti cessano di essere tali quando sono sottoposti a un'operazione di recupero, incluso il riciclaggio, la preparazione per il riutilizzo e soddisfino criteri conformi a determinate condizioni. Ossia quando i materiali sono comunemente utilizzati per scopi specifici; esiste un mercato o una domanda per tali materiali; i materiali soddisfano i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispettano la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; e l'utilizzo non porterà a impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana.

E sempre secondo il legislatore italiano, tali criteri sono adottati "in conformità a quanto stabilito dalla disciplina comunitaria ovvero, in mancanza di criteri comunitari, caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno o più decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare".

Dunque, il nuovo regolamento stabilisce le procedure e le modalità affinché le fasi di produzione e utilizzo del Css, comprese le fasi propedeutiche alle stesse, avvengano senza pericolo per la salute dell'uomo e senza pregiudizio per l'ambiente.(!!!!!!!!!!!)  
In particolare senza creare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, la fauna e la flora; senza causare inconvenienti da rumori e odori e senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse.


Il regolamento si applica al Css-Combustibile, definito dallo stesso legislatore come "il sottolotto di combustibile solido secondario (Css) per il quale risulta emessa una dichiarazione di conformità" e all'utilizzo dello stesso come combustibile nei cementifici e nelle centrali termoelettriche rispettivamente, ai fini della produzione di energia elettrica o termica.
Dove per cementificio si intende un impianto di produzione di cemento avente capacità di produzione superiore a 500 ton/g di clinker e per centrale termoelettrica si intende un impianto di combustione con potenza termica di combustione di oltre 50 MW. Entrambe in possesso di autorizzazione integrata ambientale (Aia) purché dotato di certificazione di qualità ambientale secondo la norma UNI EN ISO 14001 oppure, in alternativa, di registrazione a un sistema di ecogestione e audit (Emas).......


Dunque, il Css cessa di essere qualificato come rifiuto con l'emissione della dichiarazione di conformità nel rispetto di quanto disposto dal regolamento. Esce dalla disciplina prevista per i rifiuti per rientrarci nel momento in cui viene meno la conformità alle caratteristiche di classificazione.
 Leggi  l'articolo integrale

30 gennaio 2013

NO AL DECRETO CLINI CHE AUTORIZZA A BRUCIARE CSS , combustibili solidi secondari, NEI CEMENTIFICI

Tratto da  Il Pane e le rose

NO AL DECRETO CLINI CHE AUTORIZZA A BRUCIARE RIFIUTI NEI CEMENTIFICI

(30 Gennaio 2013)
Dopo aver salvato l’ILVA condannando i cittadini di Taranto, dopo aver prorogato la gestione commissariale dei rifiuti, dopo aver aggravato ulteriormente la tassa  sui rifiuti sostituendo TARSU e TIA con la TARES, il governo Monti, a Camere ormai sciolte,  si sta avviando all’approvazione dello "Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale". Ottenuto il parere favorevole da tutti i partiti nella 13 commissione "Territorio, ambiente, beni ambientali" del Senato, il provvedimento sarà discusso l’11 febbraio.
Non ci sono dubbi che la conversione in legge di questo decreto Clini sull’utilizzo dei CSS (Combustibili Solidi Secondari, ex CDR) sia una delle mine vaganti più pericolose sulla strada dell’unica alternativa all’odierna ....... gestione dei rifiuti che devasta ambiente e salute: la raccolta differenziata finalizzata alla riduzione, riuso, riciclo dei rifiuti. 

 Esso costituisce anche un metodo palese per aggirare l'opposizione tenace dei movimenti alla costruzione di nuovi inceneritori ed incentivare e diffondere la combustione di rifiuti su tutto il territorio nazionale.  
Infatti, dirottando l'ex CDR ai cementifici, in un colpo, solo si beneficia la lobby dei cementieri e si trasformano i 59 cementifici presenti in Italia in inceneritori di rifiuti altrimenti del tutto riciclabili, con conseguenze gravissime:
 

1.      Le ceneri tossiche e nocive, frutto avvelenato dell'incenerimento, non dovranno più essere smaltite a costi elevati in discariche speciali, ma inglobate pari pari nei cementi. Quindi anziché un costo diventano un guadagno, facendo crescere il volume e il peso dei cementi prodotti. Chi andrà poi a raccontare ai lavoratori edili che quando manipolano le sacchette di cemento inalano metalli pesanti e polveri cancerogene? Chi avvertirà i residenti delle abitazioni costruite con quel cemento che le loro case spolvereranno nei decenni futuri polveri metalliche e molecole tossiche?
 

2.      I cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti e fonte di alte emissioni di polveri e di metalli pesanti in atmosfera (CO2, PCB, ammonio, cadmio, mercurio, nickel, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, benzene, diossine e quantità incalcolabili di particolato) già senza l’uso dei rifiuti come combustibile. Considerando la massa dei fumi emessi (ben oltre gli inceneritori), considerando che questi impianti non sono dotati di specifici sistemi di abbattimento delle polveri e tanto meno dei microinquinanti, e sono autorizzati con limiti di emissioni più alti, la miscelazione di combustibili fossili insieme ai rifiuti avrà l’effetto di moltiplicare la nocività di questi impianti. Una vera e propria bomba rispetto agli stessi inceneritori.
 

3.      L'altro aspetto è che i Comuni o i gruppi di Comuni che firmeranno i contratti per il conferimento alle aziende produttrici di CSS, saranno vincolati a rispettarli per tutta la durata stabilita. Il che vuol dire che in tutto quel tempo il contratto impedirà ogni iniziativa comunale indirizzata a far partire la differenziazione dei rifiuti finalizzata al riciclo. Né più né meno dell’effetto perverso dell'inceneritore, nemico giurato di ogni progetto di riciclo.     Leggi l'articolo integrale
 Coordinamento COMITATI rifiuti-energia


30 ottobre 2012

Incenerimento nei cementifici... Siamo alla frutta?

Tratto da  Rinascita.eu

Incenerimento nei cementifici... Siamo alla frutta


L’incubo dei comitati ambientalisti di tutta Italia, sta per divenire realtà. I rifiuti, tra non molto, potranno essere bruciati nei cementifici. Ciò che non è riuscito ai governicchi politici dell’ultimo quindicennio, soprattutto per l’opposizione dei gruppi civici di tutela ambientale, sta per essere messo a punto dal governo “tecnico” (mai legittimato dal popolo) dei professori , con il timbro in calce del ministro dell’Ambiente Corrado Clini. “Per mettere fine ai costosissimi viaggi all’estero, per eliminare i rifiuti prodotti”, queste le motivazioni ufficiali; per fare un bel regalo ai signori del cemento, fregandosene della salute dei cittadini,...

 
Tratto da Zeroemission
Via libera ai Combustibili solidi secondiari nei cementifici

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il provvedimento che permette ai cementifici di utilizzare i rifiuti solidi per le attività di produzione del cemento
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare, su proposta del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, un provvedimento per l'individuazione delle condizioni di utilizzo dei combustibili solidi secondari, in parziale sostituzione di quelli tradizionali...Leggi tutto

08 settembre 2011

CENTRALI A CARBONE:24 scienziati svizzeri “mettono una croce” sopra il progetto della centrale a carbone2)Lettera aperta al Ministro dell’Ambiente




Tratto da NTA' CALABRIA

24 scienziati svizzeri “mettono una croce” sopra il progetto della centrale a carbone

Lettera aperta a Repower SA e a SN Energie SA
Per il loro coinvolgimento in progetti di centrali a carbone all’estero
Chiarimento sulla redditività e compatibilità ambientale di nuove centrali a carbone all’estero
Agosto 2011
I gestori di centrali sono sempre più confrontati con difficili decisioni inerenti i loro investimenti. Se da una parte la pianificazione di grandi centrali esige un investimento ambientale stabile e a lungo termine, dall’altra i cambiamenti a livello politico e di mercato causano insicurezze a livello di costi e profitti delle diverse tecniche di pro-duzione d’energia. Questo concerne particolarmente le centrali a carbone che, non solo a causa del loro impatto climatico e ambientale sono causa di critiche, ma che anche in confronto a fonti energetiche più flessibili e meno dannose per l’ambiente si profilano economicamente infruttuose .
Con questa dichiarazione i firmatari desiderano indicare le prospettive economiche della produzione elettrica tramite carbone e ammonire dall’investire in nuove centrali a carbone.
Energia dal carbone- Rischio per il clima
Produrre energia elettrica con centrali a carbone è il modo più inquinante che ci sia. Solo le emissioni delle pianificate centrali a carbone di Brunsbüttel (D) e di Saline Joniche (I) rappresentano, con 17,5 milioni di tonnellate di CO2 annuali, circa il 40% delle emissioni prodotte in Svizzera. A causa della prevista durata di servizio di oltre 40 anni, le odierne decisioni d’investimento determineranno strutturalmente il Mix elettrico delle risorse energetiche per molti decenni. Con i loro investimenti all’estero nella produzione di elettricità tramite carbone esse precludono una veloce transizione verso un approvvigionamento energetico sostenibile.
I costi delle “quote di emissione di CO2”
Un importante fattore economico per la produzione di energia elettrica con il carbone sono i costi per le quote di emissione di CO2 del mercato delle emissioni Europeo. Siccome l’UE ha approvato che la quantità autorizzata di queste quote venga gra-dualmente ridotta e a partire dal 2013 l’assegnazione gratuita dei certificati per i produttori d’energia abrogata, anche i gestori di centrali a carbone dovranno assu-mersi i costi derivanti. I futuri costi di mercato sono quasi impossibili da valutare perché sottostanno a condizioni non valutabili a lungo termine.
Con costi crescenti per le quote di emissione di CO2 le centrali a carbone non possono affermarsi contro supporti energetici meno inquinanti – tipo le energie rinnovabili o gas naturale. Solo con uno sfruttamento superiore alle 5000/6000 ore annuali le centrali a carbone possono essere redditizie in confronto alle concorren-ziali centrali a gas. Anche la molto discussa possibilità della separazione dell’ CO2 e dell’immagazzinamento (Carbon capture e storage- CSS), con la quale di ridurrebbero le emissioni del 70-80%, non può essere considerata come soluzione per le centrali costruite oggigiorno. A tutt’oggi è ancora completamente aperta la questione con quali costi aggiuntivi possa esser realizzata su grande scala una CCS e se ci sia un sufficiente consenso tra la popolazione inerente l’immagazzinamento dell’CO2.
Costi di capitale
Gli investimenti in centrali termiche a carbone per la produzione di energia elettrica si profilano mediante alti costi di capitale che spesso vengono coperti da finanziamenti esterni, p.es da banche. La crescente insicurezza nella redditività, con il possibile obbligo di costruire una CSS, si riflette anche nei costi di capitale: istituti finanziari ri-chiedono in confronto a progetti di centrali precedenti, interessi maggiori o si ritirano dal finanziamento di centrali a carbone; così accanto ai costi variabili anche i costi di capitale delle centrali aumentano.
Prospettive di reddito insicure
Le condizioni citate rincarano l’esercizio delle centrali a carbone. Gli investimenti nelle centrali restano redditizi solo se la media dei ricavi per l’energia prodotta è sopra la media dei costi di produzione (inclusi i costi d’investimento). Allora per coprire i costi superiori del combustibile, CO2 e costi di capitale, occorre aumentare lo sfruttamento della centrale durante la sua durata di vita e/o aumentare il prezzo dell’energia elettrica.(Nota di UNITI PER LA SALUTE: E INCREMENTARE ,AUMENTANDO LO SFRUTTAMENTO DELLA CENTRALE, LE PROBLEMATICHE PER LA SALUTE DEI CITTADINI ESPOSTI)
Tuttavia proprio queste ore d’esercizio annuali necessariamente alte non si lasciano prevedere a lungo termine. In Germania, sulla base dell’accesso privilegiato alla rete delle energie rinnovabili, l’entrata in azione delle centrali a produzione continua sarà in futuro nettamente limitata. Soprattutto la crescente quantità d’energia elettrica prodotta con energia eolica esige una flessibilità da parte delle altre centrali che si devono adeguare alle oscillazioni di produzione delle energie rinnovabili. Le centrali a carbone, che sono tipicamente orientate alla produzione continua, sono troppo goffe e non riescono a essere abbastanza flessibili e a reagire prontamente alle oscillazioni di domanda. È da attendersi di conseguenza, nonostante l’uscita dall’atomo della Germania, un’eccessiva offerta da centrali a produzione continua e una sottoutilizzazione delle centrali a carbone. Che i prezzi dell’energia elettrica saranno per un lungo lasso di tempo sufficentamente alti per contrastare i citati rischi economici, anche con un tempo ridotto di utilizzo della centrale, è più che discutibile.....continua su NTA' CALABRIA
In conclusione si può affermare che l’insicurezza relativa ai costi e ai ricavi futuri sia un grave rischio per la redditività di nuove centrali a carbone.
La costruzione e l’esercizio di centrali a carbone è così non solo contropro-ducente dal punto di vista di politica ambientale e climatica, ma anche dubbio-sa a livello economico.
Perciò i firmatari di questa dichiarazione sconsigliano fortemente a Repower SA e a SN Energie SA di investire in nuove centrali a carbone.
Firmatari:
Dr. Irene Aegerter, Vice Presidente dell’ Accademia Svizzera delle Scienze Tecniche
Prof. Dr. Andrea Baranzini, Haute École de Gestion Genève
Prof. Dr. Thomas Beschorner, Istituto di Etica Economica, Università di San Gallo
Prof. Dr. Lucas Bretschger, Center of Economic Research, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Prof. Dr. Stephanie Engel, Istituto per le Scelte Ambientali, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Prof. Dr. Jürg Fuhrer, Dirigente del gruppo Pulizia dell’aria/Clima, Agroscope Reckenholz-Tänikon, Research Station ART
Dr. Justus Gallati, Istituto di Economia Aziendale e Regionale, Scuola Superiore di Economia, Lucerna
Prof. Dr. Martin Grosjean, Istituto di Geografia dell’Università di Berna
Prof. Nicolas Gruber, Istituto di Biochimica e Dinamica degli Agenti Inquinanti, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Prof. Dr. Heinz Gutscher, Professore di Psicologia Sociale, Presidente ProClim (Forum for Climate and Global Change), Accademia Svizzera delle Scienze
Dr. Rolf Hügli, Segretario Generale dell’Accademia Svizzera delle Scienze Tecniche SATW
Dr. Rolf Iten, Dirigente INFRAS
Prof. (em.) Dr.-Ing. Eberhard Jochem, CEPE (Centre for Energy Policy and Economics), Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Prof. Dr. Gebhard Kirchgässner, Istituto Svizzero per l’Economia Estera e Ricerca Economica Applicata, Università di San Gallo
Roger Nordmann, Consigliere Nazionale, Membro della Commissione per l’Ambiente, Pianificazione Territoriale ed Energia, Losanna
Prof. Dr. Thomas Nussbaumer, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ) e Scuola Superiore di Lucerna – Proprietario di Verenum (Studio d’ingegneria per procedimenti tecnici, energetici e ambientali)
Prof. Dr. Thomas Peter, Istituto per l’Atmosfera e il Clima, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Dr. Rudolf Rechsteiner, Studioso indipendente, Pubblicista e proprietario dell’
Ufficio di consulenza re-solution.ch
Dr. Christoph Ritz, Dirigente ProClim (Forum for Climate and Global Change), Accademia Svizzera delle Scienze
Prof. Dr. Sergio Rossi, Titolare della Cattedra di Macroeconomia e economia monetaria, Università di Friborgo
Prof. Dr. Roland Scholz, Institute for Environmental Decisions, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Prof. Dr. Philippe Thalmann, Research Group on the Economics and Management of the Environment, Politecnico Federale di Losanna (EPFL)
Dr. Frank Vöhringer, Politecnico Federale di Losanna (EPFL), Dirigente dell’azienda di consulenza Econability
Prof. Dr. Andreas Zuberbühler, Presidente del Comitato Scientifico dell’Accademia Svizzera delle Scienze Tecniche
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TRATTO DA MNews.it
Lettera aperta al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

Non vorrà essere ricordata come la befana che ha portato il carbone in Calabria?
Stride che si parli di ambiente, di sacchetti di plastica aboliti, di auto elettriche, di energia pulita. In tutto il mondo si lotta per un mondo migliore e più pulito e lei si appresta a firmare un decreto per dare l’ok ad una centrale a carbone.
Centrale a carbone in un territorio, Saline Joniche, dove tutto si può e si deve ancora fare ma non sicuramente nella direzione di una struttura cosí impattante e devastante per il territorio.

Gentile Ministro noi vorremmo farLa riflettere su questo. Non prenda una decisione che umilierebbe un territorio già di per sé umiliato, non diventi la nostra befana del carbone. La gente non la vuole, il territorio non la vuole.
Meglio la fame che uno scempio simile.E ci piange il cuore che ancora una volta la politica scenda a patti o comunque decreti con una scelta che scavalca la volontà popolare.
Tutte le piú alte Istituzioni calabresi hanno detto no alla centrale a carbone di Saline Joniche, la Regione, la Provincia e moltissimi comuni dell’area interessata e la gente. Ma stia tranquilla, protesteremo sino alla fine per dire no a tale scellerata, eventuale, sua firma.
Mi domando, con che coraggio Lei possa non tenere conto di ció.
Venga a fare un giro con noi nel territorio, venga a vivere la nostra nostalgia, la nostra terra e la nostra dignità, almeno per un giorno e capirà che di tutto possiamo avere bisogno, di sicuro non di una centrale a carbone.

Ministro, non diventi per la Calabria la befana del carbone, lasci stare la firma del decreto e venga a trovarci. Non annerisca la Calabria. E soprattutto non scavalchi la volontà del popolo sovrano. In questo caso la volontà della Calabria.
E per sua informazione, adesso capiamo bene l’arroganza di alcuni faccendieri e personaggi che nelle ultime settimane hanno umiliato le opinioni altrui, forti della conoscenza di questa sua intenzione di firmare il decreto.
Stefania, le ribadisco l’appello, non faccia questo alla Calabria e ai calabresi onesti e pieni di dignità, non li getti nello sconforto e soprattutto non annerisca la loro esistenza con il carbone, lasci loro la scelta che vita vivere ma anche come morire, e come Lei ben sa il carbone uccide. Uccide ogni cosa che incontra sulla sua strada, territorio, gente, sogni …. alimentando solo il capitale di pochi.
Il mio sogno è che tutto ciò non accada e che per una volta la politica dimostri di avere la schiena dritta e soprattutto difenda i più deboli per i quali dovrebbe essere al servizio.
Da questo mi aspetto una sua risposta, come cittadino e soprattutto come calabrese.
Grazie e cordiali saluti
Luigi Palamara Cittadino dell’area grecanica, cittadino di Roccaforte del Greco, cittadino calabrese, cittadino Italiano