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Conciliare lavoro e salute. L'eterno dilemma di Taranto
La città pugliese mantiene il primato nei tumori riconducibili ad attività lavorativa, in primo luogo a causa dell'ex Ilva. L'aumento della produzione dell'acciaieria previsto da Arcelor Mittal, nuovo proprietario, riapre un problema da sempre insoluto. Gli ambientalisti puntano sulla Valutazione integrata impatto ambientale e sanitario e incassano l'apertura di Di Maio
La denuncia fatta dall’Osservatorio nazionale dei consulenti del lavoro a proposito del primato di Taranto per i tumori riconducibili ad attività lavorativa, col 70 per cento dei casi sinora emersi collegati alle emissioni inquinanti dell’ex Ilva, ora Arcelor Mittal, e all’amianto - presente sia nel siderurgico che nell’industria navalmeccanica (Taranto è sede dell’Arsenale della Marina e in passato ha ospitato i cantieri navali), rilancia l’istituzione della Viias, la Valutazione integrata impatto ambientale e sanitario. E riaccende i riflettori su un problema che la città si porta dietro da anni: come conciliare la tutela della salute con la difesa del lavoro....
Il Nodo della Viias
Nella sua visita del 24 aprile in Prefettura a Taranto, insieme ad altri quattro ministri (Costa per l’Ambiente, Grillo per la Salute, Lezzi per il Sud e Bonisoli per i Beni culturali), il vice premier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi di Maio, ha aperto all’introduzione della Viias, la Valutazione integrata impatto ambientale e sanitario. Una Valutazione che aiuti a capire preventivamente quali danni la produzione industriale, specie quella impattante come lo è la siderurgia, può generare sulla salute di lavoratori e cittadini. Questa richiesta della Viias é divenuta ormai insistente e a Taranto accomuna realtà ambientaliste, come Legambiente e Peacelink, ma anche l’arcivescovo Santoro, il governatore della Regione Puglia, Emiliano, e il sindaco di Taranto, Melucci..... Leggi tutto qui
Il TTIP può danneggiare gravemente la salute pubblica...e non solo
Il TTIP, trattato USA-UE su commercio e investimenti, oggetto di negoziati a lungo tenuti segreti, getta molte ombre su temi rilevanti per la salute dei cittadini. Un articolo pubblicato su Epidemiologia&Prevenzione analizza ciò che può mettere a rischio non solo la qualità dei cibi, ma anche l’accesso alle cure sanitarie, le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, la sovranità dei singoli Stati europei. Una minaccia non solo per la salute degli individui, dunque, ma anche per la stessa democrazia in Europa.
Il TTIP, versione europea dei trattati di libero commercio (NAFTA e TPP) già in vigore dall’altra parte del mondo, è un documento complesso. Gli autori analizzano i possibili effetti sulla salute dell’introduzione del Trattato scandagliandone meticolosamente il testo, mettendo a confronto le opinioni di sostenitori e detrattori, e sostanziando la loro analisi con esempi concreti.
SALUTE AMBIENTALE
«Il più grave effetto sulla salute del TTIP presumibilmente riguarda la sua capacità di influenzare le politiche ambientali» sostengono gli autori. Per esempio, le disposizioni in merito alle controversie tra investitori e Stati «potrebbero molto probabilmente essere sfruttate da grandi aziende di combustibili fossili per citare in giudizio quei governi che cercano di limitare l’estrazione e l’esportazione dei combustibili stessi», in contraddizione con gli impegni appena presi dalla conferenza sul clima di Parigi.
PROFITTO VS SALUTE
Gli autori concludono con una valutazione delle possibili ricadute del TTIP sulle politiche interne degli Stati, portando come esempio anche quanto già verificatosi in altri Paesi dove da anni sono in vigore simili trattati di libero scambio (come il NAFTA in Nordamerica). «La nostra analisi» affermano «dimostra come, nonostante i promotori del TTIP sostengano che il trattato produrrà effetti vantaggiosi su fattori in grado di migliorare la salute, come la crescita economica e l’occupazione, l’evidenza storica documenti invece che le politiche di liberalizzazione commerciale tendono a incrementare le disuguaglianze economiche e, con esse, la possibilità di accedere alle cure»
E chiosano: «La politica commerciale non dovrebbe considerare le regole dirette a tutelare la salute pubblica come ostacoli tecnici al commercio, e il “diritto a trarre profitto” non dovrebbe avere la priorità sul “diritto alla salute”».
ACCESSO AI FARMACI E ALL’ASSISTENZA SANITARIA
In teoria, favorendo gli scambi tra le due sponde dell’Oceano e promuovendo una maggiore cooperazione tra le istituzioni governative che sovrintendono alle politiche dei farmaci, il TTIP potrebbe migliorare la cooperazione scientifica nella ricerca farmacologica e ridurre la duplicazione di processi. Ma il capitolo sulla proprietà intellettuale e sugli aspetti commerciali ad essa connessi, che estendono il monopolio dei brevetti, porterebbe a un aumento dei prezzi dei medicinali e, in ultima istanza, a diminuire l’accesso alle cure, soprattutto dei soggetti più svantaggiati. Non solo. Una possibile minaccia viene dal capitolo relativo all’accordo sui servizi che, oltre a prevedere l’apertura dei servizi sanitari pubblici alla concorrenza, anche privata, comprende una clausola cosiddetta «antiarretramento», che impedisce a servizi pubblici che siano stati privatizzati di ritornare in mano pubblica, configurando «una grave violazione contro la libertà delle nazioni di scegliere il proprio sistema sanitario di preferenza».
PATOLOGIE CORRELATE ALLA DIETA E L’AGRICOLTURA
Spingere verso regimi normativi meno restrittivi nel commercio è uno degli obiettivi del TTIP che potrebbe avere riflessi negativi sia sui consumi alimentari sia sulla sicurezza degli alimenti. L’esempio del Messico è illuminante: dalla introduzione del NAFTA, nel 1994, e il conseguente aumento della presenza nel Paese di multinazionali del fast food e dei soft drink, il Messico è al secondo posto nel mondo per consumo di bevande zuccherate e ha una delle più alte prevalenze di diabete nel Pianeta. Ma c’è un altro rischio, questa volta collegato al capitolo “misure sanitarie e fitosanitarie” che riguarda le norme sulla presenza negli alimenti di additivi alimentari, contaminanti, tossine. Il pericolo è che le norme europee vengano annacquate per avvicinarsi a quelle, notoriamente meno restrittive, d’Oltreoceano. Potrebbero così aumentare le importazioni non solo di cibi geneticamente modificati, ma anche di carni bovine trattate con ormoni e di polli trattati con il cloro(pratiche permesse negli Stati uniti).
CONSUMO DI ALCOL E TABACCO
Episodi già verificatisi in diverse parti del mondo dimostrano come politiche attuate per limitare il consumo di alcol e tabacco siano state attaccate in quanto considerate ostacoli al libero commercio.
Una situazione aggravata dal capitolo del TTIP riguardante le controversie tra investitori e singoli Stati, che consente agli investitori stranieri di citare in giudizio, di fronte a tribunali internazionali privati, gli stati che abbiano approvato una legge in grado di ridurre il valore del loro investimento. «Un meccanismo che le multinazionali del tabacco hanno già mostrato di essere ben predisposte a sfruttare» sottolineano De Vogli e Renzetti ricordando il caso dell’Uruguay, citato in giudizio da Philip Morris nel 2010 per aver apposto immagini shock sui pacchetti di sigarette a fini dissuasivi.
Nell’editoriale che accompagna l’articolo di De Vogli e Renzetti sullo stesso fascicolo di Epidemiologia & Prevenzione, Paolo Vineis, noto epidemiologo italiano che lavora all’Imperial College di Londra, mostra con esempi ben documentati che tutte le strategie razionali per far fronte ai cambiamenti climatici e alla diffusione delle malattie non trasmissibili (co-benefit) vanno in una direzione opposta a quella neoliberista implicita nei trattati internazionali come il TTIP.
La campagna Stoop TTIP Italia organizza per il 7 maggio una mobilitazione nazionale a Roma: QUI gli aggiornamenti
Inquinamento: Il ruolo di primo piano del particolato secondario
Nei paesi "sviluppati" muoiono di smog più persone di quante per AIDS, malaria, cancro al seno e tubercolosi.
Il particolato atmosferico (PMX) – prodotto da centrali elettriche, industrie, traffico veicolare, combustione di biomasse e riscaldamento con combustibili fossili – è il principale responsabile degli effetti avversi per la salute. Si stimano da 3 a 7 milioni di morti ogni anno nel mondo. In Cina 1.6 milioni di persone muoiono ogni anno di smog, pari al 17% delle morti. Nonostante numerosi studi abbiano osservato un aumento del rischio per la salute umana associato a esposizioni a particolato atmosferico, è ancora generalmente trascurato il ruolo del particolato secondario. Due recenti ricerche pubblicate su autorevoli riviste scientifiche, hanno esplorato l’impatto del particolato atmosferico secondario sia a livello locale sia in aree anche molto distanti dalla sorgente emissiva. Le ricerche, che riguardano la Cina e l’Italia, evidenziano la necessità di adottare un nuovo paradigma nella valutazione dell’impatto ambientale e sanitario delle industrie inquinanti, suggerendo di considerare 1) aree geografiche più estese di quelle attualmente considerate e 2) il particolato secondario, in aggiunta alle emissioni di NOx SOX e PMX. Infatti, spesso si presume che questo si formi in quantità trascurabili in area locale, interessando piuttosto zone a grande distanza. Lo studio italiano contribuisce a colmare questa lacuna.
L’INQUINAMENTO IN CINA
Dal 2012 il governo cinese ha adottato un nuovo standard ambientale di qualità dell’aria e iniziato lo sviluppo di un sistema nazionale di rilevamento che include 945 siti in 190 città. Grazie alla disponibilità di questa rete di monitoraggio, molto estesa e con aggiornamenti di frequenza oraria,Robert A. Rohde e Richard A. Muller hanno realizzato uno studio dal titolo “Air Pollution in China: Mapping of Concentrations and Sources”, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE. I modelli di dispersione elaborati dai due ricercatori hanno dimostrato che a causa delle condizioni atmosferiche e della natura volatile dell’inquinamento, questo si distribuisce rapidamente anche in luoghi molto lontani dalla fonte emissiva. ..... Basse emissioni di SO2 indicano un basso livello di utilizzo di carbone o un migliore controllo degli inquinanti emessi dalle ciminiere. A parità di energia prodotta, in confronto al gas naturale il carbone produce quantità superiori di PMX da 150 a 400 volte. Secondo i ricercatori - che aderiscono alla Berkeley Earth, un’organizzazione americana che dal 2010 studia le cause del global-warming - la pianificazione di nuove centrali a carbone in Cina potrebbe esacerbare ulteriormente il problema dell'inquinamento.
DALLA MISURAZIONE DEGLI INQUINANTI ALLA STIMA DELLA MORTALITÀ
Per la stima delle morti causate dal PM2,5 i ricercatori hanno applicato il metodo e la base di dati della World Health Organization (WHO) per le cause globali di morte nel periodo 2000-2012. La WHO considera che il PM2,5 sia la causa di cinque distinti effetti sanitari avversi che nella ricerca sono stati applicati ai dati della popolazione interessata ottenuti dalle prefetture. Il metodo utilizzato dai ricercatori potrebbe essere replicato in altre regioni ma – scrivono i ricercatori – attualmente reti di monitoraggio del tipo cinese sono presenti solo in pochi luoghi. I ricercatori auspicano che altre nazioni seguano l'esempio della Cina, realizzando network di rilevamento in tempo reale, estensivi e trasparenti.
Air Pollution in China by Berkeley Earth
LA RICERCA ITALIANA SUL PARTICOLATO SECONDARIO A BRINDISI
“Secondary particulate matter originating from an industrial source and its impact on population health” [Impatto sulla salute della popolazione del particolato secondario originato da una sorgente industriale] è l’articolo, di recente pubblicazione sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, condotto da Cristina Mangia, Marco Cervino ed Emilio Gianicolo del CNR (Marco Cervino presenterà la ricerca nel corso del convegno “Parigi chiama La Spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire nuove opportunità”, organizzato alla Spezia per il prossimo 19 Settembre). Obiettivo dello studio è dimostrare che se si considera il particolato secondario oltre a quello primario, anche a livello locale la popolazione esposta aumenta considerevolmente.La sorgente presa in esame è la centrale termoelettrica Enel situata a Cerano (Brindisi). Con una potenza elettrica di 2.640 MW, alimentato annualmente con circa 6 milioni di tonnellate di polvere di carbone, l’impianto è in cima alle classifiche dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) per emissioni di sostanze inquinanti. L’anno di studio considerato è il 2006, anno intermedio del periodo totale di funzionamento. L’aerea geografica di riferimento è rappresentata da 120 comuni delle province di Brindisi Lecce e Taranto, con una popolazione di circa 1.2 milioni. Mentre le zone a sud-est della centrale sono, in media in un anno, quelle più esposte alle emissioni di PM2.5 primario, l’area popolata interessata dalla persistenza di particolato secondario è molto più vasta. È stato osservato che il particolato primario ha il suo massimo di concentrazione a una distanza di circa sei chilometri dalla centrale mentre - a seconda delle scelte di calcolo - le diverse stime per il particolato secondario prevedono che il massimo di concentrazione giunga a una distanza tra i dieci e i trenta chilometri dalla stessa centrale.
LA METODOLOGIA AMBIENTALE
Lo studio valuta l’impatto del particolato primario e secondario tralasciando l’impatto associato ad altri inquinanti e microinquinanti presenti in aria e a eventuali contaminazioni di suolo, acqua ed alimenti. Il modello di dispersione utilizzato (Calpuff) è già in uso dall’Agenzia americana di protezione dell’ambiente (EPA). Sono stati ipotizzati due differenti meccanismi di trasformazione chimica e diverse concentrazioni delle sostanze che, interagendo con i composti dell’azoto e dello zolfo, danno origine al particolato secondario. Infine, è stata analizzata la meteorologia dell’area in esame, analisi quest’ultima cruciale in studi di questo genere. I dati sugli inquinanti emessi sono quelli dichiarati dall’azienda.
LA VALUTAZIONE DELL’IMPATTO SANITARIO
I ricercatori hanno assunto come base di partenza gli studi condotti in tutti i continenti, da cui si ricava che incrementi della concentrazione di particolato fine si associano a tumore al polmone, a malattie dell’apparato cardiovascolare e respiratorio e alla mortalità per tutte le cause. Il passo successivo è stato quello di assumere che i coefficienti di rischio osservati per le popolazioni per le quali sono disponibili studi epidemiologici, siano validi anche per le popolazioni che risiedono nel cono di ricaduta del particolato fine che si origina dalla centrale di Cerano. Come esito sanitario è stato considerato solo il numero dei decessi, per tutte le cause, attribuibili a tale esposizione o, detto in altri termini, il numero dei decessi che si sarebbero evitati se questa esposizione non ci fosse stata. I dati sulla popolazione residente e sui decessi sono di fonte ISTAT.
I DECESSI STIMATI
Se si considera solo il particolato primario, sono 4 i decessi che si stima sarebbero stati evitati annualmente se non vi fosse stata esposizione. Questo numero varia da 1 a 7 se si tiene conto dell’incertezza statistica associata al coefficiente di rischio adottato. Quando si considera il particolato secondario, il numero stimato dei decessi attribuibili aumenta fino a 28. Tale numero varia da un minimo di 7 a un massimo di 44 a seconda dei diversi meccanismi chimici ipotizzati, delle concentrazioni assunte per ozono e ammoniaca, e dell’intervallo di confidenza per il coefficiente di rischio adottato. La stima del numero dei decessi attribuibili all’esposizione al particolato è fondata sui risultati di un importante studio epidemiologico condotto in Europa nell’ambito del progetto Escape, che ha interessato diversi Paesi tra cui l’Italia. Considerando anche il particolato secondario, aumenta l’area geografica interessata dalle ricadute, la popolazione esposta all’inquinamento originato dalla centrale termoelettrica e, conseguentemente, il numero dei decessi attribuibile alla stessa centrale..... Secondo gli scienziati, ignorare il ruolo del particolato secondario conduce a una sottostima notevole dell’impatto che la centrale ha sulla salute delle popolazioni. Su Scienza in rete l'articolo integrale
Tredici le centrali a carbone in Italia, 40 mln di t di CO2 emesse nel 2012
Roma, 6 nov. (Adnkronos)- In Italia sono in funzione 13 centrali a carbone diverse per potenza e tecnologia impiegata.
Questi impianti hanno prodotto circa 44.726 GWh nel 2011 e 46.755 GWh
nel 2012, contribuendo rispettivamente all'12,9% e al 13,7% 57 del
fabbisogno elettrico complessivo. A fronte di questi dati, tutto sommato
abbastanza modesti, scopriamo che gli impianti a carbone nel 2011
avevano prodotto oltre 38,3 milioni di tonnellate di CO2, che nel 2012
dovrebbero aver superato i 40 milioni di tonnellate, corrispondenti a
oltre 1/3 di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale.
I dati arrivano dalla nuova edizione del rapporto 'Carbone: un ritorno al passato inutile e pericolo', presentato oggi dal Wwf,nel corso di una conferenza stampa a Roma indetta in vista deinegoziati sul clima delle Nazioni Unite che si terranno, dall'11 al 22 novembre, a Varsavia,
in Polonia. A livello europeo l'Health and Environment Alliance ha
stimato costi per l'impatto sanitario provocato dalla combustione del
carbone compresi tra 15,5 e 42,8 miliardi di euro annui, rileva il
rapporto.Da qui il rinnovato appello del Wwf a puntare alla
decarbonizzazione. Tra l'altro, come ricorda il Wwf nella scheda sui costi dell'energia "Le
rinnovabili convengono a tutti" diffusa questa mattina, in Europa i
reali costi che pesano sulle bollette elettriche sono i 100 miliardi di
euro di incentivi a fonti fossili e nucleare contro i 30 alle energie
rinnovabili, e anche in Italia il maggiore incremento della bolletta
elettrica è dovuto all'aumento del costo dei combustibili fossili da cui
dipendiamo per l'80% e non certo agli incentivi concessi alle energie
rinnovabili.Leggi Le Rinnovabili convengono a tutti
TIRRENO POWER ,MAGLIA NERA TRA TUTTE LE CENTRALI ITALIANE
l'articolo di Giampiero Timossi a pag 7
IMMAGINE DI PAG 7
Riportiamo l'articolo pubblicato su " Il Secolo XIX" oggi in edicola
LE MORTI PREMATURE DOVUTE ALLE EMISSIONI.
GREENPEACE:LE CENTRALI A CARBONE KILLER SILENZIOSI
- See more at: http://unitiperlasalute.blogspot.it/2013/06/greenpeacele-centrali-carbone-killer.html#sthash.QX3W6QxR.dpuf
COME CI AMMALIAMO. IL CARBONE BRUCIATO NELLE CENTRALI PRODUCE PARTICELLE TOSSICHE ,OZONO E METALLI PESANTI ,CHE PENETRANO NEI POLMONI E NEL SANGUE. Ecco nell' immagine le conseguenze
Sempre tratto da pag 7
COLLOQUIO CON ANDREA BORASCHI
GREENPEACE ACCUSA:" IMPIANTO OBSOLETO.
"La centrale Tirreno Power è la più impattante d' Italia,questo rivela il dettaglio dello studio realizzato dall' Università di Stoccarda.
Si tratta di un modello elaborato da un centro universitario,per una ricerca commissionata dalla stessa organizzazione."Ma il modello è addirittura conservativo rispetto ad altri,che vengono applicati in diversi Paesi,compresi gli Stati Uniti.
Per Vado stiamo parlando di un impianto obsoleto,su un territorio dove i controlli istituzionali si sono rilevati insufficienti.
Anche Greenpeace ribadisce le anomalie dell' Autorizzazione Integrata Ambientale:"L' AIA è stata data(e firmata) dalla Regione Liguria con tutta una serie di deroghe ai parametri già stabiliti e per un tempo infinitamente piu' lungo rispetto a quanto previsto dalle normative europee in vigore."
Vero.Intanto si attendono gli sviluppi dell' inchiesta avviata dalla Procura di Savona.......
TIRRENO POWER,interrogazione al sindaco"FACCIA RICORSO CONTRO LA CONCESSIONE AIA".
Immagine tratta da "La Stampa "di oggi 23 febbraio 2013.
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2) Gli impatti da non dimenticare ....
Dedicato
a quei partiti politici che continuano a voler riversare sul nostro
futuro montagne di carbone,a quei pubblici amministratori che lo permettono.... e a quei cittadini che domani 24 febbraio e lunedì 25
andranno a votare.
La letteratura scientifica che documenta come
l’inquinamento causato dai combustibili fossili sia causa di gravi
patologie umane è ormai sterminata. Le centrali a carbone emettono
sostanze pericolosissime in grado di minacciare la salute. Inoltre, è
dimostrato altrettanto bene come l’inquinamento atmosferico non sia un
problema solo locale, ma in grado di diffondersi su aree molto più ampie
e come alcuni contaminanti resistano nel tempo per un periodo molto
lungo.
Dalle ciminiere delle centrali a carbone escono le più svariate
sostanze tossiche: metalli pesanti come arsenico e mercurio, polveri
sottili e ultrasottili, anidride solforosa e biossido di azoto, per
citarne solo qualcuno. Analizziamo qui sotto le principali.
Polveri sottili Innanzitutto, ve ne sono di diversi tipi. A parte il famigerato PM10, esistono polveri ancora più sottili (il cosiddetto particolato fine e ultrafine,
PM2.5, PM0.1 o di dimensioni ancora inferiori) che sono molto più
pericolosi del primo e sono difficilmente catturabili dai filtri
installati nelle centrali.
Il particolato
ultrafine è in grado di penetrare molto in profondità nei polmoni; in
alcuni casi riesce a superare la barriera polmonare e a entrare
direttamente nel flusso sanguigno.
Una vasta
letteratura scientifica documenta come l’esposizione al particolato sia,
nel brevissimo periodo, accompagnata da un consistente incremento di
casi di mortalità. Ad essere colpiti sono, soprattutto, il sistema
respiratorio e quello cardiocircolatorio. Molti studi documentano anche
il potenziale effetto cancerogeno delle polveri fini e ultrafini: ad
esempioè stata dimostrata una correlazione significativa tra aumento delle emissioni di particolato e l’incremento di incidenza dei tumori al polmone.
Mercurio
La combustione del carbone costituisce una delle principali cause
d’inquinamento da mercurio. Negli USA, per esempio, il 41% delle
emissioni totali di mercurio del paese sono provocate da centrali a
carbone. Il mercurio e i suoi composti sono persistenti nell’ambiente ed
estremamente tossici per tutte le specie viventi. Sull’uomo dosi
elevate il mercurio possono avere effetto letale, ma anche dosi
relativamente ridotte possono provocare impatti molto negativi sullo
sviluppo neurologico.
Una ricerca americana ha quantificato l’impatto del mercurio da carbone sullo sviluppo dell’intelligenza dei bambini in ben 1,3 miliardi di dollari l’anno.
E il giudizio sarebbe stato ancora più severo se si fossero tenuti in
considerazione gli effetti conclamati del mercurio sull’apparato
riproduttivo, cardiovascolare e sul sistema immunitario. Questo pericoloso contaminante tende ad accumularsi nei pesci e,
soprattutto frutti di mare che, se mangiati dalle donne in gravidanza,
arrivano a colpire l’embrione, causando ritardo mentale, difficoltà di
apprendimento, ritardo nello sviluppo neurologico, deficit del
linguaggio, della funzione motoria e dell’attenzione.
Anidride solforosa L’anidride solforosa è un gas incolore
che proviene soprattutto dagli impianti a carbone. La gravità degli
impatti sanitari sull’uomo dipenda dalla concentrazione e dal periodo di
esposizione, ma anche esposizioni di breve durata possono avere effetti negativi sull’apparato respiratorio umano.
Inoltre, l’anidride solforosa combinandosi con l’acqua si trasforma in acido solforico, il responsabile delle famigerate piogge acide
che causano danni a foreste e acque dolci, deteriorano monumenti ed
edifici e impoveriscono il suolo degli elementi nutritivi fondamentali
per la crescita delle piante e per la salute dei microrganismi.
Biossido di azoto
Il biossido di azoto, come l’anidride solforosa, trasformandosi in acido
nitrico contribuisce alla formazione di piogge acide che causano danni a
foreste e acque dolci, deteriorano monumenti ed edifici e impoveriscono
il suolo degli elementi nutritivi fondamentali per la crescita delle
piante e per la salute dei microrganismi.
Le centrali di ultima generazione: carbone pulito?
Le centrali a carbone di ultima generazione sono dotate di tecnologie
(filtri antiparticolato, desolforatori e denitrificatori) in grado di
ridurre la concentrazione di sostanze nocive emesse in atmosfera.
Malgrado la loro presenza però, la quantità di inquinanti emessi da
queste centrale a carbone di “ultima generazione” sono sempre molto
superiori rispetto a quelli di una centrale a gas.La quantità di
polveri sottili emesse è 70 volte superiore, le emissioni di anidride
solforosa sono circa 140 volte superiori mentre quelle di biossido di
azoto 4,5 volte superiori. Inoltre anche i filtri più efficaci ancora
non sono in grado di catturare il particolato ultrafine (PM 0.1), quello
più dannoso per l’uomo visto che è in grado di oltrepassare la barriera
polmonare ed entrare in circolo nel sangue.
Roma: Greenpeace consegna all’Enel un “avviso di garanzia” perchè è
“killer del clima”.
Questa
mattina attivisti del Reparto Investigazioni Climatiche (R.I.C.) di
Greenpeace sono entrati in azione davanti la sede dell’Enel a Roma per
denunciare gli impatti ambientali, climatici e sanitari dell’energia
prodotta dall’azienda utilizzando il carbone. Tre attivisti si sono
calati dal tetto lungo la facciata dell’edificio e hanno aperto uno
striscione di oltre 70 metri quadri con la scritta “ENEL KILLER DEL
CLIMA”sul quale è rappresentata l’arma con la quale Enel commette molti
dei suoi crimini ambientali: il carbone.
Gli attivisti hanno poi transennato l’ingresso dell’edificio per
marcare la “scena del crimine” e consegnato ai vertici dell’azienda un
“avviso di garanzia” nel quale si ipotizza il “reato di grave danno
ambientale, climatico e sanitario, reato di profitto indebito tramite
danno sanitario e ambientale a persone ed ecosistemi”. Con la sola
centrale di Brindisi Enel scarica infatti sulla collettività danni
ambientali e sanitari per 700 milioni di euro e ne intasca una cifra
simile in profitti extra. «Oggi
siamo entrati in azione nella sede istituzionale di Enel, nel quartier
generale di un soggetto criminale, armato e determinato contro il clima
per notificargli l’avvio di un indagine che i R.I.C. di Greenpeace hanno
appena iniziato e che porterà alla luce, da qui ai prossimi mesi, tutti
i reati e i misfatti connessi allo sporco business del carbone» dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima e Energia di
Greenpeace. Per diffondere quanto più possibile l’inchiesta tra l’opinione pubblica, Greenpeace lancia oggi una piattaforma online, www.FacciamoLuceSuEnel.org,
con la quale recluta “investigatori” per seguire e partecipare a tutta
l’indagine che i R.I.C. di Greenpeace condurranno nei prossimi mesi. Enel è stata “iscritta al registro degli indagati” da Greenpeace
sulla base dei dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA), che
segnala che la centrale a carbone di Enel Federico II a Brindisi è
l’impianto industriale più inquinante in Italia per emissioni in
atmosfera (il diciottesimo in Europa). Questo impianto causa annualmente
danni ambientali, climatici e sanitari stimati tra i 536 e i 707
milioni di euro (questi importi riferiti ai dati del 2009). Una cifra
sostanzialmente equivalente agli extra-profitti lordi che Enel ricava
dal sito nel quale produce a un costo assai minore rispetto a quello di
vendita.In altre parole, i guadagni dell’azienda sono equivalenti ai
danni che produce su ambiente e salute. E che non paga. Da
poche settimane, quattro dirigenti della centrale di Brindisi sono
indagati per omicidio colposo e lesioni colpose, in relazione agli
impatti mortali e patologici che le emissioni della centrale avrebbero
sulla popolazione del territorio; mentre 12 dirigenti della stessa
centrale sono indagati, tra l’altro, per gettito pericoloso di cose e
danneggiamento alle colture. “Brindisi, purtroppo, è solo la punta dell’iceberg – ha proseguito
Boraschi. “Enel controlla otto impianti a carbone, in Italia; e conferma
di volerne costruire altri due.Ha portato la produzione da carbone,
nell’ultimo anno, dal 34,1% al 41% del totale.E il suo amministratore
delegato, Fulvio Conti, ha più volte ribadito di voler quasi raddoppiare
la produzione da questa fonte. È uno scenario catastrofico per
l’ambiente, il clima, la salute pubblica e l’occupazione. Ed è tanto più
sconcertante quanto pensiamo che l’azionista di maggioranza di Enel è
il Ministero del Tesoro. Come si giustifica questa quota di controllo
pubblico per un’azienda che privatizza i suoi profitti e scarica sulla
collettività i costi dei danni che provoca?»
Greenpeace chiede ad Enel il ritiro immediato dei progetti per gli
impianti a carbone di Porto Tolle e Rossano Calabro e di non aumentare
la produzione a carbone nel Sulcis; la progressiva eliminazione della
produzione elettrica da carbone entro il 2030 e la sua sostituzione con
energie rinnovabili. Leggi tutto
A COLORO CHE A TUTTI I COSTI VOGLIONO CONDANNARCI E FIRMARE PER NOI PER ALTRI 40 ANNI DI CARBONE CONSIGLIAMO LA LETTURA di
Assalto del carbone sulla salute umana
TRATTO DA PHYSICIANS FOR RESPONSABILITY I Medici per la Responsabilità Sociale hanno pubblicato un rivoluzionario rapporto medico, "Assalto del carbone sulla salute umana", che guarda con occhi nuovi l'impatto devastante di carbone sul corpo umano. La combustione del carbone emette ,polveri di mercurio, ossidi di azoto, biossido di zolfo, e decine di altre sostanze riconosciute come pericolose per la salute umana. Questa relazione prende in esame il danno cumulativo inflitto da tali inquinanti su tre sistemi principali organi del corpo: il sistema respiratorio, il sistema cardiovascolare e del sistema nervoso. Il rapporto considera anche il contributo del carbone al riscaldamento globale, e le implicazioni per la salute del riscaldamento globale.
E' FONDAMENTALE LA LETTURA DI QUESTO RAPPORTO PERCHE' I DECISORI ,CIOE' COLORO CHE FIRMERANNO PER IL FUTURO DEL NOSTRO TERRITORIO UN DOMANI NON POSSANO DIRE NOI
" NON SAPEVAMO"
ED ABBIANO BEN PRESENTE LA RESPONSABILITA' PERSONALE DI AVERE SCELTO PER NOI QUESTA SPADA DI DAMOCLE SULLA NOSTRA SALUTE PER ALTRI 40 ANNI. LE ALTERNATIVE ALLA COMBUSTIONE DEL CARBONE GUARDANO AD FUTURO ENERGETICO DELLA NAZIONE PIU' LUNGIMIRANTE E SONO SICURAMENTE MOLTO MENO IMPATTANTI PER LA SALUTE DEI CITTADINI .
A BREVE VI PRODURREMO A PUNTATE UNA TRADUZIONE IN ITALIANO DEI VARI CAPITOLI AL MOMENTO DISPONIBILI SONO IN INGLESE.
Secondo l'EPIA nel 2013 l'energia solare può costare già come quella convenzionale nel 2013 l’energia fotovoltaica potrebbe costare quanto quella prodotta da fonti convenzionali, con l’Italia in testa. La conclusione di uno studio sui mercati dei principali paesi europei pubblicato dalla EPIA (Associazione europea delle industrie del fotovoltaico) è convinto che l’energia solare sia già oggi più conveniente di quanto pensano in molti, troppi, compresi alcuni dei leader politici più influenti del vecchio continente.
Il traguardo della piena parità di costi di produzione dell’energia fra i combustibili fossili e il solare nel 2020 sarebbe più a portata di mano di quanto immaginato. Negli ultimi 20 i costi di produzioni del fotovoltaico sono diminuiti costantemente, ma hanno la potenzialità di scendere di un altro 50% entro la fine del decennio, ma secondo l’EPIA l’energia elettrica fotovoltaica potrebbe costare dagli 8 ai 18 cent per KWh entro il 2020.
Già oggi in Germania produce dal carbone a 9 cent di euro e questo costo è previsto in salita grazie alle normative ambientali più stringenti e ai costi per le emissioni di CO2. Il presidente di Epia, Ingmar Wilhelm, è convinto e parla di “esempio italiano da seguire“:
Già oggi, l’elettricità fotovoltaica è più conveniente di quanto molti pensino. Nei prossimi anni lo sarà ancora di più grazie alla tecnologia in costante miglioramento e le economie di scala. Il prezzo di energia elettrica da fonti convenzionali aumenta, solare fotovoltaico diventerà parte pienamente concorrenziale del mix energetico. Il passaggio all’energia solare fotovoltaica non è solo un’opzione auspicabile per il raggiungimento dei nostri obiettivi energetici e ambientali, è anche un obiettivo realistico e competitivo, creando oggi le condizioni per lo sviluppo del fotovoltaico, possiamo garantire che rispetti la sua promessa di un ambiente pulito, fonte di energia sicura e infinitamente rinnovabile e una parte importante del mix energetico europeo.