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Visualizzazione post con etichetta Ministro Zanonato. Mostra tutti i post
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07 settembre 2013

Decreto Trivelle, Zanonato firma, Greenpeace furiosa contro il Governo: la battaglia promette di diventare molto calda.....

Tratto da Ecologiae

Decreto Trivelle, Zanonato firma, Greenpeace furiosa contro il Governo.

 Il ministro dello sviluppo economico Zanonato firma il Decreto Trivelle e Greenpeace insorge: Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace interviene lungamente non solo spiegando perché è un atto nefasto, che amplierà le zone in cui poter effettuare ricerche petrolifere, ma anche promettendo durissima battaglia alla prima violazione delle procedure di valutazione ambientale.
Il decreto trivelle firmato da Zanonato fa riesplodere le polemiche contro la deriva petrolifera del nostro paese, cui una buona spinta fu data, in principio, dal Governo Monti con Passera e Clini. Come spiega Giannì, il decreto “non fa altro che applicare il nefasto art. 35 della Legge 83/2012 che ha riportato le piattaforme petrolifere sotto le spiagge degli italiani”.  Cosa succederà in sostanza con il decreto trivelle? Secondo Greenpeace (e non solo, naturalmente), si ampliano le aree in cui potranno essere effettuate esplorazioni petrolifere in mare, ci si allarga verso le Baleari e oltre Malta.
Ma attenzione perché Giannì porta all’attenzione di tutti una questione decisamente importante: quella del procedimento amministrativo per la ricerca petrolifera, che dovrebbe conoscere tre fasi: prospezione sismica, trivellazione esplorativa e trivellazione commerciale.  Il ministro Orlando ha risposto a una domanda dell’associazione confermando che la valutazione ambientale deriva dalla ”configurazione del procedimento principale, autorizzatorio o concessorio, nel quale la procedura di Via si inserisce”.
E allora Giannì parte all’attacco del Governo:
Delle due l’una: o il ‘procedimento principale’ al Mise e’ costituito da tre fasi distinte e separate, e quindi ogni fase deve rispettare la norma vigente al momento, oppure lo spezzettamento della Via di un procedimento unico costituisce l’ennesima violazione italiana della direttiva 85/337/Cee sulla valutazione dell’impatto ambientale. Greenpeace attende che qualche petroliere si permetta di richiedere una qualunque autorizzazione ad attivita’ in aree non incluse oggi nella “mappa del petrolio” del Ministro Zanonato. Se questo tipo di istanza venisse accolta, chiameremo in tribunale il Mise che ci dovra’ spiegare perche’ la legge non e’ uguale per tutti.
Greenpeace, come risulta evidente, intende accelerare sul contrasto alle trivellazioni facili in Italia. La battaglia tra associazione e il Governo promette di diventare molto calda.....
Leggi l'articoo integrale su Ecologiae

10 maggio 2013

PORTO TOLLE«Mancano permessi per convertire a carbone la centrale»

 Tratto da  "Corriere del Veneto"

Enel su Porto Tolle: «Mancano permessi per convertire a carbone la centrale».

 

L'ad Conti dopo le dichiarazioni del ministro Zanonato e del governatore Zaia: «Progetto a lungo termine su cui pesano autorizzazioni, magistratura e..... mercato»

ROMA - La riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle «rimane strategica, ma non abbiamo le autorizzazioni necessarie per poterla cantierare». Lo ha affermato l'ad del gruppo elettrico, Fulvio Conti, dopo che nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, si sono espressi per un rilancio del progetto.
«Continuiamo a credere in questo progetto - ha proseguito Conti a margine di "Enel lab" - che è di lungo periodo, però ci sono tre ostacoli: 
la mancanza delle autorizzazioni, la magistratura di Rovigo che indaga, paradossalmente, per inquinamento di un impianto fermo e le condizioni di mercato che devono essere viste».
 Conti non ha potuto, quindi, dire nulla sulla tempistica del progetto, che, ha ribadito, «dipende dai permessi». (Ansa)

 Immagine tratta da facebook del Medico Isde  Dott.G. Ghirga
 

09 maggio 2013

Per Porto tolle, Wwf con Maria Grazia Midulla: "No ad ipotesi centrale a carbone"

 Tratto da Zeroemission
Porto tolle, Wwf: "No ad ipotesi centrale a carbone"


Spunta l'ipotesi di accordo tra i Ministri Zanonato e Zaia per la costruzione di una nuova centrale a carbone nell'area. Maria Grazia Midulla: "Abbandonare fonti fossili che stanno conducendo il Pianeta nel baratro"
Tra la Regione Veneto il Ministero dello Sviluppo Economico spunta l'ipotesi di accordo per la realizzazione di una Centrale a carbone di Porto Tolle. 
 A lanciare l'allarme è il Wwf, che definisce questa una "decisione in contrasto con la prospettiva dell'economia verde e decarbonizzata, gli interessi delle attività economiche (turismo, pesca, agricoltura, ecc) di una larga fetta della Valle Padana e  le politiche di tutela del clima e della salute. In contrasto anche con la Strategia Energetica Nazionale".

"E' incredibile che le convergenze si raggiungano non sulle prospettive e sugli obiettivi condivisi forieri di futuro e benessere, ma sui veleni promossi dalle lobby più retrive, a danno della salute di cittadini e ambiente - ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia. 
  
Vogliamo pensare che il ministro Zanonato abbia finora ascoltato solo gli usuali interlocutori del Ministero dello Sviluppo Economico, i portatori di passato; sarebbe il caso, invece, che ascoltasse i portatori di futuro, le associazioni ambientaliste, gli operatori economici della Green Economy, il tessuto produttivo innovatore e coraggioso. 

Si lasci perdere i fossili che stanno conducendo il Pianeta nel baratro, e insieme con loro le utilities che invece di cambiare in vista dell'energia del futuro, cercano di percorrere sempre le stesse strade.  
Ci piacerebbe che il ministro Zanonato si ricordasse della sua provenienza veneta ripensando al convegno Green economy: le politiche, gli attori, le opportunità per un futuro sostenibile  da lui promosso come sindaco di Padova, e non per fare questo tipo di accordi 'neri come il carbone' con il presidente veneto Zaia. 
Invitiamo il ministro anche a prendere visione del numero enorme di centrali inutili e sottoutilizzate che ci sono in Italia, un Paese che ha una capacità produttiva già doppia rispetto al massimo picco di domanda mai raggiunto.  
E' urgente che il Ministero dell'Ambiente cancelli ogni altra autorizzazione, promuovendo la sostituzione di quelle che usano i combustibili più sporchi (carbone in primis) con l'energia prodotta dalle fonti rinnovabili".
Leggi su Zeroemission

Terna: crollano i consumi di energia elettrica in Italia, ma aumentano le rinnovabili


Fabio Tognetti.
 
Secondo i dati pubblicati nel rapporto mensile di Terna sul Sistema elettrico nazionale, nel mese di aprile la richiesta di energia elettrica in Italia è stata pari a circa 24.299 GWh, con una  diminuzione dell'1,8% rispetto allo stesso mese del 2012.
Per quanto riguarda la produzione interna, invece, a fronte di un netto calo della produzione termoelettrica (12.909 GWh, -13,7% rispetto all'anno passato) continua la crescita delle energie rinnovabili, con l'idroelettrico (4.774 GWh) e il fotovoltaico (2.129 GWh) a fare da traino.

Il bilancio energetico, anche considerando il primo quadrimestre dell'anno (gennaio-aprile) registra un calo significativo rispetto allo stesso periodo del 2012: -3,5%, che in termini "decalendarizzati" è pari a - 2,7%.



Il Rapporto  di Terna è scaricabile a questo link.
Leggi l'articolo integrale

08 maggio 2013

GREENPEACE :Ma........... perché il carbone a Porto Tolle?

Tratto da Villaggio Glogale
Progetti antichi...

Ma perché il carbone a Porto Tolle?

Greenpeace a Zanonato: le rinnovabili porterebbero almeno 3 volte più occupazione. 
Il ministro «dovrebbe sapere che quel progetto è stato già bocciato dal Consiglio di Stato e recuperato solo grazie a ben due leggi ad aziendam, una di Berlusconi e una di Zaia, frutto delle opache attività di lobby dell'Enel»
Greenpeace commenta la notizia dell'incontro tra il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato e il governatore del Veneto Luca Zaia, nel quale il ministro avrebbe annunciato di voler accelerare la «pratica» Porto Tolle.

«La volontà di rilanciare il progetto della conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle è sbagliata e regressiva, e dimostra la perfetta continuità, in materia d'energia, dell'attuale governo con gli esecutivi Berlusconi e Monti. È la spia di una strategia industriale vecchia, che non modernizzerà il Paese e che, semmai, ne consoliderà la dipendenza energetica. 
Una centrale a carbone a Porto Tolle vorrebbe solo dire un ulteriore peggioramento della qualità dell'aria nella Pianura Padana - già oggi l'area più insalubre in Europa con gravi costi sanitari, enormi emissioni di gas serra e, non ultimo, benefici occupazionali largamente inferiori a quelli che si otterrebbero con uguali investimenti in energie pulite», commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace.

Greenpeace stima che investendo i 2,5 miliardi di euro previsti da Enel per il carbone a Porto Tolle su un mix di fotovoltaico ed eolico si avrebbero ricadute occupazionali almeno 3 volte superiori.
«Speriamo che il neo ministro Zanonato prenda tempo e conti fino a cento prima di un ulteriore passo sulla questione - ha proseguito Boraschi -. Dovrebbe sapere che quel progetto è stato già bocciato dal Consiglio di Stato e recuperato solo grazie a ben due leggi ad aziendam, una di Berlusconi e una di Zaia, frutto delle opache attività di lobby dell'Enel. Auspichiamo che voglia incontrare anche Greenpeace e le altre associazioni e realtà produttive che esprimono contrarietà al carbone a Porto Tolle: per parte nostra siamo pronti a dimostrargli, dati dell'Università di Stoccarda alla mano, come quel progetto causerebbe, su base annua, danni economici fino a 240 milioni di euro e una mortalità prematura stimata in 85 casi».

Il rapporto «Porto Tolle: analisi comparativa dell'impatto sanitario»