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25 maggio 2015

Ma quale Green Act? In vista tagli alle rinnovabili e (nuovi) incentivi agli inceneritori:un vero Black Act...

Tratto da Greenreport


Ma quale Green Act? In vista tagli alle rinnovabili e (nuovi) incentivi agli inceneritori
Green Italia: «Il testo in Conferenza Stato Regioni è un vero Black Act»
[25 maggio 2015]
futuro scelta green economy economia verde
Il nuovo decreto sugli incentivi alle rinnovabili non fotovoltaiche, ancora in embrione, non cessa di incassare pesanti (e giustificate) critiche. Il ministero dello Sviluppo economico rimane in attesa di un parere sul testo da parte della Conferenza Stato-Regioni, ma nella versione attuale il documento si mostra come un nuovo passo indietro nella politica ambientale ed economica dell’esecutivo.
In linea con la passata edizione del provvedimentodove non mancavano tra gli altri incentivi alla termovalorizzazione – spiazzando al contempo l’industria del riciclo e quella della (vere) fonti energetiche rinnovabili – il nuovo decreto necessiterebbe ancora una volta di pesanti correttivi per poter rientrare all’interno di criteri sostenibili.
«Gli incentivi per il settore energetico al Governo Renzi piacciono eccome – commentano caustici Francesco Ferrante e Annalisa Corrado, esponenti di Green Italia –, ma se sono a favore dei mega impianti a biomasse e inceneritori. Al contrario i progetti di impianti di energie rinnovabili vengono messi nuovamente nel mirino, con buona pace della certezza del diritto e della salvaguardia dell’investimento. Il combinato disposto dello Sblocca Italia che ha rilanciato le trivellazioni di petrolio e gas, e il nuovo decreto sugli incentivi alle rinnovabili non fotovoltaiche che si appresta ad approdare in Conferenza Stato Regioni è un vero Black act, che svuota di significato quello verde fin qui solo annunciato».
Il chiaro riferimento è al Green Act del governo, annunciato dal premier Renzi per marzo, e mai presentato. .......Al di là della forma, a preoccupare rimane la sostanza, che il decreto per le rinnovabili non fotovoltaiche non contribuisce certo a rendere più verde.
Così com’è, il testo prevede infatti tagli fino al 40% agli incentivi per l’eolico destinati ai piccoli impianti e del 24% per il mini idroelettrico: «Le energie rinnovabili diffuse vengono penalizzate, se non addirittura annientate – precisano Ferrante e Corrado –, come nel caso dell’eolico offshore». Trivelle sì, dunque, ma pale eoliche no. Senza dimenticare gli incentivi alla termovalorizzazione........
«E’ sconcertante – concludono Ferrante e Corrado – che si continui a concedere ricchi sussidi impianti che non sono alimentati da fonti rinnovabili, come gli inceneritori e i mega impianti a biomasse – addirittura per le biomasse bruciate nei vecchi zuccherifici sono previsti 135 MW di nuovi impianti con tariffe garantite per 20 anni – mentre l’autoproduzione da energie pulite per imprese e cittadini viene ostacolata». Dietro la patina degli annunci, non cambia dunque lo schizofrenico contesto generale. Prima ancora che gli incentivi per lo sviluppo della green economy, sarebbe utile depennare i sussidi che remano contro, e che certo non son pochi.

26 aprile 2015

Troppo inquinamento dall'ILVA, il fatto sussiste.La Commissione Europea risponde ad una nuova interrogazione parlamentare sull'ILVA di Taranto

Tratto da Peacelink
L'ILVA chiede il patteggiamento

Troppo inquinamento dall'ILVA, il fatto sussiste


23 aprile 2015 -Comunicato stampa dell' Associazione PeaceLink
Ci è pervenuta la risposta della Commissione Europea (*) all'interrogazione sull'Ilva di Taranto presentata dall’eurodeputato Mady Delvaux-Stehres.

La Commissione Europea - tramite il Commissario all'Ambiente Karmenu Vella - risponde all'eurodeputato che "riceve regolari aggiornamenti dall'associazione PeaceLink" e cita ladirettiva 2010/75/EU sulle emissioni industriali che costituisce il punto di riferimento della procedura di infrazione lanciata nel 2013 su cui si sta verificando la risposta del Governo Italiano circa il Parere Motivato emanato dalla Commissione Europea.
Rotoballa di fieno sotto le cominiere ILVA, foto scattata nel 2009 a Taranto.


Appare di particolare interesse il riferimento che la Commissione Europea fa al REGOLAMENTO (CE) N. 1338/2008 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 16 dicembre 2008 relativo alle statistiche comunitarie in materia di sanità pubblica e di salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Ci auguriamo che tale pressione serva finalmente a creare una maggiore attenzione e informazione sulla salute nei luoghi di lavoro, sulle cause di morte in particolare nell'ILVA, uno stabilimento in cui gli operai sono a contatto con sostanze cancerogene, genotossiche e neurotossiche. E' un monitoraggio oggi particolarmente sentito fra i lavoratori che per molto tempo sono rimasti pochissimo informati delle problematiche sanitarie connesse alla loro attività e che solo dopo la perizia della magistratura sono venute alla luce in forma drammatica.

Questa costante attenzione e informazione richiesta da PeaceLink alla Commissione Europea, attraverso tutti i canali di comunicazione istituzionale, assume un rilievo cruciale nel momento in cui - proprio mentre si avvicina l'epilogo della procedura di infrazione sull'ILVA - apprendiamo che l'Ilva stessa chiederà il patteggiamento nel processo sul disastro ambientale. Ieri nell'udienza preliminare al tribunale di Taranto uno dei legali dell'azienda siderurgica, Angelo Loreto, ha chiesto al gup il rinvio della discussione perché l'Ilva spa, in amministrazione straordinaria, ha avanzato richiesta al Ministero dello Sviluppo Economico per poter procedere formalmente alla richiesta di patteggiare.

Si delinea ormai un quadro molto chiaro della situazione e questo non fa che confermare la giustezza dell'azione di PeaceLink che in tutti questi anni - andando controcorrente rispetto al potere politico - ha costantemente messo sotto accusa l'ILVA per le sue pericolose emissioni tossiche e cancerogene.
Il frutto di questo continuo pressing - svolto assieme alle tante articolazioni della società civile tarantina, da tempo indignata della disattenzione del potere politico nazionale verso le problematiche della salute - sta dando risultati importanti.
Di fronte alla linea negazionista di chi continuava a sostenere - di fronte all'eccesso di inquinamento - che "il fatto non sussiste", oggi possiamo dire che "il fatto sussiste" ed è all'attenzione di tutte le autorità competenti, dalla magistratura alla Commissione Europea.

Su PeaceLink l'articolo integrale 
Alessandro Marescotti -Antonia Battaglia-Luciano Manna

02 gennaio 2015

Tirreno Power: Ulteriori ............trenta mesi per coprire il parco carbonile ?

Tirreno Power: trenta mesi per la realizzazione del parco carbonile
Immagine tratta da" La Stampa"

Nota del Ministero dello Sviluppo Economico: l'opera non determina la ripresa dell’esercizio della centrale, disciplinata dall'AIA.

Trenta mesi per la realizzazione della copertura del parco carbonile per i gruppi tre e quattro della centrale Tirreno Power. E’ quanto emerso da una nota inviata oggi, tra gli altri, al comune di Vado, Quiliano, regione Liguria e Provincia di Savona dal Ministero dello Sviluppo Economico.
La copertura dei parchi carbonile, precisa il  documento, dovrà essere effettuata in conformità al progetto presentato il 27 novembre 2013. “I tempi di realizzazione degli interventi autorizzati hanno inizio, si legge nella nota, fatti salvi gli eventuali vincoli derivanti dall’attuale provvedimento di sequestro del Gip del Tribunale di Savona”.
Per i rimanenti altri due moduli la copertura potrà essere realizzata nei successivi otto mesi, a decorrere dalla scadenza dei trenta mesi.
La copertura dei parchi carbonile non determina, prosegue il documento, la ripresa dell’esercizio della centrale, che rimane disciplinata da un autonomo provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale.
Tirreno Power, tuttavia, ha gia' chiarito di aver rinunciato alla realizzazione di questo gruppo volendo investire sull'ambientalizzazione di quelli esistenti 3 - 4 sotto sequestro dall'11 marzo scorso.
                                                                                                      Cinzia Gatti.


Scrivevamo il 25 maggio 2009
 "A Proposito del  Parco Carbone della Locale Centrale ........" 



Il Combustibile solido utilizzato è costituito da carbone che viene accumulato nel Parco Carbonile. 
Il Parco Carbonile occupa un'aria di circa 50.000 m2 ,(una superficie utile di 42.000 m2) suddivisa in due parti ed ha una capacità di 300.000 metri cubi di carbone.

E' possibile che un carbonile di tali dimensioni possa essere mantenuto "SCOPERTO" da anni essendo posizionato a poche centinaia di metri dalle case, non avendo adottato misure idonee a coprirlo?

 TERMINAVAMO  NEL LONTANO 2009 
Per tutelare la salute dei cittadini che da decenni convivono con questa realtà non si sarebbero dovuti adottare
adeguati provvedimenti,sicuramente previsti dalle leggi vigenti , in termini di copertura dell’area destinata alla raccolta del carbone?


RISCRIVIAMO "DESOLATI " ORMAI NEL 2015

Nonostante i numerosi anni trascorsi  con il CARBONILE SCOPERTO IN MEZZO ALLE CASE , il Ministero dello Sviluppo Economico HA CONCESSO  ULTERIORI 30 MESI  "Trenta mesi per la realizzazione della copertura del parco carbonile per i gruppi tre e quattro della centrale Tirreno Power. "

E' possibile che un carbonile di tali dimensioni possa essere mantenuto "SCOPERTO" ANCORA PER ULTERIORI TRENTA MESI  dopo gli innumerevoli anni  già trascorsi senza provvedimenti importanti .....essendo posizionato a poche centinaia di metri dalle case?

"ULTERIORI TRENTA MESI DOPO TUTTI GLI ANNI GIA' ABBONDANTEMENTE TRASCORSI CON UN CARBONILE SCOPERTO ed I SUOI INEVITABILI EFFLUVI.........  IN MEZZO ALLE CASE ?

QUESTA E' LA SOLITA ...TRISTE REALTA'
in  questi albori del 2015.

12 novembre 2014

TIRRENO POWER SITO STRATEGICO ? FORSE PER LE BANCHE ....... MA NON PER L'IMPATTO COMPLESSIVO DELLE EMISSIONI SUI RICETTORI AMBIENTE E POPOLAZIONE RESIDENTE.

Tratto da IVG


Tirreno Power, Rete Fermiamo il Carbone : “Definire centrale ‘sito strategico’ è solo un pretesto”.

Savona. Nel giorno dell’incontro al Mise per cercare di scongiurare il pericolo di chiusura della centrale termoelettrica di Vado, gli attivisti savonesi della Rete Fermiamo il Carbone, al contrario, ribadiscono la loro posizione e si chiedono come sia possibile difendere l’impianto di Tirreno Power.
“Come si può tentare di rendere la centrale di Vado Ligure sito importante per il sistema energetico nazionale, quando a marzo (nel periodo del sequestro e blocco dei gruppi a carbone) la rete nazionale Terna non ha fatto registrare nessun scostamento di fabbisogno?
E quando poche settimane fa proprio l’Amministratore Delegato di Terna ha dichiarato che c’è un eccesso di produzione e che bisogna chiudere il 25% delle centrali? Non è che si sfrutta il pretesto del ‘sito strategico’ per il fabbisogno energetico del paese, solo per favorire gli interessi di banche e imprenditori amici, a danno della salute dei cittadini?” è la dura presa di posizione della Rete Savonese Fermiamo il Carbone.
Sempre nella giornata di oggi gli attivisti anti carbone hanno reso note le conclusioni della perizia del Professor Stefano Racanelli di Venezia “che smonta definitivamente – si legge nella nota – e punto per punto l’argomento di discussione principale sulla questione Tirreno Power: le misurazioni delle emissioni al camino (come chiedono i tecnici ISPRA del Ministero e i Comitati, confortati dal testo dell’ordinanza del GIP) anzichè ai condotti (come chiede l’azienda Tirreno Power e il Ministero, tesi avallata da un atteggiamento ambiguo delle amministrazioni)”.
“L’omissione dell’installazione del sistema di misurazione in continuo AMS/SME al camino E2 risulta particolarmente grave in quanto rappresenta il reale punto di in atmosfera, a valle di tutti gli artefatti (diluizioni, trasformazioni chimico-fisiche, etc) che possono intervenire nel tratto a monte del camino” scrive il tecnico che conclude definendo la “documentazione estremamente carente sia sul piano amministrativo che tecnico, in taluni aspetti in difformità alla Normativa Tecnica vigente”.
“La dimostrazione della rappresentatività dei punti di prelievo appare discutibile in quanto limitata ad un numero esiguo di parametri (i soli NOx e O2) e non vi è la benchè minima dimostrazione che un algoritmo matematico, peraltro non esplicitato, restituisca valori rappresentativi delle reali emissioni del camino E2. Le soluzioni proposte dal Gestore appaiono inadeguate al calcolo della portata complessiva e del flusso di massa degli inquinanti, e quindi alla valutazione dell’impatto complessivo delle emissioni sui recettori ambiente e popolazione residente.
Infine i tempi di adempimento della prescrizione AIA relativa all’installazione di AMS/SME sono stati superati” conclude il Prof Racanelli.

Tratto da  NININ

                       

Come si può tentare di rendere la centrale di Vado Ligure sito importante per il sistema energetico nazionale, quando a marzo (nel periodo del sequestro e blocco dei gruppi a carbone) la rete nazionale Terna non ha fatto registrare nessun scostamento di fabbisogno?

E quando poche settimane fa proprio l'Amministratore Delegato di Terna ha dichiarato che c'è un eccesso di produzione e che bisogna chiudere il 25% delle centrali?

A proposito della  strategicità della centrale di cui si sarebbe parlato oggi a Roma 
si vedano i bilanci enegetici su:  
unitiperlasalute.blogspot.it/2014/09/rinnovabili-ad-agosto-coprono-il-454.html
Inoltre l'AD di Terna dice che abbiamo 25 mila MW di riserva e si deve sfoltire 

INDUSTRIA
8 OTTOBRE 2014
Centrali elettriche, una su quattro dovrà sparire
di Federico Rendina
Troppe centrali elettriche in Italia. Molte di quelle tradizionali, la maggior parte delle quali alimentate a gas metano, andrebbero chiuse in tempi rapidi. Moltissime, fino a un quarto della potenza complessiva. Il messaggio lo lancia, con un po' di prudenza ma con molta chiarezza, il viceministro ...Continua a leggere qui


Leggi anche  su  Ninin

Tirreno Power: "notizie" da Roma

03 luglio 2014

Dopo l'approvazione del cosiddetto spalma incentivi arriva il Capacity payment: al via il decreto che salva il termoelettrico dalle rinnovabili.


Capacity payment: al via il decreto che salva il termoelettrico dalle rinnovabili.


Capapcity payment, il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato la disciplina a regime del mercato della capacità elettrica, secondo lo schema elaborato da Terna e trasmesso dall' Autorità dell'Energia.

Il provvedimento, che parte dalla necessità di pagare le centrali termoelettriche anche quando non producono energia ma potrebbero, in modo da non farle fallire, dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2018/2019.

Buffo, per non usare altri termini, che arrivi proprio mentre le rinnovabili, e il fotovoltaico in particolare, sono in lotta per la sopravvivenza dopo l'approvazione del cosiddetto spalma incentivi e delle nuove norme penalizzanti sull'autoconsumo contenute nel taglia bollette. In pratica, per semplificare, si affossano le rinnovabili e si lancia l'ancora di salvezza al termoelettrico.
Il Ministero spiega: il decreto è finalizzato "ad aumentare la contendibilità del mercato, a garantire la sicurezza del sistema elettrico a minimo costo e a integrare al meglio anche le fonti rinnovabili". ......

Intanto l'Aeeg, che in un precedente documento di consultazione aveva ammesso che, al momento e ancora per molti mesi, non ci sarebbe alcuna necessità tecnica di pagare le big dell'energia per l'elettricità che non producono, proprone al Ministero dello Sviluppo Economico un'integrazione della disciplina del meccanismo transitorio di remunerazione della capacità produttiva di energia elettrica, al fine di fare fronte alle esigenze di flessibilità del sistema elettrico. Si tratta della delibera 30 giugno 2014 320/2014/R/eel.

Per consultare il decreto di approvazione del capacity payment clicca qui
Qui l'articolo integrale
Roberta Ragni

19 novembre 2013

Ilva, il Codacons chiede un risarcimento danni "10mila euro per ogni cittadino di Taranto"

Tratto da La Repubblica Bari

Ilva, il Codacons chiede un risarcimento
"10mila euro per ogni cittadino di Taranto"

 

L'azione risarcitoria sarà intentata dinanzi al Tar del Lazio nei confronti delle amministrazioni pubbliche "responsabili di aver taciuto gli enormi danni provocati dall'azienda"


"Invitiamo tutti i residenti e coloro che vivono o lavorano abitualmente a Taranto, a partecipare all'azione collettiva contro le amministrazioni pubbliche - afferma sul proprio sito l'associazione - che per anni hanno taciuto gli enormi danni provocati dalle emissioni nocive provenienti dallo stabilimento dell'Ilva, e non hanno adottato i dovuti provvedimenti per salvaguardare la salute dei cittadini e l'ambiente".

"Anche se non ci sono stati danni fisici evidenti - spiega il presidente Carlo Rienzi - è possibile chiedere il risarcimento per i danni morali, esistenziali, da lesione, legati alla vita di relazione, anche in via preventiva del diritto alla salute, per una somma pari a 10mila euro a cittadino. In base a quanto stabilito dalla sentenza della Cassazione civile n. 2515/2002, infatti, "in caso di disastro ambientale, il danno morale è risarcibile autonomamente".

Nell'eventualità di danni alla salute già manifesti - continua rienzi - verrà effettuata una valutazione del singolo, per valutare la fattibilità di una causa individuale che porti al risarcimento di ulteriori danni". Dagli ultimi rilevamenti effettuati nella provincia di Taranto dall'istituto superiore di sanità, "emerge con sconvolgente chiarezza il gravissimo danno alla salute che gli abitanti di Taranto sono costretti a subire", conclude il Codacons.

09 maggio 2013

Per Porto tolle, Wwf con Maria Grazia Midulla: "No ad ipotesi centrale a carbone"

 Tratto da Zeroemission
Porto tolle, Wwf: "No ad ipotesi centrale a carbone"


Spunta l'ipotesi di accordo tra i Ministri Zanonato e Zaia per la costruzione di una nuova centrale a carbone nell'area. Maria Grazia Midulla: "Abbandonare fonti fossili che stanno conducendo il Pianeta nel baratro"
Tra la Regione Veneto il Ministero dello Sviluppo Economico spunta l'ipotesi di accordo per la realizzazione di una Centrale a carbone di Porto Tolle. 
 A lanciare l'allarme è il Wwf, che definisce questa una "decisione in contrasto con la prospettiva dell'economia verde e decarbonizzata, gli interessi delle attività economiche (turismo, pesca, agricoltura, ecc) di una larga fetta della Valle Padana e  le politiche di tutela del clima e della salute. In contrasto anche con la Strategia Energetica Nazionale".

"E' incredibile che le convergenze si raggiungano non sulle prospettive e sugli obiettivi condivisi forieri di futuro e benessere, ma sui veleni promossi dalle lobby più retrive, a danno della salute di cittadini e ambiente - ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia. 
  
Vogliamo pensare che il ministro Zanonato abbia finora ascoltato solo gli usuali interlocutori del Ministero dello Sviluppo Economico, i portatori di passato; sarebbe il caso, invece, che ascoltasse i portatori di futuro, le associazioni ambientaliste, gli operatori economici della Green Economy, il tessuto produttivo innovatore e coraggioso. 

Si lasci perdere i fossili che stanno conducendo il Pianeta nel baratro, e insieme con loro le utilities che invece di cambiare in vista dell'energia del futuro, cercano di percorrere sempre le stesse strade.  
Ci piacerebbe che il ministro Zanonato si ricordasse della sua provenienza veneta ripensando al convegno Green economy: le politiche, gli attori, le opportunità per un futuro sostenibile  da lui promosso come sindaco di Padova, e non per fare questo tipo di accordi 'neri come il carbone' con il presidente veneto Zaia. 
Invitiamo il ministro anche a prendere visione del numero enorme di centrali inutili e sottoutilizzate che ci sono in Italia, un Paese che ha una capacità produttiva già doppia rispetto al massimo picco di domanda mai raggiunto.  
E' urgente che il Ministero dell'Ambiente cancelli ogni altra autorizzazione, promuovendo la sostituzione di quelle che usano i combustibili più sporchi (carbone in primis) con l'energia prodotta dalle fonti rinnovabili".
Leggi su Zeroemission

Terna: crollano i consumi di energia elettrica in Italia, ma aumentano le rinnovabili


Fabio Tognetti.
 
Secondo i dati pubblicati nel rapporto mensile di Terna sul Sistema elettrico nazionale, nel mese di aprile la richiesta di energia elettrica in Italia è stata pari a circa 24.299 GWh, con una  diminuzione dell'1,8% rispetto allo stesso mese del 2012.
Per quanto riguarda la produzione interna, invece, a fronte di un netto calo della produzione termoelettrica (12.909 GWh, -13,7% rispetto all'anno passato) continua la crescita delle energie rinnovabili, con l'idroelettrico (4.774 GWh) e il fotovoltaico (2.129 GWh) a fare da traino.

Il bilancio energetico, anche considerando il primo quadrimestre dell'anno (gennaio-aprile) registra un calo significativo rispetto allo stesso periodo del 2012: -3,5%, che in termini "decalendarizzati" è pari a - 2,7%.



Il Rapporto  di Terna è scaricabile a questo link.
Leggi l'articolo integrale

09 marzo 2013

Strategia Energetica Nazionale, il colpo di coda .....del governo Monti

 Tratto da QualEnergia

Strategia Energetica Nazionale, il colpo di coda o di mano del governo Monti

La Strategia Energetica Nazionale (SEN) avrà la forma di un decreto interministeriale tra ministero dello Sviluppo economico e dell'Ambiente, ma per le associazioni ambientaliste si tratta di un colpo di mano, un atto illegittimo adottato da un governo in carica solo per gli affari correnti su una materia di programmazione strategica che tutto rappresenta fuorché ordinaria amministrazione.

“La prossima settimana porteremo a compimento la Strategia Energetica Nazionale", aveva detto Leonardo Senni, capo dipartimento per l'Energia del ministero dello Sviluppo economico il 7 marzo, aggiungendo che la SEN avrà la forma di "un decreto interministeriale tra ministero dello Sviluppo economico e dell'Ambiente". Uguale dichiarazione fa il giorno dopo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, durante la presentazione del rapporto ambientale dell’Ocse sull’Italia, aggiungendo anzi di aver già firmato con il Ministro Passera tale decreto.
Abbiamo fin dall’inizio criticato questo documento di “programmazione” (vedi pdf del documento andato in consultazione), soprattutto perché riteniamo che una strategia energetica degna di questo nome possa solo muoversi su un orizzonte temporale non inferiore ai 20 anni e non a 8 come fa questo documento del governo Monti, che pare voglia cristallizzare l’esistente e conservare gli interessi dei grandi gruppi energetici.
Una SEN con qualche obiettivo positivo per le rinnovabili e l’efficienza energetica che però, visto il resto, sembra solo uno specchietto per le allodole: strumenti inesistenti per raggiungere i target indicati e l’idea che la ‘sostenibilità’ sia solo da ricercare negli aspetti economici, e non certo ambientali, visto che si punta sul raddoppio della produzione nazionale degli idrocarburi e nel far diventare l’Italia un hub del gas, sovrastimando domanda interna e internazionale, con il rischio di realizzare nuove cattedrali nel deserto. E poi c’è l’idea di un modello energetico centralizzato che viene confermata da quel disegno di legge costituzionale di riforma del titolo V del Governo Monti che punta a riportare nel campo della legislazione esclusiva dello Stato anche la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia. Un paese che puntasse alle rinnovabili e alla generazione distribuita dovrebbe fare esattamente il contrario.
Ma tornando all’annunciato decreto sulla SEN, va detto che le reazioni non si sono fatte attendere. 
Per Greenpeace, Legambiente e WWF si tratta di “una sorta di colpo di mano", come scrivono in un comunicato congiunto. 
 Secondo le associazioni ambientaliste si tratterebbe di un atto illegittimo adottato da un governo in carica solo per gli affari correnti su una materia di programmazione strategica che tutto rappresenta fuorché ’ordinaria amministrazione‘.
La SEN, spiegano le associazioni, è un documento che anche se definisce lo sviluppo energetico dell’Italia solo fino al 2020 potrebbe “ipotecare il futuro del Paese con il delineato impulso alla trasformazione in hub del gas e il via alle trivellazioni selvagge”. Gli ambientalisti mettono in evidenza che dietro a questo atto ci sia una questione tutta politica: “la linea dell’esecutivo Monti è uscita chiaramente sconfitta dalla competizione elettorale e ciò indebolisce ulteriormente il ruolo dell’attuale Governo quando si tratta di provvedimenti di programmazione da adottare per il futuro del Paese”.
Le associazioni peraltro ignorano, come tutti noi del resto, il testo definitivo della SEN. Infatti dopo un processo di consultazione su una prima bozza – processo al quale hanno partecipato anche le associazioni ambientaliste, rilevando numerose debolezze  – la versione finale in via di approvazione è un mistero.

Greenpeace, Legambiente e WWF contestano da mesi gli indirizzi generali, nonché molti dettagli della SEN proposta dal governo. Questa strategia è fondata su pochi capisaldi, dicono:
  • incentivare e facilitare lo sfruttamento delle scarsissime risorse petrolifere del Paese, mettendo a rischio ambiente, paesaggio e salute pubblica per un ritorno economico esiguo;
  • fingere che non esista la questione carbone, salvo continuare ad approvare nuovi progetti di centrali alimentate con quella fonte (come nel caso di Saline Joniche) o progetti di ampliamento di impianti già esistenti (come nel caso di Vado Ligure);
  • definire obiettivi di sviluppo ambiziosi per le fonti rinnovabili, ma identificare al contempo strumenti del tutto inadeguati a consentire questa crescita;
  • trasformare l'Italia in un grande hub del gas, senza chiarire i vantaggi per il paese vista l'assenza di politiche che superino gli impianti a carbone e a olio combustibile.
Greenpeace, Legambiente e WWF affermano inoltre che “mentre si predispongono nuove regalie alle lobby delle fonti fossili, gli investimenti in rinnovabili, in Italia, sono calati del 51% nel 2012 (dato reso noto ieri dall’OCSE) per effetto dell’incertezza normativa, delle riduzioni selvagge e non cadenzate degli incentivi, nonché per le barriere amministrative: si sta rallentando o affossando l’unico settore che aveva dimostrato, in questi anni, una tendenza anticiclica, continuando a generare Pil e occupazione”.
Greenpeace, Legambiente e WWF si riservano di impugnare gli atti di approvazione della SEN presso i fori competenti, per contrastare con ogni strumento un piano che – qualora non vi fossero sostanziali revisioni rispetto a quanto sin qui promosso dal governo Monti - "non garantirebbe al Paese alcuno sviluppo e costituirebbe, invece, un atto di grave miopia, profondamente in conflitto con ogni istanza di sviluppo sostenibile".



12 dicembre 2012

Tirreno Power e l'olio combustibile denso,

Tratto da Savona News.........Tirreno Power e l'olio combustibile denso, che guardacaso è ai minimi.
 
 Mentre dalla padella del carbone si rischia di ri-passare alla brace dell'olio combustibile denso, si scopre il più banale dei motivi di questo orientamento antistorico e ambientalmente suicida: le palanche.

A metterci la firma è l'autorevole bollettino energetico "Staffetta Quotidiana" che sancisce: "Prezzi Italia, denso Btz ai minimi dell'anno

 




Ribassi generalizzati per i “prezzi Italia” con il denso Btz che scivola ai minimi dell'anno nella rilevazione ministeriale del 10 dicembre."

Ma c'è di più: se l'olio denso a basso tenore di zolfo, leggermente meno inquinante ha toccato il fondo lercio ed unto dei prezzi; quello ad alto tenore di zolfo - praticamente un veleno in via di estinzione - costerebbe cinque volte meno. 

A confronto l'acqua minerale è brunello di Montalcino 

16 novembre 2012

Ilva, il Codacons chiede un risarcimento di 10 mila euro per ogni cittadino di taranto.

Tratto da La Repubblica

Ilva, il Codacons chiede un risarcimento
"10mila euro per ogni cittadino di Taranto"

L'azione risarcitoria sarà intentata dinanzi al Tar del Lazio nei confronti delle amministrazioni pubbliche "responsabili di aver taciuto gli enormi danni provocati dall'azienda"


"Invitiamo tutti i residenti e coloro che vivono o lavorano abitualmente a Taranto, a partecipare all'azione collettiva contro le amministrazioni pubbliche - afferma sul proprio sito l'associazione - che per anni hanno taciuto gli enormi danni provocati dalle emissioni nocive provenienti dallo stabilimento dell'Ilva, e non hanno adottato i dovuti provvedimenti per salvaguardare la salute dei cittadini e l'ambiente".

"Anche se non ci sono stati danni fisici evidenti - spiega il presidente Carlo Rienzi - è possibile chiedere il risarcimento per i danni morali, esistenziali, da lesione, legati alla vita di relazione, anche in via preventiva del diritto alla salute, per una somma pari a 10mila euro a cittadino. In base a quanto stabilito dalla sentenza della Cassazione civile n. 2515/2002, infatti, "in caso di disastro ambientale, il danno morale è risarcibile autonomamente".

Nell'eventualità
di danni alla salute già manifesti - continua Rienzi - verrà effettuata una valutazione del singolo, per valutare la fattibilità di una causa individuale che porti al risarcimento di ulteriori danni". Dagli ultimi rilevamenti effettuati nella provincia di Taranto dall'istituto superiore di sanità, "emerge con sconvolgente chiarezza il gravissimo danno alla salute che gli abitanti di Taranto sono costretti a subire", conclude il Codacons.

21 agosto 2012

Erasmo Venosi. Ilva di Taranto: la nuova AIA entro settembre? Non siamo tranquilli!


Tratto da AgoraMagazine

Ilva Taranto: la nuova AIA entro settembre? Non siamo tranquilli!

martedì 21 agosto 2012 di Erasmo Venosi
 
Le dichiarazioni del titolare del dicastero dell’ambiente sulla nuova Aia all’Ilva che, sarà concessa entro il 30 di settembre non consente di essere tranquilli e nemmeno ottimisti sulla vicenda dell’Ilva .
 Il Ministro afferma “ sappiamo cosa bisogna fare, si tratta solo di decidere quali sono gli interventi fattibili” e ancora più chiaro, sulle prescrizioni Aia “ più secca e con molto meno prescrizioni”. Sconfessate gran parte delle 462 prescrizioni rilasciate con l’Aia dell’agosto 2011
Ma c’è di più. A noi sembra che intorno alla nuova Aia, da confezionare in 40 giorni ci sia solo tanto, ma tantissimo fumo, e null’altro


Ilva sa benissimo le cose che deve fare e a tal fine ha sottoscritto, con Regione, Provincia , Comuni e Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo , della Salute molti Atti d’Intesa:
 1) in data 8 gennaio 2003 avente ad oggetto gli “Interventi per il miglioramento dell’impatto ambientale dello stabilimento ILVA di Taranto;
2) in data 27 febbraio 2004 , avente ad oggetto gli “Interventi per il miglioramento dell’impatto ambientale dello stabilimento ILVA di Taranto”, con cui l’ azienda si impegnava a presentare un documento contenente le prime indicazioni delle aree di intervento interessate dall’adeguamento alle BAT, anche con riferimento alle migliori tecniche disponibili relative alla produzione e lavorazione dei metalli ferrosi contenute nei documenti comunitari di settore e nelle linea guida nazionali;
3) in data 15 dicembre 2004, avente ad oggetto gli “Interventi per il miglioramento dell’impatto ambientale derivante dallo stabilimento ILVA di Taranto”, che confermava, in particolare, l’impegno assunto nei due precedenti Atti di Intesa a presentare, entro 9 mesi dall’entrata in vigore del Decreto Ministeriale di emanazione delle linee guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili per il settore siderurgico, il “Piano di adeguamento, ove necessario, degli impianti esistenti dello stabilimento di Taranto, alle migliori tecniche disponibili;il documento contenente le prime indicazioni delle aree di intervento interessate dall’adeguamento alle B.A.T (migliori tecnologie disponibili) , presentato da ILVA, in data 21/04/2004, alla Direzione generale per la salvaguardia ambientale del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio .....
Tutte le “partecipazioni” oggi declamate dal Ministro erano tutte previste nell’Accordo di Programma (AdP) sottoscritto l’11 aprile 2008 : fu istituito con l’AdP, un Comitato di Coordinamento con rappresentanti del Ministero dell’interno, del Ministero della salute, del Ministero dello sviluppo economico che doveva avvalersi di Ispra (Istituto Superiore Protezione Ricerca Ambiente ) e di esperti provenienti da enti di ricerca o altri organismi, quali il CNR (Consiglio Nazionale Ricerche) , l’ISPESL (Istituto Superiore Prevenzione Sicurezza Lavoro) , l’ISS (Istituto Superiore Sanità) , l’ENEA e l’ASL territorialmente competente.
 Ilva nel Piano di Interventi per l’adeguamento alle Bat ha anche quantificato il costo degli interventi e parliamo del 2007 e con insufficienza di analisi delle problematiche: “L’ammontare complessivo, pari a 472 milioni di euro” (altro che i 146 milioni offerti!!!).....
Tutto quello che s’ha da fare è conosciuto da Ilva e dalle Istituzioni......

A questo punto vista che per il Ministero dell’Ambiente , pare insufficiente la mole di documenti, verifiche, segreterie tecniche, atti d’intesa e proposte che da almeno un decennio riguardano gli interventi su Ilva propongo di far intervenire gli esperti del Ministero che sono intervenuti in Cina. Bisogna sapere che il Ministro Clini nel 2005 è stato assegnatario da parte del Governo cinese e come riconoscimento per la cooperazione italiana nel settore ambientale in Cina, dell’importante “Premio Internazionale per la Scienza e la Tecnologia”.
In verità molti italiani non sanno che il Ministero dell’Ambiente italiano, dall’anno 2000 ha sviluppato in Cina 57 linee progettuali, cofinanziando progetti ambientali per un primo importo paria 108 milioni di euro e un secondo programma dal costo stimato di 190 milioni di euro. 
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Tratto da Savona News
  AIA - Erasmo Venosi, ex vice presidente della commissione Ippc sostituito dalla Prestigiacomo (mentre prosperava Dario Ticali)
«Sostituiti perché scomodi» 
 INTERVISTA - di Eleonora Martini tratta da Il Manifesto..... 
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Erasmo Venosi

Professore universitario di Fisica Nucleare. Libero professionista - ex Vice Presidente Commissione I.P.P.C. del Ministero dell’Ambiente- Membro Commissione Ministero dei Trasporti..................