COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Stefania Prestigiacomo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stefania Prestigiacomo. Mostra tutti i post

23 luglio 2015

IL FATTO QUOTDIANO :Ilva, 44 a giudizio per il disastro ambientale

Rinvio anche per Fabio e Nicola Riva, per l’ex presidente della Provincia Florido e il sindaco Stefano
Ex governatore accusato di avere tentato, in concorso, di “ammorbidire” l’Arpa
.....




Inizierà il 20 ottobre il processo nei confronti di Fabio e Nicola Riva e dei vertici dell’Ilva. Il gup Vilma Gilli ha infatti rinviato a giudizio tutti gli imputati che hanno scelto il rito ordinario tra i quali, oltre ai Riva, anche l’ex governatore Nichi Vendola, l’ex
presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, e il sindaco del capoluogo ionico Ippazio Stefano.
A processo sono finiti anche Luigi Pelaggi, l’ex capo della segreteria tecnica del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, e Dario Ticali, ex presidente della commissione ministeriale che rilasciò l’autorizzazione integrata ambientale alla fabbrica
                                                 __________________________


Secondo l’inchiesta condotta dai carabinieri del Noe 
di Lecce e dalla Guardia di finanza di Taranto, 
la continua emissione di sostanze nocive è avvenuta con “piena consapevolezza”, cioè, avrebbe determinato un “gravissimo pericolo per la salute pubblica” causando “eventi di malattia e morte nella popolazione”, mettendo a rischio la salute dei lavoratori dell’Ilva e avvelenando i terreni su cui pascolavano greggi di pecore e le acque nelle quale si allevavano le cozze di Taranto.


La decisione del gup di Taranto Wilma Gilli, secondo Angelo Bonelli, “è un fatto importante per la
città di Taranto e per tutto il popolo inquinato”
che ricorda “Taranto la città dei veleni dove, 30
persone ogni anno hanno perso la vita a causa dall’inquinamento, i bambini si ammalano di tumore del +54% rispetto alla media pugliese, la diossina ha contaminato la catena alimentare e gli operai muoiono in fabbrica per gravi incidenti sul lavoro, potrà cominciare a sperare di avere giustizia”.

Secondo il coportavoce nazionale dei Verdi “il processo ‘Ambiente svenduto’ sarà il più importante nella storia della Repubblica Italiana e mentre a Roma si approvano vergognosamente decreti salva Ilva che espugnano Taranto – ‘Dum Romae consulitur, Tarentum expugnatur’ – noi continuiamo a sollecitare la necessaria conversione industriale per passare da un’economia dei veleni ad un’ economia della vita come accaduto in altri paesi europei come ad esempio a Bilbao e Pittsburgh.

Per noi Verdi – ha concluso Bonelli – che siamo costituiti come parte civile nel processo ‘Ambiente
Svenduto’,
Taranto non è un caso isolato: bisogna liberare l’Italia dai veleni e dalla corruzione che
sono due facce dello stesso problema”
.
Qui l'articolo integrale

20 ottobre 2013

Ilva di Taranto , inchiesta alla fine gli indagati saranno 50.

Tratto da  La Gazzetta del mezzogiorno
 
Ilva, inchiesta alla fine gli indagati saranno 50

di MIMMO MAZZA

TARANTO - È scattato il conto alla rovescia per la chiusura dell’inchiesta avviata nel giugno del 2010 sul disastro ambientale provocato dall’Ilva. Dopo anni di indagini, arresti e sequestri, il pool di magistrati coordinati dal procuratore capo Franco Sebastio sta mettendo ordine nei 90 faldoni di atti giudiziari messi in fila sinora allo scopo di notificare agli indagati - che dovrebbero essere una cinquantina tra politici, funzionari pubblici, dirigenti e proprietari dello stabilimento siderurgico - il canonico avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio.


Negli ultimi giorni i finanzieri del Gruppo di Taranto e del Nucleo di polizia tributaria hanno dato seguito alle ultime deleghe, allo scopo di delineare al meglio le condotte di quanti hanno consentito che per anni gli impianti dell’area a caldo della più grande acciaieria d’Europa fossero causa di malattie e morte per operai e cittadini, come accertato dai consulenti del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco.

Due le direzioni seguite dagli inquirenti: Bari e Roma. Sul primo fronte, va registrato l’interrogatorio, quale persona informata sui fatti, dell’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro, chiamato dai finanzieri nella veste di persona informata sui fatti per spiegare alcune vicende, risalenti all’estate del 2010, emerse nel riascolto delle intercettazioni telefoniche compiute tre anni fa a carico di Fabio Riva, il vicepresidente di Riva Group sfuggito all’arresto il 26 novembre del 2012 e tutt’ora latitante a Londra, e Girolamo Archinà, il potente consulente dell’Ilva ancora sottoposto agli arresti domiciliari. Stando a quanto si è appreso, a Nicastro sarebbe stato chiesto conto dei rapporti tra il governatore Nichi Vendola e il direttore generale dell’Arpa Giorgio Assennato, rapporti sui quali già in passato si era soffermata la Guardia di Finanza, ipotizzando addirittura la tentata concussione.


L’altro fronte caldo è quello romano e riguarda il ministero dell’Ambiente per il ruolo che politici e funzionari pubblici avrebbero avuto nel rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale firmata a favore dell’Ilva il 4 agosto 2011 dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo e dall’allora direttore generale Corrado Clini. Alcuni consulenti dell’Ilva, intercettati dai finanzieri, sostennero che quell’Aia era stata di fatto scritta da loro, una affermazione sulla quale gli inquirenti hanno lavorato per accertare eventuali complicità a livello ministeriale. La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui

01 settembre 2013

1 )Ilva e inquinamento Blitz dei finanzieri al ministero dell'Ambiente. 2)Taranto, la commissione AIA e il resto d'Italia.

Tratto da La Gazzetta del mezzogiorno

Ilva e inquinamento
Blitz dei finanzieri al ministero  dell'Ambiente.
FRANCESCO CASULA

TARANTO - L’inchiesta «ambiente svenduto» ora fa tremare anche i palazzi romani. Il blitz delle fiamme gialle a Roma nel ministero dell’Ambiente, avvenuto i primi giorni di agosto, fuga i dubbi: spiega che il lavoro degli inquirenti non si è mai fermato e, soprattutto, che nulla è stato dimenticato.

 L’enorme mole di documenti acquisita dai finanzieri del Gruppo di Taranto, al comando del maggiore Giuseppe Dinoi, permetterà adesso di capire se l’Autorizzazione integrata ambientale firmata dal ministro Stefania Prestigiacomo il 4 agosto del 2011 l’ha scritta davvero la commissione guidata da Dario Ticali o se, invece, ad occuparsene sono stati i lobbisti del gruppo Riva.
 I  dubbi del pool di magistrati composto dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani che indagano i vertici aziendali per disastro ambientale, nascono dalle telefonate intercettate dai militari delle Fiamme Gialle. 
Colloqui durante i quali Francesco Perli, responsabile degli affari legali dell’Ilva e anello di congiunzione tra azienda e commissione Aia, racconta a Fabio Riva dei suoi rapporti con Luigi Pelaggi. Chi è Pelaggi? Uno dei membri della commissione, ma soprattutto per gli investigatori è la «testa di ponte» cioè l’uomo vicino all’azienda per raccogliere le richieste dell’Ilva e «orientare la commissione nella direzione richiesta dai suoi interlocutori»......



Ma la Prestigiacomo non salta. L’Aia che arriva un anno più tardi, il 4 agosto 2011, avrà però vita breve: viene riaperta dal suo successore Corrado Clini quando l’inchiesta dei magistrati tarantini e le maxiperizie disposte dal gip Patrizia Todisco raccontano all’Italia intera il disastro ambietale di Taranto.
Continua a leggere sull' articolo integrale.



Tratto da facebook del Medico delle ASL di Bari 
 Agostino di Ciaula.

Alla luce della recente notizia sul blitz della finanza al Ministero dell'Ambiente per verifiche sull'AIA ILVA della Prestigiacomo, ritengo opportuno riproporre una mia nota di circa un anno fa. Quante altre AIA "addomesticate" potrebbero essere state rilasciate dal Ministero dell'Ambiente ?


 La nota a questo link:
https://www.facebook.com/notes/agostino-di-ciaula/taranto-la-commissione-aia-e-il-resto-ditalia/10151057863314678


Sempre tratto da Facebook del Medico Agostino di Ciaula

 Riproponiamo un suo  post del 20 agosto 2012

Taranto, la commissione AIA e il resto d'Italia.

La necessità di riaprire il procedimento AIA per l'ILVA dopo solo un anno significa che nel 2011 quell'autorizzazione era inadeguata e non andava rilasciata.
I membri della commissione ministeriale che l'hanno rilasciata dovrebbero ammettere la propria incompetenza e dimettersi dall'incarico.
Gli stessi sono invece stati obbligati a riesaminare la questione, con un magistrato che dice loro cosa fare per sopperire ad evidenti negligenze e imcompetenze.
Ricordo perfettamente le polemiche sorte dopo la epurazione della precedente commissione AIA da parte dell’ex ministro Prestigiacomo e la nomina della commissione attuale, il cui presidente aveva come unica competenza curriculare accertata le tecniche di pavimentazione stradale (http://m.youtube.com/watch?v=QR3t462_YzY ).
Quella stessa commissione si è occupata e si sta occupando di centrali termoelettriche (tra le quali quelle di Modugno e di Brindisi), di raffinerie e di innumerevoli altri insediamenti altamente inquinanti su tutto il territorio nazionale.
È necessario che un pool di magistrati ed epidemiologi controlli e verifichi ognuna delle autorizzazioni concesse sino ad ora ?
Chi può garantire i cittadini che le autorizzazioni concesse  non siano state rilasciate con la stessa “metodologia” e con gli stessi criteri seguiti per l’ILVA ?
I membri di quella commissione hanno generato nel caso di Taranto per almeno un anno danni, a causa della loro decisione inadeguata. È possibile che per loro non siano ipotizzabili conseguenze legali penalmente rilevanti ?
Come al solito, anche in questo caso sono stati i cittadini a porre un freno, sostenuti da medici sensibili alle problematiche ambientali, dalla legge e da magistrati per i quali le norme rappresentano ancora un oggetto non negoziabile.
Ricordo a tutti che il procedimento amministrativo AIA permette a chiunque, anche ad associazioni o a semplici cittadini, secondo quanto garantito dalla convenzione di Aarhus, di intervenire con osservazioni tecniche che verranno integrate nel procedimento ed entreranno nei processi decisionali.
Ricordo anche che la commissione AIA può esprimere parere negativo sugli impianti proposti.
Il link del ministero al quale trovare la documentazione AIA di questo e di molti altri impianti e attraverso il quale è possibile inviare osservazioni è il seguente:  http://aia.minambiente.it
Molti italiani saranno sorpresi dal fatto che nell'elenco delle autorizzazioni concesse o in esame si trovi anche un impianto che è già stato realizzato e che sta per essere realizzato, a loro insaputa, nel loro territorio. 
In Italia ci sono tante ILVA, piccole o grandi.

Ormai siamo tutelati solo dall’epidemiologia, dalla normativa europea e dalla magistratura. Impariamo ad utilizzare questi strumenti per pretendere il rispetto dei nostri diritti e per esercitare azione vicariante e correttiva nei confronti di una politica nazionale che non sembra proprio volerne sapere di schierarsi dalla parte dei cittadini.



 

17 agosto 2012

La Prestigiacomo affida le sorti del paese a INDAGATI!!!

  IL Video é del 2008 !!!!

Guardatevi il video caricato su you tube l' 08/nov/2008 .

 Sono tascorsi ormai oltre tre anni.......E quello che è accaduto e sta accadendo  a Taranto(ma non solo....) è storia di questi giorni .

Affermazioni dell' On. Giulietti

"LE AIA RIGUARDANO TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE".......

"Non è il problema di fare del moralismo ma .....Come si arriva a fare queste scelte? Che modo è questo di affrontare  una cosa  così delicata?Che serietà?"

  " SI ARRIVI..... SINO AL PUNTO DI PRESENTARE   PERSONE CHE HANNO PROFILI PALESEMENTE NON ADEGUATI DAL PUNTO DI VISTA DEL MERITO".......

 "E' UNA VIA SBAGLIATA SOTTO OGNI PROFILO"

La Prestigiacomo affida le sorti del paese a .....


Il ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha nominato il nuovo presidente della Commissione Ippc che, attraverso la concessione Aia (Autorizzazione integrata ambientale), decide il destino delle 200 più grandi aziende italiane,e che, inoltre, si occupa dei limiti alle emissioni di gas serra in base al protocollo di Kyoto e di quelle di biossido di carbonio previste dal pacchetto clima-energia del Consiglio dEuropa.

 Il neopresidente è Dario Ticali, 33 anni, che finora si è occupato solo di pavimentazioni stradali. Suo primo atto, quello di scegliere tra i 23 membri della Commissione voluti dalla ministra l'ingegnere Bonaventura Lamacchia come referente per la questione più spinosa, l'istruttoria per l'Aia all'Ilva di Taranto (entro il 30 marzo 2009 si tratta di decidere se l'azienda potrà o meno continuare la sua attività)". 
Peccato che Bonaventura sia un super-indagato...

La Prestigiacomo affida le sorti del paese a INDAGATI!!!

 Video del 2008

Guardatevi il video caricato su you tube l' 08/nov/2008 .

 Sono tascorsi ormai oltre tre anni.......E quello che è accaduto e sta accadendo  a Taranto(ma non solo....) è storia di questi giorni .

"LE AIA RIGUARDANO TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE".......

"Non è per fare del moralismo ma .....Come si arriva a fare queste scelte? Che modo è questo di fare una scelta così delicata?Che serietà?"

  "ARRIVI..... SINO AL PUNTO DI PRESENTARE   PERSONE CHE HANNO PROFILI PALESEMENTE NON ADEGUATI DAL PUNTO DI VISTA DEL MERITO".......

 "E' UNA VIA SBAGLIATA SOTTO OGNI PROFILO"

La Prestigiacomo affida le sorti del paese a INDAGATI!


Il ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha nominato il nuovo presidente della Commissione Ippc che, attraverso la concessione Aia (Autorizzazione integrata ambientale), decide il destino delle 200 più grandi aziende italiane,e che, inoltre, si occupa dei limiti alle emissioni di gas serra in base al protocollo di Kyoto e di quelle di biossido di carbonio previste dal pacchetto clima-energia del Consiglio dEuropa.

 Il neopresidente è Dario Ticali, 33 anni, che finora si è occupato solo di pavimentazioni stradali. Suo primo atto, quello di scegliere tra i 23 membri della Commissione voluti dalla ministra lingegnere Bonaventura Lamacchia come referente per la questione più spinosa, listruttoria per lAia allIlva di Taranto (entro il 30 marzo 2009 si tratta di decidere se l'azienda potrà o meno continuare la sua attività)". Peccato che Bonaventura sia un super-indagato...

08 agosto 2012

Tratto da Linkiesta
di Daniela Patrucco

Ilva e le altre. In Italia l’industria può inquinare perché i tempi dell’amministrazione dello Stato lo consentono.


Il tempo di rilascio di un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), che per legge non dovrebbe superare i 300 giorni, può arrivare a 5 anni ed eventualmente superarli. In quel periodo le industrie, ammesso che qualcuno effettui i controlli, rispettano limiti di emissioni molto più elevati e continuano ad utilizzare tecnologie obsolete rispetto a quanto potrebbe prescrivere l’AIA.
Con la direttiva AIA l’impatto ambientale dell’industria è considerato nel suo complesso, con riferimento a tutti gli aspetti ambientali collegati all'attività produttiva e con riferimento alla specificità del sito in cui è inserita.
Quello della specificità del sito è l’aspetto innovativo, poco recepito in Italia, che consente di prevedere limiti di emissioni decisamente inferiori alla norma.  

In situazioni particolarmente compromesse dal punto di vista sanitario e ambientale, si possono dare prescrizioni che richiedono modifiche vere e proprie al processo industriale e agli impianti per renderlo compatibile con l’ambiente.
Poiché in qualche modo è quanto sta facendo in questi giorni la magistratura a Taranto, con il provvedimento di sequestro dell’area delle lavorazioni a caldo dell’Ilva, pare strano che proprio nel Ministro dell’ambiente sia il suo più strenuo oppositore, in difesa dello status quo oltre che dell’Ilva.

Proprio con riferimento alle sue recenti dichiarazioni, con cui si scarica di qualsiasi responsabilità rispetto all’AIA rilasciata all’Ilva dalla Prestigiacomo, considerando che Clini è stato per anni uno dei massimi dirigenti del Ministero dell’Ambiente, vorrei mettere in evidenza la stretta collaborazione tra imprese inquinanti, politica e amministrazione dello Stato nella mancata adesione alle politiche europee in materia ambientale. 

Occhio alle date!
 Con il DL n. 59 del 18/2/2005 (in ritardo di quattro mesi) si dava attuazione alla direttiva 96/61/CE  finalizzata alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (AIA). La direttiva Europea tendeva ad armonizzare le legislazioni degli stati membri in materia ambientale ponendo fine, nel caso dell’Italia, al mare magnum delle specifiche autorizzazioni. 
Con il D.M. 19/4/2006 erano definiti i termini per la presentazione delle domande e con quello del 7/2/2007 il formato e la modulistica necessari.
 Giocoforza dunque, le prime domande di rilascio dell’AIA per gli impianti esistenti, alcune presentate già nel 2005, sono state prese in carico dall’apposita commissione istituita presso il Ministero dell’Ambiente a partire dal 2007. 
Dando un’occhiata al sito del Ministero si può vedere che la prima AIA rilasciata è datata 11/2008 (Centrale Enel di Fusina, Venezia).  

A 7 anni dalla data di attuazione della direttiva, e a 5 da quella di presentazione delle domande, 25 domande di AIA sono ancora in fase istruttoria  e quattro in fase di riesame.

Per ciascun procedimento è disponibile tutta la documentazione fornita dal gestore dell’impianto, richieste di integrazioni e le eventuali osservazioni presentate dai pubblici interessati. Volendo prendersi la briga di guardarne una, ad esempio l’Ilva ma non solo, e sempre con un occhio alle date, si può facilmente verificare che nell’iter non vengono presi pressochè in nessuna considerazione le osservazioni dei pubblici interessati. 

Osservazioni che invece ha ritenuto di prendere in considerazione il GIP Patrizia Todisco che l’8 Novembre 2011 «tenuto conto delle segnalazioni tecniche e delle denunce pervenute dal Comune, dall’Arpa e da numerose associazioni ambientaliste», aveva nominato quattro periti (Mauro Sanna, Rino Felici, Roberto Monguzzi, Nazzareno Santilli) per verificare se «dallo stabilimento Ilva si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e solide (polveri), contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto». 
Inoltre, i quattro tecnici avevano il compito di verificare (e per la prima volta nelle indagini che da più di quindici anni vengono condotte sull’Ilva) «se i valori di emissione di tali sostanze eventualmente ritenute nocive per la salute di persone e animali, nonché dannose per cose e terreni, determino situazioni di danno o di pericolo inaccettabili». (il post)
A Marzo 2012 (dopo soli 4 mesi) il GIP Todisco ha presentato le perizie. Il 7 Marzo 2012 la Regione Puglia ha chiesto al Ministero dell’Ambiente il riesame dell’AIA, sulla base di una relazione consegnata dall’ARPA pugliese il 1 Febbraio 2012.  La relazione si riferiva a una campagna di rilevamento del benzo(a)pirene a Taranto, che aveva rilevato valori non in linea con quanto previsto dalla normativa in materia di qualità dell’aria. La campagna era stata commissionata ad ARPA il 10 Febbraio 2010.
Mi sono un po’ dilungata? Partivamo da qui:
Ilva e le altre. In Italia l’industria può inquinare perché l’amministrazione dello Stato lo consente. Nel mentre, abbiamo anche scoperto che è la magistratura a fare quanto in carico alla politica, al ministero, alle amministrazioni locali e agli enti di controllo. E meno male.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/voglio-cambiare-aria/ilva-e-le-altre-italia-l-industria-puo-inquinare-perche-i-tempi-dell-ammi#ixzz22zkw1HYf


 Precisazione di Uniti per la Salute

 Sul sito del Ministero dell' Ambiente tra i 25 procedimenti tuttora, dopo innumerevoli anni, ancora in istruttoria c' è quello relativo alla centrale a carbone di Vado Ligure
Centrale termoelettrica di Vado LigureTIRRENO POWER S.p.A.Centrali termiche ed altri impianti di combustione (punto 2 All. V DLgs 59 del 18/02/2005)Prima AIA per impianto esistenteSV

 GUARDA:Procedimenti di AIA in istruttoria - AIA impianti esistenti (25)

 Il tempo di rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), che per legge non dovrebbe superare i 300 giorni, anche nel nostro caso ha superato i  5 anni 

e in tutto questo  periodo la centrale termoelettrica , ha rispettato e continua a rispettare dei  limiti di emissioni molto più elevati e continua ad utilizzare tecnologie sicuramente più  obsolete rispetto a quanto dovrebbe........  prescrivere l’AIA.

Sul sito del Ministero dell 'Ambiente è presente ampia documentazione del gestore e  sono presenti copiose e circostanziate osservazioni  inviate da CITTADINI ,ASSOCIAZIONI ,E SINDACI  dei territori su cui insiste la centrale ..

Link alle Osservazioni

Confidiamo che dopo" Il caso  Iva di Taranto"  la molta  documentazione presente  venga adeguatamente valutata.

______________

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ilva, Clini: “Non farei crescere mio nipote al quartiere Tamburi di Taranto”.

 

Il ministro dell’Ambiente ai microfoni del Fatto Quotidiano (leggi l’intervista): “L’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), data all’Ilva nel 2011, dice che l’azienda deve fare molti interventi.
Ci sono 462 prescrizioni, quindi l’Ilva non si può dire in regola”. E sui fondi europei per il risanamento, dice: “Sono previsti per interventi innovativi, non per stare nei termini di legge. Ma per raggiungere standard più avanzati” 
Guarda l' interessante   VIDEO

(PS:Il ministro CLINI ad alcune domande riesce  pure  a sorridere!!!!)

16 novembre 2011

1)Confermato CORRADO CLINI AL MINISTERO DELL'AMBIENTE: Bye-Bye Ministro Prestigiacomo.2)Esposto alla procura: Mercurio, un atto dovuto


Confermato Corrado Clini   al Ministero dell'Ambiente.

Stralcio da Zeroemission

.......Sono altresì note da tempo anche le sue posizioni critiche sul Protocollo stesso, che, sostiene, non dovrebbe essere rinnovato nel 2012. "Sono un servitore dello Stato che aspetta ordini. Mi preparo a un impegno che onorerò nel modo migliore". Queste le prime parole da ministro pronunciate dal nuovo titolare dell'Ambiente, Corrado Clini. "I primi passi -ha aggiunto- saranno gli ultimi del governo che c'è stato lasciato.(.......) C'è un calendario di impegni, obblighi derivanti da direttive europee su cui lavorare. Non vedo segni di discontinuità, ma dobbiamo lavorare molto di più.
Tratto da Il Fatto Quotidiano
Il neo ministro dell’Ambiente  che fu indagato per inquinamento......
Corrado Clini ha attraversato quasi tutti gli episodi controversi della storia dei tanti disastri ambientali in Italia. Leggi tutto

  Leggi anhe su Il Manifesto:

Goldman Sachs:Speculare sulla crisi

Tratto da Ansa

Corrado Clini ministro dell'Ambiente

Di lunga esperienza al ministero, e' un convinto sostenitore di uno sviluppo sostenibile........

Corrado Clini e' stato designato Ministro dell'Ambiente dal premier Mario Monti.

 E' il negoziatore climatico per l'Italia in campo internazionale (nell'ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite4 sui cambiamenti climatici), ma e' anche l'uomo che tiene insieme le aziende intorno all'idea di sviluppo sostenibile.
Leggi tutto

 Bye-Bye Ministro Prestigiacomo l'Ambiente non risentirà certo della sua mancanza.......

Tratto da Ecoblog

Corrado Clini al Ministero dell'Ambiente?


In queste ore di toto nomi per il Governo Monti, trapela quello di Corrado Clini come nuovo Ministro all’Ambiente. Sarà lui, molto probabilmente, il tecnico incaricato di risollevare l’Italia dal degrado ambientale, non inferiore a quello economico, in cui versa da anni. 
Più che di un tecnico, dopo la Prestigiacomo, avremmo bisogno di un supereroe.
Ad ogni modo, Clini, classe 1947, è laureato in medicina e chirurgia. Non è un volto nuovo al Ministero dell’Ambiente, dal momento che lo dirige dal 1990. Vanta numerose collaborazioni con l’Agenzia Europea dell’Ambiente e l’ONU. Inoltre, ha collaborato alla stesura del Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra. Qui il curriculum vitae completo.

_________________________

Leggi su  Arpat Toscana

Costruire una migliore politica ambientale, cercando nel futuro

Un nuovo rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) mostra alcuni esempi di successo di come i paesi europei stanno dando sempre maggiore attenzione all'utilizzo di approcci lungo termine al momento di formulare politiche ambientali.
Un nuovo rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA), intitolata ' BLOSSOM - Colmare scenario di lungo periodo e analisi strategia: organizzazione e metodi 'riassume i risultati di un progetto triennale, che ha esaminato le politiche ambientali di 12 Stati membri dell'UE. Esso mostra alcuni esempi di successo di come i paesi europei stanno dando sempre maggiore attenzione all'utilizzo di approcci lungo termine, come la costruzione di scenario, al momento di formulare politiche ambientali.
Leggi tutto
___________________________


Riceviamo e pubblichiamo
 
Comunicato stampa - Esposto alla procura di Civitavecchia: Mercurio, un atto dovuto



Depositato presso la Procura della Repubblica di Civitavecchia l’esposto con il quale quattro membri di Tarquinia Democratica, in qualità di cittadini, chiedono al Procuratore di accertare le responsabilità sulla nota vicenda della mancata diffusione dei dati sugli inquinanti “allo stato di vapore” tra i quali, i richiesti e mai ottenuti, dati sul temibile mercurio.
Venerdì 11 novembre 2011, i firmatari della prima istanza, che fu  rivolta al sindaco già nel mese di febbraio 2011, hanno consegnato presso l'ufficio querele del Tribunale di Civitavecchia un esposto indirizzato al Procuratore della Repubblica nel quale sono riportati, con dovizia di dettagli ed allegati, tutti i passaggi della battaglia che l'Associazione insieme a numerosi concittadini sta portando avanti da quasi un anno.
"L’iniziativa dalla quale tutto è iniziato, come si ricorderà, era in origine volta a conoscere - come previsto dalle norme - i dati sulle emissioni di mercurio della centrale TVN di Civitavecchia. Attraverso un percorso “istituzionale” siamo giunti alla presentazione autonoma dell’esposto poiché, nonostante la precisione e l’insistenza delle richieste e degli appelli, nessun dato relativo al mercurio emesso dalla ciminiera di TVN, dopo l’avvio della centrale riconvertita a carbone, è stato ancora oggi diffuso o reso noto.  
Un atto dovuto, perciò, verso gli 830 cittadini tarquiniesi che alcuni mesi fa, con la propria firma, avevano chiesto all'Amministrazione comunale e al Sindaco di compierlo in rappresentanza dell’intera cittadinanza; atto a cui, nei fatti, il primo cittadino, adducendo giustificazioni non convincenti, non ha voluto dar seguito.”
L'impatto inquinante del mercurio emesso dalla centrale è potenzialmente molto dannoso per i cittadini delle località limitrofe, nonché per i terreni e le acque circostanti alla centrale e, naturalmente, la pericolosità è proporzionale alla quantità immessa nell’atmosfera.
  I primi a preoccuparsi di questo problema legato alla combustione del carbone furono proprio gli stessi tecnici che redassero la Valutazione d'Impatto Ambientale, i quali, perplessi sull' effettiva capacità della centrale TVN a contenere le emissioni di mercurio e nickel entro i valori indicati, prescrissero le misurazioni “al camino” e l'obbligo di campagne di monitoraggio, nonché la pubblicazione e la diffusione annuale di un report contenente i dati delle misurazioni di tali elementi.

La documentazione fatta pervenire al Procuratore dimostra come "ancora oggi, nonostante i reiterati sforzi, le svolte richieste e la fiducia nelle leggi, non è stato possibile reperire alcun dato relativo alle emissioni di mercurio allo stato di vapore riferibile alla centrale TVN di Civitavecchia, sebbene espresso obbligo e prescrizioni chiaramente previste sia nel citato Decreto V.I.A. che nel Dlgs 195/2005 (accesso del pubblico all'informazione ambientale)".

"Alcuni hanno scelto la strada del silenzio e della sottomissione per ciò che riguarda la tutela del territorio ed il diritto all'informazione dei cittadini: noi proseguiamo, invece, e siamo fiduciosi del fatto che il Procuratore vorrà verificare se le procedure siano state o meno compiute in modo conforme alle prescrizioni normative, soprattutto per quanto concerne l'obbligo di diffusione degli specifici dati e rilevamenti sopra indicati, con individuazioni dei relativi eventuali responsabili".

08 settembre 2011

CENTRALI A CARBONE:24 scienziati svizzeri “mettono una croce” sopra il progetto della centrale a carbone2)Lettera aperta al Ministro dell’Ambiente




Tratto da NTA' CALABRIA

24 scienziati svizzeri “mettono una croce” sopra il progetto della centrale a carbone

Lettera aperta a Repower SA e a SN Energie SA
Per il loro coinvolgimento in progetti di centrali a carbone all’estero
Chiarimento sulla redditività e compatibilità ambientale di nuove centrali a carbone all’estero
Agosto 2011
I gestori di centrali sono sempre più confrontati con difficili decisioni inerenti i loro investimenti. Se da una parte la pianificazione di grandi centrali esige un investimento ambientale stabile e a lungo termine, dall’altra i cambiamenti a livello politico e di mercato causano insicurezze a livello di costi e profitti delle diverse tecniche di pro-duzione d’energia. Questo concerne particolarmente le centrali a carbone che, non solo a causa del loro impatto climatico e ambientale sono causa di critiche, ma che anche in confronto a fonti energetiche più flessibili e meno dannose per l’ambiente si profilano economicamente infruttuose .
Con questa dichiarazione i firmatari desiderano indicare le prospettive economiche della produzione elettrica tramite carbone e ammonire dall’investire in nuove centrali a carbone.
Energia dal carbone- Rischio per il clima
Produrre energia elettrica con centrali a carbone è il modo più inquinante che ci sia. Solo le emissioni delle pianificate centrali a carbone di Brunsbüttel (D) e di Saline Joniche (I) rappresentano, con 17,5 milioni di tonnellate di CO2 annuali, circa il 40% delle emissioni prodotte in Svizzera. A causa della prevista durata di servizio di oltre 40 anni, le odierne decisioni d’investimento determineranno strutturalmente il Mix elettrico delle risorse energetiche per molti decenni. Con i loro investimenti all’estero nella produzione di elettricità tramite carbone esse precludono una veloce transizione verso un approvvigionamento energetico sostenibile.
I costi delle “quote di emissione di CO2”
Un importante fattore economico per la produzione di energia elettrica con il carbone sono i costi per le quote di emissione di CO2 del mercato delle emissioni Europeo. Siccome l’UE ha approvato che la quantità autorizzata di queste quote venga gra-dualmente ridotta e a partire dal 2013 l’assegnazione gratuita dei certificati per i produttori d’energia abrogata, anche i gestori di centrali a carbone dovranno assu-mersi i costi derivanti. I futuri costi di mercato sono quasi impossibili da valutare perché sottostanno a condizioni non valutabili a lungo termine.
Con costi crescenti per le quote di emissione di CO2 le centrali a carbone non possono affermarsi contro supporti energetici meno inquinanti – tipo le energie rinnovabili o gas naturale. Solo con uno sfruttamento superiore alle 5000/6000 ore annuali le centrali a carbone possono essere redditizie in confronto alle concorren-ziali centrali a gas. Anche la molto discussa possibilità della separazione dell’ CO2 e dell’immagazzinamento (Carbon capture e storage- CSS), con la quale di ridurrebbero le emissioni del 70-80%, non può essere considerata come soluzione per le centrali costruite oggigiorno. A tutt’oggi è ancora completamente aperta la questione con quali costi aggiuntivi possa esser realizzata su grande scala una CCS e se ci sia un sufficiente consenso tra la popolazione inerente l’immagazzinamento dell’CO2.
Costi di capitale
Gli investimenti in centrali termiche a carbone per la produzione di energia elettrica si profilano mediante alti costi di capitale che spesso vengono coperti da finanziamenti esterni, p.es da banche. La crescente insicurezza nella redditività, con il possibile obbligo di costruire una CSS, si riflette anche nei costi di capitale: istituti finanziari ri-chiedono in confronto a progetti di centrali precedenti, interessi maggiori o si ritirano dal finanziamento di centrali a carbone; così accanto ai costi variabili anche i costi di capitale delle centrali aumentano.
Prospettive di reddito insicure
Le condizioni citate rincarano l’esercizio delle centrali a carbone. Gli investimenti nelle centrali restano redditizi solo se la media dei ricavi per l’energia prodotta è sopra la media dei costi di produzione (inclusi i costi d’investimento). Allora per coprire i costi superiori del combustibile, CO2 e costi di capitale, occorre aumentare lo sfruttamento della centrale durante la sua durata di vita e/o aumentare il prezzo dell’energia elettrica.(Nota di UNITI PER LA SALUTE: E INCREMENTARE ,AUMENTANDO LO SFRUTTAMENTO DELLA CENTRALE, LE PROBLEMATICHE PER LA SALUTE DEI CITTADINI ESPOSTI)
Tuttavia proprio queste ore d’esercizio annuali necessariamente alte non si lasciano prevedere a lungo termine. In Germania, sulla base dell’accesso privilegiato alla rete delle energie rinnovabili, l’entrata in azione delle centrali a produzione continua sarà in futuro nettamente limitata. Soprattutto la crescente quantità d’energia elettrica prodotta con energia eolica esige una flessibilità da parte delle altre centrali che si devono adeguare alle oscillazioni di produzione delle energie rinnovabili. Le centrali a carbone, che sono tipicamente orientate alla produzione continua, sono troppo goffe e non riescono a essere abbastanza flessibili e a reagire prontamente alle oscillazioni di domanda. È da attendersi di conseguenza, nonostante l’uscita dall’atomo della Germania, un’eccessiva offerta da centrali a produzione continua e una sottoutilizzazione delle centrali a carbone. Che i prezzi dell’energia elettrica saranno per un lungo lasso di tempo sufficentamente alti per contrastare i citati rischi economici, anche con un tempo ridotto di utilizzo della centrale, è più che discutibile.....continua su NTA' CALABRIA
In conclusione si può affermare che l’insicurezza relativa ai costi e ai ricavi futuri sia un grave rischio per la redditività di nuove centrali a carbone.
La costruzione e l’esercizio di centrali a carbone è così non solo contropro-ducente dal punto di vista di politica ambientale e climatica, ma anche dubbio-sa a livello economico.
Perciò i firmatari di questa dichiarazione sconsigliano fortemente a Repower SA e a SN Energie SA di investire in nuove centrali a carbone.
Firmatari:
Dr. Irene Aegerter, Vice Presidente dell’ Accademia Svizzera delle Scienze Tecniche
Prof. Dr. Andrea Baranzini, Haute École de Gestion Genève
Prof. Dr. Thomas Beschorner, Istituto di Etica Economica, Università di San Gallo
Prof. Dr. Lucas Bretschger, Center of Economic Research, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Prof. Dr. Stephanie Engel, Istituto per le Scelte Ambientali, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Prof. Dr. Jürg Fuhrer, Dirigente del gruppo Pulizia dell’aria/Clima, Agroscope Reckenholz-Tänikon, Research Station ART
Dr. Justus Gallati, Istituto di Economia Aziendale e Regionale, Scuola Superiore di Economia, Lucerna
Prof. Dr. Martin Grosjean, Istituto di Geografia dell’Università di Berna
Prof. Nicolas Gruber, Istituto di Biochimica e Dinamica degli Agenti Inquinanti, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Prof. Dr. Heinz Gutscher, Professore di Psicologia Sociale, Presidente ProClim (Forum for Climate and Global Change), Accademia Svizzera delle Scienze
Dr. Rolf Hügli, Segretario Generale dell’Accademia Svizzera delle Scienze Tecniche SATW
Dr. Rolf Iten, Dirigente INFRAS
Prof. (em.) Dr.-Ing. Eberhard Jochem, CEPE (Centre for Energy Policy and Economics), Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Prof. Dr. Gebhard Kirchgässner, Istituto Svizzero per l’Economia Estera e Ricerca Economica Applicata, Università di San Gallo
Roger Nordmann, Consigliere Nazionale, Membro della Commissione per l’Ambiente, Pianificazione Territoriale ed Energia, Losanna
Prof. Dr. Thomas Nussbaumer, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ) e Scuola Superiore di Lucerna – Proprietario di Verenum (Studio d’ingegneria per procedimenti tecnici, energetici e ambientali)
Prof. Dr. Thomas Peter, Istituto per l’Atmosfera e il Clima, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Dr. Rudolf Rechsteiner, Studioso indipendente, Pubblicista e proprietario dell’
Ufficio di consulenza re-solution.ch
Dr. Christoph Ritz, Dirigente ProClim (Forum for Climate and Global Change), Accademia Svizzera delle Scienze
Prof. Dr. Sergio Rossi, Titolare della Cattedra di Macroeconomia e economia monetaria, Università di Friborgo
Prof. Dr. Roland Scholz, Institute for Environmental Decisions, Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ)
Prof. Dr. Philippe Thalmann, Research Group on the Economics and Management of the Environment, Politecnico Federale di Losanna (EPFL)
Dr. Frank Vöhringer, Politecnico Federale di Losanna (EPFL), Dirigente dell’azienda di consulenza Econability
Prof. Dr. Andreas Zuberbühler, Presidente del Comitato Scientifico dell’Accademia Svizzera delle Scienze Tecniche
___________________


TRATTO DA MNews.it
Lettera aperta al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

Non vorrà essere ricordata come la befana che ha portato il carbone in Calabria?
Stride che si parli di ambiente, di sacchetti di plastica aboliti, di auto elettriche, di energia pulita. In tutto il mondo si lotta per un mondo migliore e più pulito e lei si appresta a firmare un decreto per dare l’ok ad una centrale a carbone.
Centrale a carbone in un territorio, Saline Joniche, dove tutto si può e si deve ancora fare ma non sicuramente nella direzione di una struttura cosí impattante e devastante per il territorio.

Gentile Ministro noi vorremmo farLa riflettere su questo. Non prenda una decisione che umilierebbe un territorio già di per sé umiliato, non diventi la nostra befana del carbone. La gente non la vuole, il territorio non la vuole.
Meglio la fame che uno scempio simile.E ci piange il cuore che ancora una volta la politica scenda a patti o comunque decreti con una scelta che scavalca la volontà popolare.
Tutte le piú alte Istituzioni calabresi hanno detto no alla centrale a carbone di Saline Joniche, la Regione, la Provincia e moltissimi comuni dell’area interessata e la gente. Ma stia tranquilla, protesteremo sino alla fine per dire no a tale scellerata, eventuale, sua firma.
Mi domando, con che coraggio Lei possa non tenere conto di ció.
Venga a fare un giro con noi nel territorio, venga a vivere la nostra nostalgia, la nostra terra e la nostra dignità, almeno per un giorno e capirà che di tutto possiamo avere bisogno, di sicuro non di una centrale a carbone.

Ministro, non diventi per la Calabria la befana del carbone, lasci stare la firma del decreto e venga a trovarci. Non annerisca la Calabria. E soprattutto non scavalchi la volontà del popolo sovrano. In questo caso la volontà della Calabria.
E per sua informazione, adesso capiamo bene l’arroganza di alcuni faccendieri e personaggi che nelle ultime settimane hanno umiliato le opinioni altrui, forti della conoscenza di questa sua intenzione di firmare il decreto.
Stefania, le ribadisco l’appello, non faccia questo alla Calabria e ai calabresi onesti e pieni di dignità, non li getti nello sconforto e soprattutto non annerisca la loro esistenza con il carbone, lasci loro la scelta che vita vivere ma anche come morire, e come Lei ben sa il carbone uccide. Uccide ogni cosa che incontra sulla sua strada, territorio, gente, sogni …. alimentando solo il capitale di pochi.
Il mio sogno è che tutto ciò non accada e che per una volta la politica dimostri di avere la schiena dritta e soprattutto difenda i più deboli per i quali dovrebbe essere al servizio.
Da questo mi aspetto una sua risposta, come cittadino e soprattutto come calabrese.
Grazie e cordiali saluti
Luigi Palamara Cittadino dell’area grecanica, cittadino di Roccaforte del Greco, cittadino calabrese, cittadino Italiano