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16 giugno 2015

Da Il Sole 24 ore - VACILLA IL REGNO DI KING COAL:tra 15 anni carbone superato dalle rinnovabili nell’elettricità.

Tratto da Il Sole 24 ore

Vacilla il regno di King Coal: tra 15 anni carbone superato dalle rinnovabili nell’elettricità

King Coal, il re Carbone, si avvia ad essere detronizzato nel giro di 15 anni, superato dalle rinnovabili come prima fonte di elettricità. 
La previsione, dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), si fonda sugli impegni governativi finora assunti in vista della conferenza Onu sul clima che si terrà a fine anno a Parigi e segnerebbe una svolta storica, in grado di allentare ulteriormente il legame tra sviluppo economico ed emissioni di anidride carbonica, che già inizia a mostrare segni di cedimento:  l’anno scorso, per la prima volta da almeno quarant’anni, i livelli di Co2 sono rimasti stabili mentre il Pil mondiale cresceva ad un ritmo sostenuto. 

La maggiore determinazione mostrata da Paesi di tutto il mondo nella lotta al cambiamento climatico, benché incoraggiante, non è tuttavia sufficiente a metterci al riparo dal rischio di catastrofi meteorologiche: con le politiche attualmente programmate, avverte l’Aie, la temperatura del pianeta salirà di 2,6° C a fine secolo, invece dei 2° C identificati come limite massimo negli accordi mondiali sottoscritti nel 2009 a Copenhagen. Bisogna fare di più, esorta l’agenzia Ocse nel rapporto speciale «Energy and Climate Change», realizzato in preparazione del Cop21. Tra i suggerimenti, quello di accelerare le politiche a sostegno dell’efficienza energetica e gli investimenti in energie rinnovabili, in modo da portarli ad almeno 400 miliardi di $ l’anno entro il 2030 dal livello - già importante - di 270 miliardi nel 2014. 

L’Aie insiste inoltre, come di consueto, sulla necessità di eliminare i sussidi alle fonti fossili - che “premiano” in media con 115 $ ogni tonnellata di Co2 emessa, contro un onere di appena 7 $ sopportato nei Paesi dove esistono forme di carbon pricing - ed esorta a bandire la costruzione di nuove centrali a carbone: un’idea che darebbe un’ulteriore spallata al combustibile, già oggetto di una feroce campagna per il disinvestimento in Occidente..........

Certo, la consapevolezza dei rischi sta crescendo rapidamente. E se si arrivasse a pensare che anche le operazioni già esistenti relative alle fonti fossili potrebbero essere fermate, avverte l’Aie,«questo già oggi avrebbe un profondo effetto sugli investimenti». 
 Leggi l'articolo integrale di Sissi Bellomo  su  Il Sole 24 Ore -  

Leggi anche 

19 gennaio 2015

Germania, si prospetta un 2015 difficile per i produttori convenzionali di energia

Tratto da Assoelettrica

Germania, si prospetta un
2015 difficile per i produttori convenzionali


BDEW, la federazione tedesca dell’industria dell’energia e del sistema idrico che comprende aziende municipalizzate, produttori e distributori di energia elettrica, fa sapere in un comunicato stampa che dal 2015 i produttori di energia elettrica tedeschi non si attendono nulla di buono.
Da un sondaggio tra i produttori convenzionali risulta che per il 69% delle aziende interpellate l’attività di produzione di energia elettrica ha avuto un impatto ‘negativo’ o ‘molto negativo’ sui bilanci....
.
Nel 2014 in Germania secondo i dati preliminari BDEW la produzione di energia elettrica lorda totale ha registrato una flessione consistente, è scesa a 610,4 TWh, dai 633,2 TWh nel 2013. Il mix di generazione elettrica tedesca per il 2014 vede le fonti rinnovabili in testa con il 25,8% della produzione lorda di energia elettrica, seguite da lignite (25,6%), carbone (18%), nucleare (15,9%) e gas naturale (9,6%).
Il prezzo medio dell’energia nella borsa elettrica (mercato del giorno prima) in Germania nei primi 11 mesi del 2014 è stato pari a 32,9 €/MWh, un’immagine delFraunhofer Institute (ISE) indica in maniera molto chiara qual è il ‘campo di gioco’ delle fonti convenzionali e del nucleare nel mercato elettrico tedesco.

Il grafico seguente riporta, ora per ora e per fonte, il fattore di utilizzazione del parco centrali in funzione del prezzo dell’energia elettrica sul mercato del giorno prima, il grafico è aggiornato con i dati di novembre 2014 e suggerisce che gli impianti a carbone ed a gas hanno operato per molte ore sotto la soglia di redditività.
ISE Fraunhofer generation vs day ahead market

12 maggio 2014

In Italia consumi di elettricità ancora in calo, ma crescono le rinnovabili

Tratto da Qualenergia

Primo quadrimestre: rinnovabili al 35,8% della domanda elettrica

Ad aprile, grazie anche al buon apporto dell'energia idraulica, le fonti rinnovabili in Italia hanno contribuito per il 49,1% alla produzione totale di elettricità e per il 43,7% alla domanda. Nel primo quadrimestre la domanda di energia elettrica cala del 3,5% rispetto al 2013. FV più eolico coprono il 12,2% della richiesta. I dati dal report di Terna.
Ad aprile, grazie soprattutto all’ottima produzione da idroelettrico, le energie rinnovabili in Italia hanno contribuito per il 49,1% alla produzione totale netta di elettricità e per il 43,7% alla domanda. Più della metà dei 10,5 TWh da energia pulite sono stati appunto prodotti dalla fonte idraulica (+12,1% su aprile 2013).
Nel mese l’energia elettrica richiesta dal Paese (23,9 GWh) è stata inferiore del 2,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Questi i dati in Italia che emergono dall'ultimo report mensile di Terna (pdf).
Buona la crescita dell’eolico (+9,2%) su aprile 2013. Il fotovoltaico, seconda fonte rinnovabile per produzione, è cresciuto del 2,3%. Ancora in calo il termoelettrico: -10,2% in confronto al mese di aprile di un anno fa.Il ‘valore destagionalizzato’ dell’energia elettrica richiesta ad aprile 2014 ha fatto registrare una variazione positiva pari a +1,5% rispetto a marzo 2014, ma il trend ha ancora un andamento negativo.
Vediamo i dati su produzione e domanda elettrica del primo quadrimestre 2014. Ladomanda è diminuita del 3,5% rispetto al 2013 (in termini decalendarizzati la variazione è 3,4%): 102 TWh contro 105,8 del 2013. Il valore cumulato dellaproduzione netta (86,8 TWh) è in calo del 5,1% rispetto allo stesso periodo del 2013. Il saldo estero è positivo: +7,6%.
Le fonti rinnovabili elettriche hanno coperto nel primi quattro mesi dell’anno il 42% della produzione nazionale e il 35,8% della richiesta di elettricità. Idroelettrico (+26,6%) e fotovoltaico (+11%) hanno fornito un contributo in crescita rispetto allo stesso periodo del 2013. In deciso calo la produzione da termoelettrico (-14,2%)
Il fotovoltaico copre il 6,1% della domanda elettrica del quadrimestre, mentre eolico e FV insieme contribuiscono al fabbisogno elettrico per circa il 12,2%.     
La difficile congiuntura economica anche di questi primi mesi dell’anno è dimostrata dalla richiesta di elettricità suddivisa per aree territoriali. Dal grafico si può notare il segno negativo in tutte le aree del paese.
La potenza massima richiesta ad aprile 2014 è stata di 44.736 MW registrata giovedì 17 aprile alle ore 11 con una diminuzione dell’1,3% sul valore registrato nel corrispondente mese dell’anno precedente. Rispetto alla potena massima dell'aprile 2013 (5 aprile, ore 11), il contributo del termoelettrico è passato dal 53,6% al 39,2%.
Dall'inizio dell'anno l’energia elettrica richiesta in Italia è stata coperta per il 84,1% da produzione nazionale (52,2% da termoelettrico che include anche le centrali a biomasse) e per la quota restante, 15,9%, da importazioni.

Tratto da Greenreport
I dati Terna del primo quadrimestre 2014
In Italia consumi di elettricità ancora in calo, ma le rinnovabili crescono
energia
Terna ha fornito i dati di aprile e del primo quadrimestre 2014 relativi alla domanda e alla produzione di elettricità in Italia, evidenziando un calo dei consumi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
La domanda dell’energia elettrica pari a 24 miliardi di kWh ha fatto registrare, infatti, una flessione del 2,9% rispetto all’aprile 2013......
La variazione destagionalizzata della domanda elettrica di aprile rispetto al mese precedente è stata pari a +1,5%, ma il profilo del trend si è mantenuto tuttavia su un andamento negativo. Nel primo quadrimestre del 2014 la domanda ha registrato una flessione del 3,5% rispetto allo stesso periodo 2013; a parità di calendario il valore è -3,4%.
I 24 miliardi di kWh richiesti in aprile 2014, ha precisato la nota di Terna, sono distribuiti per il 46,4 % al Nord, per il 29,3% al Centro e per il 24,3% al Sud. A livello territoriale, la variazione della domanda di energia elettrica è risultata ovunque negativa: -3,5 % al Nord, -2,8 % al Centro e -1,7% al Sud.
In calo anche la produzione con cui è stata soddisfatta la domanda di energia elettrica che   per l’88,1% è stata coperta con produzione nazionale e per la quota restante (11,9%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero.
In dettaglio, la produzione nazionale netta (21,4 miliardi di kWh) è calata del 2,7% rispetto ad aprile 2013. In controtendenza, invece, il dato relativo alla produzione con fonti energetiche rinnovabili, che crescono con percentuali pari al +2,7% per l’energia geotermica, +2,3% per l’energia fotovoltaica e +12,1% per l’energia idroelettrica, mentre risulta in flessione la fonte termoelettrica (-10,2%).
Un dato che sembrerebbe mantenere il trend di crescita rilevato da Enel Gren Power a inizio anno, che aveva annunciato un  record assoluto di produzione geotermica nel 2013, pari a 5.301 GWh di energia elettrica.
Già nel 2012 con 5.235 GWh EGP aveva stabilito un record in termini percentuali di copertura del fabbisogno elettrico attestandosi intorno al 26,5% per capacità di soddisfare i consumi elettrici della Toscana su un totale regionale di 19.964 GWh.

14 settembre 2013

La Repubblica : Enel, oltre 5mila prepensionamenti ora si possono chiudere le centrali.

 Tratto  da La Repubblica del 9 Settembre

Enel, oltre 5mila prepensionamenti
ora si possono chiudere le centrali

Record di domande dopo l'accordo raggiunto tra l'azienda e i sindacati. L'Inps, per ora, ne ha approvate 4.300. Ora può partire la riduzione degli impianti a partire da quelli alimentati a olio combustibile

di LUCA PAGNI
MILANO - Per Enel una boccata di ossigeno. Impegnata in una complessa rincorsa alla riduzione del debito - che ha raggiunto i 43 miliardi di euro - l'ex monopolista elettrico trova una sponda fondamentale nei suoi dipendenti. Sono state oltre 5mila (per la precisione 5.328, di cui 1359 operai) le domande di prepensionamento pervenute alla società dopo l'accordo raggiunto tra i vertici aziendale e i sindacati. In sostanza, esodi incentivati - ma anche volontari - per tutti coloro cui mancano quattro anni per ottenere la pensione.

Si tratta di una cifra superiore alle aspettative delle parti, tanto è vero che, per il momento, l'Inps pare ne abbia accolto soltanto 4.300.

Grazie al successo numerico dell'operazione, ora Enel può avviarsi al passaggio successivo, sempre nell'ambito delle operazioni per la riduzione dei costi: arrivare alla chiusura delle centrali elettriche meno reddittizie.  


Tutto questo fa parte del piano industriale presentate dalla società nella primavera scorsa. Destinate a essere dismesse sono, sulla carta, le centrali meno redditizie e più inquinanti, a cominciare dagli impianti alimentati a olio combustibile.

Anche se Enel, prima di provedere alla chiusura di qualsivoglia centrale vorrebbe ottenere dal governo un provvedimento che si prenda carico della crisi generale del settore. 


Il calo della domanda di energia sta mandando fuori mercato anche il parco più moderno delle centrali a gas. Problema che riguarda tutti i grandi produttori........
Ancora in calo la domanda di energia elettrica nel mese di luglio. Secondo i dati mensili forniti da Terna (pdf),
Leggi l'articolo integrale 
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Leggi anche su Qualenergia
Le rinnovabili hanno soddisfatto il 36% della domanda elettrica
.........Dall’inizio dell’anno la domanda di energia elettrica è diminuita del 3,5% rispetto al periodo gennaio-luglio 2012 

22 gennaio 2013

1 )Le centrali a carbone tedesche sono fuori corso 2) Repower, centrale a carbone di Saline Joniche, bloccata.....

Tratto da  Italiaoggi.it

Le centrali a carbone tedesche sono fuori corso

Staudinger 6, Brunsbüttel, Ingelheimer Aue, Stade... Fino a poco tempo fa, erano i nomi dei progetti di nuove centrali a carbone in Germania. Oggi sono sulla lista delle infrastrutture che non vedranno mai la luce, a causa della svolta del governo tedesco in tema di politica energetica.
L'elenco, stilato da Greenpeace, si basa sui dati pubblicati dalle imprese.

Secondo la ong, sui 40 progetti di centrali a carbone che erano programmati nel 2006 ben 21 sono stati soppressi o congelati. E «altri potrebbero seguire», osserva Gerald Neubauer, esperto di questioni legate al carbone nell'ambito di Greenpeace.
Il carbone gode di cattiva fama presso l'opinione pubblica tedesca.
Come il nucleare, esso incarna un sistema di produzione dell'elettricità che si basa su grosse unità piuttosto che su una rete composta da numerose piccole installazioni. E soprattutto, tra i combustibili fossili, il carbone mostra il bilancio più pesante in termini di emissioni di gas a effetto serra.
Accanto alle conseguenze sul clima c'è però un altro aspetto che pesa ancor di più: quello economico.
Le centrali a carbone sono le più vecchie del parco energetico tedesco e sono spesso superate e poco flessibili, a differenza delle energie rinnovabili. Ma soprattutto non presentano alcun vantaggio competitivo. L'istituto di ricerche economiche Diw ha recentemente effettuato una proiezione per una centrale in funzione a partire dal 2015 e con una durata di vita stimata in quarant'anni. Secondo lo studio, la centrale accumulerebbe nel periodo 426 milioni di euro di perdite
Inoltre, se gli europei devono rafforzare i loro obiettivi climatici, la situazione diventa ancora più sfavorevole per le centrali a carbone: le quote di emissioni diventerebbero ancora più costose e con esse l'elettricità proveniente dalle centrali convenzionali.

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Tratto da Ticinonline

Repower, centrale a carbone bloccata

Il progetto a Saline Joniche avrebbe incontrato problemi relativi alla compatibilità ambientale dell'impianto

LUGANO - 22/01/2013   La Corte dei conti ha bloccato la procedura di autorizzazione per il progetto di Repower di una centrale a carbone a Saline Joniche, in Calabria. 
 A comunicare lo stop è il WWF Grigioni. I giudici hanno deciso infatti di annullare la decisione del Consiglio dei ministri sulla compatibilità ambientale dell'impianto.
 
Solo pochi giorni fa Repower aveva annunciato di voler ridurre drasticamente la partecipazione al progetto calabrese con la vendita di due terzi del suo pacchetto azionario.....

25 settembre 2010

CENTRALI A CARBONE.Costi elettricità

TRATTO DA UOMINI LIBERI
Giulio Save Osservatorio per la Qualità della Vita
Centrali a carbone

Le affermazioni del MODA sono sempre ben documentate. Solo la mancanza di argomenti seri per confutarle può suggerire l’accusa generica di "procurato allarme" (come se fosse una colpa e non un merito informare la gente dei pericoli che corre!).
Ed è anche vero che il costo dell’energia elettrica prodotta dal carbone, a fronte di un costo di produzione fra i più bassi, ha il costo esterno, dunque comprendente le indispensabili misure di adattamento e tutela ambientale, più alto di tutti. È ormai noto. Riporto una tabella del mio libro “In principio il nulla esplose” elaborata a suo tempo (ma da allora non è cambiato molto) sulla base dei dati “State of the world 2003”.
Costi elettricità/ fonte energetica in cent € per kwh. Valore medio.2003

Fonte

Costo produzione

Costi esterni

Costi totali

Carbone

4,5

10

14,5

Gas naturale

4

3

7

Nucleare

12

0,5

12,5

Idroelettrico

5

0,5

5,5

Eolico

5

0,15

5,15


Dunque, il costo dell’energia elettrica prodotta dal carbone risulta sostenibile solo con contributi esterni alla produzione, o con la rinuncia a garanzie ambientali. Tertium non datur. In ogni caso, dunque, a carico della comunità. Che, giustamente, lo rifiuta.
Ora, da imprenditori che vogliono esclusivamente “un ritorno economico” (ma che fine hanno fatto tutte le stackeholder’s theory che discettavano, insinuanti e buoniste, sul ruolo sociale dell’impresa?) non c’è da aspettarsi granché di “sociale”.
Ma dagli amministratori pubblici sì. È il loro mestiere, in fin dei conti. Sembra invece che siano abilissimi a cinguettare continuamente fra loro di cose anche alte come morale, impegno, solidarietà ma siano negati a far funzionare gli articoli che propagandano.

Giulio Save Osservatorio per la Qualità della Vita

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USCIRE DALLA PALUDE!

Quello che manca per uscire dalla palude nella quale è piombata la discussione su Tirrenopower, e' un semplice corredo di dati oggettivi che diano forma a quella che in gergo tecnico si chiama "studio epidemiologico di un territorio". Nel servizio di Rai 3 Liguria, i cittadini vadesi sia pure con la cautela di non essere ripresi, hanno denunciato l'impressionante crescita di casi di tumori nelle loro famiglia

05 agosto 2009

2009/08/05 "I watt che contano sono quelli che non consumi........."Responsabilità globale: un battito d’ali di farfalla salverà il mondo"

Tratto da Panorama.it
I watt che contano sono quelli che non consumi


Si chiamano Negawatt e rappresentano l’elettricità che non ha bisogno di essere fornita grazie a una migliore efficienza energetica.

Uno studio appena pubblicato (Pdf) dalla società di consulenza McKinsey punta il dito proprio sull’efficienza eleggendola a miglior fonte di energia a basso costo per l’economia americana. Per poter attingere a questa risorsa apparentemente a portata di mano è però necessario adottare un approccio innovativo a livello nazionale.
Il rapporto si focalizza sul potenziale di miglioramento dell’efficienza per tutti gli usi energetici che non coinvolgono i trasporti.

Si parla quindi di edifici, aziende, apparecchi per uso privato, illuminazione e molto altro. Un programma organico che eliminasse gli ostacoli sulla strada dell’ottimizzazione potrebbe conseguire una riduzione del consumo di energia di circa il 23 per cento nel 2020, ovvero in poco più di dieci anni. Abbattendo al contempo oltre un miliardo di tonnellate di emissioni di gas a effetto serra ogni anno.

Ma per rendere tutto questo possibile servono investimenti in misure volte a migliorare l’efficienza che McKinsey quantifica in 520 miliardi di dollari per conseguire un risparmio di 1200 miliardi.

Da un migliore isolamento termico degli edifici a un uso più sensato delle apparecchiature elettriche, sono molti i provvedimenti utili. Le abitazioni private dovrebbero essere così in grado di realizzare il 35 per cento del risparmio energetico calcolato, il settore industriale ha le potenzialità per conseguirne il 40 per cento mentre il restante 25 per cento dipenderebbe dal settore commerciale.

Ma come si possono convincere i cittadini a fare la loro parte e a spendere di più oggi per isolare meglio la mia casa, o per illuminarla con lampadine ad alta efficienza, il cui prezzo è più alto di quelle a incandescenza?

Da noi la detrazione del 55 per cento sui lavori di ristrutturazione che comportano un risparmio energetico è stata al centro di molte polemiche, rischiava di saltare con la finanziaria, che invece ha solo modificato la modalità di presentazione delle domande.

Oggi la detrazione Irpef è salda al suo posto e c’è addirittura una proposta della Commissione Ambiente della Camera di renderla permanente. E le domande non sono mancate: 230.000 a fine 2008 con interventi agevolati per un valore di 3,3 miliardi di euro e detrazioni per circa 1,8 miliardi.

Più dell’idea di poter risparmiare in futuro molti soldini sulla bolletta elettrica, quindi, sembra sia un guadagno a breve termine a determinare le scelte verdi degli individui. Lo dice pure una ricerca (pdf) appena pubblicata dall’American Psychological Association.

E non solo di guadagno in termini monetari si tratta, ma semplicemente della necessità di vedere un miglioramento qualsiasi, anche di piccola entità nelle nostre tasche o nella qualità dell’aria, ma subito, piuttosto che aspettare per ottenere in futuro un guadagno o un miglioramento anche molto maggiore.

Il bello è potersi permettere entrambi.
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Tratto da Terranauta


Responsabilità globale: un battito d’ali di farfalla salverà il mondo

I comportamenti ormai sono globalizzati, nessun gesto può essere compiuto senza pensare alle sue conseguenze. Proviamo a partire per le vacanze con una diversa consapevolezza del noi, dell'altro e del pianeta.



di Daniela Mazzoli


Roma, Via di Torrevecchia: quando scendo in strada e attraverso le strisce con le bottiglie di plastica in una mano e sotto il braccio, e la busta con l’immondizia ordinaria nell’altra, molte delle macchine che con fastidio frenano a un millimetro dal mio corpo mi guardano con occhi un po’ sorpresi un po’ compassionevoli.

Quando, poi, infilo nel contenitore blu le bottiglie una a una si capisce proprio quello che pensano, una specie di vignetta gli si materializza sul cruscotto: sono un’allocca, una che guarda troppa televisione, che si lascia impressionare dai falsi allarmismi sulla storia dell’inquinamento e soprattutto una che crede davvero alla sorte di quei rifiuti separati.

Loro, invece, non hanno tempo né voglia di lavorare al posto del Comune, loro hanno già tanto a cui pensare tra figli, mutuo e bollette. La fatica di vivere diventa lasciapassare per qualsiasi comportamento inferiore alle norme di civile convivenza.

E si cullano nel pensiero, in realtà per niente consolatorio, che tanto alla fine quei rifiuti verranno mischiati di nuovo, in barba a tutto il nostro impegno, e nessuno rispetterà veramente la differenza di destinazione. Il cattivo funzionamento di tante cose in Italia, ma forse si dovrebbe dire di una certa Italia, ha indotto comprensibilmente i cittadini a un comportamento passivo prima, connivente poi rispetto all’etica dei comportamenti e alla sopraffazione altrui.


Dalle file in cassa al supermercato fino al parcheggio riservato agli invalidi l’istinto nazional-popolare è quello di fregare il prossimo, di passare avanti, di superare gli ostacoli abbattendo a gomitate i vicini. Colpa, certo, del fatto che troppe volte e per troppo tempo le irregolarità sono state compiute sotto gli occhi di tutti, registrate come metodo, acquisite come regola.

Un po’ come accade -ovviamente da sempre e ancora per molto tempo- con la questione dei raccomandati. Nessuno, davvero, per quanto finga un iniziale disappunto, si meraviglia ormai di una telefonata fatta a favore di qualcuno o di una parentela che giustifica la presenza di alcuni assunti al posto di qualcun altro.

Siamo serenamente abituati al fatto che le cose vanno in questo modo e non sia possibile invertire la rotta. Non sopravvive in noi la convinzione che un fondo di buonsenso e di giustizia possa averla vinta su tanti banali soprusi. Così, probabilmente, va anche per i piccoli comportamenti quotidiani. Non so se andando in vacanza -quando cioè siamo in un posto dove nessuno ci conosce e probabilmente non torneremo mai più- le cose possano migliorare.


Però, ecologicamente parlando, sarebbe “un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”, se il tempo di queste ferie lo usassimo per qualche opportuna riflessione sul destino nostro e dei vicini di casa, dei colleghi d’ufficio, dei parenti lontani, dei bambini del sud-est asiatico.

Insomma, con questo tempo a disposizione in più, potremmo permetterci di allargare un po’ la visione del nostro solitamente piccolo mondo e aumentare la consapevolezza che nessun futuro succederà singolarmente. Siamo e saremo sempre legati da un destino comune, in cui le conseguenze eventualmente negative ricadranno su chi non ha responsabilità dirette.

Naturalmente vale anche per il bene compiuto e la correttezza con cui si opera. Quindi modificando ciò che possiamo, intanto noi stessi, daremmo il via a una differenza migliorativa in grado di determinare cose anche molto lontane da noi. ...
Forse gli automobilisti che mi guardano tornare indietro a mani vuote e con aria soddisfatta non lo sanno, ma è la strada sotto le loro finestre che ho liberato dall’odore tossico della spazzatura.

Riflessione Estiva

Però, ecologicamente parlando, sarebbe “un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”, se un pò del nostro tempo durante queste ferie lo usassimo,come dicono i succitati articoli, per qualche opportuna riflessione su come "da cittadini" contribuire al cambiamento nell' ottica di influire positivamente sul nostro futuro e determinare scelte anche molto lontane da noi....