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20 marzo 2016

Sierra Club . Bisogna crederci . Siamo qui per vincere questa battaglia.

Stralcio in traduzione simultanea   dal  Sierra Club 
Articolo di Mary Anne Hitt  direttore della campagna 
Beyond Coal del  Sierra Club.

Risultati immagini per sierra club

Indianapolis. Nord Omaha. Memphis. San Antonio.  Sono alcune tra decine di comunità che portano avanti  una rivoluzione sul  modo in cui alimentare energeticamente  gli  Stati Uniti ,"una ribellione di base  per vincere la più grande vittoria  sul cambiamento climatico."...

 .....La campagna Beyond Coal, e' una rete di persone,  un open-source di più di 100 organizzazioni che hanno fermato la costruzione di 184 centrali a carbone proposte, hanno  causato  il ritiro di 190 impianti ,un terzo delle centrali a  carbone esistenti nella flotta a carbone degli Stati Uniti, ed hanno aperto  le porte per la distribuzione record di energia pulita come il vento e solare.

Come  direttore della campagna Beyond Coal presso il Sierra Club, sono stato giù in trincea, e ho anche avuto una vista dall'alto  di questo straordinario movimento. Abbiamo lavorato con decine di organizzazioni partner in quel movimento  definito "la più vasta, costosa ed efficace campagna durata  123 anni di storia del Sierra  Club, e forse  abbiamo fatto la storia del movimento ambientalista".
Nel 2002, ho lavorato in Appalachia dove  venivano proposte  nuove centrali elettriche a carbone. I sostenitori dell' ambiente  in tutti gli Stati Uniti che si sono trovati davanti  a queste  nuove centrali proposte hanno cominciato  a fare il punto  .
Il  risultato  è stato sconcertante.Più di 200 centrali a carbone erano sul tavolo  a livello nazionale. Se fossero state  costruite, sarebbe  stato davvero "game over" per il clima, il carbone avrebbe inghiottito  i  mercati futuri per l'energia pulita, e gli americani avrebbero dovuto sopportare  il peso di  50 e più anni di inquinamento dell'aria e dell'acqua.  
C'era una sola opzione: la lotta contro ogni singolo impianto proposto nella nazione. Col senno di poi, mi sembra ovvio. Questo era ciò che il movimento Al di là del carbone si è impegnato a fare, nonostante il fatto che, date le nostre risorse limitate e la potenza del settore del carbone , al momento, molti sostenitori e osservatori hanno pensato che la fissazione di un  cosi' grande obiettivo  era pazzesca.
Abbiamo  lavorato per fermare le aziende che per estrarre il  carbone  sottostante avrebbero fatto saltare in aria le montagne -una pratica nota come mountaintop removal nella mia regione in  Appalachia. Nel lavorare per combattere  le centrali a carbone proposte nella regione che avrebbero potuto  alimentare la domanda di più carbone estratto dalla cima delle montagne , ho incontrato persone  al di fuori dell' Appalachia colpite dal carbone e ho imparato che ovunque il carbone  venisse estratto, bruciato, o smaltito, la gente si ammalava, i bei posti venivano distrutti, e la democrazia ne stava  pagando il prezzo.

Una delle persone che ho incontrato era Bruce Nilles. Bruce stava lavorando per il Sierra Club come avvocato  di base  nell' Illinois, dove si era trovato a Ground Zero in quella che sarebbe poi   stata definita  la corsa al  carbone (coal rush). Ha iniziato a lavorare con i volontari  a sfidare più di una dozzina di nuove centrali a carbone proposte in Illinois. E stavano vincendo in una vera  battaglia e propria  come Davide contro Golia che ha ispirato molti  altri nella lotta-me compreso.


L'industria del carbone sembrava invincibile, e al momento avevamo  poche risorse-solo un aggregazione  disordinata di sostenitori e volontari impegnati. Abbiamo proceduto speditamente   per più di un decennio dopo la campagna iniziata nel 2002, e questo movimento ha  fatto annullare i progetti  di 184 centrali a carbone proposte, senza che i nuovi impianti venissero  costruiti.

La corsa del carbone è finita.
Nel 2010, la campagna ha avuto  l' importante successo di porsi l'obbiettivo del  ritiro delle  più vulnerabile tra le 500 centrali a carbone esistenti,tra quelle  che fornivano  il 50% dell'energia elettrica negli Stati Uniti. 
Il fatto che dato   l'invecchiamento   delle centrali a carbone della nazione non dovessero essere sostituite con una nuova flotta  ha portato gli operatori  degli impianti esistenti ad un scelta ,un bivio   : spendere soldi per soddisfare i moderni standard di salute e sicurezza o eliminarle  gradualmente.
                        
Il nostro obiettivo attuale è quello di vincere il ritiro di metà delle centrali a carbone americane entro il 2017 e sostituirli con energia pulita. Nel 2014, eravamo sulla buona strada. Quando abbiamo iniziato questa fase della campagna, nel 2010, la nazione stava ottenendo il 50 per cento della sua elettricità dal carbone. Nel 2015, l'importo è stato inferiore al 40 per cento. Delle   500 centrali a carbone della nazione, 190 e' stato annunciato che andranno in pensione, uno su ogni tre centrali a carbone degli Stati Uniti.  Questo non significa solo che si avra' meno carbonio meno  inquinamento  meno   smog e  mercurio, ma  significa anche  che l'industria che è stato il più grande ostacolo al passaggio della legislazione  a tutela del clima federale ora ha meno potere e influenza.
Mobilitare il potere di base è stata al centro della nostra strategia, perché fondamentalmente, queste sono tutte  campagne locali, ognuno con i suoi  peculiari decisori, comunità e punti di leva sui  leader di base locali  sul territorio . ....
L'evento di Los Angeles è stato parte di una ondata di annunci da costa a costa che le città stavano  andando oltre il carbone, e che le società elettriche stavano mandando in pensione le vecchie,inquinanti centrali a carbone. Bisogna aggiungere che le centrali a carbone sono la prima fonte  della nazione  non solo per  l'inquinamento da carbonio che sta gettando il clima nel caos, ma anche  per l'inquinamento di zolfo che provoca decine di migliaia di morti premature, attacchi di asma, e attacchi di cuore ogni anno, così come per  l'inquinamento da mercurio per il quale  ogni donna incinta negli Stati Uniti è messa in guardia dal suo medico. (L'esposizione in utero mette i bambini a rischio di problemi di sviluppo per tutta la vita come basso quoziente intellettivo.)
                                     
 Il Collegamento  di queste vittorie individuali nel quadro generale è un elemento chiave del nostro successo a lungo termine. La dimostrazione  che lo slancio nella lotta per il  clima è un elemento essenziale della campagna Beyond Coal. Più volte, abbiamo impostato un obiettivo aggressivo per girare l'angolo sui cambiamenti climatici, una volta  raggiunto,  poi si ampliava in  un obiettivo ancora più grande. .....
Come si è visto, non c'è niente di piu'  vincente di far nascere  un movimento e ispirare le persone a raggiungere ciò che sembra impossibile.
 La campagna Beyond Coal ha trovato  la giusta via di mezzo   dove le persone possono agire localmente, vincere le vittorie che contano sul  problema del clima, e applicare la loro saggezza collettiva  per puntare ancora più in alto. Si tratta di una strategia che sino a questo momento  ha  trasformato il settore elettrico e ridotto le emissioni di carbonio degli Stati Uniti.

 E siamo solo all'inizio.

E 'ora di smettere di spaventare la gente con visioni di un futuro apocalittico inevitabile ed e' fondamentale iniziare a credere  che, insieme, siamo effettivamente in grado di girare l'angolo sulle problematiche  del clima. 
Dopo tutto, non siamo qui solo per combattere il cambiamento climatico.
Siamo qui per vincere questa battaglia.
By Mary Anne Hitt

19 marzo 2016

Al referendum sulle trivelle del 17 aprile VOTA SI' . Si' un voto contro l’ipocrisia politica.

Tratto da  Greenreport

Referendum 17 aprile, sulle trivelle un voto contro l’ipocrisia politica

Ma allora, perché votare? La risposta è politica. Questo referendum darà un segnale importante alla politica italiana su quale sia la volontà dei cittadini in merito alla questione energetico ambientale. Ed è solo una battaglia all’interno della guerra al fossile. 


Quante concessioni sono?
Il referendum del 17 aprile ci chiederà di annullare il rinnovo delle sole concessioni minerarie esistenti all’interno delle dodici miglia dalla costa. Queste concessioni hanno allo studio progetti di rinnovo che altrimenti porterebbero allo sfruttamento fino all’esaurimento totale della risorsa. Con il sì, non si aspetterà l’esaurimento della risorsa ma semplicemente la scadenza della concessione. Per quanto riguarda le nuove concessioni così vicine alla costa, queste già dal 2013 sono state vietate.
Le concessioni esistenti entro le 12 miglia sono circa 20 (spesso una concessione fa riferimento a più pozzi,Figure 1): la maggior parte di esse riguarda l’estrazione di gas rispetto a quelle di petrolio, e le tre di maggiore rilievo sono il giacimento Guendalina (Eni) nel Medio Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) davanti all’Abruzzo e il giacimento Vega (Edison) al largo di Ragusa1. Le loro chiusure sarebbero progressive, al termine della data di scadenza delle concessioni e prevedibili entro i cinque – dieci – quindici anni.
Quanto pesano sulla bilancia energetica?
Molto poco. Senza entrare nella guerra di numeri attualmente in atto, l’Italia produce circa il 10% del gas e del petrolio che consuma; queste trivelle sono solo una parte della produzione, in rispettivamente del 2,1% per il gas e dello 0,8% per il petrolio2. Tutti contro le fossili, ma solo quando saranno esaurite
La dipendenza della nostra economia dalle fonti fossili non può essere eliminata, non nel breve termine, ma nemmeno si può tacere sull’ipocrisia della politica, che da oltre venti anni firma carte e fa promesse (da Kyoto 1994, alla Cop21 dello scorso dicembre) senza poi di fatto rallentare l’estrazione di risorse non rinnovabili e climalteranti. Anzi. Il decreto Sblocca Italia, di fatto, facilita la ricerca e l’ottenimento di nuove concessioni di coltivazione, trasferendo il potere autorizzativo dalle regioni al governo centrale. Di questi aspetti, infatti, trattavano gli altri cinque quesiti referendari proposti e poi bocciati dalla Corte Costituzionale3.
PERCHE' VOTARE ?
In definitiva, l’esito del referendum non altererà il prezzo dell’energia né distruggerà un settore occupazionale come spesso si sente dire dal fronte del no, e nemmeno ridurrà così sensibilmente il rischio da incidenti né influenzerà il settore turistico del paese. Altro effetto, probabilmente, avrebbe avuto una votazione di tutti e sei i quesiti proposti. Quindi, in un’ottica di graduale transizione verso un altro modello energetico, una manovra come quella proposta dal referendum sembra un cauto segnale di frenata. Niente a che vedere con la portata di un referendum contro il nucleare, il cui omologo nel campo degli idrocarburi sarebbe la proposta di moratoria delle trivellazioni nel Mediterraneo4. Ma allora, perché votare? La risposta è politica. Questo referendum darà un segnale importante alla politica italiana su quale sia la volontà dei cittadini in merito alla questione energetico ambientale. Soprattutto,
una sconfitta dei sì equivale a consegnare il paese alla strada del fossile, già segnata verso la massimizzazione dello sfruttamento dallo Sblocca Italia5.
La possibilità di scegliere che ci viene concessa è molto limitata, ma andando a votare in massa il segnale ai governanti andrà oltre la posta in palio. Ed è solo una battaglia all’interno della guerra al fossile. Anche in futuro ci sarà da tenere la guardia ben alta in tema energetico.

18 marzo 2016

Il sistema di comunicazione satellitare militare statunitense MUOS posto sotto sequestro

Tratto da  PeacelinK
Il sistema di comunicazione satellitare militare statunitense MUOS posto sotto sequestro

E lo Stato Italiano disse: "NO MUOS"

A Niscemi, a sud della Sicilia, la magistratura ha sequestrato l'impianto militare che sorge in violazione delle leggi dello Stato. E' la straordinaria vittoria di un movimento che ha saputo tenere assieme la tutela della legalità e la visione della nonviolenza.
14 marzo 2016 - Alessandro Marescotti
Il Mobile User Objective System (MUOS) è un sistema di comunicazione satellitare operante su bande UHF (Ultra High Frequency) al servizio del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Localizzazione del MUOS
A Niscemi, a sud della Sicilia, la magistratura ha sequestrato l'impianto militare che sorge in violazione delle leggi dello Stato. E' la straordinaria vittoria di un movimento che ha saputo tenere assieme la tutela della legalità e la visione della nonviolenza. 
Già nell'agosto del 2013 le telecamere di Peacelink erano andate a Niscemi, quando la polizia forzò un blocco di manifestanti per consentire il passaggio dei mezzi nella base americana. Già allora la situazione era paradossale: veniva dato ordine di far passare dei mezzi per realizzare ciò che oggi lo Stato pone sotto accusa. 
Allora i cittadini fronteggiavano lo Stato rappresentato dal Governo. Era lo Stato dell'imperio, della volontà calata dal'alto.

Oggi lo Stato si manifesta invece non nelle forme dellimperio ma in quelle della legalità: emerge un altro Stato. Quello che rappresenta il bisogno di interpretare e dare esecuzione alle leggi che stanno alla base del convivere civile e pacifico.Le basi del sistema satellitare militare MUOS gestito dagli Stati Uniti
Ed ecco l'accusa: abuso edilizio nella realizzazione di infrastrutture militari costituenti il sistema radar Usa Muos.
Ricostruiamo i fatti più recenti.
Il 7 marzo 2016 la Procura di Caltagirone ha chiuso le indagini preliminari, citando in giudizio sette persone. "Nelle stesse ore - scrive Rosy Battaglia, di Cittadini Reattivi - la Corte di Cassazione di Caltanissetta ha depositato le motivazioni della sentenza di sequestro dell’impianto con cui aveva rigettato il ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato, per conto del Ministero della Difesa, contro la decisione del gip di Caltagirone che, a inizio aprile 2015, accettò la richiesta della Procura di apporre i sigilli all’impianto satellitare di Niscemi".
Il prossimo 20 maggio è attesa la prima udienza. A comparire in tribunale saranno sette persone (un dirigente della regione Sicilia e sei imprenditori) accusate di abuso edilizio e violazione delle leggi ambientali.
Secondo l'accusa sostenuta dal procuratore Giuseppe Verzera, avrebbero realizzato l'impianto "senza la prescritta autorizzazione, assunta legittimamente o in difformità da essa". Ed avrebbero "eseguito e facevano eseguire i lavori, insistenti su beni paesagistici, all'interno della riserva orientata denominata Sughereta di Niscemi, in zona A, di inedificabilità assoluta, in un sito di interesse comunitario".
"Il verdetto - dichiara Daniela Ciancimino, avvocato di Legambiente Sicilia - serve a tutelare sia la natura che la salute dei cittadini, che vengono riconosciuti dalla Cassazione come diritti inalienabili. Tale decisione, quindi, può considerarsi una vittoria per i comitati che sin dal primo giorno si sono opposti alla realizzazione dell'impianto. In questo modo, infatti, non solo si può salvare una riserva naturale dal valore inestimabile, ma si confermano le perplessità sollevate dagli attivisti locali, ovvero l'impossibilità di realizzare un mostro all'interno della Sughereta di Niscemi, zona di inedificabilità assoluta. La Cassazione, inoltre, evidenzia, ancora una volta, i rischi per i cittadini esposti alle onde elettromagnetiche".
Il 20 maggio si apre una nuova pagina per la legalità e la pace.
Il movimento per la pace, che per tanto tempo ha sfidato la guerra e i suoi preparativi, oggi ha la maturità e la preparazione per farlo sul terreno non solo dei principi ma anche su quello della legalità. Tanto che persino lo Stato della legalità è adesso dalla sua parte. Contro lo Stato dell'imperio.
Note:Per approfondimenti
Lo Stato contro lo Stato e l’illegalità del M.U.O.S.
http://www.cittadinireattivi.it/2016/03/11/il-muos-si-accende/

Per contatti http://nomuos.org/it

17 marzo 2016

WWF:un mondo totalmente alimentato da energia pulita e rinnovabili entro il 2050 è possibile e imperativo

Domani  19 marzo 

Earth Hour, l'Ora della Terra

ore 20:30 


Spegniamo le luci per 
accendere il cambiamento.

Earth Hour 2016, la sfida del Wwf: luci spente per un’ora in tutto il mondo per un futuro sostenibile






Tratto da WWF
 / ©: WWF Italia
100% di rinnovabili, è possibile
© WWF Italia

Clima ed Energia

La visione del WWF: un mondo totalmente alimentato da energia pulita e rinnovabili entro il 2050 è possibile e imperativo

L’attuale modello di sprechi e disuguaglianze sul nostro pianeta è insostenibile: le energie non rinnovabili (come il petrolio, il carbone, l’uranio e il gas naturale) sono sempre più scarse e aumenta il costo ambientale della loro estrazione e del loro uso.

Le fonti energetiche rinnovabili devono diventare l’unica fonte di energia e sostituire i combustibili fossili,
principale causa del cambiamento climatico. Tuttavia, le fonti rinnovabili non sarebbero sufficienti a sostenere lo stile di vita energivoro e dissipatore dei paesi occidentali. Perciò dobbiamo, nel contempo, modificare le nostre case, i nostri trasporti, il nostro modo di produrre e consumare, il nostro rapporto con la natura.
Il WWF ritiene che entro il 2050 tutte le esigenze mondiali di energia possano essere alimentate in modo pulito, rinnovabile ed economico. Per dimostrarlo, ha redatto “The EnergyReport”  che affronta in modo globale il problema del bisogno di energia, inclusi i trasporti, e il modo di renderla adeguata, sicura e disponibile a tutti.
 
L’Energy Report  dimostra che in quattro decenni potremmo avere delle economie floride e una società interamente alimentata da energia pulita, a basso costo e rinnovabile, nonché una qualità della vita decisamente migliore – riducendo così in modo drastico le preoccupazioni sulla sicurezza dell’energia, l’inquinamento e, non certo da ultimo, per i cambiamenti climatici catastrofici.

L’efficienza e il risparmio energetico nelle costruzioni, nei veicoli e nell’industria costituiscono gli ingredienti fondamentali, insieme ad un aumento delle esigenze energetiche soddisfatto da elettricità (per esempio i trasporti) prodotta da fonti  rinnovabili e fornita da reti di distribuzione efficienti e intelligenti (smartgrids).

Il rapporto del WWF esclude la necessità del nucleare a livello globale e non considera tale tecnologia necessaria per fare a meno dei combustibili fossili.

La Liguria potrebbe dimezzare le emissioni di gas serra
Scritto da
Giovedì, 28 Gennaio 2016 
La Liguria potrebbe dimezzare le emissioni di gas serraNei prossimi 15 anni in Liguria, in termini di sola occupazione diretta, potrebbero nascere oltre 4.500 nuovi posti di lavoro dalla transizione verso un modello green e low carbon dell’economia, con particolare riguardo allo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica; tale sviluppo richiederebbe investimenti medi annui pari a 391…
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IRENA: raddoppiando le rinnovabili si otterrebbero risparmi miliardari su inquinamento e climate change.

Tratto da Rinnovabili.it

IRENA: raddoppiando le rinnovabili si otterrebbero risparmi miliardari
Duplicare la quota di green energy a livello mondiale potrebbe far risparmiare fino a 4000 miliardi grazie alle spese evitate su inquinamento e climate change
“Chi più spende, meno spende recita” un proverbio popolare. Massima fatta propria da IRENA, l’agenzia internazionale per le energie rinnovabili che, calcolatrice alla mano, ha stimato quanto si potrebbe risparmiare investendo massicciamente nelle green energy.

Secondo il documento REmap: Roadmap for a Renewable Energy Future rilasciato dall’Agenzia oggi a Berlino, se raddoppiassimo le fonti rinnovabili nel mix energetico mondiale, entro il 2030 potremmo risparmiare fino a 4200 miliardi di dollari, altrimenti spesi nella lotta all’inquinamento e al climate change. E la cifra è ben 15 volte superiore ai costi necessari per attuare questa duplicazione dell’energia pulita.


Il documento, nella sua seconda edizione, fornisce una tabella di marcia per portare le green energy dall’attuale 18% del mix a un 36% nei prossimi 14 anni.

“Riuscire a raddoppiare la quota non è solo possibile, ma è anche conveniente”, afferma il direttore generale IRENA Adnan Z. Amin. “REmap mostra che questo [obiettivo] non rappresenta solamente la via più economica, ma anche quella più consapevole sotto il profilo ambientale e sociale. Si creerebbero nuovi posti di lavoro e si salverebbero milioni di vite, mettendoci sulla strada giusta per limitare l’aumento della temperatura globale a due gradi, come concordato a Parigi”.

La nuova edizione della tabella di marcia targata IRENA allarga la sua analisi a 40 paesi che oggi rappresentano l’80 per cento del consumo energetico globale. Secondo il rapporto, è innegabile che fin’ora siano stati compiuti grandi passi avanti per aumentare le fonti rinnovabili nel settore energetico, al punto da essere ormai in grado a coprire il 30% della produzione elettrica mondiale per il 2030 (attualmente la quota è al 23%).

rinnovabili

Se si investisse nel raddoppio sopracitato, il dato di produzione elettrica “verde” crescerebbe oltre il 50 per cento....
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La ‘Terra dei fuochi’ colpisce ancora :Ciao Benedetta, altro piccolo angelo vittima di questa terra martoriata e dimenticata .

resizer

Tratto da Casertatoday

La ‘Terra dei fuochi’ colpisce ancora: muore bambina di sei anni

Quante vittime, quante ancora ne dovranno morire. ...
Un ‘epidemia senza fine che colpisce grandi, ma sopratutto bambini. 
La piccola Benedetta, malata ormai da tempo non ce l’ha fatta, ha perso la sua battaglia, ma metaforicamente parlando è come se l’avessimo persa tutti.
Ieri sono stati celebrati i funerali per dare l’ultimo saluto alla piccola. 
Ciao Benedetta, altro piccolo angelo vittima di questa terra martoriata e dimenticata da tutti.

In finale al Video Festival Imperia" Il Documentario Tirreno Power" di Daniele Ceccarini e Paola Settimini

Tratto da La Spezia Oggi 


LA SPEZIA – Una bella soddisfazione per Daniele Ceccarini e Paola Settimini Che con il documentarioTirreno Power, l’inchiesta giudiziaria e gli impatti del carbone sono arrivati In finale al prestigioso Video Festival Imperia, giunto quest’anno alla sua undicesima edizione.

“Questa è la storia della centrale a carbone di Vado Ligure, di chi è stato costretto a viverci sotto per una vita, la storia dei bambini che giocavano a pochi metri dagli impianti perché nessuno ha avuto mai il coraggio di raccontar loro la verità“.

Il festival, che si svolgerà dal 26 al 30 aprile, ha visto la partecipazione di 1654 opere provenienti da 90 Paesi. Il documentario Tirreno Power, l’inchiesta giudiziaria e gli impatti del carbone verrà proiettato nel corso della terza giornata del festival, precisamente il 28 aprile alle ore 21. I vincitori di tutte le categorie verranno poi decretati l’ultimo giorno di festival, il 30 aprile, nel corso del Gran Gala finale.

16 marzo 2016

Nuovo rapporto dell'OMS: nel mondo sono oltre 12 milioni le morti per inquinamento ambientale

 Tratto da Qualenergia


OMS: nel mondo sono oltre 12 milioni le morti per inquinamento ambientale


Una morte su quattro a livello mondiale è causata da fattori di rischio ambientale.
Sono 12,6 milioni le morti attribuibili all’inquinamento ambientale. In Europa nel 2012 l'inquinamento ha provocato 1,4 milioni decessi prematuri. Il nuova rapporto dell'OMS.
Secondo il nuovo rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), la stima delle morti attribuibili all’inquinamento ambientale è di 12,6 milioni: una morte su quattro a livello mondiale è determinata da fattori di rischio ambientale legati al luogo in cui si vive o si lavora. Nel report del World Health Organization, ''Preventing disease through healthy environments: a global assessment of the burden of disease from environmental risks'' (pdf), ad esempio in Europa, nel 2012, l’esposizione a fattori di rischio ambientale è costata la vita a 1,4 milioni di persone. I fattori di rischio ambientale come l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, le esposizioni chimiche, i cambiamenti climatici e le radiazioni ultraviolette, contribuiscono all'insorgenza di più di 100 malattie e danni alla salute.
Nel rapporto emerge che i più esposti ai fattori di rischi ambientali sono i bambini al di sotto dei 5 anni e gli adulti di età compresa fra i 50 e i 75 anni. Ogni anno quindi 1,7 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni e 4,9 milioni di adulti perdono la vita per cause che potrebbero essere evitate grazie ad una migliore gestione dell’ambiente. I bambini sono maggiormente colpiti da infezioni delle basse vie respiratorie e dalle malattie diarroiche, mentre le persone anziane sono le più esposte a malattie non trasmissibili.
Analizzando le diverse regioni del mondo, il rapporto dell’Oms rileva che nel 2012 i paesi a basso e medio reddito del Sud-Est asiatico e le regioni del Pacifico Occidentale hanno registrato il numero più alto di morti legate all’inquinamento ambientale, con un totale di 7,3 milioni di decessi, la maggior parte dei quali legati all''inquinamento dell’aria: 2,2 milioni di morti ogni anno in Africa; 847mila decessi all''anno nella Regione delle Americhe; 854mila decessi ogni anno nella Regione Mediterranea dell’Est; 1,4 milioni di morti ogni anno in Europa; 3,8 milioni di morti ogni anno nella Regione del Sud-est asiatico; 3,5 milioni di morti ogni anno nella Regione del Pacifico Occidentale.
Osservando oltre 100 categorie di malattie e di danni alla salute, dal rapporto si nota che la stragrande maggioranza dei decessi correlati ai rischi ambientali sono dovuti a malattie cardiovascolari, come ictus e cardiopatie ischemiche.
  1. Ictus - 2,5 milioni di morti ogni anno
  2. Cardiopatie ischemiche - 2,3 milioni di morti ogni anno
  3. Lesioni involontarie (ad esempio morti per incidenti stradali) - 1,7 milioni di morti ogni anno
  4. Tumori - 1,7 milioni di morti ogni anno
  5. Malattie respiratorie croniche - 1,4 milioni di morti ogni anno
  6. Malattie diarroiche - 846mila decessi all’anno
  7. Infezioni delle vie respiratorie - 567mila decessi all’anno
  8. Condizioni neonatali - 270mila decessi all’anno
  9. Malaria - 259mila decessi all’anno
  10. Lesioni volontarie (ad esempio suicidi) - 246mila decessi all’anno
Attualmente, l’Oms è impegnata a lavorare con i Paesi per lo sviluppo di politiche mirate a ridurre l’inquinamento dell’aria, sia all'esterno che all’interno delle abitazioni e durante la prossima Assemblea mondiale della sanità a maggio, presenterà una road map per guidare la risposta globale da parte del settore sanitario nel ridurre gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico sulla salute.

15 marzo 2016

Health and Environment Alliance-Balcani : studio, centrali carbone costano 8,5 mld a salute

Tratto da  ANSA 

Balcani: studio, centrali carbone costano 8,5 mld a salute

Associazione europea Health and Environment Alliance



(ANSA) - BRUXELLES - L'inquinamento dell'aria provocato dalle centrali a carbone esistenti nei Balcani occidentali ha un costo fino a 8,5 miliardi di euro l'anno per la salute pubblica. Le prime stime su questo fronte arrivano da un nuovo rapporto pubblicato dall'associazione europea Health and Environment Alliance (HEAL).
"Il nostro nuovo rapporto quantifica gli enormi costi per la salute associati alla produzione di energia delle centrali a carbone nei Balcani occidentali, e sfata il mito che il carbone sia la tipologia di energia che costa meno" afferma Anne Stauffer, vice direttore di HEAL.
Il calcolo si basa sui costi legati all'inquinamento dell'aria dalle centrali elettriche a carbone, che includono morti premature, degenze ospedaliere legate a malattie respiratorie e cardiovascolari, nuovi casi di bronchite cronica e problemi respiratori, uso di farmaci e giorni di attività limitata provocata dalla malattia, inclusi i giorni lavorativi persi.
La regione ospita sette delle centrali energetiche a carbone più inquinanti in Europa. Il rapporto include Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia. L'Albania, normalmente inclusa nella regione, è stata esclusa perché non ha centrali a carbone.
I costi per la salute evidenziati dal documento, secondo HEAL, dovrebbero comportare un ripensamento delle politiche Ue nei confronti della regione. (ANSA)

13 marzo 2016

Silurato don Palmiro Prisutto....Si mobilitano i cittadini

Tratto da Isola Pulita

Silurato don Palmiro Prisutto....

Il sacerdote di Augusta che da sempre si batte contro l’indifferenza di media e istituzioni dinnanzi al dramma dell’inquinamento del polo petrolchimico siracusano verrà rimosso. Si mobilitano i cittadini che hanno aperto una pagina Facebook in suo sostegno e che parlano apertamente di poteri forti a cui il prete non va giù…
Ha già più di mille fan la pagina Facebook aperta qualche giorno fa in sostegno di Don Palmiro Prisutto, sacerdote di Augusta da sempre impegnato contro la piaga dell’inquinamento ambientale nel “triangolo della morte” di Augusta-Priolo-Melilli.  Un sacerdote ‘speciale’ che, senza alcun timore, negli anni, ha denunciato l’indifferenza delle istituzioni e dei media nei confronti di un’area martoriata da tumori e malformazioni neonatali.
Una situazione drammatica che il sacerdote non ha esitato a definire “olocausto industriale”........A lui sono andati diversi riconoscimenti -come il premio Nenni 2015-  che hanno tributato onore al suo impegno civile e cristiano.
......Un prete coraggioso, un prete vero. Un prete troppo scomodo? Così pare. E’ notizia di questi giorni, infatti, che il vescovo di Siracusa, Salvatore Pappalardo, ha chiesto le sue dimissioni. Da qui la protesta dei cittadini di Augusta e dintorni che hanno aperto la pagina Facebook e che per domani hanno organizzato un flashmob. 
In pochi credono alle voci che parlano di dissapori con le confraternite locali. E non è difficile capire perché.
“Per chi non è di Augusta (SR), Don Palmiro Prisutto, sacerdote augustano, da circa trent’anni, combatte contro la piaga dell’inquinamento ambientale, nel “triangolo della morte”, Augusta-Priolo-Melilli, l’alta mortalità di cancro e l’alta incidenza di natalità con malformazioni- – si legge sulla pagina Facebook Io sto con Don Palmiro Prisutto–.....Continua a leggere qui

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Si terrà oggi, dalle 18 in piazza Duomo ad Augusta, il flash mob di solidarietà nei confronti di Padre Palmiro ...