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08 agosto 2019

Giovanni Ghirga :La valutazione parziale del danno causato dall’incenerimento dei rifiuti

Tratto da  Centumcelle

La valutazione parziale del danno causato dall’incenerimento dei rifiuti

CIVITAVECCHIA – Dal Dottor Giovanni Ghirga, riceviamo e pubblichiamo:
“Innanzi tutto, si parla di valutazione parziale perché per danni di particolare importanza quali quelli genetici, epigenetici e neuro comportamentali, una causa-effetto è molto difficile da determinare sia per il numero estremamente elevato di agenti chimici che ne potrebbero essere responsabili che per la loro possibile interferenza anche a dosi minime nel provocare una patologia.
Rabl, Spadaro e Zougnaib, ricercatori della famosa Ecole des Mines di Parigi, hanno pubblicato sulla nota rivista internazionale, Waste Management & Research un articolo dal titolo “Impatti sull’ambiente e costi dello smaltimento dei rifiuti solidi: un paragone tra l’incenerimento dei rifiuti ed il loro smaltimento in discarica”. Questo lavoro è diventato il punto di partenza per gli studi costi/benefici del trattamento dei rifiuti tramite inceneritori e discariche (doi.org/10.1177/0734242X07080755).
Lo studio, effettuato da autori di particolare rilievo ed esperienza internazionale, ha cercato di determinare i costi per la società, in termini economici, per tonnellata di rifiuti smaltiti attraverso le due metodologie prese in esame.
Gli autori per la loro valutazione del danno hanno utilizzato tutta l’esperienza racchiusa nei risultati del progetto ExterneE della Commissione Europea. Negli ultimi 25 anni c’è stato un notevole progresso nell’analisi dei costi per i danni ambientali ed alla salute provocati dalle emissioni di inquinanti. Il progetto della Commissione Europea ExterneE (European Research Network) ha coinvolto 50 centri di ricerca in oltre 20 paesi e, attraverso studi di particolare rilievo scientifico quali lo “European Environment and Health Strategy”, lo “Environmental Technologies Action Plan” ed il “Clean Air for Europe” (CAFÉ) programme, ha prodotto una metodologia che è diventata il metodo di riferimento per la valutazione del danno da inquinamento.
Nello studio in esame gli autori francesi hanno rilevato che, se si escludono le spese per la produzione di gas serra quali la CO2, la CH4 e gli N2O, oltre il 95 % dei costi esterni è causato da danni alla salute, in particolare dalla mortalità. La morbilità, soprattutto la bronchite cronica, l’asma bronchiale, i giorni di lavoro persi, i ricoveri ospedalieri ecc., rappresentano circa un terzo dei costi del danno da polveri PM10, NOx ed SO2.
Secondo i risultati della ricerca, LA COMBUSTIONE DI UNA TONNELLATA DI RIFIUTI, IN TERMINI DI DANNI ALLA SALUTE ED ALL’AMBIENTE, POTREBBE ARRIVARE A COSTARE CIRCA 21.2 EURO.
Questi costi per ogni tonnellata di rifiuti bruciati, possono scendere paradossalmente fino a 4.5 euro se compensati con il recupero di energia, calore e materiali. Tuttavia, il caro prezzo per la mortalità e la morbilità rimane invariato.
Oltre ai gravi danni dell’effetto serra, l’aumento della CO2, causando l’incremento sia della temperatura che del vapore acqueo, fa salire i livelli dell’ozono terrestre. Quest’ultimo compromette la funzionalità polmonare, irrita le vie respiratorie e sembra essere la chiave dell’aumento delle morti per cause cardiovascolari durante le ondate di calore (Occup Environ Med 2007).
Ad ogni aumento di un grado Celsius di temperatura corrispondono circa 1000 decessi per inquinamento e 20 – 30 nuovi casi di cancro. Il 40 % di queste morti è causata dall’ozono, mentre il resto è probabilmente causato dalle polveri sottili che aumenterebbero in seguito alla capacità della CO2 di aumentarne la stabilità, l’umidità ed i feedback biogenici (Geophysical Research Letters, 2008).
Sempre secondo lo studio di Rabl, L’INCENERIMENTO ANNUO DI 400.000 TONNELLATE DI RIFIUTI POTREBBE, DI CONSEGUENZA, COMPORTARE UNA SPESA PER DANNI ALLA SALUTE ED ALL’AMBIENTE DI CIRCA OLTRE 8.000.000 DI EURO. DOPO 20 ANNI DI ATTIVITÀ, I COSTI POTREBBERO ESSERE PARI A 160.000.000 DI EURO.
L0 SMALTIMENTO DI UNA TONNELLATA DI RIFIUTI IN DISCARICA, IN TERMINI DI DANNI ALLA SALUTE ED ALL’AMBIENTE, ARRIVA INVECE A COSTARE 12.8 EURO.
Inoltre, inquinanti emessi dalla combustione dei rifiuti, quali metilmercurio, arsenico e piombo, anche in quantità ritenute non tossiche, sono responsabili di danni al sistema nervoso in via di sviluppo che si esprimono in patologie conclamate e sintomi sempre più diffusi quali il ritardo del linguaggio la riduzione del quoziente intellettivo, disturbi dell’attenzione, fini turbe della coordinazione motoria e modifiche del comportamento (aggressività) che hanno spinto alcuni ricercatori della Harvard School of Public Health a lanciare l’allarme circa una “Pandemia Silenziosa” che sta lentamente minando la salute e il futuro dei nostri figli. E’ quasi superfluo sottolineare che a fronte di simili rischi, concernenti le generazioni future, qualsiasi valutazione di tipo energetico o economico DEVE passare in secondo piano (Lancet, Granjeau) (Sci Tot Environment, Ghirga).
Adesso che, anche se in modo parziale, si può scientificamente valutare anche il danno causato dalla combustione dei rifiuti, a fronte di valide alternative che non provocano impatti sanitari ma che, anzi, possono creare numerosi, nuovi posti di lavoro, la popolazione deve iniziare ad intraprendere percorsi legali che abbiano come scopo anche la richiesta di risarcimento del danno”.
Dr. Giovanni Ghirga – Pediatra, Membro del Comitato degli Esperti di ISDE Italia

13 luglio 2018

Civitavecchia, rifiuti a Torre Nord: Enel smentisce e la Regione pure.......

Roma, i rifiuti a Civitavecchia: bruciati nella centrale Enel a carbone
di Donato Robilotta
Emergenza rifiuti, la soluzione che covava sotto la montagna di immondizia che copre Roma diventa ufficiale: il Css, il combustibile solido secondario ottenuto dopo la separazione di vetro, metalli, inerti e organico, verrà bruciato nella centrale Enel di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia e nei cementifici di Colleferro e Guidonia.

Era scritto nella delibera di giunta sul fabbisogno, la 199 del 2016, e interventi vari ma ora dalla Pisana arriva la conferma ufficiale. Ma andiamo con ordine su questa vicenda dell’emergenza rifiuti che ha fatto impazzire la maionese con i vertici della Regione e del Campidoglio che invece di rendere le dovute decisioni se le danno di santa ragione giocando a scaricabarile......
Leggi tutto qui

12 luglio 2018

Termovalorizzatori ed effetti sulla salute dei bambini

Due interessanti immagini tratte da Facebook del Medico Isde Giovanni Ghirga per rinfrescare la memoria sulle problematiche dell'incenerimento.


17 luglio 2017

Danno ambientale e bonifiche

Tratto da Reteambiente

News - Aggiornamento normativo

Danno ambientale e bonifiche

Risultati immagini per Danno ambientale,
Milano, 17 luglio 2017 - 

Danno ambientale, legittima norma nazionale più severa dell'Ue

(Francesco Petrucci)

Non è contraria ai principi della direttiva 2004/35/Ue sul danno ambientale una norma di uno Stato membro che preveda una responsabilità "rafforzata", più severa di quella europea

Lo ha disposto la Corte di Giustizia Ue nella sentenza 13 luglio 2017, causa C-129/16 su un inquinamento causato da incenerimento illecito di rifiuti. In risposta alla questione pregiudiziale posta da un Giudice ungherese la Corte Ue ha chiarito la rispondenza ai principi della direttiva 2004/35/Ue in materia di danno ambientale della legge ungherese in materia. Per i Giudici, l'articolo 16 della direttiva 2004/35/Ue autorizza gli Stati membri a disporre misure di tutela "rafforzata" in materia di danno ambientale, come quella della legge in questione che identifica, oltre agli utilizzatori dei fondi su cui è stato generato l'inquinamento illecito, un'altra categoria di persone solidamente responsabili del danno, ossia i proprietari di detti fondi, senza che occorra accertare l'esistenza di un nesso di causalità tra la condotta dei proprietari e il danno constatato.

La normativa ungherese prevede che i proprietari di beni immobili per evitare di essere ritenuti solidalmente responsabili, debbano sorvegliare il comportamento degli utilizzatori dei loro beni e segnalarli all'Autorità competente in caso di danno ambientale o minaccia di tale danno. Tale principio, come quello della connessa prevista sanzione per inadempimento, sono in linea con la direttiva 2004/35/Ue rafforzandone il regime di responsabilità.

03 febbraio 2016

Vincenzo Migaleddu :ISDE Italia intende ribadire la propria ferma contrarietà all’ampliamento della pratica dell’incenerimento dei rifiuti.

Risultati immagini per isde


Riceviamo  dal Presidente  ISDE Italia  Roberto Romizi una nota a cura del Dottor Vincenzo Migaleddu, referente ISDE Sardegna, sul DPCM (attuativo dell'art. 35 del Decreto Legge n. 133/2014) presentato dal Governo nella conferenza Stato regione del 20 Gennaio 2016.
In relazione al DPCM (attuativo dell'art. 35 del decreto legge n. 133/2014) presentato dal governo Renzi nella  conferenza Stato Regione  del 20 gennaio  2016, ISDE Italia intende ribadire la propria ferma contrarietà all’ampliamento della pratica dell’incenerimento dei rifiuti, quale emerge dal Decreto, ricordando che la posizione dell’Associazione è già stata compiutamente espressa in un proprio  Position Paper.

In particolare si sottolinea che nel DPCM :
·        nonostante il fatto che in molte regioni sia in diminuzione  la quantità dei rifiuti prodotta  e sia in aumento la raccolta differenziata la bozza del DPCM  continua a puntare sugli inceneritori che da “industrie insalubri di 1° classe” vengono definiti “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente ”.
·        la Direttiva 2008/98/CE, del 2008 (recepita con il D.LGS 205/2010 )  riporta chiaramente la gerarchia nello smaltimento dei rifiuti e definisce il recupero della materia attraverso il riciclo come la forma più efficiente di recupero energetico e ciò nel rispetto dell’ambiente e della salute delle persone.
·        l’attuale sistema di incenerimento contribuisce solo per 1,4% alla produzione di energia elettrica che risulta  è quindi del tutto marginale. Gli inceneritori sono impianti complessi e costosi, che una volta costruiti necessitano per decine di anni di un flusso costante di rifiuti per ammortizzarne il costo e che godono di forme di incentivazione a carico degli stessi cittadini che poi ne subiscono le nefaste conseguenze sia per la propria salute che per il territorio di vita.
·        rispetto alla bozza dell’Agosto 2014 si registra una riduzione da 12 a 9 impianti ed in tre regioni del Nord non vi saranno nuovi inceneritori (Piemonte, Veneto e Liguria),  ma sono penalizzate le regioni Sud  e le isole  dove dovrebbero essere  localizzati 8 dei nuovi impianti. In Sardegna, oltre al potenziamento dei due inceneritori esistenti – già in carenza di rifiuti per l’elevata racconta differenziata raggiunta nell’isola- se ne prevede uno nuovo e, nonostante il richiamo normativo al principio di prossimità ( il rifiuto va gestito dove è stato prodotto) si superano i vincoli territoriali e si prospetta un ulteriore aggravio del traffico pesante per il  “pendolarismo” dei materiali destinati ad incenerimento.
·        si  continua ad equiparare  il rifiuto urbano indifferenziato (senza pre trattamento)  al secco risultante dai trattamenti di stabilizzazione  imposti  dalla Normativa Comunitaria e da eseguirsi prima di qualsiasi forma di smaltimento. Gli interessi delle lobby degli  inceneritoristi  sono in antitesi  con la raccolta differenziata, il riciclo ed  i trattamenti di stabilizzazione, in contrasto quindi con la Direttiva 2008/98/CE.  
·        dal punto di vista sanitario, l’incenerimento è senza dubbio il peggior modo di trattare i rifiuti, perché ne riduce solo il volume. Per di più, questa pratica da un solo tipo di scarto ne genera tre (aeriformi, liquidi, solidi), ciascuno dei quali contenente sostanze tossiche, mutagene e cancerogene. A loro volta, le frazioni liquide e solide devono essere smaltite, mentre quella aeriforme viene direttamente smaltita nell’atmosfera, che viene così trasformata in una sorta di discarica per rifiuti speciali pericolosi.
ISDE Italia auspica che i Governatori  delle Regioni sappiano,  da un lato,  andare oltre le dichiarazioni di principio attuando concretamente nei territori di competenza una corretta gestione  dei rifiuti e dall’altro siano in grado di  richiamare con fermezza  il governo centrale al rispetto delle normative UE specialmente quando queste vanno nella direzione della difesa degli interessi collettivi in materia ambientale e sanitaria.     





30 ottobre 2012

Incenerimento nei cementifici... Siamo alla frutta?

Tratto da  Rinascita.eu

Incenerimento nei cementifici... Siamo alla frutta


L’incubo dei comitati ambientalisti di tutta Italia, sta per divenire realtà. I rifiuti, tra non molto, potranno essere bruciati nei cementifici. Ciò che non è riuscito ai governicchi politici dell’ultimo quindicennio, soprattutto per l’opposizione dei gruppi civici di tutela ambientale, sta per essere messo a punto dal governo “tecnico” (mai legittimato dal popolo) dei professori , con il timbro in calce del ministro dell’Ambiente Corrado Clini. “Per mettere fine ai costosissimi viaggi all’estero, per eliminare i rifiuti prodotti”, queste le motivazioni ufficiali; per fare un bel regalo ai signori del cemento, fregandosene della salute dei cittadini,...

 
Tratto da Zeroemission
Via libera ai Combustibili solidi secondiari nei cementifici

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il provvedimento che permette ai cementifici di utilizzare i rifiuti solidi per le attività di produzione del cemento
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare, su proposta del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, un provvedimento per l'individuazione delle condizioni di utilizzo dei combustibili solidi secondari, in parziale sostituzione di quelli tradizionali...Leggi tutto

30 settembre 2011

1)Oggi giornata mondiale contro l'incenerimento 2)Bruxelles, Commissione Ambiente: ufficializzata la messa in mora per l’Italia 3)Le indicazioni sull’energia per il futuro governo

Tratto da la Voce dell'Emergenza

Giornata mondiale contro l’incenerimento: il calendario degli eventi


Oggi  è la Giornata mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti. “Stop ai finanziamenti per l’energia sporca”: i cittadini preferiscono che il finanziamento pubblico sia diretto a realizzare le soluzioni per il riciclo dei rifiuti, e non per inceneritori e discariche. Il 30 settembre 2011, la Zero Waste Italy aderisce alla Giornata Mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti.
Gruppi di cittadini in tutto il mondo stanno facendo pressione sui loro governi per indirizzare le scarse risorse economiche a sostegno della comunità, non per finanziare inceneritori e discariche, ma per rafforzare misure per l’occupazione e destinare fondi per la risoluzione di problemi quali i cambiamenti climatici, i rifiuti tossici e l’inquinamento.
In occasione della Giornata Mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti, indetta per il 30 settembre, gruppi affiliati a GAIA (Alleanza Globale per le Alternative all’incenerimento) richiamano l’attenzione sull’uso improprio di fondi pubblici per pagare o sovvenzionare progetti di inceneritori o discariche, che sono noti per gli scarichi pericolosi e inquinanti, compresi i gas ad effetto serra, responsabili del surriscaldamento del pianeta.
L’incenerimento è molto costoso, crea pochi posti di lavoro, spreca energia, fa ritardare la lotta contro il riscaldamento globale, distrugge risorse limitate e non è sostenibile. È scandaloso che il denaro pubblico debba sostenere questo settore.
Non abbiamo né i soldi né tempo da perdere per percorrere questa strada che porta ad un vicolo cieco. Il denaro pubblico dovrebbe essere speso per uno sforzo significativo nell’orientare la nostra società usa e getta verso un futuro a Rifiuti Zero....

Il 30 settembre sono in programma attività di informazione, sensibilizzazione, mobilitazione e protesta in decine di paesi del mondo, tra cui l’Italia, a sostegno della campagna mondiale per bloccare i fondi indirizzati a ingannevoli progetti di gestione dei rifiuti, come gli impianti di incenerimento, chiamati in Italia ‘termovalorizzatori’, che di fatto stanno aggravando la crisi climatica e in maniera subdola stanno togliendo posti di lavoro nel settore del riciclo. Leggi tutto »
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Sempre tratto da La voce dell'Emergenza


Bruxelles, Commissione Ambiente: ufficializzata la messa in mora per l’Italia

 Rifiuti, la Ue mette in mora l’Italia. Bruxelles invia una lettera al governo italiano per la messa in mora sulle gestione dell’emergenza in Campania
la situazione dei rifiuti a Napoli. Il passo successivo, in caso di inadempienza, è il ricorso alla Corte di giustizia Ue insieme a sanzioni pecuniarie. RECORD DI INFRAZIONI – L’incubo dei provvedimenti dell’Unione Europea sull’emergenza – rifiuti torna, quindi, a materializzarsi. Già in passato il commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik, aveva tuonato: «L’ Italia in Europa è il Paese con il maggior numero di procedure di infrazione alle normative ambientali, ben 44, in tutti i segmenti della legislazione ambientale. L’emergenza rifiuti in Campania si può risolvere in primo luogo separando i rifiuti per consentirne il riciclo.»....

CONDANNA – La Corte aveva condannato l’Italia, il 4 marzo 2010, per non aver adottato «tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e di danneggiare l’ambiente». Quello che chiedeva la Ue era un piano credibile, gestito in modo corretto.
  Non sembra che questo sia avvenuto e ora l’Italia rischia di finire di nuovo davanti alla Corte di giustizia. E in caso di seconda condanna le sanzioni verrebbero applicate sulle carenze di gestione passate e future.


(CorMezz)
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Tratto da Zeroemission
Efficienza energetica
Edifici efficienti, Ue diffida Italia per mancato rispetto delle norme


Edifici energeticamente efficienti significano anche notevoli risparmi per le famiglie, che potrebbero recuperare così parte delle risorse bruciate dalla crisi. Un’opportunità di cui in Italia evidentemente non si avverte il bisogno visti i ritardi nell’applicazione della normativa europea per il settore edile
 Già nel novembre dello scorso anno la Commissione aveva informato l’Italia circa l’inosservanza della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia.Leggi tutto
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Tratto da QualEnergia

Le indicazioni sull’energia per il futuro governo

Tutta la politica energetica italiana va ridefinita con scelte cruciali di breve e di lungo periodo, sia dal lato della domanda che da quello dell'offerta. Rinnovabili ed efficienza energetica, i veri settori anticiclici, hanno bisogno di certezze e segnali forti. 
 Se ne parlerà nel "Forum QualEnergia?" a Firenze il 6 e 7 ottobre.
Il settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica ha bisogno di certezze e di segnali forti.
Per questa ragione il Kyoto Club organizzerà a ottobre a Roma una conferenza stampa sul “Ritardometro” per segnalare tutti i provvedimenti che si stanno aspettando, dal “burden sharing” che definisce gli obbiettivi vincolanti sulle energie verdi per le Regioni, alle norme mancanti sugli incentivi per le fonti rinnovabili elettriche e termiche, a quelle per l’efficienza energetica.
Ma è tutta la politica energetica del paese che va rimessa a fuoco dopo il referendum sul nucleare. Avendo in mente gli obbiettivi europei del 2020, certo, ma anche considerando la traiettoria di decarbonizzazione dei decenni successivi che dovrà portarci, lo ricorda la “Roadmap al 2050” della Commissione Europea recentemente pubblicata, ad un taglio dell’80% delle emissioni climalteranti entro la metà del secolo.
Questo è proprio il tema che verrà affrontato nel quarto Forum nazionale QualEnergia? “Da Fukushima al rilancio dell’economia” che si terrà a Firenze il 6 e il 7 ottobre, affrontando i temi posti dalle trasformazioni in atto nel nostro paese e le sfide che ci aspettano sia sul versante dei consumi che in quello della produzione. Mettendo più in generale a fuoco le prospettive della green economy.....
Sul versante della produzione elettrica si parte dalla constatazione di un parco elettrico decisamente sovradimensionato, con 104 GW nel 2010 e previsioni per il 2020 di 110-130 GW, a fronte di una attuale richiesta di punta pari a 57 GW. La traiettoria che dovrà portare ad una dotale decarbonizzazione della produzione elettrica entro quarant’anni rende improponibili nuove centrali a carbone senza totale sequestro della CO2 (opzione peraltro, tutta da sperimentare). Il boom in atto delle rinnovabili ha portato a oltre 300.000 punti verdi di generazione. Già il prossimo anno l’energia verde potrebbe soddisfare un quarto dell’intera domanda elettrica del paese, rendendo urgentissimo un potenziamento della rete, l’introduzione di una nuova  “intelligenza” nella sua gestione e la creazione rapida di sistemi di accumulo.
E poi c’è il grande balzo in avanti previsto per la copertura della domanda termica con le rinnovabili, in base agli obbiettivi del PAN al 2020.
Insomma,il mondo dell’energia sta cambiando rapidamente. Oggi sono decisive le priorità che vengono stabilite, la lucidità con cui si compiono le scelte e la visione di lungo periodo. Un messaggio chiaro per questo governo e per il prossimo, su un tema su cui si giocano carte importanti del futuro dell’Italia.Leggi tutto


Guarda su La Repubblica

15 dicembre 2009

2009/12/15 Gas serra, Italia in coda "Performance molto scarsa"/"Nanopolveri o nanocervelli?"/Campionamento delle diossine....

Tratto da"La Repubblica
Gas serra, Italia in coda "Performance molto scarsa"

Nella riduzione di CO2 il nostro paese è terzultimo su 57. Lo rivela il rapporto del Germanwatch presentato a Copenaghen. Il probolema di fondo: manca una strategia dall'inviato ANTONIO CIANCIULLO

COPENAGHEN - Terzultimi su 57. E' una bocciatura piena per l'Italia che si trova al quarantaquattresimo posto in classifica nell'indice sul clima e terzultima (peggio di noi solo Canada e Arabia Sudita) per le politiche energetiche. In altre parole siamo messi male e facciamo il possibile per andar peggio.

Il rapporto presentato alla conferenza sul clima di Copenaghen è stato redatto dal Germanwatch, l'associazione ambientalista tedesca che in collaborazione con il Climate Action Network Europe, cura ogni anno l'analisi dei 57 Paesi responsabili di oltre il 90 per cento dell'emissione di gas serra.

Il problema di fondo è la mancanza di una strategia di riduzione delle emissioni di CO2. Anche se nel corso del 2009 i gas serra sono calati per via dell'inverno mite, della crisi economica e della riconversione a gas di alcune centrali a olio combustibile la parte propositiva viene considerata troppo debole dal Germanwatch che inserisce l'Italia in rosso nella mappa globale classificando la sua performance come "very poor".

"Le scelte portate avanti nell'ultimo anno sono state fortemente negative", commenta Edoardo Zanchini, responsabile eneregia di Legambiente. "Sono stati approvati tre progetti di grandi centrali a carbone, le priorità d'investimento in materia d'infrastrutture continuano a privilegiare per il 70 per cento strade e autostrade, resta un'incomprensibile incertezza per quanto riguarda gli incentivi per le fonti innovabili e gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici".

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Postato da Beppe Grillo il 14 Dicembre 2009

L'Italia è al 44° (su 57) posto mondiale per la riduzione delle emissioni e al 55° per le politiche energetiche. Prima di noi persino l'Iran e la Bielorussia.
La classifica annuale stilata dall'organizzazione GermanWatch conferma i successi internazionali dell'Italia per l'ambiente. Il rapporto: "Climate Change Performance Index" (scarica il documento) ci fa onore. Ancora due posti e saremo finalmente ultimi, ma anche primi nei rigassificatori, negli inceneritori, nelle centrali a carbone, nell'aumento del traffico privato e nella cementificazione del territorio.
Dopo i panda, la prossima specie in estinzione siamo noi.

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Tratto daTrentoinforma

Nanopolveri o nanocervelli?

smogArpa e assessore all'ambiente ci prendono in giro.....

Da Vita Trentina del 29 novembre 2009, pag.2, rubrica “al microfono di radio studio 7″.

Giancarlo Anderle, Agenzia per l’Ambiente, dopo l’avvio dei piani antismog con i blocchi al traffico: “(testuali parole) La qualità dell’aria negli ultimi anni è migliorata. Ora vanno ridotte le emissioni di stufe a legna:sono 40.000, ma troppo poche le domande per il contributo sui filtri”

Dalla stampa regionale della settimana successiva.
Giancarlo Anderle è indagato dalla Procura per lo scandalo dell’inquinamento delle Acciaierie di Borgo.

L’APPA ci prende in giro, ed è meglio che i suoi dirigenti cambino mestiere, e possibilmente faccia altrettanto l’assessore all’ambiente.

E il problema sarebbero le stufe a legna: andate a dirlo agli abitanti della Valsugana!

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(M)aria Fresca, 14 dicembre 2009

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Tratto da Ecce Terra

Acciaieria e inceneritore: presente e... futuro?
Ancora “emergenze”, diossine e svariati inquinamenti: perenni?

l’Adige – Maria Elena Di Carlo, 29 settembre 2009
Valsugana inquinata
Noi medici studiamo i rischi per la salute
Ci siamo resi conto che l’inquinamento ambientale di cui si parla in Valsugana è stato trattato fino ad ora come un problema di illeciti, di politica, di analisi chimiche, ma manca un punto di vista prettamente medico che possa quantificare il «rischio potenziale per la salute», di cui fino ad ora nessuno ha parlato e del quale molti negano addirittura l’esistenza. Noi ci stiamo occupando di questo. Come qualsiasi cittadino di questa valle che abbia a cuore la nostra terra, i nostri figli, la loro salute sentiamo vivamente il problema, e quindi effettivamente vogliamo noi per primi capire quanto dobbiamo preoccuparci e cosa fare per porvi rimedio. Speriamo di essere ascoltati dalle istituzioni anche se le conclusioni saranno probabilmente scomode e difficili da accettare.
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Tratto dal "Blog del Comitato per Taranto"

lunedì 14 dicembre 2009

Campionamento delle diossine: ecco perchè!

Al di là della non condivisa fiducia tecnicistica nelle possibilità di controllo dell'uomo su tutti i processi, compreso l'incenerimento (e le nanopolveri che fine fanno?), questa presentazione ci fa capire quanto proprio quanto i nostri inceneritori "old style" producano (anche) diossina e soprattutto quanto sia importante il campionamento continuo e selettivo, in termini di efficacia del controllo e del rispetto dei limiti (In continuo sono state rilevate quantità 40 volte superiori rispetto ai monitoraggi periodici standard da 8 ore... quelli fatti dall'ARPA all'Ilva, per intenderci!).
Analisi di diossine in emissione agli impianti di incenerimento: Evoluzione europea delle norme di riferimento. W.Tirler Eco-Research - Bolzano

Analisi di diossine in emissione agli impianti di incenerimento
Sui campionatori in continuo clicca e vedi:

Norma UNI EN 1948:2006. La verifica dei campionatori in continuo di diossine. dr.ssa Francesca Pizzicannella

Validazione del campionatore in continuo di PCDD/PCDF. STUDIO SMA – STUDIO MONITORAGGIO AMBIENTALE


Campionamento continuo di Pcdd/pcdf e PCB diossina simili "