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04 febbraio 2013

La finanza, i grandi dell'energia fossile: attenzione alla bolla della CO2

Tratto da Qualenergia

La finanza, i grandi dell'energia fossile e l'allarme di HSBC: attenzione alla bolla della CO2

Un report della banca mette in guardia dagli investimenti in fonti sporche: se la comunità internazionale terrà fede all'impegno di fermare il riscaldamento globale entro i 2 °C, il valore delle azioni delle grandi coorporation delle fonti fossili crollerà del 40-60%. Per contenere il colpo meglio disinvestire subito dal settore dell'energia ad alte emissioni.
 
La chiamano la 'bolla della CO2' e quando scoppierà potrà avere effetti catastrofici per l'economia mondiale: quantità di denaro enormi potrebbero volatilizzarsi perché investite in risorse, le fonti fossili, che non si potranno sfruttare se si vuole evitare il disastro climatico. Un rischio di cui ora si sta rendendo conto sempre più chiaramente anche il mondo della finanza, che in questi ultimi anni non ha certo brillato per lungimiranza, impegnato com'è a seguire profitti a breve termine. L'allarme più recente sulla cosiddetta carbon bubble arriva da un report di uno dei più importanti gruppi bancari al mondo, HSBC.
Se la comunità internazionale dovesse tener fede agli impegni presi per fermare il riscaldamento globale entro la soglia critica dei 2 °C, vi si legge, il valore delle azioni delle grandi aziende delle fonti fossili potrebbe crollare del 40-60%....

Stando alle stime della International Energy Agency, infatti, per avere almeno il 50% di possibilità di contenere il riscaldamento globale entro i 2 °C, fermando l'aumento della concentrazione della CO2 a 450 ppm, circa un terzo delle riserve di fonti fossili provate attuali dovrebbe essere lasciata sotto terra (l'80% per avere possibilità maggiori di evitare il disastro, vedi sotto). Facile capire l'impatto che questo può avere su molte aziende: secondo HSBC ad esempio la norvegese Statoil vede a rischio di inutilizzabilità il 17% delle sue riserve, BP il 6%, Total il 5% e Shell il 2%. Ma l'”unburnable carbon cioè le riserve che non si potranno bruciare, sono solo una parte del rischio economico: il resto lo farà il calo della domanda prevedibile se si proseguirà nella transizione energetica necessaria, che porterà a prezzi più bassi.
Secondo lo scenario low carbon della IEA tra il 2010 e il 2035 la domanda di carbone dovrà diminuire del 30%, quella di petrolio del 12%, mentre quella di gas crescerà lentamente. Se ciò avverrà si inizieranno a cancellare molti progetti di estrazione, a partire dai più costosi e rischiosi. Sarà molto improbabile che si realizzino progetti per estrarre petrolio a più di 50 dollari al barile, stima HSBC, mettendo così in dubbio il futuro di sabbie bituminose e estrazioni in acque profonde....
Il risultato di tutto questo potrebbe appunto essere il crollo dal 40 al 60% del valore di mercato degli asset delle grandi aziende delle fonti fossili. Uno scenario preoccupante per l'economia mondiale visto che si parla di colossi aziendali: BP ad esempio vale circa 141,5 miliardi, Shell 231 miliardi, Statoil 83,3. Crediamo che gli investitori non abbiano ancora valutato bene questo rischio, forse perché sembra così spostato nel tempo”, fanno notare da HSBC. .....
In realtà lo scenario dipinto HSBC, forse il primo concepito da una banca d'investimento (anche se già diversi fondi d'investimento verdi hanno lanciato l'allarme della carbon bubble, vedi QualEnergia.it) è quasi ottimistico rispetto a un altro studio sulla bolla della CO2 di cui avevamo già parlato su queste pagine, cioè quello realizzato dall'Ong Carbon Tracker Initiative (QualEnergia.it, Gli investimenti in fonti fossili saranno i prossimi subprimes?)............
Quale dei due scenari si verificherà dipenderà ovviamente dalla volontà politica di tagliare la CO2, volontà che sarà ovviamente condizionata anche dal potere della lobby e di chi ha investito in fossili. Ma anche l'impatto che il crollo degli asset  ad alta intensità di CO2 avrà sull'economia mondiale potrà essere diverso: quanto più in fretta si ridurranno gli investimenti nelle fonti sporche (come propone di fare ad esempio il movimento dal basso “Let’s divest from fossil fuels!”, vedi QualEnergia.it) tanto più facile sarà reggere il colpo.
Se invece si sottovaluterà questo rischio, quando si scoprirà che gran parte degli investimenti in fossili non si potranno incassare, le conseguenze a catena per l'economia mondiale potrebbero anche essere catastrofiche........ Leggi l'articolo integrale

I Governi si interessano solo nella misura in cui i cittadini li obbligano ad interessarsi. Nulla cambia se non siamo noi i primi a cambiare.


Tratto da Comedonchisciotte
2012: L'ANNO IN CUI ABBIAMO FATTO DEL NOSTRO MEGLIO PER ABBANDONARE LA NATURA

DI GEORGE MONBIOT Le emissioni stanno aumentando, il ghiaccio si sta sciogliendo e nonostante ciò la risposta dei governi è fare finta che niente di tutto ciò stia accadendo

E' stato l'anno della vita a rischio. Nel 2012 i governi hanno voltato le spalle al pianeta vivente, dimostrando che nessun problema
cronico, per quanto grave, avrà la priorità su un qualsiasi interesse contingente, anche banale. Non credo che per il mondo naturale ci sia stato un anno peggiore di questo in tutta la seconda metà del secolo scorso.

Tre settimane prima che si toccasse il minimo assoluto, lo scioglimento del mare Artico ha superato il record precedente.


  E coloro che hanno il compito di proteggere noi ed il mondo in cui viviamo hanno fatto finta che nulla di tutto ciò stesse accadendo.

La loro indifferenza è stata distillata in una grandiosa alzata di spalle collettiva nel corso del Summit sulla Terra tenutosi in giugno. Si pensava che il primo summit, che aveva avuto luogo 20 anni prima, avrebbe inaugurato una nuova era di responsabilità nei confronti dell'ambiente. Da allora, grazie soprattutto all'aumento del potere nelle mani delle corporations e dei grandi capitalisti, il risultato ottenuto è la radice quadrata di nulla. Lungi dal mobilitarsi in questa direzione, nel 2012 i leaders di alcuni dei governi più potenti del mondo – gli Usa, il Regno Unito, la Germania e la Russia – non si sono nemmeno presi la briga di presentarsi.

 
....Nello momento stesso in cui la sottoscrivevano esprimendo il loro “profondo interesse” nei confronti delle crisi mondiali in aumento, i 190 paesi firmatari non hanno stabilito nessun nuovo traguardo, nessuna scadenza e nessun impegno, con una sola eccezione. Sedici volte hanno parlato di “crescita sostenuta”, espressione utilizzata interscambiabilmente con il suo esatto opposto, ovvero “sostenibilità”.

L'incontro sul clima tenutosi a Doha a fine anno ha prodotto un'analoga combinazione tra inconsistenza e contraddizione. I governi hanno cominciato ad ammettere, senza tuttavia dimostrarsi particolarmente preoccupati, che nel corso di questo secolo non sarà possibile rispettare l'obiettivo del non superamento dei 2 gradi centigradi di riscaldamento globale.
Addirittura ci stiamo già avviando verso il raggiungimento di una temperatura che oscilla tra i quattro ed i sei gradi. 
Per scongiurare il collasso climatico la combustione del carbone dovrebbe subire un brusco rallentamento.

 Niente di più lontano: l' Ente Internazionale dell'Energia riporta che l'utilizzo globale di combustibile ad alta concentrazione di carbone fossile è in aumento (quasi 200.000 tonnellate l'anno). Ciò aiuta a spiegare per quale motivo le emissioni globali stiano crescendo così rapidamente.

I nostri leader trattano il cambiamento climatico come una colpa segreta. Persino dopo la devastazione dell'uragano Sandy, le siccità da record e gli incendi a macchia d'olio che hanno devastato gli Stati Uniti, i due maggiori candidati alla Casa Bianca si sono rifiutati di toccare l'argomento, fatta eccezione per una frase buttata lì da entrambi. È mai accaduto che una questione di così grande importanza ricevesse meno attenzione nell'ambito di una corsa presidenziale?
Se si getta lo sguardo su ciò che è accaduto negli ultimi decenni ci si rende conto di quanto la distruzione messa in atto sia molto più grave di qualsiasi altra questione da cui i media sono ossessionati. Come i governi, l'industria mediatica ha abbandonato la natura.

  .......George Osborne ha fatto la stessa cosa con le politiche di cambiamento climatico per il Regno Unito. Nonostante l'opposizione persino dei colossi dell'energia, egli sta cercando di rottamare o almeno di spostare più avanti nel tempo il nostro obiettivo di ridurre le emissioni di carbone e di rimanere agganciati al gas naturale come fonte primaria. La banca d'investimento verde che avrebbe dovuto finanziare il passaggio alle nuove tecnologie è l'unica in Europa a cui sia proibito chiedere un prestito. A questo punto potrebbe anche non esistere.

Se c'è una speranza, questa è nella gente.  
I sondaggi d'opinione mostrano che i votanti non appoggiano l'inazione di chi li governa. Persino una maggioranza di Conservatori crede che entro il 2030 il Regno Unito debba iniziare a generare la maggior parte della propria energia da fonti rinnovabili. Negli Stati Uniti l'80% delle persone intervistate finora dice che il cambiamento climatico sarà un problema serio per il loro paese se non ci si decide ad intervenire: un aumento significativo dal 2009. Il problema è che la maggior parte delle persone non è preparata a tradurre in azione queste convinzioni.
  I cittadini, esattamente come i governi e i media, hanno distolto lo sguardo dal problema più grave dell'umanità.
Per evitare un altro anno terribile come il 2012 dobbiamo tradurre questi interessamenti passivi in una mobilitazione di massa. Gruppi come 350.org mostrano come si potrebbe fare. 

 Se c'è una cosa che questo annus horribilis ci insegna è che se non ci si mobilita l'azione, semplicemente, non avviene.
I Governi si interessano solo nella misura in cui i cittadini li obbligano ad interessarsi. 
Nulla cambia se non siamo noi 
            i primi a cambiare.
Vai all'articolo integrale
George Monbiot
Fonte: www.guardian.co.uk
 

03 febbraio 2013

Dirty Money: come le grandi banche finanziano il carbone :"Dalla culla alla tomba, il carbone è un affare rischioso"

CARBONE .....SEMPRE PIU' CARBONE ......

POLITICA E GRANDI  BANCHE   BASTA CARBONE SUL FUTURO DEI NOSTRI TERRITORI! 

Dalla culla alla tomba, il carbone è un affare rischioso

Ogni fase del ciclo di vita del carbone presenta sempre più rischi per la salute, ambientali, per la reputazione,legislativi e finanziari.

 Per rinfrescare la memoria......riportiamo lo stralcio di alcuni articoli della   primavera del 2012 .

Dillo a UNICREDIT: smetti di investire nel carbone! 

Tratto da Ecoo

Chi ancora ha il coraggio di investire in una fonte di energia che causa un fortissimo inquinamento ambientale?  
Le banche,ovviamente.  
Sono loro, infatti, che stanno finanziando l’aggravarsi dei cambiamenti climatici e il riscaldamento globaletinLeggi tutto

Leggi su Uniti per la Salute

 Si stima che ammonti a 171 miliardi di euro il contributo dato dal 2005 da una ventina di grandi banche mondiali al comparto del carbone.

Intanto si ricorda che il carbone è il principale responsabile dei cambiamenti climatici e provoca danni irreparabili all’ambiente. L’estrazione, la combustione, lo smaltimento dei residui materiali del carbone causano impatti devastanti sull’ambiente, la salute delle persone e il tessuto sociale delle comunità che vivono vicino alle miniere, alle centrali e alle zone di smaltimento. 
 “In un periodo in cui la crisi climatica ha raggiunto livelli allarmanti, l’Unicredit continua a finanziare la costruzione di centrali elettriche alimentate a carbone, il principale colpevole dei cambiamenti climatici ha dichiarato Giulia Franchi della Campagna per la riforma della Banca Mondiale
 Così facendo la banca alimenta modelli energetici distruttivi,e perde un’opportunità fondamentale per sostenere lo sviluppo di fonti rinnovabili e di un modello più sostenibile.

Leggi l'articolo integrale

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Tratto da Greenreport

Dirty Money: come (e quanto) le grandi banche finanziano il carbone

[ 2 maggio 2012 ]
«Dalla culla alla tomba, il carbone è un affare rischioso. Ogni fase del ciclo di vita del carbone: estrazione, trasporto e combustione presenta sempre più rischi per la salute, ambientali, per la reputazione,legislativi e finanziari.  

La Combustione del carbone per produrre elettricità è la più grande fonte di inquinamento di carbonio negli Stati Uniti, e gli Usa sono il secondo più grande produttore di carbone del mondo. La produzione di energia da carbone è responsabile degli inquinanti nocivi per la salute cardiovascolare e respiratoria e minaccia il sano sviluppo dei bambini. Per proteggere il nostro clima e la salute pubblica, il Paese deve diminuire la sua dipendenza dal carbone, mentre cresce  la domanda di una clean energy economy.
L'estrazione, la combustione e lo stoccaggio del carbone apportano tutti rischi significativi per la salute pubblica e il clima. Nessuna banca o utility energetica deve investire anche un solo dollaro in più nel carbone. Il carbone, non presenta solo gravi rischi sociali e ambientali, ma pone anche un rischio finanziario per coloro che ci investono. Le fluttuazioni nei mercati nazionali del carbone segnano un incertezza per il futuro ruolo del carbone come fonte di energia a basso costo o affidabile. 
 Inoltre, c'è un'incertezza normativa senza precedenti in materia di miniere di carbone e produzione di energia dal carbone e le sfide per significativi contenziosi per i terminal proposti per l'esportazione di carbone».
E' quanto si legge nell'introduzione al terzo rapporto "Dirty Money: US Banks At the Bottom of the Class Read more" nel quale Rainforest action network (Ran), Sierra Club e BankTrack spiegano come negli ultimi anni diversi investitori abbiano fatto «La scommessa sbagliata sul carbone e perso grosse somme di denaro nel processo».......

Negli ultimi tre anni un numero crescente di banche statunitensi ed europee stanno interessandosi degli aspetti ambientali, sociali, dei rischi regolamentari e per la loro reputazione derivanti dal fare affari con l'industria del carbone.
«Per far fronte a questi rischi - spiega "Dirty Money" - le banche hanno sviluppato un assortimento dei processi di "diligence processes" rafforzati riguardo a tali operazioni e in alcuni casi hanno stabilito dei limiti per quanto riguarda la quantità di esposizione che sono disposte ad accettare».
Il rapporto mette in luce come le banche più grandi e prestigiose sono complici dell'inquinamento dell'aria e della distruzione dell'ambiente e delle risorse naturali. ......Nel frattempo, non solo la combustione del carbone è responsabile di un terzo delle emissioni di CO2 degli Usa, il principale contributo alla distruzione del clima....... ma ci fa anche ammalare. 
 L'inquinamento da carbone è responsabile di 13.000 decessi prematuri ogni anno, di più di 100 miliardi di dollari in costi sanitari annui e di oltre 200.000 attacchi di asma ogni anno. L'inquinamento da carbone delle centrali termoelettriche provoca smog che può causare dolori toracici, tosse e difficoltà respiratorie e può far peggiorare o addirittura rendere mortali condizioni come bronchite, enfisema e asma. ».
Il "Coal Finance Report Card 2012" contenuto nella pubblicazione indaga sul'esposizione delle banche con alcune delle aziende più controverse delle miniere di carbone e con le utilty energetiche Usa del carbone più rischiose. Il Report Card si fonda su due aspetti specifici dell'industria del carbone che, in seguito alla pressione dell'opinione pubblica ed all'aumento dei contenziosi, sono stati messi sotto maggiori controllo e regolamentazione negli ultimi anni.

Le banche prese in esame sono le 6 maggiori degli Usa al 31 marzo 2011......
«Le banche possiedono un numero sorprendente di centrali termoelettriche a carbone - spiegano Ran, Sierra Club e BankTrack - .........
Amanda Starbuck, direttrice del Rainforest Action Network's Energy and Finance Program sottolinea che «...Queste banche sono il bancomat di una industria sporca che fa male alla salute e male al business Il carbone è l'investimento subprime finale per il clima. 
Non possiamo risolvere il cambiamento climatico se le banche continuano a sostenere questo settore rischioso e obsoleto
Quando si tratta di proteggere la nostra aria e l'acqua potabile, la salute delle nostre comunità, e il nostro clima non possiamo farlo guardando alla curva dei ricavi».
Mary Anne Hitt, direttrice della Beyond Coal Campaign di Sierra Club conclude: «Queste banche stanno finanziando l'industria del carbone che sta minacciando la nostra salute, le nostre montagne, e il futuro del nostro pianeta.  
Proteggere la salute e la sicurezza delle nostre famiglie è........ responsabilità di tutti.

Leggi l'articolo integrale su Uniti per la Salute

Leggi anche: 

Unicredit fuori dal carbone, petizione per chiedere alla banca di fermare i suoi investimenti in inquinanti centrali a carbone.



Noi  cittadini ,che siamo perfettamente  a conoscenza delle problematiche connesse con la combustione del carbone,cercheremo con tutte le nostre forze  e con le GRANDI COMPETENZE ATTUALMENTE DISPONIBILI DI TECNICI-MEDICI-SCIENZIATI ed AVVOCATI , DI ESIGERE UN CORRETTO, INDISPENSABILE E DOVEROSO ALLINEAMENTO ALLE NORMATIVE AMBIENTALI  NAZIONALI ED EUROPEE  VIGENTI per  TALI INQUINANTI INDUSTRIE ENERGETICHE e di allontanare la costruzione dai nostri territori  di nuove centrali a CARBONESIAMO FERMAMENTE CONVINTI CHE IN  FUTURO,CI SARA' SICURAMENTE MENO  SPAZIO PER IL DELETERIO CARBONE E  PIU'  PER LE  ENERGIE RINNOVABILI CHE  DARANNO SICURAMENTE MINORI UTILI ALLE BANCHE E ALLE GRANDI INDUSTRIE ENERGETICHE ,MA  CHE SPALMERANNO UNA MIGLIOR  QUALITA' DELLA VITA SUI TERRITORI E GARANTIRANNO UNA MINOR SPESA  PER LA SANITA' PUBBLICA.

02 febbraio 2013

Sierra Club:COAL- BURNING POWER PLANT COUNTDOWN

Tratto dal Sierra Club

137 Coal Plants Retired

  Le sottostanti immagini mostrano ciò che rappresentano per gli Stati Uniti  la chiusura di ben 137centrali a carbone,..per il CLIMA,per le loro  FAMIGLIE,per il  loro FUTURO...

 

50.000 megawatt di sporco carbone ritirato

Cosa significa ciò 

PER IL NOSTRO CLIMA

188.000.000 tonnelate in meno

di inquinamento da carbonio

che causa  la distruzione del clima 

ed eventi metereologici estremi

equivalenti  alle  emissioni  annuali di

39.100.930 autoveicoli

PER LE NOSTRE FAMIGLIE

Scongiurati     6.000 Attacchi di cuore

Scongiurati     60.000 Attacchi di asma 

Salvate    3.600 Vite

Risparmiati  1.7  bilioni di dollari

di  costi sanitari


PER IL NOSTRO FUTURO

ENERGIA DAL SOLE E DAL VENTO

50.000 Megawatt di capacità installati di energia eolica

Abbastanza vento e sole per dare energia a

12 milioni di abitazioni


Considerazione di Uniti per la Salute

Abbiamo  sopra riportato  quali risultati ha portato negli Stati Uniti  la chiusura di  ben 137 centrali a carbone.....e molte altre  inquinanti centrali non adeguabili alle normative ambientali chiuderanno a breve !

MA... QUALI RISULTATI AVREMO INVECE IN ITALIA VISTO CHE I NOSTRI GOVERNANTI  CONTINUANO AD AUTORIZZARE E  A PROMUOVERE ULTERIORMENTE LA COMBUSTIONE DEL CARBONE?

 Quanti Attacchi di cuore.....

Quanti Attacchi di asma....

Quante  Vite umane ....

Quali   e  quanti costi sanitari  ...

potrebbe risparmiare il Paese Italia con una lungimirante  politica energetica basata, sulle nuove tecnologie .....sul sole e sul vento e non sul  fossile  e  deleterio carbone?

APPELLO AI GOVERNI:Fermiamo il cancro ora!

Tratto da  Italialive
Immagine tratta da Facebook del Medico Isde G. Ghirga

TUMORI – «FERMIAMO IL CANCRO ORA» DAI BIG DELL’ONCOLOGIA APPELLO AI GOVERNI


fermare il cancro«Fermiamo il cancro ora!».Il 4 febbraio, in occasione della Giornata mondiale dedicata alla lotta contro i tumori, i più grandi oncologi del mondo lanceranno questo appello ai Governi, affinchè prendano misure urgenti per contrastare il drammatico aumento dei malati. 
Serve un’azione globale immediata per salvare milioni di vite, chiedono nel documento per ora coperto da embargo, che lunedì prossimo sarà pubblicato integralmente su 5 giornali europei (International Herald Tribune, El Pais, Le Monde, La Repubblica, Neue Zurcher Zeitung) e verrà discusso in un articolo su ‘Lancet’......
«Non c’è più tempo da perdere», avverte Franco Cavalli, presidente del Wof e del comitato scientifico Eso. «Il cancro è una delle principali cause di morte ovunque nel mondo – ricorda – e il numero di nuovi casi è in così rapido aumento che, secondo i dati Oms, ci aspettiamo che raddoppi nell’arco dei prossimi 25 anni.
Lanciando questo appello non vogliamo solo sensibilizzare i leader mondiali al problema del cancro: stiamo presentando un concreto piano d’azione che ovunque può essere messo in atto e fare realmente la differenza». 
Leggi l'articolo integrale

L' Organizzazine Mondiale della Sanità conferma:"I PM2,5 sono molto dannosi"

Tratto da Zeroemission
L'Oms conferma: "I PM2,5 sono molto dannosi"

Una ricerca, effettuata su richiesta della Commissione europea, conferma il legame tra arteriosclerosi, diebete e altre patologie e l'esposizione continuata e a lungo termine con il PM2,5
L'Oms conferma: "I PM2,5 sono molto dannosi"
L'esposizione a lungo termine delle particelle sottili (PM 2,5) può innescare arteriosclerosi, problemi ai nascituri e malattie respiratorie nell'infanzia, secondo un rapporto dell'Oms "La revisione delle prove sugli aspetti sanitari dell'inquinamento atmosferico" pubblicato nei giorni scorsi, che suggerisce anche un possibile collegamento con il diabete, le funzioni cognitive e dello sviluppo neurologico e rafforza il nesso di causalitá fra PM 2,5 e decessi cardiovascolari e respiratori.  
La ricerca è stata effettuata su richiesta della Commissione europea nel quadro della revisione 2013 della politica dell'Unione europea.

"La politica in materia di qualitá dell'aria deve basarsi sulla scienza piú recente. Ecco perchè ho chiesto all'Oms di intraprendere questa ricerca. - ha detto il Commissario Ue per l'ambiente Janez Potocnik - Il collegamento che ha trovato tra inquinamento atmosferico e salute umana rafforza la convinzione di revisione della nostra politica". "Solo pochi anni fa in assenza di prove chiare, gli standard di inquinamento e i regolamenti non erano sufficientemente per garantire la salute umana - ha detto Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l'Europa - anni di ricerca hanno fornito le prime stime quantitative dell'onere di malattia da particolato e ora hanno stabilito legami tra inquinanti atmosferici ed esiti di salute. 


Siamo certi che questa nuova conoscenza alla fine porterá a piú rigorose politiche di controllo dell'inquinamento dell'aria per tutelare la salute dei cittadini europei". Oltre l'80% dei cittadini europei sono esposti a livelli di particolato (Pm) superiori a quelli fissati dalle regole nel 2005, cosa che in media priva di ogni cittadino di 8,6 mesi di vita. 

L’Eea avverte: “Sicurezza sacrificata al profitto”

 Tratto da Il Fatto Quotidano

Dal nucleare agli ogm, l’Eea avverte: “Sicurezza sacrificata al profitto”

L'Europa non ha imparato nulla dalle catastrofi ambientali e sanitarie del passato. Parla chiaro l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) nel suo nuovo rapporto: “C’è stato un collasso della fiducia non solo nelle istituzioni, ma anche nelle grandi compagnie”. Italia leader nelle emissioni di ozono

Dal nucleare agli ogm, l’Eea avverte: “Sicurezza sacrificata al profitto”

L’Europa non ha imparato nulla dalle catastrofi ambientali e sanitarie del passato. Non solo, non ha fatto niente per impedire che i suoi cittadini smettessero di fidarsi di lei. Parla chiaro l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) nel suo nuovo rapporto: “C’è stato un collasso della fiducia non solo nelle istituzioni, ma anche nelle grandi compagnie”. Che, secondo lo studio Eea, in alcuni campi sono arrivate a corrompere o minare la regolamentazione comunitaria, manipolare la ricerca e pressare i governi “per il proprio beneficio finanziario”. Un tono duro e inusuale quello dell’Agenzia, che nello studio tratta i temi più complessi e controversi: dal nucleare agli Ogm, ........
Inclusi quelli dovuti all’inquinamento atmosferico, vera e propria piaga che, anche in questo 2013, Anno europeo dell’aria, porterà il mezzo miliardo di cittadini Ue a sborsare 250 euro a testa. E altri 250mila a morire prematuramente. 
Il principio di precauzione sacrificato al profitto  “C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui viviamo oggi” sono le prime parole di Late Lessons from Early warnings quasi 800 pagine di analisi empiriche con cui la Eea dimostra l’ovvio: se si fosse seguito il “principio di precauzione”, si sarebbero potuti evitare enormi danni ambientali e la perdita di migliaia di vite umane. Ma anche “stimolare l’innovazione, piuttosto che soffocarla”. Avvelenamento da mercurio industriale; problemi di fertilità causati dai pesticidi; disfunzioni ormonali da sostanze chimiche; prodotti farmaceutici che modificano interi ecosistemi: i casi studio della relazione esaminano le principali fonti di preoccupazione del mondo odierno. Il tutto mettendo in guardia sui recenti segnali di allarme di tecnologie diffuse come telefoni cellulari e nanotecnologie. Avvertimenti che, come mostra il report, sono stati ignorati fino a rendere inevitabili i danni a salute e ambiente. Sotto accusa il vorace mondo dell’industria: “In alcuni casi le aziende hanno messo i profitti a breve termine prima della sicurezza pubblica, nascondendo o ignorando l’evidenza del rischio”, scrive la Eea: “In altri, gli scienziati hanno minimizzato i rischi, a volte sotto la pressione di interessi costituiti”. .....

L’insostenibile costo dell’aria sporca – Oltre a pubblicare il mega-rapporto, l’Eea ha organizzato un seminario dedicato ai giornalisti ambientali. Tema? L’inquinamento atmosferico, che in Europa colpisce ben mezzo milione di persone ogni anno. Una situazione quasi fuori controllo che, a livello di costi sanitari, sociali e ambientali porta in media ogni cittadino europeo a spendere dai 200 ai 250 euro all’anno per fronteggiarne gli effetti. A partire da malattie come asma, disturbi cardiovascolari, enfisemi e tutto ciò che ne consegue: dalle cure mediche ai giorni di lavoro persi. E a molte, troppe morti premature: “Nell’Ue – rivela la direttrice dell’Agenzia Jacqueline McGlade a ilfattoquotidiano.it – sono fra le 200 e le 250mila ogni anno”.
Tra gli Stati membri in peggiori condizioni c’è l’Italia. Nel Belpaese, leader europeo nelle emissioni di ozono e di diossido di azoto, la qualità dell’aria è particolarmente scarsa. Eccessivo numero di auto e Tir in circolazione, produzione di energia da fonti sporche, conformazione fisica a volte sfavorevole (come in Pianura padana, dove si creano vere e proprie “sacche” di gas inquinanti) e gravi lacune politiche sono un mix micidiale per la salute e le tasche dei cittadini. Record negativi ottenuti nonostante spesso, dall’Italia, non arrivino nemmeno dati sufficienti. “Può succedere che gli Stati membri falliscano nel fornire i dati sull’inquinamento atmosferico – fa presente McGlade – Ma il problema dell’Italia è la sua persistenza nel non fornirli, o nel raccoglierli in modo errato”. Questione di scarsa trasparenza? “Non solo”, risponde la professoressa: “In Italia c’è anche un problema di estrema sovrapposizione delle amministrazioni, che rende tutto più complicato”.

E l’Ilva di Taranto? Secondo la Eea, è il 52º impianto più inquinante fra i 191 che, su 10mila in tutta Europa, provocano da soli la metà dei costi (quasi 160 miliardi di euro in totale) e dei problemi legati all’inquinamento. “Problemi che – puntualizza Jacqueline McGlade – potrebbero essere risolti con investimenti relativamente modesti”. “Non è più accettabile – conclude la direttrice dell’Eea – che in Europa ci siano persone che debbano scegliere, come gli operai di Taranto, fra il ‘morire di fumo’ e il ‘morire di fame’”.  
Eppure, vedendo gli sviluppi della vicenda tarantina, sembrerebbe proprio così
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01 febbraio 2013

CARBONE . E' la soluzione giusta... per i poveracci

Tratto  da Blogosfere.it

Carbone: è la soluzione giusta... per i poveracci

 di

...........Stavolta in uno dei luoghi preferiti, ovvero al Forum di Davos in Svizzera:il Presidente della Banca Mondiale- ha vaticinato che il carbone dovrà essere destinato ai Paesi poveri.

Noi dobbiamo fare tutto il possibile per diminuire l'uso di carbone. Ma non possiamo girare la schiena ai Paesi poveri che hanno bisogno di carbone. Il mio primo pensiero è che i Paesi abbiano l'energia di cui necessitano per sollevare il loro popolo dalla povertà.
Che parole sensibili, che preoccupazioni solidali.......
  Qualora vi sia sfuggita la traduzione, più o meno è questa: dato che di petrolio ce n'è poco e costoso, dato che il gas serve a noi, dato che non abbiamo intenzione di sovvenzionarvi le rinnovabili, accattatevi il carbone che non vuole nessuno così intanto lo piazziamo da qualche parte.
 Tanto siete già abbastanza inquinati...............
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 Considerazione di Uniti per la Salute

Anche per Noi Italiani i nostri governanti stanno puntando nel presente ed investendo  anche per il futuro...... in modo  ancor più massiccio sul carbone,     nonostante l'ostilità ( per gli ovvi motivi sanitari) delle popolazioni interessate....

Forse perchè anche qui ci considerano .......  arretrati e poveracci? 
 
Povera Italia :PAESE POVERO CHE HA BISOGNO DI  MOLTO CARBONE .......
e Poveri Italiani  :CHE AVREBBERO BISOGNO DI UNA CLASSE POLITICA PIU' LUNGIMIRANTE CHE NON VADA A BRACCETTO CON LE BANCHE MA CHE PENSI ALLA TUTELA DEI CITTADINI E DEI  LORO TERRITORI ..

Il canto del cigno nero del carbone in Europa

 Tratto da Qualenergia

Il canto del cigno del carbone in Europa

Dal 2009 l'uso del carbone in Europa sta crescendo sensibilmente, ma sostenere che questa fonte stia vivendo una rinascita e abbia un futuro è un mito infondato. Si tratta piuttosto di una ripresa temporanea cui seguirà un inevitabile declino: quasi non si costruiscono nuove centrali le normative ambientali metteranno in crisi questa tecnologia.
 Lo mostrano bene alcuni dati raccolti in un recente intervento di Justin Guay del Sierra Club e Lauri Myllyvirta di Greenpeace International,  dal quale attingiamo.
Innanzitutto, come sta avvenendo negli Usa, anche in Europa non si stanno costruendo nuove centrali a carbone: delle 112 che si dovevano realizzare nel 2008 solo 3 sono arrivate ad aprire i cantieri mentre 73 progetti sono stati abbandonati definitivamente. Dal 2000 al 2011 il carbone ha perso 10 GW netti di potenza da carbone: in questi anni l'Europa ha installato tantissimo gas, eolico e fotovoltaico, mentre le altre fonti convenzionali hanno visto più potenza decommissionata rispetto a quella installata (-10 GW il carbone, -14 il nucleare e un calo di uguale entità per l'olio combustibile, vedi grafico).
E la Germania, dove da qualche mese, ad agosto, si è inaugurata una nuova centrale a lignite da 2.200 MW, quella di proprietà RWE a Colonia? Non è vero (come sostiene qui Fox News e – con maggiori distinguo - Bloomberg) che la rinuncia tedesca all'atomo e il piano di sviluppare le rinnovabili stiano portando a realizzare più centrali a carbone? No: innanzitutto il processo per realizzare la centrale in questione è iniziato nel 2006, prima della decisione di uscire dal nucleare, inoltre l'impianto va a sostituire 2.400 MW di potenza da carbone che saranno 'pensionati' entro fine anno nella stessa area.
Uno studio dell'Agenzia per l'energia tedesca prevede che da qui al 2020 nel Paese si fermino centrali a carbone per 18,5 GW, e se ne mettano in funzione di nuove per 11,3 (Qualenergia.it, La Germania tra carbone e caro bolletta da rinnovabili). Neanche in Germania, dove come da noi la concorrenza del gas è messa a dura prova dalle rinnovabili, il carbone ha un futuro roseo. Basti pensare che dal 2008 nel paese ben 24 progetti di nuove centrali a carbone sono stati soppressi.
La crescita dell'uso del carbone nella produzione elettrica che si sta verificando dal 2009 (e che dopo due anni di calo ci ha riportato a valori comunque ancora inferiori a quelli del 2007) è dovuta a maggiori consumo negli impianti esistenti e non all'entrata in esercizio di nuove centrali. I motivi di questa impennata dei consumi sono diversi: l'entrata in vigore al 2016 di regole più restrittive sull'inquinamento atmosferico, i prezzi stracciati dei permessi ad emettere CO2 e varie politiche nazionali. Tutti fattori, argomentano Guay e Myllyvirta, che se ora hanno favorito il carbone gli si rivolgeranno contro nel giro di qualche anno.

Il fatto che le norme più severe sull'inquinamento atmosferico entrino in vigore dal 2016, sta spingendo gli operatori a sfruttare al massimo gli impianti ora. 
Quelle stesse regole però faranno chiudere un bel po di centrali: il 10% della potenza attuale (10 GW) chiuderanno entro il 2015 perché non adeguate alla normativa attualmente in vigore e al 2016 con l'entrata in vigore della normativa più severa ci sarà una nuova ondata di chiusure: solo il 40% degli impianti a carbone attualmente in esercizio infatti hanno i requisiti richiesti dalle regole che scatteranno nel 2016 mentre il restante 60% dovrà sottoporsi a costosi adeguamenti o chiudere (vedi grafico sotto).
Altra causa della recente impennata dei consumi di carbone è il prezzo della CO2, troppo basso per disincentivare l'uso di questo combustibile sporco. Come sappiamo, complice il calo delle emissioni dovuto alla crisi e l'eccesso di permessi assegnati gratuitamente, emettere CO2 per le industrie che partecipano all'ETS europeo non è mai costato così poco: si pensi che in questi giorni stiamo sotto intorno a 4 euro a tonnellata. Una situazione che però dovrebbe cambiare: da quest'anno è iniziata la terza fase dell'ETS, nella quale verrà quasi completamente eliminata l'assegnazione gratuita dei permessi: questo dovrebbe portare ad un rialzo dei prezzi della CO2, che penalizzerà il carbone e soprattutto la lignite, che ora ha un grosso ruolo (specie in Germania), ma che è anche la forma di carbone con più emissioni a parità di energia prodotta.
Infine ci sono le politiche nazionali, che in diversi casi stanno ponendo quasi moratorie di fatto a nuove centrali a carbone. Il Regno Unito ad esempio sta introducendo un floor price per la CO2 e ha stabilito limiti di emissioni per le nuove centrali che di fatto al momento impediscono di realizzarne, l'Olanda sta introducendo una carbon tax, la Danimarca ha annunciato di voler abbandonare il carbone e anche la Finlandia ci sta pensando, in Spagna gli aiuti all'industria del carbone sono in discussione.
E in Italia? Da noi ci sono proposte di conversione o di costruzione ex novo di centrali a carbone per oltre 5.000 MW, con Enel che sta puntando forte sul nero, ma siamo anche in una situazione di forte overcapacity (abbiamo 120.000 MW di potenza a fronte di una richiesta di punta di 57.000 MW), c'è una forte opposizione pubblica e anche l'ipotesi di introdurre una carbon tax.
Insomma, da noi come in Europa, ci sono buone speranze che il carbone si avvii al declino. Uno scenario diverso, nel quale continui la crescita di questa fonte sporca d'altra parte non sarebbe sostenibile: oltre all'impatto su emissioni e clima, produrre elettricità da carbone provoca circa 170.000 morti ogni 1000 TWh (Qualenergia.it, Quei chilowattora sporchi e il loro prezzo in vite umane) e a questa fonte si deve gran parte di quei 66-112 miliardi di euro di danni che la produzione elettrica causa in Europa ogni anno secondo i dati dell'Agenzia europea per l'Ambiente. 
Oggi l'uso sfrenato del carbone sta dimostrando tutte le sue storture ambientali con l'inquinamento che si vede, si tocca e si respira in tutte le grandi città della Cina.