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10 marzo 2013

Dalla Calabria a tutta l'Italia: No al Carbone.

Tratto da Zoomsud

RDT, dalla Calabria a tutta l'Italia: No al Carbone.

Solidali con i cittadini di Civitavecchia. 


Da tempo abbiamo affermato che la lotta per un modello di sviluppo diverso, per esempio per la riduzione della produzione di rifiuti e per la riduzione del consumo energetico, non passa attraverso proclami e enunciazioni teoriche, bensì attraverso lotte senza frontiere contro il vero movente dei disastri sparsi in Italia e nel mondo: la speculazione privata.

Per questo tutti i comitati ed i cittadini della Calabria che hanno a cuore le sorti della propria terra sono a fianco dei cittadini della sibaritide e dell'area grecanica nella lotta contro il carbone a Rossano (CS) ed a Saline Joniche (RC).


Per questo siamo a fianco di tutti i comitati che si battono da tempo contro il carbone in tutta Italia, perché l'obiettivo non è quello di spostare la ciminiera più su o più, ma quello di sconfiggere un modello di produzione dell'energia che è disastroso per la salute dei cittadini ed anti-economico per le comunità.


I comitati cittadini, dunque, non hanno alcuna sindrome di Nymby, acronimo di Not In My Back Yard, che significa Non nel mio cortile, come a dire che il problema non è il carbone o la discarica, ma che si faccia lontano da casa nostra.


Di un'altra sindrome drammaticamente reale, invece, sono affetti governi e speculatori, ed è la sindroma di Otiip: Only Thing Important Is profit. L'unica cosa importante è il profitto, ed in virtù del profitto credono di essere autorizzati ad uccidere cittadini o a devastare l'economia dei territori.


Per questo siamo a fianco dei cittadini di Civitavecchia che il 12 Marzo presidieranno il Ministero dell'Ambiente, in occasione della Conferenza dei Servizi per la centrale a carbone, con lo slogan: “un paio di scarpe per il carbone”. Ognuno, infatti, per l'”occasione” porterà un paio di scarpe che ricorderà simbolicamente i tanti morti causati dall'inquinamento nell'alto Lazio, un inquinamento per cui la centrale a carbone contribuisce notevolmente.


I cittadini calabresi di “paia di scarpe” ne potrebbero portare sotto molti palazzi: dalla Pertusola di Crotone alla Marlane di Praja, dalla gestione dei rifiuti alle mancate bonifiche, dal dissesto idrogeologico alla speculazione energetica, ed  oggi quei cittadini non hanno più intenzione di permettere altri scempi, per questo , con forza, diciamo no al carbone.


Rete per la Difesa del Territorio



 “Franco Nisticò”








09 marzo 2013

Strategia Energetica Nazionale, il colpo di coda .....del governo Monti

 Tratto da QualEnergia

Strategia Energetica Nazionale, il colpo di coda o di mano del governo Monti

La Strategia Energetica Nazionale (SEN) avrà la forma di un decreto interministeriale tra ministero dello Sviluppo economico e dell'Ambiente, ma per le associazioni ambientaliste si tratta di un colpo di mano, un atto illegittimo adottato da un governo in carica solo per gli affari correnti su una materia di programmazione strategica che tutto rappresenta fuorché ordinaria amministrazione.

“La prossima settimana porteremo a compimento la Strategia Energetica Nazionale", aveva detto Leonardo Senni, capo dipartimento per l'Energia del ministero dello Sviluppo economico il 7 marzo, aggiungendo che la SEN avrà la forma di "un decreto interministeriale tra ministero dello Sviluppo economico e dell'Ambiente". Uguale dichiarazione fa il giorno dopo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, durante la presentazione del rapporto ambientale dell’Ocse sull’Italia, aggiungendo anzi di aver già firmato con il Ministro Passera tale decreto.
Abbiamo fin dall’inizio criticato questo documento di “programmazione” (vedi pdf del documento andato in consultazione), soprattutto perché riteniamo che una strategia energetica degna di questo nome possa solo muoversi su un orizzonte temporale non inferiore ai 20 anni e non a 8 come fa questo documento del governo Monti, che pare voglia cristallizzare l’esistente e conservare gli interessi dei grandi gruppi energetici.
Una SEN con qualche obiettivo positivo per le rinnovabili e l’efficienza energetica che però, visto il resto, sembra solo uno specchietto per le allodole: strumenti inesistenti per raggiungere i target indicati e l’idea che la ‘sostenibilità’ sia solo da ricercare negli aspetti economici, e non certo ambientali, visto che si punta sul raddoppio della produzione nazionale degli idrocarburi e nel far diventare l’Italia un hub del gas, sovrastimando domanda interna e internazionale, con il rischio di realizzare nuove cattedrali nel deserto. E poi c’è l’idea di un modello energetico centralizzato che viene confermata da quel disegno di legge costituzionale di riforma del titolo V del Governo Monti che punta a riportare nel campo della legislazione esclusiva dello Stato anche la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia. Un paese che puntasse alle rinnovabili e alla generazione distribuita dovrebbe fare esattamente il contrario.
Ma tornando all’annunciato decreto sulla SEN, va detto che le reazioni non si sono fatte attendere. 
Per Greenpeace, Legambiente e WWF si tratta di “una sorta di colpo di mano", come scrivono in un comunicato congiunto. 
 Secondo le associazioni ambientaliste si tratterebbe di un atto illegittimo adottato da un governo in carica solo per gli affari correnti su una materia di programmazione strategica che tutto rappresenta fuorché ’ordinaria amministrazione‘.
La SEN, spiegano le associazioni, è un documento che anche se definisce lo sviluppo energetico dell’Italia solo fino al 2020 potrebbe “ipotecare il futuro del Paese con il delineato impulso alla trasformazione in hub del gas e il via alle trivellazioni selvagge”. Gli ambientalisti mettono in evidenza che dietro a questo atto ci sia una questione tutta politica: “la linea dell’esecutivo Monti è uscita chiaramente sconfitta dalla competizione elettorale e ciò indebolisce ulteriormente il ruolo dell’attuale Governo quando si tratta di provvedimenti di programmazione da adottare per il futuro del Paese”.
Le associazioni peraltro ignorano, come tutti noi del resto, il testo definitivo della SEN. Infatti dopo un processo di consultazione su una prima bozza – processo al quale hanno partecipato anche le associazioni ambientaliste, rilevando numerose debolezze  – la versione finale in via di approvazione è un mistero.

Greenpeace, Legambiente e WWF contestano da mesi gli indirizzi generali, nonché molti dettagli della SEN proposta dal governo. Questa strategia è fondata su pochi capisaldi, dicono:
  • incentivare e facilitare lo sfruttamento delle scarsissime risorse petrolifere del Paese, mettendo a rischio ambiente, paesaggio e salute pubblica per un ritorno economico esiguo;
  • fingere che non esista la questione carbone, salvo continuare ad approvare nuovi progetti di centrali alimentate con quella fonte (come nel caso di Saline Joniche) o progetti di ampliamento di impianti già esistenti (come nel caso di Vado Ligure);
  • definire obiettivi di sviluppo ambiziosi per le fonti rinnovabili, ma identificare al contempo strumenti del tutto inadeguati a consentire questa crescita;
  • trasformare l'Italia in un grande hub del gas, senza chiarire i vantaggi per il paese vista l'assenza di politiche che superino gli impianti a carbone e a olio combustibile.
Greenpeace, Legambiente e WWF affermano inoltre che “mentre si predispongono nuove regalie alle lobby delle fonti fossili, gli investimenti in rinnovabili, in Italia, sono calati del 51% nel 2012 (dato reso noto ieri dall’OCSE) per effetto dell’incertezza normativa, delle riduzioni selvagge e non cadenzate degli incentivi, nonché per le barriere amministrative: si sta rallentando o affossando l’unico settore che aveva dimostrato, in questi anni, una tendenza anticiclica, continuando a generare Pil e occupazione”.
Greenpeace, Legambiente e WWF si riservano di impugnare gli atti di approvazione della SEN presso i fori competenti, per contrastare con ogni strumento un piano che – qualora non vi fossero sostanziali revisioni rispetto a quanto sin qui promosso dal governo Monti - "non garantirebbe al Paese alcuno sviluppo e costituirebbe, invece, un atto di grave miopia, profondamente in conflitto con ogni istanza di sviluppo sostenibile".



Energia elettrica:non si può fermare il vento con le mani, non si può fermare il sole con le lobby......

Tratto da Blogosfere

Energia elettrica: non si può fermare il sole con le lobby

La vittoria di Pirro delle compagnie elettriche: il fotovoltaico non incentivato conoscerà un vero boom entro i prossimi 7 anni. Saranno dolori per le utilities.
solemani.png

Dal blog di Max De Carlo, sempre puntualissimo quando si tratta di elettricità, arrivano grafici e dati sull'ennesimo calo dei consumi elettrici in Italia. Il trend generale, depurato di tutti i fattori relativi a clima, temperature, e destagionalizzato, è quello di una lenta ma costante decrescita.

Nel dettaglio, il mese di Febbraio ha visto un calo dell'8,1% rispetto allo scorso anno (5,1% al netto dell'effetto "calendario") per un totale di 25,7 miliardi di kWh. La produzione è all'83,2% italiana, a sua volta in calo di oltre il 14%. 
Le fonti maggiormente in calo sono quella termoelettrica, -23,9% e geotermica, -4,6%.
In aumento, come già da tempo, le fonti rinnovabili, con l'eolico quasi al +20, il fotovoltaico al +11 e l'idrico a +43%.
A proposito di rinnovabili, Qualenergia riporta un interessante studio Ubs che spiega come il fotovoltaico non incentivato, nei prossimi anni, conoscerà in Italia, Spagna e Germania un boom tale da "fare molto male" alle compagnie elettriche. 
La cosa in un certo senso ci diverte: ricordate la scorsa primavera la guerra tra le compagnie di produzione elettrica e l'energia rinnovabile, che era arrivata al punto da costare zero e aveva abbattuto gli utili delle compagnie? Queste ultime, rifiutando di arrendersi senza combattere, riuscirono a far abolire gli incentivi con la convinzione di porre un freno alla crescita continua del rinnovabile.

Ma è stata una vittoria di Pirro.
 Secondo Ubs:In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico 'non incentivato' con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.

Prezzi all'ingrosso in discesa libera, cali di prezzo anche di sera, impianti convenzionali fermi, discesa del load factor per carbone e gas. 
 Come direbbe il prof.Bagnai, "non si può fermare il vento con le mani". E, aggiungeremmo noi, non si può neanche fermare il sole con le lobby.

Tratto da Mondoelettrico

Consumi di energia elettrica in Italia: -8,1% a Febbraio




Nel mese di febbraio 2013 l’energia elettrica richiesta in Italia, pari a 25,7 miliardi di kWh, ha fatto registrare una flessione dell’8,1% rispetto a febbraio dello scorso anno.

Depurata dagli effetti di temperatura e calendario, la variazione della domanda elettrica di febbraio 2013 diventa -5,1%. Rispetto al corrispondente mese di febbraio del 2012, quest’anno si è infatti avuto un giorno in meno (lo scorso anno è stato bisestile) ma una temperatura media mensile di circa un grado centigrado inferiore.


I 25,7 miliardi di kWh richiesti nel mese di febbraio 2013 sono distribuiti per il 46,7% al Nord, per il 29,4% al Centro e per il 23,9% al Sud. A livello territoriale, la variazione della domanda di energia elettrica si è articolata in maniera differenziata sul territorio nazionale: -7,2% al Nord, -7,9% al Centro e -10,0% al Sud.


Nel mese di febbraio 2013 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’83,2% con produzione nazionale e per la quota restante (16,8%) dal saldo dell'energia scambiata con l'estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (21,6 miliardi di kWh) è calata del 14,7% rispetto a febbraio 2012. 


Sono in crescita le fonti di produzione:

  • idrica (+43,0%), 
  • eolica (+19,1%) e 
  • fotovoltaica (+11,2%),
in flessione le fonti:

  • termoelettrica (-23,9%)
  • geotermica (-4,6%).

In termini congiunturali, la variazione destagionalizzata della domanda elettrica di febbraio 2013 rispetto al mese precedente è stata pari a -0,6%. Il profilo del trend si mantiene su un percorso di lenta decrescita.

Nel primo bimestre del 2013 la domanda di energia elettrica è risultata in flessione del 5% rispetto ai valori del primo bimestre del 2012; a parità di calendario il valore è -3,7%.


 Comunicato Stampa Terna -
 Roma, 5 marzo 2011


I grafici, da noi realizzati grazie ai dati di Terna, ci permettono  di seguire l'andamento dei consumi elettrici mensili italiani a partire dal gennaio 2006 e in particolare evidenziano il trend verso il basso.

Riassunto di Febbraio 2013:
- Consumo energia elettrica - 8,1%
- Consumo gas                   -18,3 %
- Immatricolazioni auto       - 17,4 %



Verso l'agonia.

08 marzo 2013

Rapporto di Heal denuncia la nocività delle centrali a carbone nella Ue

Tratto da La Stampa
Ambiente: Rapporto di Heal denuncia la nocività delle centrali a carbone nella Ue



 Bruxelles, 7 mar. (TMNews) - Le emissioni inquinanti delle centrali elettriche a carbone sono responsabili di circa 20.000 decessi l'anno nella Ue. 
Lo denuncia un rapporto pubblicato oggi dall'Alleanza per la Sanità e l'ambiente (Heal) che condanna i progetti di realizzazioni di nuove unità di questo tipo.
 
"Il nostro rapporto dà la dimostrazione scientifica della dannosità delle combustioni di carbone per la salute" ha detto Genon Jensen, direttrice di HEAL.
 

Usando i dati forniti dalla Società per lo studio delle Malattie respiratorie (Ers) il rapporto oltre a denunciare i decessi fa notare come simili malattie costino nella Ue in termini di giornate di lavoro perso una cifra che si aggira sui 42,8 milioni di euro. Il caso è particolarmente grave in Polonia, Romania e Germania, i tre paesi che utilizzazano la combustione di carbone per produrre elettricità.
Nonostante gli impegni della Ue per una progressiva riduzione delle emissioni di gas effetto serra (meno 20% entro il 2010), il rapporto denuncia che nel territorio dell'Unione è "in programma la realizzazione di una cinquantina di nuove centrali elettriche a carbone". 


 Leggi su DW

Health


Coal-fired plants cause huge health bill in Europe


Air pollution from burning coal has been blamed for a rising number of premature deaths and chronic diseases in Europe. A study by a non-profit a health and environment organization claims related health costs are huge. 
   
L' Inquinamento atmosferico da combustione del carbone è stato accusato di un numero crescente di morti premature e malattie croniche in Europa. Uno studio condotto da una organizzazione sanitaria no-profit  sostiene  che i costi sanitari connessi sono enormi.

La  no-profit Health and Environment Alliance (HEAL)  giovedi  ha pubblicato la prima relazione con il  calcolo dei costi per la salute di centrali a carbone in Europa.


Il rapporto intitolato
"The Unpaid Health Bill" fornisce  una panoramica sugli effetti delle centrali a carbone di  grande potenza sulle malattie polmonari croniche e su una varietà di patologie  cardiache. Nelle  46 pagine dello  studio  la combustione del carbone ha contribuito a più di 18.000 morti premature in Europa ogni anno.

 
 Ci sono stati sino a
43 billion
($56 billion) di euro in costi sanitari  all'anno,   8500 nuovi casi di bronchite cronica eoltre quattro milioni di giorni lavorativi persi nel continente.

Rapidi cambiamenti sono  necessari


Il  direttore esecutivo di  HEAL  Genon Jensen 
ha detto in un comunicato:"Il nostro rapporto offre le prove scientifiche degli effetti sulla salute della combustione del carbone,effetti  che dovrebbero essere presi in considerazione per determinare le politiche energetiche "
 
Ha aggiunto i risultati dello Studio  sono stati particolarmente preoccupanti per il fatto che l'uso del carbone è ora nuovamente  in aumento in Europa, dopo diversi anni di costante declino.
Jensen ha esortato i funzionari dell'UE a prendere in considerazione un profondo ripensamento sulla produzione di  energia.

Il rapporto raccomanda che come primo passo  nuove centrali a carbone  non dovrebbe essere  più costruite e che l'Europa deve abbandonare il carbone del tutto entro il 2040, al fine di migliorare la salute pubblica.

 
Jensen ha arguito :"La scelta di alternative alla combustione del carbone  porrebbe anche un  rimedio all' ingiustizia corrente in cui sono  nei fatti gli europei a farsi carico di una spesa sanitaria non retribuita causata dal carbone".


Leggi l'articolo in inglese e guarda il video 

Wind power replaces coal

07 marzo 2013

Valutazioni di Impatto Ambientale....? VIA libera all'egualitarismo dei veleni

inquinamentoTratto da Il Cambiamento

Valutazioni di Impatto Ambientale? VIA libera all'egualitarismo dei veleni

di Andrea Marciani - 7 Marzo 2013


La scienza ambientale ha fatto grandi progressi ed il suo studio appassiona un numero sempre crescente di studenti. A questo incremento di capacità ed interesse non corrisponde però un effettivo miglioramento delle condizioni ambientali del pianeta.

Al contrario stiamo assistendo a devastazioni che solo pochi anni fa sarebbero state impensabili: basti per tutte l'esempio dell'estrazione delle sabbie bituminose in Alberta , nel civilissimo Canada, dove un tratto di foresta primaria grande quanto il Belgio è stato raschiato via dai bulldozer e l'intero sistema fluviale del Canada sud-occidentale inquinato dagli idrocarburi liberati nell'estrazione.
Perché l'affinamento delle tecniche di indagine e monitoraggio sulla salute degli ecosistemi ed il vasto esercito di laureati consacrati a questi studi, non producono un'effettiva protezione degli ecosistemi?
 La risposta è evidente: il potere del profitto.

In un mondo in cui il sistema finanziario sta smantellando gli Stati nazionali e le democrazie parlamentari, il denaro esercita un potere incontrastabile, non ci sono comunità locali in grado di resistere a lungo, né studi scientifici abbastanza ponderosi da sconfiggere, con il semplice buon senso, la bulimia distruttiva del neo capitalismo.
Ma allora tutti questi laureati che fine fanno, in quali settori esercitano la loro professione quelli che non riescono a trovare posto nei dottorati di ricerca o nell'insegnamento ?
Semplice, finiscono a lavorare per il 'nemico'. 
Già, perché questa diffusa sensibilità ambientale una traccia l'ha lasciata nelle normative nazionali, ed in Italia come in Europa si è concretizzata nelle Procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che ormai ogni progetto di grande rilevanza deve affrontare per ottenere le autorizzazioni amministrative.

"Si realizza una sorta di 'egualitarismo' del degrado, una distribuzione 'democratica' dei veleni su tutto il territorio nazionale"
Purtroppo, come recita l'adagio, "fatta la legge, trovato l'inganno" e, vista la complessità della materia, gli speculatori del saccheggio delle risorse naturali, hanno avuto bisogno di arruolare laureati proprio in quel settore nato per proteggere l'ambiente naturale.
Nasce così una nuova disciplina ambientale che ha, come scopo principale, di stabilire quanto, dell'ambiente naturale, si può sacrificare alle attività industriali. Una sorta di disciplina scientifica 'inversa', dedita cioè al raggiungimento di finalità opposte a quelle per la quale era stata ideata.

Principali esponenti di questa nuova disciplina sono gli odierni ministri ed assessori dell'Ambiente, che, in ogni grado delle istituzioni, svolgono un ruolo opposto a quello che, nell'immaginario collettivo, la qualifica attribuisce loro: di difensori, cioè, dell'ambiente naturale.
Se analoga inversione fosse applicata agli altri assessorati, potremmo avere un assessore all'Industria che si occupa di demolire capannoni industriali in attività, per sostituirli con parchi pubblici ed uno alla Sanità che sancisce quanti cittadini possono essere deliberatamente infettati col virus dell'Aids senza nuocere troppo alla salute pubblica......

Si realizza così, infatti, una sorta di "egualitarismo" del degrado, una distribuzione "democratica" dei veleni su tutto il territorio nazionale, che avrà come principale conseguenza l'impossibilità di realizzare studi clinici comparativi tra campioni diversi di popolazione, per stabilire la diversa incidenza tumorale. 
E dato che il ricorso a test comparativi rappresenta l'unica possibilità che la scienza medica ha, oggigiorno, per dimostrare la correlazione tra un certo inquinante ed una certa patologia degenerativa, gli industriali ed una certa classe politica a questi asservita, avrebbero così conseguito una sostanziale licenza di uccidere.

A noi cittadini comuni ......pare non resti altro da fare che condividere la sorte dei nostri fratelli di Taranto, di Bagnoli o di porto Marghera, in un cupo egualitarismo che attribuisce a tutti eguale diritto a partorire figli deformi od a morire ancora giovani di leucemia.
A meno naturalmente di un improvviso ed inderogabile risveglio collettivo.

1)WWF: l’Italia ha bisogno di una roadmap per la decarbonizzazione 2)Aggiornamento Pm 2,5 e Pm 10 a Vado Ligure e Quiliano

Tratto da La Repubblica

WWF: l’Italia ha bisogno di una roadmap per la decarbonizzazione

Il WWF spera che i nuovi politici al governo realizzino quanto di "ambientale" hanno inserito nei rispettivi programmi elettorali

(Rinnovabili.it) – Energia, consumo di suolo e bonifiche dovranno essere le protagoniste dei nuovi programmi di governo per ottenere in Italia il miglioramento che serve alla rinascita. Queste le parole del WWF che punta ad inserire sempre più spesso la parola ambiente tra le nuove pagine della roadmap per la decarbonizzazione, della normativa contro il consumo di suolo e della legge sul Governo del territorio, che vorrebbe pronte a breve insieme a regole più rigide sulle bonifiche.  
“Tra le 8 priorità del Partito Democratico che si candida al Governo del Paese sono stati finalmente inseriti esplicitamente i temi dell’economia verde e dello sviluppo sostenibile (punto 6): un segnale che forse in Italia sta cominciando a cambiare qualcosa”, ha commentato il WWF, chiedendo a Pierluigi Bersani di essere più esplicito e coraggioso, ricordando la necessità di un Green Deal (‘cambiamento/svolta verde’).  
La richiesta di una roadmap nazionale di decarbonizzazione avanzata dal WWF, viene specificato nel comunicato stampa diffuso, servirà a migliorare le condizioni di salute del paese aiutando a raggiungere l’obiettivo 100% rinnovabili entro il 2050 e a procedere all’abbandono delle fonti fossili per la produzione di energia e di conseguenze allo stop delle trivellazioni off shore. 
 ______________
 
Aggiornamento Pm 2,5 e Pm 10 a 
Vado Ligure e Quiliano  

Riportiamo alcuni valori delle polveri sottili Pm 2,5 e Pm 10 ,presenti su Ambiente in  Liguria ,per le Stazioni di Quiliano e Vado Ligure dei primi giorni di marzo.

A buon intenditor bastano pochi valori.............

Non saranno certo dovuti solo al traffico, in realtà molto limitato in questi giorni sul nostro territorio ...
 
Continuiamo ad essere in attesa di provvedimenti seri che tutelino la nostra salute anche perché è giunto il momento di di porre "come priorità atti concreti a tutela della salute dei cittadini".

Mercato Generale - Quiliano - Tipo zona: Suburbana - Tipo postazione: Industria
Pm2,5 - camp. continuo, raggi beta
01/03/2013 00:0002/03/2013 00:0024 Si No
03/03/2013 00:0004/03/2013 00:0046 Si No
04/03/2013 00:0005/03/2013 00:0047 Si No
05/03/2013 00:0006/03/2013 00:0050 Si No

Via Aurelia - Via Ferraris - Vado L. - Tipo zona: Urbana - Tipo postazione: Traffico
Pm10 - camp. continuo, raggi beta
01/03/2013 00:0002/03/2013 00:0032 Si No
02/03/2013 00:0003/03/2013 00:0051 Si No
03/03/2013 00:0004/03/2013 00:0064 Si No
04/03/2013 00:0005/03/2013 00:0060 Si No
05/03/2013 00:0006/03/2013 00:0081 Si No


Via Aurelia - Via Ferraris - Vado L. - Tipo zona: Urbana - Tipo postazione: Traffico
Pm2,5 - camp. continuo, raggi beta
02/03/2013 00:0003/03/2013 00:0043 Si No
03/03/2013 00:0004/03/2013 00:0052 Si No
04/03/2013 00:0005/03/2013 00:0049 Si No
05/03/2013 00:0006/03/2013 00:0065 Si No

QUALENERGIA: Il fotovoltaico 'senza incentivi' sarà un boom e........ farà molto male alle utility.

TRATTO DA QUALENERGIA

Il fotovoltaico 'senza incentivi' sarà un boom e farà molto male alle utility

Il fotovoltaico senza incentivi nei prossimi sette anni decollerà e per le utility saranno dolori, dato che l'energia solare, autoconsumata o immessa in rete, eroderà una quota rilevante del mercato elettrico, soprattutto allorché i sistemi di accumulo saranno economicamente più convenienti, forse nel giro di due anni. È questa la previsione contenuta nello studio appena pubblicato dalla società di consulenza Ubs e non a caso intitolato "The unsubsidised solar revolution” (vedi allegato, pdf).
In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico 'non incentivato' con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.
"Sulla base di mere considerazioni economiche – si legge nel rapporto - siamo convinti che entro la fine del decennio quasi ogni edificio residenziale e commerciale in Germania, Italia e Spagna sarà dotato di un impianto fotovoltaico su tetto”. Secondo le stime Ubs, nel 2020, tagliando la bolletta elettrica del 20-30%, i tempi di ritorno del'investimento di un impianto fotovoltaico su tetto e non incentivato si aggireranno intorno ai 5-6 anni per il commerciale e sui 10-11 per il residenziale. Non sarà ovviamente una crescita lineare, ma concentrata nella seconda metà della decade. Una simile rivoluzione provocherà profonde ripercussioni sulla domanda, via via più marcate con la discesa del prezzo delle batterie, che, secondo la previsione dello studio, cominceranno ad essere convenienti tra il 2014 e il 2015.
........In Italia il FV potrebbe coprire fino al 17% del fabbisogno (industria 5%, settore domestico 25%, settore commerciale 28%) grazie ad ulteriori 11 TWh di produzione da FV (equivalente ad una riduzione del 6% della domanda) che andrebbero ad aggiungersi agli 18,3 TWh di produzione annua del 2012.
Importante sarà l'impatto che tutto ciò avrà sui bilanci di chi vende elettricità: un duro colpo che si aggiunge ad una contrazione della domanda dovuta alla maggiore efficienza energetica e alla concorrenza delle rinnovabili incentivate, oltre che alla crisi economica....... 
L'effetto sarà che gli impianti convenzionali resteranno sempre più spesso fermi: il fattore di carico delle centrali a carbone tedesche precipiterà dal 47 al 31%, cioè al di sotto di quello della gran parte dei parchi eolici e solari, mentre per le centrali a gas, il load factor già quest'anno scenderà sotto al 20% (vedi grafico sotto). Il margine operativo lordo degli operatori, si avverte nel report Ubs, potrebbe ridursi anche del 50%.
A pagare maggiormente le conseguenze di questa situazione, come detto, saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, le aziende più esposte in Europa centro-settentrionale. Ma nel lungo-termine saranno danneggiati anche i bilanci di Enel e Iberdrola, protagoniste nei mercati dell'Europa meridionale dove il solare senza incentivi conoscerà probabilmente un forte sviluppo se si allenterà la morsa crisi economica e del credit crunch. Quali saranno le loro mosse per ritardare questa evoluzione?

06 marzo 2013

SE FOSSI LAUREATO IN ECONOMIA E NON IN LETTERE.......

 Tratto da Comedonchisciotte
SE FOSSI LAUREATO IN ECONOMIA E NON IN LETTERE......
di MAURIZIO PALLANTE
ilfattoquotidiano.it


Dopo avere letto il post “La decrescita totalitaria” *, di Stefano Feltri, ho immaginato di essere un “economista”, ed ho fatto un paio di considerazioni. Ad esempio, se fossi laureato in economia e non in lettere, mi domanderei: chi ha governato l’economia e la finanza nei decenni passati, chi la sta governando, chi ha la responsabilità della crisi che sta sconvolgendo i paesi industrializzati, chi è incapace di trovare le misure di politica economica adeguate per uscirne: i laureati in economia o i laureati in lettere?

Se fossi laureato in economia e non in lettere, mi domanderei se è veramente desiderabile, ammesso che sia possibile, uscire dalla crisi con la ripresa della crescita di un prodotto interno lordo in cui incidono in misura significativa gli sprechi di cibo (il 3 per cento del pil), gli sprechi di energia (il 70 per cento dei consumi), gli incidenti automobilistici, il consumo di medicine, le spese di riparazione e di ripristino dei danni ambientali causati da processi produttivi finalizzati alla crescita del prodotto interno lordo, la cura delle malattie causate dalla crescita delle emissioni e delle produzioni inquinanti, la produzione di armi e le guerre.

Se fossi laureato in economia e non in lettere, non eviterei comunque di ripassare la differenza tra la congiunzione “e” e il verbo “è”, perché un conto è dire “meno e meglio” e un altro è dire “meno è meglio”........
Se fossi laureato in economia e non in lettere terrei in una certa considerazione l’insegnamento di un economista tra i più importanti del Novecento, John Kenneth Galbraith, che nel 1968 ha suggerito a Robert Kennedy di rivelare l’inganno dell’equazione tra crescita del Pil e crescita del benessere, perché il Pil cresce anche quando cresce la produzione di merci che peggiorano la nostra vita, come le armi, il tabacco, la riparazione delle automobili incidentate, mentre non può misurare il benessere generato da attività che non generano una compravendita, come le relazioni umane, l’autoproduzione di beni, l’economia del dono e della reciprocità.
Se fossi laureato in economia e non in lettere mi domanderei: se basta il banale buon senso per decidere di produrre cose utili invece di cose inutili o dannose, di utilizzare processi non inquinanti anziché processi inquinanti, di ridurre gli sprechi invece di incentivare un consumo dissipativo delle risorse, come mai i laureati in economia che governano l’economia e la finanza non indirizzano su questa strada gli investimenti per superare la crisi? I laureati in economia sono privi del banale buon senso?

Se fossi laureato in economia e non in lettere mi domanderei se la scelta di aumentare la produttività per far crescere il Pil e rendere le aziende più competitive sul mercato mondiale non comporti una riduzione dell’incidenza del lavoro umano per unità di prodotto e quindi una riduzione dell’occupazione e della domanda a fronte di un aumento dell’offerta; se cioè non aggravi la crisi invece di attenuarla (per non parlare della sofferenza umana di chi non ha occupazione, ma gli esseri umani per chi è laureato in economia sono semplici fattori della produzione, quello che conta è la crescita).

Se fossi laureato in economia e non in lettere, non avrei comunque nessuna ritrosia a leggere ciò che scrivono quelli che la pensano diversamente da me, perché il vero fondamento di una deriva totalitaria è proprio l’intolleranza, soprattutto quando assume l’aspetto di un tabù inviolabile da difendere con tutti i mezzi.
Maurizio Pallante
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it