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03 aprile 2014

La Stampa:Le banche verso il controllo di Sorgenia

ECONOMIA
 MONTEPASCHI, UNICREDIT, INTESA SANPAOLO, BPM, BANCO POPOLARE E UBI POTREBBERO DIVENTARE SOCI DI MAGGIORANZA SENZA LA CIR

Le banche verso il controllo di Sorgenia

La proposta per convertire il debito di 600 milioni di euro sarà sul tavolo del Cda entro la settimana

Le attività di Sorgenia nelle energie rinnovabili potrebbero essere vendute
Nella foto una centrale elettrica del gruppo

Montepaschi, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bpm, Banco Popolare, Ubi e altre 13 banche creditrici, sono a un passo dal mettere le mani su Sorgenia. La società dell’energia ha debiti per 1,9 miliardi di euro e la holding Cir, della famiglia De Benedetti, potrebbe perdere il controllo. Mentre l’altro socio, l’austriaca Verbund, ha già dichiarato chiusa la sua avventura italiana.  

Secondo fonti finanziarie, le banche sono al lavoro per presentare entro la settimana a Sorgenia un piano per convertire i 600 milioni di debito in eccesso che - se approvato dal Consiglio di amministrazione del gruppo - porterà gli istituti di credito ad avere quasi il 100% del capitale di Sorgenia. Lo schema della proposta, ancora da affinare, dovrebbe prevedere una conversione in azioni per 400 milioni e un prestito convertendo da 200 milioni. L’operazione è stata discussa ieri nel corso di una riunione a porte chiuse cui hanno partecipato i top manager dei sei istituti più esposti (Mps, Unicredit, Intesa, Bpm, Banco Popolare e Ubi) che hanno deciso di accelerare sul piano B, dopo aver preso atto dell’indisponibilità di Cir ad aumentare l’impegno nel salvataggio della controllata. .........

Il piano B sembra quindi inevitabile. A esserne convinti sono anche gli istituti come Mps, esposta per 600 milioni e Unicredit (180 milioni) che prima erano propensi a una soluzione più morbida. Certo nella proposta ci sarà qualche spiraglio per riaprire il negoziato con Cir. Ma se il piano B andrà in porto, le banche arriveranno al pieno controllo di Sorgenia, certo non subito...........Una volta divenute le maggiori azioniste, le banche punteranno poi a cedere alcuni asset. L’obiettivo è mettere in vendita tutte le attività nelle energie rinnovabili. Una grana non facile da risolvere sarà la centrale elettrica a carbone Tirreno Power di Vado Ligure (al 39% di Sorgenia e al 50% di Gdf Suez) che è stata posta sotto sequestro dalla Procura di Savona. 

..... Sempre ieri le banche hanno discusso della richiesta di Sorgenia di avere un po’ di ossigeno, con lo sblocco di linee di credito e fideiussioni. Ma al momento non sono stati riaperti i rubinetti della nuova finanza (si parla di circa 65 milioni) sotto forma di sconto fatture e garanzie. La richiesta è stata sollecitata dal Cda di Sorgenia, che martedì ha comunicato di avere comunque evitato la crisi di cassa grazie a interventi sul circolante e dismissioni.  

02 aprile 2014

Il Secolo XIX :Tirreno Power, ultimatum del Ministero......

Genova - Entro la metà di aprile Tirreno Power dovrà dare il via ai lavori per la realizzazione del nuovo gruppo a carbone che dovrà sostituire i due esistenti, attualmente chiusi su ordine della magistratura. In caso contrario, il ministero dell’Ambiente toglierà l’autorizzazione a produrre (l’Aia), concessa nel dicembre del 2012 proprio a condizione che la vecchia centrale fosse dismessa nel giro di 8 anni. È lo stesso ministero ad aver inviato una diffida a Tirreno Power  lo scorso 14 marzo, di cui si è avuta notizia solo oggi. Una diffida originata dall’iniziativa dei sindaci di Vado Ligure e Quiliano, che chiedevano il rispetto degli accordi.
Tirreno Power sta preparando una risposta e può giovarsi del sostegno della Regione Liguria, che sapeva benissimo che l’azienda non stava rispettando il cronoprogramma previsto dall’Aia. E prima che il gip imponesse lo stop della produzione a carbone aveva sollecitato - per due volte - il ministero dell’Ambiente a rivedere le condizioni dettate dall’Aia. ..... La premessa è che l’azienda non avrebbe avviato i lavori per la costruzione del nuovo gruppo - definita dal gip nel decreto di sequestro uno “specchietto per le allodole” - perché pendono i ricorsi presentati dai comuni di Vado e Quiliano e dai comitati ambientalisti al Tar del Lazio. Ricorsi che, dopo essere stati unificati, verranno discussi il prossimo 15 maggio a Roma. Proprio la Minervini propone al Ministero una revisione dell’Aia, chiedendo «un riesame dell’autorizzazione per poter consentire la revisione dei termini temporali».

Minacce di morte a Giovanni Durante 
L’ultimo, grave episodio collegato alle “due torri” di Vado si consuma su Facebook. Il vicesindaco di Quiliano, Antonio Tallarico, - che è anche un dipendente di Tirreno Power - scrive un post molto critico nei confronti degli ambientalisti e attacca, tra gli altri, il presidente dell’Arci, Giovanni Durante. I commenti che seguono danno l’idea del clima che si respira da circa un mese: qualcuno “consiglia” Durante di non farsi vedere a Quiliano perché «rischia la vita», altri arrivano persino ad augurare la morte al presidente dell’Arci.
Il tam tam dei dati 
Secondo Tallarico, che si scaglia contro «i capipopolo dell’Arci, della Ubik, della Rete Fermiamo il Carbone», definiti «tutti ambientalisti con stipendio garantito e pancia piena», si parla poco dei dati, accessibili a tutti sul portale regionale dell’Arpal, che farebbero notare un non sostanziale miglioramento della qualità dell’aria nelle due settimane successive al blocco imposto dalla magistratura alla produzione a carbone...........
Replica Gino Vestri, direttore del dipartimento Arpal di Savona: «Non so se qualcuno ha ritenuto di fare confronti sui nostri dati ma escludo che siano valutazioni fatte da Arpal. È certo che senza riferimenti meteo tali confronti sono completamente privi di senso
Così come valutazioni del genere necessitano senz’altro di periodi più lunghi per essere attendibili».
Su  Il Secolo XIX l'articolo integrale

Tratto da La Repubblica Genova

Il ministero scrive a Tirreno Power
in regola in 30 giorni o addio autorizzazioni

La diffida ha la data del 14 marzo: ultimatum scade tra due settimane


CONVEGNO LA SCELTA DEI SINDACI:CARBONE o ENERGIE RINNOVABILI. - ERA ESCA DAL PROGGETTO DI CENTRALE A CARBONE DI SALINE IONICHE

Il convegno di 
Sabato 5 giugno a Bologna 
CONVEGNO LA SCELTA DEI SINDACI:CARBONE o ENERGIE RINNOVABILI. 



ERA ESCA DAL PROGGETTO DI CENTRALE A CARBONE DI SALINE IONICHE:
SABATO 5 APRILE 2014  ore 9,30
SALA DELLO ZODIACO PROVINCIA DI BOLOGNA

Ai Sindaci Azionisti del Gruppo Hera, dei Comuni delle Province di: 
 Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Padova, Ravenna, Rimini, Trieste 

 e p. c. ai rispettivi Consigli Comunali

Oggetto: HERA esca dal progetto di centrale a carbone di Saline Joniche 

Egregi Sindaci, 
la lotta ai cambiamenti climatici è la più importante sfida ambientale che l’umanità si trova ad affrontare e tutte le istituzioni europee sono impegnate - anche se non sempre con la dovuta convinzione - in questa battaglia. 
Anche in molti dei vostri Comuni si stanno facendo importanti pezzi di strada in questa direzione, con l’adesione al Patto dei Sindaci, la formulazione dei PAES, iniziative di risparmio energetico e la 
promozione delle energie rinnovabili. 
In questo quadro, la produzione di energia elettrica da carbone risulta una delle minacce più forti ai cambiamenti climatici, perché il carbone è il combustibile a maggior produzione di CO2 e quello 
con maggiori emissioni inquinanti locali.
È per questo che anche la comunità dell’Emilia Romagna si è opposta a questa tecnologia con una risoluzione del Consiglio Regionale contro la riconversione della centrale Enel a Porto Tolle, sul delta del Po. 
Come certamente vi è noto, il gruppo Hera partecipa con il 20% del capitale al consorzio SEI, costituito nel 2007 per il progetto di costruzione di una centrale a carbone a Saline Joniche (RC), di cui sono parte anche a Repower che vi partecipa con il 57, 5%, Foster Wheeler Italiana S.r.l. che ne detiene il 15%, e Apri Sviluppo S.p.a. il 7,5%. 
Questo progetto, ideato in un'area della Calabria a forte vocazione agricola (in particolare per la produzione di bergamotto), ha suscitato fin da subito una vasta opposizione da parte di associazioni sociali e ambientali, in primo luogo per l'impatto altamente inquinante del carbone, e a seguire per la condizione di sovracapacità di produzione elettrica della regione, che esporta circa l'80% dell'energia prodotta.
Oggi ci troviamo ad un punto di svolta: il 22 settembre dello scorso anno, nel Canton Grigioni della Svizzera, dove ha sede Repower, la società pubblica maggiore azionista del progetto, si è svolto 
un referendum che ha escluso la possibilità per le aziende locali di utilizzare la tecnologia del carbone. In conseguenza di ciò, Repower ha dichiarato la volontà di uscire dal progetto entro il 2015. 
È quindi opportuno, anche prendendo atto di questa situazione, che il progetto venga definitivamente cancellato, evitando che gli attuali o i potenziali futuri azionisti possano subentrare alle quote di Repower. 
Se il consorzio intendesse mantenere il proprio impegno nel campo 
energetico, ci sono ampie possibilità nello sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, e non certo nelle fonti fossili e in una centrale a carbone.
Ci rivolgiamo quindi in primo luogo ai Sindaci azionisti pubblici di maggioranza di HERA Spa, affinché chiedano l'uscita di Hera dal progetto di centrale a carbone a Saline Joniche, facendo valere i principi di sostenibilità sociale e ambientale ripetutamente dichiarati da Hera (da ultimo anche nel bilancio di sostenibilità) che dovrebbero portare il gruppo ad investire nel miglioramento dei servizi pubblici locali in questi territori, piuttosto che in altre discutibili partecipazioni. 

Sarebbe infatti ben strano se i Comuni dell’Emilia Romagna promuovessero in altre regioni, seppur indirettamente tramite la propria partecipata Hera, una politica energetica e impianti fortemente inquinanti che si combattono a casa propria. 
Nel ringraziare per l'attenzione, restiamo a disposizione per la necessità di eventuali approfondimenti. 

Coordinamento Emilia Romagna Comitati Acqua Bene comune 
Legambiente 
WWF Emilia Romagna 
GREENPEACE Italia 
RE:COMMON 
Comitato Sì alle Energie Rinnovabili – No al Nucleare

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Riportiamo un interessante articolo del 2011 ha  molti aspetti  quantomai attuali.....


Tratto da NTA' CALABRIA

24 scienziati svizzeri “mettono una croce” sopra il progetto della centrale a carbone

Lettera aperta a Repower SA e a SN Energie SA
Per il loro coinvolgimento in progetti di centrali a carbone all’estero
Chiarimento sulla redditività e compatibilità ambientale di nuove centrali a carbone all’estero
Agosto 2011
I gestori di centrali sono sempre più confrontati con difficili decisioni inerenti i loro investimenti. Se da una parte la pianificazione di grandi centrali esige un investimento ambientale stabile e a lungo termine, dall’altra i cambiamenti a livello politico e di mercato causano insicurezze a livello di costi e profitti delle diverse tecniche di pro-duzione d’energia. Questo concerne particolarmente le centrali a carbone che, non solo a causa del loro impatto climatico e ambientale sono causa di critiche, ma che anche in confronto a fonti energetiche più flessibili e meno dannose per l’ambiente si profilano economicamente infruttuose .
Con questa dichiarazione i firmatari desiderano indicare le prospettive economiche della produzione elettrica tramite carbone e ammonire dall’investire in nuove centrali a carbone.

Energia dal carbone- Rischio per il clima
Produrre energia elettrica con centrali a carbone è il modo più inquinante che ci sia. Solo le emissioni delle pianificate centrali a carbone di Brunsbüttel (D) e di Saline Joniche (I) rappresentano, con 17,5 milioni di tonnellate di CO2 annuali, circa il 40% delle emissioni prodotte in Svizzera. A causa della prevista durata di servizio di oltre 40 anni, le odierne decisioni d’investimento determineranno strutturalmente il Mix elettrico delle risorse energetiche per molti decenniCon i loro investimenti all’estero nella produzione di elettricità tramite carbone esse precludono una veloce transizione verso un approvvigionamento energetico sostenibile.
I costi delle “quote di emissione di CO2”
Un importante fattore economico per la produzione di energia elettrica con il carbone sono i costi per le quote di emissione di CO2 del mercato delle emissioni Europeo. Siccome l’UE ha approvato che la quantità autorizzata di queste quote venga gra-dualmente ridotta e a partire dal 2013 l’assegnazione gratuita dei certificati per i produttori d’energia abrogata, anche i gestori di centrali a carbone dovranno assu-mersi i costi derivanti. I futuri costi di mercato sono quasi impossibili da valutare perché sottostanno a condizioni non valutabili a lungo termine.
Con costi crescenti per le quote di emissione di CO2 le centrali a carbone non possono affermarsi contro supporti energetici meno inquinanti – tipo le energie rinnovabili 
Solo con uno sfruttamento superiore alle 5000/6000 ore  annuali le centrali a carbone possono essere redditizie in confronto alle concorren-ziali centrali a gas. Anche la molto discussa possibilità della separazione dell’ CO2 e dell’immagazzinamento (Carbon capture e storage- CSS), con la quale di ridurrebbero le emissioni del 70-80%, non può essere considerata come soluzione per le centrali costruite oggigiorno. A tutt’oggi è ancora completamente aperta la questione con quali costi aggiuntivi possa esser realizzata su grande scala una CCS e se ci sia un sufficiente consenso tra la popolazione inerente l’immagazzinamento dell’CO2.
Costi di capitale
Gli investimenti in centrali termiche a carbone per la produzione di energia elettrica si profilano mediante alti costi di capitale che spesso vengono coperti da finanziamenti esterni, p.es da banche. La crescente insicurezza nella redditività, con  il possibile obbligo di costruire una CSS, si riflette anche nei costi di capitale: istituti finanziari ri-chiedono in confronto a progetti di centrali precedenti, interessi maggiori o si ritirano dal finanziamento di centrali a carbone; così accanto ai costi variabili anche i costi di capitale delle centrali aumentano.
Prospettive di reddito insicure
Le condizioni citate rincarano l’esercizio delle centrali a carbone. Gli investimenti nelle centrali restano redditizi solo se la media dei ricavi per l’energia prodotta è sopra la media dei costi di produzione (inclusi i costi d’investimento). Allora per coprire i costi superiori del combustibile, CO2 e costi di capitale, occorre aumentare lo sfruttamento della centrale durante la sua durata di vita e/o aumentare il prezzo dell’energia elettrica.
(Nota del 2011 di UNITI PER LA SALUTE: E INCREMENTARE ,AUMENTANDO LO SFRUTTAMENTO DELLA CENTRALE, LE PROBLEMATICHE PER LA SALUTE DEI CITTADINI ESPOSTI).
Tuttavia proprio queste ore d’esercizio annuali necessariamente alte non si lasciano prevedere a lungo termine. In Germania, sulla base dell’accesso privilegiato alla rete delle energie rinnovabili, l’entrata in azione delle centrali a produzione continua sarà in futuro nettamente limitata. Soprattutto la crescente quantità d’energia elettrica prodotta con energia eolica esige una flessibilità da parte delle altre centrali che si devono adeguare alle oscillazioni di produzione delle energie rinnovabili. Le centrali a carbone, che sono tipicamente orientate alla produzione continua, sono troppo goffe e non riescono a essere abbastanza flessibili e a reagire prontamente alle oscillazioni di domanda. È da attendersi di conseguenza, nonostante l’uscita dall’atomo della Germania, un’eccessiva offerta da centrali a produzione continua e una sottoutilizzazione delle centrali a carbone.
 Continua a leggere su  NTA' CALABRIA
In conclusione si può affermare che l’insicurezza relativa ai costi e ai ricavi futuri sia un grave rischio per la redditività di nuove centrali a carbone.
La costruzione e l’esercizio di centrali a carbone è così non solo contropro-ducente dal punto di vista di politica ambientale e climatica, ma anche dubbio-sa a livello economico.
Perciò i firmatari di questa dichiarazione sconsigliano fortemente a Repower SA e a SN Energie SA di investire in nuove centrali a carbone.
 Leggi  l'articolo integrale e tutti i  Firmatari qui.

1)"Era prevedibile che Lünen chiudesse" 2)Il vero costo dell’Italia a carbone



Quando un anno fa abbiamo realizzato la nostra prima inchiesta L’Italia è un Paese da bonificareavevamo fatto i conti solo con una parte delle emergenze ambientali e sanitarie di questo Paese..
La mappa partecipata dei siti inquinanti
Ma la partecipazione diretta dei comitati e dei cittadini alla campagna di crowdmapping ci ha presentato quasi subito un quadro ancora più preciso sui siti inquinati in Italia. Quelli dove insistono impianti industriali ancora funzionanti soggetti a discusse Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA). Tanto che tra i primi luoghi mappati risulta la Centrale ENEL a carbone Eugenio Montale di La Spezia, (grazie al contributo di Spezia Via dal Carbone e Spezia Polis). Così come tra le prime associazioni registrate appaiono le mamme di Brindisi, Passeggino Rosso, in prima linea nella difesa della tutela della salute dei bambini, alle prese con l’aumento di malformazioni congenite dovuta all’esposizione alle sostanze inquinanti delle donne in gravidanza, così come accertato da diversi studi dellIstituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e Lecce.

Il sequestro della Centrale Tirreno Power di Vado Ligure.

Indagini epidemiologiche su tutti i territori inquinati
Tutti contributi della cittadinanza scientifica che fanno luce sull’Italia che vive ancora nell’era del carbone, ben distante dalla tanto auspicata era della “green economy“, con ancora 16 centrali in tutto il territorio nazionale. 
Drammatica realtà riportata dall’onore delle cronache con l’inchiesta della procura di Savona sulla centrale Tirreno Power di Vado Ligure con il sequestro degli impianti lo scorso 11 marzo, a seguito dei risultati dall’indagine epidemiologica commissionata dalla stessa procura, che ha accertato i forti danni alla salute ai residenti intorno alla Centrale gravanti soprattutto sui bambini con l’aumento delle malattie respiratorie fino a 457 casi tra il 2005 e il 2010, asma da 94 a 129 nello stesso periodo, ed un aumento dei ricoveri per patologie cardiache e respiratorie negli adulti tra 1674 e 2097 casi. Oltre 400 decessi dal 2000 al 2007 per malattie cardiache e respiratorie.
Dati drammatici che hanno confermato i timori dei cittadini e dei comitati che vivono intorno alle altre centrali a carbone e agli altri poli industriali della penisola, su quale possa essere la situazione sanitaria e ambientale. Domanda, sollevata su Epidemiologia e Prevenzione, rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, da Giovanni Ghirga dell’ISDE di Civitavecchia a cui ha risposto Pietro Comba, Direttore del Dipartimento Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Superiore di Sanità e coordinatore del gruppo di lavoro che ha redatto il rapporto SENTIERI, (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio inquinamento): “Ci sono aree del Paese altamente inquinate, e nelle quali è stato accertato un effetto sulla salute delle esposizioni ambientali, che tuttavia non sono oggetto di un’attività sistematica di sorveglianza epidemiologica quale quella rappresentata dal Progetto SENTIERI“. Ma che dovrebbero esserlo....

Green economy o black carbon economy?

Ma l’appello pubblicato ieri su Cittadini Reattivi riporta la voce unanime dei comitati e delle maggiori associazioni ambientaliste emiliane e nazionali, ci fa intravvedere come la ragnatela dell’Italia a carbone e ad alto impatto ambientale avvolga ancora fittamente questo Paese.
Proprio nel giorno in cui si conclude il processo di primo grado per i danni ambientali causati dalla centrale termoelettrica di Porto Tolle con una condanna per gli ex vertici Enel, Franco Tatò e Paolo Scaroni, colpevoli di disastro ambientale doloso “in Emilia Romagna gli enti pubblici si oppongono alla confinante centrale a carbone di Porto Tolle sul Delta Veneto- sottolineano le associazioni nel documento- la principale azienda a controllo pubblico della Regione (HERA) supporta progetti similmente dannosi in altre regioni d’Italia, come la centrale a carbone a Saline Joniche in Calabria”. Un preoccupante paradosso che ha portato le associazioni a richiedere ai Sindaci azionisti del Gruppo Hera, di uscire dall’azienda partecipata per non finanziare un progetto in contraddizione con la ricerca indispensabile di un futuro sostenibile per l’ambiente e per la salute. Insomma di scegliere tra carbone e fonti rinnovabili, che coprono ad oggi il 30% del fabbisogno nazionale.

Qui l'articolo integrale

01 aprile 2014

Quale nesso tra i dati dell'Arpal e l'indagine Tirreno Power ? Sembrerebbe nessuno

Tratto da Savona News


Al centro dell'indagine della Procura di Savona, che va avanti da un paio di anni, ci sono le violazioni legate ai limiti imposte dall'AIA, non ai dati delle centraline dell'Arpal. E per valutare se o meno si avranno dei miglioramenti sostanziali sulla qualità dell'aria servono mesi, se non anni, non solo pochi giorni...

Partiamo dalla cronaca: la Procura di Savona il 18 febbraio 2014 ha affermato che tra il 2000 ed il 2007 ci sono stati 400 morti, 450 bambini e oltre 1700 adulti ricoverati per patologie respiratorie, numeri  che i consulenti della stessa attribuiscono esclusivamente alla centrale Tirreno Power. .
L'11 marzo il gip Fiorenza Giorgi ha accolto l'stanza della Procura e dato esecuzione al sequestro della centrale Tirreno Power, bloccando di fatto l'attività del colosso del carbone.
La scelta del sequestro arriva infatti dal complesso delle violazioni, rispetto all'AIA, constatate anche dal verbale dell'ISPRA e dei risultati delle perizie medico epidemiologiche e ambientali. Secondo la Procura sarebbe confermato il nesso di causalità tra la centrale e le ricadute sulla salute. 
Per le ricadute ambientali sono stati considerati diversi indici, e risulterebbe critica la "rarefazione lichenica" nell'area intorno la centrale. Seconda l'accusa la centrale "non avrebbe fatto nulla per limitare i danni alla salute e all'ambiente" e rispettare le prescrizioni dell'AIA.Contestata la mancata installazione dello SME a camino (Sistema Monitoraggio Emissioni) che l'azienda avrebbe dovuto posizionare sulla cima di una delle due ciminiere per controllare i livelli delle emissioni. Viene contestata anche la mancata copertura del parco carbonile e il superamento nell’olio combustibile utilizzato per l’avviamento del livello di zolfo massimo previsto dell' 0,3% (l'azienda ne avrebbe usato invece tra lo 0,3% e l'1%).
Oggi sono cominciati a circolare i primi dati delle centraline dell'ARPAL (che sono sempre stati consultabili sul portale www.ambienteinliguria.it) sulla qualità dell'aria e sulla presenza e quantità di alcuni agenti inquinanti. Rispetto al 12 marzo, giorno di spegnimento della centrale, non si sarebbero rilevate alcune variazioni sostanziali, diciamo che l'aria non sarebbe dunque nè più, nè meno respirabile. Le centraline misurano però la qualità dell'aria in generale, non relativa unicamente a Tirreno Power e si trovano pertanto sottoposte a tutte le pressioni del contesto urbano, dai gas di scarico delle macchine ai contributi delle caldaie, solo per citare alcuni fattori.
Inoltre su questi rilevamenti incidono molto anche le condizioni ambientali: nelle giornate di maccaia, senza vento, le emissioni tendono a ristagnare, così come la pioggia ad esempio, pulisce l'aria, perché solitamente ci sono condizioni di instabilità che favoriscono il rimescolamento dell’aria e la dispersione degli inquinanti.
Al centro dell'indagine della Procura di Savona, che va avanti da un paio di anni, ci sono le violazioni legate ai limiti imposte dall'AIA, non ai dati delle centraline dell'Arpal. E per valutare se o meno si avranno dei miglioramenti sostanziali sulla qualità dell'aria servono mesi, se non anni, non solo pochi giorni....
Cinzia Gatti.

Il sottosegretario SILVIA VELO su Tirreno Power : "l'impatto ambientaleinteressa tutti".

Tratto da Savona News
Vado e Quiliano: parla il sottosegretario Velo "l'impatto ambientale interessa tutti".

"Tutte le richieste formulate e che riguardavano la tutela della salute erano state accolte dai due Sindaci”


Silvia Velo, sottosegretario di stato per l'ambiente alla Camera dei Deputati, interviene su Tirreno Power “le verifiche connesse all'effettivo impatto ambientale che la centrale ha sul territorio circostante non interessano esclusivamente il Ministero dell'Ambiente quale Autorità preposta al rilascio dell'AIA, ma devono necessariamente coinvolgere tutti i soggetti pubblici titolari di specifici poteri in materia di tutela dell'ambiente e della salute.

Infatti, la tempistica di ammodernamento degli impianti, è stata definita, in sede di istruttoria di AIA, anche con l'accordo dei sindaci dei comuni di Vado Ligure e Quiliano. 
Entrambi hanno dato atto in Conferenza dei servizi che tutte le richieste formulate e che riguardavano la tutela della salute erano state accolte;dunque, il parere NEGATIVO, a cui si riferiscono gli interpellanti, era confermato esclusivamente per ragioni NON attinenti ai profili sanitari.
È bene ricordare comunque che, in presenza di circostanze sopravvenute successivamente al rilascio dell'AIA, il sindaco può chiedere in ogni momento al Ministero di verificare la necessità di riesaminare l'AIA.
Finora – è bene precisare – nulla è pervenuto al Ministero in tal senso…”
Questo confuta definitivamente le posizioni dei due Sindaci, che di fronte all’accusa di aver permesso e accettato (hanno “preso atto”, senza imporre i livelli di legge definiti dalle MTD) i valori emissivi ben superiori alle norme sulle MTD, si sono sempre giustificati dicendo che però nel voto finale hanno poi votato contro (per quanto riguarda i controlli e il terzo gruppo, ma non per i valori di emissioni concessi).

Il sindaco di Vado aveva anche confessato in un incontro pubblico che “Se avessimo dato il limite di 200 mg di Ossidi di zolfo (previsti dalle normative) questa azienda non avrebbe potuto andare avanti…”

Leggi anche 

Il Sindaco, massima autorità in fatto di salute pubblica, generalmente si deresponsabilizza dietro i pareri degli organi tecnici. Invece la legge assegna a tale figura la responsabilità delle scelte in fatto di precauzione e può decidere anche in disaccordo al parere della USL. Una sentenza del TAR Lazio, a favore del Sindaco di Pontinia, in provincia di Latina, puntualizza che il Sindaco ha la facoltà di assumere autonomamente un parere vincolante, anche in contrasto con il parere della locale USL,quando è in gioco la salute pubblica, in forza degli articoli 216 e 217 del TULS. Qui l'articolo integrale

Tratto da NiNiN

La risposta dell'On. Silvia Velo, svela alcuni aspetti inediti rilevanti e preoccupanti. Ve la proponiamo qui sotto in video.Il sindaco può chiedere in qualunque monento di riesaminare l'AIA. 

Purtroppo però...


Guarda  il video su You Tube

1°APRILE :L'AGENZIA EUROPEA DELL'AMBIENTE SBARCA A BRINDISI

Tratto da Noalcarbone Brindisi

L'AGENZIA EUROPEA DELL'AMBIENTE SBARCA A BRINDISI

…Pesce d’Aprile?
No, non si tratta di uno scherzo,
Martedì 1 Aprile, presso l’Autorità Portuale di Brindisi , i rappresentanti di quella stessa Europa che nel 2011, con uno storico Report Ambientale, ha classificato Brindisi quale 1° Città Inquinata d’Italia(con la Centrale ENEL di Cerano al 18° posto – N°1 in Italia- e l’ILVA di Taranto al 52°posto) giungeranno davvero a far visita alla città italiana della vergogna. Speriamo per parlare di rimedi seri e di futuro.
...Siete tutti invitati.

“Per gli inquinanti aventi un effetto sanitario locale -regionale è stato calcolato sia il VOLY (valore degli anni di vita persi) sia il VSL (valore della vita statistica).”
di PierPaolo Petrosillo

Tratto da Arpa Puglia

Convegno preparatorio alla XII Conferenza del Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente
Il 31 marzo e 1° aprile si tiene a Brindisi, presso la sede dell’Autorità Portuale, in Piazza Vittorio Emanuele 7, il convegno “Ambiente e salute nelle attività delle Agenzie di Protezione ambientale: esperienze, nuove sfide e proposte operative”, preparatorio alla Conferenza Nazionale del Sistema delle Agenzie di Protezione Ambientale (che si terrà a Roma il 10 e 11 aprile). 
Si tratta di un importante evento che riunisce nel capoluogo regionale i vertici tecnici e amministrativi delle Agenzie regionali per l’ambiente e di ISPRA, con una presenza qualificata dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, di Regioni ed enti locali, oltre che di associazioni ambientaliste e imprenditoriali. 
Lunedì 31 marzo è prevista la sessione "Ambiente e salute nei siti contaminati: esperienze a confronto", coordinata da Sabrina Santagati, Direttore Generale di ARPA Calabria e Liliana La Sala del Ministero della Salute.
Martedì 1° aprile è invece prevista la sessione "La valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario nelle autorizzazioni ambientali", coordinata, nella mattinata, da Loredana Musmeci (ISS) e Luciana Sinisi (ISPRA) e, nel pomeriggio, da Stefano Laporta Direttore Generale di ISPRA e  Pietro Comba (ISS).
Al termine della giornata è prevista una Tavola Rotonda dal titolo: Il ruolo delle istituzioni in riferimento alle valutazioni integrate di impatto ambientale e sanitario nelle autorizzazioni ambientali”, .....