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21 gennaio 2013

Tratto da Barioggi notizie.it

Centrale Enel  di Brindisi- Legambiente: "Rispetto della legge e avvio bonifica ambientale"

 Brindisi - Continuano le vicissitudini della centrale termoelettrica "Federico II" di Brindisi.... .............Sebbene sia stato riconosciuto il danno ambientale, come proposto da Legambiente costituita parte civile, la stessa associazione ambientalista riporta alcune osservazioni in merito alla valutazione della Procura di Brindisi e in particolare del Tribuinale presidduto dal giudice Cacucci, esperto conoscitore  della legge in vigore, che ha saputo garantire tutte le parti interessate.

  Legambiente ritiene che, anche in virtù della richiamata Ordinanza del Presidente Cacucci che evidenzia e riconosce la presenza di un “danno ambientale” prodotto dalla dispersione di polveri di carbone, il processo rubricato al n. 947/05, relativo alla centrale termoelettrica di Brindisi Nord ed al parco carbone annesso, di proprietà di Edipower e di Enel e che vede imputati anche dirigenti delle richiamate società, debba essere, dal Comune di Brindisi, portato a compimento come parte civile non solo nei confronti dei dipendenti di Edipower ma anche di ENEL. 
In tale processo vi è un riconoscimento al “danno ambientale” ed alle necessarie attività di bonifica....

L’aspetto raccapricciante del “danno ambientale” prodotto dalla continua perdita di polverino di carbone e quindi dalle notevole quantità di metalli pesanti depositatisi sui terreni agricoli è che tali sostanze non si degradano nel tempo ed alcune di queste, essendo bioaccumulanti e quindi entrando nel DNA e nella catena biologica ed alimentare entrano, conseguentemente, nel nostro vissuto quotidiano causando i danni e le morti che i vari studi iniziano ad evidenziare. 

Legambiente esprime il più totale compiacimento in merito all’Ordinanza del Presidente Cacucci e ritiene che la strada intrapresa dal Tribunale, dal Comune di Brindisi e dalla Provincia, oltre che dalle Associazioni ambientaliste congiuntamente riconosciute come parte civile, è quella giusta per il riconoscimento delle criticità ambientali esistenti ed indotte sul nostro territorio.
Leggi l'interessante articolo integrale

02 marzo 2012

1)Enel: notificata la conclusione di indagini a 15 persone 2)Disastro ambientale, Petrolchimico a giudizio

Tratto da Brundisium
Brindisi, 01/03/2012

Enel: notificata la conclusione di indagini a 15 persone

 

 I pubblici ministeri Giuseppe De Nozza e Myriam Iacovello, Sostituti Procuratori della Repubblica presso il tribunale di Brindisi, hanno notificato la conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 15 persone tra manager e dipendenti di Enel.
Le ipotesi di reato contestate concernono gli articoli del codice penale inerenti getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato e deturpamento di edifici.
Le accuse non riguarderebbero eventuali danni alla salute.
In particolare, si contesta la presunta mancata adozione all’interno della centrale Enel di Cerano di misure idonee alla diffusione delle polveri di carbone sulle colture e sugli edifici circostanti.
......
L'inchiesta avviata da tempo dal pool di magistrati della Procura di Brindisi si è avvalsa dell'operato degli agenti della Digos diretti dal Dott. Vincenzo Zingaro.
Nel 2008, gli stessi agenti, assieme agli uomini della polizia scientifica, erano stati sui terreni attigui alla centrale di Cerano per procedere ad alcuni prelievi allo scopo di avviare le analisi sull'eventuale presenza di sostanze atte a danneggiare la produzione.
Il 6 Ottobre 2010 la Procura di Brindisi aveva notificato 12 avvisi di garanzia ad altrettanti dipendenti Enel tra manager, responsabili di settore e di impianto.

"In merito alla decisione della Procura di Brindisi, Enel - si legge in una nota dell' azienda - nella piena convinzione di aver sempre operato nel rispetto delle leggi e nell' interesse della collettività, attende con fiducia i successivi sviluppi".


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Tratto da Alguer
Disastro ambientale, Petrolchimico a giudizio 
Lunedì 5 Marzo, alle ore 9, nel tribunale di Sassari si aprirà il processo nei confronti di alcuni dirigenti delle aziende coinvolte



PORTO TORRES - Al petrolchimico di Marghera ci sono stati 157 lavoratori morti per tumore a causa della nocività del lavoro e delle materie chimiche trattate e 103 lavoratori ammalati delle stesse patologie tra gli operai addetti alle lavorazioni del Pvc. Per non parlare delle forme di inquinamento ambientale dovute agli scarichi industriali nella laguna veneta, ancora più indegno fu il fatto che i dirigenti sapevano e che i 28 imputati vennero assolti. Furono chiesti per il disastro ambientale a Montedison ed Enichem un risarcimento di 71 mila miliardi, ma a pochi giorni dalla sentenza il Ministero dell'Ambiente e la Montedison si sono accordati su un rimborso di 525 miliardi per la bonifica di nove aree del petrolchimico non sufficienti alla bonifica dell’intera area.

Le aziende del Petrolchimico di Porto Torres sembrerebbero aver provocato un bomba ecologica della stessa portata e con un capo di imputazione ben più grave, lunedì 5 Marzo, alle ore 9, nel tribunale di Sassari si aprirà il processo nei confronti di alcuni dirigenti delle aziende coinvolte. A giudizio ci sono Gianfranco Righi, legale rappresentante della Syndial; Guido Safran, manager della Sasol Italia; Diego Carmello e Francesco Maria Apeddu, rispettivamente legale rappresentante e direttore di stabilimento della Ineos Vinyls.


Secondo il pubblico ministero Michele Incani, nelle acque del golfo dell’Asinara sarebbero state riversate ingenti quantità di composti chimici e metalli altamente pericolosi per la salute quali cadmio, mercurio, cromo, cianuri, benzene e una lunga serie di altre sostanze cancerogene. Nell’atto conclusivo dell’inchiesta, inizialmente il pubblico ministero ha ascritto agli indagati la colpa per il disastro ambientale e l’avvelenamento di acque e sostanze alimentari. Tale colpa ora sarebbe invece riconosciuta come dolo nella formulazione finale delle imputazioni. Chi ha inquinato, insomma, sapeva esattamente ciò che stava facendo.

.... «Non siamo disposti ad accettare nessun tipo di accordo o compromesso - sostengono gli attivisti e le attiviste di iRS - che non veda come insindacabile priorità l’inizio dei lavori per le bonifiche che portino al totale risanamento ambientale delle aree contaminate».
Leggi tutto
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Petrolchimici, bombe ad orologeria
di Rosario Battiato
PRIOLO (SR) – Neanche le prove scientifiche smuovono la pachidermica lentezza dell'industria. Gli incontri scientifici sul tema della prevenzione antisismica svolti a Milazzo e ad Augusta - prossimamente uno anche a Messina - hanno avuto il merito di affrontare un tema tabù come quello della sicurezza antisismica degli impianti petrolchimici, senza che dai grandi gruppi ci siano state risposte di qualche tipo. Gli addetti ai lavori avvertono: questa volta non si può aspettare un sisma per vedere l'effetto provocato sulle aree urbane dove insistono impianti a rischio incidente rilevante. E non ci sono compensazioni che tengano, soltanto perché potrebbe non esserci più niente da compensare.  LEGGI TUTTO
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Leggi su " La Repubblica "

Di  Antonio Cianciullo

L’allarme censurato

L’allarme fu dato dai tecnici e cancellato dai politici. Alla vigilia dei 12 mesi dal disastro di Fukushima l’agenzia Kyodo rende noto un retroscena. Un comitato di ricerca del governo giapponese cancellò da un suo rapporto un allarme tsunami per la costa nord orientale appena otto giorni prima che l’area fosse effettivamente colpita dal sisma e dal maremoto dell’11 marzo dell’anno scorso.
Analizzando i sedimenti del fondale marino, gli esperti avevano trovato le tracce di 4 importanti tsunami negli ultimi 2500 anni: erano avvenuti con un intervallo fra i 450 e gli 800 anni e dall’ultimo ne erano passati 500. Dunque c’era una probabilità staticamente non trascurabile di un evento come quello che si è effettivamente prodotto. Ma mentre per gli scienziati non era trascurabile, il comitato di cui facevano parte esponenti del ministero della Scienza e di alcune compagnie elettriche, fra cui la Tepco (gestore della centrale Daiichi di Fukushima), ha deciso di trascurarla omettendo di pubblicare gli studi.

29 maggio 2011

Brindisi: Edipower,gravi accuse del Pm per il carbonile 2)le istituzioni hanno l’obbligo e il dovere di tutelare la Salute dei lavoratori

Tratto da Pugliatv
Brindisi: Edipower,gravi accuse del Pm agli imputati nel giudizio per il carbonile

28/05/2011
Gravi responsabilita' per danni ambientali sarebbero emerse a carico dei dirigenti dell'Edipower nel corso del giudizio penale che si sta tenendo presso il Tribunale di Brindisi a proposito del sequestro del carbonile che fu effetttuato dalla magistratura brindisina alla azienda in questione.
Nel corso dell'udienza di ieri
il magistrato inquirente ha allargato le imputazioni agli imputati attribuendo loro anche l'inquinamento della falda a causa della mancata costruzione di un manto di protezione per il carbonile che avrebbe, secondo l'assunto dell'accusa, causato nel corso degli anni di utilizzo un versamento di percolato frutto del contatto con il carbone dell'acqua che si e'versata sia per effetto delle precipitazioni atmosferiche sia per l'utilizzo di innaffiature per rendere piu' facile il trasferimento del combustile dal deposito fino ai gruppi della centrale .
Insomma se sara' provata una tale circostanza nel
corso della causa ,si dimostrera' che uno dei fattori che hanno causato problemi alla nostra falda e' anche quello, con la conseguenza che si potra' anche quantizzare il danno ambientale al nostro territorio. Ma cio' che appare strano che in questo processo non si siano costituiti contro Edipower gli enti locali e neppure le associazioni ambientaliste.
Non parliamo poi del Ministero dell'ambiente! Ma l'intera vicenda dell'Edipower appare al limite del surreale:... si tace sulla causa in corso allo stesso Tribunale contro Edipower, che potrebbe provare un danno ambientale costante e gravissimo, gia' avvenuto sul nostro territorio.Nessuno scandalo per quanto successo ,nessuno ricorso in quella
sede per ottenere risarcimento dei danni subito dalla nostra falda, nessuna reazione quando c'e' stata la conferenza dei servizi che ha sancito la prosecuzione dell'attivita' di quell'azienda senza alcun sistema di protezione per l'utilizzo del carbone ,malgrado si trovi a pochi metri dal centro della citta',nessuna reazione quando ottenuta la Via per il ciclo combinato quell'azienda pubblicamente disse che rinunciava a quel progetto.
Insomma ma che ci ha fatto questa Edipower che puo' fare tutto cio' che vuole, non rispettare una convenzione, tutt' ora vigente secondo il Consiglio di stato, ottenere il permesso per continuare ad esercire con il carbone ,chiedere di costruire il nuovo carbonile, ottenere il permeso Aia, senza che nessuna delle nostre istituzioni faccia un qualsiasi atto per contestare i tanti comportamenti inspiegabili di quell'azienda?
Si dira' c'e' di mezzo il lavoro, gia'....ma non e' altrettanto impor
tante la tutela della salute dei cittadini?
Ci chiediamo se dovesse essere provato in giudizio che vi sono state responsabilita' per l'inquinamento della falda,l'atteggiamento delle nostre istituzioni continuera' ad essere cosi' “disponibile e morbido”?
Chi paga per il danno ambientale ,ove dovesse essere provato cio' che il Pm ha ipotizzato in corso di causa?
Come mai nessuno ne parla?

Leggi l'articolo integrale

Leggi anche su Brindisi Report
Processo all’ex carbonile Edipower, il pm aggiunge nuove accuse

BRINDISI –.......Intanto, il Comune di Brindisi, per mezzo dell’avvocato Daniela Faggiano, ha chiesto e ottenuto la costituzione di parte civile, presentando il conto alle aziende coinvolte nel processo.
Una richiesta risarcitoria pari a cinque milioni di euro, parte dei quali sono già stati versati, ma dalla sola Enel. Il legale di parte civile ha ottenuto infatti il versamento da parte del colosso elettrico di un milione e quattrocentomila euro, per la realizzazione di un parco, un polmone verde, a ristoro parziale dei danni subiti a causa del carbonile scoperto.
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A PROPOSITO DEL CARBONILE DI BRINDISI E DI QUELLO DI VADO L- QUILIANO

Riportiamo le considerazioni fatte sul nostro blog Il 19 giugno 2010 nel post

"CENTRALE TIRRENO POWER DI VADO-QUILIANO RISPOSTA DEL MODA AL PRESIDENTE REGIONALE BURLANDO"

RICORDAVAMO : IL CARBONILE ALL'APERTO di TIRRENO POWER E' DA ANNI A POCHE CENTINAIA DI METRI DALLE CASE DI VADO L. E DI VALLEGGIA

con tutte le conseguenze che ,in un territorio ventoso ,si possono facilmente prevedere per i cittadini che loro malgrado devono convivere con una tale situazione di grossa problematica ambientale.

MA
ALLA LUCE DI QUANTO EMERSO A BRINDISI ......E'ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE FAR CONOSCERE AI CITTADINI SE SONO STATI FATTI CONTROLLI E VERIFICHE SULLA IMPERMEABILIZZAZIONE DEL DEPOSITO CARBONILE DELLA CENTRALE DI VADO -QUILIANO E SULLE ACQUE DI FALDA SOTTOSTANTI.
TENUTO CONTO CHE SECONDO LA STESSA AZIENDA "IL CARBONE E' STOCCATO IN UN CARBONILE CON CAPACITA' DI MESSA A PARCO DI
CIRCA 300.000 METRI CUBI"

(PAGINA 18 della dichiarazione ambientale Tirreno Power del 2008")


SEMPRE DAL NOSTRO POST DEL 19 -6-2010
Guardate il video girato da un cittadino su un treno in transito lungo la linea GENOVA VENTIMIGLIA che a Valleggia per un tratto,prima di entrare in galleria, fiancheggia il carbonile scoperto..

Guardate inoltre

" Il Molto Interessante Video Relativo al Carbonile di Tarquinia "

Sicuramente vi sono parecchie problematiche in comune con il nostro territorio.....

PER CONCLUDERE .....AGGIUNGIAMO UNA CARTINA della Liguria che non ha bisogno di commenti.

La Cartina della Liguria è tratta dal Piano di risanamento della Qualità dell'aria della Regione Liguria del 2006 e mostra gli effetti dell'inquinamento atmosferico mediante mediante Licheni Epifiti.

GUARDATE ATTENTAMENTE la zona di SAVONA:
GLI AMMINISTRATORI, I PRESIDENTI DELLA REGIONE e DELLA PROVINCIA IN PRIMIS, DA QUESTA IMMAGINE (TRATTA DA DOCUMENTAZIONE UFFICIALE) ,DOVREBBERO
TRARRE LE OPPORTUNE RIFLESSIONI E NON........PRENDERE NEPPURE IN CONSIDERAZIONE IL POTENZIAMENTO MA ANZI CONSIDERARE ,CHE GIA' LA SITUAZIONE ATTUALE E' PER NOI CITTADINI GRAVIDA DI PROBLEMATICHE,CHE MERITANO A LIVELLO ISTITUZIONALE LA GIUSTA ATTENZIONE.

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Tratto da Peacelink

Comunicato stampa

I lavoratori sono esposti a sostanze cancerogene e le istituzioni hanno l’obbligo e il dovere di tutelare la loro Salute

Il Comitato Donne per Taranto alzerà il tiro come promesso in Conferenza Stampa perché la Tutela della Salute sia anteposta ad ogni cosa
27 maggio 2011 - Comitato Donne per Taranto

E' di ieri la notizia che La Procura indaga i vertici Ilva ed ex Italsider per concorso nell'omicidio colposo di 15 dipendenti morti a causa delle emissioni cancerogene provenienti dagli impianti.

Sono 30 i presunti responsabili di una lunga serie di omissioni e violazioni che avrebbero determinato, favorito, prodotto malattie professionali e successivamente decessi.

Sorge spontaneo un dubbio: ma i lavoratori che attualmente continuano a lavorare nel ciclo produttivo dell'Ilva sono esenti dall'ammalarsi e dal morire a causa di sostanze altamente cancerogene che fuoriescono dagli impianti?

Oltre 10 giorni fa questo Comitato in una conferenza stampa poneva alle Istituzioni, tra le altre richieste, quella della tutela del lavoratore, in particolare di coloro che sono nel ciclo più pericoloso per la salute. Con forza noi ribadiamo la necessità che si faccia subito chiarezza sul reale stato di salubrità degli impianti, sulla reale possibilità che altri lavoratori possano continuare ad ammalarsi e a morire, e sull'obbligo di legge che prevede l'informazione al lavoratore esposto sui rischi alla salute.

Questo non è allarmismo come taluni in modo superficiale e arrogante osano dire, i dati lo dimostrano, le sentenze della procura lo attestano: nell' Ilva si muore e si muore maggiormente che in altre Industrie presenti sul territorio.

Sullo stimolo della notizia riportata ieri, ribadiamo la nostra richiesta che le istituzioni facciano luce su tutto ciò

Non è tempo di aspettare, non è più tempo di "annunci".

I lavoratori sono esposti a sostanze cancerogene e le istituzioni hanno l'obbligo e il dovere di tutelare la loro Salute.

Chiediamo con forza tutto ciò, perchè ancora una volta quei 15 operai morti non sono dei "numeri" ma persone che avrebbero potuto e voluto vivere e dietro di loro ci sono mogli, figli, madri che piangono ancora.

Informiamo che qualora, nell' arco di pochissimo tempo, le Istituzioni preposte alla tutela del lavoratore non verifichino tutto ciò, e non accertino la regolare compilazione del registro degli Esposti da parte del datore di Lavoro, in questo caso dell'Ilva, noi del Comitato Donne per Taranto ci rivolgeremo non solo alla Magistratura ma anche alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, per denunciare chi impunemente continua a uccidere e tutti coloro che non adempiono al loro dovere di tutela della Salute e della Vita.

Il Comitato Donne per Taranto alzerà il tiro come promesso in Conferenza Stampa, perchè la Tutela della Salute sia anteposta ad ogni cosa.

LEGGETE SU BRINDISI TV
LO STATO DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE BRINDISINA
E ......I PROGRAMMI DI SVILUPPO
.........e ognuno tragga le conclusioni che ritiene più opportune
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Leggi su Trucioli Savonesi

CARBONE E DINTORNI
di Federico Gozzi

Le centrali a carbone in Italia In Italia, ad oggi, esistono 13 centrali a carbone sparse in 8 regioni e ben 3 di queste 13 hanno sede nella nostra regione, la Liguria: una a La Spezia, una a Genova (che fra cinque anni verrà dismessa) ed una a Quiliano-Vado, in assoluto l'impianto più grande di tutto il nord-Italia e, purtroppo, quasi unico nel suo genere, costruito in pieno centro abitato: una vera e propria centrale in città.

Tirreno Power

Nasce a seguito della liberalizzazione del mercato italiano ed è oggi uno dei principali produttori di energia elettrica del paese, presente sul territorio nazionale con le centrali termoelettriche di Torrevaldaliga (Civitavecchia), Vado-Quiliano e Napoli.

....Le centrali di Napoli e Civitavecchia economicamente non sono in perdita, tutt'altro....... ed il carbone è totalmente assente!

Semplicemente produrre energia col carbone anche se inquina molto molto di più, costa di meno e quindi comporta maggiori profitti.

Continua a leggere sull'articolo integrale



04 maggio 2010

2010/05/05 ECCO GLI EFFETTI DEL CARBONE SUI BAMBINI...../ L'Enel non paga, accordo a rischio

Tratto da Noalcarbone 04 maggio 2010

ECCO GLI EFFETTI DEL CARBONE SUI BAMBINI

Intervento del Dr. Gianni Ghirga

Dopo circa 20 anni che seguo bambini affetti da asma bronchiale non riesco a nascondere la delusione più completa verso questa società.

La scienza ha fatto progressi enormi nella cura delle patologie infantili riducendo la mortalità nei paesi più sviluppati a livelli impensabili fino a poco tempo fa. I reparti ospedalieri di ricovero per bambini, una volta affollati per l’elevato numero di piccoli malati, oggi hanno pochi pazienti.
Di fronte a questo successo della Medicina la risposta della società è ripugnante: l’uso del carbone come combustibile. In una città come Civitavecchia dove è già molto alta l’incidenza delle patologie respiratorie infantili, dove l’inquinamento industriale ha inciso fortemente sullo stato di salute della popolazione, i responsabili vedono senza guardare, odono senza ascoltare, si nascondono e imperano, tiranni, seguendo un unico obbiettivo: il lucro.
Cos’altro può suscitare nell’animo una notizia come quella da poco pubblicata sugli effetti del carbone nei bambini.
Uno studio effettuato dal prof. Dubnov ha dimostrato che l’inquinamento dell’aria causato da una centrale a carbone, sebbene nei limiti di legge, ha un effetto negativo sulla maturazione e la crescita polmonare dei bambini che vivono nella stessa area (Environ Res 2006,4).
Il tessuto polmonare sin dalla nascita è in via di accrescimento e rimodellamento. L’80 % degli alveoli polmonari si forma durante la crescita e lo sviluppo del polmone continua fino all’adolescenza.
L’inibizione dello sviluppo completo dei polmoni comporta una riduzione del tessuto polmonare, indispensabile per un corretto scambio di ossigeno ed anidride carbonica.
Ricercatori dell’Università della California hanno scoperto che un minor sviluppo del polmone può causare alterazioni secondarie a livello del sistema nervoso centrale (Children at Risk http://www.clnatf.org/publications/reports/children_at_risk.html ).
La preoccupazione per i risultati di questo studio si aggiunge a quella per le conclusioni di altre recenti ricerche. Alcuni noti scienziati hanno preso in esame un gruppo di bambini, senza alcun sintomo a carico delle vie respiratorie, tra i quali alcuni di appena 3 mesi di età ed hanno dimostrato che tutti questi innocenti avevano un deposito carbonioso nei polmoni (Thorax 2001;56-12;932).
A Roma è stato dimostrato che il numero dei ricoveri di bambini affetti da polmonite aumenta in rapporto all’innalzamento dei livelli di inquinamento atmosferico (Eur Respir J 2001;17;1143-50).
Come si rimane dopo essere a conoscenza di queste ricerche.
Molti scrolleranno le spalle, ignavi, mormorando “Tanto non c’è più niente da fare”; altri si chiederanno “Ma cosa possiamo fare?”; pochi, ma onesti, continueranno a lottare ed a difendere quella dignità che, aimè, molti hanno svenduto.
Dr. Giovanni Ghirga - Pediatra Portavoce Coordinamento dei Comitati dei Medici del
Comprensorio di Civitavecchia per l’Ambiente e la Salute
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Tratto da Senzacolonne.it

L'Enel non paga, accordo a rischio


Brindisi – L’Enel non ha ancora versato alcuna somma agli agricoltori che possiedono terreni nelle vicinanze del nastro trasportatore di Cerano, in vista della trasformazione in “vivai” degli ex campi coltivati. Ed è per questa ragione, principalmente, che proprietari degli appezzamenti minacciano la rottura dell’accordo quadro che era stato firmato il 2 febbraio scorso con la società per azioni e il Comune di Brindisi. Le due associazioni che rappresentano la quasi totalità degli interessati dall’ordinanza sindacale del 28 giugno 2007, che vietava la coltivazione dei terreni prossimi ai 13 chilometri di nastrotrasportatore della centrale a carbone “Federico II”, hanno scritto alla società per azioni diffidandola, con termine di dieci giorni, a predisporre un incontro “risolutivo”. La lettera è stata inviata anche alla Procura di Brindisi e in particolare ai pubblici ministeri Giuseppe De Nozza, Silvia Nastasia e Cristina Fasano. Le associazioni Agricoltura Ambiente e Natura e Codiamsa, avevano in passato presentato un dettagliato esposto in Procura e ne era sorta un’inchiesta giudiziaria. Le armi furono deposte al momento della stretta di mano, dopo numerosi incontri. L’accordo fu raggiunto, gli agricoltori delle associazioni presiedute da Giuseppe Nigro e Vito Panettieri, assistite in tutto l’iter dall’avvocato Giovanni Brigante, acconsentirono alla “riconversione dei terreni” e rinunciarono a ogni azione legale.
Ma i patti andavano rispettati:
Enel avrebbe dovuto costituire un Comitato tecnico composto da un rappresentante del Comune, uno di Enel Produzione, e uno per ciascuno dei comitati e delle organizzazioni firmatari del protocollo. Il Comitato avrebbe avuto il compito di elaborare il progetto e di fissarne le modalità di attuazione e i relativi costi da sottoporre all’approvazione delle parti. Nulla di fatto. Nonostante, come previsto dall’accordo quadro, i proprietari e coltivatori, abbiano rispettato i termini di trenta giorni per la costituzione dei cosiddetti “soggetti attuatori” in forma di associazione temporanee di scopo o altre forme assicurative o consortili.
Nell’articolo sei del protocollo venivano specificate le condizioni economiche: Enel Produzione si era impegnata economicamente per tutti gli interventi di rimboschimento e di piantumazione delle diverse specie di alberi e fiori. Avrebbe dovuto versare 6 milioni e 100 mila euro in tutto. Da febbraio ad aprile nulla di fatto. Il Comitato tecnico necessario per tradurre in fatti gli impegni non è mai stato costituito.
E gli agricoltori, che non hanno potuto coltivare le proprie terre per circa tre anni, non hanno ancora percepito un solo euro. Dal giorno in cui entrò in vigore l’ordinanza del sindaco Domenico Mennitti non hanno più potuto far fruttare quei campi per via del divieto assoluto che era stato imposto, preso atto dell’inquinamento dei suoli dovuto alle polveri di carbone. Per alcuni di loro i quadrati di terra, ricoperti di piante di carciofi o dei filari delle viti, erano linfa vitale: l’unico mezzo di sostentamento per sé e per le proprie famiglie.
“Le scriventi associazioni – si legge nella nota firmata dai due presidenti delle associazioni di agricoltori e proprietari - destinata a Enel e alla Procura, successivamente alla sottoscrizione dell’accordo quadro per la riqualificazione delle aree agricole adiacenti alla centrale Enel Federico II, hanno predisposto tutte le azioni positive tese all’adempimento delle obbligazioni scaturenti dallo stesso”. “Tale attività – proseguono – risulta vanificata dalla circostanza che ad oggi non si è addivenuti ad alcun incontro di verifica dell’attuazione dell’accordo sottoscritto. Non si è provveduto alla costituzione del Comitato Tecnico, non è stato presentato agli enti interessati il protocollo di condivisine delle linee strategiche per la riqualificazione, la riconversione e lo sviluppo dell’area agricola ricadente nell’Sin di Brindisi, tantomeno alcuna somma è stata corrisposta agli agricoltori”.
Entro 10 giorni Enel dovrà provvedere. Diversamente gli agricoltori provvederanno ad “adottare tutte le misure utili per definire la vertenza”. In buona sostanza, l’accordo sottoscritto, potrà formalmente ritenersi carta straccia
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Tratto da La Stampa


Marea nera. Una patologia cronica che devasta il nostro pianeta

Roma, 3 mag. (Apcom) - L'inquinamento da petrolio non è in alcun modo un fatto accidentale o occasionale: al contrario, è ormai una patologia cronica del nostro pianeta. Difficile determinare esattamente la quantità di idrocarburi che si perde ogni anno in mare; le stime parlano di una media di 4 milioni di tonnellate l'anno per tutto il globo (600.000 tonnellate per il solo Mediterraneo).

DA INCIDENTI 12% INQUINAMENTO PETROLIFERO - I casi come quello della piattaforma BP affondata nel Golfo del Messico, o quelli legati a incidenti a superpetroliere contribuiscono, in media, soltanto al 12 per cento dell'inquinamento globale, anche se i danni sono più visibili e localmente più gravi. A quel 12 per cento si deve aggiungere un 33 per cento legato a operazioni relative alle navi: perdite in fase di carico e scarico, lavaggi illegali delle cisterne in mare aperto (pratica vietatissima ma che non si riesce a impedire), perdite varie accidentali o sistematiche: col che si arriva al 45 per cento per quanto riguarda l'apporto complessivo di inquinamento dovuto a perdita dalle navi.

DANNI PEGGIORI DA SCARICHI INDUSTRIALI - Ma questo è soltanto un aspetto della questione. La "fetta" più importante per quanto riguarda il disastro ambientale è provocata da scarichi urbani e industriali lungo le coste, perdite da raffinerie, oleodotti, depositi. Va poi contato" il 9 per cento "dovuto alle ricadute atmosferiche di idrocarburi emessi dalle centrali energetiche, e l'inquinamento dovuto alle attività di estrazione petrolifera, che conta per il 2 per cento. Quanto alle responsabilità dirette del nostro pianeta, il trasudamento naturale di petrolio da fonti sottomarine si limita al 7 per cento.

IDROCARBURI CANCEROGENI, A RISCHIO PESCI COMMESTIBILI- Un aspetto particolarmente grave dell'inquinamento di questo tipo è la presenza, nei prodotti oleosi scaricati a mare, di idrocarburi cancerogeni come il Benzo-3-4-Pirene trovato in un gran numero di organismi marini. Assorbiti da pesci e molluschi, finiscono nella catena alimentare e possono arrivare fino all'uomo se non viene vietata rigidamente la pesca.

INQUINAMENTO IN GRAN PARTE INVISIBILE - In buona parte, questo inquinamento è invisibile perché diffuso su vastissime parti di territorio, ma non per questo è meno grave. L'attenzione si focalizza soprattutto sugli incidenti in mare aperto, che riversano agenti inquinanti galleggianti che, sospinti dal vento e dalle correnti superficiali, si riversano sulle zone costiere. Le acque presentano aspetto nero-grigiastro e macchiano i moli, gli scafi e gli scogli del litorale; grandi masse di catrame si ammassano sulle spiagge soffocando la vita animale e vegetale. Flora e fauna scompaiono, come sappiamo dalle immagini drammatiche che ad ogni vicenda del genere vengono diffuse in tutto il mondo.