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05 settembre 2018

Inquinamento, la Regione parte civile contro la raffineria di Milazzo: Inchiesta partita dalle denunce degli ambientalisti

Tratto da La Repubblica 

Inquinamento, la Regione parte civile contro la raffineria di Milazzo

Lo ha deciso il governo Musumeci. Inchiesta partita dalle denunce degli ambientalisti
Risultati immagini per la raffineria di Milazzo

La Regione si costituirà parte civile contro la Raffineria di Milazzo. Lo ha deciso il governo Musumeci in previsione dell'udienza preliminare che si terrà al tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto davanti al Gup Salvatore Pugliese il prossimo 12 ottobre e per la quale il pubblico ministero -che ha chiesto il rinvio a giudizio del direttore generale - ha individuato, tra gli altri, la Regione quale parte offesa.

"Abbiamo il dovere - evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci -  di tutelare la salute dei cittadini, ma anche il diritto di conoscere la verità dei fatti. Abbiamo deciso di costituirci parte civile per difendere la salubrità dell'ambiente, la salute e l'incolumità della popolazione residente". I reati ipotizzati dalla Procura della Repubblica di Barcellona, guidata da Emanuele Crescenti, sono: gettito pericoloso di cose e disastro colposo, in relazione alle emissioni di gas, vapori e fumo. L'inchiesta è nata dopo le denunce di numerosi associazioni ambientaliste e di alcuni Comuni dell'hinterland per l'eccezionale diffusione, nelle zone limitrofe allo stabilimento, di patologie dell'apparato respiratorio e tumorali, con sensibile incremento anche del tasso di mortalità.

"Fino al 2014 troppo inquinamento alla raffineria di Milazzo": chiesto il processo per i dirigenti

Già nel corso delle dichiarazioni programmatiche in Aula all'Ars, il 9 gennaio scorso, Musumeci aveva anticipato la linea del suo governo: niente condotte remissive nei confronti dei petrolieri e nessun pregiudizio. Ma prima del giusto profitto aziendale viene il diritto alla salute dei cittadini e la tutela del territorio. Su questa linea - aveva sottolineato il governatore - chiamerò a raccolta i sindaci dei territori interessati.

28 novembre 2017

Centrale a carbone di Vado Ligure:Ventisei richieste di rinvio a giudizio da parte della Procura .Prime decisioni il 30 novembre

SI AVVICINA IL 30 NOVEMBRE
Immagine tratta da Il Secolo XIX  del 27 ottobre 2017 
AL VIA L' UDIENZA PER DISASTRO AMBIENTALE E SANITARIO COLPOSO
Centrale ,sei associazioni chiedono i danni
Ventisei richieste di rinvio a giudizio da parte della Procura .Prime decisioni il 30 novembre

Articolo de La Stampa del 27 ottobre 2017

Anche Greenpeace e Wwf nel processo a Tirreno Power
Sei associazioni ambientaliste, Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la Salute, Wwf e Anpana, hanno chiesto di costituirsi parte civile nel procedimento sulla centrale Tirreno Power di Vado Ligure. La richiesta è stata formalizzata ieri mattina nel corso dell’udienza preliminare celebrata nell’aula magna del tribunale di Savona davanti al giudice Francesco Meloni.

Tratto da https://unitiperlasalute.blogspot.it/2017/10/anche-greenpeace-e-wwf-parti-civili-nel.html

Ripubblichiamo il post del 31 /10/2017

Tratto da Re Common

Centrale a carbone di Vado Ligure, processo alle porte?

Centrale di Vado Ligure. Foto Luca Manes/Re:Common
Centrale di Vado Ligure. Foto Luca Manes/Re:Common
Si è chiusa lo scorso 26 ottobre a Savona l’udienza preliminare del processo relativo agli impatti ambientali della centrale a carbone di Vado Ligure, di proprietà della Tirreno Power. Il giudice dell’udienza preliminare dovrà ora decidere se 27 tra amministratori e dirigenti aziendali dovranno subire un giudizio per l’accusa di disastro colposo.
L’impianto, che sorge a pochi chilometri da Savona, è stato oggetto per anni delle proteste della comunità locale a causa dei grandissimi impatti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Nel 2014 è stato messo sotto sequestro, per poi essere definitivamente chiuso dall’azienda per la parte a carbone in quanto Tirreno Power si rifiutò di adempiere alle prescrizioni del gip Fiorenza Giorgi che chiedeva – mentre procedevano gli accertamenti giudiziari – di utilizzare le migliori tecnologie disponibili per ridurre l’inquinamento e per misurarlo, a cominciare dal posizionamento delle centraline di rilevazione delle emissioni in cima alle ciminiere e non alla loro base. Un’ordinanza contro la quale Tirreno Power, pur protestando sugli organi di informazione, non fece mai ricorso. .......
Sei associazioni ambientaliste, Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf e Anpana, hanno chiesto di costituirsi parte civile.

29 luglio 2015

Ilva di Taranto , Confagricoltura: “Rinvii a giudizio primo passo verso un ambiente più tutelato”

Tratto da Inchiostro Verde

Ilva, Confagricoltura: “Rinvii a giudizio primo passo verso un ambiente più tutelato”


«I 47 rinvii a giudizio sono il primo, provvisorio, passo per l’accertamento delle responsabilità nel processo all’Ilva e, per quanto ci riguarda, del riconoscimento dei danni al mondo agricolo». Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura Taranto, ha almeno dieci milioni di motivi a tanto ammonta la richiesta di risarcimento in sede processuale perché le centinaia di aziende agricole che rappresenta abbiano la loro parte di giustizia e di verità nel maxi-processo che vede alla sbarra la più grande industria dell’acciaio d’Europa.
Un enorme calderone in cui sono finiti inquinamento ambientale, salute umana e responsabilità istituzionali e imprenditoriali a tutti i livelli. 
«Non ultima – ha spiegato stamane in conferenza stampa Lazzàro – la salubrità dei prodotti agricoli, l’immagine delle nostre tipicità con marchio Taranto e la semplice possibilità di poter liberamente portare avanti la propria azienda zootecnica come, invece, è tuttora vietato nel raggio di 20 km attorno alle ciminiere Ilva per il rischio diossina». 
«L’obiettivo di Confagricoltura Taranto – ha sottolineato il presidente – è uno solo: che alla fine dell’iter processuale venga affermato con forza che l’ambiente e chi vi opera vanno tutelali e non inquinati. Dunque: chi inquina paga, penalmente e civilmente».
.........  Ci siamo costituiti parte civile nel processo per difendere il mondo agricolo, almeno quello che rappresentiamo, e il ruolo fondamentale che esso svolge in direzione di un ambiente sano e un’economia sostenibile. Va ribadito, tuttavia, che la nascita della new-co Ilva renderà vana ogni pretesa risarcitoria, per cui riteniamo necessario che il governo, dopo i tanti interventi normativi disposti, si faccia carico anche di questo aspetto con un provvedimento ad hoc».
Dal punto di vista più strettamente processuale, è l’avvocato Donato Salinari a rappresentare e difendere Confagricoltura Taranto con l’obiettivo – ha chiarito – di “collaborare all’accertamento dei fatti ed ottenere l’integrale risarcimento dei danni per i danni causati dall’inquinamento ambientale e dagli effetti collaterali che questo ha provocato”. 
«Non v’è dubbio – ha ricordato il legale citando i contenuti della costituzione di parte civile di Confagricoltura – così come ritiene il Legislatore alle norme indicate e contestate agli imputati, che questi ultimi, con la loro plurima e concorsuale condotta si siano resi responsabili di comportamenti gravi, riprovevoli ed altamente lesivi dell’immagine, del decoro, della struttura organizzativa e del patrimonio economico degli associati. A causa dei comportamenti illeciti tenuti dagli imputati si è verificato un danno di immagine ed economico per Confagricoltura Taranto oltre che degli associati della stessa associazione con evidente ed ingiusto profitto da parte dei soggetti imputati».
«La responsabilità – ha rimarcato l’avvocato Salinari – emerge non da elementi astratti ma da elementi oggettivi di indagine, compreso l’atteggiamento tenuto in modo volontario e premeditato da parte degli imputati, i quali erano ben consapevoli del danno che stavano provocando e dell’ingiusto profitto che stavano conseguendo. 
Confagricoltura Taranto ed i suoi associati hanno subito un danno notevole, valutato in dieci milioni di euro, e per questi motivi essa si è costituita parte civile al fine di tutelare gli interessi dell’impresa agricola in ogni sua forma, della proprietà e della conduzione agricola degli agricoltori associati. L’iter processuale è ancora lungo – ha infine commentato Salinari – ma «il rinvio a giudizio di tutti gli inquisiti e due condanne con rito abbreviato certificano che la magistratura inquirente ha lavorato in modo opportuno e che noi abbiamo visto giusto nel volerci costituire parte civile nel processo».

08 marzo 2015

1)SOLIDARIETA' AI 32 CITTADINI DI TARANTO 2)Taranto, decessi per tumori: altra inchiesta in arrivo dalla Procura.

Tratto da Nocoke Brindisi

8 marzo 2015

SOLIDARIETA' AI 32 CITTADINI DI TARANTO

Il 30 marzo del 2012 durante un raduno a Taranto alcuni cittadini manifestano contro l'inquinamento procurato dall'Ilva. La maggioranza di loro ha un'età giovane, sono studenti. In quella stessa giornata migliaia di lavoratori dell' acciaieria manifestano per difendere il proprio posto di lavoro. Mentre nel palazzo di giustizia si discute dei danni causati ai lavoratori e ai cittadini, dalle emissioni nocive dellIlva.
Marzo 2015 - 32 manifestanti presenti al raduno del 2012 ricevono una sanzione perché avevano disobbedito. E una punizione per chi non ha rispettato un ordine impartito per quella giornata dalla questura di Taranto: i sit-in per i cittadini comuni sono vietati.
L' accadimento fa riflettere profondamente. Induce noi ambientalisti attivisti di Brindisi e di Taranto a manifestare la nostra solidarietà per quei 32 cittadini che hanno donato e manifestato la propria vicinanza umana ad un organo giuridico che in quella giornata svelava i danni causati dallIlva.

Manifestare pacificamente in un paese libero significa ricordare che la costituzione sancisce il diritto alla difesa della vita e alla sicurezza della propria persona e di ogni individuo, ogni giorno.
Il paese ha bisogno di regole. E l' adunata di quel 30 marzo 2012 non recò intralci in città.
Esistono motivazioni importanti che fanno porre domande altrettanto importanti.
Qual’è una reale disattesa?
Disobbedire perché si rifiuta un inquinamento imposto e privo del rispetto delle regole civili?
Le ragioni dell' occupazione lavorativa all' interno dell' Ilva rappresentano un aspetto importante. Importante è anche rifiutare una fabbrica che procura la morte. Però, perchè scendere in strada? Perché ribellarsi ad una fabbrica che procura inquinamento umano e ambientale? Perché 32 uomini, quel giorno non potettero rifiutare la morte indotta?

Esprimiamo solidarietà per i 32 cittadini di Taranto:
Rosangela Chirico (figlia di un ex operaio petrolchimico di Brindisi), No al Carbone di Brindisi, Peacelink con Alessandro Marescotti.
Tratto da Quotidiano di Puglia
Taranto, decessi per tumori: altra inchiesta in arrivo.

Il procedimento «Ambiente svenduto» è ancora in piena corsa e già la procura medita un’altra inchiesta.
È quella che sarà aperta sui decessi da malattie tumorali, i cui fascicoli sono stati ammessi di diritto dal gup Vilma Gilli nel maxi-procedimento sfociato in udienza preliminare. 
Si tratta, ha chiarito ieri il procuratore di Taranto Francesco Sebastio, di quei casi di cui il giudice si è occupato nelle scorse udienze, dando l’ok alle costituzioni di parte civile. 
Se i familiari delle vittime possono costituirsi parte civile - ha evidenziato il procuratore - è perchè il gup ha ritenuto fondate le ragioni alla base delle istanze.
Di qui la richiesta di trasmissione degli atti, per valutare i singoli casi e accertare le eventuali responsabilità in quelle malattie sfociate nei decessi.

19 dicembre 2014

Nel processo Ilva di Taranto, Peacelink sarà parte civile: dieci anni di battaglia sono valsi la pena.


Tratto da Il Fatto Quotidiano

Processo Ilva Taranto, Peacelink sarà parte civile: dieci anni di battaglia sono valsi la pena.

di Alessandro Marescotti | 17 dicembre 2014

IL Gup Wilma Gilli ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile da parte di PeaceLink nel processo Ilva. La decisione del Gup nell’udienza preliminare del Tribunale di Taranto ha coronato una storia di impegno che comincia nell’aprile del 2005 quandoPeaceLink scopre casualmente su Internet che a Taranto c’è la diossina. Digitando su un database europeo avevamo scoperto che a Taranto non c’era una fonte qualsiasi, ma la più consistente fonte industriale di diossina in Europa: l’Ilva di Taranto. Fino a quel momento nessuno ne aveva mai parlato.
E da quel momento la storia di PeaceLink cambia.
Nata nel 1991 dopo la guerra del Golfo per fare da coordinamento telematico al movimento pacifista, PeaceLink comincia a pubblicare dal 2005 anche dei dati scientifici che attirano l’attenzione sul“giallo della diossina taciuta”. Da decenni contaminava Taranto, ma nulla si sapeva in città. La parola non veniva mai nominata e non se ne trovava traccia nei siti web della Regione, del Comune, della Provincia.
Nel 2008 PeaceLink commissiona le analisi su un pezzo di formaggio locale e vengono fuori concentrazioni di diossina oltre i limiti di legge.
ilva1
Vengono avviate le indagini della magistratura. La diossina è ovunque: le analisi confermano l’allarme di PeaceLink. La diossina è nelle pecore, nelle capre, nelle masserie, nel terreno e nei pascoli. Si era sedimentata in anni e anni di silenzio e di omissioni. La scelta delle autorità competenti è dolorosa: a fine 2008 parte l’ordine di abbattere tutte le pecore e le capre della masseria Carmine della famiglia Fornaro. L’ordine viene esteso anche alle altre masserie.
Ma comincia anche qualcosa di inusuale e inaspettato. La famiglia Fornaro, ridotta allo stremo da quella ordinanza di abbattimento, accetta un incontro con gli attivisti di PeaceLink. Nasce un’alleanza. Si decide assieme di costruire un’iniziativa legale e tecnico-scientifica. Vengono coinvolti l’avvocato Sergio Torsella, esperto di diritto penale ambientale, e il dottor Stefano Raccanelli, esperto di diossina. Si raccolgono le testimonianze degli altri allevatori. Da quella alleanza di esperti, allevatori e attivisti telematici nasce un centro di iniziativa che produce nel giro di pochi mesi uno studio approfondito su come si è contaminato il terreno di Taranto.
Ilva è confermata come la fonte prevalente di diossina. La Procura di Taranto acquisisce lo studio del dottor Raccanelli e lo confronta con quello sviluppato dal professor Lorenzo Liberti, incaricato di capire le cause della contaminazione dei terreni. La Procura di Taranto cambierà i propri consulenti. C’è un cambio di rotta, le indagini non sono più verso “ignoti” ma puntano sull’Ilva e si arricchiscono via via di nuovi elementi: il benzo(a)pirene, la diossina nelle cozze, le intercettazioni telefoniche, il sistema politico di protezione. Emerge il secondo livello mai toccato nei precedenti processi: quello degli uomini di partito. Quelli sempre prodighi di attenzioni verso i Riva, sempre presenti alle loro adunanze.
Dopo le indagini della magistratura sono arrivate anche quelle dellaCommissione Europea ed è partita la procedura di infrazione nei confronti del governo italiano inadempiente.
In questi anni si è creato fra società civile e magistratura un rapporto positivo, che ha compensato le tante delusioni che i cittadini hanno subito dalla politica di governo, distratta per anni tanto da non accorgersi della diossina ma attentamente impegnata in sei decreti “Salva-Ilva” per mettere in salvo gli impianti più che i cittadini.
A Taranto chi governa sembra ignorare che nei prossimi dieci anni vi saranno diecimila nuovi malati di cancro nella sola città di Taranto se non sarà cambiata rotta, come abbiamo denunciato ieri pubblicando i dati ASL aggiornati al 31 dicembre 2013. Quando ieri il giudice per le indagini preliminari ha dichiarato l’ammissibilità di PeaceLink come parte civile, mi sono passate in rapida successione le immagini di tutte queste vicende: i compagni di lotta, le paure, i dubbi, i momenti di sconforto, le speranze, le tante serate passate dall’avvocato. I funerali di giovani amici e di giovani operai Ilva.
Quando ieri PeaceLink è stata ammessa parte civile, durante la lettura della decisione, in quel preciso momento, ho avvertito dentro di me che tutto quello che avevamo fatto in dieci anni aveva avuto un senso, e che ne era valsa la pena.

17 settembre 2014

La Regione Sardegna parte civile nel processo per i veleni di Salto di Quirra.

Tratto da Ecoblog

Sardegna parte civile nel processo per i veleni di Salto di Quirra.

.......la Regione ha il dovere di garantire e vigilare sulla tutela della salute e dell’ambiente, diritti sanciti dalla Carta Costituzionale. 
Venerdì 12 settembre la Giunta regionale della Sardegna, con una delibera proposta dallo stesso governatore Francesco Pigliaru, ha deciso di costituirsi parte civile nel processo per il disastro ambientale causato dall’attività del Poligono Interforze Salto di Quirra.
Secondo il presidente regionale
si tratta di un’azione dovuta, la Regione ha il dovere di garantire e vigilare sulla tutela della salute e dell’ambiente, diritti sanciti dalla Carta Costituzionale e almeno di pari livello rispetto a quelli della Difesa nazionale. La nostra posizione è quella di stare dalla parte della Sardegna, accanto ai cittadini e ai sindaci dei territori coinvolti. Allo stato delle cose non abbiamo ricevuto alcun decreto dal Ministero della Difesa, se lo riceveremo faremo partire subito un ricorso al Presidente del Consiglio dei Ministri, affiancando il sindaco di La Maddalena nelle azioni legali che vorrà intraprendere nelle sedi preposte.
La presidenza della Regione ha indirizzato una nota al Consiglio dei Ministri per ribadire la necessità di interrompere le esercitazioni nella stagione turistica: i test effettuati a Salto di Quirra, oltre ad avere un impatto devastante per la popolazione umana e animale residente nelle vicinanze, creano gravi limitazioni socio-economiche e rischi di incendio nei territori coinvolti.
La magistratura indaga da anni sul Poligono Interforze di Salto di Quirra, sui casi di capi di bestiame deformi e sull’elevato numero di leucemie e linfomi di Hodgkin riscontrati fra i militari operativi nella base e fra i pastori che portavano greggi e mandrie nei pascoli adiacenti alla base.

06 novembre 2013

1)LA PROCURA : SU TIRRENO POWER L' INDAGINE ORA ENTRA NEL VIVO. 2)Nasce un'intesa tra Arpal e Procura di Savona per le indagini in materia ambientale


LA PROCURA : SU TIRRENO POWER
 L' INDAGINE ORA ENTRA NEL VIVO.
L' ORDINE DEI MEDICI STA VALUTANDO DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO PENALE.
Marco Raffa.
La procura di Savona ha cambiato da "ignoti" a "noti" l' intestazione del fascicolo sulla centrale elettrica Tirreno Power,ma per il momento ,a meno di indiscrezioni che il procuratore Francantonio Granero ritiene poco probabili ,anche i potenziali indagati difficilmente potranno avere dai suoi uffici la conferma dell' iscrizione nel registro.
La legge ci imponeva allo stato dell' indagine ,di formalizzare l' iscrizione.Ma esigenze investigative  ci consigliano per ora di non autorizzare ,in caso di istanze ai sensi  dell'articolo 335 del codice di procedura penale,l'accesso al registro. 
Insomma per la Procura di Savona l' inchiesta su Tirreno Power è ad una svolta ma non per questo è arrivato  il momento di scoprire le carte......
  
Mentre l' Ordine dei Medici della provincia di Savona sta seguendo con attenzione l' evolversi della situazione e sta valutando con i propri legali l'opportunità di costituirsi parte civile nel futuro procedimento penale per disastro ambientale......
 _______________________________________

 Tratto da Rsvn.it

Nasce un'intesa tra Arpal e Procura di Savona

Per le indagini in materia ambientale

Fornire un contributo tecnico, favorire lo scambio di informazioni e le buone prassi, cooperare e collaborare con gli altri addetti ai servizi di Polizia Giudiziaria, raccordare e coordinare indagini e accertamenti in materia ambientale fra l’Autorità Giudiziaria e l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure.
  È questa la sintesi della convenzione firmata ieri pomeriggio a Savona fra il Procuratore della Repubblica Francantonio Granero e il Direttore Generale Arpal Roberto Giovanetti. La nuova collaborazione distaccherà part-time presso la Procura di Savona un tecnico Arpal dalla pluriennale esperienza in materia di accertamenti, verifiche e controlli ambientali. La Procura potrà così avvalersi direttamente di competenze specifiche, velocizzando i tempi e tagliando i costi di eventuali consulenze.....

02 agosto 2013

Enel risarcisce, 5 Comuni e il Parco escono dal processo

Tratto da  Gazzettino..it

Enel risarcisce,5 Comuni 

e il Parco escono dal 

processo

Patologie respiratorie: con 130 mila 

euro le amministrazioni revocano la 

di parte civile. 

Restano gli ambientalisti












di Lorenzo Zoli

ROVIGO - Taglio di Po, Loreo, Ariano
 nel Polesine, Corbola, Porto Viro e il 
Parco regionale veneto del Delta del Po:  
sonoi sei enti che hanno firmato l'accordo 
con il quale, dietro un risarcimento versato da Enel si 
sono impegnati a revocare la propria costituzione di parte
 civile nel processo aperto a Rovigo
E incentrato principalmente sulle
 patologie respiratorie il cui insorgere,
 nella popolazione infantile del Delta, 
 sarebbe stato facilitato dalle emissioni 
della centrale Enel di Porto Tolle, nel 
periodo in cui era alimentata a olio
 combustibile.

Ai cinque Comuni andranno 130mila euro a

 testa, al netto delle spese, ben 500mila al 
parco regionale. In cambio, i sei enti,  oltre all'uscita dal processo, si impegnano pure a rinunciare ad azioni, anche
 future,  civili, penali o amministrative, 
per eventi collegati al funzionamento della centrale e verificatisi sino a oggi.
Firmato l'accordo, ciò non significa che il processo resti privo
 di parti civili: restano, infatti, Rosolina; 
le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Greenpeace, Legambiente e Wwf;la Provincia
 di Rovigo; e, per ora, il Comune di Porto 
Tolle; l'avvocatura dello Stato. 
 Stanno valutando, poi, un accordo vari enti locali del Ferrarese:
 il parco regionale emiliano romagnolo, la Provincia di Ferrara,
 la Regione Emilia Romagna, i Comuni di Mesola e Goro.

Il processo cosiddetto "Enel Bis", fa riferimento 
all'insorgenza delle patologie respiratorie tra i bimbi
 del Delta, avvenuta per l'accusa in misura  maggiore 
alla media a causa delle emissioni dell'impianto
del fatto che non sarebbe stato fatto tutto il possibile per limitarle; si fa riferimento, poi,  anche a un'altra questione, 
collegata al «vecchio» progetto di riconversione a carbone.
 In pratica, secondo la tesi accusatoria,
 alla commissione Via - che aveva il 
compito di approvare o meno il progetto - sarebbero stati presentati documenti che  
sottostimavano l'impatto ambientale di 
una alimentazione a carbone della centrale.  
Non valutando alternative migliori come,
 per esempio,quella a gas metano........


Infine, un passaggio sulla "questione  
carbone". «È anche evidente - chiude 
Migliorini - che il nuovo procedimento
 per ottenere la eventuale autorizzazione
 alla riconversione non è oggetto di 
questo  processo e la prova deriva dal
 fatto che è costituito parte civile anche
 lo stesso ministero dell'Ambiente che
 dovrebbe rilasciare la nuova valutazione favorevole alla riconversione a carbone».

Leggi l'articolo integrale
Venerdì 02 Agosto 2013 - 11:38   

04 ottobre 2012

12.12.12 SIAMO TUTTI PARTE OFFESA. No al carbone,Salute Pubblica e Medicina Democratica si costituiranno parte civile nel processo Enel.

Tratto da Noalcarbone

12.12.12 SIAMO TUTTI PARTE OFFESA. No al carbone,Salute Pubblica e Medicina Democratica si costituiranno parte civile nel processo Enel.

04 ottobre 2012 

Il 12 dicembre 2012 sarà una data molto importante per il nostro territorio.
Per la prima volta, dirigenti e dipendenti dell’Enel (tredici in tutto) e due imprenditori si dovranno presentare presso il Tribunale di Brindisi per rispondere di reati connessi alla dispersione di polveri di carbone dal carbonile scoperto e dal nastro trasportatore della centrale Federico II a Cerano. 
Le associazioni No al Carbone, Medicina Democratica e Salute Pubblica, da molti anni attive con battaglie e vertenze in difesa dell’ambiente e della salute, hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo.
Un processo che, al di là delle vicende personali degli imputati e al necessario accertamento delle responsabilità individuali, ha per noi un forte valore simbolico e politico. Sotto processo è un modello di sviluppo che ha devastato con ferite profonde la nostra città. Sotto processo sono i grandi interessi connessi alla produzione di energia elettrica mediante milioni di tonnellate di carbone.   
No al Carbone, Medicina Democratica e Salute Pubblica, a sostegno della costituzione di parte civile nel processo, avvieranno nei prossimi giorni una campagna di informazione e sensibilizzazione per invitare tutti i cittadini a costituirsi anch’essi parte civile nel processo attraverso le suddette associazioni. Sarà possibile per tutti aderire e sostenere la costituzione di parte civile sottoscrivendo i moduli che saranno diffusi nei banchetti in città.
Per esporre le ragioni di questa scelta e illustrare la campagna di costituzione di parte civile, sabato 6 ottobre alle ore 11.00 è indetta una conferenza stampa presso la sede di Via Porta Lecce 80 a Brindisi.
Tutta la cittadinanza è invitata.


Comunicato stampa di No al Carbone, Medicina Democratica e Salute Pubblica.

31 agosto 2012

TARANTO PARTE CIVILE.... Se non ora, quando?

Tratto da Noalcarbone 


TARANTO PARTE CIVILE 

di Stefano Palmisano 

 Se non ora, quando?

  "Le concrete modalità di gestione dello stabilimento siderurgico dell'Ilva di Taranto - che hanno determinato la continua e costante dispersione nell'aria ambiente di enormi quantità di polveri nocive e di altri inquinanti di accertata grave pericolosità per la salute umana (alla cui esposizione costante e continuata sono correlati eventi di malattia e di morte, osservati con picchi innegabilmente preoccupanti, rispetto al dato nazionale e regionale, nella popolazione della città di Taranto, specie tra i residenti nei quartieri Tamburi e Borgo, più vicini allo stabilimento siderurgico, nonché la contaminazione di terreni ed acque ed animali destinati all'alimentazione umana [….] - integrano senz'altro l'elemento materiale del reato in esame (quello di disastro ambientale, n.d.r.), in termini di condotta ed evento di disastro."

Così il Tribunale del Riesame di Taranto nella nota ordinanza depositata (il 20\8 u.s.) nel procedimento penale a carico dei massimi dirigenti dell'Ilva, nonché dello stabilimento di Taranto. 


Dunque, a Taranto è stato consumato un reato di disastro ambientale. 
 Ad affermarlo, ora, non sono più solo una Procura della Repubblica........il  gip , ma anche un Tribunale Collegiale. E' un importantissimo passaggio procedimentale. La conferma della sussistenza di questo illecito, infatti, consolida l' accusa nel suo punto giuridicamente più significativo, perché si afferma, da parte del Riesame, che il delitto in questione è stato integralmente compiuto dagli indagati nella sua forma più grave, quella prevista dal 2° comma dell'art. 434 c.p., ossia quello che prevede il disastro e i conseguenti danni e non solo "gli atti preparatori" dello stesso (com'è, invece, disposto dal 1° comma). Ipotesi di reato, quella "di danno", per la quale, infatti, è prevista una pena decisamente più pesante (da tre a dodici anni di reclusione) rispetto a quella disposta per la fattispecie più lieve (da uno a cinque anni). Ma, nel caso di specie, v'è ancora di più.
Da quello che si legge nell'ordinanza, in quella martoriata città non solo si è arrivati al disastro ambientale vero e proprio, ma si è oltrepassata ampiamente anche la soglia della mera esposizione a pericolo del bene incolumità pubblica, protetto dalla norma penale, attingendo ampiamente, anche in questo caso, lo stadio del danno. ..... 
Non è, pertanto, solo un imprescindibile moto della coscienza civile quello che impone di prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di allargare lo spettro delle ipotesi di reato a base di questo procedimento o di farne avviare uno autonomo incentrato sulle lesioni (ovvero sulle malattie) e sugli omicidi (cioè sulle morti) colposi seriali che sono più che verosimilmente ascrivibili a tutti o a parte di questi stessi indagati.
  E' un gran numero di atti d'indagine e di prova già contenuti in questo stesso fascicolo processuale che milita univocamente in tal senso, a partire proprio dalla perizia epidemiologica, che dall'ordinanza del Riesame esce poderosamente rafforzata in tutte le sue componenti e che costituisce una pressante invocazione all'Organo investito di quest'attribuzione, ossia la Procura della Repubblica, a "completare" l'ottimo lavoro svolto finora provando a rendere giustizia non solo, in generale, ad un territorio massacrato dalla brama di profitto di un pugno di padroni delle ferriere, ma anche, nello specifico, a chi materialmente ha pagato o sta pagando sulla sua pelle questo scellerato modo di "fare impresa". 
...........Ma i Giudici di secondo grado non si fermano lì, e chiosano questa parte dell'ordinanza con un'illuminante periodo: "peraltro, a parere del Collegio, una relazione causale di tipo probabilistico riconosciuta in via prevalente dalla comunità scientifica potrebbe rendere possibile, anche con riferimento alle morti ed alle malattie, giungere nel caso di specie ad un giudizio prossimo alla certezza, espresso in termini di probabilità logica o credibilità razionale, in ordine alla loro derivazione causale dalle emissioni inquinanti." 
Traduzione: anche una "mera" perizia epidemiologica, se fatta bene, può esser, da sola, sufficiente a dimostrare che un numero, più o meno alto, di persone si sono ammalate e\o sono morte per la massa di cancerogeni in libertà che si sprigionava e si sprigiona ancora dallo stabilimento Taranto. E anche secondo il Tribunale del Riesame la perizia dei professori Forastiere, Triassi e Biggeri è fatta molto bene. Tuttavia, coloro che hanno subito un danno in questa vicenda non sono solo i malati, i morti o i parenti di questi ultimi. 
Pur in maniera assai meno grave, tutti i residenti nelle zone più esposte alle immissioni nocive del siderurgico sono, in forma diversa, danneggiati, quantomeno sotto il profilo "morale", dal reato di disastro ambientale.  
Dunque, potrebbero chiedere il risarcimento di questi danni, o costituendosi parte civile in questo processo oppure (com'è preferibile, per evitare di intasare il giudizio di parti civili che, fatalmente, rallenterebbero il procedimento) promuovendo un'autonoma causa civile di danno. Lo ha affermato chiaramente la Cassazione, in varie occasioni: "Il responsabile del disastro ambientale deve risarcire il danno morale ai residenti nell'area in quanto soggetti a rischio: va ristorata la lesione costituita dalla paura di ammalarsi come conseguenza del reato." 

 Insomma, Taranto, o almeno la parte più colpita di essa, può finalmente costituirsi parte civile, anche formalmente in ambito giudiziario, e presentare il conto dei danni.....  a chi ne ha fatto un emblema europeo di inquinamento, di malattia e di morte.
  Se non ora, quando?
Fasano, 30\8\2012
Stefano Palmisano 

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