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26 novembre 2013

Querelato da Enel per un video, ora assolto .Enel è stata condannata a pagare le spese dell’intero processo

 Tratto da Brindisi Report
Querelato da Enel per un video, ora assolto

 26 novembre 2013
Gli ugelli nel video di Dibble

BRINDISI – Non solo l’autore del video di denuncia sugli scarichi della centrale Federico II di Cerano è stato assolto, nel tardo pomeriggio di oggi, ma Enel Produzione è stata condannata a pagare le spese dell’intero processo (allo Stato oltre che all’imputato) e a versare un risarcimento danni pari a 4.550 euro.
La vicenda è ben nota alle cronache, il giudizio e la battaglia di un cittadino americano, ma residente a Brindisi, che realizzò il filmato e lo postò su Youtube. Si è conclusa oggi, con la sentenza del giudice monocratico Vittorio Testi che ha ritenuto Edward Dribble, 56 anni, nativo di Houston (Usa) del tutto estraneo alle accuse “per non aver commesso il fatto”.
Venivano denunciati oltre al resto i cattivi odori che provenivano dagli scarichi idrici dell’impianto. Sosteneva che la temperatura avesse alterato la fauna ittica dei fondali della zona circostante. Il video fu realizzato e pubblicato il 15 ottobre nel 2008. A sporgere querela fu Antonino Ascione, responsabile dell’Unità Business Enel Produzione di Brindisi.
La querela di Ascione era stata già vagliata dal giudice per le indagini preliminari Eva Toscani che aveva, ritenendo la sussistenza della diffamazione, emesso decreto penale di condanna di Dibble al pagamento di una multa. Ma lo statunitense non accettò il provvedimento perché ritenne e ritiene di non avere diffamato alcuno e il giudice Toscani lo mandò a giudizio ordinario, certo di poter dimostrare la propria innocenza. 
Per gli avvocati dell’imputato si tratta di una “sentenza storica” in quanto “Enel dovrà pagare le spese processuali anche allo Stato per il denaro complessivamente speso nel giudizio”.

Comunicato ISDE Italia sulla combustione di CSS nei cementifici del nostro paese.

Riceviamo da Isde Italia

Comunicato ISDE Italia sulla combustione di CSS nei cementifici

ISDE Italia ribadisce la propria netta contrarietà a provvedimenti legislativi che semplifichino le procedure per la combustione di rifiuti (in particolare CSS, combustibile solido secondario), nei cementifici del nostro Paese.
L’intenzione, da parte del Governo, di voler riproporre questa cattiva pratica (bocciata nella precedente legislatura, in seguito ad approfondimenti, dalla Commissione Ambiente della Camera) è contraria alle più recenti direttive del Parlamento e della Commissione Europea, che chiedono invece agli Stati membri il completo abbandono del ricorso all’incenerimento nel prossimo decennio, favorendo il recupero spinto di materia. L’Italia, che è il Paese Europeo con il maggior numero di cementifici, diventerebbe lo Stato Europeo con la maggiore capacità di incenerimento, potendo contare su circa 120 impianti (tra inceneritori e cementifici) da utilizzare per la combustione di rifiuti, con tutte le conseguenze sanitarie e ambientali che questo comporterebbe.
Bruciare rifiuti nei cementifici (pratica economicamente vantaggiosa solo per i gestori di questi impianti e per i produttori di CSS) non ridurrebbe in maniera utile le loro elevatissime emissioni inquinanti: la modesta riduzione che si otterrebbe mediante sostituzione dei combustibili fossili con rifiuti, sarebbe abbondantemente compensata da incrementi anche minimi della capacità produttiva, con incrementi importanti delle emissioni di microinquinanti persistenti nell’ambiente, bioaccumulabili e tossici per la salute umana,quali metalli pesanti e diossine.
Il cemento prodotto, inoltre, ingloberebbe le ceneri tossiche prodotte dalla combustione dei rifiuti, incrementando il rischio professionale e sanitario legato al suo utilizzo.
Sarebbe molto più utile, in termini di sostenibilità, se il Governo prendesse in considerazione per i cementifici il divieto di utilizzo di alcuni combustibili altamente inquinanti (ad es. ilpet-coke) e l’imposizione di miglioramenti tecnologici e di limiti produttivi ed emissivi in grado di garantire la tutela dell’ambiente e della salute pubblica ai residenti nelle vicinanze di questi impianti, molto spesso inseriti in pieno contesto urbano con gravi conseguenze sanitarie.

Regione Liguria .Allarme amianto a Genova: all’Ansaldo 135 casi di mesotelioma

Tratto da Ecoblog

Allarme amianto a Genova: all’Ansaldo 135 casi di mesotelioma

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Fra il 1994 e il 2010 sono stati registrati 135 casi di mesotelioma fra i lavoratori e gli ex lavoratori

Allarme amianto a Genova: all’Ansaldo 135 casi di mesotelioma
A Genova potrebbe scoppiare un nuovo caso amianto. Il processo Eternit ha scoperchiato il vaso di Pandora di un’industria che per anni ha negato l’evidenza per non doversi confrontare con i costi delle bonifiche. Si è fatto finta di niente, come all’Olivetti o alla Solvay, ditte nelle quali non si contano i morti per mesotelioma.
Ora è un’intera città, anzi una regione, a confrontarsi con il dramma dell’amianto e del mesotelioma pleurico. Negli ultimi giorni la Regione Liguria e il Comune di Genova hanno ricevuto un dossier che spiega come l’incidenza del mesotelioma pleurico sia quattro volte superiore alla media nazionale. Lo studio effettuato dal Centro operativo regionale del registro mesoteliomi è stato coordinato da Valerio Gennaro e ha analizzato l’impatto di quella malattia suddividendo per le più importanti aziende attive in provincia.
I risultati sono inequivocabili: dal 1994 al 2010 sono stati registrati 135 casi di mesotelioma fra lavoratori ed ex lavoratori di Ansaldo, in modo particolare fra coloro che hanno prestato servizio nella caldareria. Ma se si considera il periodo sino al 2012 si contano un centinaio di casi anche nelle acciaierie Ilva, più una decina di ammalati alla Stoppani. Si sta cercando di capire quanti casi siano emersi fra i dipendenti della Fincantieri.
Naturalmente, considerati i lunghi tempi di latenza della malattia (che varia dai 15 ai 45 anni), è probabile che l’incidenza quadrupla rispetto alla media nazionale sia, purtroppo, una statistica in difetto...... 
 Via | Il Secolo XIX

Rifiuti, arriva la sanatoria della vergogna.Un colpo di spugna che rischia di costare caro ai contribuenti italiani

 Tratto da Il Fatto Quotidiano

Rifiuti, arriva la sanatoria della vergogna. Niente multe ai sindaci sulle discariche.

Il collegato ambientale alla Legge di stabilità del governo proroga e posticipa gli obiettivi della raccolta differenziata per i Comuni.E di fatto solleva migliaia di amministratori dal rischio di pagare di tasca propria i danni provocati dal mancato rispetto di quei tetti.

 Un colpo di spugna che rischia di costare caro ai contribuenti italiani sui quali già pendono infrazioni europee per 100 milioni di euro


Un colpo di spugna per lavare i peccati ambientali dei sindaci. Mentre i Comuni bombardano gli italiani con avvisi di pagamento della Tares, il governo Letta condona loro milioni di euro di multe sui rifiuti. E dunque, niente sanzioni ai sindaci per “eccesso di discarica”. All’Italia della Terra dei Fuochi mancava giusto questo, il trattamento differenziato per primi cittadini inadempienti, con “collegata” deroga, sanatoria e liberatoria per disastri ambientali passati e futuri. Che spunta proprio nel cuore dell’Agenda Verde del governo approvata venerdì scorso. Incredula Legambiente, proteste si levano da diverse regioni d’Italia, in primis la Liguria, dove si è materializzata una condanna della Corte dei Conti agli amministratori locali a rifondere l’erario del danno da loro provocato con l’insufficiente raccolta differenziata. Il punto è che la maggior parte dei sindaci ora si ritrova quella tagliola al collo, visto che la metà delle regioni italiane porta ancora il 50% di rifiuti in discarica e solo 1.300 amministrazioni locali hanno raggiunto dall’obiettivo fissato dalla legge 152/2006 di portare la differenzia al 65% entro il 2012.
Migliaia di sindaci, dunque, potrebbero essere chiamati a pagare di tasca propria le multe che la legge prevedeva in forma di maggiorazione, la cosiddetta “ecotassa”, nella misura del 20% del tributo sui rifiuti in eccesso conferiti in discarica dai comuni inadempienti. Costi su cui l’erario può rivalersi, come è accaduto a Recco (Genova), dove lo scorso maggio la magistratura contabile ha condannato gli amministratori a risarcire lo Stato per un milione di euro.  
In soccorso dei sindaci è arrivato, niente meno, il ministro dell’Ambiente. Il disegno di legge collegato alla legge di stabilità - presentato come primo tassello dell’Agenda Verde del governo ora all’attenzione della Camera – mette un bel cerotto al problema.
L’articolo 18 introduce una semplice modifica normativa che ha però l’effetto di una generale sanatoria perché sostituisce le scadenze degli obiettivi di legge fissati ormai sette anni fa e le deferisce nel tempo, sgravando di riflesso da eventuali azioni di responsabilità gli amministratori che, nel frattempo, non li hanno rispettati. Il tetto del 65%, che doveva essere conseguito l’anno scorso, slitta di 4 anni e arriva al 2016. .....
“E’ una cosa vergognosa – sbotta il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani – un provvedimento che premia gli amministratori che non rispettano gli obblighi di legge e penalizza quelli virtuosi, un controsenso rispetto al principio di equità economico-ambientale per cui chi più inquina più paga. Anziché pensare al condono per i sindaci, spostando gli obiettivi che non hanno rispettato, il governo dovrebbe incentivare il riciclo rendendolo meno costoso della discarica e dell’inceneritore. Solo così possiamo centrare gli obiettivi che l’Europa ci chiede”.
Dall’Europa multe per 100 milioni
Sono quattro le procedure di infrazione Ue all’Italia per eccessivo conferimento di rifiuti, discariche abusive e fuori norma. Allo stato più avanzato la 2003/2077, relativa a 218 discariche da bonificare in 18 regioni, che pende davanti alla Corte di giustizia. L’Italia rischia una multa di 61,5 milioni di euro e una multa giornaliera di 256.819 euro per ogni giorno successivo alla sentenza fino al momento di messa in regola........
Perché alla fine si andrà a parare lì, sulle quattro procedure aperte che rischiano di costarci oltre 100 milioni di euro  e cui presto potrebbero aggiungersene altre. Per la felicità del contribuente italiano. “Quell’articolo spinge nella direzione contraria agli obiettivi indicati dall’Europa perché incentiva ulteriormente i Comuni verso il rifiuto in discarica. ... Ma quello che conta, a quanto pare, è rimandare il rischio imminente delle multe ai primi cittadini sull’ecotassa. 
“Non si pagheranno fino a tutto il 2014 e dal 2015 le pagheranno solo i comuni che non avranno raggiunto nell’anno precedente solo il 35% di differenziata, non di più. ...

.......Il provvedimento era stato invocato proprio dal Presidente della Liguria Claudio Burlando che in una nota ufficiale del 4 aprile scorso aveva chiesto al presidente della Conferenza Stato-Regioni l’attivazione di una procedura che consentisse “tramite la definizione di un Accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali interessati, di ottenere una deroga rispetto agli obiettivi fissati dalla normativa nazionale”. Se il provvedimento non sarà fermato alla Camera, a questo punto, il desiderio dei sindaci inquinatori (e di Burlando) sarà legge.
“Non si sa come andrà a finire. Ma noi faremo pressione sui parlamentari per togliere di mezzo quell’articolo vergognoso” promette Ciafani.....

di Thomas Mackinson e Ferruccio Sansa
Leggi l'articolo integrale su Il Fatto Quotidiano

LEGAMBIENTE STOP SUSSIDI ALLE FONTI FOSSILI:ALLE FOSSILI 12 MILIARDI L'ANNO

Tratto da La Repubblica

"ALTRO CHE RINNOVABILI,ALLE FONTI FOSSILI 12 MILIARDI L'ANNO"
Dagli sconti ai grandi consumatori al famigerato Cip6, Legambiente denuncia l'enorme quantità di sussidi, diretti e indiretti, che impediscono all'energia pulita di essere competitiva con carbone e petrolio. "Occorrono scelte chiare a partire dall'Italia -
Valerio Gualerzi
ROMA ......se l'energia "tradizionale" costa meno di quella pulita è perché gode di incentivi, tra diretti e occulti, molto maggiori di quelli distribuiti all'elettricità verde. Oltre 12 miliardi in tutto, denuncia un dossier diffuso oggi da Legambiente.

Diretti e indiretti. "E' assurdo - afferma il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - ma i sussidi alle fonti fossili non esistono nel dibattito pubblico e politico italiano. Addirittura nella Strategia Energetica Nazionale approvata nel 2013, il tema dei sussidi alle fonti fossili, semplicemente, non compare. Eppure stiamo parlando di 4,4 miliardi di sussidi diretti distribuiti ad autotrasportatori, centrali da fonti fossili e imprese energivore, e di 7,7 miliardi di sussidi indiretti tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni, per un totale di 12,1 miliardi di euro a petrolio, carbone e altri fonti che inquinano l'aria, danneggiano la salute, e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici".
Aiuti all'autotrasporto. Tra le voci più importanti di sussidio diretto alle fonti fossili, ricostruisce il rapporto di Legambiente, ci sono i trasporti. Al settore dell'autotrasporto sono andati, dal 2000 al 2013, quasi 5,3 miliardi di euro ....Un'altra voce di sussidio riguarda sconti sulle tasse per l'acquisto di carburante secondo l'Ocse, l'Italia nel 2011 ha sostenuto il settore con riduzioni e esenzioni dall'accisa per oltre 2 miliardi di euro.
I costi del Cip 6. "Nel nostro Paese poi - si legge acora nel dossier - alcuni impianti da fonti fossili beneficiano di sussidi diretti per la produzione elettrica, di cui l'esempio più noto è quello del famigerato incentivo Cip 6. Complessivamente, agli impianti a fonti fossili, dal 2001 al 2012 sono stati regalati 40.149 milioni di euro. Secondo i dati del Gse, nel 2012 il sussidio alle centrali è stato pari a 2.166 milioni di euro, di cui 724,4 milioni direttamente a carico dei cittadini, e continuerà, riducendosi nel tempo, ancora fino al 2021. .....Ma non finisce nemmeno qui. Ammontano a circa 160 milioni di euro di fondi pubblici le risorse legate al sistema ETS (il meccanismo europeo di scambio delle emissioni), che andranno agli impianti inquinanti entrati in esercizio negli ultimi quattro anni, attraverso i rimborsi che sarebbero dovuti servire invece a ridurre le emissioni di CO2".
Altre forme di sussidio. Un nuovo sussidio diretto per vecchie e inquinanti centrali da fonti fossili, ricostruisce ancora il dossier, è entrato in funzione nel 2012 con nuovi sussidi giustificati con presunti allarmi legati all'emergenza gas. In pratica, per il rischio che in alcuni momenti dell'anno possano ridursi le forniture di gas dalla Russia, si regaleranno 250 milioni di euro nel 2013 a vecchie centrali inquinanti, presi direttamente dalle bollette delle famiglie, e con "deroghe alla normativa sulle emissioni in atmosfera o alla qualità dei combustibili"....
Penalizzata l'efficienza. Nelle bollette elettriche ci sono poi i sussidi indiretti alle fonti fossili sotto forma di sconti ai grandi consumatori di energia invece che di una spinta all'efficienza per ridurre i consumi. A queste spetta uno sconto pari a 600,4 milioni di euro l'anno sugli oneri generali di sistema. Altro sussidio riguarda il servizio di interrompibilità, ossia una disponibilità ben pagata a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti nel caso di problemi sulla rete. Nel 2013 il servizio di interrompibilità si può stimare in 736,5 milioni di euro........
 Alle fossili sei volte più incentivi che alle rinnovabili. ...... è bene ricordare che da diversi anni a lanciare un accorato allarme per una situazione sempre più insostenbile è nientemeno che l'Agenzia internazionale per l'energia (Iea), non esattamente un covo di verdi. 
Dopo averlo più volte ripetuto, anche secondo l'ultimo Rapporto il dominio di petrolio, carbone e gas nei consumi mondiali è sostenuto da una quota crescente di sussidi che vengono costantemente elargiti ai combustibili fossili. A livello globale nel 2011 i sussidi ammontavano alla cifra record di 523 miliardi di dollari, con un balzo del 30% in più rispetto all'anno precedente. In pratica, i combustibili fossili hanno goduto e godono di sussidi che sono di ben sei volte superiori agli incentivi (circa 88 miliardi di dollari) che vengono erogati per promuovere le fonti rinnovabili compresi i biocombustibili.A conclusioni simili del resto è arrivato anche il Fondo monetario internazionale, un'altra istituzione al di sopra di qualsiasi sospetto di simpatia per gli ecologisti.

Appello a Letta. "Occorrono scelte chiare a partire dall'Italia - conclude Zanchini -  Scegliere di cancellarli è una straordinaria occasione per dimostrare una seria intenzione di frenare i cambiamenti climatici e fare della green economy la strada maestra per uscire dalla crisi. Per questo, chiediamo al governo Letta il coraggio e la lungimiranza di mettersi a capo di una coalizione internazionale per cancellare questi sussidi e assumere un ruolo da protagonista nel semestre di Presidenza dell'Unione Europea che spetta al nostro Paese a partire da luglio 2014".

25 novembre 2013

Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui.

 Certe notti...

Immagine notturna  di due notti fa
L'  immagine di un'altra notte.
I fumi che ti  impressionano la retina,
I fumi che si propagano nell'aria ......
I fumi che inquietano i nostri sonni 
I fumi che ...si insinuano nei nostri polmoni
I fumi che incombono sulle nostre vite.

Non da oggi ,ma da decenni 
Fumi che Molti  avrebbero dovuto
controllare ed osservare con un occhio diverso......

Quell' occhio con cui li guardiamo Noi 
Ogni notte ed ogni giorno .....da anni 
E  da Anni speriamo che qualche  altro  
Occhio Vigile li Veda ......e Provveda 
A Tutela di Tutti Noi.


90 aziende responsabili di 2/3 dell'inquinamento globale.......

Tratto da Zeroemission
Solo 90 aziende responsabili di 2/3 dell'inquinamento globale

A dirlo è l'ultima ricerca del Climate Accountability Institute, secondo cui, queste aziende, dal 1751 al 2010, hanno prodotto emissioni pari a circa 914 gigatonnellate di CO2

Circa il 63% delle emissioni globali sarebbero causate da sole 90 aziende in tutto il mondo. A sostenerlo è l'ultimo rapporto del Climate Accountability Institute, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista scientifica Climatic Change. Non solo. La metà delle emissioni stimate dalla ricerca sono state prodotte soltanto negli ultimi 25 anni - ben oltre la data in cui governi, aziende e comunità scientifica si resero conto che l'aumento delle emissioni di gas a effetto serra dalla combustione di carbone e petrolio avrebbero potuto causare pericolose mdifiche nel clima della Terra.

L'elenco delle 90 società include soprattutto compagnie petrolifere ampiamente conosciute, come Chevron, Exxon, BP e Royal Dutch Shell e produttori di carbone come British Coal Corp, Peabody Energy e BHP Billiton. Altre aziende, ben 31, sono società di proprietà statale di Paesi come Arabia Saudita, Russia e Norvegia. Sette sono produttori di cemento. In totale, secondo lo studio, queste società si sarebbero rese responsabili, dal 1751 al 2010, dell'emissione di circa 914 gigatonnellate di CO2. L'analisi è stata accolta dall'ex vice-presidente americano e militante contro i cambiamenti climatici Al Gore come un "passo avanti decisivo" nella lotta alle emissioni di gas serra. "Si tratta di uno studio fondamentale per la nostra comprensione dell'evoluzione della crisi climatica. Sia il settore pubblico, sia quello privato ​​devono fare ciò che è necessario per fermare il riscaldamento globale - ha detto Gore al quotidiano Guardian - coloro che sono storicamente responsabili dell'inquinamento della nostra atmosfera abbiano il preciso dovere di essere parte della soluzione".

23 novembre 2013

Enel: i #guerrieri vanno in Tv. Ma......L’inquinamento resta

Enel: i #guerrieri vanno in Tv.  L’inquinamento resta

STORIE DI CHI NON SI ARRENDE
......#Guerrieri, lo vedremo su La7.
Svilupperà l’idea originaria di quella campagna: metterà in scena gente comune, cittadini qualsiasi, padri, madri, lavoratori, disoccupati, giovani che si interrogano sul loro futuro…storie di persone che raccontano i loro grandi e piccoli atti di resistenza alle mortificazioni del quotidiano, alle difficoltà della crisi e di un Paese divenuto difficile da vivere e sopportare. Vanno in scena gli italiani “buoni”, insomma: quelli che, pur incolpevoli, non si arrendono e non mollano...... E a presentare ci pensa Saturnino, lo storico bassista di Lorenzo Cherubini Jovanotti.
  Si possono far vedere, ad esempio, quei cittadini di La Spezia che da anni si battono contro una centrale inquinante e inefficiente, per lo più ignorati dai media e dalle istituzioni?
Enel, un’azienda votata legittimamente al profitto come tante altre, ha tentato un’operazione interessante: ha voluto farsi promotrice – con la campagna #Guerrieri – di un grande (così sperava)racconto popolare. Ha inteso mettersi dalla parte dei deboli e dei dolenti, nobilitarne le storie, promuoverne le difficoltà a specchio mediatico collettivo. Ha tentato di allearsi con chi sta fuori dalle stanze dei bottoni. Perché anche costoro – o soprattutto costoro, visti i tempi che corrono – sono consumatori, potenziali clienti. Solo che questa alleanza è stata respinta, almeno sui social media che consentono e favoriscono scambi di comunicazione multi-direzionali. Da qui l’esigenza di portare questa stessa campagna in televisione, un media poco o per nulla interattivo. Ecco: ora dovremmo vedercela e stop, da bravi spettatori. Al più si potrà cambiare canale.
....Ebbene, Greenpeace ha le sue convinzioni in merito e non a caso porta avanti, da tempo, una campagna contro gli indirizzi industriali dell’azienda, chiedendo che abbandoni velocemente la fonte energetica più inquinante e dannosa per il clima: il carbone.
Enel è il primo utilizzatore di carbone come fonte di produzione termoelettrica, circa il 75% di quanto se ne brucia nelle centrali italiane. Vuol dire che Enel emette circa 27 milioni di tonnellate dianidride carbonica l’anno, con quegli impianti: quasi 12 volte le emissioni annuali di una città come Milano. Il parco generazione di Enel alimentato con fonti fossili, nel suo complesso, emette una quantità di CO2 pari alla somma delle emissioni attribuite al comparto dell’acciaio e del cemento, circa il 55 per cento in più di quanto attribuito ai grandi gruppi di raffinazione. Oltre una tonnellata di gas serra al secondo: un primato negativo ineguagliato e ineguagliabile in Italia.
Ma c’è di più. Una ricerca condotta nel 2011 dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) ha portato alla luce dati inquietanti sul livello di inquinamento atmosferico prodotto dalle industrie nel nostro continente. In Italia il primo posto in classifica, secondo quella indagine, spetta alla centrale a carbone Enel di Brindisi, il cui inquinamento provocherebbe danni economici fino a 700 milioni di euro l’anno, determinando un impatto sanitario pari a 119 casi di morte prematura.
Non c’è solo Brindisi, tuttavia. Enel possiede 8 delle 13 centrali a carbone operanti in Italia. E intende costruirne altre due. Uno studio commissionato da Greenpeace a un istituto di ricerca indipendente olandese applica alle emissioni delle centrali a carbone dell’azienda la stessa metodologia usata dall’AEA; e stima che la produzione a carbone di Enel, in Italia, è causa di una morte prematura al giorno e provoca danni ambientali, sanitari ed economici per circa 1,8 miliardi di euro l’anno. A livello europeo, gli impatti del carbone di Enel sono ancora maggiori: circa 1.100 casi di morte prematura l’anno e 4,3 miliardi di euro di danni. Soldi che Enel non paga, non rifonde.
Ecco: se non bastassero le bollette salate che recapita nelle case di molti tra noi, qui ci sono dei motivi in più per chiedere a Enel di cambiare. E per chiedere a Saturnino, di mostrare dei #Guerrieri non scontati. Ad esempio quelli che, da La Spezia a Brindisi, da Marghera a Civitavecchia, vogliono mettere fine all’età del carbone, respirare un’aria migliore, farla respirare ai loro figli.
Saturnino, che ne dici?
di Andrea Boraschi – Responsabile campagna Energia e Clima, Greenpeace Italia

YESTERDAY TODAY,TOMORROW . IL NOSTRO OGGI .


Riceviamo e   pubblichiamo un' immagine giuntaci oggi  che rende molto bene l' idea di quello che è "IL NOSTRO OGGI " .

Pubblichiamo inoltre il video , girato ieri che mostra "Il nostro quotidiano today" .

BORSA ITALIANA: I CAMBIAMENTI CLIMATICI COSTANO 200 MLD $ ALL'ANNO

 

Tratto da Borsa italiana

I CAMBIAMENTI CLIMATICI COSTANO 200 MLD $ ALL'ANNO


Circa 200 miliardi di dollari all’anno


Ecco quanto costano le calamità naturali che flagellano il mondo nell’ultimo decennio. Secondo un rapporto stilato dalla Banca Mondiale, inondazioni, siccità e tempeste diventeranno sempre più aggressive, così come le emissioni di gas serra che stanno progressivamente riscaldando e modificando il clima di tutto il mondo. L’impatto economico più forte si ha soprattutto nei Paesi a medio reddito e a crescita veloce, per i quali equivale all’1% del loro Pil, dieci volte superiore alle regione più industrializzate. Rachel Kyte, vice presidente per lo sviluppo sostenibile dell’istituto, ricorda che negli anni ’80 le perdite annue erano nell’ordine di 50 miliardi di dollari, ma nell’ultimo periodo sono salite in maniera sensibile. I disastri ambientali sono costati circa 4 mila miliardi di dollari negli ultimi trent’anni e hanno causato la morte di circa 2,5 milioni di persone. A determinare il cambio del clima e l’acuirsi di eventi estremi lo smodato inquinamento e l’emissione nell’atmosfera di sostanze nocive per il pianeta Terra.  
Un esempio per tutti è il terribile tifone Haiyan, che ha colpito recentemente le Filippine, terra da sempre abituata a simili perturbazioni, che però mai era stata flagellata da una tempesta così devastante. Jim Yong Kim, presidente della Banca Mondiale ha affermato che eventi di simile portata non possono più rimandare un intervento per il rallentamento delle emissioni di gas serra. La compagnia assicurativa Munich Re ha stimato che le perdite relative a disastri ambientali nel mondo sono state 3.800 miliardi di dollari dal 1980 al 2012.  

Forse questi dati e le impressionanti immagini provenienti dalla Filippine o dagli Stati Uniti, colpiti in un solo giorno da 80 tornado determineranno l’andamento della conferenza sui cambiamenti climatici in corso a Varsavia fino al 22 novembre e serviranno ad imprimere la svolta necessaria affinché i governi elaborino un piano per rallentare il cambio del clima.  


 FORSE.......
Quando dopo tante belle parole,che lasciano il tempo che trovano(.....non solo metereologico),avremo finalmente  dai governi centrali e dalle innumerevoli conferenze che si sono susseguite  atti concreti a tutela del clima , della salute dei cittadini e della salute del  nostro povero pianeta?
Quando???????
Quando ci sarà l'auspicabile  Svolta non più procrastinabile????
Quando  i nostri governanti saranno davvero impressionati da  questi dati e  queste ripetute immagini di devastazioni????
Quando i cittadini e il loro futuro saranno al centro delle politiche internazionali ? 
Quando avremo una finanza finalmente etica?