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12 ottobre 2017

I diritti dei bambini sulla salute

Tratto da  laleggepertutti.it 
I diritti dei bambini sulla salute

Tutti i bambini hanno il diritto di vivere e di crescere in buone condizioni di salute durante tutta l’infanzia e l’adolescenza. Un bambino in buona salute è in grado di andare a scuola, di giocare e di esprimersi.
Questo è il concetto alla base della Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989 ed inserita nell’ordinamento italiano nel 1991 .(Legge n. 176.)
È proprio il governo italiano, tramite il Ministero competente, a ribadire che la salute è un diritto umano fondamentale determinato dall’ambiente fisico, economico, sociale, familiare ed educativo e dalla qualità dei servizi sanitari forniti.
D’altra parte, la stessa Costituzione italiana (Art. 32) tutela il diritto di ogni individuo (quindi anche dei bambini e degli adolescenti) all’integrità psico-fisica ed a vivere in un ambiente salubre, il diritto alle prestazioni sanitarie e alle cure gratuite per gli indigenti.
I diritti dei bambini sulla salute vengono riconosciuti anche dall’Unione Europea, attraverso il Programma Salute 2014-2020 che si propone come supporto ai Paesi membri nella prevenzione dell’obesità infantile e l’Azione comune Janpa (Joint Action on Nutrition e Physical Activity).
Da sottolineare anche i diritti dei bambini in caso di ricovero ospedaliero, contenuti nella Carta de Each, firmata nel 1988.
  1. I bambini hanno diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo. Tali diritti devono essere assicurati con tutte le misure di protezione fisica e psicologica possibili. Lo Stato ha il dovere, dunque, di garantire questo diritto già dal momento in cui la madre è in gravidanza, assicurando le cure adeguate e la necessaria assistenza prima e dopo il parto.
  2. I bambini hanno diritto a godere del miglior stato di salute possibile. Hanno, quindi, diritto a beneficiare delle strutture pubbliche di cura e di riabilitazione.
  3. I bambini hanno diritto ad essere ricoverati solo se l’assistenza di cui hanno bisogno non può essere prestata a casa o in trattamento ambulatoriale. In ogni caso, ai bambini deve essere evitato ogni evento traumatico legato ad un ricovero non necessario. Hanno diritto anche ad avere accanto, durante il ricovero, i genitori o una persona a lui cara e ad essere trattati in base alla loro età e alla loro capacità di comprensione, così come ad avere dei momenti di gioco e di studio all’interno della struttura sanitaria compatibilmente con il loro stato di salute.
  4. I bambini hanno diritto a non subire il fumo passivo a casa loro da genitori, fratelli, parenti o amici di famiglia ed hanno diritto ad essere informati sui rischi che corrono se iniziano a fumare. Hanno anche diritto ad interventi da parte dello Stato, attraverso leggi o normative che vietino durante i programmi televisivi trasmessi nella fascia oraria protetta di trovare delle scene che li inducano al fumo attivo.
  5. I bambini hanno diritto ad avere dallo Stato ogni provvedimento necessario contro il consumo di droghe.
  6. I bambini hanno diritto ad una dieta sana ed equilibrata che non metta a repentaglio la loro salute o li esponga al rischio di sovrappeso o di obesità. Hanno diritto ad essere protetti in tal senso dallo Stato attraverso leggi o normative che vietino la pubblicità ingannevole di prodotti alimentari poco raccomandabili, se in eccesso, per la loro salute o che impongano l’obbligo di avvertire le famiglie sui rischi derivati dall’abuso di certi cibi.
  7. I bambini hanno diritto a vivere in un ambiente salutare ed igienico, sia a casa, sia a scuola, sia nella loro città. Famiglie e istituzioni, dunque, hanno il dovere di prendere ogni precauzione in tal senso, così come gli enti locali e lo Stato hanno l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per limitare l’inquinamento entro i limiti consentiti.
  8. I bambini hanno diritto alla loro salute psichica e, pertanto, a vivere in un ambiente sereno. Hanno diritto a ricevere, in caso di necessità, assistenza psicologica dalle strutture sanitarie dello Stato.
  9. I bambini hanno diritto a non essere sfruttati per fini economici o in lavori che possano mettere a repentaglio la loro salute psico-fisica o il loro sviluppo mentale, spirituale, morale o sociale.

04 febbraio 2016

"Inquinamento e malformazioni" Famiglie gelesi citano l'Eni.Chiedono risarcimento per aver vissuto in un territorio che ritengono inquinato.

Tratto da livesicilia.it

"Inquinamento e malformazioni" 
Famiglie gelesi citano l'Eni

Chiedono risarcimento per aver vissuto in un territorio che ritengono "inquinato" e per non aver ricevuto tutele dalle istituzioni. 

Prima udienza del processo civile l'11 maggio.

GELA (CALTANISSETTA) - Si preannuncia battaglia legale tra l'Eni e alcune famiglie di Gela. Per il semplice fatto di avere vissuto in una città, sede per mezzo secolo di uno dei più grandi insediamenti industriali del cane a sei zampe in Europa, una decina di famiglie gelesi chiedono un risarcimento di 50mila euro a persona. Sono parenti dei morti per tumore ed eredi degli ex lavoratori del petrolchimico. Tra loro c'è anche chi non ha subito danni, ma chiede ugualmente un risarcimento perché ritiene di respirare aria e utilizzare acqua sporche e consumare prodotti coltivati in un'area "contaminata" dall'attività della raffineria. La prima udienza è fissata per l'11 maggio.

"Oltre ad Eni Spa, Raffineria di Gela, Enimed, Sindyal Spa e altre società petrolchimiche, citiamo in giudizio - spiega l'avvocato Emanuele Maganuco - la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'Ambiente, la Regione Sicilia, l'assessorato regionale al Territorio ed Ambiente, l'ex Provincia regionale di Caltanissetta oggi Libero Consorzio Comunale, il Comune di Gela, l'Arpa Sicilia, il dipartimento di Protezione Civile e l'Ispra, l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale".

Secondo il legale infatti "la responsabilità per il grave stato di contaminazione ambientale di Gela è dovuta non solo ai danni prodotti dalle società petrolchimiche, ma anche e soprattutto dall'immobilità degli enti pubblici nazionali e territoriali. Le leggi nazionali e le normative comunitarie imponevano ai loro rappresentanti una serie di prescrizioni, a tutela della salute e dell'ambiente, di fatto mai adottate".
Un unicum nel panorama giurisprudenziale nazionale. Un inedito percorso iniziato lo scorso 19 gennaio, data in cui è stato notificato l'atto di citazione al Tribunale Civile di Caltanissetta, contenente oltre duemila documenti allegati. Secondo l'impostazione difensiva "questi enti hanno ignorato i dati acquisiti dal patrimonio tecnico-scientifico, non intervenendo pur avendo facoltà di gestire poteri straordinari nell'ipotesi di eventi eccezionali".

Una relazione tecnica, depositata nel gennaio 2015 dal chimico gelese Fabrizio Nardo, ha infatti confermato "la sussistenza di un nesso tra le diverse patologie che hanno colpito i lavoratori dell'impianto clorosoda-dicloroetano, l'ormai noto impianto killer, e le sostanze tossiche e cancerogene presenti nei luoghi di lavoro".

"Solo con la divulgazione di questi dati per la prima volta i gelesi hanno avuto piena conoscenza dell'effettivo stato di contaminazione del territorio", argomenta Maganuco. "Così hanno scoperto che nascere qui comporta un maggior rischio di ammalarsi di tumori. Hanno preso coscienza che procreare a Gela e trascorrere qui i nove mesi della gestazione, potrebbe causare la nascita di un bimbo affetto da malformazioni. 
Chi doveva vigilare non lo ha fatto".

17 gennaio 2015

PAPA FRANCESCO ha ammonito uomini e istituzioni :'Dio perdona sempre, l'uomo perdona qualche volta, l'ambiente non perdona mai',

TrATTO DA ecoseven

PAPA FRANCESCO, RISPETTIAMO L'AMBIENTE E FERMIAMO GLI ECCESSI


'Dio perdona sempre, l'uomo perdona qualche volta, l'ambiente non perdona mai', citando la frase di un suo amico contadino, Papa Francesco, mentre era in volo verso Manila, ha ammonito uomini e istituzioni: se l'uomo 'prende a schiaffi l'ambiente', diventa 'maggiormente' responsabile del degrado ambientale, aggravando la già drastica situazione. Se continuiamo così, 'finiamo a Hiroshima'.

'Non so se in tutto, ma certo maggiormente, in gran parte, è l'uomo che schiaffeggia la natura' ha affermato il Papa, ricordando lo sfruttamento eccessivo e le deforestazioni, cose già denunciate come arcivescovo di Buenos Aires, 5 anni fa, con una 'commissione per i diritti umani ho fatto ricorso alla Corte suprema Argentina, contro la terribile deforestazione'.


Il Papa si è detto deluso dei risultati della conferenza di Lima sull'ambiente e che spera in maggiori risultati per la Conferenza di Parigi 2015; ha anche riferito che la sua enciclica sui temi ambientali dovrebbe essere pronta entro giugno-luglio. 
_____________Tratto da Lifegate
Per Papa Francesco i cambiamenti climatici sono colpa dell’uomo



Papa Francesco ha rotto il silenzio sulla questione climatica affermando che il riscaldamento globale è soprattutto causa dell'uomo.
Anche Papa Francesco pensa che la causa principale dei cambiamenti climatici sia l’uomo e per questo ha detto di sperare che alla conferenza di Parigi (Cop 21), in programma dal 30 novembre all’11 dicembre, vengano prese decisioni coraggiose per proteggere l’ambiente e il clima.

Il Papa sta da tempo lavorando a un’enciclica sull’ambiente che sarebbe quasi pronta secondo sua stessa ammissione e che potrebbe essere pubblicata a giugno, così da fungere da stimolo e indirizzo per i delegati che si riuniranno nella capitale francese a fine anno.

Parlando con i giornalisti sull’aereo che lo portava dallo Sri Lanka a Manila, capitale delle Filippine, gli è stato chiesto se l’uomo fosse il principale responsabile dei cambiamenti climatici. “Non so se la colpa sia solo dell’uomo, ma gran parte della responsabilità è dell’uomo che sta prendendo a schiaffi la natura”, ha detto il Papa.
Leggi su  REUTERS

29 novembre 2013

WWF ILVA E BONIFICHE : “Le istituzioni devono ascoltarci”.

Tratto da Inchiostro Verde

Ilva e bonifiche, Millarte (Wwf): “Le istituzioni devono ascoltarci”

TARANTO - Ci sono diritti che non sono presi in considerazione. Ci sono violenze perpetrate su tutti: donne, bambini, uomini. Ci sono persone che non riconoscono questi diritti.  .. La realtà che ci racconta quello che non vogliamo sentire. La mente non vuole accettare. Nasconde a se stessa le proprie paure. Ciò aiuta a vivere, ma fa morire più velocemente.

I cittadini di Taranto non sono stati ascoltati quasi mai e quando è accaduto le loro proposte sono state cestinate dalle istituzioni. Abbiamo provato a parlare con i vertici della Regione, del Comune, della Provincia, ma non avevamo i loro numeri. Dovevamo passare per le forche caudine delle segretarie e degli uffici, mille rivoli utilizzati dal potere per non ascoltare il nostro grido di allarme. Mentre in Regione si cercava di aiutare i Riva a trovare stratagemmi per salvare il loro profitto, con la scusa del lavoro, noi chiedevamo di poter intervenire.
Anche nella cabina di regia istituita a Taranto, luogo Istituzionale, dove si dovrebbe decidere delle bonifiche esterne al recinto Ilva, noi cittadini non siamo ben accetti. Mentre sono presenti tutte le forze che in questi anni hanno perpetrato il disastro di Taranto. 


Veniamo trattati come quelli che vogliono rallentare il processo di affermazione del profitto sulla nostra pelle.
È capitato al Wwf Taranto, al Comitato Liberi e Pensanti ad altri movimenti che in questo anno sono stati chiamati a partecipare anche per una sola volta, poi allontanati, per aver chiesto maggiore incisività sulle bonifiche, o per aver detto che non si può assolutamente bonificare un territorio con le fonti inquinanti attive. Anche se ci vorranno 300 anni per tornare agli attuali livelli di inquinamento, i bambini che frequentano le scuole dei Tamburi non sono al sicuro. Le emissioni sono continue, anche se minori. La differenza è nella quantità e nell’effetto, mentre un’alta dose è letale in poco tempo, una piccola dose per lungo tempo, modifica la nostra vita senza che ce ne accorgiamo (o ce ne accorgiamo troppo tardi).

Ora, la storia si ripete. Qui l'articolo integrale

05 novembre 2013

1) LA STAMPA :"DOVE ERA LA POLITICA MENTRE NOI COMBATTEVAMO QUESTA BATTAGLIA?"2) IL FATTO QUOTIDIANO:Tirreno Power, dieci indagati per disastro ambientale a Vado Ligure.

Tratto da "LA STAMPA"  di oggi pubblichiamo un significante  articolo sulla Prima Pagina di Savona (pag 45) interamente dedicata alla Problematica Tirreno Power .



"DOVE ERA LA POLITICA MENTRE NOI COMBATTEVAMO QUESTA BATTAGLIA?" 

Roberto Pavanello 

C'è quasi timore di  commentare gli ultimi sviluppi dell' inchiesta della Procura  tra gli attivisti della Rete Savonese contro il Carbone,quasi con la paura di rovinare tutto,dopo una battaglia che dura anni.
"NON CI SONO ANCORA I NOMI che cosa possiamo dire di altro che già non abbiamo detto"?
E però qualche sassolino i "NO CARBONE"lo vogliono comunque tirare fuori,in special modo nei confronti della politica,colpevole,a sentir loro,di non avere mai sostenuto la loro battaglia.

E' tutta una serie di perchè quella che viene lanciata:
"Perchè sono state sistematicamente ignorate le nostre diffide a tutti gli amministratori ?
Perchè tanto silenzio di fronte alle anomalie denunciate relative al funzionamento,ai controlli,alle autorizzazioni,alle emissioni della centrale a carbone?
Perchè tanto silenzio sugli allarmanti dati sanitari ed ambientali? 
PERCHE' MEDICI E CITTADINI SONO STATI LASCIATI SOLI?"
E ancora: "PERCHE'MINISTERI,REGIONE,PROVINCIA,COMUNI di VADO e QUILIANO,sono stati in silenzio di fronte alla miriade di dati allarmanti che provenivano dal nostro territorio? 
Perchè hanno ignorato le diffide legali e gli esposti di Comitati e Associazioni ,incentrati sulle normative a tutela della cittadinanza?"
Gli amministratori ,sono loro quelli nel mirino: 
"Perchè i Comuni di Vado e Quiliano hanno ignorato le inquietanti conclusioni della Perizia giurata (da loro stessi commissionata),che segnalava la grave situazione  ambientale del territorio?
Perchè la Regione ha concesso un potenziamento senza prima pretendere che venissero adeguati i vecchi gruppi a carbone?
Perchè sapendo della grave situazione sanitaria ,ha rilasciato l' intesa per la costruzione di un altro nuovo gruppo a carbone?Perchè non si è preteso con atti concreti l' immediato adeguamento dei gruppi?
Perchè ancora Regione e Ministeri hanno scelto di concedere un' Aia" transitoria "con valori emissivi molto superiori a quelli previsti dalle normative ?
"Più in generale ,perchè i principali partiti savonesi sono rimasti sistematicamente in silenzio di fronte all' uscita pubblica di dati estremamente allarmanti sullo stato sanitario e ambientale del nostro comprensorio?
Perchè è valsa la "consegna del silenzio"ogni volta che pubblicavamo studi (IST,ARPAL,STUDI AMBIENTALI,STUDI SULLA MORTALITA' DELLA POPOLAZIONE,come il più recente dell' UNIVERSITA' DI STOCCARDA che indica la centrale di Savona come la "maglia nera")?

UNO SFOGO,CHIARO,CHE PERO' VORREBBE DELLE RISPOSTE.


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Leggi anche su Il Fatto Quotidiano

 Tirreno Power, dieci indagati per disastro ambientale a Vado Ligure.

Riserbo sui nomi, ma non si esclude il coinvolgimento di tecnici e amministratori che non hanno eseguito i dovuti controlli.

 Aperto anche un filone per omicidio colposo, vista l'alta percentuale di tumori nella zona

  Qui l' articolo integrale
di | 5 novembre 2013

31 ottobre 2013

1) Tirreno Power, il vescovo Lupi: «Prima la vita del profitto» 2)Tirreno Power, l’accusa è “disastro ambientale”

Breve rassegna delle notizie di oggi sui quotidiani.

Su IL SECOLO XIX in edicola oggi  
su Savona e Provincia 

Su Il Secolo XIX  edizione nazionale.  


 Qui l' edizione online integrale  

  Tirreno Power, il vescovo: «Prima la vita del profitto»


Mario De Fazio
Savona - «Come Chiesa, e in particolare come Diocesi di Savona-Noli, non possiamo che ribadire una ferma posizione a difesa innanzitutto della vita oltre la mera logica del profitto».

Parola del vescovo Vittorio Lupi. Il prelato - all’indomani della notizia pubblicata da Il Secolo XIX sullo studio elaborato dall’Università di Stoccarda che dimostrerebbe come, nel 2010, ci siano stati 120 morti collegabili alle emissioni nocive della centrale Tirreno Power - decide di affrontare, per la prima volta, la delicatissima questione del rapporto tra l’attività delle “due torri” che sovrastano Vado e l’eventuale aumento della mortalità in zona.
E lo fa (ovviamente) senza smettere l’abito che gli compete, più con metafore e citazioni che con parole dirette, citando Papa Francesco ed evitando di entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Ma il monito del vescovo di Savona fa rumore anche perchè sembra cadere nel silenzio o nell’indifferenza di istituzioni e politica.
La premessa di Lupi è d’obbligo: «L’accertamento di eventuali responsabilità relative all’inquinamento e alla salute dei cittadini è compito esclusivo della magistratura, di cui ovviamente rispettiamo l’azione di indagine».
Come scontata sembra la precisazione che «la soluzione di problemi complessi come quello della centrale di Vado Ligure, inerente temi delicati come l’ambiente e l’occupazione, spettino alla politica e agli amministratori».
Poi il monsignore sceglie di collegare alla vicenda Tirreno Power una citazione di Bergoglio. Un passo che va letto fuor di metafora, al di là delle limitazioni che ruolo e funzione impongono ad un uomo di Chiesa. «Seguire gli idoli del potere, del profitto, del denaro, al di sopra del valore della persona umana - scrive il vescovo di Savona citando il Pontefice -, è diventato norma fondamentale di funzionamento e criterio decisivo di organizzazione. Ci si è dimenticati e ci si dimentica tuttora che al di sopra degli affari, della logica e dei parametri di mercato, c’è l’essere umano e c’è qualcosa che è dovuto all’uomo in quanto uomo».
La chiosa è ancora più esplicita: «In questa non facile vicenda prevalga sempre la logica della prudenza: difesa del lavoro, ovviamente, ma difesa della vita al centro, prima di ogni altro aspetto»......
_____________________________
Sulla prima pagina di  "La Stampa  "di oggi 
 Savona e Provincia 


Qui l'articolo online 

Tirreno Power, l’accusa è “disastro ambientale”

La Procura ufficializza l’ipotesi di reato per la centrale di Vado


La Procura di Savona ha ufficializzato l’ipotesi di reato che sarà contestata agli indagati - per ora ancora da individuare - che emergeranno dall’inchiesta su Tirreno Power: disastro ambientale.  
Leggi l'articolo integrale 

07 settembre 2013

LUCIANO MANNA : Istantanee di una democrazia incompiuta

Tratto da Peacelink

Istantanee di una democrazia incompiuta

3 settembre 2013 - Luciano Manna
locandina evento

............Punto fondamentale è capire dove stiano andando concretamente la politica e le istituzioni e quale direzione abbiano preso in rapporto alla cittadinanza. Molti elementi farebbero pensare ad una voragine tra le due parti di un rapporto fisiologicamente improntato, invece, alla coesione. Esempi ne sono, con le opportune distinzioni, il caso Ilva, il caso TAV, la legge elettorale, ma anche procedure selvagge di modifica costituzionale..... Si arriva spesso all’illegalità così che, in alcune circostanze, sono altri organi, come la magistratura, a doversi occupare di questioni che dovrebbero essere anche (e, auspicabilmente, prima di tutto) di pertinenza della politica.

La politica segue una direzione che con il benessere della società poco o nulla ha a che fare. Si pensi alla questione ILVA (uno dei casi di violazione dei dettami costituzionali: diritto alla salute calpestato e diritto al lavoro violentato e messo al servizio del “ricatto occupazionale”), una nefasta presenza di cui fino a qualche tempo fa la maggioranza della popolazione ignorava i terribili effetti e che oggi, non appena ne è stato rivelato il vero volto (dalla magistratura), è stata sottratta alla pubblica considerazione, sublimata, astratta e manipolata in nome del cosiddetto interesse nazionale.......

 Questa non è tutela della cittadinanza, questa è l’etica del sacrificio umano.
Leggi l'articolo integrale

25 agosto 2013

Carmine Schiavone a Sky Tg24:"I rifiuti tossici uccideranno in basso Lazio" . Don Maurizio Patriciello È giunta l’ora del coraggio e della verità.



Tratto da Ecoblog

Carmine Schiavone a Sky Tg24:"I rifiuti tossici uccideranno in basso Lazio"

Scritto da: -
Dice Schiavone: "Interravamo rifiuti tossici e fanghi nucleari a Latina e in Campania da ditte che venivano da Pisa, Milano, Germania, Austria e Francia"

Carmine Schiavone pentito dei Casalesi a Sky Tg24:
Carmine Schiavone,l’esperto di finanza del clan dei Casalesi, l’uomo che muoveva i miliardi degli affari illeciti dell’associazione camorristica si apre alle telecamere di Sky Tg24 e alla maniera sua avverte che ancora tanta gente è destinata a morire a causa dei rifiuti tossici che giacciono nel sottosuolo del basso Lazio e Campania, finanche nella loro stessa terra, Casal di Principe......


L’intervista dura 9 minuti e è agghiacciante per due motivi: per il messaggio che manda alle istituzioni, ovvero che non sono migliori della camorra e perché avverte che una bomba a orologeria di veleni e scorie nucleari è destinata a esplodere a breve nel basso Lazio a Latina dove nelle cave sono interrati fusti con rifiuti nucleari.......

 Ma si stanno a rendere conto che ci stanno 5 milioni di persone a morire?.........

Caso ha voluto che proprio il giorno prima su Avvenire don Maurizio Patriciello il prete di Caivano che si batte contro l’omertà e la strage nella Terra dei fuochi scrivesse:
Vedere morire i figli è qualcosa di orrendo, insopportabile. Soprattutto se si poteva evitare. Il popolo semplice non riesce a capire il motivo di tanti ritardi e omissioni, di questo lasciar mano libera a chi viola la legge, a chi uccide. E comincia a serpeggiare il pensiero che, in realtà, non si voglia proprio intervenire. Che sia in atto una strategia per non arrivare a soluzioni. Che si voglia nascondere qualcosa o qualcuno. Che questa situazione «faccia comodo» a tanti.
Non ha tutti i torti, la povera gente. Si sente presa in giro. ....
Queste morti sono sempre più dolorose e insopportabili. Si muore per motivi vergognosi ed evitabili. Per silenzi omertosi. Per denaro e per potere.
Ma chi se non lo Stato, nel quale continuiamo caparbiamente a credere e a sperare, deve prendere di petto la situazione?
Come risponderanno, se risponderanno, politica e istituzioni?
Leggi l'articolo integrale su  Ecoblog
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 Tratto da Ecoblog

La  lettera di Don Maurizio Patricello per Carmine Schiavone  dalla Terra dei fuochi.....

  È giunta l’ora del coraggio e della verità.

Una lettera scritta da don Maurizio Patricello pochi minuti fa e indirizzata al boss pentito Carmine Schiavone chiede dove siano stati interrati i rifiuti tossici tra basso Lazio e Campania.....

........Insieme ce la possiamo fare a salvare la nostra terra martoriata e bella. Non per noi. 

Credo che per noi ormai sia già tardi.Lo facciamo per le future generazioni.Per i nostri figli. Per i figli dei loro figli. Perché non abbiano a  vergognarsi dei loro padri. Perché non abbiano a maledirci.

 Ridiamo un poco disperanza ai nostri giovani....

Leggi la lettera integrale

23 aprile 2013

Il ministro Clini e i ringraziamenti dei petrolieri:I mari italiani, da Venezia ad Agrigento, meritano di meglio.

Tratto da Dorsogna.blogspot.it

Il ministro Clini e i ringraziamenti dei petrolieri


“I danni elevatissimi […] che la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri.
…
“Desideriamo esprimere un doveroso apprezzamento per il prezioso contributo apportato da lei e dai suoi collaboratori per l’individuazione della soluzione poi adottata dal Governo al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore e auspichiamo un positivo completamento dell’iter di presentazione alle Camere per una sua definitiva e rapida approvazione”.…
Dalla lettera inviata al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini da Sergio Morandi, amministratore delegato della Medoilgas Italia spa (Roma, 27 Giugno 2012)

Un ministro dell’ambiente che riceve i ringraziamenti dei petrolieri. 
Questa e’ l’Italia, un paese dove è sempre più difficile avere fiducia nelle istituzioni perché non è mai ben chiaro quali trame si snodino alle spalle dei cittadini.
A inviare la lettera è la Medoilgas Italia, ramo italiano della inglese Mediterranean Oil & Gas plc. I ringraziamenti si riferiscono all’articolo 35 del decreto sviluppo che consente la trivellazione dei mari d’Italia senza fascia di rispetto alcuna.
Prima di questo decreto il progetto Ombrina Mare della Medoilgas era praticamente “morto”, dopo il decreto è magicamente tornato in vita.

E così un governo tecnico che era stato eletto per guidare il paese attraverso l’emergenza si prende cura dei problemi di piccole società petrolifere. Si vede che avevano già risolto tutti i problemi di noi cittadini.

La storia di Ombrina Mare è molto semplice. Prima del 2010 in Italia si poteva trivellare il mare senza particolari restrizioni. Una specie di far west dove le piattaforme petrolifere si potevano mettere anche a poche centinaia di metri dalla spiaggia. E così nell’estate del 2008 comparvero le trivelle esplorative Ombrina Mare della Medoilgas di Sergio Morandi a 5 chilometri dalla riva ad Ortona, e le trivelle Elsa della Petroceltic a 2 chilometri dalla riserva naturale di Punta Aderci a Vasto.
Si, a due chilometri da una riserva naturale.

Complice lo scoppio del golfo del Messico, pressioni di vario genere sull’allora ministro Prestigiacomo, e proteste dei cittadini coordinate anche dalla sottoscritta, finalmente nel 2010 si varò il decreto Prestigiacomo (d.Lgs 128/2010) che imponeva per la prima volta in Italia una fascia di rispetto di 5 miglia – 9 chilometri – lungo tutta la penisola italiana. Il limite passava a 12 miglia – 20 chilometri – in caso di riserve e zone protette.
Fu una botta durissima per i petrolieri che improvvisamente videro stampata la parola “no” su vari progetti, incluse Ombrina Mare ed Elsa. Da allora petrolieri di ogni genere hanno cercato di fare tutto quello che potevano per revocare il decreto Prestigiacomo.
C’è voluto un po’ di tempo, ma nell’estate del 2012 ci sono riusciti. Il governo Monti ha approvato il decreto Sviluppo di Corrado Passera che include l’articolo 35, secondo il quale la fascia di rispetto passa a 12 miglia per tutta l’Italia ma SOLO per concessioni nuove e future. Per tutte quelle in itinere – incluse Ombrina Mare ed Elsa – si torna al far west dei limiti zero dalla costa.
E’ questa la “soluzione” che Morandi applaude.

Nella sua letterina, Morandi parla di “drastiche restrizioni” all’attività di esplorazione e coltivazione nei mari italiani imposte dal decreto Prestigiacomo.
Eppure una fascia di rispetto di 9 o di 20 chilometri non mi pare una “drastica restrizione”, piuttosto del semplice buonsenso per un paese che vuole vivere di turismo. In California ad esempio, la fascia di rispetto da più di 30 anni è di 160 chilometri, in Florida 200 chilometri.
E noi cittadini signor ministro? Dov’è il suo “prezioso contributo” per salvare i nostri mari, quel mare che è anche suo?
 O per evitare la “situazione insostenibile e ingiusta” per chi andrà al mare e a pesca all’ombra delle trivelle?
  
Nel caso in cui se lo fosse dimenticato, un ministro fa gli interessi dell’Italia mentre la lettera suggerisce una attenzione ai problemi della Medoilgas di Londra del tutto fuori luogo per un ministro dell’Ambiente della Repubblica Italiana.



Questa lettera sarebbe rimasta ben nascosta nei cassetti del Ministero se non fosse stato per il neo-eletto senatore del Movimento 5 Stelle d’Abruzzo, Gianluca Vacca che l’ha scovata e resa pubblica.
Leggo dichiarazioni di Clini che dice di non averla mai letta. Ha qualche rilevanza se l’abbia letta o no? L’opinione di Morandi è abbastanza chiara: “il prezioso contributo apportato da lei e dai suoi collaboratori per l’individuazione della soluzione poi adottata dal Governo”.
I mari italiani, da Venezia ad Agrigento, meritano di meglio.

Leggi anche :

Trivelle d’Italia: Colpo di coda e di mano del Governo Monti che vara il decreto sulla SEN

 In questo incredibile paese quando ci sono in ballo interessi di pochi, non si guarda in faccia a niente ed a nessuno, dal momento che ieri, in un Governo che dovrebbe gestire solo l’ordinario, i Ministri dello Sviluppo Economico Corrado Passera e dell’Ambiente Corrado Clini, hanno firmato il decreto interministeriale che chiude la procedura sulla Strategia Energetica Nazionale, che definisce lo sviluppo energetico dell’Italia sino al 2020.

....associazioni come Greenpeace, Legambiente e Wwf, si erano allertate in funzione del ”colpo di mano” di un governo dimissionario, filo-fossile, ed in un frangente in cui viene da dire: “alla faccia degli affari correnti e della ordinaria amministrazione!”

16 febbraio 2013

Ilva di Taranto : ormai è finito il tempo degli annunci.....


 Tratto da Peacelink 
Comunicato stampa

Dopo incontro garante AIA Ilva: finito il tempo degli annunci

Chi ha governato si è prestato al gioco e dovrà risponderne ai cittadini e speriamo anche alla magistratura.- 
 Fulvia Gravame, Alessandro Marescotti (Peacelink)
 
Abbiamo incontrato il Garante dell’AIA in data odierna e gli abbiamo rappresentato i dubbi in merito all’attuazione delle prescrizioni contenute nell’AIA da parte del management ILVA e alla capacità effettiva delle istituzioni di realizzare i controlli necessari. La storia insegna che spesso si è dato per scontato che l’azienda realizzasse quanto promesso, salvo scoprire in un secondo momento che così non era.


  Il punto è che manca l’impegno di spesa deliberato dal Consiglio di Amministrazione di Ilva per avviare quanto l’AIA richiede. Manca cioè il cosiddetto “piano industriale” con gli investimenti e la relativa copertura finanziaria. L’azienda deve dimostrare di avere i capitali per  fare le cose previste nell’AIA.  Se l’azienda non delibera gli investimenti e non li mette a bilancio, tutto rimane aria fritta. .....
L’esempio eclatante è quello dalla copertura dei nastri trasportatori, oggetto di un’intesa istituzionale tra la Regione Puglia, gli Enti Locali e l’ILVA nel 2006. Secondo il presidente della Regione Puglia Vendola essa era stata completata. Il governatore si era basato su alcune pubblicazioni dell’azienda stessa, in base alle quali l’Ilva diceva di aver realizzato nel 2009 la copertura dei nastri trasportatori. 
Il punto è che nessuno era andato a controllare in loco!
La questione di cui parliamo non è tanto tecnica: è una questione di credibilità delle istituzioni. 
La storia infinita dei nastri trasportatori fa il paio con il campionamento in continuo della diossina che doveva essere realizzato da quattro anni: nel febbraio 2009.
Ad oggi non funziona ancora. E’ incredibile ma è vero: quattro anni di ritardi!

I cittadini non possono andare a controllare, ma le istituzioni che firmano intese o fanno le leggi devono controllare altrimenti perdono di credibilità politica e incorrono - a nostro parere - anche nella corresponsabilità dell‘inquinamento in corso. 
 Chi omette di controllare qualcosa da cui dipende la salute dei cittadini mette in atto, tramite una condotta fatta di rinvii continui, un comportamento omissivo che a nostro parere è rilevante non solo politicamente ma anche sotto il profilo penale.


Venendo all’attuazione dell’AIA concessa ad ottobre 2012,  constatiamo che rimangono ancora scoperti i nastri trasportatori che dovevano essere già coperti nel 2009 e questo è veramente grattesco!......

Questo gioco di rinvii deve terminare perché i periti della Procura hanno documentato che a Taranto due persone al mese muoiono per inquinamento industriale. 

  ........L’AIA prevederà altri rinvii con la copertura dei decisori politici. Noi riteniamo che continuare a rinviare per mesi o anni mentre esiste un problema sanitario acclarato e incombente sia assolutamente inaccettabile. 

Ormai il tempo degli annunci è finito.Chi ha governato si è prestato al gioco e dovrà risponderne ai cittadini e speriamo anche alla magistratura.
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18 ottobre 2012

VIDEO:SCANDALO!!! L'AIA approvata per l'ilva di Taranto

TARANTO. LUNEDI' 22 OTTOBRE ASSEMBLEA IN PIAZZA GARIBALDI


     AIA ALL'ILVA, RITORNO AL FUTURO.

TARANTO - Siamo di nuovo al punto di partenza. Può sembrare strano, ma è la dura realtà dei fatti a dircelo. E’ come se tra il 5 luglio del 2011 e il 18 ottobre 2012, non fosse accaduto assolutamente nulla. 

Due Conferenze dei Servizi, una per concedere la prima AIA all’Ilva dopo ben 7 anni di “lavoro” della commissione IPPC, la seconda, quella odierna, per riesaminarla e “aggiustarla” per scongiurare la chiusura del siderurgico tarantino. Nei giorni scorsi, più volte abbiamo analizzato i vari dettagli tecnici: sarebbe inutile ripeterci ancora una volta.
Anche perché, come abbiamo più volte sostenuto su queste colonne, il discorso è viziato sin dalle sue fondamenta: riesaminare un’autorizzazione concessa meno di un anno fa ad un’azienda che ha ricorso al TAR contro le prescrizioni più “stringenti” in essa contenute (soltanto dopo l’intervento della magistratura istituzioni e sindacati hanno avuto il coraggio di dire che quel testo altro non era che un compromesso politico, a scapito dell’ambiente e della salute aggiungiamo noi), e che oggi vede l’intera area a caldo e ben sei impianti diversi sotto sequestro preventivo per il reato di disastro ambientale colposo, i cui proprietari sono agli arresti domiciliari, ci sembra abbastanza per poter sostenere la tesi secondo cui non andava assolutamente presa in considerazione un’eventualità del genere......

Molto semplicemente, siccome siamo in Italia, procediamo di nostra iniziativa infischiandocene delle regole: che esistono e non ce le siamo inventate noi su due piedi.

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Riportiamo la conclusione
.........Che strano, però. Perché proprio a partire dal 1 gennaio 2016 l’Ilva, come tutte le altre aziende europee, sarà obbligata a rispettare i nuovi parametri sull’inquinamento previsti dall’ultima direttiva europea dello scorso marzo. Che incredibile coincidenza, vero? Il Gruppo Riva sa molto bene cosa fare: oggi, domani e dopo domani. Ha un piano preciso da tempo. Ed ha la grande fortuna di essere in Italia e di avere a che fare con delle istituzioni e dei sindacati impresentabili, sotto ogni punto di vista.
Ed una popolazione lontanissima dall’aver preso coscienza del fatto che un altro futuro ed un’altra economia sono davvero possibili. 
Ma la Storia è strana ed imprevedibile.
 E per nostra grande fortuna, non ha mai guardato in faccia nessuno al momento della resa dei conti. Sono caduti i più grandi imperi e gli imperatori apparentemente più invincibili. Vuoi vedere che alla fine cadrà anche il più grande impero economico dell’acciaio del nostro paese? Ad maiora. E buona Conferenza.
Gianmario Leone (TarantoOggi del 18 ottobre 2012)
 

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Aia all’Ilva, Clini pronto a firmare. Ora si attende la reazione della Procura

......LA REAZIONE DI LEGAMJONICI - Per Daniela Spera, coordinatrice di Legamjonici, è “inaccettabile il rilascio dell’Aia ad un’azienda priva dei requisiti minimi per poter produrre senza inquinare”. Sottolinea la Spera: «Numerose prescrizioni inserite si riferiscono ad interventi strutturali sostanziali senza i quali, in qualunque altro Stato europeo, nessun impianto siderurgico a ciclo integrale potrebbe essere autorizzato ad operare.  
E’ inoltre evidente il ‘gioco dei tempi’ che permette all’Ilva di vivere ancora fino all’agosto del 2017″.

 Guardate il video e ascoltate  le parole di  Angelo Bonelli:

"MA QUESTO E' IL MODO DI TRATTARE I CITTADINI? "