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02 marzo 2015

A proposito della SENTENZA DEL TAR per Saline Joniche:Apprezziamo la posizione della CGIL(IN CALABRIA).

A proposito della  la sentenza del Tar che ha  bocciato  la centrale a carbone di  Saline Joniche
Apprezziamo la posizione della 
CGIL(IN CALABRIA)

Tratto da Cn24tv.it

Centrale a Carbone, Cgil: “Una vittoria del territorio per il territorio”.

“Esprimiamo piena soddisfazione per la decisione del Tar del Lazio di accettare il ricorso delle associazioni ambientaliste, dei movimenti e dalla Regione contro la costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche”. Con queste parole, la Segreteria Cgil Calabria e la Segreteria Cgil Rc-Locri commentano quanto stabilito dal Tribunale Amministrativo Regionale che ha accettato il ricorso presentato nel novembre 2012 da Greenpeace, Legambiente, Lipu, Wwf ( poi unificato a quello della Regione).
“E’ una vittoria del territorio verso il territorio. Dei movimenti e delle associazioni che hanno lottato per tutelare questo luogo che ha una vocazione prettamente turistica e la cui valenza ambientale - paesaggistica è sotto gli occhi di tutti. Un patrimonio da valorizzare. Un luogo che deve essere protetto e curato e dove la stessa fragilità diventa concreta occasione di sviluppo”.
“Da oggi in poi, deve essere la Politica tutta e le Istituzioni competenti a dare vita a un progetto che rispetti l’equilibrio di Saline Joniche nel suo insieme, puntando a uno sviluppo eco-sostenibile”.

Nuovo colpo al carbone italiano: la sentenza del Tar che boccia Saline Joniche

Tratto da Greenreport
Centrale a carbone di Saline Joniche, gli ambientalisti vincono il ricorso al Tar del Lazio

Le Associazioni: «Grande vittoria contro un progetto sbagliato, ormai fuori dal contesto energetico nazionale»

[27 febbraio 2015] Il Tar del Lazio, accettando il ricorso contro il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri e la valutazione d’impatto ambientale; il ricorso era stato presentato a fine novembre 2012 da Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF e poi unificato a quello della Regione e di altre associazioni nazionali e locali, ha detto che la centrale a carbone di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria, non si farà perché l’iter autorizzativo era viziato da evidenti irregolarità e forzature

Lo stesso Tar del Lazio evidenzia la necessità di dare ascolto anche alle popolazioni locali, alle istanze della società civile volte alla tutela del paesaggio e del territorio, alle realtà produttive locali che sarebbero state danneggiate dalla centrale

Esultano gli ambientalisti che avevano evidenziato «Le violazioni delle norme di tutela ambientale, le notevoli carenze progettuali e il parere contrario delle istituzioni, a partire dalla Regione, e delle comunità locali».

In un comunicato congiunto, Greenpeace, Legambiente e Wwf Italia sottolineano che «La proposta di centrale di Saline Joniche rispondeva a una visione vecchia e ormai superata della politica energetica italiana. Un impianto del genere non solo sarebbe stato molto dannoso per il clima, per l’ambiente, per la salute e per le comunità locali: oggi la centrale sarebbe anche inutile, visto che ormai il 37,5% elettrici della domanda elettrica del Paese è soddisfatta da fonti rinnovabili e che abbiamo una sovrabbondanza di capacità di produzione elettrica e di centrali.

Il Mise prenda atto di questa sentenza e chiuda una volta per tutte la Conferenza dei servizi sulla centrale con il diniego a un progetto che non ha alcun senso».

Tratto da QualEnergia

Nuovo colpo al carbone italiano: il Tar boccia Saline Joniche


La centrale a carbone di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria, per il momento non si farà perché l'iter autorizzativo era viziato da evidenti irregolarità e forzature. Lo ha stabilito il Tar del Lazio, accettando il ricorso contro il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri e la valutazione d'impatto ambientale (sentenza in allegato).
Anche se resta la possibilità di un ricorso al Consiglio di Stato, questo è probabilmente il colpo di grazia per il progetto di centrale a carbone"pulito"da 1.320 MW di Sei (società controllata dalla svizzera Repower e partecipata da Hera, Foster Wheeler Italiana e Apri Sviluppo), alla quale il Governo aveva dato il via libera nel giugno 2012.
L'iniziativa era già in forse dopo l'esisto del referendum nel cantone svizzero dei Grigioni: i cittadini dei Grigioni, che controllano attraverso il Governo cantonale la maggioranza di Repower, a settembre 2013 avevano votato contro il progetto.
Il ricorso contro l'autorizzazione del Governo italiano era stato presentato a fine novembre 2012 da Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF e poi unificato a quello della Regione Calabria e di altre associazioni. Gli ambientalisti avevano evidenziato le violazioni delle norme di tutela ambientale, le notevoli carenze progettuali e il parere contrario delle istituzioni, a partire dalla Regione, e delle comunità locali.
“La proposta di centrale di Saline Joniche – sottolineano le associazioni – rispondeva a una visione vecchia e ormai superata della politica energetica italiana. Un impianto del genere non solo sarebbe stato molto dannoso per il clima, per l’ambiente, per la salute e per le comunità locali: oggi la centrale sarebbe anche inutile, visto che ormai il 37,5% elettrici della domanda elettrica del Paese è soddisfatta da fonti rinnovabili e che abbiamo una sovrabbondanza di capacità di produzione elettrica e di centrali. Il MiSE prenda atto di questa sentenza e chiuda una volta per tutte la Conferenza dei servizi sulla centrale con il diniego a un progetto che non ha alcun senso. Lo stesso TAR del Lazio sottolinea la necessità di dare ascolto anche alle popolazioni locali, alle istanze della società civile volte alla tutela del paesaggio e del territorio, alle realtà produttive locali che sarebbero state danneggiate dalla centrale.”
Il TAR ha contestato le modalità utilizzate dal Consiglio dei ministri per superare l'impasse creatosi per l'opposizione manifestata in Conferenza dei servizi da ministero dei Beni Culturali e Regione. In particolare, si legge nella sentenza, il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto  esprimere "le ragioni per le quali l'intesa non si era raggiunta, specificando esattamente attraverso quali strumenti l'intesa era stata ricercata, per poi approfondire le ragioni strategiche, di vantaggio economico o meno per le popolazioni interessate, di tutela del paesaggio e del territorio, che esitavano nel senso di consentire l'accoglimento della richiesta di rilascio dell'autorizzazione unica alla realizzazione della centrale a carbone".
Invece, dicono i giudici, il Cdm si è limitato ad allinearsi "alla posizione della Commissione tecnica Via senza alcuna motivazione specifica idonea ad illustrare il fondamento delle valutazioni tecnico-giuridiche assunte dal Consiglio per raggiungere la decisione favorevole al rilascio dell'autorizzazione, peraltro a fronte di posizioni nitidamente espresse in senso non favorevole rispetto al progetto nel corso della conferenza di servizi da altre amministrazioni invitate a parteciparvi".

24 settembre 2014

Commissione Ue: "Retromarcia sugli impegni ambientali".

Tratto da Liberoquotidiano

Greenpeace, Legambiente, Lipu 
e Wwf alla Commissione Ue: "Retromarcia sugli impegni ambientali"
Le quattro associazioni esprimono preoccupazione per l'accorpamento dei portafogli clima ed energia nelle mani di un unico Commissario, per la scelta di mettere questo Commissario alle dipendenze di un vicepresidente per l'Unione energetica, che rischia di subordinare l'azione climatica agli interessi del mercato e per la scelta di un Commissario per il Clima e l'Energia con interessi nell'industria dei combustibili fossili

Bruxelles, 23 set. - (Adnkronos) - In vista delle audizioni dei commissari della nuova Commissione Ue, Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf scrivono oggi agli europarlamentari affinché prendano seriamente in considerazione i rischi di un pericoloso ridimensionamento delle politiche ambientali e climatiche emersi dalla struttura della nuova Commissione, dalle lettere di missione e dalla scelta dei commissari.

Con una preoccupante retromarcia sugli impegni europei - sottolineano le associazioni - in materia di sviluppo sostenibile, efficienza delle risorse, qualità dell'aria, protezione della biodiversità ed azione climatica. La squadra proposta dal presidente Juncker, denunciano, non pare corrispondere alle esigenze di sviluppo dell'ambizione europea in una delle poche aree di intervento dove l'utilità dell'azione comunitaria riscuote un così largo consenso tra i cittadini.

Anzi, continuano le associazioni, così come è stata formalizzata rischia di rappresentare un tradimento degli interessi dei cittadini europei che tengono molto a cuore l'ambiente , come evidenzia l'Eurobarometro dello scorso 8 settembre, per cui il 95% degli europei ritiene molto importante proteggere l'ambiente e auspica che l'Unione europea faccia ancor di più per l'ambiente.
Le quattro associazioni ambientaliste italiane esprimono preoccupazione: per l'accorpamento dei portafogli clima ed energia nelle mani di un unico Commissario; per la scelta di mettere questo Commissario alle dipendenze di un vicepresidente per l'Unione energetica, che rischia di subordinare l'azione climatica agli interessi del mercato; per la scelta di un Commissario per il Clima e l'Energia con interessi nell'industria dei combustibili fossili......

Critiche anche sul passaggio dalla Direzione Generale Ambiente alla Dg Industria della responsabilità dei rapporti con l'Agenzia europea sui prodotti chimici e sull'assenza tra le materia affidate ai vicepresidenti dei temi dello sviluppo sostenibile, l'efficienza delle risorse e la green economy.

"Tutto ciò comprometterebbe pericolosamente il ruolo internazionale dell'Europa come pioniere e leader nell'affrontare la doppia sfida della crisi ambientale e climatica", scrivono le associazioni che invitano gli europarlamentari "ad impegnarsi affinché queste preoccupazioni trovino una chiara risposta nel corso delle audizioni dei commissari e vicepresidenti".

In caso contrario, "il Parlamento europeo deve essere pronto a chiedere al Presidente Juncker di rivedere la sua squadra insieme alla struttura e alle priorità politiche della nuova Commissione, in modo da rispondere appieno ai bisogni e alle aspettative dei cittadini europei di questa e delle future generazioni", concludono le associazioni...
Su  Liberoquotidiano l'articolo integrale.

28 novembre 2012

STOP AL CARBONE! DA SALINE JONICHE FINO A DOHA


Comunicato Stampa
STOP AL CARBONE! DA SALINE JONICHE FINO A DOHA

Presentato oggi da Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF Italia il ricorso contro la costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche, autorizzata dalla presidenza del Consiglio dei Ministri
In Italia si fermino le lobby del carbone, a partire da Saline Joniche fino Porto Tolle e Vado Ligure, e si elimini la quota del 13% di carbone dalla Strategia Energetica Nazionale

“Lo stop al carbone in Italia cominci da Saline Joniche
insieme con l’assunzione di una seria politica ‘taglia-emissioni’ in grado di rispondere all’emergenza climatica, al centro del dibattito della COP18, il vertice internazionale sul Clima in corso a Doha, in Qatar, fino al 7 dicembre”. È questo il messaggio che Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF hanno lanciato oggi durante la conferenza stampa di presentazione del ricorso che si oppone alla decisione della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPCM) di autorizzare la costruzione di una nuova centrale a carbone presso Saline Joniche (RC) da parte del consorzio S.E.I., capeggiato dalla società svizzera Repower. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche Slow Food Italia e un portavoce della rete grigionese contro il carbone.
“Fermare la costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche, in Calabria – dichiarano le associazioni ambientaliste in una nota congiunta - è un primo passo, fondamentale per bloccare l’avanzata lungo tutto lo stivale delle lobby del carbone e di una politica energetica vecchia, inutile e dannosa per il clima e la salute ma che tuttora persiste, con una quota di circa il 13% , nella Strategia Energetica Nazionale in fase di pubblica consultazione”.

IL RICORSO. L’autorizzazione alla costruzione di questa centrale è stata concessa dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) calpestando, con una evidente forzatura, la volontà istituzionale e sociale dei territori interessati, e a dispetto di svariate controindicazioni. Prima tra queste l’aver bypassato il Piano Energetico della Regione Calabria (che a sua volta ha presentato un ricorso motivato) che vieta espressamente la costruzione  di centrali a carbone sul proprio territorio e punta decisamente sul mix fatto di rinnovabili ed efficienza energetica. E' questa la scelta ritenuta a giusta ragione in grado di preservare e valorizzare anche le potenzialità e le eccellenze ambientali, naturalistiche e culturali dell’area interessata, dalla  valenza turistica alle fiorenti piantagioni di bergamotto, testimonial di biodiversità e risorsa economica,  apprezzato in tutto il mondo. In questo senso, l’autorizzazione accordata dal DPCM suona come un’arrogante e coloniale  ingerenza nei confronti di una regione che con coerenza e lungimiranza, prima di altre e prima del Governo nazionale, vede nella sostenibilità e nell’economia a basse emissioni di CO2 un motore per il proprio sviluppo a medio-lungo termine, e vanifica anche i progetti concreti che si stanno indirizzando in questa  nuova direzione.
La stessa Repower ha recentemente ammesso che non costruirebbe mai una centrale come quella di Saline Joniche in Svizzera. Dovrebbero però spiegare perché la stessa centrale, che a pieno regime emetterebbe ben 7,5 milioni di tonnellate di CO2 l’anno (per non parlare delle altre sostanze pericolose per la salute umana), dovrebbe essere tollerata dai calabresi. . 
E' una domanda che anche nel Canton dei Grigioni, pongono movimenti, partiti e associazioni che condannano nettamente l’investimento di Repower in Calabria e chiedono, anche attraverso un referendum e la proposta di un “premio-vergogna”, di rivedere tale decisione. Tra l’altro il progetto fa riferimento ad una tecnologia, quella della cattura e confinamento geologico della CO2, allo stato attuale e nel futuro più prossimo, impraticabile, in quanto ancora in via di sperimentazione, non matura e  insostenibile economicamente, comunque non applicabile in zone sismiche come Saline Ioniche.
Va anche considerato che, se costruita, la centrale a carbone di Saline Joniche stravolgerebbe l’ecosistema marino e terrestre dell’Area Grecanica e della Costa Viola, minaccerebbe ben 18 aree vincolate (secondo il Ministero dei Beni Culturali), di cui ben 5 Siti di Importanza Comunitaria, in pieno contrasto con la direttiva europea Habitat. Basterebbe considerare il trasporto dell’elettricità prodotta attraverso un elettrodotto ritenuto fortemente impattante sul paesaggio reggino dallo stesso Ministero dei Beni Culturali.
Non ultimo, minaccerebbe gravemente la salute delle popolazioni locali: una stima dei danni basata sulla metodologia della European Environmental Agency (EEA) mostra come la centrale a pieno regime causerebbe in un anno 44 morti premature, 101 milioni di ¤ di costi sanitari, 500.000 ¤ di danni all’agricoltura a ben 250 milioni di ¤ causati dalle ingenti emissioni di CO2.
Infine, come se questo non bastasse, ci si chiede a cosa serva la costruzione di una nuova centrale, visto che a fronte di una richiesta energetica storica massima di 56.822 MW (avvenuta nel 2007), l’Italia già dispone di una potenza installata che supera i 118.443 MW, una sovraccapacità produttiva che costringe gli impianti a funzionare a scartamento ridotto con gravi conseguenze economiche per il Paese e per le stesse bollate dei cittadini. Un dato è certo: la centrale non serve certo ai calabresi, né tantomeno per assicurare la sicurezza energetica del nostro Paese; garantisce solo forti utili all’azienda e solo maggiori costi  per la collettività.

IL CARBONE IN ITALIA. Ci si chiede, in questi giorni in cui è in fase di pubblica consultazione la Strategia Energetica Nazionale (SEN), quale sia il modello di sviluppo energetico che l’Italia vuole perseguire. Quello vecchio, pericoloso e senza futuro del carbone o quello lungimirante e sostenibile fatto di un mix equilibrato di rinnovabili, efficienza e risparmio energetico? Stando ai fatti, sembrerebbe il primo; oggi in Italia il 12,9% dell’energia elettrica è prodotto da carbone, che causa però oltre il 30% delle emissioni totali di CO2. Queste percentuali potrebbero aumentare se tutti i progetti in fase di autorizzazione andranno a buon fine. Saline Joniche è solo una parte del “fronte del carbone”. Altri punti caldi sono Porto Tolle (progetto di riconversione da olio combustibile in pieno Parco Delta del Po), Vado Ligure (progetto di ampliamento della centrale a carbone esistente, a dispetto di evidenze di pesante inquinamento dell’ecosistema locale con impatti sanitari devastanti), Sulcis (è recente la notizia dell’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia per aiuti di stato a Carbosulcis, a testimonianza dell’insostenibilità anche economica dell’impresa).
Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF chiedono espressamente che dalla SEN venga eliminata la quota di carbone prevista e dirottata in favore di fonti di energia pulita e più efficienti.

OLTRE L’ITALIA: L’EMERGENZA CLIMATICA SUL TAVOLO DI DOHA. L’emergenza climatica, che abbiamo visto di recente in azione sia in Italia con la nuova ondata di alluvioni che nel resto del mondo con eventi disastrosi come l’uragano Sandy, è in questi giorni al centro della COP 18, la Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici, iniziata ieri a Doha e in corso fino al prossimo 7 dicembre. E’ pertanto fondamentale per l’interesse stesso della sopravvivenza umana, oltre che per la salvaguardia ambientale, che dal tavolo di Doha emergano impegni vincolanti per gli Stati con delle scadenze ben precise sull’adozione di tutte le misure e gli strumenti necessari alla riduzione delle emissioni inquinanti. Più precisamente, tra i temi esaminati nel vertice di Doha ci sono: il secondo periodo di impegni del Protocollo di Kyoto, per i Paesi industrializzati,, trasformando le indicazioni dei Governi in veri e propri target di riduzione. Un impegno a cui non possono sottrarsi i Paesi in Via di Sviluppo, considerando però che ciò avvenga attraverso una distribuzione equa degli sforzi tra Paesi sviluppati, responsabili per primi della concentrazione attuale dei gas serra in atmosfera e quindi riscaldamento globale, e Paesi in Via di Sviluppo che devono coniugare il diritto al benessere e allo sviluppo con la necessità di limitare e ridurre i gas serra e l’aumento medio della temperatura globale.
Altro scoglio è quello della finanza, laddove è necessario arrivare a nuove fonti di risorse, soprattutto per venire incontro ai paesi più vulnerabili e meno sviluppati. E altre risorse finanziarie saranno necessarie per limitare la deforestazione, causa di una grossa fetta di emissioni e distruttiva dei bacini essenziali per assorbire carbonio.
Roma, 27 novembre 2012

Gli Uffici Stampa

WWF Italia, Tel.: 06 84497 265/213; 02 83133233
Greenpeace, tel. 06 68136061
Legambiente, 06.86268376 - 53
LIPU, tel.: 0521.1910706  



24 novembre 2012

Saline Joniche: le associazioni ambientaliste dicono NO

Tratto da La Repubblica" Saline Joniche: le associazioni ambientaliste dicono NO

Le 4 associazioni presenteranno in Senato il ricorso alla costruzione della centrale a carbone calabrese, un pericolo per l'ambiente e per la salute

(Rinnovabili.it) – Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF Italia hanno comunicato che presenteranno, durante la conferenza stampa programmata per la prossima settimana, il ricorso contro l’autorizzazione alla realizzazione della centrale a carbone di Saline Joniche, in Calabria. 
Fermare la costruzione di un impianto altamente inquinante e pericoloso per la salute è l’obiettivo delle Associazioni che si schierano contro una politica energetica nazionale che si sta dimostrando retrograda e anacronistica, e che invece di proteggere la popolazione e l’ambiente dà spazio e denaro a centrali a carbone.    
Per questo, venerdì 27 novembre i 4 gruppi si riuniranno in Senato presentando ufficialmente il ricorso contro il provvedimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha autorizzato la costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche. 
Nel corso dell’incontro oltre ad esplicitare le richieste contenute nel documento si andrà nuovamente a mettere in luce la delicata situazione dei “fronti del carbone” aperti in Italia citando casi come Porto Tolle il Sulcis 
e facendo richiesta di una strategia energetica nazionale che sappia dare maggiore spazio allo sviluppo delle energie rinnovabili al posto della pericolosa logica del carbone.

20 luglio 2012

Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF lettera per chiedere con forza l'impugnazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 giugno "prima che sia troppo tardi''


Tratto da Asca

Calabria: ambientalisti, no a centrale a carbone di Saline Joniche

20 Luglio 2012 - Roma, 20 lug - Quattro associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF hanno inviato al Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, all'Assessore all'Ambiente, Francesco Pugliano e ai Consiglieri Regionali una lettera per chiedere con forza l'impugnazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 15 giugno 2012, col quale viene decretata la compatibilita' ambientale e il beneplacito al proseguimento dell'iter autorizzativo della centrale a carbone di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria.

A parere delle associazioni che hanno firmato la lettera, l'impugnazione del DPCM da parte della Regione e' doveroso per i seguenti motivi: ''La Regione stessa ha dichiarato piu' volte di non voler ospitare impianti a carbone sul suo territorio. 


La forzatura del DPCM si scontrerebbe con sentenze della Corte Costituzionale che hanno stabilito il principio secondo cui la localizzazione degli impianti energetici non possa avvenire in assenza di intesa con la Regione interessata (si veda la sentenza n. 383/2005);
La Regione dovrebbe difendere la salute dei propri abitanti.

Una sterminata letteratura scientifica dimostra in maniera inequivocabile come gli impianti a carbone costituiscono un danno conclamato alla salute delle persone e dell'ambiente; si veda, ad esempio, il recentissimo provvedimento della prima sezione del Tribunale civile di Roma che ha rigettato il ricorso di Enel contro un campagna di comunicazione di Greenpeace sulla pericolosita' del carbone e che ha stabilito che la comunicazione di Greenpeace e' commisurata all'evidenza dei dati scientifici prodotti, che dimostrano gli impatti del carbone sul clima e sulla salute umana. Si ricorda qui che l'impatto sanitario del carbone, anche prendendo a riferimento gli impianti piu' moderni, e' valutato almeno 5 volte superiore a un equivalente impianto a gas rispetto alle morti premature causate dall'inquinamento, e circa doppio in termini di emissioni di gas climalteranti.

 La Regione dovrebbe perseguire il benessere e lo sviluppo economico della propria cittadinanza sul medio-lungo termine.

La destinazione del territorio calabrese a centro per la produzione energetica non puo' che minare alla base ogni seria prospettiva di sviluppo turistico e agricolo della Calabria, le uniche concrete e valide alternative economiche e occupazionali a lungo termine a una miope politica economica che vede il futuro della Calabria nero come il carbone; senza contare che tra i costi esterni del carbone andrebbero considerati i costi dei cambiamenti climatici che in regioni del mezzogiorno d'Italia (Calabria inclusa) vedono l'intensificarsi dei fenomeni di inaridimento e desertificazione, con ricadute economiche negative sulle stesse colture agricole; il carbone e' il combustibile che, bruciato, emette la maggiore quantita' di CO2.

La Regione dovrebbe tenere in considerazione il parere della popolazione della provincia di Reggio Calabria: in un recente sondaggio commissionato dal WWF ha parlato chiaro: il 62% degli intervistati non vuole la centrale a carbone di Saline, mentre solo il 26% e' favorevole; La centrale non serve all'Italia e tantomeno alla Calabria; infatti, a livello nazionale viene prodotta piu' energia di quella di cui il nostro paese ha bisogno e anche la Calabria segue questo trend. A cosa (o meglio, a chi) serve quindi un nuovo impianto?''.

Per questo Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF chiedono che la Regione impugni il DPCM ''prima che sia troppo tardi''.

Tratto da Ansa....... 
"Se la Regione - concludono Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf - rinunciasse a far valere diritti costituzionali ribaditi in diverse sentenze della Corte non solo dimostrerebbe una scarsa attenzione alle esigenze e alle problematiche del proprio territorio e non agirebbe in modo coerente con le posizioni assunte in passato, ma svenderebbe al ribasso il futuro di una Regione che di tutto ha bisogno tranne che di rimanere ancorata a prospettive di sviluppo che non hanno niente a che fare col futuro. Prospettive nere come il carbone". (ANSA).

06 marzo 2012

Lucio Dalla, un amico dell’Ambiente e dell’Ecologia,,,, L'ultima canzone per la comunita'di Don Gallo

Lucio Dalla visto  da Milo Manara

Tratto da Ecologiae

 Omaggio a Lucio Dalla, un amico dell’Ambiente e dell’Ecologia

La morte di Lucio Dalla è stata per tutti un grande lutto, una sofferenza perché con lui se ne va un pezzo della musica italiana, di quella vera, fatta con il cuore; ma anche un uomo sensibile, umile e generoso; un uomo che spesso si è battuto per le cause ambientaliste, a difesa della natura e del territorio: un concerto contro le trivelle nelle isole Tremiti, sua patria d’adozione, era in programma ad agosto. Lucio non potrà esibirsi, ma le sue idee e la sua grinta possono continuare a combattere contro gli scempi di uno dei più bei paesaggi naturali del nostro Paese.
Come per i grandi artisti, solo dopo la morte si vengono a scoprire i lati più intimi, più umani, più generosi. Così, veniamo a sapere del grande impegno che Lucio Dalla aveva per l’ambiente e l’ecologia, un impegno che spesso non ha fatto notizia perché quando si fanno le cose con il cuore non serve pubblicità: sono le convinzioni profonde a motivare gli animi nobili, non il resoconto economico o la notorietà che ne può scaturire. Il suo nome è a fianco della LIPU nel 1997 quando scrive la canzone “Le rondini” in sostegno della campagna a salvaguardia degli uccelli che annunciano la primavera; è con il Wwf nel 2005 nell’asta di beneficenza per raccogliere fondi per l’Oasi Ghirardi, sull’appennino parmense. Lucio ad ottobre aveva sostenuto la campagna FAI “Ricordati di salvare l’Italia” con concerti il cui ricavato è stato devoluto interamente alla salvaguardia del patrimonio artistico e ambientale. Veniamo a scoprire anche il calendario futuro dei suoi impegni: un concerto a maggio per salvare il parco del Ticino, ad agosto per fermare le trivelle nelle isole Tremiti. E poi ci sono le sue canzoni che parlano di amore per la natura, per il futuro......  
Ciao, Lucio.

Tratto da Ansa

Lucio Dalla: ultima canzone per la comunita'di Don Gallo

 (ANSA) - GENOVA, 5 MAR - ''Lucio Dalla ha inciso la sua ultima canzone dieci giorni fa e questa canzone sara' nel cd con altri brani di cantautori italiani'' destinato alla Comunita' di San Benedetto al Porto di don Gallo. E' stato lo stesso prete a riferirlo stamani a margine della conferenza stampa di presentazione di un accordo tra tribunale dei Minori di Genova e associazione Libera. ..... (ANSA).

26 giugno 2011

Il grido delle associazioni ambientaliste di La Spezia in un incontro: "Basta Enel e carbone"2)A quando una politica energetica responsabile?.

Tratto da Città di LaSpezia

Il grido delle associazioni ambientaliste in un incontro: "Basta Enel e carbone".

La Spezia. "Pur consapevoli che le richieste di integrazioni per l’Aia perseguono per loro natura obbiettivi inerenti la compatibilità ambientale delle emissioni prodotte e delle possibili mitigazioni di carattere impiantistico ad opera di Enel, non sviluppando alcuna valutazione circa la stima dei possibili danni sanitari per i nostri concittadini dovuti all’attività della centrale; preso atto che la politica degli enti territoriali presenti sia quella di ottenere un contenimento delle emissioni entro gli orientamenti ed i limiti di legge, non possiamo non sottolineare l’assoluta incongruità delle integrazioni prodotte da Enel e delle prescrizioni richieste laddove si vogliano rispettare gli impegni presi in passato da Enel e dal Comune nei confronti della città e laddove si pensi a tutelare la salute pubblica".
Così le
Associazione Comitati Spezzini, Associazione Medici per l’Ambiente – Isde La Spezia, Italia Nostra La Spezia, Lipu La Spezia, Legambiente La Spezia, Wwf La Spezia, a seguito dell’incontro informativo del comune con le associazioni ambientaliste circa l’Autorizzazione Integrata Ambientale richiesta da Enel al vaglio della Commissione ministeriale. "Ricordiamo infatti le garanzie che erano state date in campagna elettorale circa la dismissione della centrale, al massimo entro il 2015, da parte del sindaco Federici.
Niente di tutto questo nelle richieste dell’amministrazione in sede di commissione IPPC. Dimenticandosi forse che negli ultimi anni la nostra centrale risulta ancora essere tra le più inquinanti a livello nazionale, con un ulteriore incremento rispetto al passato dell’esercizio della sezione a carbone rispetto a quelle a turbogas, con regimi transitori che comportano un peggioramento ulteriore dei picchi di inquinanti emessi. Ancor peggio quando si consideri che la nostra città ha incidenze di diverse malattie legate all’inquinamento assai maggiori rispetto alle altre province liguri e alle medie nazionali.
Considerando che nella fase conclusiva dell’iter autorizzatorio il Sindaco, rivestendo il ruolo di massima autorità sanitaria del territorio, è tenuto ad emettere un parere sanitario e considerando che, al di là della concessione dell’AIA, il sindaco stesso può richiedere il riesame dell’autorizzazione stessa, le nostre associazioni concordano nel richiedere il mantenimento delle promesse fatte a suo tempo iniziando dall' abbandono dell’uso di carbone ed oli quali combustibili.
Sottolineiamo che in termini di esigenze produttive questa richiesta è oltremodo solvibile visto che la produzione di energia elettrica è assolutamente eccedente le richieste sia a livello regionale che nazionale e considerando che la nostra centrale ha funzione puramente strategica nelle situazioni “di punta”. Le nostre associazioni si impegnano quindi, in queste ultime battute dell’iter autorizzatorio, a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla chiara esigenza di dire
Basta Enel, basta carbone!"
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A questo proposito si terrà Martedì 28 Giugno alle 17 presso la Sala della Provincia, un incontro dal tema "Verso l' Autorizzazione Integrata Ambientale per la Centrale Enel della Spezia: ancora carbone per il nostro territorio?".
Interverranno
Massimo Scalia, docente di Fisica dell' Universita' di Roma,
Giovanni Ghirga, resp. U.O. Pediatrica di Civitavecchia, coord. naz. Medici per l’Ambiente,
Marco Grondacci,
esperto di diritto ambientale,
presente anche la delegazione di Uniti per la Salute – associazione Onlus di Savona.
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Tratto da Rovigo oggi

CENTRALE ENEL PORTO TOLLE (RO) La modifica dell'articolo 30 della legge regionale del Parco del Delta potrebbe non bastare.

A quando una politica energetica responsabile?


La “notizia bomba”, come direbbe Biscardi, si risolve nel fatto che Zaia ha semplicemente dato mandato ad un pool di tecnici di studiare la possibilità di modificare la legge istitutiva del Parco nel solo articolo 30; questo si evince dalla lettura dei quotidiani, e ne dà approvazione in giunta regionale oltre che chiederne la ratifica in consiglio.

Ovviamente serve a lui per prendere tempo con politici locali, imprese e lavoratori Enel che tanto lo stanno incalzando negli ultimi tempi.

Tralasciando le considerazioni che potrebbero essere tacciate di “ambientalismo estremo” sul fatto che nel 2010 al mondo le emissioni per le attività umane di Co2, gas serra responsabile del global warming e che provengono per un buon 60 % dalla produzione energetica, hanno segnato il record di 30,6 miliardi di tonnellate e altre 10, 5 milioni di tonnellate in capo alla centrale Enel di Polesine Camerini riconvertita a carbone non sarebbero certo le benvenute per l’ecosistema planetario ragioniamo su altro.

Come chiaramente afferma l’avvocato Matteo Ceruti, pur eliminando l'art. 30 della legge 36/97 veneta, istitutiva del Parco del Delta, rimane l'obbligo imposto dalle leggi europee e nazionali di operare in sede di Via la valutazione delle alternative al progetto sottoposto alla procedura.

Per cui permane per i presentatori il problema di dimostrare che quella del carbone è la migliore soluzione sotto il profilo ambientale tra le alternative ipotizzabili, compreso il gas.
In secondo luogo il Consiglio regionale veneto non può abrogare la normativa europea sulle migliori tecnologie disponibili, la cui violazione, come ricordato, è alla base della seconda censura accolta dal Consiglio di Stato.

Nella diatriba tra Terna (gestore nazionale delle infrastrutture elettriche), che vorrebbe creare in proprio impianti di pompaggio e sistemi di accumulo contro le attuali dispersioni di rete, ed Enel che vede minacciato, dalle intenzioni di Terna, il proprio mercato è di interessante lettura una dichiarazione dell’Ad di Enel Fulvio Conti che lo scorso 3 giugno 2011 dichiarava: “In Italia abbiamo fatto molti investimenti e c’è un eccesso di capacità disponibile per far fronte a ogni emergenza e c’è una forte crescita delle rinnovabili che con una migliore e più ampia tagliatura di rete si potrà portare a fruizione di tutti i consumatori. Quindi si facciano le reti quando sono necessarie perché c’è un’abbondanza di riserve e di capacità a disposizione su tutto il sistema”.

Enel sta facendo finanza più che investimenti in nuovi impianti e ha un debito di 45 miliardi di euro, il nucleare perduto la costringe anche ad una riparametrazione delle uscite di cassa.

E poi il mercato elettrico in flessione prolungata, complice la crisi economica, non sta affatto chiedendo nuovi investimenti, semmai impone un’oculata gestione dell’esistente pianificando risparmio ed efficienza.....


La domanda che ci poniamo è la seguente: può l’economia polesana aspettare ancora a lungo?

Non sarebbe opportuno, nell’interesse di quella stessa economia fermare le faziosità e ragionare su un piano a prescindere dal carbone che ci faccia uscire dalle secche degli anni recenti che rischiano di essere quelle degli anni futuri?

Questa sarebbe, per noi del Movimento 5 Stelle, una via saggia da percorrere in un territorio che ha tutto per non inseguire altre chimere e non diventare come la Fortezza Bastiani nel Deserto dei Tartari i cui abitanti attendono un evento che forse non verrà mai.
Vanni Destro
Movimento 5 stelle Rovigo
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Tratto da Ansa

Ilva Taranto, no a richiesta sequestro

Formulata dal Noe dopo controlli che hanno evidenziato anomalie


(ANSA) - TARANTO, 26 GIU - respinta dalla Procura la richiesta dei Carabinieri del Noe di Lecce di emettere un provvedimento di sequestro nei confronti di alcuni impianti dell'Ilva di Taranto.

Richiesta arrivata dopo che i controlli compiuti nell'arco di 120 giorni hanno evidenziato una serie di anomalie. Lo ha detto in una nota uno dei legali dell'Ilva, l'avvocato Francesco Perli. Il sequestro era stato chiesto nell'incidente probatorio in cui e' stato disposto l'affidamento della nuova perizia sull'inquinamento.

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Tratto da Savona news

Magie della Prestigiacomo e del c.d. Ministero dell'Ambiente....

Mirabile fanfara dell'ufficio stampa del Ministero dell "ambiente" che autocelebra le meraviglie del proprio operato........
Ovviamente del fatto al ministero che mezza commissione VIA sia indagata dalla Procura della Repubblica di Rovigo di Porto Tolle (P.M. Fasolato, che un altro ministero ha pure cercato di trasferire) nessun accenno...

Cogliamo l'occasione di tanta magniloquenza per ricordare che 12 tra dirigenti Enel e finzionari del Ministero dell'"ambiente" sono indagati dalla Procura della Repubblica di Rovigo. Le ipotesi di reato sono Falso e Abuso di ufficio a vario titolo. Il campo da gioco, la VIA ministeriale al carbone per la centrale di Porto Tolle, sul delta del Po (vedi notizie correlate o QUI)

Lèggere per credere:

"Prestigiacomo: grande prova di efficienza e professionalità"

Questa la nota stampa. Più che una nota, un'orchestra d'archi voltaici e fiati corti

Leggi l'articolo integrale e la nota stampa su Savona news