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20 settembre 2019

Troppo lenta la decarbonizzazione . E il cambiamento climatico avanza

Tratto da Qualenergia 

È troppo lenta questa decarbonizzazione.E il cambiamento climatico avanza


L’intensità media di carbonio in rapporto al Pil globale sta calando, ma molto meno di quello che servirebbe per limitare l’aumento delle temperature a +1,5-2 gradi. L’analisi di PwC.
L’economia globale è ancora troppo agganciata ai combustibili fossili e si allontana sempre di più l’obiettivo di limitare l’incremento della temperatura media a +1,5-2 gradi entro la fine del secolo.
Questo, in sintesi, è il messaggio diffuso dalla società di consulenza PwC nella nuova edizione del suo Low Carbon Economy Index, che sottolinea l’enorme “buco” tra la retorica dell’emergenza climatica e le risposte date finora da governi, istituzioni e imprese in tutto il mondo.
Difatti, dal 2000 al 2018 l’intensità media di carbonio a livello mondiale, calcolata in tonnellate di anidride carbonica in rapporto al prodotto interno lordo (tCO2/m$GDP), è diminuita ogni anno dell’1,6% come riassume il grafico sotto.
Molto meno, quindi, del tasso di decarbonizzazione richiesto per contenere il surriscaldamento del nostro Pianeta a un paio di gradi centigradi: in questo caso, secondo le stime di PwC, l’intensità di carbonio dovrebbe calare del 7,5% l’anno e ancora di più (-11,3%) volendo puntare a un aumento della temperatura di circa un grado e mezzo.
Nel 2018, ricordano gli esperti di PwC, il Pil globale è cresciuto del 3,7% e il consumo energetico è salito del 2,9% mentre le emissioni di CO2 sono anch’esse cresciute (+2%), a causa del ruolo sempre dominante dei carburanti fossili nel mix energetico complessivo.
Così la carbon intensity è diminuita meno della metà in confronto al valore registrato nel 2015: -1,6% nel 2018 vs -3,3% tre anni prima e di questo passo, spiega PwC, i paesi del G20 non raggiungeranno nemmeno gli obiettivi fissati nei loro piani nazionali per contribuire alla riduzione delle emissioni (NDC: Nationally Determined Contributions).
Nella tabella seguente osserviamo i cinque paesi che nel 2018 hanno segnato i risultati migliori: tra questi l’Italia con un calo dell’intensità di carbonio pari al 4% in confronto ai dodici mesi precedenti e un taglio delle emissioni correlate agli usi energetici del 3,2% nel paragone con il 2017.
Tuttavia, in media il tasso della decarbonizzazione nel periodo 2000-2018 (-1,9%) è stato abbastanza in linea con il valore mondiale (-1,6%) quindi anche il nostro paese dovrà intensificare moltissimo gli sforzi.
Germania, Messico, Francia e Arabia Saudita sono le altre nazioni del G20 che hanno visto diminuire di più la carbon intensity lo scorso anno rispetto al 2017.
Così questi dati rilanciano l’avvertimento diffuso nei giorni scorsi dalla società di consulenza DNV nel suo Transition Outlook, dove si evidenzia che c’è il rischio di esaurire già nel 2028 il carbon budget compatibile con i traguardi fissati dagli accordi di Parigi sul clima.
In altre parole, senza una riduzione rapida e drastica delle emissioni inquinanti, tra pochi anni si chiuderà l’ultima “finestra” utile per evitare le peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici.

Green non è una parola magica,senza una vera democrazia la svolta verde sara’ un flop ....

Tratto da Linkiesta

Green non è una parola magica, senza il rilancio della democrazia la svolta verde sarà un flop


Da Ursula Von de Leyen a Giuseppe Conte, tutti parlano di un nuovo accordo sull'ambiente. Eppure i fatti dimostrano altro: solo col consenso generale si potrà davvero cambiare la situazione


Nell’ordine: il dieci settembre scorso, nel presentare la sua squadra e la nuova struttura della prossima Commissione europea, la Presidente eletta Ursula von der Leyen ha dichiarato di ritenere centrali la necessità di affrontare i cambiamenti climatici, tecnologici e demografici che stanno trasformando le nostre società e il nostro modo di vivere, e quella che sia l'UE a guidare la transizione verso un pianeta in salute e un nuovo mondo digitale. "Voglio che il Green Deal europeo diventi l'elemento distintivo dell'Europa – ha detto - Il suo fulcro è il nostro impegno a diventare il primo continente al mondo a impatto climatico zero. Si tratta anche di un imperativo economico a lungo termine: chi saprà agire per primo e più rapidamente sarà in grado di cogliere le opportunità offerte dalla transizione ecologica. Voglio che l'Europa sia all'avanguardia. Voglio un'Europa esportatrice di conoscenze, tecnologie e buone pratiche". Più o meno nelle stesse ore, durante le dichiarazioni programmatiche alla Camera sulla fiducia al governo, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte diceva “Nella prospettiva di un'azione riformatrice coraggiosa e innovativa, obiettivo primario del Governo sarà la realizzazione di un Green New Deal, che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici”. Dunque, sembrerebbe che, a dispetto del dato ISPRA, entrambi gli esecutivi manifestino una accresciuta consapevolezza che per uscire dalla crisi economica, sociale, culturale, umanitaria, del nostro tempo, ci sia bisogno di una svolta. Ma, dando per assodato che non si tratti, come molti malpensanti suggeriscono, di una semplice attività di green washing, sarà davvero sufficiente?

Certo, sia l’Italia sia l’Europa potrebbero seguire le orme del parlamento britannico che in risposta alla mobilitazione di massa di Extinction rebellion dell’aprile scorso capace di bloccare il centro di Londra, ha accettato di dichiarare lo stato di emergenza climatica, cioè la prima delle tre richieste avanzate ai governi di tutto il mondo. Indubbiamente si tratta della richiesta più facile e senza alcuna conseguenza pratica, visto che le altre due, azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2025 e delegare le misure di giustizia ecologica a un’assemblea di cittadini, sono piuttosto complicate da realizzare, tuttavia riconoscere il problema sarebbe un primo passo. Certo, con la loro mobilitazione globale, anche i ragazzi del climate strike provano a tenere costantemente desta l’attenzione di noi tutti sul tema, tant’è che inizia proprio oggi la #ClimateActionWeek che culminerà il 27 settembre con il terzo sciopero globale. Certo, dal 16 settembre scorso, per sensibilizzare tutti noi lettori e telespettatori sull'emergenza climatica, informandoci al meglio in vista del prossimo vertice delle Nazioni Unite convocato al Palazzo di Vetro di New York il 23 settembre, i maggiori media di tutto il mondo hanno aderito al progetto "Covering Climate Now" promosso, tra gli altri, dalla Columbia Journalism Review, il magazine della migliore facoltà di giornalismo, dalla rivista americana The Nation e dal quotidiano britannico The Guardian.

Ma quanto durerà la nostra capacità di prestare loro attenzione? Quanto riusciremo a tenere acceso il riflettore prima di esigere il prossimo giro di giostra? Prima di chiedere che entri il prossimo gladiatore? Panem et circenses dicevano, mutuando Giovenale, nell’antica Roma per indicare le due massime aspirazioni cui ambisce il popolo: pancia piena e giochi. Sembrerebbe essere cambiato poco o niente da allora. 
Master Chef e demagogia sono quello a cui ci siamo abituati ultimamente. E a sentirci popolo. Ecco perché dei discorsi del Presidente Conte e della Presidente von der Leyen io non vorrei introiettare il tema del Green Deal, sempre più banalizzato al dilemma plastica sì plastica no. Quello su cui vorrei che lavorassimo insieme è contenuto in questo concetto del discorso europeo: "Vogliamo imprimere un nuovo slancio alla democrazia europea. È una nostra responsabilità comune. La democrazia non è soltanto votare ogni 5 anni. È far sentire la propria voce e poter partecipare alla costruzione della società". Dobbiamo partire da noi stessi. Dobbiamo avvertire la necessità di attivarci ciascuno presso la propria sfera di relazione dando origine a un moto basato sull’economia sferica che mette la persona al centro e aggiunga al modello basato sulla circolarità, una terza dimensione, quella dell'essere umano radicato nella sua origine e guidato da una vocazione.

19 settembre 2019

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato l’Iniziativa per una maggiore ambizione climatica.

Tratto da Greenreport

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato l’Iniziativa per una maggiore ambizione climatica

I 14 punti sottoscritti da Capi di Stato e di governo
[19 Settembre 2019]
L’Ufficio Stampa del Quirinale rende noto il testo della dichiarazione che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato con altri Capi di Stato e di Governo, in occasione del Climate Action Summit delle Nazioni Unite in programma a New York il 23 settembre 2019.

 INIZIATIVA PER UNA MAGGIORE AMBIZIONE CLIMATICA


  1. Il cambiamento climatico è la sfida chiave del nostro tempo. La nostra generazione è la prima a sperimentare il rapido aumento delle temperature in tutto il mondo e probabilmente l’ultima ad avere l’opportunità di combattere efficacemente l’imminente crisi climatica globale.
  2. Gli effetti del cambiamento climatico sono ben documentati e si avvertono ovunque nel mondo: il drammatico aumento di ondate di calore, inondazioni, siccità e colate di fango, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari. Carenze di risorse idriche e crisi dei raccolti sono solo alcuni dei risultati immediati, dalle ricadute devastanti, come la fame e lo spostamento forzato degli esseri umani.
  3. Nel secolo scorso, la temperatura media globale è già aumentata di circa 1 grado Celsius rispetto ai livelli preindustriali. Questo aumento non ha precedenti nella storia dell’umanità.     Continua qui 

18 settembre 2019

a Genova la giornata nazionale sulla salute globale e la giornata in ricordo di Lorenzo Tomatis

Tratto da Isde 
                     
Ordine Medici di Genova e ISDE: a Genova la giornata nazionale sulla salute globale e la giornata in ricordo di Lorenzo Tomatis

Sabato prossimo Genova sarà la capitale italiana della Salute globale.


È in programma sabato prossimo, 21 settembre, a Genova un convegno nazionale dal titolo “La Salute Globale” organizzato dall’Ordine dei medici e degli odontoiatri di Genova in collaborazione con l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente e con la Federazione Nazionale degli Ordine dei Medici.

Il convegno è dedicato a Lorenzo Tomatis, ricercatore, medico e scienziato di fama internazionale, che ha dedicato la sua vita alla lotta ai tumori e all’impegno a favore dell’ambiente, in quanto determinante della salute dell’uomo.

“Parlare di salute globale è più che mai attuale– dichiarano i promotori dell’incontro- perché ancora oggi il diritto alla salute è minato per l’assenza di equità, giustizia sociale, accesso al cibo, all’istruzione e a un ambiente salubre. Con questo convegno vogliamo mantenere alta l’attenzione su questi temi e rilanciare il ruolo del medico quale attore nella società per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie ambiente-salute correlate”.

Per scaricare l’intero programma del convegno, clicca QUA

Processo Tirreno Power tecnico Arpal conferma emissioni sopra i limiti

Da Il Secolo XIX oggi in edicola


                     Da La Stampa  di oggi 



17 settembre 2019

Tirreno Power, continua il processo:ascoltato l'ingegnere di Arpal Massimiliano Pescetto

Tratto da Savona News

Tirreno Power, continua il processo: ascoltato l'ingegnere di Arpal: "Lo Sme a camino non era calibrato"

Confermato anche un superamento delle emissioni

Prosegue il processo di Tirreno Power. Questa mattina, dopo essere stati ascoltati nelle precedenti udienze l'ex sindaco di Quiliano dal 2009 al 2019 Alberto Ferrando è proseguito il controesame, dopo la sospensione di luglio dell'ex primo cittadino di Vado dal 2009 al 2019 Attilio Caviglia. 
"Continuavamo a non avere risposte a quelle che erano le domande fondamentali, su come riuscire a monitorare la situazione. Siamo stati ascoltati dal dottor Granero 4-5 volte e ci ha detto che non avremo potuto chiudere la centrale. Quella rete di monitoraggio doveva essere modificata, soprattutto per il posizionamento, abbiamo effettuato una richiesta alla Regione sull'ampliamento delle centraline" spiega l'ex sindaco Caviglia.

Il perito nominato ha depositato la relazione e successivamente il testo prescelto, l'ingegnere chimico Massimiliano Pescetto collaboratore tecnico di Arpal dal 2002 e ufficiale di polizia giudiziaria dal 2012, su domande del pubblico ministero Chiara Venturi ha esposto una cronistoria delle ispezioni svolte partendo dal 4 marzo 2013 dove insieme ai carabinieri del Noe, ha effettuato una raccolta dati sul monitoraggio dell'aria facendo un confronto ante e post sequestro sui gruppi VL3 e VL4. 
"Nel primo accertamento del novembre del 2013, Arpal a supporto di Ispra, ha avuto accesso al sito con l'intento di un ispezione ordinaria nel rispetto delle prescrizione dell'Aia. Abbiamo verificato che era presente un mancato rispetto dello Sme a camino(il quale serve per monitorare di continuo le emissioni) che ha asservito al gruppo a carbone del VL3 e VL4 e non era calibrato, rispondente alle prescrizioni. In sede di ispezione tutto ciò è stato evidenziato a Tirreno. Non vi erano superamenti nelle polveri e nel monitoraggio" spiega l'ingegner Pescetto.
"Il superamento delle emissioni è stato rilevato l'11 febbraio del 2013 nel gruppo VL4, nel gennaio 2014 c'era l'assenza del campionamento Sme, non esisteva, abbiamo acquisito gli auto controlli dell'azienda ed era presente un superamento di due scarichi, era stato utilizzato un olio combustibile non congruo alla prescrizione dell'AIA perchè era più pesante ed era stoccato in un unico serbatoio, con valori superiori di zolfo superiori allo 0.3%, praticamente sull'0.7% poi successivamente ritornate allo 0.2%".
Arpal su richiesta della Regione Liguria ha acquisito dati fino al settembre 2014 (effettuate nel periodo da aprile fino a luglio di quell'anno) sulla qualità dell'aria post spegnimento e poi successivamente nel maggio del 2016: "Il tempo era molto breve e si presentavano altre criticità legate alla qualità dell'aria ambiente ma i valori erano scesi. Nel 2016 abbiamo fatto considerazioni basate di anno in anno ( da aprile 2011 a aprile 2016)".

"Il teste ha confermato l'impostazione dell'accusa, sia in relazione alle diverse violazioni che sono state riscontrate nel corso degli anni, sull'emissione delle polveri, alla presenza di cromo oltre ai limiti indicati dall'Aia e in relazione alla totale insufficienza della rete di monitoraggio sia pubblica che privata, cioè quella gestita da Tirreno Power senza alcuna validazione da parte degli organi pubblici di controllo. Un altro tassello importante nella costruzione della pubblica accusa, siamo a buon punto nell'accertamento della verità" spiega l'avvocato di Uniti per la Salute Matteo Ceruti.

Dopo le domande dell'avvocato Ceruti e della difesa di Tirreno Power il processo proseguirà il prossimo 1 ottobre.

15 settembre 2019

Inquinamento atomosferico, a rischio la salute degli occhi

Tratto da Il Sole 24 ore

Inquinamento atomosferico, a rischio la salute degli occhi

A cuore e vasi sanguigni, polmoni e vie aeree potrebbero essere aggiunti anche gli occhi. Lo smog, che fa aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie, si correla anche a un maggior rischio di degenerazione maculare senile. A suggerirlo è uno studio realizzato a Taiwan, uno studio solamente osservazionale, che non indica chiaramente nell’inquinamento atmosferico un fattore di rischio per questa malattia degli occhi, ma che comunque apre un altro fronte relativo agli effetti dell’aria inquinata sulla salute. La ricerca, pubblicata su Journal of Investigative Medicine, ha indicato un’associazione tra l’esposizione ai massimi livelli di inquinanti provenienti dai tubi di scappamento delle automobili e un rischio raddoppiato per gli over 50.

Lo stile di vita fa aumentare il rischio
La degenerazione maculare senile o correlata all’età è più comune dopo i 70 anni ma può insorgere anche dopo i 50. Si caratterizza per un danno progressivo alla parte centrale della retina, con una conseguente perdita della visione centrale, per l’appunto: si perde la capacità di vedere accuratamente i dettagli mentre la visione periferica resta efficace. Sono diversi i fattori di rischio per questa malattia a carico della macula, la parte della retina colpita: l’età, naturalmente, ma anche il fumo di sigaretta, un’alimentazione ricca di grassi saturi, l’ipertensione, l’eccesso di peso corporeo, la familiarità, le malattie cardiovascolari.

I ricercatori hanno incrociato i dati relativi alla qualità dell’aria e alle assicurazioni sanitarie in un periodo compreso fra il 1998 e il 2010 per vedere se potesse esserci un legame tra l’esposizione a lungo termine a due inquinanti, tra i più pericolosi per la salute: il diossido di azoto e il monossido di carbonio, e un maggior rischio di degenerazione maculare senile. La popolazione coinvolta contava poco meno di 40 mila persone con almeno 50 anni di età. Di questi il 30% viveva in aree molto urbanizzate il 32,5% in aree moderatamente tali. La presenza di questi agenti nocivi nell’aria è stata scaglionata in quattro diversi livelli.


Retina colpita da monossido di carbonio?
Dopo aver preso in considerazione i fattori potenzialmente influenti, come età, sesso, reddito e ulteriori patologie, è emersa lacorrelazione tra smog e degenerazione maculare. Quelli esposti ai massimi livelli di diossido d’azoto (oltre 9825.5 ppb - parti per miliardo) avevano quasi il doppio del rischio di sviluppare la patologia rispetto a chi aveva respirato aria più pulita trovandosi al livello minimo di inquinante (meno di 6563.2 ppb).

La correlazione era confermata anche per il monossido di carbonio: chi era esposto ai massimi livelli (oltre 297.1 ppm - parti per milione) aveva un rischio incrementato dell’84% rispetto al gruppo esposto al livello più basso di monossido (195.7 ppm).


Nel corso del periodo coperto dallo studio, 1442 persone avevano sviluppato la patologia a carico della retina. Il tasso maggiore di nuove diagnosi di degenerazione maculare (5,8%) riguardava i soggetti che vivevano in aree con i massimi livelli di esposizione al monossido di carbonio.


Anche se i dati sono osservazionali e gli autori non hanno considerato le informazioni sugli altri fattori di rischio (fumo di sigaretta, infiammazione e predisposizione genetica), è stata comunque suggerita una “significativa associazione tra degenerazione maculare correlata all’età e alti livelli di monossido e diossido”, sottolineano gli autori dello studio. Recenti studi hanno associato l’esposizione al diossido d’azoto a una cattiva salute cardiovascolare e neurologica, e la retina è parte del sistema nervoso centrale. Pertanto – suggeriscono gli esperti – potrebbe esserci una spiegazione biologica plausibile della sua vulnerabilità a questo agente inquinante.

14 settembre 2019

Inquinamento atmosferico: ecco perché molti governi europei stanno giocando con la nostra salute

Tratto da vocecontrocorrente

Margherita Talotto, responsabile delle politiche per l’aria pulita presso l’EEB: «I Governi nazionali devono smettere di giocare con la salute dei cittadini».


La scadenza era stata fissata per l’1 aprile 2019 e poi prorogata al 30 dello stesso mese ma buona parte dei paesi dell’Unione Europea continua a venir meno ai propri doveri, nonostante i quasi cinque mesi di ritardo.
Entro quella data, infatti, alla Commissione europea sarebbero dovuti pervenire i cosiddetti NAPCP, ossia i Programmi nazionali per il controllo dell’inquinamento atmosferico, ma – stando alle rilevazioni dell’European Environmental Bureau, una delle più estese reti ambientaliste del nostro continente – ben 15 Paesi su 28 mancano ancora all’appello.
Gli NAPCP dovrebbero illustrare le misure che i governi hanno deciso di mettere in atto al fine di ridurre le emissioni inquinanti sia a breve termine (2020) che a lunga scadenza (2030). Solo quattro paesi erano riusciti a rispettare la prima scadenza; da lì l’esigenza di una proroga che, però, in alcuni casi non è valsa a nulla. Croazia, Irlanda, Lettonia e Slovacchia hanno presentato solamente una bozza; Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Malta, Romania, Slovenia e Spagna non hanno fatto pervenire assolutamente nulla.
La riduzione dell’inquinamento atmosferico e la salute dei propri abitanti non sembrano essere in cima alle priorità dei 15 Stati, che, oltretutto, stanno infrangendo la Direttiva sui limiti nazionali di emissione, entrata in vigore tre anni fa. La consegna dei Programmi, infatti, era stata stabilita proprio da quel documento, che fissa anche i limiti per cinque inquinanti atmosferici: ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, biossido di zolfo, ammoniaca, polveri sottili.
Le parole di Margherita Talotto, responsabile delle politiche per l’aria pulita presso l’EEB, sono decise: «Si tratta di un segnale incredibilmente preoccupante: ignorando quest’obbligo legale, i Governi nazionali stanno trascurando il loro dovere di fornire aria più pulita».
Non è un cosa da prendere sotto gamba, insomma: «I Governi nazionali devono smettere di giocare con la salute dei cittadini e chiarire al più presto come intendono soddisfare i loro obblighi minimi di abbattimento degli inquinanti atmosferici. Non c’è tempo da perdere».

13 settembre 2019

Linkchiesta L’Italia inquina sempre più, ed è (anche) colpa delle centrali a carbone

Tratto da Linkchiesta

L’Italia inquina sempre più, ed è (anche) colpa delle centrali a carbone

Le emissioni di gas serra tenderanno ad aumentare per il 2019. C'è ancora una quota fissa di energia che viene prodotta bruciando carbone, ma quel che serve al Paese sono maggiori investimenti per un piano di riconversione degli impianti da attuare nel più breve tempo possibile

L’ottimismo del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, confermato al dicastero con il nuovo governo, sul ruolo di leadership che l’Italia s’impegna ad assumere nella lotta al cambiamento climatico, deve scontrarsi con gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale (Ispra). Dati che preannunciano un incremento delle emissioni di gas serra per il 2019 di quasi l’1%, nonostante il Prodotto Interno Lordo (Pil) non riesca a crescere. 
Eppure solo l’anno scorso il ministro dell’Ambiente, di fronte alle poco rassicuranti conclusioni del Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), aveva appunto preannunciato che l’Italia sarebbe stata in prima linea in Europa e nel consesso internazionale contro il riscaldamento globale
Ricordando come fosse stato proprio il nostro Paese a negoziare al Consiglio Europeo il maggiore taglio alle emissioni di CO2: il 40%, poi ridottosi al 37,5%, dopo le resistenze dei Paesi del blocco di Viségrad, che avevano proposto un risicato 20%.
Sebbene le stime si rifacciano ai primi sei mesi di quest’anno, secondo il dottor Riccardo de Lauretis – esperto dell’Ispra – che ha curato la rilevazione «i dati diffusi sono di qualità e riflettono un aumento del consumo di gas per la produzione di energia elettrica, a fronte di una riduzione dell’uso delle energie rinnovabili: idroelettrico ed eolico». Tutto a favore, ancora una volta, dei combustibili fossili: metano in testa. Un andamento che è in linea con quello mondiale, come rilevato dall’Agenzia Internazionale per l’Eenergia (Eia) nel 2018.
Per questo le sfide che aspettano al nostro Paese per contrastare il cambiamento climatico non sono affatto di poco conto. Una delle più urgenti riguarda il carbone. Anche se, secondo Eurostat, l’Italia è uno dei pochi Paesi europei ad avere raggiunto la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili già nel 2017, rispetto alla quale si era assunta l’impegno con l’Accordo di Parigi del 2015, circa il 13% del fabbisogno energetico nazionale dipende ancora dal consumo di carbone.
Sono una decina le centrali a carbone disseminate su tutto il territorio nazionale tra Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Lazio, Puglia e Sardegna. Poco più di un terzo delle emissioni inquinanti prodotte dal nostro Paese deriva da questo combustibile fossile, con il paradosso che a differenza di altri Paesi europei, come la Germania e i Paesi dell’Est, l’Italia non è un produttore di carbone. Anzi. Molti giacimenti si sono esauriti anni fa. Prima della chiusura, c'era il grande sito minerario del Sulcis Iglesiente in Sardegna, dove a ridosso del 2018, si produceva circa un milione di tonnellate di carbone, di bassissima qualità e, perciò, altamente inquinante.
Nonostante la non autosufficienza, l’Italia acquista però questo combustibile fossile da Stati Uniti, Canada, Cina, Venezuela, Russia, Indonesia, Australia e Colombia. Ciò vuol dire che il nostro Paese sceglie di continuare a spendere soldi facendolo arrivare via mare. Ora, l’Italia ha come obiettivo quello di abbandonare il carbone. Ed è poi volontà della neo commissaria Ursula Von Der Leyen d’introdurre la carbon tax. Ma, come per la Germania, la riconversione di tutti gli impianti richiede investimenti. Più investimenti. E una semplificazione delle procedure e delle autorizzazioni amministrative. Dal momento che «i tempi sono lunghi» conferma de Lauretis. Continua qui 

12 settembre 2019

Stando alle ultime dichiarazioni dell’OMS:Dati allarmanti sull’inquinamento ambientale, 13 morti ogni minuto

Tratto da edilizia.com

Dati allarmanti sull’inquinamento ambientale: 13 morti ogni minuto


Stando alle ultime dichiarazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), i dati inerenti all’inquinamento ambientale stanno diventando allarmanti e insostenibili. Dall’indagine si è riscontrato che ogni anno 7 milioni di persone muoiono a causa di malattie causate dalla respirazione di aria cattiva nell’atmosfera.
Il tutto diventa ancora più inquietante se vediamo i numeri con un altro calcolo. Risulta infatti che ogni minuto che passa, ben 13 persone perdono la vita per questo motivo. Stiamo parlando quindi di un fenomeno che comporta un numero di morti più elevato di tutte le altre cause messe insieme: guerre, omicidi, HIV, Aids, malaria, tubercolosi, ecc…
Gli studi dell’Agenzia Speciale OMS dell’ONU ha riscontrato inoltre all’interno di quest’indagine come l’inquinamento potrebbe portare persino alla nascita di tantissime malattie mentali. Lo studio ha inoltre trovato seguito con altre dichiarazioni simili della rivista scientifica inglese Plos Biology.

L’osservazione preoccupante della Chicago University

L’inquinamento atmosferico è un fenomeno preoccupante e letale, che si porta via tantissime vite senza dare un preavviso. Ma soprattutto, senza che queste persone abbiano alcuna colpa, se non quella di respirare. La contaminazione che si trova oggi nella nostra aria è in grado di soffocare i polmoni e di accorciare inesorabilmente la durata della vita.
Lo studio dell’OMS è stato condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Andrey Rzhetsky dell’Università di Chicago. La ricerca si è incentrata sugli abitanti delle zone in cui l’inquinamento atmosferico risulta essere molto elevato. L’analisi medica ha coinvolto 151 milioni di cittadini statunitensi, monitorando in questo caso il livello di inquinamento in tempo reale. In contemporanea, uno studio differente ha preso in considerazione anche 1,4 milioni di bambini danesi fino ai 10 anni, per studiare l’effetto che l’aria cattiva potesse avere sulla salute mentale.

L’inquinamento potrebbe causare malattie mentali

I bimbi danesi hanno riscontrato un’elevata esposizione al pericolo di malattie mentali, come la schizofrenia, la depressione, i disturbi bipolari e della personalità. Per quanto riguarda invece i pazienti statunitensi, la scarsa qualità dell’aria potrebbe essere associata alla nascita di disturbi bipolari e depressione. Anche se fortunatamente qui non è emerso nessun collegamento tra l’inquinamento e la schizofrenia, l’epilessia o il Parkinson. Tutto ciò fa capire come i bambini si trovino in un costante pericolo maggiore, essendo meno protetti e più esposti all’arrivo di malattie.
Il professor Rzhetsky afferma che esistono da tempo dei fenomeni noti che tendono a scatenare nelle persone le malattie mentali. La teoria che anche l’inquinamento possa farlo è uno studio ancora in elaborazione sugli esseri umani. Nonostante quindi le tesi e le analisi siano piuttosto valenti, non c’è ancora niente di certo in merito. È stato però effettuato uno studio più elaborato con cani e topi. È risultato da qui che l’inquinamento atmosferico riesce ad entrare all’interno del cervello degli animali, creando delle infezioni che causano sintomi depressivi. Rzhetsky ritiene sia possibile sotto ogni fronte che questo accada anche nel cervello umano.

11 settembre 2019

Tirreno Power: con l’udienza del 17 settembre il processo per disastro ambientale e sanitario entra nel vivo

Tratto da Gazette.it
Il processo vede imputati per disastro ambientale e sanitario colposo 26 tra manager ed ex manager della centrale

Con la prossima udienza fissata per il 17 settembre il processo su Tirreno Power inizia ad entrare nel vivo. Nelle udienze che si sono svolte negli scorsi mesi sono stati sentiti i testimoni dell'accusa, sostanzialmente per un racconto dello svolgimento dell'attività di indagine, dell'acquisizione documentale, con la successione delle autorizzazioni. Il processo vede imputati per disastro ambientale e sanitario colposo 26 tra manager ed ex manager della centrale, i cui gruppi a carbone furono sequestrati dalla Procura nel marzo 2014. Nel capo di imputazione il pubblico ministero parla di eccesso di morbilità e mortalità, citando 298 ricoveri di bambini per patologie respiratorie tra gennaio 2005 e dicembre 2010, 2.161 ricoveri di adulti per malattie cardiovascolari e respiratorie tra gennaio 2005 e dicembre 2010 e 657 morti per malattie cardiovascolari e respiratorie da gennaio 2000 a dicembre 2007.

"Il calendario da qui a fine anno è già stato fissato da qui a fine anno - spiega l'avvocato di Greenpeace Alessandro Gariglio -, nonostante la complessità del processo sicuramente nel 2020 avremo una sentenza". Quanto allo studio del Cnr, commenta Gariglio, è "una parte terza non vicina a nessuno che dà evidenza scientifica delle conseguenze dell'utilizzo e dello stoccaggio del carbone in quel contesto ambientale".


A marzo il giudice Francesco Giannone ha ammesso tutte le parti civili, una cinquantina, che hanno chiesto la costituzione. Tra le parti civili figurano il ministero della Salute, quello dell'Ambiente, sei associazioni ambientaliste e altre tre associazioni. continua qui 

Comunicato Stampa 95/2019 del CNR- Mortalita' e ricoveri associati alle emissioni delle centrali a carbone: riflettori su Vado Ligure.


Tratto da Consiglio Nazionale delle Ricerche . Ufficio Stampa 
Tratto da Facebook del Dottor Giovanni Ghirga Medico Isde 





10 settembre 2019

Studio Usa: le energie rinnovabili fanno bene alla salute

Tratto da Greenreport

Studio Usa: le energie rinnovabili fanno bene alla salute (e al portafoglio)

Un futuro basato sull'energia pulita potrebbe essere l'unico che possiamo permetterci
[10 Settembre 2019]
Mentre nel suo discorso alla Camera il neo ed ex premier Giuseppe Conte annuncia che «Nella prospettiva di un’azione riformatrice coraggiosa e innovativa, obiettivo primario del governo sarà la realizzazione di un “green new deal”, che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici», nuovi studi dimostrano che le energie rinnovabili, oltre ad aiutarci a proteggere il clima, possono anche migliorare la salute pubblica, spesso in modi sorprendenti. Infatti, lo studio “Health co-benefits of sub-national renewable energy policy in the US,” pubblicato su Environmental Research Letters da un team di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e dell’università di Washington, evidenzia che le energie rinnovabili possono farci risparmiare un sacco di soldi: le moderne infrastrutture sanitarie hanno bisogno di energia e con le rinnovabili, già più economiche del carbone, negli Usa ci sarebbero 2,8 miliardi di dollari in risparmi climatici e 4,7 miliardi di dollari da impatti climatici evitati con un investimento di 3,5 miliardi di dollari. E tutto questo mentre viene prodotta energia pulita e sostenibile.
E non finisce qui: le energie rinnovabili sono anche un ottimo modo per utilizzare le entrate fiscali: si risparmierebbero 4,7 miliardi di dollari grazie all’eliminazione dei salari persi a causa dei cambiamenti climatici e, oltre a diminuire fino a  cancellare un lungo elenco di minacce per la salute legate al clima, si avrebbero nel contempo enormi  benefici per la salute e minori spese sanitarie.
Illustrando lo studio sul Sustainabilty Times, Vitaliy Soloviy scrive: «Queste sono affermazioni audaci, ma è indiscutibile che l’ energia pulita significhi una migliore qualità dell’ariaLa combustione di combustibili fossili, d’altro canto, aumenta la probabilità di patologie cardiache, ictus, asma, cancro ai polmoni e altre malattie. Nel frattempo, un clima mutato dalla combustione di combustibili fossili significa anche un peggioramento delle allergie, una più rapida diffusione dei virus e una maggiore vulnerabilità nella nostra salute in generale. Questi cambiamenti stanno già avvenendo e il passaggio alle energie rinnovabili è il modo più rapido per rallentarli o eventualmente invertire la tendenza»....

Lo studio del MIT e dell’università di Washington rappresenta quindi un altro sostanzioso punto a favore di chiede una transizione verso l’energia pulita il più presto possibile. Alla fine – cosa che si sta già verificando con il carbone – gli economisti amici dei fossili non saranno più in grado di opporsi ai numeri: un futuro basato sull’energia pulita potrebbe essere l’unico che possiamo permetterci.
Qui l'articolo integrale

Paolo Ermani:Il carbone uccide, l’energia solare ed eolica no.

Tratto da Il Cambiamento
Il carbone uccide, l’energia solare ed eolica no.
L'immagine può contenere: cielo e testo
In un paese come l’Italia, dove gli interessi economici vengono sempre molto prima della salute delle persone, ci sono ancora centrali a carbone, cioè la preistoria dell’energia. L’ultimo scandalo riguarda la centrale Tirreno Power di Vado Ligure alimentata a carbone fino al 2014 e che ha determinato un aumento della mortalità del 49% nella popolazione intorno alla centrale, come verificato dalla ricerca dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) relativa agli anni dal 2001 al 2013 e pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment.
Che il carbone sia un combustibile fossile climalterante e fra i più inquinanti, non impedisce di avere centrali in funzione in Italia e che sono di proprietà di gruppi energetici che fanno spot scintillanti in cui cercano di convincerci che loro sono bravi, belli, buoni ma soprattutto amici dell’ambiente. Il colmo è che queste centrali sono posizionate non solo nel Paese del sole e quindi già di per sé un assurdo, ma in zone come anche la Liguria, la Puglia, il Lazio, regioni queste che fra sole e vento potrebbero alimentare mezza Italia.
Si dice che l’Italia uscirà dal carbone nel 2025 e nel frattempo la scia di morti e inquinamento continuerà. Ma i danni e il non senso energetico del carbone erano già chiari molti anni fa quando lo si diceva invano a tecnici e sedicenti esperti che dall’alto dei loro titoli e lauti stipendi trattavano con sufficienza chi ragionava in maniera razionale e sensata. Del resto non ci vogliono dei geni per capire quali sono le potenzialità geoclimatiche dell’Italia e basta guardare i dati di ventosità e insolazione media annua per avere tutte le risposte.
Il problema non è certo essere esperti di cosa ma da chi si è pagati e quali interessi ci sono in gioco e mentre il carbone uccideva e uccide la gente, solare ed eolico restavano e restano al palo. Fossimo partiti per tempo con una politica di utilizzo serio delle energie rinnovabili e di risparmio energetico a tappeto, quanti morti e soldi avremmo risparmiato, quanto ambiente non avremmo inquinato e quanti milioni di occupati in più avremmo?
E non dimentichiamoci un dato fondamentale che mai viene citato da chi ha interessi in gioco: il rendimento medio delle centrali a carbone italiane è del 40%, giusto per ribadire a che periodo della preistoria è rimasta non solo la tecnologia di queste centrali ma anche la testa dei tecnici, degli esperti che in passato ne tessevano le lodi e che magari oggi  passeranno dalla parte delle energie rinnovabili, chissà? Azioni del genere si chiamano sciacallaggio sulla pelle della gente che speriamo sappia distinguere tra gli sciacalli che hanno lucrato in passato e che ci vogliono lucrare pure ora, da chi ha sempre ribadito, contro tutto e tutti ma soprattutto senza essere prezzolato da nessuno, posizioni a favore di ambiente e vita delle persone.

09 settembre 2019

La finanza globale è “bloccata” nelle fonti fossili. Come uscirne?

Tratto da Qualenergia 

La finanza globale è troppo “bloccata” nelle fonti fossili. Come uscirne?

Christine Lagarde propone una nuova strategia della BCE: ridurre gradualmente gli investimenti in carbone, petrolio e gas. Intanto, secondo Carbon Tracker le società petrolifere rischiano di bruciare 2.200 mld di $ in progetti “sbagliati”.

A questo scopo potrebbero essere utilizzate anche le obbligazioni verdi (green bond), il cui mercato annuale nei primi sei mesi del 2019 aveva già superato 100 miliardi di dollari nel mondo, un vero e proprio “botto” rispetto al 2017-2018.

Questa potrebbe essere la nuova strategia della Banca centrale europea, con a capo la francese Christine Lagarde, ex presidente del Fondo monetario internazionale.

Proprio in questi giorni Lagarde ha dichiarato (qui le affermazioni riportate dall’agenzia EurActiv) che occorre eliminare un po’ alla volta i “carbon asset” – gli investimenti nei settori più “sporchi”, come carbone, gas e oro nero – dal portafoglio della Banca centrale, in modo da allineare la finanza agli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e lotta ai cambiamenti climatici.

A riportare l’attenzione sulla necessità di trasformare i flussi finanziari globali c’è anche il nuovo rapporto di Carbon Tracker (scaricabile qui con registrazione gratuita), Breaking the Habit, che aggiorna il precedente studio uscito nel 2018 sul rischio di stranded asset per le grandi compagnie fossili.

Con stranded asset, ricordiamo, s’intendono quelle infrastrutture destinate letteralmente a “incagliarsi” in uno scenario di crescita economica che punta a contenere ben sotto 2 gradi centigradi l’aumento delle temperature medie terrestri entro fine secolo, come previsto dagli accordi di Parigi.

In altre parole: le aziende oil & gas di tutto il mondo potrebbero perdere svariati miliardi di dollari nei prossimi anni a causa di progetti non più remunerativi, resi inutili/obsoleti dall’espansione delle risorse rinnovabili (eolico, solare, trasporti elettrici e così via).

Perdite che secondo gli ultimi calcoli di Carbon Tracker sarebbero nell’ordine dei 2.200 miliardi di dollari al 2030, una cifra enorme, dovuta all’ostinazione con cui molti colossi petroliferi scommettono sull’estrazione di nuovi idrocarburi, compresi quelli cosiddetti “non convenzionali” perché si trovano negli scisti o nelle sabbie bituminose e richiedono tecniche molto invasive per essere portati alla luce (il fracking ad esempio, la “spaccatura” idraulica delle rocce).Continua qui

L'inquinamento atmosferico, specie quello da ozono,accelera l'enfisema quanto il fumo

Tratto da Terra Nuova 

Lo smog accelera l'enfisema quanto il fumo

L'inquinamento atmosferico, specie quello da ozono che cresce per colpa dei cambiamenti climatici, accelera la progressione dell'enfisema polmonare, proprio quanto fumare. E' quanto emerge da uno studio condotto dall'Università di Washington, dalla Columbia University e dall'Università di Buffalo pubblicato sulla rivista scientifica Jama.

Fonte: Ansa
L'inquinamento atmosferico, specie quello da ozono che cresce per colpa dei cambiamenti climatici, accelera la progressione dell'enfisema polmonare, proprio quanto fumare. E' quanto emerge da uno studio condotto dall'Università di Washington, dalla Columbia University e dall'Università di Buffalo pubblicato sulla rivista scientifica Jama  . Studi precedenti avevano già mostrato una chiara connessione di inquinanti atmosferici con alcune malattie cardiache e polmonari.
Questo nuovo lavoro dimostra un'associazione tra l'esposizione a lungo termine a tutti i principali inquinanti atmosferici (in particolare l'ozono) con l'aumento dei casi di enfisema, una condizione in cui la distruzione del tessuto dei polmoni porta a respiro sibilante, tosse, al respiro affannoso e aumenta il rischio di morte. I ricercatori hanno scoperto che vivere per 10 anni in zone il cui livello di ozono ambientale è più alto di 3 parti per miliardo equivale a fumare un pacchetto di sigarette al giorno per 29 anni. L'analisi è stata condotta per 18 anni in sei aree metropolitane degli Usa, tra cui quelle di Chicago, Los Angeles e New York.
"Siamo rimasti sorpresi nel vedere quanto sia stato forte l'impatto dell'inquinamento atmosferico sulla progressione dell'enfisema nelle scintigrafie polmonari, nella stessa associazione degli effetti del fumo di sigaretta, che è di gran lunga la causa più nota dell'enfisema", ha detto Joel Kaufman, docente di scienze ambientali ed epidemiologia della salute pubblica della School of Public Health dell'Università di Washington.