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11 settembre 2020

WWF e ITALIA NOSTRA : A VADO LIGURE ANCORA UNA DISCARICA?

Riceviamo e pubblichiamo
Le osservazioni di WWF e ITALIA NOSTRA
A VADO LIGURE ANCORA UNA DISCARICA?

















 

10 settembre 2020

ISDE Italia per un governo sano dei territori

 Tratto da Isde 


ISDE Italia per un governo sano dei territori: documento in vista delle elezioni amministrative 2020


La recente, e per molti aspetti prevedibile, pandemia da Covid 19, ha evidenziato ancora una volta e in maniera tragica e dolorosa, l’importanza di salvaguardare l’ambiente per tutelare la salute umana e quella di tutte le specie che abitano la Terra.

La diffusione del virus Covid-19 può essere interpretata infatti anche come una sorta di reazione una -tra le altre- allo stato di stress causato al pianeta da sfruttamento e devastazioni ambientali e quindi per prevenire anche nuovi eventi simili dobbiamo di sicuro agire contrastando la perdita di biodiversità, l’alterazione degli habitat, il continuo attentato all’integrità dei territori e i cambiamenti climatici, favorendo processi produttivi industriali ed agricoli basati sull’economia circolare, sostenibili e con il ricorso a fonti energetiche veramente rinnovabili.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità-OMS informa che ogni anno sono circa 12,6 milioni le morti attribuibili all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, alle esposizioni chimiche, ai cambiamenti climatici e alle radiazioni ultraviolette; ; sempre dai report dell’Organizzazione mondiale della Sanità (http://who.int/phe/publications/air-pollution-global-assessment/en/) risulta che il 92% della popolazione mondiale respira aria inquinata e pericolosa per la salute.

In Italia circa 90mila persone muoiono ogni anno per gli effetti dell’inquinamento dell’aria e ogni giorno mille persone ricevono una diagnosi di cancro e 500 persone ogni giorno muoiono a causa di questa patologia.

E’ sempre più evidente e documentato il legame tra inquinamento ambientale e malattie cardiovascolari, oncologiche, respiratorie, neurodegenerative e dismetaboliche, come l’incremento delle malattie dello spettro autistico. Preservare quindi la salubrità dell’ambiente è condizione necessaria per preservare la salute delle persone e moltissimo si può fare con un governo sano dei territori.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità-OMS, insieme all’intera comunità scientifica raccomandano infatti, e ormai da decenni, di porre come prioritaria in ogni scelta economica, sociale e politica, la tutela della salute che passa ovviamente attraverso scelte che preservino e restituiscano salubrità all’aria, all’acqua, ai suoli e al cibo.

Si tratta quindi, anche in ossequio a molti articoli della nostra Costituzione e in particolare all’articolo 32, di porre in atto politiche e interventi di prevenzione e tutela dell’ambiente, delle modalità di lavoro, rivedendo l’intero assetto del sistema economico di produzione, anche energetico e dei trasporti, non solo su base nazionale e internazionale ma anche a cominciare dai territori e dalle città con appunto un governo sano dei territori.

E’ necessario che ogni scelta in tali ambiti sia preceduta sempre dalla più rigorosa ed obiettiva informazione scientifica così da permettere e promuovere una vera ed attiva partecipazione dei cittadini secondo quanto previsto dalla Convenzione di Aarhus e dall’ordinamento democratico.

In considerazione di quanto sopra affermato, l’Associazione medici per l’ambiente – ISDE individua alcuni principi fondamentali e settori prioritari per una sana politica di salvaguardia dell’ambiente e di tutela della salute.

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 L’INTERO 



09 settembre 2020

Il Consiglio di Stato chiarisce la natura giuridica della verifica di assoggettabilità a VIA

Tratto. Da Note di Marco Grondacci  

Il Consiglio di Stato chiarisce natura giuridica della verifica di assoggettabilità a VIA 


  
Importante sentenza del Consiglio di Stato (n° 5379 del 7 settembre 2020) che a prescindere dal caso specifico trattato svolge una articolata ricostruzione della procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (di seguito screening), chiarendone: 
1. limiti e potenzialità istruttorie
2. autonomia dalla procedura di VIA ordinaria 
3. oggetto 
4. impugnabilità
5. livello di discrezionalità della Autorità Competente allo svolgimento della procedura di screening

Di seguito riporto i passaggi più significativi della sentenza (per il cui testo integrale vedi QUI) preceduti da titoli che sintetizzano i motivi della sentenza per comodità di lettura…

Biodigestori: il ruolo delle distanze dal centro abitato e il parere sanitario del Sindaco

 Tratto da Note di Marco Grondacci 

Biodigestori: il ruolo delle distanze dal centro abitato e il parere sanitario del Sindaco. Una sentenza

Interessante  sentenza del TAR Abruzzo(sentenza n° 269 del 16 luglio 2020 - QUI) in relazione ad una di produzione di biometano dalla digestione anaerobicadi fonti rinnovabili - matrici organiche biodegradabili provenienti da scarti dell’agro-industria e dalla raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU, per circa 48.000 ton/anno in ingresso) - con trattamento di digestato solido e liquido per la produzione di compost e riutilizzo delle acque.

Il Comune territorialmente interessato dal progetto impugna il PAUR (provvedimento autorizzatorio unico regionale)  che ha portato ad autorizzare il  progetto suddetto, PAUR che contiene nel caso specifico anche: 
1. l’Autorizzazione Integrata Ambientale
2. L’Autorizzazione Unica ex articolo 12 dlgs 387/2003 

I motivi di impugnazione non sono accolti dal TAR perché come afferma la sentenza: “Il Comune però si è limitato a muovere critiche all’azione amministrativa, conclusasi con il rilascio delle autorizzazioni, in parte generiche, in parte smentite dagli atti, senza evidenziare, come richiede il sindacato su attività che implicano giudizi tecnici e scelte ampiamente discrezionali, manifesti errori, omissioni o travisamenti nelle valutazioni tecniche che ne costituiscono il fondamento,…”.

Ma la sentenza pur dando torto al Comune conferma la esistenza degli strumenti amministrativi da parte dello stesso ente territoriale locale utilizzabili per contestare progetti come quello oggetto della sentenza, vediamoli... 

Wwf: fermiamola crisi climatica

© Steve Morello / WWF









Fermiamo la Crisi Climatica
ADESSO E' IL MOMENTO DI AGIRE

Tratto da WWF
Il cambiamento climatico è una realtà e sta già provocando impatti e fenomeni di frequenza e intensità mai visti nella storia umana e con essi sofferenze, perdita di vite, sconvolgimento degli ecosistemi e della ricchezza di biodiversità che sostengono la nostra vita.    

I gas serra nell'atmosfera hanno raggiunto livelli senza precedenti. Ogni altro ritardo nell’azione climatica metterà il pianeta e chi lo abita a rischio di sconvolgimenti inimmaginabili. 


Per evitare che la situazione precipiti e che gli impatti del climate change siano ancora più violenti, è necessario limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e per farlo dobbiamo azzerare le emissioni di CO2 ben prima del 2050. 
 V

#ClimateActionNOW>> 

Il report dell'IPCC sul riscaldamento di 1,5°C, il report IPBES sulla perdita di natura e gli ultimi report IPCC, fra cui quello su oceani e criosfera, mostrano con evidenza i pericoli e i costi di una eventuale mancanza di azioni e i benefici che invece deriverebbero da azioni urgenti e radicali e con il dimezzamento delle emissioni di CO2 provocate da attività antropiche entro il 2030. 

Il riscaldamento globale avrà effetti catastrofici come l’innalzamento del livello del mare, l’incremento delle ondate di calore e dei periodi di intensa siccità, delle alluvioni, l’aumento per numero e intensità delle tempeste e degli uragani. Questi fenomeni avranno un impatto su milioni di persone, con effetti ancora maggiori su chi vive nelle zone più vulnerabili e povere del mondo, danneggeranno la produzione alimentaree minacciano specie di importanza vitale, gli habitat e gli ecosistemi. 

Il 2020 sarà un anno strategico per i Paesi firmatari dell'Accordo di Parigi, che potranno evitare la catastrofe climatica rivedendo gli obiettivi dei loro contributi nazionali (NDC) e presentando strategie a lungo termine (LTS) ambiziose, per avvicinare il mondo all'obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5°C rispetto all’epoca preindustriale.

Le attese del WWF per la COP25 sul Clima di Madrid>> 

IL FUTURO CHE VOGLIAMO

Vogliamo assicurare un futuro al Pianeta e alle persone.

Per questo, bisogna raggiungere una nuova impostazione dell'economia, sostenibile, equa e non fondata sul carbonio entro il 2050, in grado di resistere a quel livello di cambiamento climatico che non siamo più in grado di evitare.

La nostra visione del futuro è costituita da:

• Un nuovo accordo globale a livello internazionale – tale trattato deve essere efficace, giusto e legalmente vincolante

• Promuovere strategie e percorsi con obietti e tappe precise a livello nazionale – per arrivare all’azzeramento delle emissioni per la metà del secolo, costruendo una transizione all’economia del futuro nella quale l’Italia può e deve avere un ruolo

• Promuovere l’efficienza energetica – il modo più rapido ed economico per ridurre le emissioni di CO 2
 
• Promuovere le fonti energetiche rinnovabili – come l’energia solare, quella eolica e quella geotermica

• Sviluppare e promuovere strategie di adattamento al cambiamento climatico – per salvaguardare le persone e gli ecosistemi a rischio.
 

 

08 settembre 2020

Esposizione a cadmio in grembo materno collegata a maggior rischio di asma e allergie nei neonati

 Tratto da Notizie scientifiche 

Esposizione a cadmio in grembo materno collegata a maggior rischio di asma e allergie in neonati

Secondo uno studio presentato al congresso internazionale della European Respiratory Society i neonati che mostrano un livello più alto di cadmio nel sangue del cordone ombelicale sono più a rischio di asma e di allergie infantili. 
Si tratta di un altro studio che sottolinea quanto il cadmio possa essere pericoloso per la salute degli esseri umani e anche per i bambini appena nati, tant’è vero che il suo utilizzo è limitato per legge nell’Unione Europea.
Tuttavia durante un lungo passato questo metallo pesante è stato molto utilizzato in vari prodotti, dai pigmenti alle batterie. Ricerche in passato hanno inoltre dimostrato che può introdursi nel corpo anche attraverso il fumo passivo.


I ricercatori, come spiega Isabella Annesi-Maesano, direttrice dell’Institut national de la santé et de la recherche médicale (INSERM), un istituto francese, spiega qual era l’obiettivo dello studio: capire come i feti possano essere pericolosamente esposti a livelli di determinati metalli pesanti. Proprio questo hanno analizzato 706 donne con i loro neonati assistiti in reparti di maternità di varie cliniche in Francia. Hanno analizzato non solo il livello di cadmio nel sangue di queste donne ma anche quelli di manganese e piombo. Le analisi sono state effettuate con il sangue delle madri durante la gravidanza e con il sangue del cordone ombelicale dei bambini appena nati.

Questi bambini sono stati poi seguiti fino all’età di otto anni e, tenendo conto di vari fattori collegati, i ricercatori trovavano un aumento del rischio di asma (di circa il 24%) e del rischio di allergie alimentari (di circa il 44%) nei bambini con livello di cadmio superiore a 0,7 μg/L nel cordone ombelicale.
I ricercatori scoprivano inoltre che livelli più alti di manganese nel sangue delle madri potevano essere collegati ad un rischio più alto di eczema nei bambini.

“Sappiamo da ricerche precedenti che diversi tipi di metalli pesanti possono influenzare diversi organi del corpo. Il nostro studio suggerisce che l’esposizione al cadmio nell’utero potrebbe avere un ruolo nell’aumentare il rischio di asma e allergie nei bambini”, spiega la Annesi-Maesano.
Può darsi che il cadmio influenzi in qualche modo lo sviluppo del sistema immunitario dei neonati ma c’è bisogno di ulteriori approfondimenti e studi per comprendere di più questo legame.



Europa: "Esiste un chiaro legame tra lo stato dell'ambiente e la salute della nostra popolazione",

Tratto da Euronews

Europa, un cittadino su 8 muore per inquinamento e fattori ambientali

Almeno un decesso su otto attribuibile ad inquinamento ambientale. Non accade in qualche distretto industriale dell'Asia, ma tutt'intorno a noi, nell'Europa che anche sulle questioni climatiche e ambientaliste si è ormai spaccata a metà.ù+

A dirlo è un rapporto appena pubblicato dall'Agenzia europea dell'ambiente (EEA). Sotto accusa ci sono soprattutto l'inquinamento atmosferico e acustico, nonché gli effetti dei cambiamenti climatici come le ondate di calore, che - stando al rapporto, redatto sulla base di dati forniti dall'Organizzazione mondiale della sanità - avrebbero un impatto sulla salute e sul benessere dei più vulnerabili.

"Esiste un chiaro legame tra lo stato dell'ambiente e la salute della nostra popolazione", ha commentato in proposito Stella Kyriakides, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare. "Tutti devono capire che prendendoci cura del nostro pianeta, non stiamo salvando soltanto gli ecosistemi, ma anche le vite, soprattutto quelle più fragili".

L'inquinamento atmosferico è la principale causa di morte tra i fattori ambientali in Europa: L'EEA stima che ogni anno sia responsabile di circa 400mila decessi prematuri, tra i quali si contano casi di cancro ai polmoni, malattie cardiache e ictus.

Al secondo posto c'è poi l'inquinamento acustico, responsabile di 12mila morti premature l'anno. Ciò è in gran parte attribuibile al traffico stradale, e l'incidenza di questo fattore sarebbe in aumento, secondo il rapporto,

L'impatto maggiore si registra in Europa sud-orientale e orientale, con la Bosnia Erzegovina in testa, che registra il 27% dei decessi attribuibili a fattori ambientali.

Le percentuali più basse (9% circa) sono invece state rintracciate in Norvegia ed Islanda.

Tra gli stati membri dell'Unione Europea, invece, sono Romania, Bulgaria ed Ungheria a registrare i tassi di mortalità più elevati.

"Abbiamo bisogno di un ambiente sano se vogliamo condurre una vita sana", ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'Agenzia europea dell'ambiente, interpellato in conferenza stampa.

Stando al rapporto, le più esposte e vulnerabili all'inquinamento acustico e atmosferico sarebbero le comunità a basso reddito.....Continua su euronews

05 settembre 2020

In Europa l’aria troppo inquinata. Rischi per bambini e adulti

 Tratto da Quotidiano sanità 

In Europa l’aria è troppo inquinata. Rischi per bambini e adulti

All’European Respiratory Society International Virtual Congress 2020 sono stati presentati due studi che accendono i riflettori sulla cattiva qualità dell’aria in Europa. I parametri adottati dall’Unione Europea per le emissioni inquinanti non sono sufficienti. E cresce il numero di bambini con disturbi respiratori e di adulti asmatici.

03 SET - (Reuters Health) – In Europa non si respira un’aria buona. Anche se i valori dell’inquinamento rimangono nei parametri definiti dall’Unione Europea, l’esposizione prolungata agli agenti inquinanti è ancora causa di disturbi respiratori nei bambini e di asma negli adulti.

“I risultati del nostro studio indicano che gli attuali standard UE sulla qualità dell’aria non corrispondono a soglie sicure – dice Qi Zhao del IUF, Leibniz Research Institute for Environmental Medicine di Düsseldorf – Sono necessari ulteriori passi in avanti per ridurre le concentrazioni di inquinamento atmosferico a un livello meno pericoloso”.

Zhao e colleghi hanno studiato 915 bambini residenti in due regioni tedesche (Monaco e Wesel).i Hanno confrontato i dati sull’inquinamento dell’aria nelle comunità in cui i bambini avevano vissuto nel primo anno di vita con le misurazioni della capacità vitale forzata (FVC) e del volume espiratorio forzato in un secondo (FEV1) ottenute all’età di sei, 10 e 15 anni.

Ne è emerso che i bambini esposti a livelli più elevati di inquinamento dell’aria presentavano una peggiore funzionalità polmonare. L’impatto dell’inquinamento dell’aria sulla funzionalità polmonare è stato maggiore nei bambini che hanno sviluppato asma.


In un altro studio, Shuo Liu e colleghi, dell’Università di Copenhagen, hanno analizzato i dati relativi a 23.000 infermieri danesi reclutati nel 1993 o nel 1999. Nel periodo di osservazione media di oltre 18 anni di follow-up, 528 soggetti hanno sviluppato asma. I ricercatori hanno riscontrato una correlazione significativa tra esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico e probabilità di ricevere una diagnosi di asma. È stato evidenziato un aumento del 29% del rischio di asma per ogni incremento nelle PM2.5 di 6,3 ug/m3 e un aumento del 16% del rischio di asma per ogni incremento di NO2 di 8,2 ug/m3.

“Il nostro studio rafforza le evidenze che l’inquinamento dell’aria è un fattore di rischio per l’incidenza di asma in età adulta – osserva Liu – I dati che abbiamo raccolto dovrebbero aiutare i pubblici decisori a migliorare le normative sull’inquinamento atmosferico. Sono necessari parametri più stringenti”.

“Questi studi sono preoccupanti perché indicano che l’aria che respiriamo ha un effetto negativo sui polmoni in via di sviluppo dei bambini e sugli adulti – commenta Thierry Troosters, presidente della European Respiratory Society – I valori limite posti dall’UE per l’inquinamento dell’aria, non sono abbastanza sicuri e dobbiamo proteggere i bambini dai potenziali danni dell’inquinamento. Alcune ricerche hanno mostrato che sarebbe possibile evitare fino a 67.000 casi di asma pediatrica all’anno in Europa se i Paesi si attenessero ai valori limite della qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sono più bassi degli attuali standard UE”.

Fonte: European Respiratory Society International Virtual Congress 2020

Megan Brooks

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

ANSA : Pievani, distruzione ambiente si ritorce su di noi

Tratto da Ansa 

Pievani, distruzione ambiente si ritorce su di noi

(ANSA) - TRIESTE, 04 SET - La distruzione dell'ambiente si ritorce contro la nostra salute. È questa la 'lezione darwiniana' che ci ha insegnato il Covid-19 secondo Telmo Pievani, professore di Filosofia delle Scienze Biologiche all'Università di Padova, intervenuto durante una conferenza di Esof 2020 a Trieste.

"Dobbiamo temere i virus perché sono più antichi di noi e mutano velocemente", ha spiegato Pievani.


L'homo sapiens "non solo è un ospite molto buono per i virus perché è una specie sociale e mobile", ma a ciò aggiunge anche "comportamenti sconsiderati che favoriscono le pandemie".

Pievani è convinto che "troveremo un vaccino il prima possibile, ma bisogna essere intelligenti e lungimiranti per evitare altre pandemie e quindi lavorare sugli aspetti ambientali ed ecologici"....

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"La distruzione della Natura è alla base della crisi coronavirus"

04 settembre 2020

COVID-19, studio conferma che inquinamento atmosferico è fattore molto importante

 Tratto da notizie scientifiche 

COVID-19, studio conferma che inquinamento atmosferico è fattore importante

Un nuovo studio conferma che le particelle che sono alla base dell’inquinamento atmosferico possono fare da vettore per virus e batteri ed aumentarne la diffusione. Ciò vale anche per il virus SARS-CoV-2 che ha provocato la pandemia di COVID-19 in tutto il mondo. Si tratta di un collegamento, quello tra le particelle inquinanti presenti nell’atmosfera e il virus SARS-CoV-2, in effetti non analizzato appieno nonostante negli ultimi mesi siano apparsi migliaia di studi che hanno approfondito praticamente quasi ogni argomento possibile riguardante il nuovo coronavirus.

In particolare questo studio ha analizzato la situazione italiana e ha confermato che esiste un’associazione, definita come “significativa”, tra un’esposizione prolungata agli elementi inquinanti nell’aria e la gravità della COVID-19, sia a livello di mortalità che a livello di infettività.
Questi risultati potrebbero spiegare perché il nuovo coronavirus ha avuto un impatto maggiore su determinate regioni italiane piuttosto che su altre: l’inquinamento atmosferico, in particolare quello provocato da particolato fine (PM2.5, ovvero particelle con dimensioni uguali o minori di 2,5 micrometri; un micrometro è un millesimo di millimetro), può rappresentare un fattore ambientale determinante per la diffusione dei virus.

Anzi, il fattore relativo all’inquinamento sembra essere quello che, più degli altri, ha influito sui tassi di mortalità e di diffusione dell’infezione da COVID-19 in Italia.
“Abbiamo anche scoperto che le emissioni delle industrie, degli allevamenti intensivi e del traffico stradale, in ordine d’importanza, potrebbero essere responsabili di oltre il 70% dei decessi da COVID-19 a livello nazionale”, spiegano i ricercatori nel comunicato stampa.

In effetti le regioni settentrionali, tra cui quelle lombarde e venete nonché l’area emiliana, sono sicuramente contraddistinte da una maggiore presenza di fabbriche e aree industrializzate rispetto alle altre regioni del paese. Come ricorda il comunicato stampa che presenta lo studio, un rapporto pubblicato nel 2019 dall’Agenzia Europea dell’Ambiente ha classificato l’area della pianura padana come la regione più colpita dalla concentrazione di elementi inquinanti atmosferici di tutta Europa.

I ricercatori hanno utilizzato anche algoritmi di intelligenza artificiale per capire l’andamento dei contagi e della mortalità, algoritmi che hanno utilizzato anche per prevedere che con un aumento futuro dei livelli di inquinamento tra il 5 e il 10% si potrebbe avere un aumento degli effetti sanitari dei virus simili al SARS-CoV-2 anche fino al 30%, con un aumento potenziale dei decessi compreso tra il 4 e il 14%.
In ogni caso i ricercatori spiegano che cinque province in particolare (Cremona, Lodi, Piacenza, Bergamo e Brescia) hanno mostrato un eccesso di casi e di mortalità che non può essere spiegato solo con l’algoritmo e dunque con il maggior livello di inquinamento atmosferico. Significa che ci sono in ballo altre cause che hanno aggravato ancor di più gli effetti della diffusione del virus. Stessa cosa si può dire per alcune province del sud, tra cui Siracusa, Taranto, Trapani e Agrigento, che hanno mostrato invece una carenza di casi rispetto a quelli che si sarebbero potuti attendere tramite le analisi con gli algoritmi.
Lo studio, pubblicato su Environmental Pollution, è stato realizzato da un team internazionale di ricercatori tra cui Roberto Cazzolla Gatti, professore associato dell’Università Statale di Tomsk, Russia, Alena Velichevskaya, ricercatrice della suddetta università, e da alcuni fisici dell’Università degli Studi di Bari e della sezione di Bari dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) tra cui Nicola Amoroso, Alfonso Monaco e Andrea Tateo.

31 agosto 2020

Coronavirus: dagli spermatozoi è possibile individuare chi è più a rischio.

 Tratto da bimbisaniebelli

Coronavirus: dagli spermatozoi è possibile individuare chi è più a rischio

Potrebbe esserci un collegamento tra qualità degli spermatozoi, inquinamento e rischio di contrarre il Covid-19. Lo spiega un nuovo studio italiano
Coronavirus: dagli spermatozoi è possibile individuare chi è più a rischio

Il liquido seminale potrebbe permettere di prevedere il rischio di un uomo di ammalarsi a causa del coronavirus. Il legame tra la malattia e gli spermatozoi è stato evidenziato da uno studio italiano cui hanno lavorato ricercatori appartenenti a diverse istituzioni pubbliche (Asl Salerno, Università di Brescia, Varese, Napoli, centro HERA di Catania e ISPRA del Ministero dell’Ambiente).

Il collegamento tra Covid e inquinamento ambientale

Il team dei ricercatori ha esaminato il collegamento tra spermatozoi, coronavirus e inquinamento, concentrandosi in particolare sulla sovrapposizione sorprendente fra aree a maggiore tasso di mortalità al mondo per Covid-19, livelli di inquinamento atmosferico e declino della qualità del seme negli ultimi decenni. Secondo l’ipotesi dei ricercatori, la maggior vulnerabilità di una popolazione al coronavirus potrebbe essere valutata attraverso la qualità del seme maschile, rappresentante dello stato di salute() anche in relazione alle condizioni ambientali di un determinato territorio

Effetto amplificato dalla pessima qualità dell’aria

Il lavoro evidenza come la distribuzione dei contagi e soprattutto l’indice di mortalità, partendo da Wuhan in Cina, Corea del Sud, Iran, Nord Italia, ossia da tutti i centri dove è iniziata la diffusione e dove ha colpito con maggiore durezza, abbiano come dato comune la pessima qualità dell’aria. Quindi, temperatura, umidità, densità abitativa associati a fattori inquinanti rappresenterebbero elementi trainanti per la diffusione e l’impatto del coronavirus. In particolare gli inquinanti atmosferici sono in grado di esercitare attraverso stress ossidativo, infiammazione sistemica, squilibrio immunitario e coagulativo, un danno alle difese dell’organismo, favorendo l’impatto del Covid-19

Sentinelle della salute ambientale

Gli spermatozoi sono cellule particolarmente sensibili agli stress ambientali; le cellule spermatiche, per l’alta sensibilità proprio agli effetti pro-ossidanti degli inquinanti atmosferici, rappresentano quindi delle vere e proprie sentinelle della salute ambientale. Questo è più evidente nelle aree dove maggiore è la pressione ambientale e dove più alta è l’incidenza di infertilità e malattie cronico-degenerative. La valutazione della qualità seminale potrebbe quindi essere importante per la rilevazione precoce del rischio e indicatore ambientale e di salute generale oltre che per intervenire prontamente in aree con criticità ambientali al fine di ridurre i tassi di inquinamento.

27 agosto 2020

I l problema del Covid ci ha fatto dimenticare” l'importante guerra" contro il riscaldamento globale.

Tratto da Legambiente Forli’ Cesena 

 Il problema del Covid ci ha fatto dimenticare l'importante  "guerra" che l'uomo ha necessità di vincere ad ogni costo. Quella contro il riscaldamento globale. 

30 Giugno registrati 34 gradi nel limite settentrionale della Siberia, ben oltre il circolo polare artico, zona con una media climatica stagionale corretta di +4C°.  

Ripetiamolo lentamente + Trentaquattro gradi, roba da Sicilia d'agosto a due passi dal polo Nord. 

Ci si dovrebbe aprire i telegiornali per un mese.


26 agosto 2020

I bambini cresciuti in aree verdi hanno un quoziente intellettivo maggiore

Tratto da la nuova ecologia

I bambini cresciuti in aree verdi hanno un quoziente intellettivo maggiore: lo studio

Un incremento del 3% di verde urbano aumenta il QI di 2,6 punti. Più intelligenza, capacità mnemoniche e attenzione. A discapito dell’aggressività / 

Ormai è certo: crescere in un ambiente più verde aumenta l’intelligenza dei bambini. Lo dimostra uno studio effettuato in Belgio e pubblicato su Plos Medicine, in cui sono stati analizzati oltre 600 bambini di età compresa tra i 10 e i 15 anni. Un incremento del 3% di aree verdi nel quartiere di residenza ha aumentato il loro quoziente intellettivo mediamente di 2,6 punti. L’effetto è stato osservato sia nelle aree più ricche che in quelle più povere.

In letteratura scientifica, erano già presenti prove significative che gli spazi verdi migliorano vari aspetti dello sviluppo cognitivo dei bambini, ma questa è la prima ricerca che esamina direttamente il QI, coinvolgendo le capacità mnemoniche e l’attenzione. La causa è ancora incerta, ma la ragione può essere legata ai minori livelli di stress, alla maggiore quantità di gioco e contatto sociale o all’ambiente più tranquillo generalmente offerto dalle zone verdi.

Lo studio ha utilizzato immagini satellitari per misurare il livello di vegetazione nei quartieri, compresi parchi, giardini e alberi sulla strada. Nelle aree con bassi livelli di vegetazione, il 4% dei bambini ha avuto come risultato ai test un punteggio di QI inferiore a 80, a confronto di un punteggio medio di 105. Nelle aree con più vegetazione, invece, nessun bambino ha ottenuto un punteggio inferiore a 80.

Anche le difficoltà comportamentali, come la scarsa attenzione e l’aggressività, sono state misurate nei bambini utilizzando una scala di valutazione standard. In questo caso, un aumento del 3% di verde urbano ha portato a una riduzione di due punti dei problemi comportamentali.

I ricercatori hanno anche tenuto conto della ricchezza e dei livelli di istruzione delle famiglie, escludendo l’idea che quelle più ricche avessero un maggiore accesso agli spazi verdi. È inoltre noto che livelli più elevati di inquinamento dell’aria compromettono l’intelligenza e lo sviluppo cognitivo, ma anche questo fattore è stato escluso come spiegazione per il cambio di QI.

Gli esperti, psicologi ambientali e scienziati, hanno suggerito in definitiva che gli alti punteggi di QI erano favoriti dai livelli di rumore più bassi riscontrati nelle aree più verdi, dal minore stress e dalle maggiori opportunità di svolgere attività fisiche e sociali all’aperto. Questo studio potrebbe allontanare la tradizionale visione dell’intelligenza come caratteristica innata, facendoci avvicinare all’idea che può essere influenzata anche dall’ambiente in cui cresciamo.


Capacità ridotta di respirazione nei bambini per l'inquinamento atmosferico

Tratto da notizie scientifiche.it 

Capacità ridotta di respirazione nei bambini collegata a inquinamento atmosferico

Un livello di respirazione ridotto può essere collegato all’esposizione a lungo termine all’inquinamento dell’aria secondo un nuovo studio presentato al congresso della European Respiratory Society.
Si tratta di una nuova ricerca che sottolinea ancora una volta, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto l’inquinamento atmosferico possa rappresentare un problema grave per la salute, in particolare per quella dei bambini.
In particolare secondo Qi Zhao dell’IUF di Dusseldorf, stanno aumentando sempre di più le prove secondo le quali l’esposizione all’inquinamento atmosferico rappresenti una minaccia seria per la salute respiratoria in particolare dei bambini.Gli organi respiratori di questi ultimi, infatti, sono più vulnerabili in quanto i loro corpi sono ancora in fase di crescita. Il ricercatore, con i suoi colleghi, ha analizzato 915 bambini che vivono in due regioni della Germania. Ai bambini sono state fatte varie analisi nel corso del tempo fino a quando avevano 15 anni. Analizzando anche i dati relativi a quanta aria riuscivano a respirare al massimo tramite il loro respiro più profondo (capacità vitale forzata) e quanta aria riuscivano ad espirare in un secondo (volume espiratorio forzato), i ricercatori hanno scoperto un gruppo collocamento tra il livello di inquinamento atmosferico a cui venivano esposti i soggetti durante la loro crescita e le funzioni polmonari. L’impatto era ancora maggiore per quei bambini che soffrivano di asma.

Inoltre i risultati suggerivano anche un altro aspetto: i bambini allattati al seno sembravano avere danni minori dall’esposizione prolungata l’inquinamento atmosferico.

I nostri risultati suggeriscono che i bambini che crescono respirando aria inquinata, anche a livelli inferiori alle normative UE, hanno una respirazione più scarsa man mano che crescono in bambini e adulti. Questo è preoccupante perché ricerche precedenti suggeriscono che i danni ai polmoni nel primo anno di vita possono influire sulla salute respiratoria per tutta la vita”, spiega Zhao.
Secondo un’altra ricerca, anch’essa presentata allo stesso congresso, quelle persone, anche adulte, esposte all’inquinamento dell’aria, anche a livelli non alti, per periodi misurabili in decenni hanno probabilità maggiori di contrarre l’asma.
Il risultato di questo secondo studio, secondo Shuo Liu dell’Università di Copenhagen, l’autore, “suggerisce che non esiste una soglia sicura per l’inquinamento atmosferico”.