COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".

15 marzo 2012

Problematica Tirreno Power: Lettera del Giornalista savonese Matteo Ciangherotti ai Ministri Corrado Passera , Corrado Clini e al Ministro" savonese" Francesco Profumo .

  Riportiamo una  "importante lettera", pubblicata  integralmente su Savona News,molto significativa  per chi come noi da quasi 5 anni si batte contro il potenziamento a carbone della centrale in mezzo alle nostre case 

,  da leggere con attenzione poichè è un riassunto molto concreto  della nostra problematica ambientale........Ne pubblichiamo alcuni stralci

Leggi su Savona News

Tirreno Power: Lettera da un Giornalista savonese emigrato


Gentile Ministro Corrado Passera, gentile Ministro Corrado Clini e gentile Ministro “savonese” Francesco Profumo, mi chiamo Matteo Ciangherotti e sono un giornalista.
Sono nato a Savona dove ho collaborato con la redazione locale del Secolo XIX e da oltre un anno passo un po’ del mio tempo a Trento dove sono corrispondente per il quotidiano L’Adige.
Mi sono laureato in comunicazione e giornalismo a Torino e ho fatto un master in comunicazione scientifica e ambientale all’università La Sapienza di Roma. Ho pubblicato la mia tesi del master sul tema energia e ambiente. Una vera e propria inchiesta energetica con la lettura di testi della letteratura scientifica mondiale, l’interrogazione di numerosi esperti in materia, nel tentativo complesso di vederci un po’ più chiaro.
Ho vissuto per trent’anni a pochi chilometri da una grande centrale elettrica, la Tirreno Power di Vado Ligure, sul cui progetto di ampliamento a carbone il precedente governo si è espresso a favore.
Ritengo che oggi scegliere di costruire nuovi gruppi termoelettrici per bruciare nuovo carbone in una centrale collocata in pieno centro abitato rappresenti una scelta assurda nell’economia energetica mondiale.
A Londra in quella che fu un’imponente centrale a carbone ora si contano quadri, rassegne ed installazioni video. L’imponente ciminiera del Tate Modem apre le porte ai visitatori di una delle più belle gallerie d’arte moderna al mondo.
  Laddove c’era carbone, oggi c’è arte.
Nei fumi di Londra solo dopo anni si cominciarono a contare i morti con un’incidenza catastrofica di malattie tumorali....
Decidere di ampliare una centrale a carbone situata in pieno centro abitato fra Vado Ligure, Quiliano e Valleggia, rappresentata una scelta ai limiti dell’assurdo......
 
Si vuole costruire una centrale già morta in partenza perché l’unico ragionamento concesso agli amministratori delegati delle aziende e ad alcuni governanti locali è quello che si fonda sul breve periodo e sul profitto che ne deriva.....

La Valle di Vado ha dato molto all’economia ligure e i segni sono visibili nel dissesto di un’area sventrata tra discariche (due), centrale elettrica, gasdotto, industrie chimiche e ora si vorrebbe perfino la piattaforma (progetto Maersk).  

A pochi metri dal porto di Vado, girando l’angolo e i container si trova uno dei litorali più belli della Liguria intera con un fondale marino che fa invidia alle spiagge della Sardegna: che ne sarà del parco naturale dell’Isola di Bergeggi tra fumi di carbone e navi di venti metri che stravolgerebbero i fondali, privandoli di fauna e flora?

Un centinaio (forse addirittura meno) di posti di lavoro promessi con il ricatto occupazionale possono essere adeguatamente sostituiti con investimenti più lungimiranti e che guardino davvero al futuro.
Che lo dica la Provincia di Savona, la Regione Liguria o l’ingegner Gosio, amministratore delegato di Tirreno Power – curiosamente seduto al tavolo dell’Unione Industriali di Savona – il carbone “pulito” non esiste perché ad affermarlo è tutta la comunità scientifica internazionale. 

Allo stato odierno dell’arte non esistono filtri in grado di contrastare l’emissione nell’aria delle polveri sottili fini e ultrafini (le Pm 2,5 e 1), le più pericolose per la salute umana perché capaci di penetrare in profondità nell’albero polmonare.


Dai cassetti dell’Arpal, di cui alcuni dirigenti sono sotto inchiesta della procura di Genova per falso, abuso d’ufficio, corruzione e turbativa d’asta (una serie di illeciti che sarebbero stati commessi per favorire le industrie locali ammorbidendone i dati sui rilevamenti degli agenti inquinanti), mesi fa è spuntata un’analisi di qualche anno prima sui fondali del torrente Quiliano dove la centrale di Vado scarica a mare le proprie acque reflue. Bene, in quei fondali sono state ravvisate quantità elevate di idrocarburi, autentici veleni. ( nota di UPLS leggi :Com’è profondo il (livello di inquinamento) del Nostro mare Ligure)


I due gruppi a carbone ora in funzione continuano a produrre da anni nonostante siano in mancanza della certificazione ambientale Aia, di fatto come dei fuorilegge qualunque. La Procura di Savona ha aperto un’inchiesta e affidato a esperti medici locali e nazionali un’indagine epidemiologica per i cui risultati, però, bisognerà aspettare qualche anno. 

In questo contesto assurdo, privo di dati, chiarezza e competenza, con due gruppi a carbone vecchi, inquinanti e che la legge avrebbe già dovuto far spegnere, è stato dato comunque il via libera all’ampliamento a carbone della centrale Tirreno Power di Vado Ligure.
 
Vi chiedo soltanto una riflessione per un territorio la cui vocazione turistica è alta e i cui danni ambientali, sulla salute umana e sulle casse delle aziende operanti nel settore turistico e agricolo sono già incalcolabili e destinati a crescere dopo l’ampliamento. Oggi abbiamo un sapere sufficiente per arrestare un processo industriale che appartiene ormai al passato (dove anche i posti di lavoro invece che essere forse un centinaio erano almeno un migliaio), privo di crescita e di futuro. 

Che si trovi, allora, una soluzione condivisa e che si ascoltino per primi i cittadini e le loro volontà. Per accorgersene basta salire le scale perfettamente mobili del nuovissimo molo 8.44 di Vado e di lì osservare il panorama di una valle ferita e dilaniata tra discariche, gasdotto e industrie, un lembo di terra che sembra pregarci “ora basta”.

Per accorgersene non servono i sondaggi, basta andare tra le persone a rubare tra le loro storie condite da una sofferenza difficilmente accettabile e poi risalire e scendere le scale di un molo senza mare e a cui manca il sole sul bel vedere.  
È questione di democrazia. 
 Matteo Ciangherotti

Leggi su Savona News la    lettera integrale QUI  

 

Dario Vergassola, : “No al carbone, no al ricatto e alla guerra tra poveri!"

Leggi su Savona News

Dario Vergassola, : “No al carbone, no al ricatto e alla guerra tra poveri!"

“Non tutelano la salute, ma ........ Con il ricatto orrendo del lavoro mettono contro gente disgraziata che ha bisogno di lavorare. Basterebbe cambiare il carbone con del gas metano che non ci sarebbero problemi. E’ che devono guadagnare chi guadagna già!, non è che devono dare da lavorare a chi non lavora!”

“No al carbone! Anche noi a La Spezia abbiamo già dato con questa storia del carbone, abbiamo fatto anche un referendum vinto per non fare ampliare la centrale, ma è lo stesso, a loro non gliene frega niente, perché tanto è un’Italia strana dove anche quando la popolazione dice di no, ti dicono che tanto le cose vengono fatte lo stesso.

E’ che devono guadagnare chi guadagna già!, non è che devono dare da lavorare a chi non lavora!”

Qui il video (dal minuto 2,00):
http://www.ilsecoloxix.it/p/multimedia/savona/2012/03/15/APw9ly5B-vergassola_carbone_gente.shtml?hpar=1
Guarda l'articolointegrale su Savona News 

Salute come bene indisponibile.

Tratto da Brundisium

Salute come bene indisponibile. 

Del Dottor Maurizio Portaluri

In un suo recente intervento su Nuovo Quotidiano il prof. Federico Pirro ha sostenuto che le associazioni ambientaliste esercitano a Brindisi un «non ammissibile diritto di veto sul futuro industriale dello sviluppo cittadino».
Per il docente di storia industriale dell’Università di Bari le associazioni ambientaliste, non avendo ricevuto un mandato elettorale, non possono opporsi all’industrializzazione o meglio al protrarsi di un certo modo di fare industria sul territorio brindisino. La critica contiene l’invito implicito a misurarsi in campagna elettorale per ottenere la necessaria, a parer suo, legittimazione.
Il Dott. Michele di Schiena ha fornito sulle stesse pagine una risposta sul piano giuridico e politico agli argomenti di Pirro, ricordando che l’opposizione al rigassificatore è stata unanimemente approvata dai consigli comunale, provinciale e regionale, che la libertà di esprimere e diffondere opinioni da parte di cittadini singoli ed associati trova legittimazione nella Costituzione e che il denunciato diritto di veto in realtà non esiste.
La tesi di Pirro in effetti è un fantasma. Il primo di una serie che sicuramente i poteri forti operanti sul territorio, in combinazione con settori politici e sindacali amici, metteranno in campo nei prossimi due mesi di campagna elettorale.
I fantasmi servono a spaventare e quale migliore strumento della paura, per governare masse spesso non pienamente consapevoli della complessa realtà delle situazioni in discussione! La paura di pericoli inesistenti è un potente strumento di controllo sociale: paura del default, dell’art. 18 e, venendo al nostro tema, della chiusura delle fabbriche inquinanti a causa degli ambientalisti.
Questo indistinto “nemico del futuro industriale” che sono gli ambientalisti diventa il “capro espiatorio” della crisi del sistema industriale incapace, da decenni ormai a Brindisi, di soddisfare l’offerta di lavoro e contrastare l’emigrazione lavorativa.
Un simile meccanismo (o dispositivo, per dirla con i sociologi) si mette in moto anche con le più recenti notizie diffuse dalla LNG sull’abbandono del progetto rigassificatore la cui responsabilità ricade sempre sugli ambientalisti. Sicuramente un fantasma si genererà per la dispersione di carbone sui terreni e nelle case degli agricoltori abitanti nei pressi della centrale di Cerano. E chissà cos’altro ancora.
A parere di chi scrive l’ambientalismo oltre ad essere una definizione indistinta e funzionale alla creazione del “capro espiatorio” è una ideologia che nasce in ambito capitalistico operando una disgraziata separazione tra salute e ambiente.
Sembrerà incredibile ma la tesi del prof Pirro è una delle tesi dell’ambientalismo egemone, quello che inaugurato alla fine degli anni ’70 da Friedman, teorizza la necessità di regolare l’inquinamento affidandosi alla legge del mercato.
I suoi principi sono: l’ambiente deve avere un costo, le responsabilità sono dei consumatori che non rinunciano ai consumi, non si deve applicare il "comando-controllo" pubblico sulle emissioni industriali, le regolamentazioni devono avvenire tramite "mercato", "chi inquina paga" (poco, e intanto può inquinare) ed infine la tesi del prof Pirro, I "Comitati" dei cittadini prevaricano la politica.
Una vera svolta si potrebbe avere solo ponendo al centro la questione salute, non nel modo di questi giorni, in cui si invocano “leggi per Taranto” e “leggi per Brindisi”, medicazioni tardive per le vittime e profittevoli per l’industria sanitaria, come quella della green-economy, gestita sempre dagli stessi capitani che hanno causato le epidemie, ma nel senso della vera prevenzione, come allontanamento delle nocività dagli uomini.
Ponendo l’accento sulla salute, principio fondamentale sancito della Costituzione, non c’è più margine di negoziazione per qualsiasi classe politica o delega a negoziare: si tratta di un diritto indisponibile.
Se gli uomini, le donne, i lavoratori, e soprattutto i bambini in carne ed ossa con il loro diritto alla salute diventeranno indisponibili alla trattativa tra la politica e l’industria, i fantasmi si dissolveranno e verrà fuori la concreta realtà.
Spandere veleni sui lavoratori e sui bambini sarà forse una violenza involontaria e discreta ma ugualmente cruenta ed intollerabile.
Scriveva Giuseppe Dossetti, politico e poi monaco: “quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino”. 

Ed il teologo pastore Dietrich Bonhoffer, morto in campo di concentramento: “Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante.”  

Maurizio Portaluri (curriculum)

Migliorare l'applicazione delle norme ambientali dell'UE

Tratto da Tribuna economica
Migliorare l'applicazione delle norme ambientali dell'UE 

La Commissione studia nuove strategie per aiutare i paesi a cogliere i vantaggi per la salute e l'economia derivanti dalla piena applicazione della legislazione UE in campo ambientale. 

La mancata piena applicazione delle norme ambientali 
  dell'UE da parte dei governi europei costa alla nostra economia circa 50 miliardi di euro l'anno in termini di spesa sanitaria e interventi di bonifica.
Un'applicazione coerente di tali norme rende il nostro ambiente più pulito e ne migliora la sostenibilità. 
 Inoltre, fa bene alla nostra salute e alla nostra economia. Una rigorosa applicazione delle norme sui rifiuti creerebbe, ad esempio, 400 000 posti di lavoro e genererebbe un risparmio pari a 72 miliardi di euro (rispetto alla mancata applicazione di tali norme).
La Commissione ha invitato i governi nazionali e il Parlamento europeo a formulare pareri su come cogliere meglio i vantaggi delle misure ambientali dell'UE. Sulla base di questi contributi presenterà proposte specifiche alla fine del 2012.
Verrà inoltre affrontata l'esigenza di raccogliere più informazioni sull'impatto pratico delle norme europee e di accelerare la risposta dei governi ai problemi ambientali. Altri temi possibili: accrescere il volume di dati ambientali disponibili online, soprattutto sull'applicazione delle norme a livello locale; migliorare le ispezioni e il monitoraggio, per garantire una corretta applicazione delle norme; facilitare le procedure per presentare reclamo alle autorità nazionali riguardo a problemi ambientali; sviluppare un approccio comune alle questioni ambientali a livello di tribunali nazionali, con vantaggi per i cittadini, le autorità e le imprese; aiutare i governi europei a concentrare le risorse sulla lotta ai problemi ambientali.
In un recente sondaggio sull'atteggiamento dei cittadini europei nei confronti dell'ambiente, 3 intervistati su 4 hanno dichiarato che lo stato dell'ambiente incide sulla qualità della loro vita.

14 marzo 2012

La delibera con la quale il Comune di Vado ligure autorizza il ricorso contro la delibera della Regione sull'ampliamento di Tirreno Power.


Tratto da Uomini Liberi 

Pubblichiamo la delibera con la quale la Giunta Comunale di Vado Ligure autorizza il ricorso contro la delibera della Regione sull'ampliamento di Tirreno Power.
 Leggi il  testo integrale qui

.........ENEL CITATA PER DANNI DAL COMUNE DI SAN PIETRO?

Tratto da Ciclo Style
ENEL CITATA PER DANNI......

San Pietro: l'esecutico comunale sta promuovendo un'azione giudiziaria in sede civile e penale nei confronti dell'Enel per il danno provocato dalla Centrale Federico II al territorio sia a livello turistico sia a livello ambientale.
Essendo situata a ridosso del Bosco di Cerano ed occupando un tratto di costa che ha deturpato a livello turistico  la marina di Campo di Mare, affossando nuove possibili attività commerciali e turistiche, San Pietro si vede tagliata fuori da una possibile crescita economica basata sul turismo.
 Senza contare i danni alla salute che si sono verificati nel corso degli anni come cardiopatie varie, patologie respiratorie e tumori.

13 marzo 2012

Vendola, Florido e Stefàno soltanto ora invocano la riapertura dell’AIA


E ARRIVA IL MOMENTO CHE.......  I NODI  GIUNGONO  AL PETTINE.
Leggi su Peacelink
Lettera aperta
Clini ritiri l’AIA di Ilva e Sebastio indaghi su Commissione IPPC Vendola, Florido e Stefàno soltanto ora invocano la riapertura dell’AIA
12 marzo 2012 - Biagio De Marzo (Presidente Altamarea) 

Sulla vicenda dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata all’Ilva di Taranto il 4 agosto 2011 dal Ministro dell’epoca Stefania Prestigiacomo si è scatenata una retromarcia impudica. Apprendiamo che il Presidente della Regione Nichi Vendola, il Presidente della Provincia Gianni Florido ed il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, applauditi da sindacati, confindustria, forze politiche di destra, centro e sinistra, hanno chiesto all’attuale Ministro Corrado Clini di riconsiderare l’AIA..........
Noi esortiamo con forza il Ministro Clini di guardarsi dagli appelli “pelosi”. Tutti, tranne noi, plaudirono entusiasti al rilascio dell’AIA, salvifico per Taranto e tarantini, avvenuto con il loro contributo determinante mentre ora, a caccia di verginità elettoralistiche, diventano pseudo difensori della salute dei cittadini.
Essi hanno permesso il rilascio di un’autorizzazione abnorme e inefficace per l’assenza di vere prescrizioni atte a ridurre effettivamente il nefasto inquinamento emesso dagli impianti Ilva. 
 Grazie alla regia del Dirigente ministeriale, Responsabile Unico del Procedimento e realisticamente “pilotato” dal ministro Prestigiacomo, essi hanno approvato con gli altri il “Parere istruttorio conclusivo” elaborato dalla Commissione IPPC, nominata dallo stesso ministro Prestigiacomo. Essi hanno  ignorato osservazioni, prescrizioni e allarmi contenuti nei documenti presentati ufficialmente dal “pubblico interessato” durante i quattro anni di traccheggio sull’AIA, rilasciata solo quando è diventata un must senza il quale era impossibile per Ilva ottenere i finanziamenti europei richiesti.

La conclusione della procedura di rilascio dell’AIA a Ilva Taranto
Il punto sul rilascio dell’AIA a Ilva fu fatto nella Conferenza dei Servizi del 22 febbraio 2011 presso Minambiente. AltaMarea, in qualità di “pubblico interessato”, presentò la relazione generale concordata con 6 associazioni e comitati della provincia di Taranto e accompagnata da specifiche relazioni di dettaglio. La conclusione di quella argomentatissima relazione fu: “Analizzato alla luce del D.Lgs 59/05, della “Guida alla compilazione della domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale” rev. febbraio 2006 e del DM 7 febbraio 2007 del Ministro dell’ambiente, il Parere IPPC edizione 2010 è erroneo, ingannevole, inidoneo e del tutto inadeguato al rilascio dell’AIA.”  Contro il parere del legale di Ilva, la Conferenza, all’unanimità, deliberò, come è scritto a verbale, che le “osservazioni presentate debbano essere prese in esame puntualmente dalla Commissione IPPC, che dovrà esprimersi in merito”. 
I lavori della Conferenza dei Servizi continuarono senza “pubblico interessato” estromesso d’autorità. 
 A conclusione dei lavori durati oltre 7 ore, “La Conferenza all’unanimità delibera di aggiornare i propri lavori, dando mandato alla Commissione IPPC di esaminare puntualmente, entro trenta giorni, quanto concordato in corso di seduta, eventualmente aggiornando il parere istruttorio conclusivo”.

Tale impegno fu disatteso nei tempi e nei contenuti; AltaMarea ribadì a Vendola, Florido, Stefàno e Miccoli “la propria posizione sull’inqualificabile operato della Commissione e delle sue lungaggini. Tale operato,  di fatto, ha permesso e permette ad Ilva di continuare a gestire gli impianti senza apportare riduzioni effettive dell'enorme carico inquinante che grava sulla città e sui lavoratori addetti provocando direttamente o indirettamente danni alla salute.”
Nella tarda mattinata di martedì 28 giugno 2011, nella sede del Consiglio Regionale, ci fu l’incontro tra una rappresentanza di AltaMarea e Vendola, Nicastro, Cervellera, Mazza e Antonicelli (dirigente regionale): fu assicurato l'impegno ad adoprarsi in sede di CdS per ottenere un’AIA che riducesse il carico inquinante complessivo attraverso prescrizioni dettagliate ed introducesse controlli severi e sanzioni esemplari e pesanti in caso di trasgressioni.
Il 29 giugno 2011 AltaMarea chiese al Ministero di partecipare alla CdS del 5 luglio “in osservanza della Direttiva Comunitaria nr. 96/61 modificata dalla Direttiva Comunitaria nr. 2003/35, che, recependo i principi sanciti dalla Convenzione di Aarhus del 1998, ha stabilito il diritto ed accesso del pubblico alle informazioni, il diritto del pubblico ad influenzare le decisioni, nonché il diritto ed accesso alla giustizia, al fine di favorire la partecipazione del pubblico con l’impegno dell’Autorità competente ed in ossequio dell’art. 118, ultimo comma della Costituzione”. “Altamarea è un’associazione regolarmente costituita, nel rispetto del codice civile e della legge 383/2000, e, nella fattispecie, ha la qualifica di “pubblico interessato”.
Il 4 luglio 2011 AltaMarea comunicò, anche via fax, a Ministero, Regione, Provincia e Comuni di Taranto e Statte i 10 punti irrinunciabili per il rilascio dell’AIA..........

“Le Istituzioni centrali, regionali e locali comunque presenti nella Conferenza dei Servizi del 5 luglio 2011 presso il Ministero dell'ambiente, decisoria per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per lo stabilimento Ilva di Taranto, hanno la responsabilità storica di decidere sul futuro del territorio ionico e sulla salute dei suoi abitanti e dei lavoratori coinvolti direttamente o indirettamente”.

Al “pubblico interessato” non fu consentito di partecipare alla riunione della Conferenza dei Servizi decisoria del 5 luglio 2011. La Commissione IPPC, che non aveva esaminato puntualmente né si era espressa in merito alle nostre osservazioni e punti irrinunciabili, presentò un “parere istruttorio conclusivo” ancora peggiore del precedente. ......Con il consenso dei rappresentanti di Regione Puglia, Provincia di Taranto e Comuni di Taranto e Statte, la CdS approvò l’irricevibile “Parere istruttorio conclusivo” che il ministro Prestigiacomo fece proprio con il decreto del 4 agosto 2011.
Leggi la lettera  integrale.di cui pubblichiamo il finale............

Indagini penali a carico dei protagonisti?
Al Procuratore della Repubblica, al quale è pure indirizzata questa lettera aperta, chiediamo di valutare se, alla luce degli elementi presenti qui e nella nostra documentazione ufficiale acquisita dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sono rilevabili comportamenti penalmente rilevanti da parte dei pubblici ufficiali protagonisti di questa pessima vicenda, con particolare attenzione verso i membri della Commissione IPPC, verso il dirigente del ministero dell’ambiente Responsabile Unico del Procedimento e verso i Sindaci di Taranto e di Statte, autori di un vergognoso voltafaccia nei confronti dei cittadini di Taranto rispetto agli impegni presi con la lettera al Ministero dell’ambiente del 29 gennaio 2009, da essi firmata insieme ad associazioni e comitati di volontariato.Leggi la lettera  integrale

Carbone in calo negli USA, -40% nella produzione nel 2011 di elettricità

 Tratto da  GreenStyle.it 
Leggendo gli ultimi dati della EIA, l’Energy Information Administration americana, si scopre che nel 2011 meno del 40% dell’elettricità prodotta negli Stati Uniti ha come fonte il carbone. Si tratta del dato più basso da trent’anni a questa parte: 39% nel 2011 contro 46% del 2010. Bisogna andare a vedere come mai è scesa la quota di energia prodotta dal carbone e da cosa è stata sostituita questa fonte fossile.
Secondo la EIA questo fenomeno è dovuto, innanzitutto, a un inverno relativamente mite che ha portato a consumi elettrici più contenuti. Poi anche alla chiusura di alcune vecchie centrali a carbone che sono state sostituite da più moderni impianti a ciclo combinato gas naturale e vapore. Il metano, quindi, dopo decenni inizia a sostituire il carbone nel mix energetico americano.
Il gas naturale, rispetto al carbone, è decisamente più pulito nelle emissioni di polveri sottili e particolato e ha un impatto sul clima molto inferiore grazie a emissioni di CO2 molto più contenute. Alla discesa del carbone, quindi, corrisponde una crescita del gas nella generazione elettrica USA: dal 22% del 2010 al 26% dell’anno scorso.
Leggi tutto

Il fantasma di Porto Tolle

 Leggi su La Repubblica

Il fantasma di Porto Tolle

Un fantasma si aggira sul delta del Po.  

E’ la centrale di Porto Tolle, oggetto di uno scontro durissimo tra l’Enel, che vuole riconvertire l’impianto a carbone, e gli ambientalisti che considerano questo progetto un disastro pianificato nel cuore di uno dei parchi simbolo dell’Italia. Da oggi la centrale di Porto Tolle è diventata un fantasma: appare solo a tratti, in circostanze speciali. Nel bilancio Enel 2012 – 2016 è stata cassata. Ma nelle dichiarazioni dei dirigenti dell’azienda elettrica – che assicurano la piena compatibilità ambientale del progetto – riappare come possibilità, da proiettare in un futuro imprecisato, non prima comunque di un paio di anni, il tempo necessario per far ripartire l’iter iniziato nel maggio 2005 e fermato da un muro di proteste.
  ...........E ora, ad aprile, il Consiglio di Stato dovrà tornare a dire la sua.
“La scelta del carbone va in direzione opposta alla riduzione delle emissioni serra chiesta dall’Unione europea e la riconversione della centrale di Porto Tolle produrrebbe danni ambientali per mezzo miliardo di euro l’anno”, accusa Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace.
Anche per l’eurodeputato Idv Andrea Zanoni la riconversione a carbone della centrale elettrica di Porto Tolle è
“un progetto fallimentare: produrrebbe 10 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, un inquinamento che fa a pugni con la nuova road map europea per un’economia a bassa emissione di carbonio che prevede una riduzione di circa il 90% di CO2 entro il 2050, strategia che verrà votata proprio giovedì prossimo a Strasburgo”.

12 marzo 2012

BRINDISI:CONVEGNO CENTRALI A CARBONE E PATOLOGIE INFANTILI.

 Tratto da Noalcarbone

CONVEGNO CENTRALI A CARBONE E PATOLOGIE INFANTILI.

Convegno-dibattito informativo organizzato dal movimento No al carbone e le Mamme-nac, nell'ambito della campagna Passeggino Rosso.

Cinquant'anni fa Brindisi si è ammalata. Un vero e proprio cancro: l'industria pesante, che da allora si é progressivamente allargato riproducendo vorticosamente le sue  cellule malate. Oggi ricopre una zona addirittura più vasta della città stessa e ha intaccato completamente anche il porto, l'ultimo apparato respiratorio vitale per la città.
La nostra salute, ma soprattutto la salute dei nostri figli  è sotto assedio, e a lanciare questo allarme sono i medici. L’esposizione continua a inquinanti ambientali  presenti in aria, acqua, suolo e alimenti, fa aumentare in maniera vertiginosa asma, malattie cardiorespiratorie, allergie, disturbi neurologici, tumori infantili e malformazioni del feto.
 
Venerdi 16 Marzo insieme ai medici dell'ospedale Perrino, cercheremo di fare il punto su questa grave situazione sanitaria, provando a capire e denunciare anche il grosso impatto che la combustione del carbone provoca sulla salute dei nostri figli fin dal loro concepimento.
Un convegno-dibattito per diffondere una giusta informazione e la consapevolezza nei cittadini di poter svolgere un ruolo importante per la tutela del proprio futuro.

Interverranno i Dott.ri Giuseppe Latini, Direttore della Divisione di Neonatologia dell'Ospedale Perrino di Brindisi, Enrico Rosati, Dirigente medico della Divisione di Neonatologia dell'Ospedale Perrino di Brindisi, Maria Lucia Iaia, Dirigente Medico di Allergologia dell'Ospedale Perrino di Brindisi e Lorenza Santacesaria, Medico di Medicina Generale.

Venerdì 16 marzo ore 18 presso la sede dei movimenti in Via Porta Lecce, 80

Taranto: Ilva; su incidente a trasformatore Ilva indaga l'Europa

Comunicato stampa

Tratto da Peacelink

Taranto: Ilva;  su incidente a trasformatore Ilva indaga l'Europa

"Dopo l'esposto presentato in Procura adesso sull'incidente al trasformatore dell'Ilva che ha riguardato 38 tonnellate di olio minerale composto di idrocarburi naftenici e paraffinici indaga anche il Commissariato all'Ambiente dell'Unione Europea i cui uffici hanno chiesto approfondimenti alle autorità italiane sulle autorizzazioni rilasciate".
Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi e candidato a sindaco di Taranto Angelo Bonelli ha reso noto la risposta dal Commissariato all'Ambiente dell'Unione europea a cui Aria pulita per Taranto aveva inviato una segnalazione nelle ore in cui una nube densa e altissima investiva la città.
Incendio Ilva di Taranto "Il liquido oggetto dell'incidente è confluito nel sistema fognario disperdendosi in mare - prosegue il leader ecologista -. Si tratta di una circostanza estremamente preoccupante perché lo sversamento riguarda sostanze cancerogene e mutagene cui il ministero dell’Ambiente attribuisce effetti nocivi per la salute pubblica. Gli idrocarburi paraffinici e naftenici possono provocare il cancro, alterazioni genetiche ereditarie e sono nocivi per i polmoni in caso di ingestione"

"Aria pulita e i cittadini si sostituiscono alle istituzioni che avrebbero il dovere di tutelare il diritto alla vita, alla salute pubblica e all’ambiente ma che, al contrario, mostra un atteggiamento ambiguo e inefficace, divenuto ancora più insopportabile alla luce delle gravi emergenze che investono il territorio jonico - conclude Bonelli -. Le misure da adottare per restituire un futuro a Taranto non possono ammettere ulteriori ritardi né esitazioni"

Ecco la traduzione della della lettera del delegato Thomas L.W. Verheye (Commissariato Ambiente Ue)
“L’impianto Ilva di Taranto è stato oggetto di reclami nel passato e la Commissione sta seguendo molto da vicino questa situazione. Essendo un impianto siderurgico, è sottoposto alla direttiva IPPC del 2008 e, in considerazione della grande quantità di sostanze prodotte, anche alla Direttiva Seveso (96/82/EC). In questo contesto, abbiamo richiesto approfondimenti presso le autorità italiane per conoscere le autorizzazioni rilasciate, le circostanze e le relative misure adottate dalle autorità competenti a seguito del verificarsi del suddetto incidente”.  
10 marzo 2012 - Angelo Barone (Capo Ufficio Stampa Portavoce Angelo Bonelli)

11 marzo 2012

Autorizzazione Integrata Ambientale: AIA, gambe corte e... memoria lunga


AIA, gambe corte e... memoria lunga

Sono ben cinque anni che attendiamo che i vecchi impianti a carbone della locale centrale siano seriamente adeguati alle norme di legge!Riteniamo opportuno evidenziare e segnalare che ad oggi non ci risulta che alcun amministratore o politico abbia commentato o fatto osservazioni sul nostro comunicato "l' AIA con le gambe corte" dell'8 marzo 2012 nel quale, tra l'altro, si diceva"se abbiamo compreso bene, e vorremmo sinceramente essere smentiti, la Regione Liguria nella delibera, invece di pretendere una ottemperanza dovuta da anni sui vecchi impianti, ha inserito una terminologia nuova “AIA per il periodo transitorio”.....

Quindi, ripetiamo, se abbiamo compreso bene, ci terremo i vecchi gruppi (per cui il presidente della regione ha parlato di inquinamento colossale), ancora per molti anni.... " (il testo completo  Qui)

Nell'attesa che qualche amministratore ritenga di pronunciarsi su questo fatto nuovo, a nostro parere estremamente grave, evidenziamo quanto apparso nell'allegato articolo - SecoloXIX del 6 giugno 2010-affinché ognuno possa trarne le opportune considerazioni



UPLS onlus
 

Abbiamo letto anche su Trucioli Savonesi

 di Antonia Briuglia: LE EMISSIONI, L’AIA E LE MORTI PROVVISORIE.  
Continueremo ad ammalarci e morire provvisoriamente.
Il Testo integrale  Qui


Porto Tolle:L'utopia del carbone .............

Tratto da  Rovigo oggi

L'utopia del carbone.......


Rovigo – Quella mancata urgenza sulla riconversione della centrale Enel di Polesine Camerini, era già nell'aria da diverso tempo. Vanni Destro del Movimento 5 Stelle polesano lo aveva già annunciato lo scorso 26 febbraio: “Una settimana fa le agenzie di rating hanno declassato i titoli Enel causando una perdita in borsa di quasi il 10% in due giorni. Sembra che il giorno prima del declassamento vi sia stato un incontro tra Enel e le stesse agenzie e sia emersa la prospettiva di un futuro difficile per il settore energetico nazionale, coi consumi in calo, la tendenza non è di oggi, e gli utili pure. Enel, comunque più attenta alle dinamiche della finanza che alla necessità di politiche energetiche virtuose, se la sentirà di investire nell'incertezza futura?".
Un'ostinazione, secondo Destro, da parte della politica locale a non guardare oltre i confini polesani: “A pensare ad Enel come ad una mamma munifica che elargisce lavoro e denari indipendentemente dalle condizioni del mercato, soprattutto finanziario, e dalla crisi economica nazionale, che pretende un new deal promosso da una multinzionale privata è palesemente fuori dal mondo attuale”.

LILLIANA CORI:IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE e IL CITTADINO COMPETENTE

Pubblichiamo uno stralcio tratto da pag. 146  dell' "interesssantissimo libro" 
 " Se Fossi una Pecora Verrei Abbattuta?" 

di Lilliana Cori
( Consigliamo caldamente la lettura integrale del libro)

......Assieme all' idea di gestire i rischi che esistono per le persone e per l'ambiente ,matura la necessità di affrontarli e prevenirli,...E matura un principio entrato a far parte delle politiche sull'ambiente,e che riguarda molto direttamente i problemi di salute:il principio di precauzione.
Come recita il Principio 15 della Dichiarazione di Rio del 1992:" In mancanza di danni gravi o irreversibili,la mancanza di certezza scientifica assoluta non dovrà servire come motivo per rinviare l'adozione di misure efficaci e sostenibili dal punto di vista economico per prevenire il degrado ambientale.".
Da allora le discussioni sono state innumerevoli e continuano,sia in ambito scientifico sia in ambito amministrativo,tra coloro che devono prendere le decisioni.Le esperienze maturate sono molte ,e il principio di precauzione è utile per chiedere ai responsabili di quei rischi che non si comprendono completamente di prendere provvedimenti per limitarli,e nel contempo di fare tutto il possibile per capire meglio,mettere in piedi ricerche , avviare studi in collaborazione.

Il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE  è stato adottato nei vari aggiornamenti del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea,dove si sostiene che la politica dell' Unione in materia ambientale mira ad un  elevato livello di tutela ed" è fondata sui Principi della precauzione e dell'azione preventiva,SUL PRINCIPIO DELLA CORREZIONE,IN VIA PRIORITARIA, ALLA FONTE,DEI DANNI CAUSATI ALL'AMBIENTE E SUL PRINCIPIO "CHI INQUINA  PAGA."
E' CHIARO CHE IL PUNTO DI SVOLTA E' PROPRIO LA DISCUSSIONE SULLE RESPONSABILITA' NEL CAMPO DELLE QUESTIONI AMBIENTALI,DOVE SI POTREBBERO VERIFICARE CONSEGUENZE NEGATIVE PER LA SALUTE,ED E' UN NODO ATTORNO AL QUALE MATURANO CONFLITTI  CHE SONO SCIENTIFICI MA ANCHE ECONOMICI.

Un esempio classico è quello dell'amianto,usato ampiamente come isolante:i primi allarmi riguardo alla sua pericolosità c'erano già negli anni Sessanta,se si fosse applicato il principio di precauzione si sarebbe evitato il diffondersi di materiali edili a base di amianto,che hanno provocato numerosissimi casi di asbestosi e mesotelioma polmonare,che si verificano a distanza di molti decenni dall'esposizione.

L' elemento chiave  del principio di precauzione,comunque,è la possibilità di discutere le finalità di una tecnologia o di un progetto rivelatisi sorprendentemente pericolosi,di aprire  le decisioni a una consultazione pubblica,che coinvolga tanto chi è interessato quanto gli scienziati che devono definire il danno e prevenirlo.

Nelle scelte ce si fanno è essenziale ancora una volta la dimensione individuale o collettiva,chi decide e per che cosa,e il nostro ruolo nelle scelte.......
Nell panorama della gestione e della comunicazione sul rischio  ci sono diversi attori in campo,ma voglio sottolineare l'importanza di un protagonista,emerso nella storia della gestione dei rischi:si tratta di quello che Marco biocca  ha chiamato il cittadino competente ,che si è guadagnato  dei diritti e il ruolo (teorico) di partecipare alle decisioni in maniera informata e consapevole .
Può essere o meno un attivista di associazioni per la promozione dei diritti civili o la protezione dell' ambiente,ma è certamente una persona interessata ,che vuole farsi coinvolgere e che si informa.....

...Il rapporto conclude che effetivamente  C'E' UN LEGAME TRA LA FIDUCIA NELLE AUTORITA' DI CONTROLLO E LA PERCEZIONE DELL'ESISTENZA DI UN RISCHIO:QUANTA PIU' FIDUCIA ESISTE VERSO CHI CONTROLLA,TANTO PIU'I CITTADINI SI SENTONO TRANQUILLI E PROTETTI DAI RISCHI.
NEL CASO ITALIANO VEDIAMO CHE LA PERCEZIONE E' PIUTTOSTO NEGATIVA E LA FIDUCIA NELLE AUTORITA' E' PIUTTOSTO SCARSA RISPETTO AD ALTRI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA.

10 marzo 2012

L'Enel congela il progetto Porto Tolle........E allora chi può dirlo, magari Porto Tolle goodbye.

Leggi su "Il Sole 24ORE"

L'Enel congela il progetto Porto Tolle

di Cristina Casadei
Where is Porto Tolle? La geografia dice che è un comune veneto, in provincia di Rovigo. Enel che è la sede di un suo grande progetto che prevederebbe un investimento da 2,5 miliardi di euro e mille posti di lavoro, a regime.Però, nel piano 2012-2016 che prevede investimenti di Enel in Italia per oltre 7 miliardi di euro non c'è più traccia di un budget per la conversione della centrale, il cui iter autorizzativo è iniziato nel lontano 2005. E, dopo 7 anni, non è ancora concluso: Enel è infatti in attesa che il Consiglio di Stato si pronunci definitivamente, il 13 aprile. «Spero che questo sia un buon momento per cambiare – auspica l'a.d. e d.g. di Enel, Fulvio Conti –. Abbiamo tanti progetti nel paese, l'esempio per tutti è Porto Tolle dove viaggiamo tra alti e bassi con interventi di diversi livelli di amministrazione». Tutto questo rende «particolarmente difficile programmare il lavoro». E pianificare ulteriori investimenti, dopo che sono già stati spesi oltre 50 milioni di euro, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore. 
Le previsioni di budget così scontano questo scenario e congelano Porto Tolle. Rimasta fuori dal piano 2012-2016.
.................

«L'iter autorizzativo è partito a maggio 2005 con la richiesta del rilascio del parere di compatibilità ambientale (VIA) e dell'autorizzazione alla conversione ed esercizio della centrale.
Il ministero dell'Ambiente e quello dei Beni culturali hanno impiegato 1.515 giorni, oltre 4 anni insomma, rilasciando nel luglio 2009 il decreto VIA, propedeutico al successivo decreto autorizzativo del ministero dello Sviluppo economico». Il ministero dello Sviluppo economico, una volta ricevuto il VIA convoca la Conferenza dei Servizi in cui vengono coinvolte tutte le amministrazioni, centrali e locali, interessate dal progetto: «La conferenza dà un parere positivo», dice Luzzio. Ma nel settembre del 2009 alcune associazioni ....... tra cui Wwf, Greenpeace, Italia Nostra e altre – fanno ricorso al Tar per l'annullamento del Decreto Via. A questo punto il Mise ha dovuto attendere l'esito del ricorso. La sentenza del Tar nel giugno del 2010 però, respinge i ricorsi e conferma il Decreto Via e a quel punto, in luglio, il Mise convoca la Conferenza dei servizi finale. Però in novembre del 2010 c'è l'appello delle associazioni al Consilio di Stato sulla sentenza del Tar che ripropone sostanzialmente gli stessi temi. Nel gennaio del 2011 intanto arriva il decreto autorizzativo del ministero dello Sviluppo economico, ma sei mesi dopo il Consiglio di Stato accoglie l'app
ello proposto dalle associazioni e annulla il Decreto Via. 

Limitatamente a due punti: l'applicazione dell'articolo 30 della Legge del Parco del Delta del Po e poi la richiesta di esplicitare "le ragioni di tipo tecnico" che giustificano limiti di emissioni di monossido di carbonio rispetto ai valori espressi in base alle migliori tecnologie disponibili. A questo punto il ministero dell'Ambiente lo scorso agosto riapre la procedura di VIA per sanare i due punti censurati dalla sentenza del Consiglio di Stato. Nel frattempo la Regione Veneto «con grande efficienza ha modificato la norma regionale che dovrebbe consentire di superare il problema», spiega Luzzio.
E adesso? Il passaggio fondamentale di questa complessa vicenda, ....... sarà il pronunciamento del Consiglio di Stato del prossimo 13 aprile sulla ottemperanza da parte del Ministero dell'Ambiente alla sentenza: nel caso in cui si pronunciasse prendendo atto di questa nuova normativa regionale, la procedura potrebbe concludersi in tempi non lunghi. Nel caso in cui, invece, dovesse pronunciarsi per una riapertura di tutto l'iter, allora questo significherebbe ritornare a maggio del 2005. Sette anni e oltre 50 milioni di euro gettati al vento. 
E allora chi può dirlo, magari Porto Tolle goodbye.
Leggi tutto