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28 agosto 2016

Europa, 20 mila morti da carbone. In Francia c'e' in studio la Carbon tax

Tratto da Giornalistinell'erba

Europa, 20 mila morti da carbone. In Francia arriva la Carbon tax

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Parigi sferza il suo attacco al cambiamento climatico. Nella Francia del post Cop21 tra il ventaglio di idee per fronteggiare gli impegni presi al tavolo della Ville Lumière c’è allo studio la “Carbon tax”.
Le centrali a carbone dovranno pagare 20-30 euro a ogni tonnellata di anidride carbonica emessa per arrivare ad una quota di 50 euro nel 2030. Questo è il tributo che tenterà di incentivare le fonti rinnovabili o le centrali a metano (che rispetto al carbone producono meno gas serra). Nel mirino ci sono ben 4 impianti che forniscono energia per 3.000 megawatt complessivi.
Il piano anticarbonio è quanto emerge da un rapporto lungo più di 100 pagine, nato dal dialogo tra il ministro francese,Ségolène Royal, con Pascal Canfin, direttore generale del WWF francese, Alain Grandjean, economista e Gérard Mestrallet, presidente di Engie.
Non c’è più tempo per la compravendita delle “quote di CO2”. Per restare nei 2° C bisogna fare di più, bisogna ridurre le emissioni climalteranti. La soluzione francese punta a questa direzione.
Ad oggi i paesi che hanno adottato una ecotassa simile sono Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Olanda e Irlanda. Dall’altra parte delle Alpi, l’Italia del post Cop21 non sembra, invece, tanto in prima linea nella battaglia al Global warming. “Manca un risveglio civile dell’opinione pubblica” sostengono Ferraris e Bompan, nel loro ebook “Il mondo dopo Parigi”.
Eppure la situazione è gravissima. Sono ben 22.900 le morti premature in tutta Europa, vittime degli effetti transfrontalieri delle polveri delle centrali a carbone. La spesa sanitaria relativa a malattie imputabili a questa fonte fossile ammonta a 62,3 miliardi di euro. Per fare un paragone, le vittime ogni anno della strada sono 26 mila.
Si tratta di numeri allarmanti che sono stati pubblicati nel rapporto “Europe’s Dark Cloud” frutto del lavoro di un gruppo di Ong green, tra le quali spicca il Wwf, Can (Climate Action Network),Heal (Health Environment Alliance) e Sandbag. Lo studio fa riferimento all’inquinamento prodotto dalle 257 delle 280 centrali a carbone attive nell’Ue nel 2013.
La bandiera nera assegnata sulla base degli impianti più nocivi spetta a Polonia, Germania, Romania, Bulgaria e Regno Unito. Mentre tra i paesi vittime, che subiscono di più le conseguenze della “nuvola oscura”, ci sono la stessa Germania (3630 morti premature tra inquinamento interno ed esterno), l’Italia (1610), la Francia (1380), la Grecia (1050) e l’Ungheria (700).

26 aprile 2016

Segolene Royal :Parigi punta sulla carbon tax per frenare il carbone

Tratto da  La Repubblica

Parigi punta sulla carbon tax per frenare il carbone.

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Il prezzo della CO2 sul mercato europeo delle emissioni è in forte calo. Stessa cosa per il costo del carbone. Un'accoppiata che sta creando forti problemi al tentativo della Francia di ridurre ulteriormente le sue emissioni di gas serra dando slancio alle fonti rinnovabili. Per cercare di contrastare questo stato di cose il governo di Parigi ha annunciato quindi l'intenzione di fissare autonomamente un prezzo alla produzione di CO2, una sorta di carbon tax che dovrebbe dissuadere le aziende dal fare ricorso alle vecchie centrali a carbone.
La Francia ottiene la maggior parte della sua elettricità dal nucleare, ma nel paese esistono naturalmente anche impianti a carbone e a gas. Questi ultimi sono però al momento svantaggiati dall'andamento dei prezzi, visto che producono al doppio del costo delle centrali a carbone. Il risultato è che a fronte di 4000 ore di funzionamento annuo degli impianti a carbone le centrali a gas lavorano appena 1700 ore.
In teoria il compito di fissare un prezzo più alto agli scarichi di anidride carbonica, rendendo più remunerativa l'efficienza energetica e la transizione a fonti più pulite, spetterebbe all'Unione Europea, ma, viste le difficoltà incontrate da Bruxelles anche nella gestione di questa politica, Parigi ha deciso di procedere in autonomia. "Il mercato al momento non sta funzionando e qualcuno deve decidersi a fare la prima mossa", ha commentato il ministro dell'Ambiente francese Segolene Royal spiegando la scelta del presidente Francois Hollande di introdurre la carbon tax.
L'intenzione è quella di far scendere il contributo annuo delle centrali a carbone e di quelle a gas rispettivamente a 200 e 500 ore, tagliando così le emissioni di anidride carbonica di 12 milioni di tonnellate.

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03 novembre 2015

Cambiamenti climatici, per Bill Gate “È necessario un miracolo energetico”

Tratto da Fanpage
Cambiamenti climatici, Bill Gates: “È necessario un miracolo energetico”
Risultati immagini per miracolo energetico

Il capitalismo non salverà il nostro pianeta dai cambiamenti climatici. Ad affermarlo è Bill Gates, uno degli uomini più ricchi del modo che da anni è impegnato nel benefico insieme a sua moglie, con la quale ha fondato la Bill & MelindaGates Foundation. Dopo aver annunciato di voler spendere 2 miliardi della propria fortuna sullo sviluppo di energia verde, l'ex CEO di Microsoft ha invitato gli altri miliardari a seguire il suo esempio per rendere gli Stati Uniti non più dipendenti da combustibili fossili entro il 2050. Un obiettivo che, secondo Gates, deve essere inseguito anche dagli altri grandi paesi come Cina ed Europa.

"Anche trovando una nuova fonte d'energia che abbia un costo identico a quello attuale e non emetta CO2, essa sarà comunque vista con diffidenza rispetto a ciò che è stato utilizzato finora, è attualmente operativo su scala globale ed ha già attraversato tutte le fasi di regolamentazione" ha spiegato Gates in una lunga intervista a Variety. "Senza una vera carbon tax – una tassa sulle risorse energetiche che emettono biossido di carbonio nell'atmosfera – non c'è un incentivo per gli innovatori o compratori ad effettuare il cambio". Fin dalla Seconda Guerra Mondiale, spiega Gates, la ricerca e lo sviluppo del governo americano sono stati eccellenti in ogni campo, ma il settore privato è sempre rimasto indietro. "Ora serve un miracolo energetico, un’innovazione in grado di fornire energia più economica degli idrocarburi, a zero emissioni e affidabile quanto il sistema energetico odierno".

"Il problema del cambiamento climatico va risolto nei paesi ricchi" ha continuato. "La Cina, l'Europa e gli Stati Uniti devono risolvere il problema delle emissioni di CO2. Raggiungendo questo obiettivo renderanno il mercato abbastanza economico per chiunque". Nel corso degli ultimi anni la Cina ha compiuto grandi passi nel settore delle rinnovabili, precedendo persino Europa e Stati Uniti nonostante sia tuttora il paese più inquinato. Tra il 2000 e il 2012 l'energia derivata dallo sfruttamento del solare è cresciuta da 3 a 21 mila megawatts, mentre nel 2014 le emissioni di CO2 sono diminuite dell'1%.

Nel frattempo le emissioni della Germania hanno toccato il punto più basso dal 1990, mentre il Regno Unito ha registrato una diminuzione del 13,35% delle emissioni nel corso degli ultimi cinque anni. "Quando le persone hanno riconosciuto il cancro come un problema, i governi hanno dichiarato guerra alla malattia. Ora investiamo circa 5 miliardi all'anno sulla ricerca per trovare una cura al cancro" ha concluso Gates. "Nel settore energetico nessun governo si è impegnato così tanto. Dovremmo raggiungere almeno 18 miliardi di dollari all'anno investiti dal governo americano. Sono ottimista perché credo nell'innovazione".
continua a leggere qui


15 maggio 2015

QUALENERGIA:Sussidi alle fossili e ritardi su carbon tax, l'UE richiama l'Italia

Tratto da Qualenergia


Sussidi alle fossili e ritardi su carbon tax, l'UE richiama l'Italia

Nelle raccomandazioni diffuse dalla Commissione Europea si bacchetta il nostro Paese per il ritardo nell'introdurre tasse modulate secondo il principio del 'chi inquina paga', come la carbon tax, e nel rimuovere aiuti dannosi per l'ambiente, come il sostegno alle fonti fossili. Un richiamo passato sotto silenzio.
“Ce lo chiede l'Europa” in questi ultimi anni è divenuto un leitmotiv nella politica italiana. Non sembra però che a tutte le raccomandazioni dell'UE venga data la stessa importanza. Quasi ignorato da Governo e stampa, ad esempio, è uno dei richiami contenuti nell'ultimo documento con le Country Specific Reccomendations (allegato in basso), diffuso mercoledì, nel quale si bacchetta il nostro Paese per il ritardo nell'introdurre tasse modulate secondo il principio del "chi inquina paga", come la carbon tax, e nel rimuovere aiuti dannosi per l'ambiente, come quelli alle fossili.

In Italia, si legge nel documento, “rimangono lettera morta la revisione dell'imposizione ambientale e l'eliminazione delle sovvenzioni dannose per l'ambiente. L'Italia ha istituito un comitato per la fiscalità ambientale. Questi diversi aspetti sono contemplati dalla legge delega di riforma fiscale, la cui attuazione è stata tuttavia rimandata per l'assenza di decreti legislativi attuativi.”
Il riferimento della Commisione è a quanto previsto dall'articolo 15 della legge di delega fiscale (l.11 marzo 2014, n. 23). Il Governo, si legge in quel testo, è delegato a introdurre nuove forme di fiscalità “finalizzate a orientare il mercato verso modi di consumo e produzione sostenibili, e a rivedere la disciplina delle accise sui prodotti energetici e sull'energia elettrica, anche in funzione del contenuto di carbonio e delle emissioni di ossido di azoto e di zolfo”.
Il gettito, secondo la delega, dovrà essere destinato “prioritariamente alla riduzione della tassazione sui redditi, in particolare sul lavoro generato dalla green economy, alla diffusione e innovazione delle tecnologie e dei prodotti a basso contenuto di carbonio e al finanziamento di modelli di produzione e consumo sostenibili, nonché alla revisione del finanziamento dei sussidi alla produzione di energia da fonti rinnovabili”.
Peccato che, come osserva il documento EU, la delega in questione rischi di rimanere inattuata e, dunque, la tassazione ambientale, ad esempio quella sulla CO2, possa non concretizzarsi: l'articolo di legge citato infatti rimanda alla proposta di modifica della direttiva europea in materia di tassazione dei prodotti energetici (2003/96/CE). Proposta che però è stata ritirata a fine dicembre.
“Una buona occasione per rimediare e recepire il richiamo dell'Europa potrebbe essere il Green Act, molto atteso ma del quale ancora non si sanno i contenuti”, commenta Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club e tra i fondatori di  Green Italia.....Continua a leggere qui

21 settembre 2013

Legambiente:Stop al carbone: fermiamo le centrali più inquinanti d'Italia

Tratto da Legambiente

Stop al carbone: fermiamo le centrali più inquinanti d'Italia

Il futuro energetico italiano non passa dal carbone. Chiediamo la moratoria contro la costruzione di nuovi impianti e l'introduzione di una carbon tax sulle centrali. 


Riparte con un blitz dalla Liguria, regione che ospita tre centrali termoelettriche (La Spezia, Genova, Vado Ligure), la campagna di Legambiente contro la fonte energetica più inquinante e meno efficiente: il carbone.
Il carbone è, tra le fonti fossili, quella che per la produzione di energia emette più CO2 (più del doppio del gas naturale, ad esempio), oltre a rilasciare molte sostanze dannose per la salute (arsenico, cadmio, cromo, mercurio, polveri sottili).
 In più, oggi non esiste alcuna ragione economica o ambientale per continuare a utilizzare il carbone in Italia grazie alla continua crescita delle rinnovabili: il loro contributo rinnovabili nei primi 8 mesi del 2013 è stato parti al 40,5% della prodzione netta e al 35,7% della domanda nazionale. Il nostro paese deve proseguire sulla strada di un modello energetico che riduca la domanda di energia, lavorando sull'efficienza, e avvicini l'offerta attraverso le fonti rinnovabili più adatte per i territori, gli edifici, le imprese. 
Per questi motivi chiediamo: 
  • una moratoria una moratoria, con lo stop di tutti i progetti di costruzione e ampliamento di centrali a carbone;
  • l'introduzione di una carbon tax sulle centrali sulla produzione termoelettrica basata sulle emissioni di CO2;
  • l'intervento immediato sulle bollette tagliando la spesa di oltre 5 miliardi di euro tra sussidi alle fonti fossili, oneri impropri, sconti in bolletta ai grandi consumatori di energia elettrica;
  • il sostegno sia alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente che a tutte le forme di autoproduzione di energia elettrica e termica.
Il dettaglio dei dati alla base delle nostre richieste nel dossier "STOP AL CARBONE. Le ragioni di una campagna".

Leggi  STOP sussidi alle fonti fossili

Ogni anno lo Stato foraggia direttamente e indirettamente le fonti fossili di energia con 9,11 miliardi di euro. E ora di dire basta! Consulta la mappa degli impianti più inquinanti.  

 

03 aprile 2013

L’esorbitante conto dei sussidi internazionali alle fossili e .....in Italia il 'regalo' alle centrali a olio combustibile


post-tax-subsidies 
Tratto da La Repubblica


L’esorbitante conto dei sussidi alle fossili

di Valerio Gualerzi

Cap and trade? Carbon Tax? Sistema Ets? Secondo un nuovo studio del Fondo monetario internazionale nessuna di queste soluzioni è la migliore per risolvere la crisi climatica riducendo drasticamente le emissioni di anidride carbonica. 
La strada più sicura ed economica sarebbe invece un taglio netto ai sussidi che vengono a tutt’oggi pagati alle fonti fossili.


Una cifra folle che il Fmi quantifica in 1,9 bilioni (1.900 miliardi) di dollari l’anno, rivedendo al rialzo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia che nel 2012 ha valutato pari a 630 miliardi di dollari, in netta crescita negli ultimi anni. Di questi 1,9 bilioni, 480 miliardi vengono distribuiti sotto forma di incentivi diretti al consumo. Gli stati spendono ovvero denaro per ridurre il prezzo dei carburanti alla pompa. Una pratica diffusa soprattutto nei paesi in via di sviluppo, nel Nordafrica e in Medioriente.....  Se questa forma di incentivo fosse rimossa, secondo il Fmi le emissioni di CO2 si ridurrebbero automaticamente del 2%.
Il Fondo stima poi in 1,4 bilioni la somma il mondo paga annualmente per dare alle fonti fossili un prezzo falsato, un prezzo, ovvero, che non tiene conto dei danni ambientali e climatici prodotti dall’energia sporca.  
Costi, quelle delle “esternalità” delle fonti fossili, che vengono stimati convenzionalmente in 24 dollari per ogni tonnellata di anidride carbonica immessa in atmosfera.I paesi ai quali questa pratica costa più di tutti, sottolinea ancora la ricerca, sono gli Usa (502 miliardi di dollari l’anno), la Cina (279) e la Russia (116 ).

L’Fmi si mostra comunque consapevole che tagliare questa piaga non è semplice. .....Leggi l'articolo integrale

Leggi anche  il  nostro post dell'  8 gennaio



Tutto per Enel il 'regalo' alle centrali a olio combustibile


Circa 250 milioni di euro dalle bollette degli italiani per rendere solo disponibili dal 1° gennaio al 31 marzo 2013, e con un preavviso di 48 ore, la produzione di vecchie e inquinanti centrali a olio combustibile. Obiettivo è fronteggiare un'eventuale emergenza gas. Dall'elenco dell'Autorità risulta che il 'monopolista' di questi impianti è Enel.
Il 'regalo' alle centrali a olio combustibile, denaro spalmato sulle nostre bollette, sarà incassato interamente da Enel, che in pratica a oggi detiene il monopolio di queste centrali obsolete e inquinanti. Un'evoluzione ampiamente prevedibile, ma solo in questi giorni è arrivata la conferma, con  una delibera in cui l'Autorità per l'Energia dà parere positivo, pur con qualche osservazione, alla lista delle centrali a olio combustibile che saranno remunerate per la disponibilità a entrare in funzione contro possibili nuove emergenze gas (vedi allegato, pdf).
Alla fine il provvedimento si traduce in un grande favore a chi possiede queste centrali a olio combustibile.
Per prevenire le "situazioni di emergenza gas",  infatti, si prevedono incentivi per le centrali a olio combustibile (cioè a petrolio) e per rimettere in funzione questi impianti vecchi, inquinanti e spesso posizionati in zone ad alto densità abitativa, sono previste "deroghe alla normativa sulle emissioni in atmosfera o alla qualità dei combustibili" e le centrali "sono esentate dall'attuazione degli autocontrolli previsti nei piani di monitoraggio, con deroga alle prescrizioni nelle autorizzazioni integrate ambientali", addirittura superando "gli obblighi relativi alla presentazione di piani di dismissione”.


“Un vero e proprio regalo alle lobby del petrolio con i soldi dei cittadini”, secondo Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente.

13 febbraio 2013

La domanda europea di Carbone crollerà entro il 2015 a causa delle leggi ambientali sempre più severe




Tratto da  Zeroemission
La domanda europea di Carbone crollerà entro il 2015
Martedì, 12 Febbraio 2013
 
L'import calerà bruscamente a causa l'inasprimento delle leggi in materia ambientale e solo i paesi dell'Europa orientale manterranno le centrali elettriche a carbone in funzione più a lungo
La domanda europea di carbone crollerà drasticamente entro il 2015. Lo dice EnergyMarketPrice.com, secondo cui, a determinare questa drastica caduta saranno le leggi ambientali sempre più severe nei Paesi occidentali come Germania, Gran Bretagna e Francia.   
Tra le altre, la direttiva industriale dell'UE sulle emissioni, che entrerà in vigore il 1 gennaio 2016, dice che le centrali elettriche a carbone dovranno aver rinnovato i propri impianti, con i quali potranno operare per un dato periodo di tempo prima di chiudere. Non solo.
Il prezzo dei crediti di carbonio, al momento piuttosto basso per il carbone, è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi anni.

Il picco del carbone, pertanto, si può dire sia in procinto di passare e i primi segnali già si vedono: E.On, in Germania, ha presentato la scorsa settimana un elenco di impianti presi in considerazione per la chiusura a causa di margini di scarsa redditività come le strutture di Staudinger nei pressi di Francoforte e di Datteln nel Nord Reno-Westfalia. 
 
Anche altre utilities in Gran Bretagna e Paesi Bassi, stanno per mandare in pensione i loro impianti più vecchi e inefficienti in vista delle carbon tax nazionali, come ha confermato anche Matt Phillips, un analista dell'European Climate Foundation.

04 luglio 2012

Ma il futuro non sarà a carbone


Tratto da La Repubblica

Ma il futuro non sarà a carbone

Valerio Gualerzi


CHINA/ 
Il clamoroso boom delle rinnovabili è macchiato in questi giorni dall’effetto collaterale di aver rimesso in gioco il carbone. A fare le spese dell’energia pulita sono soprattutto i moderni e più efficienti cicli combinati a gas, mentre le vecchie centrali a carbone, grazie ai costi apparentemente inferiori (sono sempre al netto del prezzo sanitario e ambientale), riconquistano spazio.
Una tendenza preoccupante che in mancanza di interventi normativi (la più volte annunciata carbon tax ad esempio) rischia di depotenziare fortemente i vantaggi ottenuti con la crescita di sole e vento.
Uno scenario al centro in questi giorni di diversi interventi e commenti preoccupati. 
Davvero sarà la fonte più antica e inquinante a beneficiare di tutta la fatica fatta per far decollare le rinnovabili? Secondo uno dei massimi esperti del settore la risposta è no. 
Michael Liebreich, capo dell’autorevole Bloomberg New Energy Finance, è convinto che il futuro sarà un altro, per lo meno su scala globale. L’analista, in un’intervista a David Roberts di Grist, ci regala una visione molto più ottimistica.
La sua analisi si sofferma su Stati Uniti e Asia, mondi energetici a noi lontani, ma decisamente più importanti di quello europeo quando si tratta di valutare le conseguenze sul clima. Liebreich si dice convinto che l’era del carbone negli Stati Uniti sia tramontata definitivamente. ..... Ciò che è accaduto dal 2000 ad oggi non è prorogabile in Cina e non è ripetibile altrove. La crescita cinese non sarà più la stessa né da un punto di vista quantitativo né qualitiativo sia in conseguenza dell’impegno del governo che ha fissato obiettivi energetico-ambientali molto ambiziosi, sia delle ripetute proteste popolari.....

L’analista è convinto poi che ci sia un problemi di costi, con il prezzo del carbone destinato a non rimanere così basso a lungo.
Il capo di Bloomberg New Energy Finance introduce poi un altro tema molto interessante per escludere che l’esperienza cinese si possa replicare altrove, magari in India o in Vietnam. “Rispetto al 2002, quando la Cina fece le sue scelte strategiche, oggi sappiamo molte più cose sulle energie pulite. 

E’ come se fossimo in un posto diverso, il mondo è molto più consapevole. Non dico che ci sarà una svolta repentina, ma la tendenza è inesorabile. Il prezzo del carbone, la comprensione delle esternalità, la comprensione delle tencologie verdi…quel periodo di boom del carbone non lo vedremo mai più”.......

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03 luglio 2012

Australia: CARBON TAX pesante tassa sull’inquinamento.

 
ACCADE IN AUSTRALIA :NAZIONE RICCA DI CARBONE
Tratto da Newnotizie

Australia: CARBON TAX pesante tassa sull’inquinamento

Australia - In Australia è stata approvata una nuova tassa, la “carbon tax", che impone alle aziende più inquinanti di pagare una mora: 23 dollari australiani (pari a 18 euro) per ogni tonnellata di gas serra prodotta. Ad approvare questa nuova tassa è stato il governo presieduto dalla laburista Julia Gillard.

Inquinamento -
La manovra del governo australiano è dovuta al fatto che si tratta del Paese con il più alto tasso di inquinamento ad personam. L’Australia contribuisce per 1,5 % all’inquinamento mondiale e in questo modo non rispetta gli impegni internazionali sulla riduzione dell’emissione dei gas serra. Secondo il governo laburista questo sarebbe l’unico modo per ridurre l’inquinamento e si prevede che l’imposta colpirà circa 300 tra le più grandi industrie del Paese, per lo più minerarie, aeree ed energetiche.

A favore 
- La discussione sulla “carbon tax” va avanti ormai da mesi. Se la maggioranza laburista ha sempre fortemente sostenuto questo tipo di provvedimento punitivo, c’è chi la pensa diversamente. ....... Il primo ministro Gillard è invece fermamente convinto che questa manovra sarà fonte e stimolo di innovazione nella direzione di un modo di fare industria più ecologico e meno nocivo per l’ambiente.

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  ACCADE IN ITALIA....... 

NAZIONE RICCA DI TROPPE PAROLE.

Tratto da QualEnergia

Un sistema elettrico improvvisato e la trappola del carbone..

Nel prossimo decennio il sistema elettrico italiano potrà essere caratterizzato da una notevole produzione da rinnovabili, ma anche da un nuovo parco di centrali a carbone per oltre 5 GW.
 Uno sviluppo che rischia di realizzarsi senza alcuna programmazione e che comporterà implicazioni ambientali, energetiche ed economiche.

Il sistema elettrico italiano ha subìto profonde trasformazioni ed è destinato a cambiare ancora più significativamente. Nel primo decennio del secolo si è completata infatti la rottamazione delle vecchie centrali a olio, a favore di moderni impianti a gas a ciclo combinato, centrali che si sono diffuse sul territorio anche con soluzioni “green field”.
Il secondo decennio, invece, sarà quello delle rinnovabili grazie a 700.000 nuovi impianti, accelerando così la transizione dalla produzione centralizzata caratteristica del secolo scorso.

In realtà, però, la colorazione di questo decennio rischia di essere verde-nero perché sono previste anche diverse centrali a carbone.
Tutto ciò sta avvenendo senza alcuna programmazione. Non parliamo tanto di un improbabile Piano, quanto di una Strategia Energetica Nazionale che tenga conto dei nuovi trend della domanda, del sovradimensionamento della potenza elettrica, dell'irruzione delle rinnovabili e della necessità di riqualificare la rete. 
In assenza di questo quadro di riferimento, i singoli operatori continuano ad agire secondo logiche sempre meno comprensibili.
Prendiamo le proposte di conversione o di costruzione ex novo di centrali a carbone per oltre 5.000 MW. I nuovi ‘kWh neri’ al 2020 potrebbero risultare oltre la metà di quelli addizionali verdi. A puntare su questa opzione è innanzitutto l’Enel che intende fare del carbone il cuore della propria produzione elettrica. Ma anche altre aziende italiane e straniere vorrebbero realizzare impianti di questo tipo.
Perché si tratta di una scelta fortemente discutibile, aldilà delle implicazioni ambientali dell’intero ciclo del carbone? Innanzitutto, questi progetti si inseriscono in un contesto di overcapacity con un parco di impianti che vede ormai oltre 120.000 MW a fronte di una richiesta di punta di 57.000 MW. Le centrali a ciclo combinato lavorano ai minimi storici (alcuni impianti sono a rischio di chiusura) e gli impianti a carbone producono per sole 4.000 ore/anno. Il tutto con una domanda che quest’anno potrebbe portarsi sui livelli del 2004 (nei primi cinque mesi -3,2% rispetto al 2011).
Inoltre, la produzione emergente delle rinnovabili comporterà in questo decennio un incremento dell’offerta tra 50 e 60 TWh, con una crescita destinata a proseguire ulteriormente (la Commissione Europea ha già avviato la discussione sugli obbiettivi del 2030). E le centrali a carbone, al contrario di quelle a gas, sono le meno indicate a interfacciarsi con una produzione non facilmente programmabile.
Infine, l’aspetto economico. È vero che il carbone costa di meno, ma vanno inclusi i costi del sequestro dell’anidride carbonica, se mai si potrà fare. O, in alternativa, le quote da acquistare che, se al momento sono caratterizzate da prezzi incredibilmente bassi, nei prossimi decenni potrebbero anche raggiungere valori molto elevati. Inoltre, il prezzo del metano potrebbe diminuire, sia per la liberalizzazione delle reti in Italia sia per l’immissione sul mercato internazionale di percentuali di “shale gas”.
Se poi si analizza la questione non dal punto di vista del singolo operatore ma del sistema-Paese, i dubbi crescono. Che senso ha aver investito decine di miliardi di euro per centrali nuovissime e molto efficienti costrette a operare al minimo e che a fatica riescono a far quadrare il quadro economico? O imbarcarsi in una scelta, quella del carbone, che sul lungo periodo renderà più difficile il taglio delle emissioni di CO2, in un’Europa che prevede una produzione elettrica totalmente decarbonizzata al 2050?Insomma, gli elementi per avviare rapidamente una seria riflessione sulla Strategia Energetica Nazionale non mancano.
 

28 marzo 2012

Presidente Obama: stop a nuove centrali elettriche a carbone negli USA

Tratto da  Greenstyle

Obama: stop a nuove centrali elettriche a carbone negli USA

barack obama stati uniti carbon tax centrali a carbone
L’amministrazione Obama, finalmente, procede con il suo progetto del 2008 di “mandare in bancarotta” le centrali elettriche a carbone. Il presidente degli Stati Uniti ha presentato ieri la proposta di legge su una nuova carbon tax per le centrali elettriche americane, attirandosi le ire dei Repubblicani e dei colossi dell’energia.
La nuova legge, va precisato, non si applicherebbe alle centrali attualmente esistenti ma a quelle di futura costruzione. E con questo Obama si è messo contro anche gli ambientalisti, che volevano una azione molto più incisiva visto che oggi il carbone rappresenta la fonte da cui proviene un terzo dell’elettricità consumata in USA.
In pratica con la nuova legge non si vieterebbe la costruzione di centrali a carbone, ma si imporrebbe l’installazione di sistemi di cattura e stoccaggio delle emissioni di CO2 (il famoso e tanto contestato CCS) per portarne le emissioni a valori simili a quelli delle centrali a gas. L’eccedenza di emissioni si paga.
Lisa Jackson, amministratrice dell’Environmental Protection Agency (EPA) americana, afferma che gli Stati Uniti possono vincere questa sfida e devono affrontarla subito:
Stiamo mettendo in campo standard che si basano sull’uso di tecnologie pulite e americane, per affrontare una sfida che non possiamo lasciare ai nostri figli o nipoti


....Le industrie, invece, hanno messo all’opera gli avvocati per rallentare il più possibile l’iter delle nuove regole........
La stampa vicina ai Repubblicani e alla grande industria energivora, invece, ha iniziato a descrivere Obama come un presidente in combutta con le corporation straniere per distruggere il suo stesso paese. Questo il clima in America.....
Fonte | Reuters

Leggi tutto: http://www.greenstyle.it/obama-stop-a-nuove-centrali-elettriche-a-carbone-negli-usa-8534.html#ixzz1qRUKmFwc

05 settembre 2011

1)Australia, PETIZIONE AVAAZ in difesa della CARBON TAX 2)Cambiamenti climatici ed asma, per i bambini ..3) OBAMA: doveva essere un presidente GREEN .

IN AUSTRALIA PETIZIONE ON LINE GLOBALE PER UNA CARBON TAX che costringa le grandi industrie a produrre in maniera pulita e garantisca più risorse alle famiglie dei lavoratori.

Firma la petizione cliccando su avaaz.org


AL POPOLO AUSTRALIANO

"Da tutto il mondo esprimiamo il nostro sostegno alla proposta australiana di combattere il cambiamento climatico attraverso la carbon tax e investimenti per le soluzioni per il futuro. Con questa legge l'Australia si unirà a un gruppo di governi lungimiranti e spingerà altri grandi paesi inquinatori ad agire ora. Vi chiediamo di sostenere la determinazione del vostro governo a combattere per il futuro del nostro pianeta."

Tratto da la Voce dell'Emergenza

Australia, rete Avaaz in difesa della carbon tax

In questi giorni una battaglia decisiva per il clima scuote l’Australia: il governo sta per adottare una legge che ridurrebbe le emissioni di gas serra e imporrebbe agli inquinatori di pagare. Ma le grandi industrie, appoggiate da Rupert Murdoch, stanno cercando di affossare la legge.

La carbon tax è una misura che avvantaggia tutti: costringe le grandi industrie a produrre in maniera pulita e garantisce più risorse alle famiglie di lavoratori. Se passerà, servirà da stimolo per altri grandi paesi inquinatori a seguire a ruota e potrebbe essere la nostra maggiore speranza contro il cambiamento climatico.

Ma Murdoch è molto potente: detiene ben il 70% della stampa australiana, che utilizza come megafono per diffondere la paura fra la gente. Se insieme riusciremo a silenziarlo con messaggi di speranza da tutto il mondo, potremo aiutare a far passare questa legge.

Questa battaglia è combattuta in questi giorni sulle emittenti radio australiane. Firma la petizione urgente per sostenere questa iniziativa coraggiosa e condividila con tutti: non appena raggiungeremo le 250.000 firme manderemo in onda alla radio una serie di pubblicità che diffonderanno i nostri messaggi globali, spiegheranno i benefici della legge e genereranno il sostegno dell’opinione pubblica.

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TRATTO DA "LA REPUBBLICA"

UE e Australia collaborano sulla sfida climatica,

Concordato l’impegno a lavorare insieme per promuovere un ambizioso regime globale anti-emissioni, dando il via ad una serie di colloqui finalizzati allo scambio delle esperienze nazionali.

(Rinnovabili.it) – Una nuova fase della collaborazione tra Australia ed Unione europea ha preso oggi ufficialmente il via da Canberra, dove si sono incontrati il primo ministro Gillard e il Presidente della Commissione UE Barroso. Al centro degli odierni colloqui una serie di temi chiave, tra cui gli sforzi globali nei confronti dei cambiamenti climatici. Sottolineando la comune responsabilità nell’affrontare l’attuale sfida ambientale, il premier australiano e il capo dell’esecutivo europeo hanno concordato l’impegno a lavorare insieme per promuovere un ambizioso regime globale anti-emissioni, dando il via ad una serie di colloqui finalizzati allo scambio delle esperienze nazionali. Con l’ipotesi di poter collegare un giorno i rispettivi sistemi di scambio delle emissioni (il governo australiano ha in programma di introdurre una carbon tax dal 1° luglio 2012), entrambe le parti non nascondono ora un forte interesse a collaborare per ampliare e approfondire i mercati del carbonio. “La decisione dell'Australia di mettere un prezzo alle emissioni di carbonio è, a nostro avviso, un passo importante, sia a livello ambientale che economico”, ha dichiarato Barroso a margine dell’incontro. “Siamo convinti, vista l'esperienza europea, che sia il modo più conveniente per ridurre le emissioni e anche creare opportunità di green business. Ora continueremo il nostro lavoro comune per un regime climatico globale e su base bilaterale vedremo quello che possiamo realizzare insieme”.

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Tratto da Ecologiae

Cambiamenti climatici ed asma, per i bambini una relazione pericolosa


I cambiamenti climatici rappresentano un rischio sanitario affatto trascurabile per la popolazione mondiale. Se la Terra riesce sempre a gestire e ad attutire l’impatto dell’aumento delle temperature conservando un certo equilibrio, gli animali che peggio e più lentamente si adattano ai repentini e bruschi mutamenti climatici ed agli eventi meteorologici sempre più estremi sono proprio gli uomini. In particolar modo anziani, bambini e malati cronici sono i soggetti più a rischio a causa di inquinamento, innalzamento delle temperature, estati umide, calde e afose. Sappiamo da tempo che i bambini che vivono in città con poco verde, nei centri congestionati dal traffico e presso le arterie stradali molto transitate, sono maggiormente a rischio di sviluppare malattie respiratorie, asma, rinite allergica proprio a causa dello smog.

Un recente studio condotto da un’équipe di ricercatori afferente alla Mount Sinai School of Medicine traccia uno scenario dei potenziali impatti dei cambiamenti climatici, sulla base delle attuali previsioni sull’andamento del clima in futuro, proprio sull’asma e su quegli attacchi violenti che portano a lievitare le richieste di pronto soccorso negli ospedali, facendo aumentare di conseguenza anche la spesa sanitaria.

I dati raccolti dagli esperti, pubblicati sull’ultimo numero della rivista di divulgazione scientifica Journal of Preventive Medicine, indicano che l’aumento dei livelli di ozono potrebbe portare ad un incremento del 7,3 per cento delle visite d’emergenza collegate all’asma nella fascia d’età compresa tra 0 e 17 anni.

L’équipe di ricerca, coordinata dal professor Perry Sheffield, ha usato dei modelli chimici atmosferici regionali per effettuare i calcoli e le previsioni. I ricercatori hanno collegato le informazioni disponibili sul clima e la qualità dell’aria con i dati raccolti dal New York State Department of Health sulla popolazione infantile, in relazione alle richieste di intervento per attacchi di asma. In seguito hanno simulato l’aumento di livelli di ozono nei prossimi anni, fino al 2020, comparandoli a quelli degli anni Novanta, scoprendo, come abbiamo anticipato, un potenziale incremento medio del 7,3% nelle emergenze ospedaliere dovute ad attacchi di asma nei bambini, scatenati proprio dal livello troppo alto di ozono.

[Fonte: "Future climate change may increase asthma attacks in children", The Mount Sinai Hospital/Mount Sinai School of Medicine, Journal of Preventive Medicine]
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IN AMERICALA CRUDA REALTA' DELLA POLITICA :
LA RECESSIONE COME ALIBI PER METTERE NUOVAMENTE IN CODA I DIRITTI DEI CITTADINI E COSTRUIRE PONTI D'ORO PER GLI INQUINATORI .
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Scontentate contemporaneamente Destra e Sinistra :

marcia Indietro di Obama sull' Ozono

Ridateci il presidente che credevamo di aver eletto nel 2008» gridano i verdi, furenti per la decisione di Obama di imporre all' Epa, l' ente per la protezione ambientale, di rinunciare, almeno per qualche anno, a introdurre limiti anti-inquinamento più severi per gli impianti industriali le cui emissioni di ozono alimentano lo smog che incombe su molte regioni americane.

Tratto da L' Occidentale

I gruppi ambientalisti hanno accusato il presidente di aver ceduto alla pressione dei gruppi industriali
. “La Casa Bianca ha preso le parti degli inquinatori industriali invece che del popolo americano”, ha detto Frances Beinecke, presidente del Natural Resources Defense Council. “Il Clean Air Act richiede chiaramente all’Environmental Protection Agency di fissare standard protettivi contro lo smog basato sulla scienza e la legge. La Casa Bianca adesso ha inquinato questo processo con la politica”.
L’EPA è “al momento sotto attacco senza precedenti”

I ritardi dell'Amministrazione Obama sulla Riduzione degli Standard sull'inquinamento

Oggi l'amministrazione Obama ha preso una decisione che metterà in pericolo la salute di decine di migliaia di americani. La sua scelta di ritardare il più forte standard per l' ozono lascia gli inquinatori fuori dai guai e lascia gli americani con i familiari malati e maggiori costi medici.

Gli Standard per abbassare l'inquinamento esistono perché lo smog è pericoloso per la salute umana. Provoca malattie respiratorie, malattie cardiache e morte prematura. Anche se abbiamo fatto progressi nel ridurre questo inquinamento nocivo nei cieli americani, non abbiamo risolto il problema.

Abbassare i livelli di ozono avrebbe risparmiato fino a 4.300 vite ed evitato ben 2.200 attacchi cardiaci ogni anno. Avrebbe facilitato la respirazione per i 24 milioni di americani che vivono con l'asma. E si sarebbero anche creati fino a $ 37 miliardi all'anno di benefici per la salute.

Omettendo di fornire tali riduzioni per lo smog il presidente Obama è sceso dalla parte di chi inquina.....

LEGGI TUTTO su Natural Resources Defense Council.