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10 febbraio 2013

Lo sporco segreto dell’Europa :l'Europa consuma più carbone e l' Italia è il secondo acquirente di carbone statunitense.

Tratto da Ecoblog

Ambiente, l'Europa consuma più carbone e l' Italia è il secondo acquirente di carbone statunitense



E’ stato definito

lo sporco segreto dell’Europa amica delle politiche verdi non a torto: secondo il Washington Post  il vecchio continente è molto più dipendente dal carbone, in particolare quello statunitense, di quanto non si possa pensare.
Dopo un periodo di declino infatti il mercato del carbone europeo, alimentato anche dalla materia prima americana a basso costo sui mercati globali, è nuovamente in ascesa, come potete vedere nel grafico qui sopra.



Un trend che negli Stati Uniti sarebbe invece in calo, visto il graduale passaggio al gas naturale, meno costoso, che ha fatto lentamente precipitare la domanda interna di carbone; le esportazioni verso la Cina e sopratutto l’Europa sarebbero invece aumentate: del solo nel vecchio continente, 26% nei primi nove mesi del 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011.


Un primo sguardo, da italiani, dovremmo darlo proprio all’Italia, che in Europa è il secondo acquirente di carbone statunitense dopo il Regno Unito, con 7,2 milioni di tonnellate.

Grazie al passaggio al gas negli Stati Uniti le emissioni di gas serra sono diminuite; tuttavia se stiamo semplicemente direzionando quel carbone da qualche altra parte, in particolare verso l’Europa, un sacco di quei benefici vengono inevitabilmente a mancare.
afferma David Baldock, direttore esecutivo del Institute for European Environmental Policy di Londra.
Sotto accusa in particolare le centrali elettriche a carbone, che causano altissime emissioni, nel 2012 calcolate come il punto massimo mai raggiunto dai primi anni ‘90 e il futuro non prometterebbe bene.........
Leggi l'articolo integrale
 

09 febbraio 2013

Bloomberg New Energy Finance:In Australia, l'eolico è più conveniente delle fossili

Tratto da Zeroemission
In Australia, l'eolico è più conveniente delle fossili
Venerdì, 8 Febbraio 2013 |
Il dato emerge dall'ultima ricerca di Bloomberg New Energy Finance, scondo cui un MWh eolico in Australia costerebbe 80 dollari australiani, contro 143 del carbone e 116 del gas

In Australia, l'eolico è più conveniente delle fossili

L'energia eolica in Australia è più conveniente di quella da carbone e gas. E' quanto emerge dall'ultima ricerca condotta da Bloomberg New Energy Finance, secondo cui, anche senza nessun incentivo nazionale, un MWh eolico prodotto costerebbe 80 dollari australiani, contro i 143 del carbone e i 116 del gas. Al netto delle tasse anti CO2, l’energia prodotta dal vento sarebbe comunque del 14% più economica di quella dal carbone e del 18% di quella dall gas. "
L'idea che i combustibili fossili siano più economici delle rinnovabili è cosa superata - ha detto Michael Liebreich, CEO di Bloomberg New Energy Finance - il fatto che l’eolico sia gia oggi più economico di carbone e gas, proprio in uno dei Paesi con le maggiori riserve di combustibili fossili, dimostra che le rinnovabili stanno davvero cambiando il mercato e, di conseguenza, l'economia della generazione elettrica"

Anche il fotovoltaico, però, è sulla buona strada per raggiungere la cosiddetta "grid parity" in Australia, anche se in tempi meno ristretti. Secondo Bloomberg, infatti, dopo il 2020 i grandi impianti FV installati nel Paese saranno in grado di produrre energia a costi inferiori alle fonti fossili
Questo sarebbe causato dalla mancata volontà già espressa dai prinicpali gruppi bancari australiani di finanziare nuove centrali a carbone.

La Terra non si governa con l'economia. Le leggi di natura prevalgono sulle leggi create dall'uomo.

 Tratto da Greenreport
L’appello degli accademici italiani

«La Terra non si governa con l'economia. Le leggi di natura prevalgono sulle leggi dell'uomo»

Per evitare il collasso della civiltà umana globale dobbiamo ridefinire le nostre priorità

[
Gianfranco Bologna

Sulla prestigiosa rivista scientifica dei "Proceedings of the Royal Society" ...  i due grandi ecologi dell'università di Stanford, Paul e Anne Ehrlich, hanno pubblicato un paper molto interessante dal titolo Can a collapse of global civilization be avoided? (Può essere evitato il collasso della civiltà umana globale?). Questo è ormai il grande tema sul quale tantissimi scienziati che studiano gli effetti dei cambiamenti globali indotti dall'intervento umano sui sistemi naturali del pianeta si stanno interrogando.
I coniugi Ehrlich fanno presente che i problemi ambientali causati dalle relazioni natura-specie umana hanno contribuito a numerosi episodi di collasso di civiltà umane del passato. 
 Ciò che si sta oggi configurando è invece la possibilità di un collasso globale della nostra civiltà globale, che soffre di un mix di sovrapopolazione, sovra consumo e sovra sfruttamento degli ambienti e delle risorse naturali dell'intero pianeta.
 I dati che la comunità scientifica ha raccolto sul complesso delle situazioni critiche dei sistemi naturali rispetto ai temi dell'energia, dei flussi di materia, del cibo, delle risorse idriche, della biodiversità ecc. sono ormai estremamente preoccupanti.
L'instancabile Paul Ehrlich ha quindi, negli ultimi anni, attivato un'importante iniziativa scientifica internazionale per sviluppare la "foresight intelligence", la capacità di un'intelligenza previdente, definita Millennium Alliance for Humanity and the Biosphere.  
 
Sulla stessa linea il grande ambientalista Lester Brown nel suo volume "Piano B 4.0", che non a caso ha come sottotitolo Mobilitarsi per salvare la civiltà (da me curato per l'edizione italiana, pubblicata da Edizioni Ambiente nel 2010), scrive : «La situazione in cui ci troviamo ci spinge tra l'altro a definire un nuovo concetto di sicurezza per il ventunesimo secolo. Il tempo in cui le forze militari costituivano la minaccia primaria per la sicurezza è cosa passata, le vere minacce sono ora rappresentate dall'instabilità del clima, dal diffondersi della carenza d'acqua, dalla continua crescita della popolazione, dalla diffusione della fame e dal fallimento degli stati. La sfida consiste ora nel definire nuove priorità che corrispondano a queste nuove minacce per la sicurezza.
Ci troviamo di fronte a questioni dalla complessità quasi schiacciante e di un'urgenza senza precedenti. Siamo nel mezzo di una competizione fra punti di non ritorno naturali e politici, ma non sappiamo esattamente quali siano i punti di non ritorno della natura, poiché è essa stessa a stabilirli. La natura tiene il tempo, ma noi non possiamo vedere l'orologio. 
L'idea che la nostra civiltà sia prossima alla fine se continuiamo su questa strada non è un concetto facile da afferrare o da accettare....... 
....Una cosa è certa - stiamo affrontando il cambiamento più grande con cui qualsiasi generazione della storia si sia mai dovuta misurare. Quello che non è chiaro è quale sarà l'origine di questo cambiamento: continueremo sulla vecchia strada del business as usual entrando in una fase di declino economico e di caos diffuso, o saremo in grado di ridistribuire rapidamente le priorità, muovendoci alla velocità dei tempi di guerra per spingere il mondo verso un cammino economico che possa veramente sostenere la nostra civiltà?».
......
Questi concetti sono stati recentemente riassunti da un appello che alcuni studiosi italiani hanno voluto proporre, in un momento significativo come quello delle elezioni politiche nel nostro Paese, per ricordare alcune questioni basilari che derivano dalla migliore conoscenze scientifica sin qui acquisita proprio dalle ricerche sul cambiamento globale.
Il titolo dell'appello La Terra non si governa con l'economia. Le leggi di natura prevalgono sulle leggi dell'uomo (lo si trova sul sito della Società Italiana di Meteorologia, presieduta dal noto climatologo Luca Mercalli, che è anche uno dei promotori dell'iniziativa).
  ....Chiediamo pertanto al mondo dell'informazione di rompere la cortina di indifferenza che impedisce un approfondito dibattito sulla più grande sfida della storia dell'Umanità: la sostenibilità ambientale, estremamente marginale nelle politiche nazionali degli ultimi 20 anni e ad oggi assente dalla campagna elettorale in corso.
L'augurio vivissimo è che queste riflessioni facciano finalmente comprendere al mondo politico - economico le vere priorità per il nostro immediato futuro. 
Leggi l'articolo integrale su Greenreport

08 febbraio 2013

L’italia condannata dall’Unione Europea per l’inquinamento ambientale da pm10:Al danno sulla salute e l’ambiente si somma quello sulla tasca....

Tratto da Agorà Magazine

L’italia condannata dall’Unione Europea per l’inquinamento ambientale da pm10

giovedì 7 febbraio 2013

Il problema più grave oggi in Italia è rappresentato da una classe dirigente che, di fatto, ha accettato che l’inquinamento ambientale generi una strage silenziosa, in numero pari a quello di un conflitto. Taranto, Marghera, Priolo rappresentano solo la punta, ma anche la dimostrazione di come il problema ambientale e dell’inquinamento, prima di essere un problema politico, è un problema culturale e d’interessi corposissimi.
Una prova evidente di quest’affermazione si trova nello scarsissimo eco sui maggiori media riguardo alla condanna dell’Italia da parte della Corte Europea di Giustizia in materia d’inquinamento atmosferico. Non è una novità che il nostro Paese sia condannato su questioni che riguardano l’ambiente, tanto che sono in corso 36 procedimenti dell’UE per parziali o totali mancati recepimento di direttive ambientali. La condanna questa volta assume una particolare rilevanza perché riguarda il superamento dei limiti del PM 10 (polveri sottili aventi un diametro inferiore o pari a 10 millesimi di millimetro e superiore a 2,5 millesimi di millimetro) in molte regioni italiane.
La Commissione UE, proprio sulla base dei dati inviati dal nostro Paese, rilevava lo sforamento del PM 10 per gli anni 2006 e 2007 in ben 55 zone e diffidava l’Italia al rispetto dei limiti. ...
Alla Commissione è stato sufficiente dimostrare che nessun dato era stato trasmesso dall’Italia per la valutazione di quanto incidesse il vento e la forma del territorio nel superamento dei limiti, e conseguentemente denunciava l’Italia alla Corte di Giustizia, che ha ritenuto, fondate le contestazioni avanzate dalla Commissione Europea e condannato l’Italia. 
........ L’assurdo di questa situazione è che le cose da fare il legislatore italiano le ha scritte nel d.lgs. 155 del 2010!.......


Alle polveri sottili è associati vari gravi rischi per la salute. Rischi riconosciuti da autorevoli organismi scientifici accreditati come l' Organizzazione Mondiale della Sanità (riconosciuti nel 2005) , l’American Thoracic Society (1999) e l’American College of Cardiology Society (2010).
Effetti acuti e cronici che possono comportare una diminuzione della speranza di vita e un aumento della mortalità in generale. 
Certo che se i magistrati fossero tutti come la dott.ssa Todisco o il dott Guariniello, forse i cittadini qualche speranza di rispetto della legge, per far cessare gli attentati alla salute e la strage da tumori, l’avrebbero..........
La legge esiste ma nella pratica è solo un pezzo di carta utile, per dimostrare il recepimento delle direttive UE.
Oltre agli attentati alla salute, per la mancata applicazione delle norme esiste anche il problema che la condanna determina il pagamento di pesanti sanzioni giornaliere. 
 La sanzione pecuniaria, comminata dalla Corte si compone una penalità di mora e di una somma forfettaria.
La determinazione della sanzione dipende da tre criteri: la gravità dell’infrazione, la sua durata, la necessità di garantire l’efficacia dissuasiva per evitare recidive. 
Il calcolo delle sanzioni è fatto dalla Commissione Europea attraverso la moltiplicazione di un importo base (…210 euro per la somma forfettaria + 640 euro per la penalità di mora ) per un coefficiente relativo a ciascuno dei criteri prima ricordati. Il primo criterio quello della gravità dell’infrazione è valutato tra 1 e 20 in base alla importanza delle norme. Nel nostro caso si è facili profeti se si afferma che il coefficiente sarà il massimo! Stessa valutazione sulla determinazione del coefficiente di gravità la cui valutazione , dipenderà dalla stima del danno alla salute umana o all’ambiente.
Insomma possiamo ipotizzare che il nostro Paese per il mancato rispetto di queste norme comunitarie a tutela della salute umana dovrà anche pagare delle sanzioni pecuniarie che, graveranno sulle tasche dei cittadini e non su quelle dei parlamentari e dei ministri che si sono succeduti negli ultimi 14 anni.  
Sarebbe interessante conoscere quali azioni ha posto in essere l’attuale Ministro Clini, su questa grave e onerosissima condanna da parte della Corte di Giustizia del nostro Paese! Sanzioni che possono triplicarsi perché la durata dell’inadempimento si esprime attraverso un coefficiente che, varia da uno a tre calcolato computando 0,10 per ogni mese trascorso a decorrere dalla pronuncia della prima sentenza di inadempimento. 
Analoga valutazione è da farsi nei confronti della Corte dei Conti che , dovrebbe promuovere azioni di responsabilità per i danni determinati da Ministri, Presidenti di Regioni, di Province e Sindaci per mancato rispetto delle norme comunitarie che determinano costi sanitari, aumento di malattie gravi, mortalità e pene pecuniarie altissime , pagate dal contribuente italiano.
Al danno sulla salute e l’ambiente si somma quello sulla tasca costituito dalle multe da pagare all’Unione Europea!
Leggi l'articolo integrale su  Agorà Magazine

Dì la tua sull’inquinamento dell’aria in Italia, partecipa alla consultazione Ue


Tratto da Agora Magazine

Dì la tua sull’inquinamento dell’aria in Italia, partecipa alla consultazione Ue

 

L’europarlamentare Andrea Zanoni del Idv invita a partecipare
Ho il piacere di ricordarti che la Commissione europea ha aperto a fine dicembre una consultazione pubblica sulla qualità dell’aria per chiedere a semplici cittadini, associazioni ed esperti quali misure secondo loro bisognerebbe prendere per ripulire l’aria che tutti noi respiriamo quotidianamente. C’è tempo ancora un mese, fino al 4 marzo, per partecipare a questa consultazione democratica unica nel suo genere. Visto che il tutto è stato predisposto in inglese, ho voluto far tradurre in italiano entrambi i questionari e le istruzioni d’uso per dare a tutti la possibilità di dire il loro punto di vista su una materia così importante per la nostra salute.


L’inquinamento dell’aria che respiriamo tutti i giorni sta diventando una vera e propria emergenza. La Commissione europea ha stimato in 500mila le morti premature annue dovute a questo tipo di inquinamento.

Traffico automobilistico, abuso di combustibili fossili, incenerimento di rifiuti e combustioni fai da te sono tra le attività che aumentano esponenzialmente la presenza di inquinanti tossici nell’aria delle nostre città e campagne, e questo con una ricaduta diretta sulla salute di tutti noi e dei nostri figli.

La Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica in vista della revisione della normativa europea sulla qualità dell’aria, una consultazione che permette a tutti i cittadini europei, quindi anche italiani, di dire secondo loro quali sono le misure concrete che dovrebbero essere prese per ridurre la percentuale di inquinanti presenti nell’atmosfera.
Una seconda consultazione si rivolge invece ad un pubblico più esperto in materia, ovvero esperti e specialisti delle amministrazioni nazionali e delle autorità regionali e locali, ricercatori, imprese, portatori di interesse, Ong, gruppi ambientalisti e attivi nel campo della salute e gruppi con esperienza nell’attuazione della legislazione sulla qualità dell’aria.

Non è un segreto ormai che in ambito ambientale, tra le altre cose, è a Bruxelles che vengono prese le decisioni che contano.
 Da qui la sfilza di procedure d’infrazione comminate ai danni dell’Italia, restia più degli altri Paesi Ue a filare dritto quando di mezzo c’è la salute dei suoi cittadini. 
Consapevole dell’importanza di questa partecipazione democratica, ho voluto fare il possibile affinché gli italiani sfruttino appieno questa possibilità.


ECCO  QUALCHE ISTRUZIONE PRATICA. Entrambi i questionari devono essere compilati online, quindi nella versione originale inglese. Le istruzioni per la compilazione sono le seguenti: CLICCA QUI, (Leggi l'articolo integrale per le istruzioni in italiano)

 La consultazione è aperta fino al 4 marzo 2013.



Voglio concludere con una considerazione: partecipando a questa consultazione, i cittadini fanno tutto il loro possibile per ripulire la nostra aria. Il prossimo passo sarà esigere che le amministrazioni europee, nazionali e locali facciano la loro parte anche in considerazione della recente sentenza del 19 dicembre scorso con cui la Corte di Giustizia Ue ha condannato l’Italia per aver violato la Direttiva sulla qualità dell’aria.

Insomma, per adesso, buona compilazione a tutti. Andrea Zanoni

07 febbraio 2013

Polveri di Carbone:un’autentica minaccia per l’uomo

Tratto da Ideegren

Polveri di Carbone



Se il mondo è seriamente intenzionato a evitare i cambiamenti climatici, i due terzi di tutte le riserve di combustibili fossili accertate devono rimanere nel sottosuolo. A sostenerlo è l’Agenzia internazionale per l’energia, in Italia ancora si parla di aprire nuove centrali a carbone mentre quelle vecchie rischiano di chiudere i battenti!
Le emissioni di CO2 derivate dalla combustione di combustibili fossili stanno destabilizzando il nostro clima, per non parlare dei gravi danni sulla salute umana: le polveri di carbone inquinano l’aria, l’acqua e la terra, rendendola incoltivabile.

La composizione delle polveri di carbone è ben nota, così come la sua pericolosità, legata anche alla matrice ambientale che la riceve. Va sottolineato come sia la parte organica che quella minerale delle polveri di carbone rappresentano un rischio per l’ambiente e per la salute; infatti, gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) nella prima e i metalli come arsenico e mercurio nella seconda rendono le polveri di carbone altamente inquinanti, un’autentica minaccia per l’uomo.
Polveri di carbone e inquinamento del Mare
“In mare gli inquinanti si diffondono con estrema facilità depositandosi sul fondo e restando in sospensione e con altrettanta facilità entrano nella catena alimentare e, a causa delle le loro proprietà tossiche anche cancerogene, mutagene e teratogene, causano danni diretti alle specie marine, e arrivano sulle nostre tavole.

Le polveri di carbone finiscono in mare mediante scarichi idrici o a causa di contaminazioni accidentali. Quando le concentrazioni sono elevate, le polveri possono causare localmente un abbassamento della quantità di ossigeno nell’acqua. Le polveri di carbone operano da filtro per la luce e intorpidendo l’acqua compromettendo l’intero ecosistema.
Polveri di carbone, dove in Italia
In questo articolo abbiamo parlato di Brindisi, purtroppo, oltre la regione Puglia, ci sono altri siti dove il carbone sta mettendo in pericolo l’ambiente, il territorio e la salute umana

In questo contesto, il WWF è attivo con azioni legali (ricorsi  e denunce) e campagne di informazione, ne è un esempio la segnalazione che punta dritta alla Liguria. 
A Vado Ligure l’emergenza sanitaria è ormai conclamata, a Porto Tolle, dove addirittura è prevista una centrale a carbone nel mezzo di un parco, a Saline ioniche,  il tentativo di costruire nuove centrali a carbone a fronte di una overcapacity di produzione di energia elettrica costituisce un pericolo per l’ambiente e la salute umana.

Taranto carbone in mare.Sono stati applicati "idonei sistemi e procedure atte ad evitare ovvero contenere la caduta in mare di materiale minerale e fossile"?

Tratto da Greenme

Carbone in mare a Taranto. L'Ilva incolpa il vento


carbone mare ilva

Carbone in mare a Taranto. Era destinato allo stabilimento dell'Ilva, che, in una nota, dà la colpa a una folata di vento. L'allarme inquinamento è scattato ieri mattina al secondo sporgente del Porto, con conseguenze ancora da quantificare. Il minerale sarebbe caduto in acqua nel corso delle operazioni di scarico da una motonave proveniente da Malta, la Kambanos, che ne avrebbe dovuto scaricare 81.000 tonnellate.
Sul posto sono subito intervenute le motovedette della capitaneria di Porto e i mezzi della Ecotaras, società specializzata in interventi di disinquinamento i mezzi per la bonifica che si sta occupando del contenimento e del recupero del materiale. Per l'Ilva, la dispersione di coke non avrebbe comunque determinato "alcuna emergenza" ambientale e la situazione sarebbe "sotto controllo".
.........
Ma è una buona comunicazione giustificare quanto è accaduto addossando la colpa al vento? Se l'è chiesto Alessandro Marescotti, Presidente di Peacelink e tarantino di origine, sul blog de Il Fatto Quotidiano Ambiente e Veleni, facendo riferimento alla mancata applicazione delle prescrizioni dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) che prevedono lo scarico dei materiali con tecniche che evitino la dispersione delle polveri nell'ambiente e in mare.
"Constatiamo inoltre che rimangono scoperti i nastri trasportatori che trasferiscono le materie prime dal porto alla fabbrica (nei "parchi minerali"). Quei nastri trasportatori dovevano essere coperti il 26 gennaio 2013 in quanto l'AIA dava 3 mesi di tempo a partire dal 26 agosto 2012", spiega il presidente, aggiungendo anche che Vendola aveva più volte annunciato di aver inserito tale copertura nell'atto di intesa del 2006.
Oggi, invece, "scopriamo che tale copertura – conclude Marescotti- non è avvenuta in modo integrale e che è una parte "sofferente" dell'AIA. Come pure non è avvenuto il cambio radicale di scarico della nave che superi il rudimentale sistema della benna, che disperde le polveri al vento". Eppure il 7 aprile 2011 era stato siglato un accordo fra il sindaco di Taranto Stefàno, il contrammiraglio Giuffrè (Autorità Portuale), il capitano di vascello Zumbo (Capitaneria di Porto) e Girolamo Archinà, portavoce dell'Ilva attualmente in carcere, avente proprio l'obiettivo di adottare "idonei sistemi e procedure atte ad evitare ovvero contenere la caduta in mare di materiale minerale e fossile".
Non è dato sapere quali siano stati gli effetti di questa intesa. Quel che è certo ce lo dice un tweet del giornalista de L'Unità Salvatore Maria Righi: "a Taranto c'è più carbone su balconi e finestre che all'Ilva".
Leggi l'articolo integrale su  Greenme

06 febbraio 2013

Fatih Birol capo economista della IEA:Troppi sussidi alle fossili.

Tratto da Legambiente

STOP sussidi alle fonti fossili

Ogni anno lo Stato foraggia direttamente e indirettamente le fonti fossili di energia con 9,11 miliardi di euro.
 E' ora di dire basta! 
Consulta la mappa degli impianti più inquinanti.  Qui

 Alcune  immagini tratte dal sito di Legambiente  che ben metteno in evidenza la problematica  per la CO2 della Regione Liguria con ........ tre  inquinanti centrali a  carbone.


 

Il Pianeta è in pericolo, le emissioni di CO2 continuano a crescere (+ 20% dal 2000) con effetti ambientali e sociali  sempre più drammatici. Cambiare modello energetico, promuovendo le fonti di energia pulita e riducendo drasticamente il consumo di petrolio, carbone, gas, è una priorità assoluta. 

Secondo l’International Energy Agency nel 2012 i sussidi alle fonti fossili nel Mondo sono arrivati a 630 miliardi dollari, in crescita rispetto agli anni scorsi, erano 523 nel 2011 e 412 nel 2010. Anche in Italia le fonti fossili continuano a ricevere sussidi assurdi!  Scarica il dossier

Leggi l'articolo integrale

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Tratto da Qual'Energia

Troppi sussidi alle fossili. E vento e sole più prevedibili delle politiche che li sostengono...

.......Da noi  in Italia le fonti sporche ricevono 9,11 miliardi di euro di finanziamenti pubblici all'anno.



Pagate con soldi pubblici per mandare in tilt il clima. Le fonti fossili ricevono 100 dollari di sussidi per ogni tonnellata di CO2 che rilasciano in atmosfera. Nel 2011, ultimo anno di cui si conoscono i dati, carbone, petrolio e gas hanno ricevuto aiuti di Stato per 523 miliardi di dollari, a tutte le rinnovabili ne sono andati solo 88. Il dato non è nuovo, ma vale la pena di ricordarlo periodicamente, visto che nel dibattito pubblico, specie in quello italiano, sono fotovoltaico, eolico e le altre fonti pulite ad essere costantemente messe sul banco degli imputati perché favorite da aiuti pubblici che peserebbero sulla collettività distorcendo il mercato (si veda il recente attacco al FV sul Corriere della Sera).
A rilanciare la denuncia nei giorni scorsi, intervenendo ad una conferenza sull'eolico a Vienna, è stato Fatih Birol, capo economista della International Energy Agency, agenzia non certo di ispirazione ambientalista che però da anni sta predicando l'eliminazione dei sussidi alle fossili. Mentre il prezzo della CO2 nel sistema ETS in questi giorni ha toccato i minimi storici, arrivando anche sotto i 4 euro, cioè 5,4 dollari a tonnellata, colpisce molto il calcolo citato da Birol, per cui quei 523 miliardi si possono tradurre in un sussidio pubblico assurdo di 110 dollari a tonnellata emessa.
Quando si parla di questo problema solitamente ci viene ricordato che sono soprattutto i paesi in via di sviluppo ed emergetnti a elargire più soldi alle fossili, per facilitare l'accesso all'energia di chi ha meno, ma Birol ha ricordato che "dei circa 500 miliardi di sussidi, solo il 20% va ad aiutare le fasce sociali a basso reddito” e ha aggiunto che tutti i governi del mondo devono affrontare questo problema”.
La questione ha infatti dimensioni allarmanti anche nei paesi industrializzati e anche in Italia: come QualEnergia.it ha denunciato di recente, da noi le fonti sporche ricevono 9,11 miliardi di euro di finanziamenti pubblici all'anno. Aiuti dati in diverse forme: dagli sgravi fiscali ai petrolieri, agli aiuti al trasporto su gomma, fino ai sussidi alle centrali a fonti fossili e alle famigerate “assimilate”.
Come ha sottolineato Birol: “Da una parte i paesi parlano di rinnovabili, efficienza energetica e cambiamenti climatici, dall'altra sussidiano le fonti fossili. Finché ci sono questi sussidi non abbiamo possibilità di raggiungere gli obiettivi sul clima e far sì che le rinnovabili siano competitive con carbone, gas e petrolio, resi artificialmente economici dagli aiuti pubblici”.

Per permettere la transizione energetica necessaria occorre dunque creare un campo di gioco livellato e gestito con regole certe: non è tanto la non prevedibilità della produzione da fonti come eolico e fotovoltaico ad ostacolarne lo sviluppo – ha osservato l'economista IEA – bensì la non prevedibilità delle politiche: “il mio messaggio ai governi è che se le politiche di supporto fossero prevedibili quanto lo è il vento la parità sarebbe già vinta”.....

05 febbraio 2013

Andrea Fontana:"Enel Black Power", l'energia che non ti ascolta

Tratto da QualEnergia

"Enel Black Power", l'energia che non ti ascolta


Domande, fatti e alcune risposte presentate nel libro del giornalista Andrea Fontana da titolo “Enel Black Power, chi tocca muore!”
 Un libro inchiesta su chi sembra voler bloccare l'espansione delle energie rinnovabili in Italia. 
E non solo Enel. Una raccolta di indizi sull’ordinario e storico conflitto tra vecchi poteri e forze dell’innovazione.
Perché il governo ha voluto fermare la corsa alle energie rinnovabili? Tutte le bugie o le mezze verità raccontate dai principali organi di stampa sul fotovoltaico e le bollette degli italiani.

Chi ha “dettato” gli articoli chiave del Quinto Conto Energia? Perché una scelta così in contrasto con la volontà popolare? E ancora, la vergogna del CIP6. E poi ora la Strategia Energetica Nazionale presentata dal ministro Corrado Passera: un passo avanti o uno indietro?

Queste domande, questi fatti e alcune risposte sono presentate nel libro del giornalista Andrea Fontana da titolo Enel Black Power, chi tocca muore!” Un libro inchiesta (128 pp.) su chi sembra voler bloccare l'espansione delle energie rinnovabili in Italia. Ed Enel è una delle forze che remano contro, spiega Fontana, così come altre lobby energetiche, che cercano anche di costruirsi un’anima verde (come la società Enel Green Power, che peraltro opera per la maggior parte fuori dal contesto italiano), mentre l’utility (Enel Spa) punta al carbone e detta spesso le regole del settore energetico. Come la spinta al ritorno al nucleare che ha visto il grande gruppo energetico in prima fila, poi bocciato dalla volontà popolare.
“L’energia solare è un’opportunità che non possiamo permetterci di perdere e può rappresentare la grande occasione per liberarci dalle lobby e dai politici che ci hanno trascinato sulla soglia del baratro.
Le lobby dell’energia sono tra le più influenti. Batterle non sarà facile, ma questo potrebbe essere il momento giusto.
 Smascherare gli intrighi, gli intrallazzi, le inefficienze e l’incompetenza di chi ci amministra significherebbe rimettere in moto tutto o quasi. Significherebbe liberarci da chi ha saputo o voluto guardare soltanto ai propri interessi. Sarebbe un segnale forte, fortissimo, di un cambio di mentalità. Significherebbe aver trovato uomini nuovi, coraggiosi, con idee innovative.”, scrive Fontana.

Immagine tratta da Energia felice

Ma come dice l’autore, che raccoglie moltissime testimonianze, interviste e citazioni, “ai poteri forti non interessano le nostre opinioni.  

Tentano di farci credere che il costo di un piano energetico ecosostenibile sarebbe troppo alto per le tasche dei cittadini, contemporaneamente indossano la maschera dei paladini della green energy”. Un gioco di ruoli nel quale controllati e controllori sono sempre le stesse persone, schierate in difesa di monopoli e posizioni dominanti difficili da scalfire, con buona pace del libero mercato e della concorrenza.

Un libro, come si può comprendere, di difficile diffusione, realizzato in autonomia dall’autore e senza editore.
 Una raccolta di indizi sull’ordinario e storico conflitto tra vecchi poteri e forze dell’innovazione. Qui sull’energia, tema centrale nello sviluppo economico ed ecologico di un paese.
Per richiedere il volume: www.solarimpulse.it
Leggi l'articolo integrale

Quale energia per quale società?“Dimmi che politica energetica hai e ti dirò che società sei”

 “Il nostro pianeta ha risorse sufficienti per soddisfare i bisogni fondamentali di tutti, ma non l’avidità di alcuni” (Gandhi).
Quale energia
per quale società?

Tratto da Peacelink
Un agile opuscolo scaricabile per la diffusione

L'alternativa energetica in semplici parole

5 febbraio 2013 - MIR
Contributo del MIR per spiegare in semplici parole la necessità e la relizzabilità di un'alternativa energetica

Cerano centrale a carbone: o il lavoro o la vita......

Cerano: o il lavoro o la vita 

Maria Luisa Mastrogiovanni

Il nastro dal porto di Brindisi fa arrivare fino a Cerano 8 milioni di tonnellate di carbone l'anno, con cui la centrale termoelettrica a carbone tra le più grandi d'Europa e seconda in Italia dopo Civitavecchia fornisce il 5% dell'energia nazionale.

Imbrattati da Cerano
Lungo tutto il tragitto le case e i campi e le persone vengono "imbrattate".
E' questo il reato, "imbrattamento di cose", ipotizzato dalla Procura di Brindisi nei confronti di 15 imputati, 13 dirigenti dell'Enel, proprietaria di Cerano, e due imprenditori brindisini incaricati della pulizia e della gestione del carbonile.
Mentre per altri quattro dirigenti di Cerano, in un altro procedimento, è stato ipotizzato quello di omicidio colposo per la morte di tumore di tre persone: tumori riconducibili al carbone.
"Per fortuna", dicevano i contadini che ho incontrato sui campi contaminati dal carbone, "qui soffia forte la tramontana e la polvere maledetta viene soffiata a sud".

Adesso gli abitanti dei quartieri Perrino e S. Paolo vogliono contarsi: vogliono andare casa per casa e fare il censimento del dolore, capire quante persone per ogni famiglia sono morte per
tumore.
E con questi numeri chiedere giustizia, per aver scelto il lavoro, non sapendo, che 21 anni fa, quando entrò in funzione Cerano stavano scegliendo tra il lavoro e la vita.

L'Enel imputata 

 I 15 imputati, nei confronti dei quali il processo si è aperto, al Tribunale di Brindisi, lo scorso 12 dicembre, rispondono oltre che di associazione per delinquere, anche di concorso continuato in getto di cose pericolose e danneggiamento, con le relative aggravanti. E' questo paradossalmente l'unico modo per la Procura di incardinare un reato ambientale altrimenti non previsto nell'ordinamento italiano. Avrebbero, secondo i pm Giuseppe De Nozza e Myriam Iacoviello, omesso di adottare (o di segnalarne la necessità) misure idonee ad impedire le ripetuta diffusione delle polveri di carbone oltre il perimetro della centrale e lungo l'asse su cui scorre il nastro che trasporta il minerale. Avrebbero, ad esempio, potuto segnalare il bisogno di coprire il carbonile, di chiudere il nastro e le torri di scarico e di ripresa, di pulire il nastro e le aree di passaggio del carbone. Ma non l'hanno fatto.

E, dicono i pm, non lo hanno fatto consapevolmente: ecco l'imputazione di associazione per delinquere. I 15 imputati sarebbero cioè stati a conoscenza dei limiti presenti nel controllo della sicurezza ambientale del carbonile, dove sono stoccate milioni di tonnellate di carbone su un'area di 125mila metri quadrati, capiente per 750mila tonnellate. Ed avrebbero anche saputo che il nastro non era a tenuta stagna, che il carbone sarebbe potuto uscire fuori dal "percorso" ed anche che non era della migliore qualità. 
Ma non avrebbero preso provvedimenti per evitare che tutto ciò accadesse.
Lo proverebbero le indagini condotte dalla Digos negli hard disk dei computer dei dirigenti, che hanno costituito il fulcro dell'inchiesta. Perché da quelle analisi sarebbero emerse le tracce di una comunicazione interna, riservata, tra i vertici dell'azienda, in cui venivano evidenziate proprio le "mancanze" dal punto di vista della sicurezza.

L'effetto si sarebbe manifestato sull'attività di ben 23 aziende agricole e 33 persone, danneggiate da una condotta colpevolmente superficiale. I loro nomi sono contenuti nell'avviso di conclusione indagini recapitato ai diretti interessati. Ma i danni di tale mancata messa in sicurezza sono dell'intero territorio, e non solo brindisino, ma a sud, fino al Capo di Leuca.

 
 Malformazioni sui feti 
La ricerca dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Lecce, dal titolo Congenital anomalies among live births in a polluted area. A ten-year retrospective study, pubblicato sulla rivista scientifica BMC Pregnancy and Childbirth ha analizzato le malattie congenite dei bambini nati a Brindisi negli ultimi 10 anni, cioè dal 2001 al 2010. ....
La ricerca collega con un rapporto di causa-effetto le malattie congenite con l'inquinamento ambientale: biossido di azoto, biossido di zolfo, monossido di carbonio, l'ozono, il particolato, metalli pesanti e composti organici, in particolare diossine e furani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa). Sostanze già rilevate dall'Arpa (Agenzia regionale per l'ambiente) nel terreno e nella falda di Brindisi fin dal 2005 e analizzate da "Medicina democratica" (Associazione di medici per l'ambiente) nel "Dossier inquinamento" del 2007, nel cui si metteva in relazione diretta l'emissione dei fumi di Cerano con l'inquinamento ambientale.

Ecco quali e quanti veleni nell'aria, nell'acqua, nel terreno 

 Quelle rilevazioni (confluite nell'INES, Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti, ed EPER, European Pollutant Emission Register, registri integrati nati nell'ambito della direttiva 96/61/CE, meglio nota come direttiva IPPC, Integrated Pollution Prevention and Control, a cura di Arpa, )registrarono sforamenti degli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) del 1.212% rispetto alla soglia, del 15.242% di anidride carbonica. O ancora, nell'acqua, sforamenti del 2.588 di arsenico, 200% di cadmio, 170% di mercurio, 503% di nichel.
Sono solo alcuni dati indicativi della pesante contaminazione ambientale che portò il sindaco di Brindisi a emettere l'ordinanza con cui il 30 giugno del 2006 bloccò le coltivazioni sui terreni intorno alla centrale dell'Enel, per una fascia larga 250 metri e lunga 7 km, attorno al nastro trasportatore del carbone. ............

Oggi nel processo che si sta celebrando a Brindisi sono state oltre 90 le richieste di costituzione di parte civile accolte dal giudice monocratico Francesco Cacucci.  

Cittadini, agricoltori, associazioni ambientaliste ed enti locali.

Le nuove indagini: il ‘mare nero'
Ora c'è un nuovo elemento d'allarme. Perché le piogge copiose di metà gennaio hanno determinato l'allagamento del nastro trasportatore su cui viaggia il carbone. E l'azione di svuotamento del nastro avviata da Enel per mezzo di pompe idrovore, potrebbe essere stata eseguita senza le dovute precauzioni, ed anzi potrebbe aver provocato un ulteriore danno per l'ambiente......Acqua contaminata, secondo Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa, dal carbone presente su quel nastro e poi finita in mare. L'esposto di un agricoltore, già parte civile nel processo in corso, ha dato il via alle indagini coordinate dalla pm Iolanda Chimienti che ipotizza il reato di sversamento illecito di acque contaminate. Se ne occupano anche i carabinieri del Noe coordinati dal capitano Nicola Candido.
Ed ad allarme si aggiunge allarme: perché l'Arpa, dopo l'esposto e l'accaduto, ha disposto il blocco dello svuotamento del nastro. Ma la centrale, a nastro fermo, può contare su appena dieci giorni di autonomia quindi la prefettura ha autorizzato il trasporto del carbone su gomma. Cioè camion, con il conseguente e inevitabile aumento di emissioni di fumi nell'aria già compromessa.

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