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26 luglio 2011

1) Porto Tolle: denunceremo le leggi 'Salvacarbone'..2)LA NUOVA GUERRA DEI TRENT'ANNI..



Sì alla riconversione per Porto Tolle

Il Veneto riuscirà realmente ad avere approvata definitivamente la centrale a carbone di Porto Tolle?
L'onda delle contestazioni ci mostrerà sicuramente altre puntate di quella che sembrerebbe la conclusione di un lunghissimo muro contro muro ,e sicuramente ci proporà altri inevitabili retroscena.

Forse per " LA FILIERA DEL CARBONE" non sarà il caso di cantar vittoria troppo presto.
La strada è ancora tutta in salita per tutti:proggetto compreso ...




Tratto da Agronline.it

Ambientalisti su Porto Tolle

Porto Tolle: denunceremo le leggi 'Salvacarbone'
Greenpeace, Italia Nostra, Legambiente e WWF deplorano la risoluzione che il Consiglio Regionale Veneto sta adottando.


(AGR) Le associazioni ambientaliste Greenpeace, Italia Nostra, Legambiente e WWF deplorano la risoluzione che il Consiglio Regionale Veneto sta adottando, con cui si approva la proposta di legge che modifica l'art.30 della legge istitutiva del Parco Regionale Veneto del Delta del Po. Tale modifica serve solo a consentire a Enel di procedere alla conversione a carbone della centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle.

Le associazioni ritengono che gli impatti sanitari, ambientali e occupazionali che verrebbero dalla realizzazione del progetto di Enel costituirebbero un severo danno al territorio e all'economia di larga parte del Nord Est. Nonché, un aumento delle emissioni di gas a effetto serra superiore a 4 volte quelle dell'intera città di Milano. Tutte le città del

Veneto sono già oggi fuori norma sia per il PM10 che per il PM2,5: con questa scelta la Giunta Zaia garantisce un peggioramento della qualità dell'aria per gran parte della Pianura Padana.


Per queste ragioni, Greenpeace, Italia Nostra, Legambiente e WWF annunciano che ogni futura Valutazione d'Impatto Ambientale positiva riguardo la conversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle verrà impugnata davanti alla magistratura amministrativa, nella quale le associazioni ripongono piena fiducia.

Quanto ai provvedimenti di legge della Regione Veneto (la modifica della legge del Parco del Delta del Po) e del Parlamento (la norma presente nell'ultima manovra economica, che consente la conversione a carbone di impianti termoelettrici a olio combustibile anche in deroga alla normativa VIA), gli ambientalisti annunciano che contrasteranno tali norme 'salvacarbone' ricorrendo in tutte le sedi giuridiche e istituzionali competenti, anche in ambito comunitario.

Le associazioni ricordano, infine, che quanto il Consiglio Regionale Veneto sta per deliberare contrasta con il parere dato dalla stessa Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente del Veneto in tema di emissione di microinquinanti; ignora la risoluzione adottata dalla Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna, che impegna la Giunta di quel governo a "porre in essere azioni contro la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, prevedendo piani alternativi per lo sviluppo economico della zona e investendo, nell'area del Parco del Delta del Po, nella produzione energetica da fonti rinnovabili"; e ignora, altresì, il parere di oltre 20mila cittadini che hanno sottoscritto una petizione, lanciata mercoledì 20 luglio, con la quale hanno inteso esprimere la loro contrarietà al progetto.

Contatti:

Ufficio stampa Greenpeace, 06 6816061 int. 146, 239; cell. 3483988615

Ufficio stampa WWF, 06 84497377; cell. 3298315718

Ufficio stampa Legambiente, 06.86268376 - 79; cell. 3490597187

Ufficio stampa Italia Nostra, Maria Grazia Vernuccio, cell.335.1282864



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Tratto da Il Sole 24 ore

Anche più pulito il carbone rinnega l'Europa

A distanza di un secolo e mezzo da quando l'elettricità e il petrolio cominciarono a scalfire la preminenza del carbone (che nel 1914 forniva ancora, da solo, l'87% dell'energia su scala mondiale), questo combustibile fossile appare destinato ora a riguadagnare terreno. ...
E l'anno scorso la Ue aveva persino deciso di mettere al bando il carbone entro breve scadenza, per ridurre le emissioni ad effetto "serra".

Ma un ritorno al carbone, sia pur in misura più limitata rispetto a quella d'un tempo,
e pur con determinate tecnologie che ne rendono l'impiego più "pulito", significherebbe, in pratica, ripudiare l'impegno assunto da Bruxelles,
e più volte ribadito, per l'attuazione nel suo ambito di un processo di sviluppo «responsabile e sostenibile». D'altra parte, si aggraverebbe ulteriormente l'inquinamento del clima e dell'ambiente dovuto all'utilizzo intenso e sistematico che del carbone continuano a fare Cina e India, ma anche gli Stati Uniti.
E ciò, nonostante le reiterate e argomentate denunce espresse in varie sedi internazionali affinché si provveda per tempo ad attuare un'efficace politica per la salvaguardia dell'ecosistema.
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Tratto da ComedonChisciotte

LA NUOVA GUERRA DEI TRENT'ANNI
VINCITORI E PERDENTI NELLA FUTURA LOTTA GLOBALE PER L’ENERGIA
DI MICHAEL T. KLARE

Ci sarà una guerra di trent’anni per il predominio energetico ? Una prospettiva devastante per il nostro pianeta, ma purtroppo sembra inevitabile.

Fra il 1618 e il 1648, l’Europa fu dilaniata da una serie di violenti conflitti noti nel loro insieme come la Guerra dei Trent’Anni. Si trattò in gran parte del sanguinoso confronto fra un sistema imperialista e i nuovi stati-nazione che si andavano formando. Secondo gli storici, il moderno sistema internazionale di stati-nazione nacque proprio con il Trattato di Westfalia firmato nel 1648 a conclusione della guerra.

Qualcosa di simile potrebbe avvenire oggi. Una guerra forse meno sanguinosa di quella (anche se lo spargimento di sangue non si potrà evitare) ma altrettanto decisiva per il futuro del pianeta. I prossimi decenni ci preparano un conflitto senza esclusione di colpi fra le diverse forme di energia, le multinazionali che le producono e i paesi che dall’energia dipendono per continuare a funzionare. La questione è semplice: chi controllerà le risorse energetiche nella seconda metà del ventunesimo secolo? I vincitori decideranno come vivremo e lavoreremo in questi anni non più molto lontani, e trarranno da ciò immensi profitti. I perdenti saranno marginalizzati o scompariranno.

Perché trent’anni? Perché questo è il tempo di sperimentazione necessario perché le nuove energie passino dal laboratorio al pieno sviluppo industriale: pensiamo a fonti come l’idrogeno, l’etanolo da cellulosa, l’energia delle onde marine, il carburante dalle alghe e ........ Alcuni di questi sistemi si affermeranno, altri ora inimmaginabili saranno sviluppati, altri ancora saranno scartati. Difficile al momento predire quali. Nel contempo, il ricorso alle fonti tradizionali come petrolio e carbone che scaricano CO2 nell’atmosfera si andrà riducendo, in parte perché le riserve diminuiscono e in parte a causa di preoccupazioni ambientali.

Il confronto che si prepara sarà una guerra perché i profitti o addirittura la sopravvivenza delle più potenti multinazionali del pianeta saranno in gioco, e perché per ciascun paese sarà questione di vita o di morte. Per i giganti del petrolio come BP, Chevron, ExxonMobil e Shell, il declino del petrolio avrà un impatto enorme. Tutti dovranno adottare nuovi modelli economici e garantirsi nuovi mercati sulla base delle nuove produzioni energetiche, se vogliono evitare il collasso o la sparizione a favore di rivali più potenti. In questi futuri decenni nasceranno nuove industrie, alcune delle quali sfideranno il potere degli attuali giganti del petrolio.

Anche la sorte delle varie nazioni sarà in gioco, sia che scommettano su nuove tecnologie, che mantengano le attuali scelte energetiche o che competano per le fonti globali d’energia, per i mercati o per le risorse. Poiché l’accesso alle materie prime diventerà un problema di sicurezza nazionale, la lotta per assicurarsele sfocerà inevitabilmente nel confronto armato: oggi avviene per il petrolio e il gas naturale, domani potrebbe essere per il litio o il nickel necessari alle auto elettriche.

Al termine di questi tre decenni, come avvenne con il Trattato di Westfalia, il nostro pianeta avrà subìto un completo riassetto dei poteri, basato sui bisogni energetici. Ma fino ad allora la lotta per le risorse non potrà che divampare sempre più violenta per una ragione semplice: l’attuale sistema internazionale non può rispondere ai bisogni futuri del pianeta. Dovrà quindi essere sostituito o affiancato massicciamente dall’apporto di un sistema alternativo di energie rinnovabili. O si correrà al disastro.
.............

D’altra parte i mutamenti climatici si intensificheranno provocando danni crescenti: cicloni, innalzamento dei mari, lunghe siccità, terribili ondate di calore, grandi incendi di foreste, che indurranno presto o tardi i dirigenti politici più riluttanti a prendere provvedimenti drastici. Ad esempio, la riduzione forzata di emissioni di CO2 e altri gas a effetto serra tramite l’imposizione di tasse sulle emissioni nocive o di nuove misure restrittive finora inimmaginabili.........
Leggi tutto su ComedonChisciotte.....

Titolo originale: "Energy: the new thirty years' war"

Fonte: http://www.tomdispatch.com/

Inquinamento da policlorobifenile e A.I.A.

Tratto da Noalcarbone INTERESSANTE ARTICOLO PER GLI ADDETTI AI LAVORI:LO PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE
27 luglio 2011

Inquinamento da policlorobifenile e A.I.A.

Interessante articolo da Agoramagazine, su una sostanza inquinante per la cui immissione nell'ecosistema dobbiamo ringraziare in primis la combustione del carbone.

"Dodici dei 209 congeneri dei PCB, i cosiddetti coplanari, hanno caratteristiche chimico-fisiche e tossicologiche equiparabili alle diossine e ai furani, e vengono denominati PCB dioxin-like (simili alle diossine), riconoscibili con la sigla PCBdl. I PCB sono classificati come POP, ossia inquinanti organici persistenti (Persistent Organic Pollutants) perché sono tossici, si bioaccumulano e sono in grado di provocare gravi danni alla salute umana o all’ambiente, sia vicino che lontano dalla fonte di emissione.

Il bioaccumulo delle sostanze tossiche può avvenire o direttamente dall’ambiente, o attraverso l’ingestione lungo la catena alimentare. Si parla di biomagnificazione se la sostanza tossica viene ingerita con gli alimenti, diversamente si parla di bioconcentrazione. La tutela della salute e la salvaguardia ambientale, sul piano normativo, sono perseguite recependo direttive e raccomandazioni della UE, e sono state recepite nell’ordinamento giuridico italiano attraverso il DPR 206/88 e il D.Lgs. 209/99, inoltre vietano la commercializzazione e l’uso delle apparecchiature contenenti PCB.

Sul piano internazionale è di rilevante importanza la Convenzione di Stoccolma, adottata nel 2001 e in vigore dal 2004: si prefigge di ridurre o eliminare scarichi, emissioni e perdite di inquinanti organici persistenti. Il nostro Paese non ha ancora ratificato tale Convenzione, che si basa sul principio di precauzione. La Convenzione si pone l’obiettivo della messa al bando dei seguenti 12 POP (la sporca dozzina):

l’aldrin
-il clordano-il DDT-il dieldrin-l’endrin-l’eptacloro-il mirex-il toxafene
i PCB-l’HCB-le diossine-i furani.

Lo strumento normativo utilizzato per la gestione dei PCB è l’autorizzazione integrata ambientale (dlgs 59/2005), e per le emissioni in atmosfera , la parte V del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006. Con il DM 29 gennaio 2007 sono state emanate le linee guida per il trattamento dei PCB, degli apparati e dei rifiuti contenenti PCB e per gli impianti di stoccaggio.

Le linee guida, o in loro mancanza i Brefs Comunitari, riguardano le raffinerie di petrolio e di gas, la produzione e trasformazione di metalli ferrosi (che comprendono le cokerie, gli impianti di produzione di ghisa e acciaio, le fonderie, gli impianti di trasformazione dei metalli ferrosi, di produzione e trasformazione di metalli non ferrosi e in materia di fusione e lega di metalli non ferrosi , di impianti di decontaminazione degli apparecchi contenenti PCB e per gli impianti di stoccaggio).

Il primo inventario europeo dei PCB, per il 1990, elenca le seguenti fonti di emissione:

combustione del carbone
fusione dell’acciaio
sinterizzazione
incenerimento dei rifiuti
apparecchiature elettriche (condensatori e trasformatori.).

La serie storica 1990 – 2006, delle emissioni di PCB in Italia, evidenzia come le emissioni di PCB siano in aumento, e il contributo principale derivi dalla combustione per la produzione di energia, calore e industria di trasformazione, e in particolare dalla produzione di energia e dalla combustione non industriale, per poi passare al contributo della produzione industriale, in particolare le emissioni dalla produzione di acciaio, sia con forno ad ossigeno che con forno elettrico.

L’analisi della serie storica evidenzia come la riduzione delle emissioni dalla combustione industriale venga bilanciata dall’aumento delle emissioni da incenerimento rifiuti; le emissioni totali di PCB tendono comunque ad aumentare negli ultimi anni, soprattutto in considerazione del contributo delle emissioni dalla produzione dell’acciaio. Il 36% delle emissioni di PCB deriva dalle centrali elettriche a carbone, seguita da un 29% dalla produzione di acciaio in forni elettrici, dal 17% sempre dal settore processi con la produzione di acciaio da forni BOF, un 10% dalla combustione dei rifiuti.

Altre fonti di contaminazione, sono la concimazione dei terreni con fanghi provenienti dalla depurazione di acque di scarico, la combustione di oli usati, le riserve di PCB nei sedimenti marini, fluviali e nei fanghi di dragaggio dei porti. La direttiva 96/59/CE disciplina lo smaltimento dei policlorobifenili e dei policlorotrifenili, prescrivendo l’eliminazione dei PCB (31/12/2010). Una deroga alla scadenza del 2010 concerne gli apparecchi i cui fluidi contengano concentrazioni di PCB inferi a 50 ppm (0,005%), consentendone lo smaltimento al termine della loro vita operativa. La direttiva introduce il censimento obbligatorio degli apparecchi contenenti PCB in percentuale superiore allo 0,005%, e che abbiano un volume superiore ai 5 dm3; promozione della revisione e decontaminazione degli impianti e delle apparecchiature contenenti PCB, ancora in esercizio.

La direttiva è stata recepita in Italia attraverso il DLgs 209/1999, che fissa le scadenze per l’eliminazione dei PCB attraverso lo smaltimento e la decontaminazione. Lo stesso decreto impone a tutti i detentori di apparecchi contenenti PCB, per un volume superiore a 5 dm3 (ovvero contenenti più di 5 l di olio contaminato), di darne comunicazione di possesso alle Sezioni del Catasto Rifiuti delle Regioni. Lo strumento dell’AIA, il Catasto Rifiuti Regionale e gli strumenti di Pianificazione ambientale, come i Piani di Tutela e di Risanamento della Qualità dell’Aria e dell’Acqua, dovrebbero consentire di perseguire la tutela ambientale con lo sviluppo economico.

Relativamente alle prerogative che sono riconosciute all’ente locale, è sufficiente citare la grande forza normativa, che a esso deriva, dall’art 5 comma 11 del DLgs 59/2005, che disciplina l’AIA. Tale norma riconosce al Sindaco di fare acquisire in sede di Conferenza dei Servizi per la concessione dell’AIA le prescrizioni di cui all’art 216 e 217 del regio decreto 1265 /1934. L’art 216 del testo unico delle leggi sanitarie stabilisce particolari cautele per le difese dalle lavorazioni insalubri, e cioè per le “manifatture o fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti”.

Queste lavorazioni sono divise in due classi: nella prima sono comprese le attività che devono “esser isolate e tenute lontane dalle abitazioni”, a meno che il titolare non “provi che per l’introduzione di nuovi metodi o speciali cautele, il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato”. Il Regolamento generale sanitario, approvato con R.D. 45/10901 (tuttora vigente), prescrive che il Ministero della Salute ogni tre anni riveda l’elenco delle fabbriche che spandono esalazioni insalubri o che possono essere pericolose alla salute degli abitanti.

In base a tale elenco, la giunta comunale procede, su richiesta della ASL, alla classificazione degli stabilimenti esistenti sul territorio e determina se quelli “compresi nella prima classe siano sufficientemente isolati dalle campagne e lontani dalle abitazioni e se per gli altri siano adottate le cautele speciali necessarie ad evitare nocumento al vicinato”. Insomma, queste attività devono stare fuori da “qualsiasi nucleo urbano”. In proposito, il Ministero della Salute ha precisato che l’obbligo si intende adempiuto quando l’industria si trova a un a distanza tale da non far risentire i suoi effetti alle abitazioni limitrofe.

Per il TAR Veneto sono sufficienti 250 metri mentre per quello della Liguria 100 metri. L’art 217 statuisce invece che “quando vapori, gas o altre esalazioni …..provenienti da manifatture o fabbriche possano riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica , il sindaco prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno o il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficacia “. Questo è un potere-dovere del Sindaco valido per ogni attività lavorativa . Il Consiglio di Stato con sentenza 532/1987 così si esprime “il potere di prescrivere le norme da applicare per prevenire o ridurre il danno o il pericolo per la salute pubblica derivante dall’attività di manifatture o fabbriche, attribuito all’autorità comunale dagli art 216 e 217 del T.U. leggi sanitarie, non è condizionato dall’onere di preventive diffide o contestazioni agli interessati…., ma comporta per il comune il potere-dovere di accertare in ogni singolo caso quali attività possano recare in concreto danno o pericolo alla salute pubblica, e di adottare in conseguenza i provvedimenti inibitori”.

L’art 8 invece del DLgs 59/2005 riconosce la necessità di valutare tutte le emissioni che riguardano un territorio e la possibilità di stabilire norme di emissioni più rigorose per il rispetto delle norme di qualità ambientale. Queste ultime Norme derivano dai richiamati Piani di Tutela della Qualità dell’Aria e dell’Acqua. Alla fine il potere delle istituzioni locali è a mio giudizio rilevante nel bilanciamento degli interessi in campo.

25 luglio 2011

Disastro ambientale e sanitario a Taranto.Diossina:La Puglia vieta la vendita delle cozze a Taranto.2)IL PICCO DELLA SALUTE.

Tratto da Grnet.it
Disastro ambientale e sanitario a Taranto: sconcerto anche tra i militari


Taranto è probabilmente la città italiana con la maggior densità di cittadini militari. Ma è senza dubbio anche la città più inquinata d’Europa e quella dalla quale viene prodotto il 90% della diossina italiana. Basta questo per creare sconcerto fra i militari che svolgono servizio a Taranto in particolare nell’area portuale, che è di fatto all’interno della zona industriale. I Consigli della Rappresentanza Militare a livello di Base della Guardia di Finanza e a livello nazionale della GuardiaCostiera, attraverso specifiche delibere, hanno espresso "la loro preoccupazione per l’allarmante situazione ambientale" e le sue conseguenze.

I due Consigli di Rappresentanza chiedono ai loro rispettivi vertici, di avviare "indagini cliniche, nonché ambientali, più specifiche in modo tale da poter disporre di uno screaning sullo stato di salute dei militari che prestano servizio nell’ambito dell’area portuale". In particolare, sulla spinta della prima delibera della Guardia di Finanza, è intervenuto anche il Consiglio della Rappresenta militare a livello nazionale della Guardia Costiera al fine di chiedere all’ARPA Puglia e Enti locali, attraverso i propri Vertici militari, il "monitoraggio in continuo" in merito alla presenza nell’aria dei pericolosi agenti cancerogeni.

Il personale in servizio durante le notti, avverte un forte senso di bruciore agli occhi e alla gola. Solo per spirito di servizio i militari rimangono al proprio posto di lavoro e non ricorrono agli immediati accertamenti medici. Questo non vuol dire rimanere passivi. Gli orribili fumi che si vedono e che si respirano, anche filmati e fotografati reperibili su internet e le strade di color rosso, non sono certo frutto dell’immaginazione. Questi militari, insieme alla popolazione civile, sono esposti costantemente a rischio di inalazione anche delle polveri, scaricate giorno e notte, quale materia prima per il funzionamento degli altiforni dell’Ilva.

In considerazione che ormai da anni la questione si presenta sugli organi di informazione come un gravissimo caso ambientale e sanitario di portata nazionale, il personale della Guardia Costiera, in qualità di "uomini di Stato", rivendica verso le Istituzioni il preciso diritto di conoscere il livello di inquinamento presente nell’aria che si respira durante i servizi svolti.

I militari della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera di Taranto, come tutti i loro colleghi italiani in divisa, sono educati a svolgere attività di Polizia come "Forze" per proteggere i cittadini da chi commette atti di violenza, ciò fino all’estremo sacrificio. Anche in questo caso sono pronti a donare la propria vita, per difendere i cittadini, le loro famiglie e se stessi.


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Tratto dal "Blog del Comitato per Taranto"
ILVA: TARANTO; BONELLI (VERDI), ESPOSTO ALLA PROCURA DI ROMA SU AIA
GRAVISSIMO CHE NON SIA STATA PRESA IN CONSIDERAZIONE NOTA DEL NOE INVIATO ALLA COMMISSIONE IPCC IL GIORNO PRIMA DEL PARERE FAVOREVOLE ALL'AIA


"Ho presentato un esposto alla Procura di Roma affinché si verifichi se sono stati commessi reati di omissione in atti d'ufficio e falso nel rilascio dell'Aia (Autorizzazione Integrata ambientale) all'Ilva di Taranto". Lo dichiara il Presidente Nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che ha deciso di rivolgersi alla magistratura dopo aver appreso che il giorno precedente alla riunione che ha dato il disco verde all'autorizzazione il Noe (Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri) aveva inviato una nota al ministero dell'Ambiente in cui si segnalavano gravi irregolarità riscontrate nel corso dei 40 giorni di indagini e appostamenti riguardanti lo stabilimento dell'Ilva che non sarebbe stata presa in considerazione.
"Il non aver preso in considerazione i rilievi del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri ci preoccupa fortemente perché dimostra che si voleva concedere l'autorizzazione a prescindere da tutto, in questo caso anche dell'inquinamento e della salute dei cittadini di Taranto - conclude Bonelli -.
Ci saremmo aspettati che la Commissione IPCC e la Conferenza di servizi rinviassero la decisione in base alle gravi contestazioni e informazioni contenute nella nota dai Carabinieri.
Invece si è preferito chiudere il procedimento con un parere 'espresso' come se nulla fosse accaduto e per questa ragione noi Verdi abbiamo deciso di presentare un esposto a Giovanni Ferrara, capo della Procura di Roma alla Procura di Roma, affinché si accertino i fatti e si verifichi se ci sono stati reati".
"Quanto è accaduto con l'Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva ha dell'incredibile - dichiara il presidente dei Verdi della provincia di Taranto Gregorio Mariggiò - Gli unici a pagare le conseguenze di quest'autorizzazione, che abbiamo contestato dal primo momento, sono i tarantini che da decenni devono fare i conti con l'inquinamento più alto d'Italia".


Tratto da
Affari italiani.it

Diossina: La Puglia vieta la vendita delle cozze a Taranto.

Lunedí 25.07.2011

"Divieto di movimentazione e commercializzazione delle cozze allevate nell'area del primo seno di mar Piccolo a Taranto". Lo ha stabilito il tavolo tecnico regionale istituito in Puglia per valutare il rischio di contaminazione da diossina e Pcb-diossino nei mitili allevati nel capoluogo jonico. A darne notizia è un comunicato della Regione.

La produzione del primo seno del mar Piccolo ammonta ad un terzo di quella complessiva. Valori nella norma sono stati riscontrati per le cozze allevate nel secondo seno e in mar Grande. All'incontro hanno partecipato esponenti della Regione Puglia - Assessorato alle Politiche della Salute e di Arpa Puglia, Osservatorio Epidemiologico Regionale di Puglia, Università degli Studi di Bari - Facoltà di Medicina Veterinaria, Asl di Taranto, Cnr di Taranto, Istituto Zooprofilattico di Foggia. La decisione, presa a tutela della salute pubblica in base al principio di massima precauzione, conferma l'iniziativa già presa il 22 luglio scorso dalla Asl di Taranto che ha disposto il blocco del prelievo dei molluschi bivalvi dal primo seno di mar Piccolo in base ai risultati di analisi condotte su campioni prelevati lo scorso giugno.

Il tavolo tecnico regionale ha inoltre disposto che sia assicurata continuità al piano straordinario per la valutazione e gestione del rischio diossina già avviato dalla Asl di Taranto per comprendere l'andamento dell'eventuale contaminazione; che siano intensificati i campionamenti e che sia predisposto un piano di approfondimento per identificare le fonti di inquinamento. È stato disposto, inoltre, di intensificare i controlli nei punti vendita per evitare l'eventuale commercializzazione di mitili non idonei....

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Tratto da il Blog di Beppe Grillo

Patrizia Gentilini

IL PICCO DELLA SALUTE


"Una delle più frequenti obiezioni che viene mossa a noi medici "allarmisti" è che, in barba ai rischi ambientali, la speranza di vita - almeno nei paesi occidentali - non solo è cresciuta, ma sta ulteriormente aumentando. Sembrerebbe quindi che i veleni ( metalli pesanti , agenti cancerogeni, diossine, particolato ultrafine, pesticidi, radiazioni...) per i quali tanto ci agitiamo, non fossero poi così pericolosi nè in grado di danneggiarci più di tanto.

Forse, ancora una volta, siamo invece proprio noi ad avere ragione: andate sul sito della Commissione Europea per la Salute e scegliete, come indicatore, l'aspettativa di vita alla nascita (Life expectancy at birth) e l'aspettativa di salute alla nascita (Health life years at birth), cliccate in corrispondenza di "Italia" ed i grafici che visualizzerete vi stupiranno non poco!

E' chiaro per tutti che nel nostro paese, a partire dal 2003 vi è un crollo dell'aspettativa di vita in salute, crollo che è ancora più repentino nelle donne che non nei maschi: la vita continua ad allungarsi ma la vita in salute si accorcia drasticamente come, tra l'altro, non aveva mai fatto prima. Cosa sta succedendo?

E' evidente che la nostra salute sta rapidamente deteriorandosi per l'aumentare di patologie cronico-degenerative fra cui, in primo luogo il cancro che, purtroppo, colpisce non solo gli anziani, ma sempre più spesso giovani e bambini. Il crollo della speranza di vita in salute è, del resto perfettamente coerente con l'aumento del 60%, nel consumo di farmaci di classe A nel nostro paese dal 2000 al 2009, dovrebbe suscitare estrema attenzione non solo fra cittadini e addetti ai lavori, ma ai più alti livelli istituzionali se non altro per i costi economici ed assistenziali che tutto ciò comporta. E' questo crollo della speranza di vita in salute che il Prof Ugo Bardi, ha definito, analogamente al picco del petrolio, il "picco della salute".

Le riflessioni che tutto ciò , in qualità di medico oncologo mi suscita sono tante, ma la prima è che mi sembra davvero paradossale che non ci si interroghi adeguatamente sulle cause di questo fenomeno, quasi che noi medici (ed in particolare noi oncologi che pure abbiamo sviluppato tanta sensibilità nei confronti della qualità della vita dei nostri pazienti), abbiamo di fatto dimenticato che la miglior qualità di vita si gode semplicemente quando non si ha bisogno di noi, nè delle nostre cure, esami o farmaci anche se sempre più "intelligenti"....

In questo periodo poi in cui da ogni dove siamo bersagliati da richieste di fondi per la ricerca sul cancro, vorrei fare a tutti una domanda: pensiamo davvero che sia questa la strada da battere per vincere questa malattia o non sarà che così facendo puntiamo a cronicizzare il cancro, ma non a debellarlo?

Il Presidente Nixon firmò nel 1971 il National Cancer Act, un solenne atto con cui dichiarava di voler sconfiggere il cancro, e Gaylord Nelson fu l'unico membro del Senato a votare contro, quando gli fu chiesto ragione di ciò disse: "semplicemente non riuscivo a vedere quale era la logica; pensavo che stessimo promettendo alla gente cose che non saremmo mai stati in grado di mantenere". Oggi, nel 2011, dopo 40 anni a chi dobbiamo dare ragione?

Proprio in questi giorni è comparso sui giornali di Brescia che in quella città vi sono state in un solo anno ben 60 nuove diagnosi di cancro fra bambini ed adolescenti, con un aumento dell'8% rispetto all'anno precedente: chi non si preoccuperebbe davanti a tali numeri? Certo, per alcuni tipi di tumore, anche in stadi avanzati, qualche miglioramento della sopravvivenza è stato raggiunto: ma a che prezzo, sia in termini di effetti collaterali che economici? Un articolo recente ha valutato che a New York negli anni '90 si poteva prolungare di 11,5 mesi la vita di un paziente affetto da tumore al costo di 500 $, nel 2004, per lo stesso tipo di cancro e nel medesimo stadio, erano disponibili cure in grado di prolungare la vita di 22,5 mesi al costo di 250.000 $. Il ricercatore R.W Clapp che riporta questi dati si spinge oltre ed afferma: "C'è uno straordinario profitto dell'industria farmaceutica in generale e la chemioterapia attualmente in uso o all'orizzonte è uno dei campi più promettenti....[...] La "target therapy" ( terapia mirata o intellligente n.d.r.) come descritta da Hanahan e Weinberg è il Santo Graal delle multinazionali del farmaco e ci si aspetta che il numero di persone affetta da cancro in U.S.A raddoppierà nelle due prossime decadi".

Davvero possiamo onestamente pensare di poter sostenere questi costi e, soprattutto, che così facendo si apra un reale spiraglio nella guerra contro il cancro? Siamo in tanti fra "addetti" e "non addetti" ai lavori a ritenere che questo approccio sia perdente e vorremmo che si invertisse al più presto la rotta, o che per lo meno la ricerca di efficaci terapie fosse accompagnata da pari investimenti per la rimozione delle cause del cancro: in U.S.A. il National Cancer Institute investe meno del 3% per la reale prevenzione della malattia e l'America Cancer Society addirittura meno dello 0.1 %...Qualcuno può onestamente ritenere che nel nostro paese siamo messi meglio?

E' davvero sensato puntare tutta l'attenzione sulla ricerca di nuovi farmaci, senza di fatto mai puntare l'attenzione sulle cause di queste malattie, evitando fra l'altro di fornire ai cittadini informazioni scientificamente corrette, chiare, complete e dettagliate sui tanti agenti cancerogeni presenti nel nostro habitat?

E' ora di passare dalle parole alle azioni: guardiamoci intorno, chiediamoci che ruolo hanno pesticidi, diossine, nichel, cadmio, cromo, piombo, mercurio, benzene, PCB, IPA ... e gli altri numerosissimi veleni presenti ormai stabilmente non solo in aria, acqua, cibo, ma nel nostro stesso corpo e perfino nel latte materno.E' ora di intraprendere azioni decise per ridurre la presenza di tali sostanze nell'ambiente, evitando ad esempio, di bruciare rifiuti o di inzuppare le nostre terre di pesticidi. Non sto inventando nulla di nuovo: nella lettera al Presidente Obama del 10 Aprile 2010 che accompagna il Report commissionato dal governo americano ad un Panel di Oncologi "Reducing Environmental Cancer Risk, what we can do now"" troviamo scritte queste parole: "il popolo americano, ancor prima di nascere, è bombardato continuamente da una miriade di combinazioni di esposizioni tossiche. Il Panel La esorta [ Presidente Obama] ad esercitare con forza tutto il potere della Sua carica per rimuovere le sostanze cancerogene e gli altri agenti tossici dal nostro cibo, dall'acqua e dall'aria, perché tutto ciò aumenta a dismisura i costi per la sanità, danneggia la produttività della nostra Nazione e devasta la vita degli Americani"

Non mi sembrano cose difficili da capire; di certo, senza tema di smentita, posso affermare che il cancro da cui certamente -nel 100% dei casi -si guarisce è quello di cui NON ci si ammala!Riscopriamo quindi la Prevenzione Primaria, investiamo risorse per ridurre l'esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e difendiamo una informazione rigorosa, indipendente, scientificamente corretta sui rischi ambientali, solo così potremo sperare di invertire la rotta, risalire la china, riconquistare la salute soprattutto quella dei nostri bambini"

Patrizia Gentilini

Medico Oncologo ed Ematologo, Presidente ISDE Forlì

1)POTENZIAMENTO TIRRENO POWER: RESISTENZA RESISTENZA RESISTENZA 2)Cambiamenti climatici : minaccia globale e conflitti ambientali


Comunicato di Uniti per la Salute


Segnaliamo che non risulta a tutt'oggi pervenuta alcuna risposta alla lettera aperta 16/7 ( CLICCA QUI) sulla discussa intesa rilasciata dalla Regione Liguria per nuovi gruppi a carbone nella centrale di Vado Quiliano. Nonostante sia stata pubblicata da numerosi media e anche inviata ai destinatari, ci sconcerta e ci preoccupa moltissimo la mancanza di pubblica risposta su argomenti tanto fondamentali per il presente e per il futuro dei cittadini e del territorio.




POTENZIAMENTO TIRRENO POWER:


RESISTENZA RESISTENZA RESISTENZA


Coraggio , non perdiamoci d’animo: ricordiamoci dei nostri Padri, pensiamo a coloro che con generosità, determinazione, armati di ideali di libertà seppero difendere il nostro territorio contro chi ne voleva fare scempio con l’abuso, il disprezzo dei i diritti, la protervia e la sopraffazione. I nostri Padri hanno saputo con tenacia conquistare quella Costituzione Repubblicana a cui oggi noi ci ispiriamo:

con i cittadini e le numerose associazioni e partiti che si riconoscono sui principi della tutela del territorio e della salute utilizzeremo tutte le vie legalmente consentite per difendere strenuamente il nostro territorio e il nostro futuro


e.... quindi RESISTERE RESISTERE RESISTERE CONTRO

CHI prima delle elezioni si dichiarò contro il potenziamento a carbone e poi lo ha di fatto concesso (460+330 MW e possibili altri 330 contro i due da 330 attuali)

CHI si è assunto la responsabilità di non adeguare gli attuali impianti secondo quanto dovuto per l’AIA costringendoci per anni ad emissioni non sottoposte ad autorizzazione integrata ambientale di legge secondo le migliori tecnologie.

CHI si è assunto la responsabilità di ignorare la posizione chiaramente espressa da tutto un territorio anche con le delibere contrarie di 18 comuni

CHI non ha dato seguito alla richiesta avanzata dai sindaci per una seria valutazione di impatto sanitario prima di ogni decisione autorizzatoria

CHI si è assunto la responsabilità di ignorare la chiara posizione dell'ordine dei medici a tutela della salute dei cittadini che tra l’altro, chiedevano la metanizzazione completa,

CHI per ben quattro anni non ha ancora prodotto documentazione completa sulla ottemperanza a tutte le prescrizioni dovute per il gruppo a turbogas entrato in funzione da ben quattro anni ed ha il coraggio di parlare ancora di prescrizioni per i futuribili impianti

CHI ha recentemente affermato “perché forzare una popolazione a ospitare un’opera che non vuole?” E POI.....

RESISTEREMO con tutti i mezzi previsti dallo stato di diritto e nello spirito di quella Costituzione che tante vite è costata e a cui NOI ci inchiniamo


ABBIAMO APPENA COMINCIATO ….

Il 4 luglio 1776, a Philadelphia, i rappresentanti di tredici colonie inglesi dichiararono la propria indipendenza dall’impero britannico. Furono però necessari ancora anni di aspri combattimenti prima che il governo britannico riconoscesse l’autorità di tale dichiarazione.

L’Inghilterra, noto valore della marina britannica, dimostrò una grande superiorità sulle navi americane nelle battaglie navali. Il 23 settembre 1779 la fregata americana Bon Homme Richard comandata da John Paul Jones con poche navi piccole e male armate si trovò di fronte ad una agguerrita squadra inglese con un grande numero di navi e un armamento notevolmente maggiore. La temuta ammiraglia inglese Serapis e per quattro ore consecutive sparò bordate, una più micidiale dell'altra contro la Bon Homme Richard. Ad un certo punto la Serapis era così vicina alla sua avversaria, gravemente colpita, che il comandante inglese, sicuro della propria vittoria, intimò all’equipaggio dei rivoluzionari americani di arrendersi.

Jones si rifiutò rispondendo con il grido:

"Non ho ancora cominciato a combattere!".

Il combattimento quindi proseguì e sorprendentemente vide vincitore il glorioso comandante americano, le cui parole sono ancora oggi, un celebre motto che esprime coraggio e determinazione.

ANCHE NOI OGGI SIAMO SULLA Bon Homme Richard E UN’ARMATA FORTE, POTENTISSIMA, AGUERRITA PARE INTIMARCI LA RESA:

LA NOSTRA RISPOSTA E’ QUELLA DEL COMANDANTE JONES “NON ABBIAMO ANCORA COMINCIATO A COMBATTERE!” .....

COMBATTERE E RESISTERE MA CON LE ARMI DEL DIRITTO, DELLA DETERMINAZIONE, DEGLI ARGOMENTI INOPPUGNABILI, DELL’ONESTA’, DEL BUON SENSO E DELLA CIVILTA’ .

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Tratto da Paperblog

Cambiamenti climatici : minaccia globale e conflitti ambientali

Difendere l’ambiente in cui viviamo, lottare per una giusta politica energetica, scardinare l’illusione che l’emergenza rifiuti si risolva con i termovalorizzatori (comunemente chiamati inceneritori), considerare l’acqua un bene primario e non una merce.

Difendere questi principi è populista? Fa apparire come ambientalisti o ecologisti che vanno controcorrente e che non conoscono le leggi economiche che governano la globalizzazione?

Chi afferma questo limita la sua analisi alla superficie e non comprende che la soluzione politica ed economica del nostro futuro passa obbligatoriamente attraverso la risoluzione immediata dei conflitti legati alle mutazioni climatiche.

Per la maggior parte dovute a scelte scellerate di politici ed economisti che hanno pensato al profitto immediato e non al bene comune...

È ormai convinzione comune che nei prossimi anni il 40% delle guerre che insorgeranno tra gli Stati, saranno collegate alle risorse naturali.

Pensiamo ai conflitti in atto per il controllo dei fiumi o per il possesso delle miniere e dei giacimenti petroliferi.

Pensiamo a quei piccoli Paesi sparsi nell’Oceano Pacifico e Indiano, minacciati dall’innalzamento dei mari causato dal riscaldamento globale. Stefhen Marcus, presidente del Nauru, un piccolo stato insulare dell’Oceania, è arrivato ad affermare che:I cambiamenti climatici rappresentano un pericolo per la pace internazionale”.

Queste mutazioni climatiche sono diventate una maledizione per milioni di persone che vivono nella fascia sub sahariana. Nella totale indifferenza dei media, stanno avvenendo migrazioni bibliche, dovute alla mancanza di acqua e cibo, divenuti insufficienti per il sostentamento.

In seguito ai cambiamenti climatici si sta innalzando la linea dell’equatore e questo comporta un ingigantirsi delle zone aride del continente africano. Le previsioni più ottimistiche prevedono la mancanza di piogge fino ad Ottobre 2011. ..

Per contro l’Europa che va in crisi per alcuni barconi che sbarcano a Lampedusa, in seguito ai conflitti armati che coinvolgono la Libia, come pensa di difendersi quando i flussi migratori dovuti ai cambiamenti climatici porteranno milioni di affamati dalle coste africane verso l’Italia, la Francia, la Germania e l’Inghilterra? A quel punto parlare di tematiche ambientali non sarà più tanto populista, non riguarderà più un’elite di ecologisti new-age.

Trovare le soluzioni adesso non è demagogia, è indispensabile ed è la vera sfida per tutti gli economisti ed i politici dei Paesi occidentali !!

I cambiamenti climatici sono la più grande minaccia globale nei confronti della salute del XXI secolo” [Institute of Global Health dell’University College di Londra - Lancet 2009]

Leggi tutto

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Qualcuno dovrebbe provare a fermare l' ennesimo treno che corre a velocità folle verso la collisione ,ma siamo tutti troppo scoraggiati ad assistere inermi al treno dell'economia che va omai in collisione contro quello del buon senso.

E IL MONDO CONTINUA A TREMARE PER IL FUTURO GLOBALE AMBIENTALE ED ECONOMICO....

24 luglio 2011

Sindaco Bloomberg di New York finanzia il ‘Sierra Club’ contro le centrali a carbone ... E IN ITALIA:Finanziaria di lacrime, sangue e carbone....



Tratto da
Rinnovabili.it

La donazione è stata annunciata dal sindaco della Grande Mela giovedì scorso: Michael Bloomberg, sindaco di New York, ha impegnato 50 milioni di dollari in un’operazione filantropica, che porterà beneficio in molte zone degli Stati Uniti.:

NY: Bloomberg finanzia il ‘Sierra Club’ contro le centrali a carbone.

Verranno elargiti 50 milioni di dollari in 4 anni, che consentiranno al gruppo ambientalista di espandere la campagna contro le centrali a carbone da 15 a circa 45 Stati americani

(Rinnovabili.it) – Il Sindaco di New York, Michael Bloomberg ha recentemente dichiarato la sua volontà di donare 50 milioni di dollari al Sierra Club– la più antica e grande organizzazione ambientale degli Stati Uniti – per promuovere la storica lotta degli attivisti contro le centrali a carbone americane.
La donazione, che verrà elargita nell’arco di quattro anni, è stata annunciata al pubblico lo scorso giovedì, durante un discorso del Sindaco davanti all’impianto a carbone di ‘Genon‘ in Virginia, (alle porte di Washington).

“Porre fine alla produzione di energia da carbone è la cosa giusta da fare – ha dichiarato Bloomberg – “perché anche se può sembrare una fonte di energia economica, l’impatto sul nostro ambiente e sulla salute pubblica è notevole.”
Bruce Nilles, funzionario del Sierra Club, aveva già fatto notare in precedenza la frustrazione di Bloomberg riguardo alla
lentezza del Congresso americano proprio sulle questioni legate al cambiamento climatico.
“Questo denaro, – ha aggiunto Nilles – ci dà una grande opportunità di lavorare in centinaia di comunità lungo gli Stati Uniti, aiutandole ad effettuare la transizione dal carbone all’energia pulita.”

“Questa donazione – conclude – permetterà all’organizzazione di espandere la campagna contro le centrali a carbone da 15 a circa 45 Stati americani.”

Appello di Uniti per la salute

Anche in Italia ,avremmo estrema necessità di un simile filantropo che ci aiuti a difendere dalla combustione del carbone questa nostra Povera e poco poco lungimirante Italia (PRIVA DI UN SERIO PIANO ENERGETICO NAZIONALE),e le nostre singole realtà molte .... legate a doppio filo al business del carbone e che faccia finalmente decollare le energie rinnovabili e la gran mole di lavoro ad esse correlata.

Che ci aiuti ad "effettuare la transizione dal carbone all’energia pulita.”

INTANTO PERO' ......DUOLE PRENDERE ATTO DELLA CRUDA REALTA'


Finanziaria di lacrime, sangue e carbone....

Chi invece avesse voglia di rattristarsi in questa domenica di Luglio messo già a dura prova dalle bizze del tempo(sicuramente causate anche dalla poca lungimiranza globale verso un' economia sostenibile e non climalterante) per illuminarsi invece su quello che accade in ITALIA vi suggeriamo la lettura dell 'articolo di Flavio Stasi ,rappresentante dei Noalcabone di Rossano

Calabro,che ringraziamo per il lavoro eseguito anche per tutti noi che coabitiamo ,nostro malgrado ,con grandi impianti impattanti quali sono le centrali a carbone.





Tratto da Resistente

Finanziaria di lacrime, sangue..e carbone

Fatto sta che il disequilibrio finanziario di queste settimane ha imposto una manovra che si avvalerà, tipicamente, di sacrifici della popolazione: dalla sanità (ticket) ai lavoratori del pubblico impiego (blocco dei contratti), dagli enti locali (tagli a comuni, provincie, regioni) alle pensioni (innalzamento dell’età pensionabile). In un clima frenetico ed impaurito, con i mercati fuori controllo, il fiato del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea sul collo, in sole otto ore di discussione alla camera, agevolata anche dalla cosiddetta “opposizione”, si è approvata una finanziaria record da 70 miliardi di euro. Il Governo ha dunque fatto appello al senso di responsabilità, in una situazione drammatica ed emergenziale, per limitare al minimo polemiche e discussioni.
Anche il Presidente della Repubblica si è appellato alla politica ed addirittura alla stampa, per mantenere un atteggiamento responsabile a tutela della stabilità nazionale.
Ed in questo clima di solenne responsabilità il Governo decide di inserire, tra una misura di austerità e l’altra, una norma scritta appositamente per gli interessi di Enel Spa (per intenderci non una società pubblica ma una multinazionale che fattura 5 miliardi di euro l’anno) e che danneggia territori ed il settore delle fonti rinnovabili........

Il paese è in crisi e il governo, mentre si appella alla responsabilità, tutela Enel Spa.....

INDICE

1. Questione di responsabilità nazionale

2. Enel e Governo: storia di una violazione continua

3. Cosa prevede la Finanziaria 2011?

4. Questa norma può riguardare la centrale di Rossano?

5. Conclusioni: gli speculatori hanno amici nei governi, ma non sui territori

Appendice A: Riferimenti Legilsativi

Riportiamo solo le conclusioni consigliandovi una accurata lettura del molto interessante articolo integrale e soprattutto un'approffondita meditazione .

Conclusioni: gli speculatori hanno amici nei governi, ma non sui territori

Quando i cittadini si relazionano con colossi finanziari, soprattutto nel campo dell’energia, devono aspettarsi di tutto. Il territorio calabrese è costernato di ferite provocate da questi speculatori, i quali agiscono esclusivamente per perseguire i propri profitti senza alcun riguardo per i cittadini, per cui sarebbe ingenuo stupirsi di questa manovra o pensare che si tratti dell’ultimo coniglio tirato fuori dal cilindro.

È bene che le istituzioni locali vigilino sul rispetto della volontà popolare, ben più importante della disciplina di partito, e non è un caso che nelle ultime elezioni comunali di Rossano nessuno dei candidati abbia osato non mettere nel programma il no al carbone. Ma siamo noi cittadini ad essere i veri guardiani del nostro territorio e dei nostri interessi. Da questo punto di vista, speculatori e faccendieri possono agire in deroga alle leggi, ma in ultima istanza non possono agire in “deroga” alla volontà popolare.

Ecco perché questi soggetti possono mettersi l’anima in pace: i cittadini della Sibaritide hanno già dato il proprio contributo al paese per quarant’anni, pagando in termini di salute, di economia, di sviluppo senza ottenere nulla in cambio se non la presa in giro di qualche rappresentante istituzionale e le promesse mai mantenute di Enel, a cui non abboccheremo più.

Difenderemo con tutte le nostre forze il territorio, con tutti gli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento democratico e se necessario anche coi nostri corpi.

Ma non si tratta soltanto di rigettare la riconversione a carbone. Abbiamo tutta l’intenzione di vedere restituito il nostro territorio ed accettare solo soluzioni in linea con la sua vocazione turistica ed agricola, tutelare i lavoratori dell’impianto e dell’indotto attraverso soluzioni virtuose e non ricatti, nonché andare a fondo sui danni che l’impianto e l’elettrodotto hanno provocato in questi anni.

19 Luglio 2011

Scarica il documento in formato pdf


Flavio Stasi

Coordinamento Nazionale No Carbone – CNNC

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Guarda anche su Savona News

Savona = Porto Tolle: Il carbone "pulito" non esiste.

CLICCA QUI PER VEDERE :Il filmato di Beppe Grillo

Il carbone di Porto Tolle

centrale_ptolle.jpg

E INOLTRATOCI dal Movimento 5 stelle di Rovigo UN INVITO:

INVIAMO UNA EMAIL DI PROTESTA A ZAIA PER IL FINTO CARBONE PULITO CHE DEVASTERA’ L’INTERO PARCO DEL DELTA !


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