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10 marzo 2012

Taranto, prime sospensive al Tar per l'Ilva

  Leggi sul Il  Sole 24 Ore

Taranto, prime sospensive al Tar per l'Ilva 

 Il Tar di Lecce dà ragione all'Ilva di Taranto. E il gruppo Riva incassa una sentenza a favore e una sospensiva di alcuni aspetti dell'Aia dopo i ricorsi sugli interventi di bonifica per il polo siderurgico di Taranto. ...... Il disco rosso del Tar riguarda tre aspetti dell'Aia: sistemi di abbattimento di macro e micro inquinanti; piano di monitoraggio e controllo delle emissioni; revisione della rete di smaltimento delle acque reflue. Il giudizio di merito è fissato per il 6 giugno. «Non stiamo contestando tutto l'impianto dell'Aia – dice Perli - ma solo quello che palesemente non ci convince e ci danneggia»...... Da rilevare, però, che mentre l'Ilva ottiene un provvedimento favorevole dal Tar di Lecce, la stessa Aia firmata dall'ex ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, è in procinto di essere rivista. Dopo le due perizie consegnate al gip di Taranto, Patrizia Todisco, nell'ambito del procedimento giudiziario che vede fra gli altri accusati Emilio e Nicola Riva, rispettivamente ex presidente e attuale presidente dell'Ilva di disastro ambientale, le istituzioni locali hanno infatti chiesto al ministro Corrado Clini di riesaminare l'Aia all'Ilva rendendola più severa. Clini ha manifestato disponibilità e il 14 marzo terrà un primo incontro a Bari. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola esprime «soddisfazione per la tempestività con la quale il ministero dell'Ambiente ha accolto le nostre richieste».Leggi tutto



Ilva a testa bassa contro tutti

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L’ILVA insiste, davanti al TAR di Lecce, nella richiesta di sospensiva dell’AIA.
 Legambiente ritiene che il ricorso avverso il provvedimento di A.I.A. sia infondato sia in fatto che in diritto, così come specificamente dettagliato nell’atto di costituzione depositato in giudizio, e che a maggior ragione sia da rigettare l’istanza di sospensione, sia perché la materia posta al vaglio del TAR è di tale complessità tecnica che mal si concilia ad una decisione in sede cautelare, sia perché non sussistono i requisiti previsti dalla legge per il suo accoglimento, con particolare riferimento al cd. periculum in mora, essendo tutte le prescrizioni impugnate non suscettibili di applicazione immediata.
Si confida quindi che questa volta il TAR voglia accogliere le tesi difensive delle parti resistenti e rigettare l’istanza cautelare, anche perché un suo accoglimento, nella situazione attuale, risulterebbe davvero paradossale.
Legambiente Taranto

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Tratto dal Blog del comitato per Taranto

Ilva: ma il Ministro lo sa? L'ARPA si!

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Interpellanza urgente 2-01400
presentata da ALESSANDRO BRATTI

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere - premesso che:

in data 2 febbraio 2012 il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Taranto, dottor Francesco Sebastio, ha inviato una lettera al Ministro interpellato, al presidente della regione Puglia, al presidente della provincia di Taranto, nonché al sindaco del comune di Taranto, allo scopo di segnalare i recenti sviluppi dell'indagine avviata nei confronti dei responsabili dell'impianto siderurgico di proprietà dell'ILVA s.p.a.;

l'indagine ha ad oggetto gravi ipotesi di reato in danno della comunità, quali il disastro doloso e/o colposo, l'avvelenamento di terreni e sostanze alimentari, il danneggiamento aggravato, nonché remissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, a cui si aggiungono numerose violazioni della normativa in materia di inquinamento atmosferico;

la comunicazione del procuratore Sebastio riporta che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto ha ammesso un importante incidente probatorio, disponendo una consulenza tecnica multidisciplinare, avente ad oggetto la ricostruzione dei fatti e le possibili conseguenze negative degli stessi sulla salute degli operai dello stabilimento e delle popolazioni che vivono nei centri abitati limitrofi;

nell'ambito dell'incidente probatorio in corso, è stata depositata dal primo collegio peritale una rilevante relazione scritta relativa alla composizione e qualità delle emissioni all'interno e all'esterno dello stabilimento;

come confermato dal procuratore Sebastio in sede di audizione avanti alla Commissione d'inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in data 21 febbraio 2012, verrà a breve depositata anche la relazione avente ad oggetto gli aspetti sanitari dell'inquinamento, la cui discussione è stata fissata dal giudice per le indagini preliminari per il 30 marzo 2012;

la comunicazione del procuratore Sebastio, indirizzata anche, come visto, al Ministro interrogato, rileva segnatamente che: «Dal contenuto della relazione tecnica già depositata si desumono elementi conoscitivi tali da destare particolare allarme, ......e che «sta di fatto, però, che gli clienti fin qui accertati possono e debbono essere valutati dagli enti diretti destinatari di questa comunicazione, i quali sono titolari di specifici «poteri-doveri» di intervento in materia di tutela dell'ambiente e, soprattutto, in materia di tutela della salute ed incolumità delle persone, da esercitare senza ritardi».

se il Ministro interpellato sia a conoscenza della lettera sopra citata e, in particolare, dei preoccupanti elementi emersi, in sede di incidente probatorio, in merito alle sostanze pericolose che compongono le emissioni dell'impianto ILVA di Taranto e delle comunicazioni del 14 febbraio e 2 marzo 2012 in cui il servizio rischi industriali della regione Puglia fa rilevare che la perizia chimica introduce elementi nuovi rispetto all'autorizzazione integrata ambientale esponendo successivamente uguali perplessità in merito all'indagine epidemiologica;

quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere a seguito di queste segnalazioni, in doverosa collaborazione con l'autorità giudiziaria e gli enti territoriali, in qualità di ente preposto alla tutela dell'ambiente e della salubrità delle condizioni di vita e lavoro della popolazione e se alla luce di quanto esposto non ritenga opportuno riaprire i termini che nell'agosto del 2011 condussero il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare pro tempore a concedere allo stabilimento siderurgico tarantino la concessione dell'autorizzazione integrata ambientale.
(2-01400)
«Bratti, Pecorella, Vico, Franceschini, Mariani».

Ed ecco cosa ha aggiunto l'ARPA Puglia a questa richiesta:


09 marzo 2012

TARANTO (Nubi Tossike) - Nella Mia Città

Tratto da Peacelink
TARANTO Una canzone contro l'omertà di chi lascia avvelenare i cittadini e vende la salute di tutti per fare carriera politica

Musica contro l'inquinamento: "Nella mia città"

"Nella mia città c'è chi fa ancora finta di niente, noi tutti figli dell'omertà, di chi non vede non parla non sente". 
PeaceLink apre la finestra dell'editoriale a questo pezzo musicale dedicato a tutte le città inquinate!
29 febbraio 2012

"A proposito di donne" 'La pace del mondo dipende dalla difesa dell’ambiente'

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 Tratto da Rai Televideo

"A proposito di donne"



'La pace del mondo dipende dalla difesa dell’ambiente'

Alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, la prima edizione del Premio ‘Donne, Pace e Ambiente Wangari Maathai’. Il premio ha l’obiettivo di testimoniare l’impegno civile delle donne nelle battaglie in difesa della pace, dei diritti di genere e dell’ambiente di M.Vittoria De Matteis
Le parole “La pace del mondo dipende dalla difesa dell’ambiente” le ha pronunciate l’ambientalista e biologa keniota Wangari Maathai premio Nobel per la Pace nel 2004 che dichiarò, al momento della ricezione del riconoscimento: “Non ci può essere pace senza sviluppo sostenibile e non ci può essere sviluppo senza uno sfruttamento sostenibile dell’ambiente. La protezione dell’ecosistema dev’essere considerata un mezzo per garantire la pace, in Paesi dove la scarsità delle risorse genera inevitabilmente instabilità politiche e sociali”. A consegnare il Premio la presidente della Commissione delle Elette Monica Cirinnà: quattro le italiane che hanno ricevuto i premi Acqua, Fuoco, Terra e Aria perché impegnate in battaglie mirate alla difesa dei diritti dei cittadini, dei territori, degli animali, come riconoscimento alla loro dedizione civica.

Il Premio Terra è andato ad Isabella Tomassi, fra le promotrici del processo di rivitalizzazione della vita comunitaria e delle pratiche tradizionali del piccolo borgo di Pescomaggiore, vicino all’Aquila, distinguendosi per il suo ruolo nella realizzazione del progetto ‘Eva’, eco villaggio auto costruito, esperienza di eccellenza di ricostruzione abitativa e sociale. Isabella ha dedicato il premio a “L’Aquila e alle vittime del terremoto e del post-terremoto aquilano”.

Il premio Fuoco è andato a Simona Ricotti, da sempre impegnata nella difesa dell’ambiente, nella tutela dei diritti delle donne, nell’affermazione di una cultura della pace e attivista del comitato No Coke, si è battuta per anni contro la conversione a carbone della Centrale di Civitavecchia. 

Simona ha dedicato il premio “alle mamme di Civitavecchia che si battono instancabilmente per il futuro dei loro figli e delle generazioni future”.

Il premio Acqua è stato assegnato a Consiglia Salvio, attivista napoletana e figura centrale dei Movimenti italiani per l’acqua e membro della Cvx Gesù Nuovo di Napoli, della Rete di Lilliput e referente del coordinamento regionale campano per la gestione pubblica dell’acqua. Consiglia ha dedicato il premio “alle mamme attiviste, per le quali la via dell’impegno civile è tanto impegnativa da comportare enormi rinunce e la restrizione del tempo da dedicare alla vita familiare, alle quali - per tanto - va un ringraziamento doppio”.

Il premio Aria è andato a Sara Turetta, attivista animalista, dopo anni di volontariato nei canili del milanese si dedica da anni alla drammatica situazione dei randagi rumeni. Per dedicarsi totalmente alla causa ha fondato l’associazione ‘Save the dog and other animals’. Sara ha dedicato il premio alle tante donne animaliste impegnate nella tutela della vita in tutte le sue forme, e in particolare all’impegno delle donne rumene in difesa dei randagi”.

Parlare di ambiente e di impatti di disastri ambientali oggi vuol dire parlare di donne, le prime vittime dei conflitti ma anche sempre più spesso le prime leader di proteste in difesa della terra. Ci sono donne che possono essere considerate eroine al pari dei grandi eroi del passato. La differenza è che non imbracciano un’arma e difendono le idee in modi meno violenti. mv.dematteis@rai.it


Le nostre congratulazioni a tutte per il premio ricevuto e un saluto speciale a Simona Ricotti ,con cui spesso collaboriamo.

08 marzo 2012

COMUNICATO:L’AIA con le gambe corte

Comunicato
L’AIA con le gambe corte

Ci è stato segnalato un documento ufficiale apparso sul sito del Ministero dell’ Ambiente che riteniamo assolutamente clamoroso per la vicenda “centrale”: questa con nota del 31 gennaio 2012 “integra” la domanda di AIA già presentata nel 2007 in cui si parla di “AIA per il periodo transitorio”(sic)
Le leggi che regolano la materia ci paiono estremamente chiare, e tuttavia su questo tema si leggono e si ascoltano dichiarazioni le più varie e complesse (complessità voluta ad arte?)
Noi abbiamo sentito autorevoli pareri legali e tecnici che ci hanno portato a formulare le seguenti considerazioni:
La legge italiana e la normativa europea impongono che impianti come la centrale di Vado Quiliano siano sottoposti a procedura di AIA (autorizzazione integrata ambientale) affinché gli stessi impianti siano adeguati alla migliori tecnologie disponibili (con acronimo inglese BAT) onde contenere le emissioni


Questa centrale (almeno dal 2007, data della domanda) risulta sprovvista di tale autorizzazione e quindi da almeno cinque anni non si sono realizzate le procedure AIA per il contenimento delle emissioni. Abbiamo segnalato più volte che, secondo noi, le amministrazioni avrebbero dovuto da tempo porre la questione in modo fermo ed ultimativo a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Ora nella delibera del dicembre 2011 con cui la Regione Liguria concede l’intesa per un altro gruppo a carbone da ben 460 MW è citato testualmente come condizione che “sia ripresentata da parte del proponente la domanda di AIA per il periodo transitorio per le sezioni esistenti”.


Ci domandammo allora: “come mai viene chiesto all’azienda di ripresentare la domanda AIA per il periodo transitorio? Perché la Regione non impone da subito l’adeguamento alle migliori tecnologie disponibili,  visto il ritardo risalente al 2007?”
Sinceramente e molto ingenuamente pensammo ad una reiterazione, per sottolineare la necessità dell’AIA  a tutela dei cittadini. Leggemmo poi numerosi commenti di autorevoli amministratori  e politici che ci suonavano più o meno così: “tranquilli, prima del nuovo impianto sarà fatto l’adeguamento AIA ai vecchi gruppi, non possiamo mica tenerci questo inquinamento (definito anche “colossale”)”.
Oggi apprendiamo da un documento ufficiale risalente al 31 gennaio 2012 che la centrale formula una nuova richiesta di AIA “in coerenza con quanto previsto dalla Regione Liguria” in cui si parla, tra gli altri, di interventi  per gli ossidi di zolfo che “consentiranno di rispettare nel periodo transitorio, antecedente il completo rifacimento delle unità esistenti, il limite di 350 mg/Nm3” per SOx.

Riassumendo, se abbiamo compreso bene, e vorremmo sinceramente essere smentiti, la Regione Liguria nella delibera, invece di pretendere una ottemperanza dovuta da anni sui vecchi impianti, ha inserito una terminologia nuova “AIA per il periodo transitorio”. (Ci domandiamo per quale motivo la Regione abbia preso l'iniziativa di condizionare/adeguare/limitare una procedura ben definita per legge nazionale, credendo che ciò esuli dai suoi poteri).
Quindi, ripetiamo, se abbiamo compreso bene,  ci terremo i vecchi gruppi (per cui il presidente della regione ha parlato di inquinamento colossale), ancora per molti anni. Infatti il limite proposto per i fantomatico periodo transitorio ad esempio per SOx di 350 mg/Nm3, ci pare, dai diagrammi della stessa azienda, sovrapponibile ai quantitativi attualmente emessi  come medie mensili e dichiarati dalla centrale. Ragionamento analogo per ossidi di azoto.  
Anche sulle polveri quello che viene proposto come il "conseguimento del limite di 20 mg/Nm3" in realtà corrisponderebbe  ad un quantitativo addirittura superiore a quanto attualmente risulta  dai diagrammi della azienda come media mensile (dich. ambientale 2010 pag 14 e 15).
A questo punto chiederemo conto con tutti i mezzi legalmente consentiti ed in tutte le sedi di questa situazione che, riteniamo, condannerebbe il nostro territorio ancora per molti altri anni a subire un inquinamento dai vecchi gruppi a carbone  3 e 4 rispetto ai quali l’Ordine dei medici parla di “minaccia reale e consistente per la salute e per la vita dei cittadini della provincia di Savona” .

Chiediamo con forza ai sindaci, nella loro veste di primi responsabili della tutela della salute pubblica di pretendere con ogni mezzo l’ottemperanza e l’applicazione da subito dell’AIA secondo la legge in vigore (e non secondo artificiose versioni “transitorie”) a tutela della popolazione che comunque ha già subìto per anni un inquinamento da impianti non adeguati alle migliori tecnologie disponibili e per evitare il procrastinarsi negli anni di questa incredibile situazione: conseguentemente chiediamo anche di procedere con i ricorsi amministrativi.Per quanto riguarda l’inopinata sottoscrizione accordi/convenzioni, ci permettiamo di ripetere quanto già espresso: qualora le Amministrazioni Comunali firmassero gli accordi che vengono loro proposti, darebbero di fatto il via libera al potenziamento, e rischierebbero quindi di vedere dichiarati improcedibili i ricorsi al TAR da essi già presentati, nonché di precludersi la possibilità di proporre altre impugnative contro il decreto approvativo del Ministero dello Sviluppo Economico di autorizzazione alla costruzione del nuovo impianto.
 Naturalmente, assumendosene ogni responsabilità, giuridica e morale.

Uniti per la Salute ONLUS

L'eolico a prezzi stracciati verso il sorpasso delle fossili

Leggi su QualEnergia

L'eolico a prezzi stracciati verso il sorpasso delle fossili

Record al ribasso per le turbine eoliche: 0,91 milioni di euro per MW contro gli 1,21 del 2009. Un brutto periodo per i produttori, ma i prezzi bassi rendono la fonte sempre più competitiva: già ora alcune installazioni battono senza incentivi le fonti convenzionali, come il carbone. Ed entro il 2016 questo varrà per tutti i nuovi parchi eolici.

Nel mondo già ora ci sono centrali eoliche i cui costi sono competitivi con il carbone, la fonte convenzionale più economica, ovviamente perché nei costi non si includono il prezzo della CO2 e le altre esternalità negative che comporta. I migliori parchi eolici del mondo infatti possono produrre oggi a un costo di 6,5 centesimi di dollaro per kWh, lo stesso di una centrale a carbone. Entro il 2016 tutte le nuove installazioni in media saranno competitive senza incentivi con i combustibili fossili. A dirlo sono i calcoli resi noti da Bloomberg Nef nell'ultimo report sul prezzo degli impianti eolici, il Bloomberg New Energy Finance Wind Turbine Price Index (WTPI).

Ue: una migliore applicazione della normativa riduce i costi e fa bene all’ambiente

Tratto da GreenReport

Ue: una migliore applicazione della normativa riduce i costi e fa bene all’ambiente

[ 7 marzo 2012 ]
L'Unione europea calcola che «la mancata applicazione della normativa ambientale costi all'economia dell'Ue circa 50 miliardi di euro l'anno, tra sanità e costi diretti per l'ambiente», per questo oggi, «con l'intento di ridurre questa cifra e di offrire ai cittadini e alle imprese risultati migliori sul piano ambientale», la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione per una migliore applicazione della normativa ambientale Ue. 
 La comunicazione sarà presentata al Parlamento europeo, agli Stati membri, ai cittadini e a tutti gli attori interessati dall'attuazione e dall'applicazione della normativa. Il risultato delle discussioni tra le tre istituzioni dell'Unione europea preparerà il terreno per il settimo programma di azione in materia di ambiente.
La Commissione ricorda in una nota che «gli Stati membri hanno la responsabilità di garantire che la normativa ambientale Ue sia applicata a livello nazionale. Il ruolo della Commissione consiste nel controllare il rispetto degli impegni assunti dagli Stati membri e di adottare provvedimenti nel caso non vengano rispettati. 
 L'applicazione comprende diversi aspetti. Gli Stati membri devono adottare leggi nazionali che consentano un'applicazione dettagliata delle leggi approvate a livello Ue e devono organizzare le loro amministrazioni in modo tale da garantire che tali leggi vengano rispettate nella pratica. Si devono effettuare gli investimenti richiesti, come ad esempio investimenti per il trattamento corretto dei rifiuti, e devono essere disponibili strumenti d'intervento nei casi in cui le azioni richieste non vengano eseguite, ad esempio nel caso dello smaltimento illegale dei rifiuti o della caccia illegale di specie selvatiche protette».
La comunicazione pubblicata oggi sottolinea «gli effetti positivi del diritto ambientale, dimostrando che prevenire i danni all'ambiente può costare molto meno di quanto, a lungo termine, costerebbe porvi rimedio. La normativa ambientale può apportare vantaggi all'industria: l'applicazione integrale della legislazione Ue in materia di rifiuti potrebbe ad esempio creare 400.000 nuovi posti di lavoro, con costi netti che ammonterebbero a 72 miliardi di euro in meno rispetto allo scenario alternativo di una mancata applicazione della normativa».
La comunicazione punta a rafforzare il dialogo «con i governi e con tutte le altre parti interessate riguardo al modo migliore di collaborare per conseguire un'applicazione più efficace del diritto dell'Unione, intensificando la raccolta e lo scambio delle conoscenze e promuovendo una più ampia partecipazione agli obiettivi ambientali da parte di tutti i cittadini». In particolare, delineerà «misure intese ad aiutare gli Stati membri a realizzare un approccio sistematico per la raccolta e la diffusione delle conoscenze, tra cui i modi per incoraggiare una maggiore capacità di risposta alle questioni ambientali».
Tra i suggerimenti per migliorare l'applicazione ci sono: ispezioni e sorveglianza più efficaci; criteri per il trattamento delle denunce dei cittadini da parte degli Stati membri; un accesso facilitato alla giustizia in materia ambientale; il sostegno alle reti europee di professionisti dell'ambiente. In caso di problemi, i responsabili dell'applicazione delle norme dovrebbero assumere impegni più chiari, con scadenze e parametri di riferimento concreti che possano essere valutati pubblicamente.
Il commissario Ue all'ambiente,Janez Potočnik, ha ricordato che «la normativa Ue non è un'invenzione di Bruxelles, ma è democraticamente adottata da tutti gli Stati membri e dal Parlamento, per il beneficio dei cittadini. L'ambiente è protetto da circa 200 atti normativi, che tuttavia troppo spesso non vengono correttamente applicati. Ciò non solo nuoce all'ambiente, ma mette a rischio la salute umana, causa incertezze per l'industria e compromette il mercato unico. Si tratta di costi che non possiamo permetterci in tempi di crisi».
E la Commissione ribadisce: «l'attuazione e l'applicazione della normativa ambientale Ue costituiscono un compito comune che compete alle autorità nazionali, regionali e locali. L'applicazione insufficiente è spesso aggravata dalla mancanza di informazioni precise sulle questioni ambientali. Le attività di monitoraggio non sono omogenee in tutta l'Europa, le informazioni che ne derivano possono essere parziali e obsolete e i dati utili pubblicati online non sono sufficienti. Disporre di informazioni migliori e più accessibili a livello nazionale, regionale e locale consentirebbe di individuare precocemente importanti problemi ambientali, risparmiando in questo modo sui costi a lungo termine. Una corretta applicazione implica un'azione di risposta efficace ai problemi ambientali effettivi o potenziali».

Il testo della Comunicazione della Commissione - Un'Europa dei risultati - applicazione del diritto comunitario può essere letto integralmente all'indirizzo:

 INFORMAZIONI .....  MOLTO UTILI DA CONOSCERE.
NE FAREMO TESORO

L’indagine di Rovigo relativa ai danni ambientali causati dalla centrale di Porto Tolle


Tratto da Il Corriereweb.net
L’indagine di Rovigo per i danni ambientali causati dalla centrale di Porto Tolle
Le indagini su Scaroni e Tatò e altri 8 dirigenti Enel per omissioni dolose di cautele di settembre, hanno portato al rinvio a giudizio per l’inquinamento causato dalla centrale Enel di Porto Tolle a inizio febbraio. L'ultima fase dell'inchiesta è partita a settembre 2011 a cura della Procura di Rovigo, coinvolgendo nomi illustri del top management italiano: da Paolo Scaroni, ex amministratore delegato Enel a Fulvio Conti, difeso per l’occasione dal sindaco- avvocato Giuliano Pisapia, passando per  gli ex dirigenti e funzionari Enel Francesco Luigi Tatò , Leonardo Arrighi, Antonino Craparotta, Giuseppe Antonio Potestio, Alfredo Inesi e Sandro Fontecedro
Secondo l’accusa portata avanti dal sostituto procuratore di Rovigo Manuela Fasolato esistono i presupposti per denunciare la presunta mancata adozione di cautele prescritte dalla legge e, più specificatamente, l’articolo 437 del codice penale, riguardo alla gestione della centrale Polesine Camerini di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Nel mirino della magistratura, l’attività dell’impianto al confine con l’Emilia Romagna negli anni in cui era ancora alimentato ad olio combustibile, inquinando l’area del Delta del Po e generando un elevato numero di emissioni inquinanti. Secondo le tesi sostenute dalla procura, inoltre, l'Enel per poter produrre prima con combustibili ad alto tenore di zolfo, poi a medio e basso tenore di zolfo, è spesso dovuta ricorrere a deroghe governative per evitare lo "sforamento" dei limiti di emissione stabilito dall'Unione europea nel 1988 e nel 1990.

A inizio febbraio Alessandra Testoni, il giudice per l’udienza preliminare di Rovigo, ha rinviato a giudizio ben dieci persone tra i dirigenti e tecnici dell’Enel coinvolti dall’accusa. Nella richiesta di rinvio a giudizio si precisa infatti che gli indagati hanno omesso di collocare e far collocare impianti e apparecchi destinati a prevenire disastri e/o infortuni sul lavoro per il pericolo dell’insorgenza o nell’aggravamento di malattie respiratorie a causa dell’inalazione e ingestione di sostanze inquinanti come il So2, Nox, polveri, particolato, metalli tra cui vanadio, emesse in atmosfera dal 1998 al 31.12.2004 in ingenti quantità dalla centrale termoelettrica di Porto Tolle.

L’inchiesta è supportata da uno studio commissionato dalla procura di Rovigo agli esperti Paolo Crosignani e Teresa Magnani che hanno analizzato gli effetti sulla salute nella popolazione dei comuni limitrofi alla centrale di Porto Tolle.
Lo studio ha messo in luce profili di rischio per la popolazione considerevoli, specialmente in relazione ad alcuni indicatori biologici strettamente correlati con l’attività della centrale, denotando un incremento di ricoveri ospedalieri per patologie respiratorie che hanno interessato soprattutto la fascia di età tra i 0 e i 14 anni.

Le associazioni ambientaliste si sono scagliate a più riprese contro la centrale di Porto Tolle. Greenpeace, Legambiente e WWF si sono costituiti parte civile nel processo contro i dirigenti Enel denunciando gravi danni sanitari e ambientali dovuti alle emissioni inquinanti della centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle. Come si legge nel comunicato stampa di Greenpeace, apparso nei giorni del grande freddo, in cui l’emergenza gas aveva allarmato non poco la politica energetica del Paese: “la centrale Enel di Porto Tolle è stata gestita in modo illegale con conseguenze ambientali e sanitarie gravi, ed è per questo che ci appare invece sconsiderata la volontà di riattivare questa centrale altamente inquinante per fronteggiare l’emergenza energetica di questi giorni. La gestione miope e conservativa della risorse energetiche di cui il Paese dispone e che importa non può determinare la riattivazione di un impianto estremamente dannoso, sul quale sono in corso procedimenti penali della massima gravità”.


Le associazioni ricordano anche il progetto di conversione a carbone della centrale in questione, bocciato dal Consiglio di Stato, che, se andasse a buon fine sarebbe capace di emettere solo nel primo anno 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica – che rappresentano quattro volte le emissioni della città di Milano -, insieme a ben 2800 tonnellate di ossidi di azoto (equivalente alle emissioni di 3,5 milioni di nuovi veicoli) e altre 3700 tonnellate di ossidi di zolfo, superando i livelli raggiunti da tutte le auto circolante in Italia.

La riattivazione della centrale è un tema che assume toni paradossali quando si parla di
“centrale a costo zero” o dello stoccaggio del Porto Tolle project dell’ENEL.
Il direttore generale dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) Stefano Laporta, ha infatti ammonito gli operatori che parlano di centrale a costo zero, commettendo l’eterno errore di non conteggiare il danno ambientale (anche in termini economici) che questa centrale comporta.....

07 marzo 2012

Terreni tutti contaminati, la colpa è del carbone


''Terreni tutti contaminati, la colpa è del carbone''

I campi a ridosso della centrale Federico II di Cerano, in provincia di Brindisi, sono contaminati da arsenico, berillio e altri metalli pesanti. Per questo, un'ordinanza del 2007 impedisce ai contadini di mettere in commercio i prodotti di quelle terre. E così, padri cinquantenni si trovano senza lavoro. Con la paura che, oltre alle aree agricole, l'impianto abbia intossicato anche chi in questi anni ha lavorato lì vicino
di SONIA GIOIA
riprese e montaggio di SILVANA PADULA
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OGGI NESSUNO PUO' DIRE NON SAPERE....
 E...... CHI ,CON IL SUO OPERATO, PERMETTE DI LEGARE I NOSTRI TERRITORI AL CARBONE PER ALTRI 50 ANNI PENSI ALLE GROSSE RESPONSABILITA' CHE SI ASSUME. 
PRIMA CI  SI NASCONDEVA DIETRO IL  NON SAPERE.........  ORA LE EVIDENZE INERENTI LE PROBLEMATICHE SANITARIE CORRELATE CON  LA COMBUSTIONE DEL   CARBONE SONO NUMEROSE E BEN  TESTIMONIATE  DA VASTA LETTERATURA SCIENTIFICA.

06 marzo 2012


Comunicato
Apprendiamo che il Ministero dello Sviluppo Economico avrebbe firmato il decreto per la centrale di Vado Quiliano come conseguenza della Conferenza dei servizi del luglio 2011. A proposito di quella conferenza ci permettiamo di ricordare che i sindaci di Vado e Quiliano hanno fatto dichiarazioni clamorose su quanto scritto nel verbale definitivo: "Si ritiene che tali divergenze alterino in maniera significativa quanto discusso in sede di Conferenza in riferimento agli elementi sopra riportati, rappresentando una versione non conforme a quanto effettivamente disquisito in merito ..." e ancora "è evidente come nella versione definitiva del verbale i sopra esposti interventi siano stati modificati...". Dichiarazioni che fino ad ora non ci risultano mai smentite o confutate da alcuno.

Riteniamo trattarsi di una denuncia di enorme gravità che viene non da due persone qualsiasi ma da due sindaci nell'esercizio delle loro funzioni. E’ lecito domandarsi come sia possibile che in uno Stato di diritto venga emesso un decreto in presenza di così gravi affermazioni dei sindaci riguardo a questo verbale fondamentale per l’emissione del decreto stesso? Attendiamo risposte se alcuno è in grado di darne.

In questo momento in cui si sta decidendo sui destini di un intero territorio per i prossimi decenni, è opportuno fare riferimento al documento ufficiale firmato dai sindaci ed inviato a Ministeri, Regione, ecc, in cui è affermato in modo inequivocabile

“si considera pertanto elemento fondamentale, condizionante e non prorogabile definire e attuare…
un piano di monitoraggio ante operam concordato e concertato con gli Enti sia nel metodo che negli analiti da analizzare, con ampio spettro relativo al ciclo emissivo derivati dal carbone ai sensi del D.lgs 155/2010
Una valutazione di impatto sanitario (VIS)… Tale procedura trova riferimenti normativi a livello europeo… Tali elementi non possono essere posti come prescrizioni all’eventuale autorizzazione, ma elementi fondamentali e imprescindibili per una corretta valutazione. Risultano azioni indispensabili ed urgenti prima di ogni ulteriore determinazione"

Questo affermano i sindaci e poiché ad oggi non ci risulta che quanto da loro richiesto come “fondamentale, condizionante” e come “azioni indispensabili ed urgenti prima di ogni ulteriore determinazione “ sia stato attuato, confidiamo che i sindaci, proprio per le loro primarie responsabilità nella tutela della salute e anche nel rispetto del principio di precauzione, si impegneranno con ogni mezzo in azioni conseguenti, compresi i ricorsi amministrativi.

Infine ci domandiamo se, a seguito di quanto dichiarato dai sindaci nel merito del verbale della Conferenza dei Servizi:

"Si ritiene che tali divergenze alterino in maniera significativa quanto discusso in sede di Conferenza" ... "è evidente come nella versione definitiva del verbale i sopra esposti interventi siano stati modificati..." , possano evidenziarsi aspetti di rilevanza penale ritenendo il citato verbale un "atto pubblico".

Da parte nostra, con le altre realtà del territorio, continueremo con ogni mezzo legalmente consentito ed in ogni sede, nazionale e sovrannazionale, nella azione per la tutela della salute e per lo scrupoloso rispetto di norme e leggi vigenti in materia ambientale .
Uniti per la Salute onlus
Leggi gli allegati





Aggiornamento Pm 2,5 di Vado Ligure e Aggiornamento Benzene

Aggiornamento Benzene a Vado Ligure 

RICORDATE I VALORI DEL GIORNO 3  MARZO DEL BENZENE DELLE ORE 10 -13  -14 - 15   
 ERANO VALORI NOTEVOLI : 10.8-  30-   32.3-  19.5  
Vi era già allora un buco orario mancavano sia i valori delle 11 che delle 12. Ecco la schermata



02/03/2012 06:0002/03/2012 07:00              1.4

02/03/2012 07:0002/03/2012 08:00             2.3

02/03/2012 08:0002/03/2012 09:00              4.7

02/03/2012 09:0002/03/2012 10:00       10.8

02/03/2012 12:0002/03/2012 13:00        30.0

02/03/2012 13:0002/03/2012 14:00        32.3

02/03/2012 14:0002/03/2012 15:00        19.5

 EBBENE QUESTI VALORI SUL SITO AMBIENTE IN LIGURIA NON ESISTONO PIU' SOSTITUITI DALLA SOTTOSTANTE SCHERMATA.VALIDAZIONE?MA IL PROBLEMA DI CIOE' CHE POTREBBE COSTITUIRE TALE PICCO DI BENZENE PER LA NOSTRA SALUTE NON E' COSI FACILE DA ELIMINARE.......E SAPERE POI DA DOVE PROVENGA...... ?

02/03/2012 06:0002/03/2012 07:00 1.4

02/03/2012 07:0002/03/2012 08:00 2.3

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02/03/2012 18:0002/03/2012 19:00 1.8



Inoltre sono finalmente apparsi  i valori delle Pm 2,5 relativi a Vado ligure  su Ambiente in Liguria.Potremmo chiamarli valori ritardatari, poichè escono con calma quando ,forse..... passato  il fine settimana ,gli addetti hanno il tempo di validare i dati.
Leggi: Vado Ligure:BENZENE A GO-GO con .....VALORI FANTASMA e PM 2,5 pubblicate in ritardo

Ma se notiamo  bene il valore della media  relativa al 1°marzo non c'è ..........Quale sarà stato  tale valore? Potremmo saperlo?
O dobbiamo andare a naso?


29/02/2012 00:0001/03/2012 00:0026

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Lucio Dalla, un amico dell’Ambiente e dell’Ecologia,,,, L'ultima canzone per la comunita'di Don Gallo

Lucio Dalla visto  da Milo Manara

Tratto da Ecologiae

 Omaggio a Lucio Dalla, un amico dell’Ambiente e dell’Ecologia

La morte di Lucio Dalla è stata per tutti un grande lutto, una sofferenza perché con lui se ne va un pezzo della musica italiana, di quella vera, fatta con il cuore; ma anche un uomo sensibile, umile e generoso; un uomo che spesso si è battuto per le cause ambientaliste, a difesa della natura e del territorio: un concerto contro le trivelle nelle isole Tremiti, sua patria d’adozione, era in programma ad agosto. Lucio non potrà esibirsi, ma le sue idee e la sua grinta possono continuare a combattere contro gli scempi di uno dei più bei paesaggi naturali del nostro Paese.
Come per i grandi artisti, solo dopo la morte si vengono a scoprire i lati più intimi, più umani, più generosi. Così, veniamo a sapere del grande impegno che Lucio Dalla aveva per l’ambiente e l’ecologia, un impegno che spesso non ha fatto notizia perché quando si fanno le cose con il cuore non serve pubblicità: sono le convinzioni profonde a motivare gli animi nobili, non il resoconto economico o la notorietà che ne può scaturire. Il suo nome è a fianco della LIPU nel 1997 quando scrive la canzone “Le rondini” in sostegno della campagna a salvaguardia degli uccelli che annunciano la primavera; è con il Wwf nel 2005 nell’asta di beneficenza per raccogliere fondi per l’Oasi Ghirardi, sull’appennino parmense. Lucio ad ottobre aveva sostenuto la campagna FAI “Ricordati di salvare l’Italia” con concerti il cui ricavato è stato devoluto interamente alla salvaguardia del patrimonio artistico e ambientale. Veniamo a scoprire anche il calendario futuro dei suoi impegni: un concerto a maggio per salvare il parco del Ticino, ad agosto per fermare le trivelle nelle isole Tremiti. E poi ci sono le sue canzoni che parlano di amore per la natura, per il futuro......  
Ciao, Lucio.

Tratto da Ansa

Lucio Dalla: ultima canzone per la comunita'di Don Gallo

 (ANSA) - GENOVA, 5 MAR - ''Lucio Dalla ha inciso la sua ultima canzone dieci giorni fa e questa canzone sara' nel cd con altri brani di cantautori italiani'' destinato alla Comunita' di San Benedetto al Porto di don Gallo. E' stato lo stesso prete a riferirlo stamani a margine della conferenza stampa di presentazione di un accordo tra tribunale dei Minori di Genova e associazione Libera. ..... (ANSA).

Il cielo sopra Taranto

Tratto da  " Bari -La Repubblica "

Il cielo sopra Taranto
Quei silenzi più velenosi dell’Ilva

Lo scrittore racconta il passato e il futuro di Taranto dopo la perizia sulle emissioni dell’industria

di MARIO DESIATI
Quando la grande nuvola nera che si è alzata dall'area tubificio dell'Ilva di Taranto (FOTO - VIDEO) ha occupato per alcune ore il cielo sopra i due mari, è come se qualcuno fosse venuto a bussarci dietro la spalla. Questo qualcuno aveva un messaggio che non è soltanto ai tarantini, ma è agli italiani: "Ricordati da dove vieni, ricordati dove vivi". Pochi giorni dopo questo evento suggestivo e inquietante è arrivata un'altra pacca dietro la spalla. Una pattuglia di chimici e medici ha stilato il documento che molti tarantini in questi giorni hanno la possibilità di leggere grazie al sito Repubblica Bari, non è solo un arido atto che potrà essere usato in un processo, ma è qualcosa di più.
 La perizia disposta dal gip e depositata in Procura potrebbe avere un ruolo importante per definire cause ed effetti del grande complesso siderurgico nel e sul nostro territorio. Sono pagine molto chiare e possono turbare chiunque conosca questa terra. A pagina 205 della memoria si legge quali sono le patologie ascrivibili alle emissioni considerate nello studio.


LEGGI "Più tumori, infarti e decessi così l'Ilva avvelena Taranto"
DOCUMENTI / 1 Le conclusioni della perizia medica(.pdf)
DOCUMENTI / 2 Le conclusioni della perizia chimica (.pdf)


Le polveri possono essere composte di idrocarburi aromatici policiclici, tra i quali benzopirene, rame, piombo, cadmio, zinco ed altri metalli, composti organici volatili e diossine. Le particelle più piccole non vengono filtrate dal naso e possono raggiungere i bronchioli terminali e gli alveoli. Lo stesso procedimento delle fibre d'asbesto che in questi giorni hanno occupato i giornali dopo la storica sentenza Eternit. Leggendo la perizia con uno spirito profano mi sarei aspettato che il rischio di questa esposizione fosse limitato alle sole patologie tumorali. Non è così. Il campione numerico che la perizia analizza è circoscritto a un periodo (appena otto mesi di studio epidemiologico) e a un campione e si conclude con la dichiarazione l'esposizione agli inquinanti dell'atmosfera emessi dall'impianto siderurgico ha causato nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell'organismo umano "che si traducono in eventi di malattia e di morte".
Eppure tra gli effetti acuti e gli effetti cronici si elencano asma bronchiale, disturbi circolatori, infezioni respiratorie, bronchiti croniche, patologie cardiocircolatorie, infarti al miocardio sino gli ictus. Si tratta di malattie "considerate di interesse nella situazione di Taranto in quanto possono essere associate all'inquinamento ambientale o all'ambiente di lavoro" e proprio su quel "possono" che si giocherà la partita processuale tra accusa e difesa. Se verrà dimostrato il nesso dei decessi con l'inquinamento del complesso siderurgico e soprattutto quanti di questi decessi riusciranno a essere attribuiti alle polveri. ........Qualunque sia l'esito del processo iniziato il 17 ottobre non si risarcirà mai il silenzio su questa terra.Leggi tutto

05 marzo 2012

Carbone, 15 indagati per la centrale di Brindisi: "Deturpato l'ambiente".BBC:"Quando l'accertamento dei danni sanitari?"

Leggi su Savona News

Carbone, 15 indagati per la centrale di Brindisi: "Deturpato l'ambiente"

Dopo i 12 sotto inchiesta per la centrale di Porto Tolle, stante la presunzione di innocenza, altra mazzata per i "signori" del carbone. Cosa cambia rispetto a Vado Ligure? Che qui il carbone sia diverso? Che non ci sia il due senza il tre?

Ci sono dirigenti dell'impianto e i titolari delle ditte di trasporto tra le persone cui la procura di Brindisi ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Non avrebbero fermato la diffusione delle polveri inquinanti. Contestati al momento solo reati ambientali.
Ma le popolazioni della zona denunciano i rischi e i danni per la salute.
Le polveri nere di Brindisi finiscono nella bufera giudiziaria. Chiuse le indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta sulla più grande centrale a carbone d’Europa, quella che Enel ha costruito trent’anni fa su uno dei litorali più incontaminati della costa pugliese, a Cerano. Le informazioni di garanzia sono state notificate a quindici indagati, tra i quali i più alti dirigenti della centrale Federico II. Tutti accusati di non aver adottato o di aver omesso di “proporre e segnalare la necessità dell’adozione di accorgimenti tecnici idonei a scongiurare la ripetuta diffusione, oltre il recinto aziendale, di polveri di carbone o comunque a contenere tale diffusione al di sotto della soglia della normale tollerabilità”.
......
Certo, per il momento la terra intorno alla Federico II rimane bruciata, non coltivabile, in seguito ad un’apposita ordinanza dell’ex sindaco Domenico Mennitti. Secondo gli esposti dei cittadini, però, la polvere nera non avrebbe provocato solo danni alle colture. Depositandosi sui grappoli d’uva, sarebbe stata anche la causa di neoplasie e conseguenti decessi tra gli agricoltori della zona.

L’avviso di conclusione delle indagini, tuttavia, non accenna a questo. I reati ipotizzati sono quelli del concorso continuato in getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato e deturpamento di edifici e colture agricole..........

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Tratto da Brundisium 
Avvisi Cerano, BBC: "quando l'accertamento dei danni sanitari?"

Si apprende che i pubblici ministeri Giuseppe De Nozza e Myriam Iacovello, Sostituti Procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Brindisi hanno notificato la conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 15 persone tra manager e dipendenti di Enel.
Le ipotesi di reato contestate concernono gli articoli del codice penale inerenti getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato e deturpamento di edifici. Le accuse non riguarderebbero eventuali danni alla salute.

Sappiamo che l'accertamento della verità e delle responsabilità in ambito penale è attività complessa e per questo crediamo che la pubblica accusa debba essere affiancata dagli enti locali e dalle organizzazioni di tutela dei diritti dei cittadini come perti lese. In questo e negli altri procedimenti non sono solo gli agricoltori abitanti nei pressi della centrale di Cerano ad aver subito la pioggia di polveri nelle loro case e sulle loro coltivazioni, ma tutta la città ne risulta offesa.
La notizia giunge mentre a Taranto l'autorità giudiziaria cerca di approfondire responsabilità in ordine all'inquinamento ambientale, alle malattie ed ai decessi da questo prodotte. Infatti se c'è inquinamento dell'ambiente c'è inevitabilmente inquinamento dei corpi.
Per questo migliaia di cittadini a Brindisi chiedono in questi mesi, con una raccolta di firme, indagini epidemiologiche approfondite e mirate, come peraltro più autorevolmente chiede l'Istituto Superiore di Sanità, quando nello studio SENTIERI sui siti inquinati di interesse nazionale, per Brindisi suggerisce indagini epidemiologiche subcomunali sulla popolazione e sui lavoratori delle industrie ed il biomonitoraggio delle popolazioni più a rischio. 


Guarda caso quello che da anni chiedono alcune associazioni: stato di salute dei cittadini residenti accanto ai grandi impianti, rianalisi dello stato di salute delle popolazioni lavorative delle grandi industrie.
Ma le istituzioni tacciono: da Regione Provincia e Comune non arrivano risposte. Lo comprendiamo, la patata è bollente.
Scoperchiare la pentola potrebbe fornire amare sorprese di fronte alle quali le indulgenze del potere politico e le liberalità degli inquinatori potrebbero non essere comprese dai cittadini, soprattutto da quelli danneggiati. Ma per noi questo rimane un obiettivo politico irrinunciabile.

COMUNICATO STAMPA BRINDISI BENE COMUNE