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25 febbraio 2012

1)I “Nobel dell'ambiente” contro il mito della crescita2)"L'Italia ha difeso l'inquinamento a Bruxelles"

WWF: "Schierati dalla parte dei combustibili meno puliti"


Il WWF non ha dubbi: in Europa l'Italia avrebbe votato insieme ai Paesi che hanno bocciato la proposta che mirava a incentivare l'investimento nelle tecnologie più efficienti dal punto di vista ambientale

Roma, 24 febbraio 2012 - Dalla parte dei 'cattivi'. Il WWF non ha dubbi: l’Italia avrebbe votato a Bruxelles insieme ai Paesi che hanno difeso i combustibili più inquinanti. Quelli, per intenderci, con più carbonio. Bocciata, anche grazie al 'no' italiano, la proposta che mirava a incentivare l'investimento nelle tecnologie più efficienti dal punto di vista ambientale.
Si legge in una nota: “il nostro Paese, insieme a Spagna, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania e Ungheria si ritrova a far parte di una minoranza di inquinatori. In occasione del voto del Comitato di Esperti per la revisione della direttiva sulla qualità dei carburanti, infatti, i voti sono stati 89 a favore della proposta della Commissione, 128 contro e 128 astenuti".
I combustibili fossili rappresentano il 95% di tutto il consumo energetico nel trasporto su strada nell’Unione Europea. La differenza nel modo in cui vengono prodotti i carburanti si traduce in notevoli disparità nella loro intensità di carbonio. La proposta che si è votata stabilisce che i fornitori devono calcolare e riportare l’intensità di carbonio dei combustibili fossili e di energia elettrica. Per semplicità, si classificano i diversi tipi di combustibili fossili in base alla loro intensità di carbonio media.
Si distingue giustamente tra i combustibili non convenzionali, prodotti da carbone, gas naturale, olio di scisto e bitume naturale (o sabbie bituminose) e combustibili convenzionali prodotte dal petrolio greggio.

La proposta della Commissione consente ai fornitori di dimostrare che la loro estrazione specifica o il metodo di produzione è a più bassa intensità di carbonio rispetto alla media del settore. Questo crea un incentivo ad investire in processi e tecnologie più efficienti a parità di condizioni e di leale concorrenza di mercato.

24 febbraio 2012

Nasce Energia Concorrente,associazione industria indipendente2)Argentina«Noi abbiamo salvato le persone piuttosto che le banche»

Oggi mettiamo in evidenza due articoli sull' economia........

Tratto da Ansa

Ecco Energia Concorrente,associazione industria indipendente

(ANSA) - ROMA, 23 FEB - Nasce Energia Concorrente, l'associazione dell'industria elettrica indipendente italiana, la nuova voce che si candida a svolgere un ruolo centrale, responsabile e collaborativo nel dibattito sulla politica energetica italiana. A costituirla EGL, GDF SUEZ, Repower, Sorgenia e Tirreno Power che hanno nominato Massimo Orlandi presidente dell'associazione per il biennio 2012-2013.

Gli obiettivi della nuova associazione sono la difesa e il funzionamento del mercato, la separazione netta tra le attivita' in concorrenza e quelle regolate e il mantenimento in efficienza di impianti industriali decisivi ai risultati ambientali ed economici del sistema energetico italiano.
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Guardate il grafico e poi leggetevi il sottostante articolo....Sull' Argentina. Ricordate l' Argentina e i suoi  enormi problemi economici del 2002?

Leggi anche su Peacelink

Crisi economica

«Noi abbiamo salvato le persone piuttosto che le banche»

L’ex ministro dell’Economia argentino, Roberto Lavagna, ha fatto uscire il suo paese dalla crisi del 2002, facendo a meno degli aiuti del FMI. E raccomanda la stessa soluzione per la Grecia.
 L'ex ministro dell’Economia argentino, Roberto Lavagna, 69 anni, è il principale artefice del risanamento dell’Argentina, invischiata in una terribile crisi economica dieci anni fa. Quando entra in carica, nell’aprile 2002, il peso è appena stato svalutato del 70%, il paese è insolvente, il debito privato è pari a oltre 72 miliardi di euro, la disoccupazione dilaga, i piccoli risparmiatori sono in rovina e i disordini sociali hanno già fatto più di 30 morti nel paese. L’ex ambasciatore presso l’Unione Europea decide immediatamente di fare a meno dell’ “aiuto” del Fondo Monetario Internazionale e dei mercati finanziari. Qualche pista da seguire per la Grecia.......
 Avete dunque agito contro il FMI e i vostri principali creditori?
Le uscite dalla crisi si fanno al di fuori dei percorsi tracciati dal FMI. Questa istituzione propone sempre lo stesso tipo di contratto di aggiustamento fiscale che consiste nel diminuire il denaro che spetta alla gente – i salari, le pensioni, gli aiuti pubblici, ma anche i grandi lavori pubblici che generano occupazione – per destinare il denaro risparmiato al pagamento dei creditori. È assurdo. Dopo 4 anni di crisi non si può continuare a togliere il denaro alle stesse persone. Ora questo è esattamente ciò che si vuole imporre alla Grecia! Diminuire tutto per dare alle banche. Il FMI si è trasformato in una istituzione incaricata di proteggere i soli interessi finanziari. Quando si è in una situazione disperata, come lo era l’Argentina nel 2001, bisogna saper cambiare le carte.


Secondo lei i piani di austerità e di rigore non sono necessari, tuttavia questo è ciò che viene imposto alla Grecia…
A torto, poiché il denaro prestato rischia di non essere mai rimborsato e il deficit fiscale greco è più elevato oggi di quanto non fosse prima della prima iniezione di nuova moneta. Sono gli stessi errori di sempre. È il settore finanziario che impone il suo modo di vedere le cose al mondo intero. Si preferisce salvare le banche piuttosto che le persone che hanno dei mutui da pagare. La prima cosa che abbiamo fatto noi è stata estendere i termini per i proprietari indebitati. I funzionari del FMI ci dissero allora che violavamo le regole essenziali del capitalismo! Dimenticavano semplicemente che le persone in rovina non consumano più, il che paralizza lo stimolo per la crescita. Invece di pagare le banche, la Grecia dovrebbe investire nell’istruzione, nella scienza, nella tecnologia, finanziare delle infrastrutture e recuperare così una certa produttività, almeno nel settore dei servizi e nel turismo.....

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23 febbraio 2012

AMBIENTE: BONELLI, IL GOVERNO AZZERA CONTROLLI AMBIENTALI E SICUREZZA LAVORO

COME AL SOLITO  IN ITALIA RIUSCIAMO A NASCONDERE  NELLE PIEGHE DEI DECRETI COSE SCANDALOSE.......
Tratto da Agenzia Parlamentare
Giovedì 23 Febbraio 2012 15:36

AMBIENTE: BONELLI (VERDI), GOVERNO AZZERA CONTROLLI AMBIENTALI E SICUREZZA LAVORO.

(AGENPARL) - Roma, 23 feb - "Il Governo ha pericolosamente azzerato l'efficacia i controlli ambientali e quelli sulla sicurezza sul lavoro". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi che aggiunge: "Nelle pieghe del decreto sulle semplificazioni (DL n.5 9/02/2012) esiste una norma scandalosa che depotenzia i controlli ambientali e sulla sicurezza sul lavoro e che di fatto svuota di efficacia e di autorità gli enti preposti ai controlli come le Arpa". 
"L'articolo 14 del DL 5/2012, infatti, prevede 'controlli amichevoli' e la riduzione di controlli in materia ambientale e sulla sicurezza sul lavoro (dalle verifiche 'amichevoli' sono esclusi solo i controlli in materia fiscale e finanziaria) - spiega il leader ecologista -. Come sostiene il capo della Procura di Civitavecchia Gianfranco Amendola (il primo a sollevare la questione in un articolo su Lexambiente) 'con il governo dei professori invece del potenziamento è arrivata la semplificazione dei controlli".
"Questa norma è una follia perché l'efficacia del controllo sta proprio nella verifica senza preavviso. Con i controlli ambientali 'amichevoli' i grandi inquinatori potranno farla franca. La semplificazione delle verifiche consentirà a industrie altamente inquinanti, come ad esempio l'Ilva di Taranto (dove viene emessa il 95% della diossina italiana), di ridurre il numero dei controlli ambientali da parte dell'Arpa che, oltretutto, dovrà realizzarli con preavviso e concordandoli  'amichevolmente' - prosegue Bonelli -. Ciò produrrà una chiara alterazione dei dati perché i controllori dovranno chiedere il permesso ai controllati prima di effettuare le verifiche".
"In questo chi ha il compito di verificare le emissioni o i livelli di inquinamento in aree fortemente contaminate per la presenza di attività industriali altamente inquinanti come Taranto, Priolo, Gela, Milazzo, Brescia, Porto Torres, Piombino, Terni prima di procedere dovrà chiedere il permesso alle industrie, vanificando l'efficacia dei controlli stessi - conclude Bonelli -. Come mai il ministro dell'Ambiente Clini era così distratto da permettere questa norma vergogna che permette di azzerare l'efficacia sulle verifiche ambientali venisse approvata in un decreto?".

 

22 febbraio 2012

Opportunismo politico: perché solo a noi il carbone?2) Miceli non si smentisce... e ci prova

Tratto da Savona news

Opportunismo politico: perché solo a noi il carbone?

"L’emergenza energia spesso giustifica l’utilizzo di risorse che danneggiano la nostra salute. 
E’ il caso della centrale Enel di La Spezia. Noi dell’IDV non chiediamo assolutamente che la centrale vada via, ma che utilizzi come unica risorsa il metano. 
 Le motivazioni? Principalmente le polveri sottili prodotte dall’utilizzo del carbone che causano centinaia di patologie. Appare ineludibile ed improcrastinabile la definizione di un chiaro indirizzo della cosiddetta “Strategia Energetica Nazionale” ed il convegno è stato strutturato sviluppando un percorso di analisi dei complessi aspetti del necessario strumento di governo della politica energetica, avendo come driver il contributo che potrà venire dalla promozione dell’efficienza energetica e dallo sviluppo delle tecnologie rinnovabili" questa la nota  della segreteria spezzina di Italia dei Valori in occasione del convegno a Genova in cui sarà ospite anche il presidente del partito Antonio Di Pietro.

Ed in provincia di Savona cosa accade? L'Idv fa parte della stessa giunta Burlando che ha votato, con uno stucchevole voltafaccia rispetto alle posizioni sostenute in campagna elettorale, a favore dell'ampliamento a carbone della centrale Tirreno Power. 
E che c'azzecca? 
Direbbe il leader del partito in questione. Ce lo chiediamo anche noi, e da tempo.
Perchè a La Spezia si vuole la completa metanizzazione mentre per Vado Ligure addirittura si è votato per altro carbone? Ricordiamo come importanti esponenti del partito si siano dimessi dall'Idv savonese per incopatibilità riguardanti le questioni ambientali e gestionali.

Leggi su Città della Spezia

Energia/Di Pietro a Genova. Idv invita comitato "Spezia Via dal Carbone" Leggi...



Leggi anche su Savona News 

Miceli non si smentisce... e ci prova

 Maersk e Tirreno Power per garantire occupazione ... peccato non sia possibile....Leggi tutto

21 febbraio 2012

NON PIÙ DISPOSTI A VIVERE COME ......POLLI D'ALLEVAMENTO.......

Tratto da Noalcarbone Brindisi.



È inutile girarci intorno: ci sono città prescelte per diventare colonie industriali e Brindisi, suo malgrado, è stata una di queste.
Città "cavia" e territorio di conquista per colossi economici come Enel o Eni, che da decenni "operano" anche e soprattutto sulla decrescita culturale dei cittadini.
Portare nelle strade, quindi, l'iniziativa "io ci metto la faccia", rappresentava per noi una sfida molto difficile. Come avrebbe reagito Enel-city  a tale provocazione? Quanti brindisini sarebbero stati  disposti  a schierarsi contro il carbone mettendoci  addirittura la faccia?
Nei due giorni dell'iniziativa il gran numero di persone che si sono fermate a farsi fotografare, sono state  la risposta a tutti i nostri dubbi iniziali. Sono state la dimostrazione che qualcosa lentamente sta cambiando, che il germe della verità  si sta insinuando  nella testa dei cittadini di oggi, ma ancora di più in quelli di domani. Quelle decine di ragazzi e ragazze appena ventenni che si sono fermati a partecipare, a chiacchierare  e chiedere informazioni, sono quei  brindisini di domani che non saranno più disposti a vivere come "polli d'allevamento".
Decine e decine di volti immortalati rappresentano una protesta civile difficile da ignorare, ma soprattutto la risposta più netta e chiara alle parole dell’Ing. Leone, responsabile ENEL per la comunicazione, che in questi giorni aveva dichiarato che l’unico criterio con il quale si produce e vende energia è il criterio economico, e che quindi occorre produrre al più basso costo possibile, oggi ottenibile con il carbone.
Un ragionamento  allucinato  che non tiene in considerazione i costi sanitari,  che un recente studio dell’Agenzia Europea sull’Ambiente ha quantificato in circa 700 milioni di euro all’anno a Brindisi dovuti alla centrale ENEL di Cerano.
La battaglia contro il carbone continua e da oggi è più decisa e determinata che mai.

Carbone, botta da 270 milioni di euro per il Ticino?

Tratto da Ticino libero.ch
Secondo i Verdi l’attuale situazione del carbone potrebbe tradursi in una stangata da 270 milioni di euro per il Ticino

“Per il carbone non tira una buona aria”, ci dice la granconsigliera verde Greta Gysin. L’Alta Corte Amministrativa di Münster ha infatti invalidato la licenza edilizia alla centrale di Lünen perché troppo inquinante. Ma non solo, la BKW ha contabilizzato perdite milionarie nella propria centrale a carbone di WIlhelmshaven. “E adesso si scopre che l’elettricità prodotta con il carbone tedesco per AET costa di più di quella acquistabile sul mercato” – ribatte Francesco Maggi, anche lui granconsigliere verde – “all’orizzonte, perdite finanziarie milionarie su almeno vent’anni”.
Un dibattito, quello sul carbone, che ha infiammato gli animi anche in Ticino. Per i Verdi la situazione attuale in Germania è la conferma delle proprie tesi.
“Ricostruendo il prezzo dell’elettricità di Lünen, si arriva ad un costo di 68 €/MWh”, viene affermato degli ecologisti. “Considerato che l’energia sul mercato tedesco oggi costa 51-53 €/MWh, il maggiore costo è di 15 €/MWh. Considerando i 900GWh che AET dovrà ritirare in base alla propria partecipazione, questo comporterà maggiori costi per 13.5 milioni di euro all’anno rispetto a ciò che AET avrebbe potuto pagare approvvigionandosi sul mercato”.
In poche parole, secondo i Verdi “la perdita nei prossimi 20 anni è quantificabile in 270 milioni di euro”. Costi a cui vanno ad aggiungersi il costo per il trasporto dell’energia in Ticino e le uscite per il fondo per le energie rinnovabili che, nelle intenzioni dei fautori del controprogetto all’iniziativa dei Verdi all’iniziativa “Per un’AET senza carbone”, avrebbe dovuto essere alimentato con i proventi della partecipazione di Lünen.
Questi fatti hanno costretto i Verdi a inoltrare all’indirizzo del Consiglio di Stato una dettagliata interrogazione volta a chiarire gli aspetti economici ed energetici, oltre che la responsabilità politica ed aziendale di questa vicenda.
“Il tutto è tanto più grave se si considera che quanto sta avvenendo ora era stato denunciato a più riprese dagli oppositori alla partecipazione di AET, denunce cui hanno fatto da contraltare le affermazioni rassicuranti di AET, del Consiglio di Stato e dei fautori del controprogetto all’iniziativa ‘Per un’AET senza carbone’”, affermano i Verdi.

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Carbone, ma quanto ci costi



20 febbraio 2012

I Medici per l’Ambiente :la maledizione di Cassandra


Riceviamo e pubblichiamo
I Medici per l’Ambiente e la maledizione di Cassandra

pubblicata da Agostino Di Ciaula

Per Cassandra il non venire creduta né ascoltata era una punizione divina. Sembra che anche per i medici possa valere lo stesso principio, ma con una riduzione di pena.

Sembra infatti che la punizione
principale per i medici debba essere quella di ripetere le loro verità per decenni (a volte secoli) prima di venire ascoltati e creduti.

L’altra differenza è che a conferire tale punizione non è una divinità, ma una terrena e concreta volontà degli “affari privati” di interferire con gli affari della salute pubblica.

È noto sin dal 1924 (Cooke) che l’amianto provoca fibrosi polmonare. Nel 1935 (Lynch, Smith) venne segnalato il primo caso di tumore da amianto e nel 1953 (Boemke, Hueper) venne descritta in letteratura la prima serie di 61 casi di tumori da amianto.

Per un secolo i medici hanno avvertito chiunque ed in qualunque modo sui danni irreversibili che l’amianto procura, restando assolutamente inascoltati. La storia, anzi, ha seguito percorsi diversi fino al picco di affari da amianto raggiunto negli anni ’80.

In Italia abbiamo dovuto aspettare fino al 1992 per una legge che limitava questa follia e sino a febbraio del 2012 per una chiara sentenza di condanna da parte dei giudici di Torino.

Stiamo pagando questi ritardi a carissimo prezzo. È infatti incalcolabile il numero delle vittime che negli anni l’amianto ha causato e che continuerà a causare nel nostro Paese, visto che il picco di casi nei Paesi Occidentali si raggiungerà intorno al 2020, in relazione al picco di utilizzo di amianto avvenuto negli anni ottanta.

 


Esempi simili a quello dell’amianto ci sono per moltissime altre sostanze tossiche, come ad esempio il piombo, i cui primi effetti tossici vennero descritti addirittura nel 1839. Nel 1893 vennero riportati i primi casi di avvelenamento da piombo nei lavoratori dell’industria, e segnalazioni di questo tipo si sono ripetute, amplificate e affinate nel corso di decenni, interessando anche la presenza del piombo nelle emissioni in atmosfera. Eppure abbiamo dovuto aspettare sino agli anni ’80 per eliminare il piombo dalle benzine. Lo abbiamo fatto uscire dalle porte e fatto rientrare dalle finestre insieme all’arsenico, al cadmio al cromo e ad altri metalli pesanti, perché emessi in quantità industriali da numerosi impianti inquinanti, compresi quelli di combustione dei rifiuti o di produzione del cemento.

Si potrebbe continuare parlando dei pesticidi, delle diossine, dei PCB e di centinaia di altre sostanze quotidianamente imposte ai nostri organismi in nome di affari privati da tutelare.

La salute è diventata nel corso dell’ultimo secolo un bene negoziabile. Viene barattata, anche
grazie a inconsistenti misure di controllo e ad irrazionali e larghissimi “limiti di emissione”, in cambio di un presunto sviluppo economico che non ha nulla di sostenibile, ma che ha molto di criminale.

I medici che si interessano oggi di ambiente, rispettando il proprio codice deontologico, si battono quotidianamente per sottolineare alle istituzioni i pericoli derivanti da inceneritori, centrali a combustibili fossili, onde elettromagnetiche, pesticidi e decine di altre minacce alla salute umana e all’ambiente.

Cercano in tutti i modi di spiegare che è persino cambiato il modo di intendere l’epidemiologia, visto che il passaggio attraverso la placenta di sostanze inquinanti da madre a feto renderà possibili malformazioni fetali, programmerà l’espressione genica in modo tale da rendere probabile l’insorgenza di patologie in età adulta (dall’obesità alle malattie cardio-polmonari e ai tumori) e determinerà persino conseguenze trans-generazionali.

In altre parole, l’effetto di sostanze inquinanti sul feto ne scriverà il destino futuro, facendo pagare caramente il biglietto di arrivo su questa terra.

Tutto questo è indecente e inaccettabile per uno Stato civile che abbia a cuore il benessere dei propri cittadini.


L’inquinamento ambientale è questione etica prima ancora che epidemiologica o politica, e il ritardo biblico tra le evidenze epidemiologiche che i medici procurano e le scelte politiche di chi amministra non è più tollerabile.

Non va demonizzata l’evoluzione tecnologica e industriale né il progresso delle infrastrutture, ma va cambiata l’unità di misura per valutarli. Questa non può più essere un PIL che non tenga conto del benessere dell’uomo e dell’ambiente che lo ospita, e non può più prescindere dal far preferire sviluppo imprenditoriale e scelte politiche che si muovano nei confini della sostenibilità.

19 febbraio 2012

"NULLA SARA' COME PRIMA".Taranto capitale della diossina: comincia in Tribunale l'esame della maxiperizia

Tratto da Peacelink
Una catena umana per sostenere la magistratura

Taranto capitale della diossina: comincia in Tribunale l'esame della maxiperizia

Il 27 febbraio 2008 PeaceLink portava in Procura gli esami di laboratorio sulla diossina nel pecorino. Il 17 febbraio 2012 comincia l'esame della maxiperizia commissionata dalla Procura di Taranto che individua nell'Ilva la sorgente della diossina.
16 febbraio 2012 - Associazione PeaceLink
PECORINO ALLA DIOSSINA
Il 27 febbraio 2008 PeaceLink portò in tribunale 
un esposto con i risultati delle analisi di
 laboratorio sul pecorino contaminato dalla 
diossina.   Si veda
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/25341.html
Cominciava un percorso difficile, ripido e pieno di 
ostacoli. Oggi possiamo dire che ne è valsa la 
pena. Ripetevamo spesso "nulla sarà come prima". 
E così è stato.


TARANTO CAPITALE NAZIONALE DELLE 
EMISSIONI INQUINANTI Taranto, capitale
 nazionale della diossina,chiede adesso 
giustizia. Dopo che per anni lo Stato italiano 
ha omesso di fare quello che l'Europa chiedeva 
(http://www.peacelink.it/editoriale/a/30355.html). 
Dopo leggi ad aziendam e scandalosi silenzi. Dopo 
un'incredibile catena di cose non fatte e di 
prescrizioni non osservate (http://tinyurl.com/75e6ryw).
La diossina a Taranto è la storia di un segreto 
nascosto all'opinione pubblica ed emerso grazie 
all'impegno civile dei cittadini
(www.tarantosociale.org/tarantosociale/docs/2458.pdf).
UN CASO SOTTO I RIFLETTORI NAZIONALI
Adesso finalmente lo scandalo è venuto allo
 scoperto. 
Taranto è sotto i riflettori nazionali. E lotta in 
nome di tutte le vittime dell'inquinamento. E' il 
simbolo dell'Italia inquinata che chiede giustizia. 
Il desiderio di legalità e di giustizia rinasce dalla 
città più inquinata d'Italia e si fa impegno civile 
per tutta la nazione.

MAXIPERIZIA SULL'ILVA: DIBATTITO IN TRIBUNALE
Il 17 febbraio, tre anni dopo quell'esposto di 
PeaceLink, si avvera il sogno di poter chiedere 
giustizia. La maxiperizia sarà discussa in tribunale. 
Verrà finalmente avviato il percorso per accertare la 
verità su chi ha inquinato. La maxiperizia richiesta 
dal GIP Patrizia Todisco individua, oltre alla 
diossina,  anche un mix di emissioni inquinanti che non ha eguali 
in Italia per varietà e quantità. Un'enciclopedia di 
veleni che l'Arpa Puglia ha quantificato negli ultimi 
anni offrendo una finestra di conoscenza in passato 
negata.

CATENA UMANA DI SPERANZA
Attorno al tribunale, simbolo della giustizia e della 
legalità, si stringeranno idealmente tutti i tarantini
 che hanno una speranza. Con la voce del silenzio 
giungerà un forte sostegno alla magistratura.  
Attorno al tribunale una catena umana 
abbraccerà gli  allevatori. 
La città li sosterrà, fino alla vittoria.

PER NON MORIRE DI INQUINAMENTO 
Una notizia ci ha rattristati in questa nostra 
lunga lotta. 
E' morto con un tumore al cervello il pastore da
 cui PeaceLink prese il pecorino contaminato da
  diossina. 
 

18 febbraio 2012

1)Inaccettabili le accuse al Sindaco di Vado, Caviglia 2)Fame o cancro?


Riceviamo dal Dottor Ireo Bono

Inaccettabili le accuse al Sindaco di Vado, Caviglia
Sig. Direttore,
esprimo solidarietà ai dipendenti della Ocv di Vado ed auguro loro di conservare il lavoro o comunque un lavoro, ma, come medico ed in quanto abitante di Savona che respira i prodotti della combustione del carbone della Centrale TirrenoPower, vorrei dire che le accuse rivolte al Sindaco di Vado da dirigenti dei principali sindacati e del PD, di essere una cicala e disinteressarsi dei lavoratori, per il fatto di opporsi al potenziamento a carbone della Centrale, sono, a mio parere, fuori luogo, inaccettabili e sbagliate.

            Fuori luogo perché non c’è alcun rapporto tra il potenziamento della TirrenoPower e la chiusura della multinazionale Ocv, poiché la crisi dell’azienda è di oggi mentre gli effetti di un eventuale potenziamento si produrrebbero tra 5-10 anni, inoltre la responsabilità dei licenziamenti sono da attribuirsi ai proprietari della multinazionale che delocalizzano in Malesia e, in secondo luogo, alle forze politiche ed ai principali sindacati che a Savona, come in Italia ed in Europa,, hanno confuso il progresso e la modernità con questa globalizzazione capitalista, senza porre alcun freno e controllo alle delocalizzazioni ed alle speculazioni finanziarie. Le multinazionali ed i grandi poteri finanziari agiscono di concerto, a differenza dei sindacati dei lavoratori. L’azione dell’OIL è assolutamente inesistente ed inefficace.

            Accuse inaccettabili e sbagliate poiché preoccuparsi per l’ambiente e la salute dei cittadini è il primo dovere di un Sindaco ed è proprio quanto sta facendo il Sindaco del Comune di Vado, Caviglia, e la sua amministrazione.

            Ma i dirigenti del PD savonese e dei sindacati leggono, non dico i trattati di medicina, i giornali ? Non sanno quanto ormai è universalmente risaputo che le centrali a carbone e le discariche sono causa di mortalità e morbilità nei cittadini, in rapporto alla loro vicinanza ? Che oggi, dovunque in Italia, con l’aumento delle conoscenze scientifiche, le popolazioni si ribellano alle centrali a carbone ? Ricordo che anche ai tempi dell’Acna di Cengio per lungo tempo i sindacati si opposero alla chiusura dell’Acna perché dava lavoro, ma ancora oggi la Provincia di Cengio e diversi Comuni chiedono i risarcimenti per i gravi danni ambientali. 
            Non è escluso che un giorno gli abitanti di Vado, Savona e dintorni possano iniziare un’azione collettiva contro i responsabili della TirrenoPower per i danni alla salute.
Il carbone non è il futuro né per Savona né per il resto del mondo.

Cordiali saluti
Ireo Bono- Piazza Saffi 2/11-Savona 

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Leggi su Savona new

Fame o cancro?...............

Gli americani dicono NO, i lavoratori chinan la testa, PD e sindacati ne approfittano. Possibile che CGIL e PD siano così "attenti" alla questione lavoro da chiedere ai lavoratori, minacciati di restare a casa, di barattare uno stipendio con la salute delle proprie famiglie?

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Arriva il piano anti-inquinamento.Stop alle emissioni di CO2.

Trattto da Televideo Rai tv


Arriva il piano anti-inquinamento
Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini: 'Pronto a marzo'  di Marta Mandò

Stop alle emissioni di CO2.  
E' in arrivo, entro il 5 marzo, il piano nazionale per la riduzione delle emissioni inquinanti nelle città. Così l'anticipazione del ministro dell'ambiente Corrado Clini. ''Abbiamo quasi finito di preparare il piano per il Cipe” (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), ha detto il titolare dell'Ambiente, intervenendo al convegno romano ''Il patto dei sindaci dopo Durban'' organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Un solo obiettivo: ridurre le emissioni di CO2. Di quanto? Ancora non si sa. Ma si sa che sarà uno dei must di un più ampio piano energetico nazionale, nel quale sarà importante il ruolo degli enti locali. E qui entrano in scena i sindaci europei che sono scesi in campo per raggiungere gli obiettivi strategici su clima ed energia stabiliti con il pacchetto Ue "20-20-20". Tre "20" che indicano: l’aumento del 20% della quota di fonti rinnovabili, la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 (emissioni di gas a effetto serra), il tutto entro il 2020. L'urgenza attorno alla quale i sindaci fanno quadrato è "l'aumento delle emissioni di CO2, anidride carbonica, del 45% negli ultimi 20 anni.

Un Patto partito in sordina e dal basso, nel 2008 per iniziativa della Commissione Europea e che oggi in Italia conta 1770 primi cittadini su 3500 in Europa, rappresentando circa metà dei cittadini europei. In Italia, non tutti, certo, rispetto agli 8mila comuni del nostro Paese, ma è un passo avanti che vincola i sindaci ad adottare politiche in difesa dell’ambiente: energie rinnovabili, efficienza energetica degli edifici, incremento delle auto elettriche e dei trasporti pubblici e uso delle rinnovabili.

Il piano energetico annunciato dal ministro, è infatti, una risposta alle richieste del Patto dei Sindaci, e avrà l’obiettivo di "promuovere la crescita con il disaccoppiamento tra consumi ed emissioni". ..
Marzo sarà un mese proficuo per la lotta all’inquinamento, visto che dal primo del mese partirà nel nostro Paese, il “Fondo rotativo” uno strumento molto atteso e previsto dal Protocollo di Kyoto, che consente di accedere a prestiti a tasso agevolato per realizzare progetti sostenibili. Si prevedono 600 milioni di euro di finanziamenti a un tasso dell'0,5% destinato alle piccole e medie imprese ma anche enti pubblici e privati per abbassare le emissioni di CO2. ....

Abbracciare politiche 'green' e uno sviluppo sostenibile del territorio significherebbe, quindi, contribuire a invertire il trend critico, traendo benefici importanti. A fornire nuovi dati al convegno, l'ex ministro dell'Ambiente, e papà del protocollo di Kyoto, Edo Ronchi, e presidente Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Uno studio ("A New Growth Path for Europe"), pubblicato dal ministero dell'Ambiente tedesco, ha valutato l'impatto del passaggio dal 20 al 30% nella diminuzione di CO2, stabilendo che entro il 2020 in Europa il Pil crescerebbe dello 0,6%, la disoccupazione diminuirebbe del 2,3% con conseguente aumento degli investimenti del 29,2%. Secondo lo studio tedesco, per quanto riguarda l'Italia i risultati sarebbero un aumento del Pil dello 0,6%, degli investimenti del +5,9%, con una diminuzione della disoccupazione del 2,6%. Insomma Più occupati con riduzione CO2 , "un'economia a basse emissioni aumenterebbe gli investimenti, arrivando a mettere in circolo 270 miliardi di euro l'anno, generando più lavoro e riducendo l'inquinamento locale del 65%, con positive ricadute anche sul settore della sanità", ha aggiunto Ronchi. ...
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Se scoppia la bolla della CO2 ..............le fossili come i subprimes

 DEDICATO A COLORO  CHE  PER NOI VOGLIONO A TUTTI I COSTI ALTRI 50 ANNI DI CARBONE..........

Tratto da Qualenergia

Se scoppia la bolla della CO2, le fossili come i subprimes

Gli investimenti ad alta intensità di gas serra, fonti fossili in primis, potrebbero essere i nuovi mutui subprimes e minare alle fondamenta la stabilità finanziaria dell'intero sistema economico mondiale. E' il pericolo “carbon bubble”, la bolla della CO2 che potrebbe scoppiare con conseguenze difficili da calcolare. Su queste pagine lo abbiamo raccontato più volte e anche nel mondo finanziario si è sempre più coscienti di questo rischio. In questi ultimi giorni, in contemporanea, da una parte un grande gruppo di investitori si sta rivolgendo alla Banca Centrale Europea proprio per richiamare l'attenzione sul problema, mentre dall'altra Al Gore e l'ex-dirigente Glodman Sachs, David Blood, mettono in evidenza il rischio “carbon bubble” tra i punti principali del loro “manifesto per un capitalismo sostenibile”.
Cos'è la “bolla della CO2”? Per semplificare è il fatto che una grossa fetta della capitalizzazione dell'economia mondiale è basata su investimenti che non posson dare frutti se si vorranno evitare le conseguenze più disastrose del cambiamento climatico. Asset, spesso in mano anche a grandi fondi pensione e Stati, che in pratica potrebbero rivelarsi fasulli.
Una quantità enorme di denaro è infatti impegnata in carbone, petrolio e gas che in futuro probabilmente non potranno essere estratti: con le politiche necessarie a limitare il riscaldamento globale, circa l'80% delle riserve su cui si è finora investito infatti non potrà essere sfruttato (vedi Qualenergia.it). Questo significa che si stanno trattando come asset riserve che sono pari a 5 volte il budget che si potrà usare nei prossimi 40 anni. Poiché la capitalizzazione legata alle risorse fossili su varie Borse ha un ruolo molto importante (20-30% in Borse come quella australiana, Londra, Mosca, Toronto e San Paolo), le conseguenze a catena per l'economia mondiale potrebbero anche essere catastrofiche quando si scoprirà che gran parte di quegli investimenti valgono poco o nulla.
Un concetto che in questi giorni ritorna in avvertimenti che provengono dallo stesso mondo della finanza. “Dato che non se ne conosce il vero valore, questi asset obsoleti hanno il potenziale per ridurre il valore a lungo termine non solo di compagnie a ma di interi settori”, si legge nel manifesto di Al Gore e David Blood (vedi allegato) che hanno dato vita a un fondo di investimenti “verdi”, il Generation Investment Management. “Esattamente quello che è successo quando il reale valore dei mutui subprimes è stato riconosciuto”, dicono i due.
Finché non ci saranno politiche che stabiliscano chiaramente e universalmente un prezzo da pagare per le esternalità negative, emissioni in primis, sarà molto difficile quantificare l'impatto che questi asset “fasulli” potranno avere sull'economia, si spiega.
La stessa preoccupazione è espressa nella lettera che gli investitori dei fondi Aviva Investors e Climate Change Capital si stanno preparando a spedire a Mario Draghi alla BCE, dopo aver già scritto nelle settimane scorse alla Bank of England (vedi secondo allegato). Si parla di “rischio sistemico per la stabilità finanziaria” dovuto all'alta concentrazione di investimenti ad alta intensità di CO2 in Europa. “L'entità della nostra esposizione finanziaria collettiva a investimenti dedicati all'estrazione, ad alta intensità di emissioni e ambientalmente non sostenibili, può divenire un grosso problema nella transizione all'economia low-carbon”.
“Sia nell'FTSE 100 che nel CAC 40, due tra i più importanti indici azionari nell'Unione europea - spiegano gli investitori - le compagnie specializzate in petrolio e gas costituiscono circa il 20% della capitalizzazione del mercato. I livelli di esposizione aumentano ulteriormente se si includono altre risorse naturali e compagnie che producono energia con alta intensità di CO2. Al momento i regolatori non stanno monitorando la concentrazione di investimenti ad alta intensità di carbonio nel sistema finanziario e non hanno idea di quale sia un livello da considerare troppo alto”.
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